Nota per le fotografie: Siamo negli anni ’90 e non usavamo macchine digitali, la qualità di queste immagini è relativa dato che sono state digitalizzate solamente per ricordo.
Il 1993 è l’anno 1 della nostra vita di viaggiatori, volevamo vedere da vicino l’Himalaya e partimmo. La nostra idea iniziale era di andare al campo base dell’Everest, ma all’epoca Fausto De Stefani, il secondo italiano che salì tutti i 14 ottomila era istruttore nella mia stessa scuola di alpinismo a Brescia e mi suggerì il giro dell’Annapurna per la differenza dei paesaggi che avremmo incontrati.
Arrivati a Katmandu, recuperato il Trekking Permit nell’ufficio non lontano dalla nostra guesthouse, prenotiamo il bus per Dumre e una bella mattina di fine settembre partiamo.






A destinazione siamo subito assaliti dai potenziali portatori che vogliono essere assunti, assumo una persona che ci consiglia di cercare un passaggio su un camion per evitare i primi chilometri di strada poco interessanti.






Piano, piano ci addentriamo nella Marshyangdi Valley, giorno dopo giorno guadagniamo in quota, la temperatura diminuisce, la vegetazione cambia ed il prezzo della birra aumenta di qualche rupia. La cosa divertente è che, quando passeremo il colle che ci farà entrare nella Kaly Gandaki, il prezzo diminuirà col passare dei giorni. Il perché è semplice, le bottiglie sono trasportate sulle spalle dei portatori e più ci si allontana dal trasporto motorizzato, più i prezzi aumentano, di conseguenza nell’altra valle scendendo ci riavvicineremo alle carrozzabili.









A Manang siamo oltre i 3.500 metri, la città ha un suo aeroporto ed un ufficio postale dal quale mandiamo un telegramma per avvisare le nostre famiglie che stiamo bene.






Tappa corta fino a Ledar (4.200 m) per meglio acclimatarci e poi a Thorung Phedi (4.500 m). Domani sarà la volta della tappa più impegnativa.






Il Thorung La (5.416mt) è il passo che scavalchiamo per cominciare la discesa nella Kali Gandaki; la sigaretta che per tradizione mi fumo ogni volta che raggiungo una vetta oggi me la gusto nonostante la quota, siamo partiti da 800 m e dopo tutti questi giorni di marcia, l’acclimatamento è eccellente. Per raggiungere il passo abbiamo anche tenuto un ritmo migliore di quando camminiamo a quote nettamente più basse nelle Alpi.
La discesa verso Muktinath è molto lunga e la sera i nostri portatori alzano il gomito un po’ troppo. È così che dopo Kagbeni, l’andatura rallenta eccessivamente e durante l’ultima ora mi ritrovo a portare il carico del mio portatore, dovendo anche tenermelo a braccetto per non farlo cadere.


















Seguono poi Marpha, Kalopani e Tatopani. A Ghorepani giriamo verso un piccolo colle che ci porta nella valle che sale al campo base dell’Annapurna, dopo un’ultima notte in montagna arriviamo a Birethanti e, dietro l’angolo di una casa ci ritroviamo un camion. Cerchiamo un passaggio ed arriviamo in serata a Pokhara.
