20 gennaio – giorno 9 – REFUGIO CABAÑA CHINOOK
Meteo: ☀️20-30 gradi
Distanza: 81 km (551)
Dislivello: 861 m (6.982)
Ripio: 0 R (110)
Traccia: https://ridewithgps.com/trips/146085680
La signora, che ieri sera ci sembrava scorbutica, si rivela invece di buona ciacola e ritardiamo la partenza fermandoci a parlare con lei per un po’ di tempo. Si discute di famiglia e di figli, tesse elogi dei suoi che oramai sono autonomi e via da casa ed ascolta quanto le raccontiamo della nostra. Alla fine, constatiamo che i valori famigliari non sono molto diversi dai nostri anche se viviamo dall’altra parte del mondo. Una sua domanda ci fa sorridere e riflettere su certi stereotipi: È vero che la mentalità italiana è molto machista?
Dobbiamo spiegare che le mentalità sono molto cambiate rispetto a quelle dei primi immigrati italiani di fine ‘800, che forse quella era l’immagine che avevano lasciato i nostri compatrioti arrivati qui in gran numero un secolo fa. Contiamo a discutere su come si educano oggi i figli, della figura della donna al lavoro ed in pochi minuti riorganizziamo il ministero della famiglia di Cile, Canada ed Italia.
Salutiamo la signora dell’hostal e partiamo con una bella temperatura fresca. Poco dopo essere usciti dal paesino passiamo sotto una magnifica parete di 4-500 metri di granito, peccato sia qui, se fosse di più facile accesso, sarebbe sicuramente piena di vie d’arrampicata. Durante una sosta mangiucchiando frutta secca, restiamo con il naso all’insù a ricordare i bei tempi in cui eravamo alpinisti, poi io mi ricopro di crema solare e via verso i prossimi chilometri. Ieri abbiamo passato il cartello dei 500, siamo quasi a metà e fra un paio di giorni si continuerà esclusivamente sul ripio.

Come sempre durante il giorno la temperatura si alza di molto, ma senza raggiungere i livelli di ieri, a mezzogiorno per il pranzo sfruttiamo i tavolini del giardino comunale di Villa Manihuales. Scriviamo al proprietario di un refugio con buone recensioni ed in cui vorremmo passare la notte, poi ci rimettiamo in strada. Il vento è aumentato ed è frontale, una folata fa quasi cadere Manuela, gli improperi non si risparmiano, ma la forza di questo vento non sarà nulla rispetto a ciò che ci aspettiamo più a sud. Poco prima di arrivare a destinazione prendiamo la X-50 in direzione di Puerto Aysen, questa variante alla Carretera è oramai preferita al percorso originale che, anche se più corto, ha un ripio orribile. Ci si reimmetterà sulla strada principale a qualche chilometro dalla città di Coyhaique.

Al nostro contatto per il refugio avevamo detto che saremmo arrivati da lui tra le 16 e le 17, ma arrivando prima il cancello è chiuso e ci sediamo per terra ad aspettare dato che i cellulari in questa zona non funzionano e non esistono campanelli. Puntualissimo, all’orario concordato Jaime arriva ad aprirci e ci accompagna alla nostra dimora, questa sera alloggeremo in un bel chalet con un grande soggiorno, una camera da letto, il bagno ed un porticato. A pochi metri da noi c’è un piccolo fabbricato usato come atelier e poi la casa del nostro ospite.


Portiamo le borse all’interno, distendiamo la tenda ad asciugare al sole, laviamo e distendiamo un po’ di biancheria e poi, come d’accordo, ci dirigiamo alla casa del proprietario del Refugio Chinook. Dall’esterno l’architettura della casa ha qualcosa di orientaleggiante, gli angoli del tetto si rialzano come nelle pagode, quando entriamo sentiamo un odore di vecchi mobili, alle pareti dei bei quadri e lampade italiane, guardandoci attorno notiamo che la casa non è come tutte le altre che abbiamo visto qui in Cile ed è qui che comincia il racconto di Jaime, il proprietario. Ci racconta che l’ha comprata da un antiquario olandese appassionato di cultura asiatica, che l’aveva costruita per viverci, ma, dopo due soli inverni, decise che la Patagonia non faceva per lui e quindi la mise in vendita. Jaime l’acquistò ed ora ci passa sempre più tempo affittando lo chalet adiacente ai pescatori che vengono anche dall’Europa per pescare il prelibato salmone Chinook, ci dice che nel torrente sotto casa sono stati pescati pesci da oltre 35 kg (a scanso equivoci documentati da fotografie). Ad un certo punto, veniamo interrotti dal suo amico Jack, un americano originario del nord dello stato di New York, Jack ha acquistato una particella del terreno di Jaime e ci ha costruito la sua casa. Adesso è qui per chiedere al suo amico se ha bisogno di qualcosa dato che sta andando a 22km a Villa Manihuales a fare la spesa; io ne approfitto per chiedere se mi prende una birra per la mia cena. Dopo l’interruzione, continua il racconto di Jaime che una volta era un giornalista politico, poi si stancò della corruzione dilagante in Sud America e passò al giornalismo turistico. Mentre viveva in Brasile scrisse per diverso tempo per un importante quotidiano di San Paolo ed oggi ritiene di saper scrivere meglio in portoghese che in spagnolo, raccontandoci la sua vita sparisce nella stanza in parte tornando con alcuni suoi articoli sull’Italia.
Lo salutiamo dicendogli che continueremo volentieri il discorso dopo esserci lavati ed aver cenato. Appena tornati allo chalet il suo amico Jack bussa alla porta per darmi non una, ma due lattine di birra fresca che rifiuta di farsi pagare. Dopo cena, saliamo nella parte alta della proprietà dove Jaime ha costruito un altro rifugio con una bella sala comune ed una zona notte con dormitorio. Ci spiega che sta facendo qualche lavoro per migliorare la proprietà, di lavorare nel giornalismo non ne ha più voglia, non riesce più a sopportare i compromessi, quindi oggi a 67 anni ha detto: “Ciao bye” e si vuole ritirare definitivamente qui.
Ci fa poi entrare nella casa di Jack, si parla e si ricostruisce il mondo. Razzismo, avversione verso i francofoni nel Canada anglofono, varie storie cilene, americane, canadesi ed italiane, tirando sera c’è chi si scola altre birre, non noi ciclisti che vorremmo andare a dormire. Torniamo a casa di Jaime per pagarlo e si comincia a parlare di musica; prima ci racconta di come certi cantanti italiani che noi consideravamo “nazionalpopolari” avessero fatto un successone in Cile e nel resto del Sud America. Come me, anche lui ascolta musica di ogni tipo e guadagna ancora più considerazione quando mi dice di essere un appassionato degli Inti Illimani, il mitico gruppo cileno della mia gioventù, secondo lui, al di là del discorso politico, erano dei geni a livello artistico.
Questa sera abbiamo avuto, ancora una volta, un bell’incontro con una persona estremamente colta e piacevole; non sappiamo se è solo fantasia oppure è proprio vero che la gente della Patagonia sia tutta così socievole. Non siamo autori famosi come Bruce Chatwin o Louis Sepulveda che giravano da queste parti alla ricerca di storie sentite a destra o a manca, ad ascoltare di Butch Cassidy, del milodonte o del vecchio pilota Capitano Palacios, siamo solo due ciclisti che stanno percorrendo uno dei più famosi e magnifici itinerari del pianeta, un itinerario che ogni cicloturista, motociclista, backpacker dovrebbe percorrere nella sua vita.
Sono quasi le 23 quando andiamo a dormire, oggi uno sgarro alla regola, ma ne valeva la pena.
21 gennaio – giorno 10 – COYAIQUE
Meteo: 🌦️18-20 gradi
Distanza: 66 km (618)
Dislivello: 900 m (7.882)
Ripio: 0 R (110)
Traccia: https://ridewithgps.com/trips/146085691
Ieri sera, parlando con Jaime, gli avevamo chiesto se valesse la pena deviare per Puerto Aysen. Prontamente, lui ci risponde che il suo caro amico Cesar viveva in quella città ed era caduto in depressione perché piove sempre; sembra che sia addirittura il posto più piovoso del Cile. In effetti, nei dintorni di Villa Manihuales, si vedevano tantissimi pioppi che non sono certamente alberi da zona secca. Per confermare quanto appena dettoci, le previsioni di oggi sono pessime e quindi… bye bye Puerto Aysen, ci dirigiamo direttamente a Coyaique. Tanto per parlare di pioggia, questa mattina partiamo sotto l’acqua, ma la fortuna è dalla nostra parte e dopo poco possiamo spogliarci e ripartire più leggeri.
Qualche chilometro e ci si ferma in un bel posto a mangiare della pasta fritta con un caffè. Vedendo le bici, una coppia, lui australiano e lei colombiana, ci interroga su dove andiamo, da dove veniamo, gli “WOW” si sprecano e la signora prima di andarsene fa un reportage fotografico completo ai nostri mezzi. Durante la sosta ricomincia a piovere e così sarà per le prossime due ore, quando decidiamo di fermarci per la pausa pranzo, troviamo solo uno strapiombo roccioso che fiancheggia la Ruta 7 e così ci tocca mangiare in piedi, ma almeno all’asciutto.

Si ricomincia sempre sotto la pioggia ed arriviamo al tunnel in salita indicatoci da Jaime; la prima parte è aperta sul lato a valle e la seconda molto ben illuminata, anche se noi preferiamo accendere le nostre luci per ulteriore prudenza. Finalmente, ritorna il sole, ci si spoglia per la seconda volta e si riparte.

Bella discesa che ci rinfresca, entrata in città e ricerca dell’alloggio per la notte. Ci affidiamo al punteggio di Booking, ma questa volta il posto si rivela inferiore alle note pubblicate, tutto è passabile, ma la cucina a disposizione dei clienti è veramente sporca. Il pomeriggio di relax si rivela un avanti e indietro dall’ostello, prima in una direzione per l’acquisto del gas, poi dall’altra per la spesa in un buon supermercato, poi di nuovo dalla parte opposta per il ristorante, alla fine ci saremo fatti una buona decina di km a piedi prima di ritirarci per la notte.
Prima di spegnere la luce, scendiamo in cucina a cuocere uno dei nostri classici piatti da mezzogiorno, uova sode e wurstel. Con questa accoppiata poco ingombrante, abbiamo due pasti garantiti con proteine, poco peso e reperibile quasi ovunque. Forse non saranno la miglior dieta per uno sportivo, ma alla qualità ci penseremo al nostro ritorno, come disse una nutrizionista: Durante un lungo sforzo fisico come il nostro, mangia ciò che puoi e che riesci a mangiare, l’importante è mangiare.
Ultima azione della giornata, una breve video chiamata alla nostra princess per tenersi sempre in contatto ed essere aggiornati sulla sua vita da studentessa montrealese.
