Nota per le fotografie: Siamo nel 1998 e non usavamo macchine digitali, la qualità di queste immagini è relativa dato che sono state digitalizzate solamente per ricordo.
Pechino
Il 19 dicembre 1998, partiamo da Malpensa con il solito ritardo, poi a Zurigo altra attesa a seguito di correnti favorevoli che ci farebbero arrivare con troppo anticipo a Pechino. Sono le 6 di mattina quando arriviamo nella capitale cinese. La lingua è un problema, noi avevamo ottenuto il visto turistico dando il nome di un albergo in cui “pensavamo” di alloggiare, ma arrivati qui decidiamo di andare al Novotel per una cifra minore. La prima ladrata è il servizio taxi, parlano dei furbi di Roma che approfittano dei turisti, ma anche qui non sono da meno.
Per i nostri concetti alloggiamo in un super hotel, schiavetti ovunque e Babbo Natale con le renne all’ingresso.
Dopo un riposino, visita della piazza Tienanmen, mausoleo di Mao chiuso, entriamo in un centro commerciale con tutto disponibile e prezzi medio cari. Ristorante per cena simpatica se entri e vai a destra piatti tipici e semplici, se vai a sinistra è tutto a volontà e ti portano una pentola con due brodi, quello bianco è immangiabile, quello rosso è puro chili. Sulla via dell’hotel comperiamo un Coca Cola ed un plum cake per farci un dolcetto.
Appena in camera mi lavo la faccia, sono totalmente rincoglionito dal lungo viaggio che critico la durezza degli asciugamani e scopro dopo di essermi asciugato con il tappetino della doccia. Cascati dal letto usciamo e ci dirigiamo verso piazza Tienanmen. Non ci sono più i cinesi di una volta, quelli del libretto rosso per intenderci, sono tutti vestiti all’occidentale oppure vestiti male, con la bici scassata, ma con il telefonino.
Questa mattina facciamo molta fatica ad uscire dal letto. Verso le due ci siamo bevuti una Coca, verso le tre abbiamo letto per mezzora, verso le sei mi sono riaddormentato ed alle 8:30 non riuscivo a svegliarmi. Usciamo finalmente alla ricerca di un albergo più consono alle nostre abitudini. Trovato poco distante, carino, costa la metà. Come dice Pukar: Quando dormi anche il Fish Tail è uguale alla Marco Polo Guesthouse.












Mangiamo delle castagne lesse e ci incamminiamo per la città proibita. Passando per il lato Est, verso l’ingresso, vediamo barbieri ambulanti sul marciapiede. Mentre aspetta, la gente, soprattutto i più anziani, fa ginnastica lungo il marciapiede.
Entriamo, facciamo la coda dietro due tedeschi che tentano di non pagare la seconda guida probabilmente il regolamento non prevede che, se uno non la vuole può anche rifiutare. L’interno è meraviglioso, soprattutto pochi turisti. I vari cortili fanno subito pensare all’Ultimo Imperatore (il film di Bertolucci), ma proprio pensando al film ed alle migliaia di comparse, il vuoto e l’assenza di vita danno la sensazione di città morta e forse è proprio quello che la cultura di partito vuole. Usciti dalla c.p. abbiamo una strana sensazione, questa mattina, appena usciti dall’albergo c’era una temperatura mite per la stagione, adesso è ancora mite, ma dentro le mura dell’ex-palazzo imperiale c’erano sicuramente cinque gradi di meno, che sia l’aria dei fantasmi? Saliamo la collina del Jinghan Park e dal tempietto sulla cima abbiamo una magnifica veduta sui tetti della c.p., naturalmente un secolo fa non c’era lo smog di oggi e nemmeno le parabole sugli alberghi e sui palazzi di 15-20 piani. Scesi dalla collina costeggiamo le mura ovest e nuovamente davanti alla porta del popolo facciamo una foto assieme ad una coppia di cinesi che vuole immortalare l’evento di aver incontrato due occidentali. Attraversiamo la piazza e giriamo per le vie dei negozi (Darzhalan Jie) anche qui le strade sono pulitissime, molto di più che da noi. Tornando verso l’albergo, vediamo un ufficio postale, ma non sono capaci a fare un telegramma per l’Italia, forse anche questo non è previsto dal regolamento? Cena al centro commerciale, con i bastoncini che cominciano a funzionare.






La mattina seguente, dopo esserci trasferiti nel nuovo albergo (contrattando il prezzo che da ieri è salito di 50Y) partiamo per il CITS presso il quale dobbiamo prenotare il treno per Xi’ian, ci facciamo i nostri soliti “molti” chilometri a piedi ed abbiamo il biglietto per la prossima tappa. A differenza di quanto letto il personale è gentilissimo e, senza alcun problema, abbiamo il nostro trasferimento in hard sleeping per Xi’ian. Torniamo verso il centro per andare a visitare il Tempio del Cielo, ma data la lunghezza e la folgorazione nel vedere un posto dove è possibile trovare bonsai, dobbiamo rinunciare alla visita data l’ora. Nel vedere i prezzi delle piante e dei vasi, capisco quanto siano ladri in Italia, fino a dieci volte il prezzo ed è solo il primo posto in cui riusciamo a trovarli.
La considerazione di oggi è che oramai chi ha paura del pericolo comunista è meglio che cambi idea. Il vero pericolo è quello che fra una decina d’anni la Cina ci invaderà, ma economicamente. Fino ad oggi una tale concentrazione di centri commerciali e negozi l’avevo vista solo a NY.
La Grande Muraglia
L’albergo offre la colazione, ma come è facile pensare non è in stile italiano: uova sode e minestrine alle 7:30 non sono il massimo per le nostre bocche abituate allo zucchero.
Dopo aver raccattato altri turisti in un albergo a cinque stelle si parte, la guida parla un ottimo inglese e ci chiede in che albergo siamo, naturalmente non lo conosce.
Dopo un’ora di autostrada cominciamo a vedere in lontananza la grande muraglia STUDENDA (Passo Yujong). Già le prime rampe fanno capire quanto sarà faticoso arrivare in cima alla collina. Alcune rampe sono veramente ripide, fino a 40-45°. Ad ogni torre di guardia i soliti tavolini di souvenir ed il top sono i certificati con la tua foto sui bastioni.






Dopo pranzo visita alle tombe Ming, una vera delusione. La rivoluzione culturale ha distrutto tutto, rimangono solo i basamenti in pietra dei portali e nelle tombe vere e proprie dopo essere scesi per una decina di rampe vediamo solo tre troni in pietra rigorosamente ricostruiti, la pietra utilizzata per chiudere i portoni e niente altro.
Chicca finale in periferia di Pechino c’è già un negozio Ikea.
Treno per Xian
Sveglia a quella che per noi è l’alba (7:00) e partiamo per il Tempio del cielo, ritorniamo in un posto degno di nota; il tempio è in un bellissimo parco di ginepri dove gli anziani fanno ginnastica. Curioso il massaggio alla schiena contro i nodi degli alberi. Stupendo il corridoio lastricato verso il tempio principale, c’è un bellissimo sole, ma fa un freddo boia.






Rientriamo verso il centro rigorosamente a piedi passando per un mercato nei vicoli di un quartiere residenziale. Nel baracchino di un panettiere vediamo dei panini simili a quelli mangiati anni fa a Lhasa, quando però ci chiedono 10Y sappiamo di essere presi per il culo e li lasciamo. Continuiamo nei vicoli, le case sono cadenti, ma in molte all’ingresso ci sono due pietre lavorate che farebbero gola a molti antiquari. Dopo qualche via cominciamo s vedere le nuove costruzioni chissà se gli abitanti sanno che fra qualche anno anche loro saranno sfrattati dallo stato e obbligati a scegliere tra un mutuo ventennale per un nuovo appartamento nei palazzoni o andarsene alla ricerca di una nuova baracca.
Il tassista ci lascia davanti alla stazione e quando entriamo nella sala d’aspetto della seconda classe, la guardia ci invita a passare nella sala soft class. Puntualissimo il treno parte, nell’arrivare al nostro binario notiamo con piacere che sia la stazione che il treno sono puliti, molto di più delle stazioni delle FSI.
Le cuccette di seconda classe sono divise in gruppi di sei e non sono chiuse sul corridoio. Verso le 18 la gente comincia a mangiare, la hostess passa con l’acqua calda e così possiamo farci un tea nelle tazze provvidenzialmente appena comperate in un negozietto questa mattina. I nostri vicini sbafano e sbevazzano sei lattine di birra.
Verso le 19 mi appisolo una mezzoretta e quando mi sveglio c’è un odore di minestrine che riempie la nostra parte di vagone. Vado a fumarmi una sigaretta vicino ai bagni ed un ragazzo attacca bottone chiedendomi in un inglese ancora più stentato del mio le solite frasi di circostanza in questi posti: da dove vieni, Italia forte a calcio, Baggio numero 1. La vista del corridoio è pittoresca con gente che mangia in piedi, che sputa, che odori… Il repertorio musicale, abbiamo accompagnamento radio durante il viaggio, finalmente cambia, ma non sono sicuro se in meglio, adesso c’è la versione cinese di Jingle Bells, della Paloma e del valzer delle candele. Osservando attentamente la carrozza comunque dobbiamo convincerci che sono ancora le nostre ferrovie che sono arretrate, sul pannello luminoso del corridoio c’è la velocità, la temperatura esterna e interna ed altre cose per noi incomprensibili.
Xian
Arrivo in perfetto orario a Xian, anche qui siamo acchiappati da qualcuno per l’offerta albergo. La temperatura è decisamente più calda di Pechino e le persone sembrano essere molte di più. Visitiamo la moschea che nella sua semplicità per lo meno ci offre qualcosa di decente da vedere. Dopo la prima settimana le considerazioni sul viaggio sono che sicuramente una volta il paese era magnifico da visitare, ma che alcuni eventi storici hanno distrutto tutto.









La mattina seguente, un lunga camminata fino alla pagoda della Grande Oca, la costruzione dovrebbe essere del 650, ma osservando il cortile dall’alto dei suoi 64 m nel quale si stanno ricostruendo i fabbricati distrutti durante la rivoluzione culturale. All’ingresso di una sala di preghiera vediamo il primo monaco buddista intento all’accessione di un mazzo di incensini.
Terracotta warriors
Acquistiamo il tour per l’esercito di terracotta da un’intraprendente “manager” di nome Stephanie. Nel giro sono inclusi altri siti turistici, uno più insignificante dell’altro. Si comincia con il museo Lingtong, un’esposizione di qualche centinaio di pezzi (e non 10.000 come recita il cartello), poi si passa al tumulo di Qin Shihauangdi che probabilmente quando sarà aperto potrà anche contenere reperti interessantissimi, ma oggi non è altro che una collina con ai suoi piedi una ricostruzione di come poteva essere il luogo originario.
Finalmente, arriviamo a quello che con la Grande Muraglia e la città proibita di Pechino è lo scopo del nostro viaggio: l’esercito di terracotta. Qui, più che in altri posti siamo assaliti dai venditori ambulanti di soldatini. Finalmente entriamo nel primo hangar e lo spettacolo è veramente affascinante. L’esercito è sotto di noi ed è un vero peccato non poterlo fotografare. I soldati ed i cavalli sono più o meno restaurati e divisi da mura d’argilla che portano ancora i segni delle travi di legno che coprivano i vari corridoi. In fondo all’hangar ancora un’area immensa da ripulire ed una serie di statue in fase di restauro. Nel secondo e terzo capannone l’esercito è meno appariscente, ma sempre impressionante per il numero di pezzi. Sulla via del ritorno altra insignificante sosta al villaggio neolitico di Bompo. Anche qui la zona è di interesse puramente storico ed archeologico.
Luoyang
Partiamo in treno per Luoyang, le soft seat sono comode e viaggiamo con una comitiva giapponese. Abbiamo ben tre hostess che passano ogni quarto d’ora per vendere frutta, bibite ed altro cibo. Dato che non si può fumare, dopo ¾ d’ora scendo sulla banchina di una stazione per farmi una sigaretta, vedo che c’è una massa di persone che devono salire su altre carrozze, chiedo se posso fumare e dopo solo due boccate la hostess mi fa risalire perché bisogna ripartire. Naturalmente il treno non si muove prima di altri 15’.






Arrivati alla stazione di Luoyang noi “che siamo furbi” andiamo nel primo albergo consigliato dalla guida, proprio appena al di là della piazza. Un vero cesso. Moquette con i segni delle sigarette, tappezzeria strappata, buchi nel controsoffitto, questa notte dormiremo nei nostri sacchi lenzuolo.
Sicuramente al CITS parlano inglese, questo è il motto della giornata. Al Peony Hotel c’è un ufficetto e quindi prendiamo un taxi in quella direzione, ovviamente l’impiegata non sa una parola di inglese, ma non si scoraggia ed ha la brillante idea di chiamare l’agenzia principale dove c’è un’altra impiegata che tramite una terza persona riesce a farci avere le informazioni che ci servono. Alla fine, in un’ora, abbiamo saputo costo ed orario del nostro treno.
Noleggiamo un taxi per visitare le grotte di Longmen ad una quindicina di km. Secondo al guida dovrebbero esserci circa 100.000 budda, ma la cosa più impressionante è che quasi tutte le statue, dalla più piccola alla più grande sono state rovinate con l’asportazione della testa da parte durante la rivoluzione. Rientrati in città, nel tornare all’albergo a prendere gli zaini passiamo in una serra piena di bonsai. Visti i prezzi mi viene voglia di portare via tutto.
Ore 17:02 in punto parte il treno che questa notte ci porterà a Nanjing carrozza di lusso con due business man che hanno il cellulare che suona in continuazione e ci allietano con i loro biascicamenti durante la cena. Altra nota particolare è la multa di 5y che mi sono preso per aver buttato un mozzicone di sigaretta nell’aiuola di un albero dove ce ne erano già molti altri, oltre a dei rifiuti.






Nanchino
Nanchino è uguale a tutte le altre città: un negozio dietro l’altro, grattacieli, traffico caotico e, penso, niente di interessante da vedere. Andiamo al parco della collina di porpora, finalmente il caos diminuisce probabilmente in primavera il bosco potrebbe essere bello. Saliamo fino al mausoleo del dottor NonMiRicordoIlNome. Scattarano, biasciacano, ma mettono i cartelli per avvisarti che è difficile raccogliere il chewing gum nell’erba e quindi è meglio se non lo butti per terra. Ritorniamo in albergo, passando per il lago, anche qui probabilmente in estate, tutto fiorito.
Wuxi
Treno per Wuxi, fuori dalla stazione, come al solito, vogliono proporci un albergo e le stesse persone ce lo riproporranno anche questa sera quando ci passeremo nuovamente davanti. Camminare in una città cinese durante un giorno festivo è praticamente impossibile, sono veramente tanti.
Gita turistica sul lago, la sfiga vuole che ci sia nebbia; quindi, non si vede niente durante la navigazione, prima sosta viene fatta e non località dove è stato costruito da poco un’enorme Buddha di circa 90 m di altezza. La curiosità è che, quando lo stato ha permesso la religione sembra tornato tutto come prima. Ci sono migliaia di fedeli che bruciano incenso e che salgono le scalinate dalla collina per poter andare a fare un’offerta per l’ennesima statuina votiva. Dopo Buddha, sosta a Three Kingdoms Island, una specie di Cinecittà dove hanno girato vari sceneggiati ed ora parco di divertimenti. Ci tocca pagare i nostri 60 yuan per entrare, anche se non abbiamo nessuna voglia di farlo. Ci sono ricostruzioni di diversi luoghi. come la città proibita e la grande muraglia. Un tempio o una copia di un tempio buddista e con tanto di candele e bruciatore di Incenso. Altra tappa alla Turtle Head Peninsula. Giretto sulla collina di una specie di orto botanico e rientro al molo per aspettare il traghetto che con molta intelligenza, dopo soli due minuti di navigazione ci riporta al punto di partenza che non era più di 500 M. La sera, tornando verso l’albergo. siamo o sono abbordati da una tizia che ci segue parlando in cinese fino alla hall. Durante la sera riceviamo tre telefonate rigorosamente in cinese, alla fine deduciamo che negli alberghi c’è un’intensa attività puttanesca.
Shouzou
Treno per Shouzu. Anche questa è la solita città cinese, con l’unica differenza che qui c’è qualche canale. Da questo a paragonare Shouzou a Venezia ce ne passa, vediamo un giardino abbastanza carino. Poi la sera, tornando in albergo, finalmente abbiamo il primo contatto con un ragazzo del posto tipo abbastanza schizzato ma simpatico. Ci dice che colleziona biglietti da visita e ci fa vedere la sua collezione, ci dice anche che collezione monete straniere ed in tasca tiene anche la sua seconda collezione. Vuole sapere tutto su di noi, vuol fare una foto con noi e ci dà l’indirizzo per spedirgliela.









Verso Hanzhou
Visitiamo la collina della tigre, un bellissimo giardino che purtroppo, data la stagione, non possiamo vedere fiorito. Verso l’uscita, una cosa mai vista, in uno dei molti cortiletti almeno un migliaio di bonsai dai pochi centimetri a due metri e stupende composizioni su roccia. Nel pomeriggio ci imbarchiamo per Hangzou ed il nostro trasferimento merita delle precisazioni.
Arriviamo al porto e vediamo il cartello che mostra i prezzi delle chiatte turistiche. Una magnifica chiatta super lusso costa circa 16 USD, ma non capendo il cinese non capiamo che quella che noi prenderemo sarà la chitta popolare, una catapecchia galleggiante e per fortuna abbiamo le cabine migliori perché quelle nel ponte inferiore sembrano gabbie per animali, dato che al posto delle pareti ci sono le reti metalliche. Il costo è di ben 8 USD per una cabina sul ponte a cui bisogna aggiungere 2 altri USD per non sappiamo bene cosa.






Hanzghou
La notte è passata e due ore prima dell’attacco si accendono le luci, purtroppo anche la radio tutto volume. Scendiamo dalla chiatta e pensiamo di partire alla ricerca di un hotel, ma scopriamo finalmente a cosa servivano i 2 USD pagati in più. Noi poveri illusi, pensavamo che fosse un trasporto in città, invece è l’anticipo per una gita sul West Lake, con tanto di guida, megafono e bandierina. Alla fine della giornata possiamo anche ritenerci soddisfatti. Senza saperlo abbiamo fatto il giro di luoghi più interessanti ad un prezzo ridicolo che comprendeva anche un pranzo al ristorante. Riusciamo anche a calcolare che tutte le visite di oggi, fatte in maniera autonoma, ci sarebbero costate dieci volte di più. Per ripagarci della dura notte sull’acqua, per una trentina di dollari ci regaliamo un magnifico hotel in stile vittoriano sulla sponda del lago.
Siamo ad un chilometro centro, la città è come tutte quelle visitate fino ad oggi, ma i giardini e le passeggiate lungo le due grandi dighe naturali formate dai ponti sono magnifiche.
La cena è un’altra avventura. Siamo al Rost Duck quello che è considerato il miglior ristorante per mangiare l’anatra, nessuno parla inglese e ci portano un’anatra intera. Manuela vorrebbe dell’insalata ed indica il piatto su un tavolo di un altro cliente, la cameriera capisce che voglia ANCHE quel menu e comincia a servirci. La morale è che per 15 USD avremo: due piatti di verdure miste alcune indecifrabili, un ciotolone con del pollo che abbiamo rifiutato ed una birra, più naturalmente un’anatra intera.
Shangai
La città non è molto interessante, qualche quartiere vecchio e molti grattacieli. Dobbiamo fermarci qui per un paio di notti in attesa del nostro aereo di ritorno.
L’8 gennaio arriviamo in Italia, arrivati a Brescia siamo accolti da un incazzatissimo Walter che con un biglietto da mille lire in mano ci dice che la prossima volta i soldi per un telegramma ce li darà lui. A nulla servono le scuse che era difficile trovare un posto per inviare un telegramma, Povero Walter.
