CANADA – Alberta

Superata la Continental Divide, si comincia a scendere. I primi mille chilometri sono dietro di noi.

Quando si pensa all’Alberta, vengono in mente le montagne da spot pubblicitario del turismo canadese, ma quelle sono a Nord, molto più a Nord.

Noi attraverseremo questa provincia nel Sud per poco meno di 400 km e in un paesaggio completamente diverso. Dopo le Rockies, la strada scende gradualmente verso i 700–800 metri, tra ondulazioni continue e praterie immense, con fattorie isolate, mandrie al pascolo e la lunga linea dritta della Hwy 1, la Trans-Canada. I veri protagonisti saranno vento e pioggia e, se non saranno favorevoli, ci faranno rimpiangere in fretta le montagne appena lasciate.

25 giugno / 1 luglio – Crowsnest Pass/Saskatchewan

In programma c’era una notte in campeggio, ma l’acquazzone che vedevamo in lontananza, ci ha dato la scusa per dormire anche questa notte in un letto d’hotel (e non che la cosa mi dispiaccia…). Foto di rito al cartello di benvenuto in Alberta e poi via più veloci della luce o, meglio, più veloci del temporale che si avvicina.

La salita al passo non è stata difficile e il panorama ci ricordava le Alpi. Con il superamento della Continental Divide, oltre all’acqua dei fiumi, anche noi cominciamo a scendere a Est. Domani si vedrà se sarà vero.

Se ieri sera abbiamo evitato per un pelo un acquazzone, oggi ripartiamo con nuvole non rassicuranti, la cosa positiva è che il profilo altimetro favorisce la velocità.

L’Alberta, possiede una delle maggiori riserve mondiali di petrolio, ma continuando sulla Hwy 3 attraversiamo parchi eolici e impianti fotovoltaici, forse anche qui cominciano a pensare che il futuro non sia solo “fossile”? Tralasciando pensieri filosofico-sociali, lasciamo sulla sinistra la deviazione verso il
Head-Smashed-In Buffalo Jump World Heritage Site. Un sito valorizzato dall’UNESCO per ricordare quando in epoche non troppo lontane, i cacciatori delle First Nations, spingevano verso una falesia le mandrie di bisonti per ucciderli.

Manuela: O visitare il piccolo museo del forte a destinazione o una deviazione di 40 km su sterrato in leggera salita per il sito-museo dei bisonti?
Pigrizia vs cultura: 1–0

Arrivati a Fort Macleod, Manuela vuole visitare il museo ricavato in un vecchio forte della Gendarmerie Royal di Canada (la famosa Royal Canadian Mounted Police o Giubbe Rosse, per gli italiani). La storia narrata sui vari pannelli è interessante, ma come Québécois francofono mi ha piuttosto irritato trovare solo descrizioni in inglese, dato che questa è un’istituzione federale quindi mantenuta con le tasse di tutti i Canadesi.

Manuela: Uscendo da Fernie, per l’ultima volta ammiriamo le pareti rocciose e le fitte foreste della BC. Continuo a sperare di vedere un alce che si abbevera nel fiume, ma anche oggi niente. Non avrò questo regalo, ma a pochi chilometri dal confine con l’Alberta trovo a terra una targa  automobilistica per la mia collezione 🥰. A Sparwood ci fermiamo per un caffè e, da perfetti rimbambiti, ripartiamo senza fotografare il Terex Titan, per anni il più grande camion da miniera del mondo. Siamo in una zona dove ancora oggi si estrae carbone e i pannelli lungo la strada raccontano la dura vita dei minatori di ieri e di oggi. Noi abbiamo una vita più facile, speriamo solo di salvarci dall’acquazzone e di non farci divorare dalle zanzare che ci tormentano. Poco dopo attraversiamo il Frank Slide, la strada passa ancora tra l’immenso ammasso di rocce della frana del 1903 che sommerse gran parte del paesino. Gli unici a salvarsi furono i lavoratori che si trovavano nella miniera.

Tapponi di oltre 100 km per altri due giorni, ma la meteo non sarà dalla nostra parte. La mattina della tappa più lunga, ci svegliamo con la conferma che i 115 km previsti saranno umidi. Dopo soli pochi minuti di pedalata – fortunatamente oggi è domenica e il traffico è ridotto – comincia a piovere e sarà così fino all’arrivo. Sosta uno a 30 chilometri e siamo già bagnati, sosta due a 60 chilometri, sempre più bagnati, il vento fortunatamente soffia nella buona direzione, la media a 90 km è di 24,5 km/h, non male per le nostre bici pesanti e sotto la pioggia. Purtroppo faremo gli ultimi chilometri più lentamente a causa del forte vento laterale, vedo rivoli di acqua che scendono dal cappuccio della giacca direttamente sugli occhiali, per fortuna non fa freddo 12-14° C. 

Arriviamo in vista dell’albergo a Medicine Hat, sono solo le 13 e il check-in è previsto per le 15 , ma il receptionist – impietosito? – decide di darci subito la camera. Questa sera cena con quello che abbiamo in borsa, domani niente sveglia.

Manuela: quando il cielo è nero e le previsioni alla TV dicono “Allerta pioggia molto forte, possibili allagamenti delle strade”, i ciclisti normali cosa fanno? Si girano nel letto e continuano a dormire, mentre noi partiamo per una giornata di 115 km. Abbiamo dell’ottimo abbigliamento antipioggia, ma credo non concepito per il diluvio universale! Siamo arrivati fradici e le bici lavate come in un carwash. Cosa positiva, pur di arrivare il prima possibile e riscaldarci le ossa, abbiamo pedalato senza lunghe soste, concedendoci solo qualche pit stop per un po’ di broda calda.

Analizzando i vari programmi meteorologici decidiamo di aggiungere un secondo giorno di riposo per avere più chances di sole nelle prossime 3-4 tappe e ripartire anche ben riposati da Medicine Hat per dirigerci verso il confine con la prossima provincia.

Tepee Samis

Prima di imboccare la Trans Canada, deviazione “zanzarosa” per una fotografia al più grande tepee del mondo il Tepee Samis, alto 65 m e costruito per le olimpiadi di Calgary del 1988. Poi si parte veramente, ci sono le Prairies di Saskatchewan e il Manitoba da attraversare per circa 1.800 km prima di arrivare a Thunder Bay sulle rive dei Grandi Laghi, le prossime 3-4 settimane sarnno molto lunghe e noiose.

Manuela: Si dice che Medicine Hat sia una delle città più soleggiate e “desertiche” del Canada; per confermare questa fama, naturalmente, ha piovuto per due giorni. Fortunatamente anni fa e avevamo già visitato Medalta, l’antica fabbrica di ceramica attiva dall’inizio del Novecento, e il museo dedicato ai Blackfoot, dove si racconta anche l’origine del nome della città, legato al copricapo tradizionale dei loro guaritori spirituali. Usciamo dall’albergo solo per fare la spesa. Ogni tanto il totale ozio è un’eccellente attività fisica e mentale, me lo dice spesso il nostro caro amico Denis… e se lo dice uno psichiatra, bisogna fidarsi!

CANADA – British Columbia

Dopo la delusione causata dalla rinuncia alla PGD, torniamo sulla costa Ovest del Canada per affrontare la traversata del nostro paese.

“A mari usque ad mare” (“Da mare a mare”) è il motto del Canada. Sarà anche il nuovo obiettivo dell’estate: attraversare in bicicletta il nostro Paese d’adozione, dal Pacifico alla città di Québec. L’Atlantico lo avevamo già raggiunto anni fa, pedalando da casa fino alle coste del New Brunswick e della Nuova Scozia.

La delusione per la Peru Great Divide sarà difficile, anzi per me impossibile, da dimenticare. Il mio alter ego mi ha però convinto a non tornare subito a casa, non saranno le Ande, ma questo viaggio potrebbe essere il modo più originale per celebrare i nostri vent’anni di vita in Nord America.

8 giugno – Atterraggio a Vancouver

Sistemati in un hotel vicino all’aeroporto, usciamo per le solite commissioni: gas per il fornellino, un po’ di cibo, uno spray supplementare per le zanzare e uno anti-orso. Del resto, gli orsi non mancheranno lungo tutto il percorso delle prossime settimane e in tutto il Canada c’è la fabbrica mondiale di zanzare e tafani.

Il supermercato più vicino all’albergo è cinese e, per praticità, decidiamo di fare la spesa lì. Le etichette sono rigorosamente bilingue, ma non nelle lingue ufficiali del Canada, bensì in cinese e inglese. Molti commessi parlano solo mandarino e alle casse si paga anche con Alipay (app di pagamento cinese). Il lato positivo è un buon banco di piatti pronti, perfetto per la nostra prima cena post Perù.

Manuela: Malgrado il solito stress del viaggio in aereo con le biciclette, il ritorno in patria è stato senza intoppi. A Lima, l’addetta al check-in, incuriosita dalle nostre scatole per le bici, ci ha anche fatto un upgrade e chiuso un occhio su un bagaglio troppo pesante.

Abbiamo sbagliato aereo? Dallo shuttle alla reception dell’albergo, a tutte le persone che incrociamo, sono di origine asiatica. Vedo più scritte in cinese che in inglese. Scherzo con Francesco dicendogli che la nostra idea iniziale di viaggio era la Via della Seta, quindi “Welcome!”. Siamo invece nel quartiere di Richmond, vicino all’aeroporto di Vancouver, dove circa il 70% della popolazione è di origine cinese. Sembra davvero di essere arrivati in Asia. Che peccato, come vorrei esserci!

9/14 giugno – Da Vancouver a Osoyoos

Rimontate per l’ennesima volta le bici, la mattina seguente si parte. Faremo pochi chilometri, solo per arrivare in periferia della città dove trascorreremo la seconda notte a casa di un ospite Warmshowers, il gruppo di ciclisti che offre ospitalità a gente come noi. Ci dirigiamo così a Surrey arrivando a casa di Ann, insegnante e viaggiatrice, figlia di una simpaticissima coppia di francesi immigrata qui da tanti anni. Durante la cena avrò modo di chiacchierare su tutto e su nulla con il padre di Ann definito dalla moglie “un libero pensatore”. Un buon dibattito filosofico e scambio di opinioni tra persone senza peli sulla lingua.

Manuela: Il nostro coast to coast canadese non poteva iniziare meglio, accolti e sfamati da Ann e dai suoi genitori, una famiglia che ci resterà nel cuore e che speriamo un giorno di poter ricambiare per la loro ospitalità. Il giro del mondo continua: “Ehi Franz, non pensavo di aver pedalato così tanto, siamo già in Asia del Sud”. In questa zona tutto ciò che vediamo ci ricorda l’India o i paesi limitrofi e pranziamo in un parco accanto a un Gurdwara e a un gruppo di sikh che gioca a carte. Qui circa un abitante su tre è di origine sudasiatica. Evviva il multiculturalismo canadese.

Il meteo canadese non è dei migliori in questi primi giorni: nuvole e qualche goccia di pioggia. Ma, dopo aver appena pedalato in Italia e in Perù (per noi i peggiori in fatto di rispetto per i ciclisti), qui ci sembra di essere nel Paradiso delle due ruote, con un’infinità di ciclovie, semafori dedicati a pedoni e ciclisti, auto che rispettano la distanza di sicurezza e si fermano agli incroci per lasciar attraversare due “imbecilli” in bicicletta, anche quando arrivano con il giallo. Cari Latini, vi vogliamo bene e ci mancate, ma quanto è piacevole ritrovare un po’ di educazione civica. Non a caso il Canada è considerato tra i Paesi con la migliore qualità di vita al mondo.

Arrivati a Hope entriamo nella regione montagnosa dell’ovest, le Columbia Mountains, un susseguirsi di catene prima delle più conosciute Rocky Mountains. Da qui in poi, per le prossime due settimane, sarà dura e in salita! Ci ritroviamo subito tra valli infinite, foreste fittissime, popolate da cervi, alci, castori e, ovviamente, orsi.

A proposito di orsi. A lato strada, dopo aver letto un avviso di sicurezza su questi simpatici animali, siamo in sosta per mangiarci un’arancia. Qualcosa si muove a cinquanta metri da noi, è una schiena marrone, sarà un cervo o un orso? Preferiamo non verificare, ripartiamo subito e di corsa. Non capisco come mai Manuela, che di solito mi lascia indietro in salita, oggi rimane a ruota, sorrido tra me, la Pantanina dovrà lavorare sulla sua pazienza dato che lo spray sono io ad averlo.

Questa notte dormiremo in tenda. Il guardiaparco ci suggerisce di nascondere il cibo nel retro dei contenitori per i rifiuti che sono in acciaio e dotati di sistemi antiorso. Purtroppo durante la notte abbiamo comunque una visita; un roditore mi crea un bel buco nella borsa fissata sul telaio, probabilmente attratto dall’odore del micro pezzettino di arachide che mi era caduto.

Manuela: Passare dai paesaggi peruviani al piattume dell’est canadese mi avrebbe fatto venire la depressione. Qui, invece, continuo a vedere montagne, laghetti, torrenti e boschi di abeti. Oups, un cervo… oups, un orso! La prima notte in tenda mi mette comunque un po’ di ansia. Il guardiaparco vuole rassicurarci dicendo che nel campeggio la settimana scorsa sono stati avvistati solo tre orsi neri e nessun grizzly. Mi sento mooooolto tranquilla, Ranger Smith non potevi stare zitto!!! Per fortuna le salite stancano, dormirò come un sasso senza pensare a Yoghi e Bubu.

La salita dopo la cittadina in riva al lago di Osoyoos è infinita, ma tutto va bene, non siamo più a 4.000 m di quota e la differenza di energia è evidente. Arriviamo a Princeton e siamo ospiti di un altro Warmshowers, Dean; un po’ più giovane di me, ciclista solitario e proprietario di un centro fitness. La tenda sarà piazzata nel cortiletto sul retro, ma avremo accesso a spogliatoi, WiFi, cucina, lavanderia, nonché un’eccellente birra IPA per la cena e il caffè pronto la mattina appena alzati.

Manuela: Freddo, caldo, freddo… un continuo vestirsi e svestirsi, la scusa perfetta per riprendere fiato in cima alle salite. Su questa strada c’è pochissimo traffico, incrociamo un gruppo di ciclisti del Québec, qualche pick-up e gli immensi camion del legname e delle miniere. In zona si trova una delle più grandi miniere di rame a cielo aperto del Canada, è impressionante vedere la montagna sventrata vicino a Princeton.

Nonostante un’ottima notte, la mattina mi sveglio stanchissimo e decidiamo di accorciare la tappa successiva per evitare l’ultima lunga salita sotto i 30°C previsti nel pomeriggio. Ci fermiamo in un paesino agricolo in un vecchio motel da film d’epoca. Poco distante, un ristorante ormai in chiusura (19:15, qui “si arrotolano i marciapiedi”, cioè non c’è più nessuno in giro) ci prepara due ottimi hamburger.
A cena solo acqua, le leggi provinciali vietano la vendita di birra da asporto. No comment.

Manuela: Continuo a pensare alle Ande e a paragonarle a queste montagne. Ci lasceranno qualcosa nel cuore, come ci è successo dopo i viaggi in Sud America?
Mentre arranco in salita, vengo superata dal rombo assordante di una cinquantina di Porsche, Ferrari e Lamborghini. La sera, mentre montiamo la tenda, ripenso al contrasto tra il nostro modo di viaggiare e quello dei proprietari di quelle supercar.
Siamo nati e cresciuti nel comfort, ma questa esperienza in sella ci ha riportati all’essenziale. Ci ha insegnato che la bicicletta non ci porta soltanto attraverso paesaggi meravigliosi, ci ha permesso di riscoprire il valore delle cose semplici, come un piatto di pasta al burro condiviso insieme seduti su una panchina. Soprattutto, ci ricorda il valore delle relazioni umane, offrendoci l’opportunità di condividere un piccolo tratto di vita con le persone che incontriamo lungo il cammino, grazie a quella gentilezza spontanea che, nella vita di tutti i giorni, non è sempre così naturale. Con Francesco parliamo spesso di questo tema e, pur avendo caratteri diversi, finiamo sempre per essere d’accordo.

16 giugno – Piccole differenze tra Canada e USA

Ieri abbiamo deciso di fare una breve deviazione negli Stati Uniti per seguire una strada meno trafficata lungo il fiume Kettler ed evitare anche qualche centinaio di metri di salita. Appena fuori Midway, BC arriviamo alla frontiera, siamo soli e ci fermiamo direttamente alla guardiola del controllo passaporti senza rispettare lo Stop posto esattamente tre metri prima. Primo errore! L’agente statunitense, come al solito serissimo, esce dall’ufficio masticando e con una briciola sulle labbra, probabilmente lo abbiamo disturbato durante la colazione, ci redarguisce dicendo che non ci siamo fermati allo stop dove si prende la foto della targa.

Ci scusi diciamo noi – vuole che torniamo indietro?

No, non serve!

Scansiona i documenti, non ci fa nemmeno la classica domanda sul cibo fresco, sul dove andiamo e ci lascia proseguire.

Dopo circa 40 km, ci fermiamo in un micro ristorante sperduto nel nulla. Siamo accolti da una sorridentissima signora bionda sui 40 anni, cotonata stile anni ’80, vestita con un prendisole fiorato più adatto a una spiaggia hawaiana che alle montagne del Washington. Ordiniamo due caffè con due cinnamon roll che saranno serviti tiepidi con della panna dall’altrettanto sorridente marito. Tutt’altro genere di accoglienza! E questo lo diciamo perché anche gli Yankees ci hanno sempre accolto molto bene, oggi l’ennesima dimostrazione.

Arriviamo al controllo frontaliero canadese. L’agente ci accoglie con un sorriso, mentre controlla i passaporti ci chiede dove siamo diretti e gli rispondiamo che stiamo facendo la Trans-Canada per tornare a casa in bicicletta. Ci chiede dettagli del viaggio per cinque minuti, ci fa un sacco di complimenti e, solo prima di partire, si ricorda che deve chiederci se abbiamo comprato qualcosa da dover dichiarare. In venti anni di vita in Canada, penso di non aver mai trovato un solo agente frontaliero canadese scortese.

17/25 giugno – Da Grand Forks a Crowsnest Pass

Rientrati “in patria” riprendiamo la navigazione verso Est fino a un bel campeggio a Christina lake che offre uno spazio tende per ciclisti. Qui facciamo la conoscenza di Eliot, un giovane giornalista originario di Hong Kong, ormai torontino da cinque anni. È alla prima lunga esperienza in bicicletta e dice che questo è il migliore modo per conoscere il suo paese di adozione, complimenti! Durante il tranquillo e caldo pomeriggio arriva anche Jeff, un quasi coetaneo proveniente dal vicino stato di Washington. La mattina successiva ci si saluta dandosi un potenziale RDV lungo il percorso della tappa. Noi siamo i primi a metterci in strada, pedaliamo tranquillamente fino al punto in cui incrociamo il BC Trail e, dopo la pausa caffè di metà mattina, siamo raggiunti da Jeff.

Lo sterrato è in buone condizioni e le pendenze minime; il tracciato segue una vecchia linea ferroviaria dismessa. Si procede più o meno insieme fino al lungo Bulldog Tunnel, dove siamo costretti ad accendere la luce anteriore. Subito dopo, ritroviamo sia Eliot che Jeff, dato che il primo aveva preferito aspettare per affrontare la lunga galleria in compagnia.

Manuela: Racconto a Eliot il mio incubo di ritrovarmi in un tunnel e intravedere un orso dall’altra parte, lui sorride e mi mostra un suo video, è esattamente quello che gli è successo ieri! Capisco perché non voleva fare  la serie di 5 tunnels da solo, io sarei morta di paura!

Da qui in avanti la discesa in paese sarà meravigliosa, il lago sottostante è pieno di legname; sembra che da queste parti i vecchi sistemi di trasporto legna siano ancora in voga .

È a pochi chilometri dal paese che abbiamo la sorpresa: a un centinaio di metri davanti a noi c’è un giovane orso. Essendo molto giovane, potrebbe esserci vicino la madre, è quindi più prudente aspettare che si allontani da solo. I miei tre gentilissimi compagni decidono che il primo a partire sarà il più vecchio – questa è la democrazia dicono loro – tolgo la sicura allo spray antiorso e riparto pensando che in fondo un orso non è altro che un cane un po’ più grosso… O no? Purtroppo, preso dal mio ruolo di “aperitivo per orsi”, non sono stato abbastanza veloce a scattare una fotografia, dovrete credermi sulla parola.

Manuela: ero terrorizzata all’ idea di incontrare un orso su un sentiero. Alla fine non è stato terribile, eravamo in forza maggiore. Poverino! aveva più paura lui di noi, lo abbiamo incrociato in un punto in cui non riusciva a scappare tra una lunga falesia di roccia e un precipizio, correva avanti e si girava per vedere se i mostri erano spariti o no. Lo zio Franz davanti brandendo lo spray e noi vigliacchi dietro che urlavamo… chissà cosa avrà raccontato Bubu a Yoghi quella sera?

Sono gli ultimi chilometri di quella che, a nostro parere, potrebbe essere inserita nella  lista delle più belle tappe dei nostri giri in bici e anche percorsa in piacevole compagnia. Due italiani, uno statunitense, un giovane cinese, la stessa passione, una giornata immersi nella natura delle montagne canadesi.

Entriamo in città, ognuno si dirige all’albergo prescelto e domani ricominceremo da soli.

La strada per Nelson è tutta un su e giù che nonostante i pochi chilometri fa aumentare il contatore dei metri di dislivello positivo. Questa sera dormiremo sulle rive del Kootenay Lake ospiti di Rick e Sue, due Warmshowers che ci fanno campeggiare nella loro proprietà vista lago.

Manuela: Penso a nostra figlia, che anni fa aveva fatto uno scambio scolastico nella cittadina di Nelson. Nata con il boom dell’argento, conserva splendidi edifici storici e uno spirito un po’ hippy che la rende caratteristica.

Sveglia con calma, per attraversare il lago  dobbiamo fare solo 7 km e prendere un piccolo traghetto gratuito che salperà poco prima delle 10. Appena rimontiamo in sella su una salita molto ripida vediamo alla nostra destra un giovane cervo, poi una mamma con il suo piccolo. La giornata comincia bene, ma la temperatura elevatissima e la totale mancanza di vento mi stancano molto. A 35 km da quella che sarebbe stata la nostra destinazione odierna, propongo alla mia boss di fermarci all’ultimo albergo su tutta la strada. L’albergo è pieno, ma non perdo la speranza e provo a chiedere informazioni alla casa accanto.

La signora con cui parlo è originaria del Québec e per decenni è stata la proprietaria dell’hotel, ora passato alla nipote. Con grande disponibilità, Ramona ci offre una camera in casa sua a un prezzo irrisorio. Manuela è meno convinta della scelta, ma non ci sono alternative, io sono esausto – a quanto mi hanno detto, si vedeva chiaramente – non vedo l’ora di farmi una doccia e buttarmi su un letto.

Al risveglio dalla siesta, cominciano le sorprese. Entro in cucina e trovo uno dei figli di Ramona che sta pulendo una decina di trote pescate la mattina. Dopo meno di 10 minuti, mi ritrovo nel piatto un bel pesce appena cotto. Mentre mangio arriva da Calgary la seconda figlia con il marito e, dopo qualche scambio, finalmente in francese, ci ritroviamo invitati a cena. E che cena! Questa sera mangeremo un BBQ di astice, granchio delle nevi e ostriche.

Cosa dire di quest’ultima giornata? Forse sarà uno stereotipo da film, ma la cordialità di certe persone non si è smentita. La signora che ci ha ospitato non aveva sicuramente bisogno di “affittarci” quella camera, ma ci ha aperto la porta di casa, ci ha invitati a cena e offerto anche la colazione. Questi fatti non sono una rarità.

La mia stanchezza cronica ha portato qualcosa di positivo! Domani tappa corta e poi, finalmente, la prima vera giornata di riposo dopo la partenza da Vancouver di 13 giorni fa.

A Fernie dormiamo per l’ultima volta in BC. Questa piccola cittadina è uno dei punti di passaggio della Tour Divide, il mitico percorso che, seguendo la Continental Divide, collega Banff, in Alberta, ad Antelope Wells, nel New Mexico, al confine con il Messico.

Manuela: La famosa gara di bikepacking è iniziata qualche giorno fa e i concorrenti sono ormai lontani. Mi sarebbe piaciuto incrociare questi atleti, il vincitore completerà i circa 4.400 km, con oltre 60.000 metri di dislivello, per gran parte su sterrato, in poco più di undici giorni.  Ci accontentiamo di dormire nello stesso ostello, pedaleremo più forte anche noi domani?

La mattina scendo nel locale bici a prendere i nostri mezzi e incontro un ragazzo giovane. Saluti… In inglese mi chiede se stiamo facendo la Tour Divide… Con le mie scarse capacità rispondo che andiamo lungo la Trans Canada… Mi chiede, in francese, se parlo francese… Sì… Gli chiedo da dove viene… Kelowna, ma sono italiano… Di dove? Friulano… Come la nonna di mia moglie e la mia… Lavoro nel settore vitivinicolo… Come me, anni fa… Pratico anche alpinismo e arrampicata… Come me anni fa… Sono informatico… Come me anni fa… Ah! Mi chiamo Francesco… Come me!

La voglia di continuare a parlare e tanta, ma il dovere ci chiama, oggi si rischia un temporale prima di entrare in Alberta e dobbiamo partire, abbiamo ancora qualche migliaio di chilometri da percorrere prima di arrivare a casa.

Manuela: Lasciamo la British Columbia con il ricordo di tanti piccoli centri abitati nati con miniere, ferrovia e legname, su terre delle popolazioni indigene, oggi in parte riserve. Alcuni si sono reinventati con il turismo, altri sono quasi dimenticati. Amo la montagna e la solitudine, ma non so se riuscirei oggi a vivere in luoghi così remoti.

Goodbye Hotel California

Attraversato il Mar de Cortez, cominciamo subito a dirigerci verso Sud per raggiungere Puerto Vallarta e….

18-19 marzo – Partenza da La Paz e arrivo a El Rosario
Il nostro titolo è una licenza poetica per presentare il brano del giorno, la famosissima Hotel California degli Eagles. Per la cronaca, il gruppo ha più volte detto che tale albergo non esiste; il loro brano è pieno di riferimenti a chi ama un altro genere di viaggio. Lo abbiamo usato perché abbiamo dormito per tre notti proprio all’hotel California.


Dopo aver atteso per tre giorni il traghetto che ci porterà a Mazatlán, nel primo pomeriggio lasciamo la Pension California per dirigerci al porto, pedalando lungo la costa che dal Malecón continua verso Sud per una ventina di chilometri.
Parcheggiamo le biciclette sul secondo ponte e saliamo nella zona poltrone, dove ci sistemiamo nei posti assegnati, pronti a trascorrere le prossime 17 ore! Piano piano la saletta si riempie: famiglie con bambini, coppie, ma la maggior parte sono gli autisti dei camion che vengono parcheggiati nei ponti sottostanti con una precisione da gioco del Tetris.


Alle televisioni vengono trasmessi due film che sembra nessuno guardi, si sentono video ad alto volume da diversi cellulari e tutti parlano ad alta voce. Per poter leggere tranquillamente Manuela si mette i tappi ed io gli auricolari con la musica (qui l’uso di questi arcani strumenti è praticamente sconosciuto). La cena è compresa nel prezzo del biglietto; non ci aspettavamo niente di memorabile, ma da ciclisti sempre affamati, apprezziamo tutto ciò che è commestibile.
Verso le dieci le luci vengono spente e scopriamo di viaggiare con una banda di russatori assatanati, che passeranno l’intera notte (uno si sveglierà 10 minuti prima dell’attracco) a rumoreggiare, superando in decibel il rumore di un gruppo di boscaioli con le loro motoseghe al massimo dei giri.

Condomini da crociera

Notte quasi insonne a parte, verso le 10 siamo in sella e ricominciamo a pedalare. Passiamo a fianco del terminal crociere, dove al di sopra dei tetti degli uffici si vedono un paio di condomini galleggianti.
Il traffico di Mazatlán è caotico, usciamo velocemente dalla città lungo una superstrada a 4 vie, rumorosa e trafficata, ma con una larghissima corsia di emergenza che ci fa sentire al sicuro. Purtroppo quando la MEX 15 diventa 15D e cioè autopista a pagamento, noi restiamo sulla strada vecchia con la temperatura che sale fino a 39° C ed un traffico non proprio cortese.

Incontro in autostrada

Ieri sera/notte ho terminato la rilettura di un grandissimo libro di Walter Bonatti, I giorni grandi. Lo avevo già letto una quarantina di anni fa, ma oggi dopo più di mezzo secolo (ammazza quanto sso vecchio) dalla pubblicazione, vi ho trovato riflessioni attualissime, sulla ricerca dell’essere invece che dell’apparire e sulla falsità del modo di vivere di molte persone troppo legate al materialismo… E dire che fu pubblicato nel 1971.
E tra i brani che sono passati ieri sera, ho ascoltato Stairway to haven dei Led Zeppelin . Anche in questa canzone ci sono riferimenti a chi ricerca solamente le cose materiali.

Manuela: ¡Adiós Baja California! Ho passato anni a dormire nelle camerate dei rifugi con gente che russava, ma mai, e dico mai, mi è capitato di sentire una concentrazione di russamenti di tale volume e intensità. La tentazione, nel cuore della notte, di gridare ‘Bastaaaaa! Adesso sono io che vi tengo svegli!’ è stata fortissima!

Camera caotica dei ciclisti con pizza sul letto, la cena è pronta!

20 marzo – Acaponeta
Inizio con la canzone del giorno, che dedico al nostro grande amico Boné, da decenni padovano di adozione ma originario del quartiere di Centocelle a Roma. Quando, un mese fa, noi partimmo da Québec era il suo compleanno e ci dimenticammo di fargli gli auguri, quindi, ‘Auguri Boné!’ Spero che la canzone ti piaccia: Roma capoccia di Antonello Venditti.


Ieri sera eravamo cotti, abbiamo cenato in camera, preparato le borse e siamo andati a dormire verso le 20:30 con l’intenzione di partire molto presto per evitare un po’ il caldo. Oggi, dopo un paio di “peli” fatti da due autobus, abbiamo visto l’entrata dell’autopista 15D e non ci abbiamo pensato due volte. Asfalto bello, corsia di emergenza larghissima e poco traffico (le autostrade a pagamento sono care in Messico). Niente possibilità di acquistare bevande fresche in qualche paesino, ma in cambio la sicurezza; la tappa è stata noiosa, però alle 13 eravamo a destinazione ed interi. Domani si ripete.

Manuela: campi di alberi di mango a perdita d’occhio, penso alla mia bambina ormai grande e lontana che adora questo frutto. Lucrezia, non è stagione, gli alberi sono in fiore, ti aspetterò per farne una bella scorpacciata. La cittadina di Acaponeta ci accoglie con opere d’arte lungo la strada e, nella piazza, principale una quantità incredibile di uccelli ha trovato rifugio tra i magnifici Ficus Benjamina che circondano questo luogo, assordante il cinguettio. Canti, musiche, prove di danza, baracchini che vendono tacos, la chiesa aperta con la messa in corso, gente di tutte le età che chiacchiera seduta sulle panchine della piazza… uno scorcio di vita autentica.


21 marzo – Tijuanita (Ruiz)
Ancora una volta, anticipiamo la sveglia per evitare la calura tropicale e poco dopo le 6:30 siamo già in sella. Si ritorna in autostrada ed avvicinandosi al Pacifico ci ritroviamo immersi in una nebbiolina che ci ricorda la Pianura Padana, l’umidità è insopportabile, la temperatura di 18C sarebbe ideale, ma . Un paio di salitelle, una riasfaltatura, poco traffico, principalmente di camion, nulla di interessante.

Nebbia in Val Padana

Arriviamo a destinazione a fine mattinata, avremo più ore di riposo in vista del tappone di montagna di domani. Ci fermiamo in un piccolo hotel appena fuori dall’autostrada, vicino c’è un ristorante ed un supermercato, per oggi è tutto quello che chiediamo.

Manuela: Chiamo tappe come queste di trasferimento”, una strada e un panorama senza infamia e senza lode. Solo un dettaglio tiene vivo il mio cervello: il peperone verde! È da giorni che, a bordo strada, vediamo sparsi qua e là dei peperoni verdi. Siamo in una zona agricola, quindi la logica suggerisce che qualcuno, nel trasporto, li abbia persi. Ma il mio animo da bambina mi fa pensare alla fiaba di Charles Perrault: il Pollicino messicano, per tornare a casa, non usa briciole di pane, ma peperoni verdi!

Brano del giorno: Settanta chilometri di piattume, permettono di ascoltare molta musica e riflettere. Ho ascoltato un vecchio brano di attualità nonostante sia uscito nel 1985  Russian di Sting. Cercate le parole delle canzone, nulla di nuovo dopo 40 anni.  Una volta, il filosofo Gian Battista Vico parlava di “Corsi e ricorsi storici” per periodi ciclici di crescita e decadenza delle civiltà; oggi, purtroppo, ci si è dimenticati di ciò che successe in Germania nel ’33 ed in Italia nel ’22, non è bastata quello che i nostri padri hanno vissuto dal ’39 al ’45, dobbiamo ripeterci.
E noi dovremmo essere l’animale più intelligente?

Ruiz molte donne usano vestiti tradizionali Huichol

22 marzo – Xalisco (Tepic)
Siamo in viaggio da più di un mese, pedaliamo, incontriamo nuove persone, mangiamo, dormiamo… e ricominciamo.
In italiano moderno, stiamo vivendo come in un “road movie”. Non ci servono borsette di Gucci, parrucchiere (io nemmeno prima🙂), auto e tante cose della vita stanziale. Stiamo bene? Siamo felici? Direi proprio di sì. Ci manca qualcosa? Sì, molto raramente, qualche comfort materiale, ma ciò che ci manca di più è la presenza di certe persone.
Questi sono alcuni pensieri di un ciclo-viaggiatore un po’ stanco, in attesa del giorno dopo: chi ha voglia di ascoltarsi un bel brano, oggi consiglio Society di Eddie Vedder e consiglio anche di leggere il libro di John Krakauer “Into the Wild” che narra la storia di Chris McCandless, per chi non ama i libri c’è anche il bel film omonimo (Eddie Vedder scrisse le canzoni del film).

Chilometri percorsi: 66; Dislivello in salita: 1359 m; Temperatura massima raggiunta: 38,1 C.
Partenza piacevole alle 6 del mattino con un aria fresca che accompagna i primi facili 20 km, poi iniziano le danze, cominciamo a salire e non smetteremo più per 40 km ininterrotti, una media dal 4 al 6% continui, siamo sempre in autostrada per pedalare in sicurezza, i camion ci superano sempre molto cortesemente spostandosi a sinistra. La cosa peggiore è stato il caldo, il clima è tropicale, avere molto più verde serve a poco, FA CALDISSIMO!!!

Il profilo della nostra seconda salita

Quando arriviamo a Xalisco, ci attende il nostro ospite Warmshawers, si chiama Paco, un mio omonimo; abbiamo a disposizione un bellissimo monolocale che affitta ai turisti e che offre ai cicloturisti. La sera usciamo a cena accompagnati da sua moglie Liliana, anche lei ciclista.
Giornata faticosa e come diceva la mia gentil consorte nei sui compiti delle elementari: ‘Stanchi, ma soddisfatti, anche oggi abbiamo passato una bella giornata’.

Manuela: ieri sera la breve passeggiata nel paesino di Ruiz ci ha fatto scoprire che qui, giovani e vecchi, portano ancora con orgoglio i tradizionali vestiti Huichol. Che belle le loro borse artigianali, vere opere d’arte! Per arrivre a Tepic, credevamo scioglierci: Francesco sembrava appena uscito da una doccia. Caldo, asfalto nero, salita e umidità creano un connubio esplosivo.

23-25 marzo – Xalisco (Tepic)
Liliana e Paco ci hanno ospitati per  tre giorni ed oggi si riparte. Dopo averci suggerito un itinerario per Puerto Vallarta, prediamo una decisione diversa ed apportiamo al nostro programma un piccolo cambiamento.

Conto Instagram di Voile Straps (@voilestraps)

Cosa succederà è deducibile dalla precedente foto, i dettagli nel prossimo articolo.
Sicuramente vogliamo dire che Liliana e Paco hanno confermato quello che da più di un mese osserviamo in tutto il popolo messicano: la loro ospitalità è fuori dal normale, indescrivibile. Domenica scorsa siamo stati invitati per un pranzo-merenda-cena a casa loro; eravamo a tavola con i loro familiari ed amici, abbiamo mangiato delle costate superlative cotte al BBQ (abbiamo evitato le salse, che un non messicano potrebbe utilizzare solo come carburante per una Formula 1). Abbiamo trascorso un eccellente pomeriggio come se facessimo parte della loro famiglia.
Speriamo un giorno di poter contraccambiare l’ospitalità.

GRAZIE LILIANA E PACO!

Baja California ✅ check

Siamo arrivati alla fine del nostro itinerario sulla Bja California. Domani prenderemo il traghetto per continuare verso Puerto Vallarta.

10-11 marzo
A Loreto volevamo fermarci solo un giorno per riposare e invece no! Dopo una tranquilla colazione nel giardinetto della Posada, ci mettiamo a lavare le bici, la mia da qualche giorno cigola. Smontando la ruota posteriore, mi accorgo che la vite tendi-cavo del Rolhoff si è rotta. Come dice il proverbio: “La fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo!”; portiamo con noi molti pezzi di ricambio, ma questo non era nella lista.
Il proprietario dell’albergo, un ex ciclista della mia età, si offre di accompagnarmi in auto da un suo amico, un ottimo meccanico che ha un negozio di biciclette. Purtroppo oggi è molto occupato, ma ci diamo appuntamento per domattina.

Una vite da meno di un Euro di valore…

Guardiamo insieme un video, piazziamo la bici sul treppiede ed il meccanico-chirurgo comincia a operare ! Manny, altro mio coetaneo, ha già visto questo tipo di cambio, ma non ci ha mai messo le mani; la sua lunga esperienza si nota e nonostante il pezzo sostituito non sia uguale all’originale, tutto è funzionante. Ora siamo più tranquilli. (Bicitaller Manny).
Stiamo pedalando quasi arrivati all’ hotel quando qualcuno grida dietro di noi: “Ehi, Italians!”. È Tom, l’americano di Tucson incontrato alcuni giorni fa, che ha appena concluso una sezione della Baja Divide. Ci diamo appuntamento per festeggiare il suo rientro a casa bevendo un’ottima birra IPA e finiamo la giornata chiacchierando di bici e di passioni comuni quali l’arrampicata. Scopriamo che questo giovincello (anche lui over 60) in passato ha scalato in solitaria il Denali e la leggendaria Salathé Wall su El Capitan, una delle grandi vie della Yosemite Valley.
Nonostante la sfortuna, anche oggi è stata un’eccellente giornata. Un grazie particolare va a Manny, l’esperto meccanico ed a Felipe, il proprietario della Posada San Martin che non solo ci ha dato l’indicazione, ma che ci ha anche caricato la bici rotta sulla sua auto e fatto da taxi fino al negozio.
I Messicani si sono dimostrati ancora una volta persone sempre pronte ad aiutarti…
Manuela: la legge di Murphy ha colpito ! ovviamente si rompe proprio uno dei pochi pezzi di cui non abbiamo il ricambio, e questa vite è difficile da trovare nella misura giusta. Speriamo che la riparazione, eseguita come un’opera d’arte da Manny, regga. Loreto è un piccolo angolo di paradiso, peccato non essercelo goduto al meglio, con la giusta serenità.

La musica del giorno non la volevo suggerire nelle giornate di pausa, ma, pensando al mio guaio, vada per: Troubles di Drew Holcomb & The Neighbors

12 marzo – Restaurante El Parguito
Aspettiamo le 8:00 per salutare il gentilissimo Felipe e poi via, oggi sarà un tappa breve, ma intesa: solo una sessantina di chilometri con un bel salitone di dieci al 4-7 %. Restando nei commenti tecnici: sole cuocente e durante la salita temperatura a 32° C.

Verso El Parguito


Cosa è successo oggi? Arriviamo ad un mirador sul mare e qui la vergogna della nostra vita. Come al solito, tra turisti educati ci si scambia il favore di farsi una foto ricordo, la coppia di oggi sono due messicani sulla sessantina, lei vive a Tijuana, lui in Nevada. Foto di qui e foto di là, senza e con noi mentre ci chiede informazioni sul nostro viaggio. Mentre stiamo risalendo in bicicletta, lui ci mette in mano 500 pesos dicendo di andare a mangiare alla loro salute.


Noi proviamo a rifiutare, ma è impossibile non ne vogliono sapere. Comunque, non preoccupatevi, domani saremo da Padre Hugo ed abbiamo deciso di offrire quei soldi a qualche opera pia. Nota: 500 pesos corrispondono a circa 25 Euro.
Alla fine della salita, nel nulla assoluto, arriviamo al ristorante El Parguito verso le due e decidiamo di fermarci qui, montiamo la tenda sotto il porticato del ristorante e dopo aver cenato (200 pesos in due) ci infiliamo nei nostri sacchi letto.
Manuela: in viaggio è già la seconda volta che ci offrono dei soldi, eppure non mi sembra di avere l’aspetto cosi trasandato ! A Loreto avevamo anche lavato i vestiti, profumavamo di lavanda ! Grazie signori, i vostri soldi finiranno in buone mani ed onoreremo la vostra generosità.
Sonaglio a vento fatto con le conchiglie che decori il portico, questa notte con il vento hai rotto proprio le @%$#@%$#

La sera ristorante, la notte posto tenda.

Alle 18 il ristorante chiude (siamo su una strada nel deserto, non a Portofino), il sole è calato, tutto e buio. Due cani ci fanno compagnia, direi che Hi ho nobody’s home di David Bearwald con in più la fantastica voce di LP.

Verso Cd. Insurgentes

13 marzo – Ciudad Constitution
Mettere la tenda sul pavimento in cemento è stata un’ottima idea ed i muri ci hanno protetto dal vento forte. Oggi sarebbe una tappa da sogno, quasi esclusivamente con pendenze negative, peccato che ci svegliamo con un bel vento contrario che, anche se non a livello di quelli già incontrati in Patagonia, ci obbliga ad uno sforzo maggiore.

La bella valle che porta a Loreto

L’ambiente di oggi è molto bello, nonostante si sia sempre in mezzo a sabbia, cactus e sassi.

Abitanti del deserto, i Caracara

Passiamo da Ciudad Insurgentes, sosta pranzo con alette di pollo piccanti, curva di 90 a sinistra e finalmente il vento è nella buona direzione.
Ci prendiamo delle grandi nubi di sabbia, passiamo chilometrici campi di pannelli solari e la nostra media passa da 12-16 km/h in discesa a 20-30 km/h in piano. Ogni tanto dei cani partono di corsa nella nostra direzione abbaiando. Semplicemente fermandoci, ma con lo spray anti-cane in mano, i perros perdono interesse, una volta gridiamo talmente forte che il botolo si spaventa e fa dietro-front.
Nel primo pomeriggio arriviamo a destinazione. Oggi saremo ospiti di Padre Hugo Chavira, il sacerdote del Santuario di Nuestra Señora de Guadalupe. Padre Hugo è un’istituzione tra i ciclisti, offre ospitalità a chiunque passi da queste parti e, come già ci avevano detto nel nostro gruppo WhatsApp dei cicloviaggiatori messicani, il suo servizio è a cinque stelle. Una delle prime cose che facciamo e di offrire i 500 pesos ricevuti come offerta per la sua chiesa, così la nostra morale è in pace.
Manuela: ieri tanta fatica per superare le montagne, una notte difficile tra cani che abbaiavano, camion che facevano rombare il motore e vento che scuoteva gli scacciapensieri di conchiglie, fino a quando Francesco, in un raptus notturno, non li ha imbavagliati con un cordino.
Partenza al mattino convinta di affrontare 65 km di discesa ed invece li si fa tutti controvento pedalando con fatica e mangiando sabbia. Pranzo con ali di pollo divorate in piedi sulla soglia del supermercato… forse c’era un perché al fatto che ieri ci hanno regalato dei soldi per mangiare.

Cominciando la discesa, ho pensato che Through the Dark di Alexi Murdoch fosse l’ideale come musica del giorno. Il testo non è sicuramente legato alla nostra tappa, ma il ritmo si addiceva molto al momento.

14 marzo – Las Pocitas
Padre Hugo ci ha sorpreso ancora una volta ieri sera: dopo aver adempiuto ai suoi doveri sacerdotali, ci ha invitati a cena in un bel ristorante, ma le sorprese non sono finite lì. Ci salutiamo con l’intento di ritrovarci in cucina la mattina seguente per condividere un caffè prima della partenza, ma il suo senso dell’ospitalità non si è fermato qui. Quando entriamo in cucina, la tavola è piena di dolci: “…sai Padre Hugo, come italiani siamo abituati a mangiare dolce a colazione, domani ci basterà il caffè, noi abbiamo pane e marmellata…”
Il caffè è già pronto e bollente, preparato prima che lui andasse a celebrare la prima messa della giornata.

Denis, Padre Alberto, Manuela, Padre Hugo e yo


Manuela: Se il buon giorno si vede dal mattino, oggi è una giornata risplendente! Ieri sera ho cenato divinamente, ho dormito come un angioletto e questa mattina una gentile signora mi ha insegnato a fare le tortillas.
Inoltre, ho ricevuto in regalo una bandiera del Messico e dei braccialetti in legno. Senza considerare le credenze di ciascuno di noi, l’ospitalità è una virtù del cuore, dell’anima o come insegna il Vangelo: “Perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto” (Matteo 25:34-35).
Grazie di tutto a Padre Hugo, Padre Alberto e al seminarista Denis.

Il brano che che è sembrato più consono oggi è Confutatis tratto dal Requiem di Wolfgang Amadeus Mozart. Che si rifletta su quei “ladroni” di Messicani (come li definisce qualcuno al Nord del Messico), questa è l’accoglienza che riceviamo nelle loro case. Aggiungo che la chiesa ieri aveva le porte spalancate ed abbiamo visto gironzolare più di un barbone nelle vicinanze. Amen!

Un centinaio di chilometri sul piatto e con un buon vento alle spalle ed arriviamo a destinazione quasi riposati. Niente altro da raccontare sulla giornata. Arriviamo alla chiesa dedicata a San Antonio de Padua e suoniamo a Padre Berny che ci offre una stanzetta.
Entrando in cortile troviamo un gruppo di militari del Genio dell’esercito, stanno costruendo una strada e loro pernottano qui. Questa notte saremo sicuramente al sicuro.
Manuela: se sulla bici avessi il pilota automatico, il manubrio sarebbe rimasto immobile tutto il giorno: todo recto, señora ! Gli unici zigzag sono per evitare i crateri nell’asfalto o i cani che partono all’attacco, la tecnica di chi abbaia più forte oggi ha funzionato: ringhio più forte io !

Santelle e … galline

15 marzo – La Paz
Oggi ci aspetta un’altra lunga tappa per arrivare a La Paz, con un totale di 111 chilometri e circa 700 metri di dislivello in salita. Nelle ultime tre giornate abbiamo percorso un po’ più di 300 km, e i due giorni che prevedevano lunghe discese sono stati con forte vento contrario. Ma alla fine, anche il buon Fantozzi con la sua fedele Pina (per i non italiani, Fantozzi è un celebre attore comico italiano, noto per la sua infinita serie di sfortune e disgrazie, simboleggia la lotta della persona mediocre contro le assurdità della vita) è arrivato a La Paz, la Baja California per noi è finita. Ora ci cercheremo un albergo e martedì prossimo prenderemo un traghetto per raggiungere il Messico continentale. Manuela: questa notte le mie amiche ormai inseparabili Arthrosie e Arthry mi hanno tenuta sveglia, ma vediamo chi è più testarda! Oggi non riuscirete a fermarmi, mi meriterò qualche giorno di riposo in attesa del traghetto e mi consolerò con tanti gelati.
Nel frattempo, dimenticando che la bici pesa quasi quanto lei, spostandola per fare una foto, la stordita si è impressa i pin del pedale sullo stinco, un vero tatuaggio da ciclista ! “Mamma mia, che dolore forte!”

E finalmente a La Paz

Questa mattina uscendo dalla camera, i soldati del genio stavano ascoltando musica facendo colazione. Una canzone iniziava con…
Proscedentes de colombia
Una avioneta llegaba
Una pista clandestina
Que hisieron en las montañas… Colombia? Montañas? Avioneta?
Ritmo latino, canzone su Messico e Colombia. Non potevo fare altro che sceglierla con musica del giorno: El aquila real del Grupo laberinto.

Le tre fotografie seguenti sono state pubblicate sul conto Instagram di Bikerando che ci ha regalato il Biri. Il nostro supporto che consigliamo a tutti. Grazie Roberto Adami!

Il riassunto della nostra Baja California – Considerando la nostra partenza da L.A., i dati tecnici:
  • Chilometri percorsi: 2.000.
  • Metri di dislivello: 17.000.
  • Giorni fino a La Paz 38, di cui 26 in bicicletta.
  • Notti: Albergo 24, Ospiti 6, Campeggio 8. Dormire in albergo in Messico attira molto visti i prezzi. Le nostre artrosi e artrite ringraziano.
  • Qualcuno, voleva contare le santelle e le croci lungo la strada… Ha perso il conto dopo pochi chilometri.

PRO
– Il Messicani, un fantastico popolo. Gentili, cordiali ed altruisti. Speriamo di non dover cambiare idea sulla parte continentale.
– Le immagini da cartolina delle spiagge lungo la strada. La magia della varietà di cactus che crescono nel deserto.
– Gli automobilisti, ma soprattutto i camionisti. Nella Baja ( a nord) direi di essermi sentito in sicurezza al 99% (per i camion al 100%). Nella Baja Sur, la percentuale scende a circa il 60-70%, un po’ troppa gente impaziente.
– Il cibo ! come soddisfare la fame atavica di ogni ciclista anche con un budget limitato.
CONTRO
– L’immondizia sul bordo della strada, arbusti e cactus magnifici ma ricoperti di sacchetti di plastica.
– Un po’ troppo deserto per i miei gusti di italo-canadese abituato a montagne e freddo.
– Troppi cani lasciati liberi che anche se non hanno mai raggiunto i nostri polpacci ci hanno spesso fatto accelerare il nostro ritmo cardiaco.

Suggerirei questo itinerario? Sicuramente sì, ma a chi si sente in forma direi di seguire la Baja Divide, un itinerario off road per uomini e donne veri 😁 e soprattutto bici con bagagli super minimalisti e ruote adatte.

Sempre nel deserto

Dopo le balene ritorniamo nel deserto e dal Pacifico ci ridirigiamo verso il Mar di Cortez.

4-5 marzo – Villa Alberto Andrés Al varado Arámburu e San Ignacio
Per molti semplicemente Vizcaíno.  Potrei descrivere le due giornate dopo Guerrero Negro semplicemente con la definizione geometrica del segmento: “In geometria un segmento è una parte di retta compresa tra due punti, detti estremi”. Nel nostro caso, siamo partiti dal punto A (Guerrero Negro) e siamo arrivati al punto B (Vizcaíno), dopo 75 km praticamente sempre su un rettilineo.

Il villaggio avrà 10 case, il traffico è inesistente, ma il passaggio pedonale c’è

Abbiamo dormito e poi abbiamo ricominciato la mattina successiva praticamente sempre nello stesso modo, arrivando a San Ignacio.

Solo 626 e la Baja è finita

Nella seconda cittadina però l’ambiente era diverso. San Ignacio è in una bella oasi verde (era da tempo che avevamo dimenticato cosa fosse l’erba). C’è un laghetto ed una vecchia missione gesuita, la chiesa è povera, ma i giardini di cactus sono interessanti.

Abbronzatura da ciclista

Arrivati nella piazzetta di fronte alla chiesa, vediamo una bicicletta appoggiata alla vetrina di un caffè e la riconosciamo; è quella di Lee, abbiamo nuovamente raggiunto il nostro amico coreano, che sta montando il suo video di viaggio comodamente seduto in un luogo fresco che offre anche un buona connessione Internet. Scambiamo idee ciclistiche e scopriamo che il suo progetto è di viaggiare per una decina di anni.

La missione gesuita di San Ignacio

Tornati alla Casa del ciclista incontriamo Tom, un giovane americano di 62 anni che sta percorrendo la Baja Divide, il percorso da Nord a Sud che passa nelle montagne, praticamente sempre sulla sterrato. Ascoltiamo con interesse il suo racconto, ripromettendoci di percorrere il suo itinerario nelle prossima vita, per ora i basta ed avanza quello che stiamo facendo.

La Casa del Ciclista di San Ignacio

Arriva anche una giovane coppia russa con la quale conversiamo a lungo facendo tardi per andare “in branda”. I due hanno una mentalità molto diversa da ciò che ci potremmo aspettare leggendo le notizie che i nostri giornali occidentali riportano.
Poco prima di addormentarmi, penso a quanto ci disse un ciclista della Florida: “Che tristezza non poter viaggiare liberamente solo a causa del proprio passaporto”. Questi due russi ne sono l’ennesima conferma.

E a volte ci sono delle belle discese

Oggi pedalando ho riascoltato Another Brick in the Wall, Part II” dei Pink Floyd. Molti riferimenti a ciò che sta succedendo intorno a noi.

6 marzo – Santa Rosalía
Deserto a parte pensavamo che tornati sul mare ci fosse un bel panorama, invece, fatta l’ultima curva prima di entrare in città, cominciamo con mezzo chilometro di discarica puzzolente, poi è la volta di una miniera con relative fabbriche dalle strutture arrugginite che ci accompagnano fino al centro. Facciamo una piccola spesa e poi trovato l’albergo ci piazziamo sul letto a cazzeggiare fino allora delle nanne.

La chiesa di Eiffel

Il nostro amico di ieri, proprietario della casa del ciclista e di mestiere pescatore, ci ha raccontato che i dazi USA sul Messico nel caso del pesce si sono riversati non sui grossisti, ma su coloro che passano la vita in mare per pochi spiccioli. Oggi gli dedico Il pescatore di Fabrizio de Andrè.

7 marzo – Mulegé
Prima di uscire dalla cittadina di Santa Rosalia, ci sono due tappe obbligatorie, una è una piccola chiesa progettata da Gustave Eiffel, carina, ma niente di particolare, la seconda una famosa Panadería.

Panadería El Boleo

La chiesetta è carina, ma niente di più direi che la classica architettura messicana sarebbe pi;u consona al paesaggio. La panadería ha degli ottimi dolci (che naturalmente saranno acquistati per la nostra pausa di metà mattina), ma il pane non ha nulla a che vedere con ciò che mangiavamo a casa(per chi non lo sapesse, noi ci approvvigioniamo nella migliore panetteria artigianale della Vielle Capitale 😇).

L’ultima discesa verso Mulegé

Oggi tappa corta, il solito su e giù qualche bello scorcio, un paio di salite e siamo a Mulegé. All’entrata del nostro albergo osserviamo una fantastica buganville porpora in piena fioritura. Sono le 14 e la giornata è finita.

Hotel Hacienda

E la musica del giorno è dedicata ad un gruppo della mia adolescenza, nonché al mio Alter Ego, Corazon espinado di Santana

8 marzo – Truck stop El Rosarito

Muri di Mulegé
Dove siamo?

Oggi il menù ciclistico prevede una pedalata 140 km per arrivare a Loreto e dormire in un letto oppure 70 km e fermarsi ad un truck stop lungo la strada. Ci sono inoltre 1.000 m di dislivello positivo che metteranno alla prova il nostro allenamento.

Camping al Restaurante Las Palmas, la nostra tendina è in fondo tra palme e cactus

Per chiudere la relazione tecnica della giornata, diciamo che tutto è filato liscio. Le gambe cominciano a girare e le chiappe ad indurirsi. A Pantanina-Manuela bisogna aggiungere il soprannome di Chili impossibile starle dietro in salita.

Verso Loreto

Storielle del giorno. Abitualmente, su Google Maps, noi diamo il nostro giudizio sui luoghi visitati, come ci piace leggere le opinioni di chi è passato prima anche noi facciamo il nostro dovere per la comunità dei viaggiatori dicendo se il posto è buono oppure da evitare. Ieri sera , per la prima volta dopo oltre 300 commenti, scrivo il mio prima di lasciare l’albergo. Questa mattina, la signora della reception mi dice che il proprietario dell’hotel la ha chiamata alle 5 per dire che un cliente si era lamentato della doccia senza soffione. Si è scusata dicendomi che sono i clienti che rubano e che, qualche giorno prima, qualcuno aveva rubato addirittura un porta rotoli della carta igienica. Sorrido dicendole che anche negli alberghi da centinaia di USD c’è chi ruba, non sono solo i messicani.
Verso la fine della nostra tappa siamo in sosta frutta, si avvicina un’auto chiedendoci se tutto va bene. Rispondiamo positivamente e la signora Lizette ci dice che anche loro sono ciclisti, abitano a Ensenada, e sono nel gruppo Warm Showers… Mi viene in mente che in novembre, cercando alloggio in quella città avevo scritto anche a loro. Il nostro mondo ciclistico è piccolo!

Cosa dire del panorama di oggi? Rispondo con una banalità: un’immagine vale mille parole, guardate le prossime foto. Abbiamo pedalato sul più bel tratto percorso sulla Baja fino ad oggi.


Questa mattina ho letto che il Pentagono USA ha eliminato dai siti Internet militari migliaia di fotografie con donne, afroamericani e, ciliegina sulla torta, anche la fotografia del bombardiere che sganciò la bomba su Hiroshima, perché il nome del bombardiere era Enola Gay (Per chi non lo sapesse la signora Enola era la mamma del pilota)! Bisogna oscurare ogni libertà raggiunta. Quindi la canzone del giorno è Enola Gay dei Orchestral Manoeuvres in the Dark. Viva Orwel, viva l’inquisizione, viva il ritorno al Medioevo.

9 marzo – Loreto
Il ristorante Las Palmas, dove abbiamo campeggiato ieri è stata un’ottima scelta. Situati in un’oasi nel nulla, abbiamo cenato con uova e wurstel, bevuto un caffè ed una birra, usufruito del loro Internet, il tutto per una cifra irrisoria.

Un bel posto, meglio di qualsiasi hotel. L’unico neo è che la famiglia accanto possiede un gallo che ha cominciato a cantare alle 5:30. Fu***.

Sulla strada niente di difficile, siamo a Loreto, sul mare, e domani giornata di riposo. Ancora 350 km e saremo a La Paz da dove si dovrà decidere cosa fare per le prossime 2-3 settimane prima di trasferirci in…

Per arrivare in Baya California Sur…

Da San Felipe continuiamo verso Sud e raggiungiamo Guerrero Negro dopo lunghe tappe di oltre 100 km.

Ci concediamo un giorno di pausa a San Felipe. Questa città turistica offre una breve passeggiata lungomare con negozietti di souvenirs e ristoranti con vista sul faro storico e lungo la baia una lunghissima striscia di sabbia dorata che attira gli amanti della vita da spiaggia.

L’immagine di copertina è dedicata a Bikerando, l’azienda italiana che produce il Biri, il nostro fantastico supporto da bici.
Ciclisti viaggiatori, fateci un pensierino!

26 febbraio – Puertecitos
Partiamo molto presto da San Felipe per “cuocerci al sole” un po’ meno che nei giorni scorsi. Appena fuori città, siamo abbordati da una coppia in bicicletta, Martha e Hector di Mexicali che ci danno informazioni dettagliate sul percorso fino a La Paz. Prendiamo nota e ricominciamo la nostra discesa a Sud.
Lungo la strada iniziano a spuntare enormi cactus, i Cardon o cactus elefante, eccoci all’inizio della Valle de Los Gigantes. A Delicia, un piccolo borgo di un centinaio di persone, ci beviamo una bibita chiacchiarando con la signora del mini market per capire come si vive in un posto così isolato: “….tutti pescatori, ma abbiamo anche la scuola…”. Traffico inesistente, solo qualche camion e alcuni camper con targhe straniere che principalmente vanno verso nord. Arriviamo a Puertecitos nel primo pomeriggio. Il villaggio è strano, un centinaio di costruzioni in tutto, incrociamo qualche gringo sulla porta della sua villetta,le altre case sono fatiscenti e niente più. La baia però è molto carina e noi dormiamo in mezzo al paesino in un campeggio sulla spiaggia , con tanto di tettoia privata, elettricità e ristorante. Ci dicono sicurissimo c’é un cancello con guardia all’inizio e alla fine del paese, chiuso alle 10 di sera, aperto alle 7 del mattino.
Musica del giorno: Pedalando in questo deserto, tra le decine di brani che ascolto passa “Where the streets have no name” degli U2. Grande gruppo, grande canzone.

In uscita da San Felipe

Manuela: Martha e Hector ci hanno dato indirizzi preziosi, devo cancellare dalla mia testa le parole che continuavano a ripetere “thought, very hard,very steep”, meglio concentrarsi sul panorama e sui maestosi cactus centenari che decorano il bordo strada e ti fanno sentire piccolo piccolo.

La costa del Mar de Cortez

27 febbraio – Rancho Grande (Isla Luis Gonzaga)
E siamo ai 1.000km fatti!
La bellezza del cicloturismo nel deserto: quando parti alle 7 del mattino fa freddo (oggi attorno ai 10℃), dalle 10 di mattina al tramonto si crepa di caldo.

In uscita da Puertecitos

Lungo la MEX 5, a distanze di chilometri una dall’altra, stradine sterrate, spesso chiuse da cancelli, conducono al mare, e in lontananza, vicino alla spiaggia, si intravede una fila di case. Sono terreni acquistati principalmente da americani che vi costruiscono seconde case in mezzo al nulla. La strada di oggi è abbastanza pianeggiante, probabilmente la meno impegnativa da quando siamo ripartiti da Tijuana.

Verso Rancho Grande

Arriviamo a Rancho Grande, una stazione di servizio con 3-4 costruzioni e un minimarket che funge da reception per il campeggio. Dopo circa un chilometro e mezzo lungo una pista per aerei in terra battuta, raggiungiamo il posto che ci è stato assegnato, situato in riva al mare. Occuperemo una palapas, perfetta per ripararci dal forte vento. Sul retro un bidone con dell’acqua per lavarci ed in lontananza un bagno chimico. I nostri vicini sono canadesi e viaggiano su un bel truck-camper. Il loro spirito compassionevole li spinge ad offrirci una bottiglietta di acqua fresca alla mia astemia consorte ed una fantastica birra gelata al sottoscritto.

Il nostro posto tenda sul mare, in una palapas.


A nanna alle 19:30. Si, avete letto bene, vogliamo svegliarci alle 5 ed essere in strada per le 6:30 per pedalare qualche ora al fresco.
Musica del giorno: Dedicata ai giramondo, Vagabon di Misterwives.

Manuela: Il contrasto dei colori di questa regione mi affascina: terra rosso mattone, sabbia dorata, qualche arbusto beige, rocce nere, mare e cielo azzurro intenso. Ancora tanti sali e scendi, ma oggi Eolo è gentile con noi e ci toglie qualche chilo dalla bici

28 febbraio – Punta Prieta
Il profilo altimetrico della giornata odierna sembra semplice: sali per quaranta chilometri, segui il falsopiano per una ventina, scendi per altri sessanta in leggera pendenza. Le salite saranno reali, le discese un po’ meno. Il tutto è condito con una temperatura di 32 ℃ ed un vento perennemente contrario che secca la gola.

Alba a Rancho Grande


Il panorama di oggi è per me piuttosto monotono, l’unica nota degna di nota è una scenetta al ristorante sull’incrocio tra MEX 1 e MEX 5. Arriva un enorme camper overlander, sulle fiancate i nomi di alcuni sponsor ed il faccione di un uomo barbuto. Scende un over 50 brizzolato e… barbuto, entra e chiede il menu al banco. Lo segue una giovanissima donna, si scambiano due parole, entrambi usufruiscono del bagno, leggono e rileggono il menu per una decina di minuti e se ne vanno senza ordinare nulla. Prima di partire abbandonano due grossi sacchi di immondizia. Il nostro commento, espresso con il gergo appreso dalla mia Princess: “Il pète plus haut que son cul!” (espressione francese popolare per descrivere una persona dall’ego smisurato e spesso arrogante).
Arrancando controvento raggiungiamo l’Hotel y Restaurante Melany, un truck stop aperto 24 ore. Prendiamo una delle quattro stanze, cena al ristorante e nanne subito dopo in previsione dei tanti chilometri di domani.
Musica del giorno: Oggi ho ascoltato un album di Cœur de pirate e Undone mi ha ricordato il viaggio familiare in Alaska di 10 anni fa: 16.000 km che non dimenticheremo mai.

Manuela: Eolo oggi ha ripreso ciò che ci ha regalato ieri, vento contro tutto il giorno, come trasformare una tappa con leggere discese in una salita continua di 120km! Sguardo fisso sul grafico delle pendenze sognando la fine, mentre Francesco si lamenta più delle sue piaghe sul fondo schiena che della fatica. Attraversiamo la Valle dei Cirios, mi consolo osservando questi strani alberi altissimi simili a una candela, con un tronco coperto da rami spinosi.

Ciclista nel deserto

1 marzo – Guerrero Negro
Hector ci disse: “Vedrete, sarà una tappa facile”. In effetti lo sarebbe, ma ci sono i 120 km di ieri nelle gambe, soprattutto nelle chiappe, ed un bel pezzo di strada “grattata” in previsione delle futura asfaltatura. Arriviamo a Jesus Maria per uno spuntino e pedaliamo gli ultimi 40 km con un vento quasi perfetto che ci fa andare ad una buona andatura.
Nella seconda parte della giornata eravamo persi nel nulla; la striscia di asfalto ed intorno a noi solo deserto, piatto, arido, desolato, inabitato, non si vedevano nemmeno le montagne in lontananza. La desolazione assoluta.

Parallelo 28 e lo scheletro di una balena

Musica del giorno: Mentre pedalavamo da una delle mie playlist ho ascoltato Wheels on dust di Charlie Jefferson, un titolo che si addice perfettamente all’ambiente.

Manuela: come vincere la noia di giornate come questa? spegnere il cervello, inserire il pilota automatico, chiedersi perchè si ha scelto questo sport e rimandare a domani la risposta dopo una bella doccia e un’ abbondante mangiata.

2-3 marzo – Guerrero Negro
Ma chi ha detto che le giornate di riposo devono essere limitate a 24 ore? Arrivando in paese decidiamo che un giorno sarà dedicato all’osservazione delle balene ed un altro al dolce fare niente.

Facendo la spesa in un minimarket, la cassiera chiede ad alta voce se c’è qualcuno che parla inglese, vediamo un ragazzo asiatico che, con il cellulare mostra un’immagine, sta cercando del gas per il fornelletto.
Ho un flash!
Tre settimane fa il nostro amico Edward di Ensenada, mi scrive chiedendo se può regalare ad un ciclista coreano una delle due cartucce di gas che avevo lasciato a casa sua. Oggi, più di venti giorni dopo, lo abbiamo incontrato per caso! Questa è una delle cose che ci fa amare il nostro modo di viaggiare: gli incontri con le persone. La cosa più bella, come dicono molti, è il viaggio, non la meta.

Lee Haedong in viaggio dall’Alaska alla Tierra del Fuego

Il giorno dell’uscita nella laguna per osservare le balene grigie, il vento forte ci rovina in parte la giornata, lo spettacolo però è indimenticabile.
Si parte dalla cittadina e si attraversano delle immense saline fino ad un microscopico pontile dal quale ci si imbarca. La nostra guida ci spiega che la salina è nata negli anni ’50, occupa 1.500 persone ed è considerata la più grande salina del mondo estendendosi su 33.000 Ha e producendo circa 7 milioni di tonnellate di sale all’anno.
Dopo una breve navigazione si cominciano a cercare gli sbuffi delle balene ed in effetti sono molte, mai vista una simile densità di questi cetacei come in questo posto. Una delle balene passa addirittura sotto la nostra barca. Peccato che il vento le innervosisca, perché spesso la loro curiosità le fa uscire dall’acqua per farsi accarezzare.


La nostra giornata “acquatica” si conclude con un passaggio in una delle tante taquerie che si trovano sulla strada per assaggiare un taco al pastor (carne di maiale cotta come il kebab libanese).

Manuela: la laguna Ojo de Liebre è un posto magico dove le balene grigie vengono ad accoppiarsi e a partorire per 3 mesi all’anno prima di ritornare nelle acque fredde dell’Artico. Su una piccola barca 8 persone sono state sballottate sulle onde in mezzo a decine di questi enormi mammiferi; per fortuna non abbiamo fatto la fine di Pinocchio, è stata un’emozione unica.

Dove eravamo rimasti?

Ricominciamo a pedalare. Abbandonati i -30 C di Québec, arriviamo ai +30 della Baja California.

Rientrati a casa in Québec a metà dicembre, abbiamo iniziato subito il nostro programma di ristrutturazione fisica: un’ ora di spinning a buon ritmo seguita da una seduta con pesi per cinque giorni alla settimana, senza contare il tempo speso a spalare la neve, scesa in abbondanza. E per il benessere mentale, ci siamo goduti la compagnia della famiglia e di cari amici. Dopo 46 giorni di allenamento, più di 200 km di camminate in città (la figlia si è tenuta la nostra auto), spesso con temperature inferiori ai -30° C, ci sentiamo finalmente pronti a riprendere la strada. Non siamo ancora al top della forma, ma più preparati rispetto alla precedente partenza. La lezione da trarre: l’entusiasmo non sempre può compensare la mancanza di preparazione. Il commento di Manuela: “Forse a 20 anni, ma a più di 60 non c’ è storia!”

In queste lunghe giornate invernali, ho anche trascorso molto tempo a leggere e in un’intervista ad un alpinista famoso, mi sono trovato in sintonia con un passaggio interessante : “Il concetto della rinuncia non va abbinato al concetto di fallimento – spiega Simone Moro – perché per un alpinista il fallimento può toglierti la vita: ecco allora come ho capito che devi saperti fermare al momento giusto, perché in realtà la rinuncia è solo la posticipazione del successo. Dobbiamo imparare a concederci dei tentativi per i nostri obiettivi, riuscendo ad accettare questi fallimenti come un passaggio necessario nel riuscire ad alzare sempre più l’asticella.” (Fonte: Incontri di pensiero 2016, Brescia, Italia).

Detto questo, più motivati che mai, il 19 febbraio arriviamo a San Diego, il pomeriggio stesso recuperiamo le nostre amate biciclette ed il 20 mattina siamo nuovamente alla frontiera USA-Messico per ritornare sulla BAJA CALIFORNIA.
Il nostro motto, d’ora in poi dovrà essere una citazione attribuita al Mahatma Gandhi: “La forza non deriva dalla capacità fisica. Deriva da una volontà indomabile.“.

Canzone del giorno: Leaving on a Jet Plane di John Denver. Lui lascia la sua bella, io ho lasciato la mia Princess.
Per questo viaggio ho deciso di creare un lista di brani ispirati dai fatti della giornata che aggiornerò man mano. Chi volesse ascoltarla, si trova su Spotify a questo indirizzo: Spotify – Pedaleando América Latina

Per chi non dovesse credere che in Canada c’è tanta neve

20 febbraio – Prima tappa: Rosarito
Pensavamo che passando da Tijuana, il ritorno a Ensenada fosse più facile, ma forse sarebbe stato meglio rifare la strada dalla città di Tecate. Avendo già il visto, l’attraversamento della frontiera è stato rapido, trovare la giusta via nel caos di questa città frontaliera, un po’ meno.

La frontiera tra Chula Vista e Tijuana

Finalmente sulla MEX 1, purtroppo molto trafficata e con pendenze “importanti” arriviamo velocemente a Rosarito da Ix Chel che ci offre il suo giardino per montare la tenda nonostante la sua assenza.
Si ritorna sulla strada, la canzone del giorno non può essere che Roadhouse Blues di The Doors.

Manuela: Il caos di Tijuana mi preoccupava un po’, ma la mattina presto le strade erano semideserte, i festaioli erano ancora a dormire. L’ansia è stata affrontare certe salite a picco per uscire dalla città, che fatica!

Non pensavamo di dover filtrare l’acqua anche in città, grazie a Cnoc Outdoor per averci regalato le sacche.

21 febbraio – Ensenada
Un po’ di salite, ma anche la seconda giornata è finita. Duro ricominciare con questi carichi, ma come dice il proverbio: Hai voluto la bicicletta? Pedala. In ogni caso il panorama sul Pacifico tra La Mision e El Sauzal era veramente da cartolina.


Arrivati dal nostro amico Edward, l’accoglienza è stata come sempre eccellente. Non dormiremo da lui, ma in un’altra sua casa che è in attesa di ristrutturazione. Prima di uscire tutti e tre al ristorante, visitiamo il cantiere della clinica che sta costruendo per le tre figlie: una dietologa, una parodontista e una cuoca-amministratrice. Poi a nanna con le galline…nel senso letterale della parola (vedi immagine seguente).
La musica del giorno l’ho aggiunta solo perchè mi piaceva: First Aid Kit – When I grow up

Che si capiscano?

22 febbraio – Ojos Negros
L’obiettivo dei prossimi giorni è quello di attraversare le montagne per andare dal Pacifico al Golfo di California. Uscire da Ensenada con il traffico mattutino non è piacevole, in più oggi prevediamo una tappa di soli 40 km, ma con oltre 1.000 metri di dislivello e, tanto per essere monotoni, anche le bici pesano più di 40 kg…
Tre lunghe salite e finalmente qualche chilometro in discesa alla fine della giornata. Poco primo del bivio per il paese, dobbiamo superare un posto di blocco dell’esercito che ferma ogni auto. Sulla strada avremo incrociato una cinquantina di veicoli militari con soldati seduti nel cassone o in piedi impugnando un mitragliatore. La loro presenza deve inquietare o rassicurare? Parlando con molti messicani sembra che oramai l’esercito faccia parte del panorama, prendiamola anche noi filosoficamente.
Musica del giorno? Troppo impegnato a spingere sui pedali, niente musica oggi.

Manuela: lungo la strada a decorare questo paesaggio arido e brullo, una serie di santelle, poi varie croci di chi non ha avuto fortuna passando da qui. In cima ad una estenuante salita, una Madonna su un enorme roccia, sarà una visione dovuta alla fatica o solo un disegno?

Le montagne desertiche dietro Ensenada

23 febbraio – Lazaro Cardénas
Per evitare un po’ di caldo, ci si sveglia molto presto. Si passa dai 5 gradi alle 7 di mattina ai 30 di mezzogiorno e la notte in camera dormiamo ben coperti.


A metà della tappa di oggi, vorremmo fermarci per una pausa di ristoro nel paesino di Heroes de la Independencia. Siamo fermi in una piazzola con il cellulare in mano ed un pickup si ferma accanto a noi: “Tutto bene?” Alla guida un giovane di una trentina d’anni, gli rispondiamo affermativamente e gli diciamo che stavamo cercando dove andare a prendere una bibita fresca e lui ci regala una bottiglia di Gatorade augurandoci Suerte! E riparte.
Ricordo che Suzie (ciao Suzie spero che tu ci legga) un’inglese incrociata più di tre anni fa sulla Pacific Coast disse non si sarebbe mai immaginata la gentilezza dei messicani, oggi ne abbiamo avuto l’ennesima conferma.
Per la musica del giorno direi che si addice egregiamente il Main Title Theme del film Pat Garret and Billy the Kid di Bob Dylan.

24 febbraio – San Felipe
Nonostante oggi ci siano circa 120 km, la tappa non sarà delle più faticose. Si parte con una decina di chilometri in salita, poi venti in discesa, un’altra decina in leggera salita e trenta altri in discesa. Una pacchia? Ogni tanto ci vuole.

Sosta lungo la strada per passare ad una tenuta più leggera per la temperatura.

Quando arriviamo all’incrocio con la strada costiera lungo il Golfo di California, nuovo posto di blocco militare, si gira verso sud per altri 30 km, siamo sul mare, domani giornata di riposo.


Tra i pezzi che ho ascoltato in questi 120 km di deserto mi è piaciuto Oats in the Water di Ben Howard.
Questi primi 400 km sono stati un po’ faticosi, ma la forma sta ricominciando a tornare. Vorrei ringraziare Suzie e Edwin di Londra che ci hanno fornito le tracce GPS del loro viaggio dall’Artico all’Antartico, che ci hanno risparmiato molto tempo in pianificazione. Grazie S&E.
Manuela: Che caldo soffocante! Discesa, evviva la discesa, anche se si deve ancora pedalare a causa del forte vento contrario. Come divorare a cena un intero pollo arrosto senza nessuna fatica!

Houston we have had a problem

Dopo un bell’inizio messicano lungo la “Ruta del vino”, la giornata di riposo a Ensenada, mi fa riflettere sulle mie condizioni fisiche. Mettiamo le bici in un deposito e rientriamo temporaneamente a casa per sistemare la carrozzeria, non quella della bici, ma la mia.

3 dicembre – Guadalupe
Dopo una notte, letteralmente accampati in casa della nostra ospite, inizia la nostra prima giornata messicana. Oggi sono previste un paio di salite, ma niente di faticoso come ieri, e per finire una lunga discesa verso Guadalupe. Poco prima della cittadina passiamo sotto un grande cartello che annuncia l’ingresso alla “Ruta del vino”, sulle colline vasti vigneti e alcune cantine con nomi italianeggianti: “Cetto”, “Trentino”, ecc.
Arriviamo in un campeggio, bagni puliti e doccia calda. Questa sera il nostro vicino è un ciclista tedesco , arrivato da Tijuana e diretto a Città del Messico, poche parole è un tipo solitario.
Canzone del giorno: Olalla di Blanco White, ascoltandola durante la discesa verso il campeggio ho pensato che si adattasse molto bene all’ambiente circostante.

Manuela: Partiamo da Tecate e la prima missione del giorno è quella di cercare una carta telefonica, dopo 2 tentativi è cosa fatta. Ormai l’uso del cellulare è indispensabile:  sicurezza, contatti con altri ciclisti-viaggiatori, cercare dove dormire, etc. Pedaliamo tra colline coltivate a vigneti e oliveti, cantine modernissime in un paesaggio inaspettato. Che freddo appena cala il sole! Inaspettato anche questo.

Camping Rancho Sordo Muto

4 dicembre – Ensenada
Notte freschina. Appena arriva il sole la temperatura si alza velocemente, anche se l’essere in maniche corte non è sempre piacevolissimo.

Uscendo dalla Ruta del vino

Ancora vigneti quasi fino all’oceano, poi un immenso deposito di container di cui una buona parte portano la scritta MSC, l’aziendina di trasporti marittimi dell’italiano Aponte.
Si segue la costa e si comincia a pedalare in direzione di Ensenada. In periferia della città troviamo la classica scritta multicolore che abbiamo già visto nelle fotografie di altri cicloviaggiatori.

Ensenada

Decidiamo di fermarci qui a pranzare, seduti su una panchina. Di fronte a noi l’Oceano Pacifico, le cui onde si “frangono” sulla costa… sarebbe tutto molto poetico, se non fosse che dietro di noi c’è una lunghissima fila di camion diretti alle gru del porto per ripartire con i loro container di merce appena sbarcata. Non si può avere tutto dalla vita.

Ci dirigiamo verso l’indirizzo dell’officina di Edward il nostro ospite trovato grazie alla rete WhatsApp di cicloviaggiatori messicani. Un gruppo fantastico di persone che condividono la nostra passione e aiutano chi sta pedalando nel paese. Appena chiesto se qualcuno fosse disponibile ad ospitarci nella città, abbiamo ricevuto la risposta del nostro anfitrione. Ciclista, mio coetaneo, Edward è un laureato in biologia, ma ha scelto di fare il gommista per riuscire a pagare l’università alle tre figlie. Vive dietro la sua officina ed è una delle persone più generose che abbiamo mai incontrato nei nostri viaggi.
Ci lascia a disposizione la sua casa, mentre lui continua con il lavoro, la sera noi saremo di servizio in cucina per fargli gustare qualcosa di italiano. Durante la cena ci scambieremo opinioni sui suoi vicini del Nord (parte della sua famiglia vive negli USA), sul modo di concepire i valori familiari e su tante altre banalità della vita di tutti i giorni. Grazie Edward per l’ospitalità, e grazie a tutti i messicani della “RACmx GENERAL”, appena fatta la mia richiesta per Ensenada, ho già ricevuto anche un invito da un altro ciclista di una città più a Sud, vitto e alloggio garantiti.

Canzone del giorno: Immigrant Song dei Led Zeppelin è la canzone che uso come suoneria abbinata al contatto telefonico della mia Princess. Sono solo un decina di giorni che siamo partiti, ma mi manca già tanto. Non sarà facile potersi incontrare, lei ha i suoi impegni di studio e lavoro e non sa quando potrà raggiungerci.

Manuela: La generosità e l’accoglienza di certe persone mi stupisce in ogni viaggio. Grazie Edward per averci aperto le porte della tua casa, per aver arricchito la nostra cultura parlandoci del tuo paese. Ti auguriamo lunghe pedalate e di poter trascorrere tanto tempo in compagnia della tua bellissima famiglia.

6 dicembre – Houston we have had a problem
Non so se tutti quelli che ci leggono conoscono la vicenda di Gianmarco Tamberi, altista medaglia d’oro uscente e grande favorito alle olimpiadi di Parigi. L’atleta italiano, preparatosi a lungo per quella competizione, arrivò nella capitale francese e si ammalò buttando via anni di allenamento. Non mi voglio paragonare ad un campione del mondo, forse voglio solo darmi una scusa, ma oggi saremmo dovuti ripartire e non è andata così. Dovevamo iniziare ad affrontare un lungo tratto difficile nel deserto, dove il corpo e la testa devono funzionare perfettamente. Dopo alcune notti insonni, fisicamente doloranti e pensierose, non me la sono sentita.

Questa rinuncia non la ritengo una sconfitta (Simone Moro).

La decisione è stata dura, erano mesi che ci preparavamo, ma oggi ho detto al nostro amico Edward che saremmo rientrati. Senza pensarci due volte, lui ha chiuso l’officina e si è offerto di portarci in auto al confine di Tijuana da cui siamo rientrati in USA. Grazie  ancora Edward per l’ospitalità e per il servizio taxi.
Che coloro che parlano male dei messicani dicendo che sfruttano la benevolenza dei loro vicini a Nord, riflettano ed imparino il significato di altruismo.

Edward, il nostro amico messicano

Dopo un’ora di autostrada siamo al confine e salutiamo Edward. Ci mettiamo in coda dietro la lunga fila di chi attraversa a piedi. Ci vorranno due ore, gente che si saluta, venditori ambulanti, mendicanti e, sicuramente, affaristi senza scrupoli; riflettendo alla situazione, mi sembra di fare parte dei servi della gleba che andavano al castello del feudatario per servirlo (e lo dico con un gran rispetto dei messicani con cui ho passato bellissime giornate).

Oggi la canzone del giorno è una scelta facile: Welcome to Tijuana di Manu Chao.

Lo storage in cui abbiamo parcheggiato le nostre bici. See you soon

Manuela: Un lungo viaggio in bici è un’avventura che ti fa scoprire i tuoi limiti. Non siamo persone che amano prendere rischi inutili, quindi anche se questo era un progetto che organizzavamo da tanto, non tutti gli astri erano allineati.
Da ex-alpinista, preferisco dire che non sempre quando si parte per un 8.000 si arriva in vetta. A volte al campo base, il destino ci manda un segnale che fa capire che è meglio ritornare a casa e riprovarci. A casa faremo una revisione completa della “carrozzeria” e non mi riferisco a quella della bici, ma a quella fisica di Francesco ultimamente trascurata per motivi vari. Per motivi famigliari, negli ultimi mesi non ci eravamo allenati come avremmo dovuto. L’abbiamo pagata… ci è mancato fiato, testa e grinta. Quindi, amici, ricordate: tra un impegno e l’altro, trovate sempre il tempo per pedalare !

Comunque, la storia non finisce qui. Un paio di mesi a casa per rimettersi in forma e si riparte, le nostre bici ci aspettano in California.

¡Bienvenidos a México!

Gli ultimi giorni sulla costa USA e l’arrivo a Tecate; un piccolo incidente che ritarda di un giorno il passaggio della frontiera, ma che ci fa gustare un ottimo Riesling di Dulzura

26 novembre – Los Angeles
Dove eravamo rimasti? In attesa di un volo per Los Angeles, punto di inizio del nostro viaggio. Come è andata? Tutto è filato liscio, l’unico neo la lunga attesa per la navetta dell’hotel.

Manuela: viaggiare con delle biciclette come bagaglio  è sempre stressante e quando all’arrivo vedi i tuoi scatoloni spuntare sul nastro bagagli ti sembra di aver vinto al lotto.

27 novembre – Long Beach
Sveglia all’alba per preparare tutto ed usciti dalla camera alle 11, giusto all’ora limite per il checkout.

La nostra camera durante la fase di assemblaggio bici

La giornata di oggi non sarà un granché, dobbiamo attraversare LA che ha un’area metropolitana con una superficie simile alla Lombardia, sul nostro percorso non ci saranno scorci stile lago di Como o vigneti franciacortini, qui passiamo vicini ad una raffineria Chevron e ad un pedone mezzo suonato che attraversando la strada sembra voglia sparare alle auto ferme al semaforo, nelle sue mani una pistola, vera o falsa non lo capiamo, ma aumentiamo l’andatura per precauzione.

Pausa pranzo da Costco

Perché abbiamo pubblicato questa fotografia?
Per chi non lo conoscesse, Costco è un supermercato americano che offre prodotti a prezzi concorrenziali. Nel 1985 uno dei cofondatori, nonché CEO introdusse l’hot dog a 1,50$, sono passati 39 anni ed ancora oggi lo si può acquistare, di buona qualità e con bevanda inclusa allo stesso identico prezzo. Si narra che il CEO minacciò di morte il suo successore se avesse osato aumentarlo.
Durante il nostro itinerario verso Long Beach siamo passati davanti ad un supermercato Costco verso l’ora di pranzo e la tentazione è stata forte. Oltre all’ hotdog, abbiamo acquistato, al folle prezzo di 1,99$ anche un trancio di pizza che sarà il nostro pranzo “da strada” per domani.

Essendo patito di musica, viaggio con un mini speaker sul manubrio e spesso le note mi accompagnano durante le lunghissime pedalate. Per questo viaggio ho deciso di creare un lista di brani ispirati dai fatti della giornata e che verrà aggiornata man mano. Chi volesse ascoltare, può trovare la lista su Spotify a questo indirizzo: Spotify – Pedaleando América Latina

La canzone di oggi non potevo che dedicarla al mio Alter ego che mi accompagna durante questo viaggio. Il brano è Con te partirò di Andrea Bocelli.

Manuela: Montaggio e assetto delle biciclette come nei team trucks del Giro d’Italia. In circa 4 ore abbiamo rimontato i nostri mezzi di locomozione, organizzato e caricato i bagagli. Troppo pesanti ! nei prossimi giorni in  modo maniacale dovrò trovare il modo di rosicchiare del peso. Nei 40 km di strada fatti attraversando Los Angeles abbiamo avuto uno scorcio dell’America in accelerato: bel quartiere residenziale con centro commerciale alla moda, quartiere popolare con vari fast food, quartiere povero con mucchi di sporco, barboni accampati in tende e roulotte, zona industriale con raffineria immensa e per finire il pazzo con la pistola. Welcome in LA!

28 novembre – Dana Point
Finalmente il nostro itinerario si avvicina alla spiaggia già costeggiata due anni fa quando percorremmo la Pacific Coast da Seattle.

Strani tacchini nel giorno del Thanksgiving

Dopo una trentina di chilometri piacevolmente piatti la seconda parte della giornata sarà con dei continui su e giù sulla US-1,  spiagge con surfer a destra e belle ville a sinistra, un paio di Ferrari che ci superano con grandi accelerate e piano piano arriviamo a destinazione.

Cicliste sulla Pacific Coast

Alla reception del campeggio dello State park ci dicono che non ci sono posti liberi, ma impietosendo l’impiegato ci propone di entrare e di chiedere ai campground hosts che forse ci sistemeranno.  Nessuno dei responsabili è presente in questo giorno di festa, ma una signora ci propone di sistemarci sul suo sito. Il problema di dove dormire è risolto.
La signora è gentilissima, ex militare di servizio in Germania durante Deserto Storm, poi casalinga, mamma di sei figli, è malata, non ha un’assicurazione medica e vive in tenda perché è ciò che può permettersi pagando le cure. Oggi festeggia il Thanksgiving in campeggio da sola. Ciò che ci racconta è molto triste, ma sembra una della mille storie viste nei film di Hollywood. Le proponiamo di pagarle una parte della tariffa giornaliera e, sentendo che le piace il vino, le propongo di acquistare una bottiglia. Al ritorno dal liquor store  le mostro la bottiglia che appoggio sul tavolo, pensando che la berremo in compagnia. Ebbene no! Quando la tipa finisce di lavare le sue stoviglie, si prende il vino e se lo porta in tenda.
Canzoni del giorno: The Doors – People are strange.

Manuela: pensavo di aver dimenticato questo pezzo di strada ed invece pedalando i ricordi affiorano, l’unica differenza è che oggi non fa caldo ed è Thanksgiving. C’è in giro un sacco di gente ed i tacchini si mescolano a surfisti muscolosi che si dirigono in spiaggia. Chi cavalca le onde e chi cavalca la bici…e chi si ritrova da solo, ammalato, senza soldi, ma che ha la gentilezza di condividere la sua piazzola con degli sconosciuti….bevendosi da solo un buon pinot grigio!

29 novembre – Encinitas
In questa stagione fa buio molto presto e noi siamo obbligati a seguire il ritmo della luce. Andiamo a dormire prima delle galline ed io mi sveglio quindi prestissimo.
Fuori è freschino, 10 gradi, con calma preparo la bici, faccio colazione e poi chiamo madame che non so come riesce ancora a dormire.

Deviazione sulla IS5

Oggi la tappa prevede i trenta famigerati chilometri sulla Interstate 5, un’autostrada a quattro corsie trafficatissima. Come stranieri non possiamo attraversare la base dei Marines di Camp Pendleton e questa è l’unica strada fattibile. La shoulder è larghissima e possiamo pedalare in sicurezza. In una rest area siamo interrogati da un simpatico signore di origine salvadoregna che vuole sapere tutto del viaggio. Vuole filmarci, commentando in spagnolo, per mandare il video alla famiglia. Ci dice che potremo attraversare il suo paese in sicurezza. Piantiamo la nostra tenda nel medesimo sito  dedicato agli Hikers & Bikers in cui sostammo due anni fa.

Manuela: Occhi a terra per schivare i vari detriti  sparsi nella corsia di emergenza del pezzo di autostrada che siamo obbligati a fare. Preferirei tenere lo sguardo verso destra dove il colore blu dell’ oceano si incontra con il bianco della sabbia. La nostra piazzola in campeggio è vicino alla spiaggia esattamente di piedi della famosa statua del Magic Carpet Ride, ma i surfisti incrociati oggi sulla strada erano molto più carini 😉.

30 novembre – San Diego
Canzone del giorno: Beach Boys – Surfin’ USA.
Bellissimo sorgere del sole, raccatto le mie cose dalla tenda, inizio a preparare le borse e la colazione e vedo un surfista che si dirige verso la spiaggia, non sono nemmeno le sette, ci sono forse 10 gradi, ma sono pazzi ‘sti qua? Poi qualcuno mi farà notare che quaranta anni fa c’erano altri pazzi che partivano alle 4 di mattina per andare a fare sci-alpinismo… Oups…

Surfisti in attesa della prima onda del giorno – ore 6:45

Lungo le spiagge ci sono decine di auto parcheggiate di gente che sta andando verso l’oceano con la propria tavola o sta già rientrando.

Dopo Encinitas le ultime belle spiagge della California
E finalmente uno lo cucchiamo in azione

Finite le spiagge, un po’ di salita per arrivare a San Diego dove costeggiamo il porto fino a Chula Vista, la bike lane passa proprio vicino all’aeroporto. Per finire la giornata una ventina di km in salita sulle colline dietro la città verso la US -94 che ci porterà all’albergo dell’ultima notte in USA.

Manuela: Persone di ogni età, che già al mattino presto sono a bordo strada, pronte a infilarsi la muta e tuffarsi in acqua in attesa dell’onda perfetta. Come in Italia, dove i genitori ti spingono a calciare un pallone non appena inizi a camminare, in Canada ti mettono i pattini ai piedi, e in California ti fanno salire su una tavola da surf. Domani ci aspetta una lunghissima salita per attraversare le colline che ci condurranno in Messico. Le bici sono stracariche: altro che alleggerirle, noi continuiamo ad aggiungere peso, per fortuna non abbiamo una bilancia, in certi casi meglio vivere nell’ignoranza.

All’inizio della pista dell’aeroporto di San Diego

1 dicembre – San Diego
Dopo una riposante notte in un bell’albergo sulle colline di San Diego, siamo pronti per affrontare le cinque salite previste di cui due impegnative. Alla fine della terza, mi ritrovo con la ruota posteriore a terra. Gli imperforabili Schwalbe hanno già fatto cilecca? Comincio a tribolare per smontare la ruota posteriore che con lo speedhub non è un’operazione delle più semplici poichè è la prima volta che mi succede e sono incavolato. Durante il rimontaggio sbagliamo qualche cosa e ripartendo non posso utilizzare tutte le velocità. La decisione è di ritornare a San Diego e risolvere il problema non a bordo strada.
Dopo pochi chilometri, vedo un signore vicino al suo pickup nel cortile di una cantina, mi fermo e chiedo se potrebbe portarci in città, siamo disposti a pagargli il disturbo.
Il tipo è il proprietario di un’azienda vitivinicola di 32 Ha e si offre di farci da tassista fino all’albergo che abbiamo prenotato, ma non finisce qui. Durante l’attesa, la responsabile dell’accoglienza, ci offre un eccellente Riesling da loro prodotto. Durante il ritorno a valle si parla di vino e di vigne e così, la giornata che era cominciata male, finisce con una bella chiacchierata con delle gentilissime persone.
Grazie ai proprietari di Valentina VIneyards, chi passera da qui si fermi a bere il loro Riesling è ottimo!
La canzone del giorno non poteva che essere: Barbera e Champagne di Giorgio Gaber

Manuela: Bastano pochi chilometri nell’entroterra per ritrovarsi in un paesaggio selvaggio e arido, dove si alternano zone coltivate e aree ricoperte da bassi cespugli. Tra queste cime rocciose sale la strada tortuosa e ripida. Tutto procede senza intoppi fino a quando sento una serie di insulti alle mie spalle. Torniamo in città per sistemare ciò che non siamo riusciti a fare correttamente sul ciglio della strada. Non si trattava nemmeno di una foratura (le Schwalbe non ci hanno tradito) ma solo di una valvola difettosa della camera d’aria. Punti positivi: abbiamo imparato a smontare e rimontare una ruota con lo speedhub. Francesco ha anche bevuto un bicchiere di eccellente vino bianco. Punti negativi: domani la salita sarà ancora più lunga.

2 dicembre – Tecate

Ricominciamo a salire da Chula Vista, ma dopo circa 30 km mi ritrovo di nuovo la ruota a terra. Ieri, vedendo la valvola storta pensavo fosse stata la causa del problema ed invece una graffetta aveva passato lo pneumatico. Questa volta spero di aver risolto il tutto.

Mortacci sua

Arriviamo al confine nella città di Tecate. L’ accoglienza del funzionario che ci rilascia il visto è cordiale, scambia battute con noi e con un paio di timbri siamo autorizzati a restare 180 giorni in Messico.
Questa notte dormiremo da Adriana una signora che ci affitta una camera, indirizzo trovato su iOverlander. Sistemazione molto spartana, ma per gente che prevede di dormire tra i cactus del deserto, più che sufficiente.
Entrando in Messico mi è venuta in mente un canzone del gruppo Inti Illimani : Nuestro México, febrero 23, che va ad aggiungersi alla mia lista da viaggio.

Manuela: Ben due camere d’aria nello sporco prima di trovare una graffetta gigante “mimetizzata” nello pneumatico. Tutto un esercizio di esperienza e zenitude. E per completare la giornata, tutta in salita, troviamo un posto dove dormire nella via più ripida e nel punto più alto della città di Tecate. Domani inizieremo in discesa.

Pedaleando América Latina

Una nuova avventura sta per cominciare, oggi 26 novembre 2024 siamo diretti a Los Angeles California per cominciare il nostro tour “PEDALEANDO AMÉRICA LATINA” .Se volete più informazioni leggete l’articolo sul blog.

Voglio vedere il mondo.
Seguire una mappa fino ai suoi confini e continuare.
Lasciar che la curiosità sia la mia guida.
Dormire sotto stelle sconosciute e lasciare che il viaggio si sveli davanti a me.

Questo era il motto di Iohan Gueorguiev, The bike wanderer, uno dei primi cicloviaggiatori che documentò le sue avventure pubblicando dei video su YouTube. Nonostante la sua morte prematura, Iohan è ancora oggi un simbolo per la comunità dei viaggiatori su due ruote ed un’ ispirazione anche per noi.

Aeroporto di Québec – 26 novembre 2024

Finalmente, eccoci pronti per l’inizio di una nuova avventura. Siamo in viaggio verso Los Angeles (California) per iniziare quello che sarà il congiungimento di due itinerari : due anni fa percorremmo la costa ovest degli USA e l’anno scorso la strada \che da Puerto Montt in Cile ci portò alla Fin del Mundo a Ushuaia in Argentina.

Unire l’estremo Nord e l’estremo Sud delle Americhe è un’idea che abbiamo in testa da tempo. Il nostro attuale progetto ci porterà prima lungo la Baja California, poi sempre in Messico sulla parte continentale, seguiranno Guatemala, El Salvador, Honduras, Nicaragua, Costa Rica e Panama. Dopo l’America Centrale, vorremmo spostarci in quella Meridionale per attraversare Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia, Argentina e Cile. 
L’obiettivo è di recuperare il dollaro perso in una scommessa con la padrona dell’hostal di Puerto Montt dove alloggiammo al km zero della Carretera Austral (potete conoscere l’oggetto della scommessa nel nostro libro in vendita su tutti i siti Amazon sia in italiano che in francese).

Il viaggio sarà lungo, circa 15.000 km con ostacoli geografici, meteorologici e politici, speriamo non fisici. Per questi ultimi ci affidiamo a quanto ci disse il grande alpinista Andrea Sarchi: Sono uno spirito giovane in un vecchio chassis. Per il resto, siamo persone prudenti, viaggiamo da svariati anni in giro per il mondo e con solo qualche disavventura da turista fai-da-te.

Quanto durerà il viaggio? Sinceramente non lo sappiamo, prenderemo il tempo necessario per pedalare, visitare e goderci la vita; riportando il motto di qualcuno molto amato in America Latina: siamo realisti, esigiamo l’impossibile.

Prendiamo l’occasione per ringraziare le aziende che ci hanno aiutato con del materiale:

Big Agnes produttore della tenda, del materassino e di capi di abbigliamento che useremo.
Cnoc Outdoor che ci ha offerto le sacche per l’acqua.
Graphissimo che ci ha fornito i nostri biglietti da visita e rifatto il logo professionalmente.
Olight che illuminerà la strada nel caso ci capitasse di pedalare in condizioni di scarsa visibilità.
OneUp per i pedali.
NordVPN che ci permetterà di navigare su Internet in sicurezza.
Voile Straps per le sue fantastiche ed indistruttibili cinghie per fissare qualsiasi cosa sulle nostre bici.

And Now go sleep in the dirt! (Ci scusiamo con i proprietari dello slogan, ma è troppo in tema e non abbiamo resistito ad usarlo. Big Agnes dixit).

Grazie a tutti per il supporto, seguiteci sul blog e scriveteci, ci terrete compagnia.