ITALIA – Le bellezze del tacco

Dalla costa del Gargano fino al Salento, tra antichi ulivi, trulli, città bianche e cibo delizioso. Nella testa tante idee per pedalare su nuove strade… o vecchie sfide.

1/16 maggio – La Puglia

Finalmente entriamo nella settima e ultima provincia italiana del nostro giro in Italia.

Trascorriamo un giorno intero di “Dolce fare niente” a Lesina, un tranquillo paesino sull’omonimo lago, all’inizio del Gargano. Passeggiando per il centro, io e Manuela, ci guardiamo sorridendo perché non riusciamo a capire una sola parola di quello che dicono le persone. È certo che anche loro direbbero la stessa cosa se ci ascoltassero parlare in dialetto bresciano, questo è il bello dell’Italia: ogni città una lingua completamente diversa.

Cerchiamo di pedalare lungo strade secondarie, sgarrupate e senza traffico in mezzo a campi coltivati fino a Peschici.  Il giorno dopo affrontiamo quella che sarà l’unica tappa dura sulle rive dell’Adriatico. Le salite sono lunghe e ripide, siamo forse noi troppo fiacchi? Qualunque sia la risposta, siamo contenti di essere qui.

Manuela: Su un sentiero incrociamo i cartelli della Via Francigena. Peccato aver dimenticato a casa il passaporto del pellegrino: avremmo potuto aggiungere nuovi timbri a quelli già raccolti fino a Roma. Da qui a Santa Maria di Leuca seguiremo ancora il suo percorso.

Sulla strada per Mattinata abbiamo visto scorci da cartolina: Vieste e la Baia delle Zagare per fare due nomi, ma tante altre calette fenomenali. E la cena non sarà da meno; tra fritto misto di pesce e guazzetto con polpo abbiamo fatto fatica a rientrare in albergo.

Manuela: “Peschici, le case bianche arroccate sulla scogliera, che luogo romantico e pittoresco”. Chiamo mia mamma perché ho dei vaghi ricordi di un’estate in famiglia: “Avevi 18 mesi, ti ricordi solo perché hai visto tante volte le fotografie e tutte le volte che si nominava la Puglia dicevo che era stata una vacanza terribile, da incubo! ” …ahahah...

Con l’arrivo a Margherita di Savoia le vere salite sono già finite. Cerchiamo di scappare dai nuvoloni neri e dalla pioggia, ma non possiamo perderci una sosta in un caseificio per acquistare delle mozzarelle di bufala freschissime.

Manuela: Il Gargano merita la strada tortuosa che ci siamo fatti per visitarlo, da un lato il mare con acqua cristallina con il profumo di salsedine e dall’altro il bosco umbro, fitto, ombroso dall’odore di muschio e funghi. In piena stagione dicono che sia affollatissimo e che i prezzi siano alle stelle, noi ce lo godiamo nella tranquillità della bassa stagione, unica pecca: niente tuffi nel mare!

La bontà della bufala

A Manfredonia ci fermiamo a chiacchierare con un giovane che lavora come ingegnere su piattaforme off-shore e che sogna di viaggiare in bici. Ci dice che quando propone agli amici di partire con lui, gli viene risposto: “Non sei povero, perché dovresti girare in bicicletta?”.

Ripensiamo a lui quando, arrivati al B&B, il proprietario — con borsello Louis Vuitton — alla richiesta di un buon ristorante ci indirizza verso un bar che fa panini e, per la spesa, ci consiglia il supermercato “più economico”. Queste parole ci confermano il binomio inevitabile: ciclo-viaggiatore uguale pezzente.

Non ragioniam di lor ma guarda e passa…

Prima di arrivare a Bari, sosta a Trani per visitare la bella cattedrale romanica del 1200 e il castello Svevo.

Da giorni notavo una certa disinvoltura verso le basilari regole stradali, ma oggi il mio cervello ha fatto un altro “click”: quasi nessuno usa la cintura di sicurezza e molti guidano con il cellulare in mano. Una scelta che riguarda uomini e donne, e che non ha nulla a che vedere né con la virilità né con facili stereotipi geografici.

Manuela: Tra saline un po’ trascurate, discariche e zone industriali dove si lavora la pietra calcarea locale, l’ingresso a Trani non è dei più scenografici. Poi tutto cambia in meglio: vicoli di case bianche in pietra, il castello e la suggestiva “cattedrale sul mare” in una posizione davvero eccezionale. Uhaooo!

Nella scelta di cosa visitare e cosa no, non ci fermiamo a Bari, facciamo solo in modo di superare questa città indenni. Attraversandola ci guardiamo attorno e preferiamo fermarci per la notte in periferia in un posticino sulla costa: bello, ben gestito e tranquillo.

Passiamo da Poligliano a mare, dove nacque Domenico Modugno, foto accanto alla statua e, già che ci siamo, pausa pranzo sulle panchine panoramiche vicino alla scogliera. Qui siamo allietati dai turisti ben vestiti che si fanno selfie con labbra a culo di gallina e/o gambetta tesa per snellire la figura…

Manuela: Quando arriviamo in luoghi super turistici, tra persone eleganti e vetrine irresistibili, mi viene una voglia di indossare una gonna, truccarmi e sistemarmi i capelli. Ma dura cinque minuti, in sella alla mia bici mi diverto troppo.
L’unica vera tentazione è vedere cose meravigliose nelle vetrine, voler comprare tutto e non poterlo fare. Il cicloturismo è uno sport anti-shopping.

Dopo Monopoli – no, il famoso gioco non c’entra nulla con questa città – inizia una bella salitona che ci porta a Alberobello, siamo nella regione dei trulli. La giornata piovosa ci fa scegliere di prendere qui la giornata di riposo settimanale. Chi ce lo fa fare di bagnarci? Rimaniamo comodamente alloggiati in un bel trullo ristrutturato in gentile compagnia di due sorelle francesi (Marie, nous l’avons finalement publié 😉) con le quali condividiamo lo spazio cucina e chiacchierate sulla vita.

Manuela: I trulli, patrimonio UNESCO: bellissimi. Ad Alberobello c’è gente ovunque, educata e molta no, casinista e poca no. Per il nostro modo di viaggiare, troppa confusione. Avremmo dovuto visitarli alle cinque del mattino per goderceli con più calma. Anche questa tappa però è fatta, e siamo felici di tornare nella campagna del Salento, tra gli oliveti secolari, terra dei nonni materni di Francesco.

Inizia per noi un bel tratto della “Ciclovia dell’acquedotto pugliese”, passiamo accanto a un cartello dichiarante un finanziamento dell’UE per svariati milioni. Quello che constatiamo è un bel lavoro di recupero che ha dato ottimi risultati. Il posto è molto frequentato e incontriamo anche Beth e Mike, una giovane coppia di pensionati americani che sta attraversando l’Europa. Abitano nello stato di New York, a poche ore di auto da noi, ci scambiamo qualche informazione sulla strada e qualche commento sulla maleducazione degli automobilisti italiani.

E a tal proposito, oggi sentiamo passare la sirena di un’ambulanza, giriamo la curva e vediamo un’auto schiantata contro un muretto. Un poliziotto dice all’altro:”…era senza cintura e stava telefonando…”. Servono commenti? No!

Arriviamo in salita nel centro storico di Ostuni, anche questo invaso da turisti. Dopo una breve visita ritorniamo sulla costa, per diversi chilometri sempre con lo sguardo verso il mare, spiagge rocciose, faraglioni, scogliere e varie grotte. È a Otranto che oltre alla pausa caffè, dopo aver girovagato nel centro, ci concediamo una piacevole sosta per il pranzo in una friggitoria: pesce fritto sublime!

Manuela: ci vorrebbero svariate settimane per visitare tutte le bellezze pugliesi e assaggiare le prelibatezze della cucina locale. Seguiamo i consigli di Natalie e Chantal, due care amiche québécoises che conoscono meglio di me questa regione, quasi me ne vergogno… grazie per i vostri preziosi consigli.

All’uscita dalla visita della cattedrale, ricca di mosaici e sculture, ci aspetta una sorpresa, ritroviamo infatti Franco, il ciclo-viaggiatore di Vancouver incontrato tempo fa tra Ortona e Vasto.

Lungo gli ultimi chilometri prima dell’ultima notte sull’Adriatico, ci fermiamo a mangiare un frutto sulla costa vicino a una delle svariate torri storiche (XV-XVI secolo) di avvistamento. Cercando il segnale telefonico, ci accorgiamo che oltre ai fornitori italiani, ci viene proposto un gestore albanese. In questo punto il canale d’Otranto è largo circa 75 km e in certe giornate è possibile vedere le montagne di quel paese. Curiosità geografica 🙂.

E dopo 24 tappe i due arrivarono a Santa Maria di Leuca. Come leggiamo su un’iscrizione alla base di un monumento siamo arrivati a: de finibus terrae.

Manuela: Giro di boa, passiamo dalla costa adriatica a quella ionica, venendo verso sud abbiamo avuto sempre il vento contrario da Venezia, adesso ancora contrario andando a nord, la legge di Murphy o del ciclista?

Vento dello Jonio

Ci fermiamo a Gallipoli per un cappuccino con pasticciotto, nel suo affascinante centro storico sull’isola. Poi tappa obbligatoria nel paese di Alezio per rendere omaggio ai miei nonni materni, ricordo ancora quando ci spedivano al nord cassette di arance e frise di orzo.

Manuela: A testa bassa nell’entroterra per raggiungere Lecce, il paesaggio non è stimolante o noi non siamo ricettivi. Siamo ormai concentrati a organizzare i prossimi mesi e i grandi trasferimenti con i mezzi pubblici e gli aerei sono spesso problematici e stressanti. Lecce è una città molto piacevole e dall’architettura affascinante, i giorni passati qui ci permettono di calmare i nostri animi e pianificare il futuro.

La morale del nostro viaggio sulla costa adriatica è la conferma di quanto sostengo da sempre: l’Italia – senza paura di essere sciovinista – è il più bel paese del mondo. In 1.500 km possiamo vedere il Monte Bianco, le Dolomiti, città come Venezia, Firenze e Roma, il mare della Sardegna, della Sicilia e del Gargano, storia, cultura, design e gastronomia, ma… c’è sempre un ma!
Gli italiani non sono sempre le persone migliori nel valorizzare il proprio paese e nell’accogliere bene i turisti.

Come ciclista: purtroppo in questi 1.600 km, gli unici guidatori che ci hanno rispettato avevano targhe D, CH o NL. In un paese dove il ciclismo è uno sport di grande tradizione, che tristezza! Dato che siamo passati dalla tomba del sommo poeta, citerei questo passaggio della Divina commedia: “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza“.

Per noi, l’avventura italiana è finita, continuiamo verso nuove destinazioni.

PRO
– Fino al Gargano abbiamo trovato circa l’80% del tracciato su ciclabile.
-Il bidet! Gli stranieri non posso capire quanto sia comodo.
– L’ospitalità degli albergatori, abbiamo sempre incontrato persone piacevoli.
-La varietà nella tradizione culinaria, si mangia bene ovunque.
– Ogni pochi chilometri un qualcosa da visitare.
CONTRO
-Lo schifo dei rifiuti lungo la strada. Ci sembravi di essere sulle strade di alcuni paesi del terzo mondo.
– Gli automobilisti… Inutile dire il perché.


– I pochi campeggi aperti fuori stagione sono costosissimi, poco meno di un hotel.

– Per un ciclista che cerca di ritornare nel peso forma, impossibile, troppe tentazioni gastronomiche.

ITALIA – E dopo Venezia iniziamo la Ciclovia Adriatica

Dalla Laguna veneziana percorriamo la costa fino all’inizio del tacco. Siamo a mille chilometri pedalati e la penisola per noi è quasi terminata.

21/24 aprile – Da Chioggia a Pesaro, la Romagna delle spiagge

La BI6, Ciclovia Adriatica, parte da Trieste. Noi la abbiamo raggiunta a Jesolo (Venezia) e la seguiremo fino a Santa Maria di Leuca, alla punta del tacco dello stivale.

Da Chioggia, piacevole città lagunare, entriamo nel Parco del delta del Po. Percorriamo stradine sterrate con un continuo zigzagare tra canali, argini, lagune, fino a ritrovarci bloccati sulla sponda di un canale con, a soli 200 metri, Porto Levante. Scopriamo che il mini-traghetto è in funzione dal venerdì alla domenica, anche se i cartelli ufficiali danno indicazioni diverse.

Torniamo indietro per alcuni chilometri, imbocchiamo la Romea – una delle strade statali più trafficate e pericolose d’Italia – e dopo altri chilometri tra il rumore continuo del traffico, rientriamo sul percorso ciclabile dove saremmo arrivati con 5 minuti di barca.

Sosta notturna in un piccolo albergo nella campagna rodigina e poi si prosegue tra le varie ramificazioni del delta. Anche oggi ci aspetta una lunga deviazione a causa di un ponte inagibile, ci consoliamo ammirando dei gruppi di fenicotteri rosa.

Altro pezzo di Romea per raggiungere le Valli di Comacchio. I vecchi argini sono stati consolidati per costruire una ciclabile spettacolare, si pedala su una striscia di terra circondati da acqua: l’anello di Magnavacca.

A fine tappa i chilometri saranno novanta e da domani si comincerà sulla riviera romagnola: il mare alla portata di tutti ovvero la democratizzazione della spiaggia.

Manuela: tutti gi studenti italiani hanno visto almeno una foto di questo delta nei libri di geografia. Io penso alle nuvole di zanzare che mi assalgono appena mi fermo… chissà in estate!

La riviera romagnola

Terminato il delta, si entra a Ravenna con una deviazione obbligata per vedere la tomba di Dante Alighieri. Per quanto la maggior parte degli studenti italiani non lo ami, nessuno potrà mai negare che il sommo poeta sia stato il padre della nostra lingua e che abbia scritto uno dei capolavori della letteratura mondiale. Pablo Neruda incorniciò nella sua casa di Isla Negra in Cile dei versi di Dante e un collegio universitario di La Habana a Cuba gli dedicò una statua in bronzo come uno dei Padri delle lingue.

Manuela: Onoriamo uno dei simboli della cultura italiana. La Divina Commedia è un incubo per gli studenti, quasi come una gita scolastica qui. Noi ci divertiamo a osservare i loro sguardi persi, sembrano tutti in punizione… mentre alle insegnanti offriamo un bonus per il Paradiso.

Dopo la visita del centro storico di Ravenna, cominciamo a pedalare sulla costa della Romagna, una spiaggia di sabbia fine a perdita d’occhio. Non sappiamo quanti siano gli alberghi su questo tratto di mare Adriatico, ma c’è ne sono veramente molti! Dormiamo in un paio di pensioni dai prezzi veramente economici e veniamo sempre accolti con sorrisi e gentilezza. 

Ci fermiamo a scattare un paio di foto ricordo in uno dei circa mille stabilimenti balneari in cui gli “addetti ai lavori” stanno iniziando a preparare la spiaggia per la nuova stagione estiva.

Le distanze tra gli ombrelli sono minime, ridendo pensiamo che se ti sta antipatico il tuo vicino sei rovinato per l’intera vacanza.  In estate, personalmente, non riuscirei a stare in questi posti nemmeno una settimana!

Manuela: mi è difficile immaginare il caos di gente su queste spiagge, sono contenta di vederle fuori stagione. Anche se è ancora tutto quasi chiuso i vecchi “vitelloni” sono già all’attacco sfoggiando “Speedo” rosa e panterati, con una pancia da piadina ben farcita.

Una sosta è però doverosa. A Cesenatico ci fermiamo per una foto ricordo davanti al monumento dedicato a un mito nato in questa cittadina: il Pirata Marco Pantani. Uno dei pochi ciclisti della storia capace di vincere Giro e Tour nello stesso anno.

Manuela: io che adoro pedalare in salita e che vengo soprannominata dal marito “pantanina”, dovevo farmi fotografare davanti alla sua statua. Qui sarà tutto piatto, ma i tornanti sul San Bartolo sono un buon allenamento; mannaggia alle bici cariche, mi sarei divertita di più su una bella due ruote super leggera in carbonio come quelle che mi hanno superato alla grande.

Dopo Cattolica, entriamo nella quarta regione: le Marche. Affrontiamo la prima vera salita, passiamo il piccolo paesino di Fiorenzuola di Focara e poi scendiamo a Pesaro dove passeremo il fine settimana ospiti del cugino di Manuela e della sua simpaticissima famiglia.

25/26 aprile – Pesaro

Lungo fine settimana di riposo… Ma anche all’ingrasso. Nel fine settimana siamo viziati da Marco e Ilaria e ci ritroviamo a fare gli “zii” ai loro tre figli Giovanni, Adele e Livia. Passeggiata nel centro storico davanti alla casa natale del compositore Gioacchino Rossini, passaggio davanti alla palla dello scultore Arnaldo Pomodoro, cena a base di pesce in casa. Giretto nell’entroterra pesarese e cena in trattoria dai nonni. Ritorno a Fiorenzuola e pranzo al ristorante…

Grazie della vostra ospitalità cari cugini, abbiamo passato due giorni stupendi… ma la linea…

Manuela: Quanto sono felice di aver trascorso questi giorni da mio cugino, sua moglie e i loro tre fantastici bambini. Vivendo a 6.000 km di distanza ci si vede raramente, ma i ricordi della nostra infanzia sono indelebili e gli insegnamenti dei nostri padri idem. Spero di rivedervi presto in Canada.

27/30 aprile – Verso la Puglia

Ad Ancona affrontiamo la nostra seconda salita degna di questo nome. Subito dopo il centro storico si comincia a spingere e così sarà fino a fine giornata. L’ingresso nel capoluogo non è molto piacevole: strada trafficata e senza ciclabile, una raffineria, il porto, la stazione. Un peccato perché il piccolo centro storico sarebbe anche interessante. La domanda è questa: esiste una città italiana con un centro storico brutto?

Magnifica vista del mare in cima al Monte Conero e poi sosta notturna in un minuscolo paesino. Controlliamo cosa ci resta in borsa e decidiamo, per pigrizia, di non uscire a cena. Questa sera si ozia in camera.

Manuela: lungo la costa molti grandi immobili abbandonati, sono tutte ex-colonie dove generazioni di bambini venivano spediti in vacanza. Perché non ristrutturarli, ma continuare a distruggere territorio con nuove costruzioni? Quanto sono belle le spiagge che si vedono dalla strada che sale sul Conero, qui verrei volentieri in estate a fare un tuffo.

Si riscende a livello del mare. La costa comincia ad offrire dei panorami più vari. Sarà però da Ortona a Vasto che potremo percorrere una delle più belle ciclabili su cui abbiamo pedalato. Pavimentazione perfetta, in riva al mare, gallerie della vecchia ferrovia perfettamente illuminate. Una giornata ideale che è iniziata incontrando Franco, un ciclista settantenne di Vancouver. Restando in tema canadese la seconda colazione l’avevamo fatta nella piazza di Ortona dedicata proprio ai caduti canadesi della II guerra mondiale.

Prima di affrontare il corto sterrato di Punta Ardeci, viviamo una breve avventura con quattro giovani ciclisti per attraversare una frana che ha distrutto una parte della ciclabile. Tutto bene grazie alla collaborazione di tutti, solo qualche sbucciatura e molto fango sui pantaloni e sulle scarpe. Purtroppo, nuova sosta anticipata il giorno successivo a causa dell’inagibilità di un ponte.

Manuela: da giovane visitai tanto l’Italia con i miei genitori ma non ricordavo questa regione, bellissima! una strada solo pedonale o ciclabile, come sfondo solo il rumore del mare con vista su piccole spiagge e sulle antiche costruzioni dei pescatori qui chiamate trabocchi. Che bella giornata, tranne questi maledetti ponti che ci perseguitano!

Finalmente vediamo il cartello stradale che ci avvisa che siamo in Puglia, l’ultima delle sette regioni che attraverseremo durante la nostra discesa nel Meridione italiano.

La costa dei trabocchi
e una delle gallerie

ITALIA – Direzione Est

Ripartiamo da Brescia per pedalare fino a Venezia e cominciare un viaggio sulle orme del suo più illustre cittadino.

A metà marzo lasciavamo un Québec (Canada) molto freddo e innevato per volare verso Est, prima tappa l’Italia.

A Brescia diamo in custodia alla nostra famiglia bagagli e biciclette. Dopo un breve saluto riprendiamo un aereo verso Catania per visitare la Sicilia in compagnia di nostra figlia. Apprezziamo il piacere di fare i turisti automuniti per due settimane, approfittando dei paesaggi e della gastronomia di questa isola. Al rientro ci aspettano amici di gioventù e famigliari che non vediamo da tanto tempo. Meglio ripartire velocemente perché siamo “all’ingrasso” e rischiamo di non riuscire più a pedalare!

Il programma di questo nuovo lungo tour ciclistico prevederebbe di andare verso Est, sempre più a Est. Nel frattempo, qualcuno ha pensato bene di giocare alla guerra e metterci dei missili tra le ruote. Per ora la nostra prima destinazione è il Sud Italia, poi si vedrà.

Manuela: Grazie per l’ospitalità a mamma & boyfriend, sorella/cognato & nipoti, zii e amici, ci manchereteUna lacrimuccia anche per nostra figlia che rientra a casa, ma qualcuno dovrà pur lavorare per pagarci la pensione 😉.
Una mia cara amica d’infanzia ci ha chiesto di incontrare i suoi studenti per parlare di cicloturismo. Grazie Raffy per questo bell’inizio di viaggio, i tuoi studenti sono super!

Partenza da Chiari

14 / 20 aprile – Brescia, Verona, Padova, Venezia

Attraversando la provincia di Brescia, la prima tappa è un vigneto nel quale, 45 anni fa, trascorsi moltissime ore lavorando come viticoltore e alla cui piantumazione partecipai personalmente.

Dopo la sosta “nostalgica” siamo invitati a prendere un caffè da quella che ancora oggi considero una seconda mamma: la mia ex-bambinaia Ernesta.

Si rimonta in sella e, continuando tra le viti della Franciacorta che iniziano a riempirsi di foglie, arriviamo nel centro storico della città di Brescia.

Brescia non è conosciuta turisticamente quanto altri celebri capoluoghi italiani, ma merita una sosta per chiunque ami l’arte e la storia. Il centro storico conserva eleganti palazzi, un interessante duomo romanico, importanti rovine romane e musei di grande interesse.

Manuela: pedalare sulle strade dove ho trascorso la mia infanzia è una sensazione stranissima, un misto tra nostalgia e riscoperta. È su queste strade che ho imparato a pedalare e sulle quali già da adolescente sognavo di esplorare il mondo  sulla mia bici Bianchi colore beige.

Una prima tappa sul lago di Garda e un  appuntamento con Robi Abrami – l’inventore del cavalletto Biri (@bikerando_official_) – in Piazza Bra a Verona. Con lui arriveremo poi a Soave per la sosta notturna e una piacevole cena in compagnia discorrendo di viaggi, sogni e incontri.

Nuova provincia per salutare dei cari amici. A Padova dormiremo, mangeremo e berremo da Mara, Alessandro, Alice, e i gatti Pepe & Kumo. Alessandro, grande fotografo, anche lui ciclista, è stato uno dei nostri storici compagni di viaggio. Ci accompagna pedalando fino a Dolo, poi lui rientrerà per evitare la pioggia.

Manuela: che fatica i primi giorni sulla sella dopo 4 mesi di pausa. Ho mangiato troppi  cannoli e cassate in Sicilia? e forse caricato male la bici? #$@!&…dopo 200 km scopro che la mia ruota dietro era frenata !!

Con il nostro amico Alessandro

Raggiunto il Lido di Jesolo, attraverso belle ciclabili affacciate sulla laguna, possiamo vedere negli specchi d’acqua moltissimi fenicotteri e cigni. Qui c’è la pace assoluta e la pedalata è sempre tranquilla.

Da Punta Sabbioni ci trasferiamo sul Lido di Venezia con un traghetto e da lontano possiamo ammirare i palazzi storici di Piazza San Marco. L’avventura del primo traghetto è particolare e mi ha confermato la fama dei veneziani di non essere molto cortesi. Alla biglietteria una sgarbatissima, nonché antipatica impiegata, infastidita dalle mie domande, mi zittisce un paio di volte perché non vuole ripetere. Mi scuso, volevo solo pagare il biglietto e sapere gli orari! 

Capisco che Venezia sia soffocata dal turismo di massa, ma è anche grazie ai visitatori se la città continua oggi a vivere e prosperare.

Al primo traghetto siamo arrivati poco prima di due coppie di austriaci. La regola dice che è discrezione del personale di bordo fare salire le bici e solo fino ad un massimo di 4. Il traghetto è vuoto, ma l’inflessibile controllore lascia a terra le due bici di troppo.

Nei due traghetti successivi ci sono molti posti disponibili e arriviamo così a Chioggia senza intoppi. La laguna è finita e ci dirigiamo verso il parco della foce del fiume Po.

La prima settimana del nuovo viaggio è terminata, finalmente siamo riusciti a visitare le isole della laguna veneta e lo abbiamo fatto con le nostre bici.  Avremmo voluto scattare una fotografia davanti alla cattedrale di Piazza San Marco, ma purtroppo per i “velocipedi” (perché la burocrazia non le chiama semplicemente “biciclette”?) non è consentito l’accesso in città. Nella città più spettacolare del mondo non abbiamo incontrato solo persone sgarbate, ma anche gente simpatica e gentile: il signore di Gallipoli alla reception dell’hotel del Lido, la signora vicentina che ci ha offerto un caffè prima di partire, i ragazzi del bar Cuore di Pellestrina.

A volte basta un sorriso e un grazie per allietare la giornata di tutti.

Manuela: Nonna Elena, mi avresti detto che ero matta a voler pedalare tra i vicoli e canali della tua adorata Venezia! Ma dovevamo partire da qui, per seguire le tracce di Marco Polo.

Pedalando in America Latina

Questo articolo è dedicato a tutti gli incontri che hanno segnato il nostro viaggio.
A volte ci siamo dimenticati di scattare una foto, ma sono state molte le persone che hanno contribuito ad arricchirlo.
Con alcune abbiamo condiviso solo pochi minuti, altre ci hanno ospitato o accompagnato per un tratto di strada.

Il ricordo più prezioso del viaggio.

I nostri incontri di viaggio

Ci hanno chiesto più volte quale fosse il nostro posto preferito di tutto il viaggio. Ripensandoci bene, non sapremmo rispondere indicando un paese, una città, una strada o un paesaggio, perché i luoghi, da soli, non bastano. Ciò che rende speciale un viaggio sono le persone che incontri, quelle che non dimentichi e che trasformano anche i posti più comuni in ricordi unici.

Per questo dedichiamo questa pagina a tutti coloro che abbiamo incontrato lungo la strada, chi ci ha ospitato, ci ha accolto con un sorriso, una parola gentile o un gesto inaspettato. Anche a chi non è nominato qui, o che per distrazione o stanchezza non abbiamo fotografato:
ognuno di voi ha lasciato un segno importante nel nostro viaggio e nella nostra memoria.

Edward, messicano, professione llantero (gommista) di Ensenada, Messico. Ci ha ospitato ben due volte e ha chiuso la sua officina per riaccompagnarci a Tijuana.

Hadong, coreano, ciclista. Incontrato a Guerrero Negro in una circostanza inaspettata; un mese prima attraverso un ospite gli avevamo regalato una bomboletta del gas.

Евгения and Александр (Evgenia and Alexandr). Due turisti russi conosciuti nella Casa del ciclista di San Ignacio. Non sono ciclisti, ma grandi viaggiatori appassionati di arte e di animali. Abbiamo passato una piacevole serata a chiacchierare con loro.

Tra me e Manuela, Denis, Padre Alberto e Padre Hugo, parroco del santuario di Nuestra Señora de Guadalupe a Ciudad Constitución, una delle persone più belle e generose che abbiamo incontrato. Accoglie chiunque passi, ciclisti compresi, insegnando il vero senso dell’ospitalità senza pregiudizi né distinzione di credo.

Liliana con suo marito Paco (assente nella foto) ci hanno ospitato e messo a disposizione un intero appartamento a Tepic in Messico. Ci hanno anche accolti in famiglia nella loro casa per gustare il miglior BBQ di tutto il viaggio.

Camilo, colombiano di Bogota. Ci ha ospitati a casa sua, ci ha fatto da guida in città e ci ha accompagnato in bici quando abbiamo attraversato la pericolosa città di Soacha.

Oswaldo, un colombiano che vive a Toronto. Lo incontriamo sull’autostrada, è qui in visita alla famiglia e sta pedalando insieme a suo padre, appassionato ciclista. Lui si lamenta del freddo canadese, noi dell’umidità colombiana.

Angie Mildreth, con suo marito (assente nella foto) ed i suoi due splendidi bambini, ci ospitò nella chiesa episcopale di Verdeyaco prima di arrivare a Mocoa in Colombia.

Jorge, colombiano che vive a Dusseldorf, Germania. Un ciclista particolare con cui abbiamo convissuto per una ventina di giorni in Colombia.

Aurelio, salvadoregno. Incontrato tra la Colombia e l’Ecuador, abbiamo pedalato insieme qualche giorno per poi rincontrarci in Perù, dopo oltre 2.000 km percorsi su strade diverse. Uno dei migliori incontri di tutto il viaggio.

Dayana, ciclista ecuadoregna, campionessa di MTB incontrata sulla Panamericana.

Uno tra i tanti sconosciuti ciclisti ecuadoregni incontrati sotto uno tra i tanti diluvi lungo le strade dell’Ecuador.

Leo, motociclista argentino incontrato a Otavalo, Ecuador. Una persona gentilissima e piacevolissima che vive sulla strada da molto tempo viaggiando con la sua particolare moto.

Papito Papito, motociclista viaggiatore colombiano-ecuadoregno di Otavalo, persona che ci ospitò in casa sua e ci fece da Cicerone per visitare la sua bella città. Un’istituzione e un esempio di accoglienza per i viaggiatori su ruote dell’America del Sud!

Elvia, Miriam e la loro famiglia che ci hanno accolto a Caluqui, in Ecuador.

I due ciclisti ecuadoregni Walter e Joaquín incontrati sulla strada nei pressi di Cuenca.

La famiglia di Mario Miguel, peruviano di Cajamarca: Pamela ed i suoi figli Miki e Sofia.

Leandra e Nando, ciclisti svizzeri di Berna in viaggio da Bogotà a Ushuaia. Li abbiamo incontrati verso Aguas Calientes, Perù.

Il proprietario della Casa del ciclista di Huamachuco, un altro dei nostri incontri in Perù.

Cajabamba, la signora Lucilla che ci regalò due chili di arance.

Paolina e Martin, ciclisti tedeschi incontrati sulla strada per Pallasca e poi nuovamente a Caraz.

A Caraz abbiamo incontrato dei fantastici colombiani in tre gruppi: A sinistra la coppia “Tuyo Cruzando Fronteras” (Diana & Didier – Youtube e Instagram), a destra John e Paola che viaggiano con la loro piccola Alegria (la fotografa – Instagram) accucciato Edwin con Thor, il cane di Diana e Didier che ritroveremo mesi dopo a La Paz in Bolivia .

Takashi (Instagram), un giovane ciclista giapponese incontrato sulla 3N pedalando verso Huaraz, poi verso il Salar de Uyuni ed una terza volta a San Pedro de Atacama.

Gisele, brasiliana conosciuta sul bus per il ghiacciaio Pastoruri: probabilmente la nostra “untice” del COVID, che ha segnato la fine del giro in Perù. Naturalmente lei è quella con la giacca rossa, non il barbuto a sinistra, il nostro super Aurelio. 😊

Brent e Mary (https://www.pedalsandpuffins.com/), statunitensi incrociati sulla Ruta 40 in Argentina, esperti cicloturisti sono diretti a Nord e noi a Sud.

Il cane Huaco (dal nome del paesino in cui lo abbiamo incontrato).
Ci ha seguito come un’ombra per ben 17 km, fino a quando il suo padrone non ci ha raggiunto in moto per riportarselo a casa. Lo avremmo adottato volentieri.

Il papà di Jesús, il nostro ospite ciclista di Warmshowers a San Juan, Argentina. La famiglia ospita per ricambiare chi, in giro per il mondo, accoglie il loro figlio cicloviaggiatore

Eliana, la nostra ospite Warmshowers di La Paz, con il suo cane Miski, purtroppo suo marito Marcelo era già partito per il lavoro.

Nico, un argentino conosciuto in Bolivia con cui abbiamo attraversato il Salar de Uyuni che ha la nonna originaria di Bobbio, nelle montagne lombarde.

Il meccanico Pepe di San Pedro de Atacama in Cile. Nella foto si intravede il giovane ciclista giapponese Takashi, che incrociamo per la terza volta.

Alejandro, direttore della scuola di Sierra Gorda, Cile. Vedendoci in difficoltà nella ricerca di un alloggio, ci ospitò in casa sua.

Arnaud, il proprietario di Casa Atipika (Instagram) a Pelluhue sulla costa del Pacifico in Cile. Un accoglienza cinque stelle e un po’ di chiacchiere in francese dopo mesi di spagnolo.

Alberto, Gerardo, Sebastián, Francisco. L’équipe di Viajaenbici.cl; un negozio-officina per ciclo viaggiatori che ci ha regolato molto professionalmente qualche problemino alle bici e ci ha ospitato per un paio di giorni.

Céli e Camilo, (Instagram) una coppia franco-cilena in viaggio dall’Alaska all’Argentina con cui abbiamo scambiato spesso via chat. Ci siamo poi incontrati a La Serena.

Wilma e Pablo di Lican Ray (beh, non proprio Lican Ray, ma quasi). Wilma è di origine italiana e ci siamo conosciuti grazie a scambi linguistici italo-spagnoli, Pablo è un super giocatore di golf.

Cristian. Professore di ginnastica, volontario del soccorso alpino, volontario dei pompieri, alpinista (o meglio andinista), appassionato di parapendio e… ciclo viaggiatore. Lo conoscemmo tre anni fa sulla Carretera Austral e adesso ci ha ospitato a casa sua a Rio Bueno, Cile.

Grazie ancora a tutti voi che avete accompagnato i nostri giorni in viaggio. Tra qualche mese, nuove avventure e nuovi sorrisi ci aspettano.

¡Buen viaje y que te vaya bien!

CILE – Maman, c’est fini!

Siamo tornati a casa, queste sono le ultime note di viaggio.

Era il tagline di chiusura di una famosa trasmissione umoristica del Québec, e per noi suona perfetto per concludere questo lungo viaggio.

Siamo a Puerto Montt. Il 21 novembre 2025, come gesto simbolico del nostro arrivo, scattiamo una foto davanti alla scultura Sentados frente al mar e ai due cartelli del km 0 della Ruta 7, meglio conosciuta come Carretera Austral, quello sul mare e quello in legno del Mirador Manuel Montt.
Il 12 gennaio 2023 avevamo fotografato gli stessi luoghi prima di partire da qui fino alla fine del continente a Ushuaïa, tornarci oggi è come chiudere un cerchio.

Adesso, che facciamo? torniamo a casa e …? ovviamente siamo già pronti per pianificare un nuovo giro, il pianeta è vasto e c’è ancora molto da scoprire.  

Un nostro vecchio sogno è di percorrere… (la dimenticanza della destinazione è voluta) e per qualche giorno abbiamo pensato di soddisfare questo desiderio seduti comodamente su un nuovo camper. Dopo meno di una settimana di riflessione ci siamo detti che non siamo ancora così stanchi e malandati. Cercheremo percorsi più pianeggianti per evitare le difficoltà fisiche dovute all’usura delle nostre vecchie giunture, che ultimamente ci hanno dato del filo da torcere. Senza farci troppi scrupoli “da cicloviaggiatori puristi”, potremo anche ricorrere a qualche tratta in treno, aereo o bus: l’avventura resterebbe comunque autentica.
Con questo nuovo progetto in testa, il ritorno in Canada sarà più piacevole, le bici avranno bisogno di una lavata ed una piccola revisione, poi saranno reimpacchettate. Ci sono altri chilometri, molti, da percorrere; il sofà, i ferri per fare la maglia ed il telecomando possono aspettare.
A casa tutto è già coperto di neve, a breve festeggeremo il Natale e siamo felici di poterlo trascorrere con gli amici, la nostra Princess Lucrezia e Gabriel.

Il QR code precedente permette di accedere all’applicazione Ride With GPS e visualizzare tutte le tappe cilene del nostro viaggio.

Riassunto del viaggio in America Latina

Negli ultimi anni abbiamo pedalato lungo la Pacific Coast dal Canada al Messico, poi dal Cile fino alla Fin del Mundo. Quest’anno siamo ripartiti dalla California e siamo tornati a Puerto Montt dopo aver attraversato otto stati. Restano fuori il Centro America e l’estremo Nord. Non è ancora l’intero percorso “AtoA” – dall’Alaska all’Argentina – ma abbiamo già unito due grandi traversate e aggiunto un nuovo tassello al nostro puzzle.

Non tutto è andato esattamente come l’avevamo immaginato; l’idea iniziale era attraversare completamente il Messico e il Perù, ma alla fine ne abbiamo pedalato solo una grande parte. In compenso siamo riusciti a fare esattamente come previsto la Colombia, l’Ecuador, la Bolivia, il nord dell’Argentina e il Cile fino alla meta che ci eravamo prefissati. Siamo comunque soddisfatti? Sì!

Torneremo a pedalare i tratti mancanti e magari anche l’America Centrale? Chissà, ma non nell’immediato. In Bolivia il più ‘anziano’ del gruppo ha compiuto 65 anni e ormai preferisce vivere un po’ alla giornata.
Il Messico però ci è rimasto nel cuore, e la ‘meno vecchia’ dice che, anche in ginocchio e trainata da un mulo, prima o poi tornerà a completare il Perù.

Qualche dato numerico:

  • Più di 9.000 chilometri percorsi;
  • Circa 90.000 metri di dislivello;
  • Giorni totali in viaggio: 238;
  • Giorni totali in sella: 143;
  • Forature: 5 (Manuela=0 Francesco=5);
  • Materiale sostituito per usura (totale sulle due biciclette): 2 catene, 4 pastiglie freni, 1 cambio olio Rohloff, 2 camere d’aria;
  • Cose perse; Manuela= 1 paio di sottoguanti ; Francesco= 1 casco;
  • Cose usurate completamente: Manuela= 2 mutande, 2 magliette, un paio di calze. Francesco= le lenti degli occhiali da sole;
  • Situazioni rischiose: Nessuna! A parte qualche cane che ha abbaiato troppo vicino ai nostri polpacci e un paio di automobilisti che ci hanno sfiorato.
  • Contrattempi di salute:
    Francesco = 2 Montezuma, 1 Covid. Non sono stato particolarmente fortunato: in Perù sono arrivati i problemi alle ginocchia dovuti all’artrosi e, all’arrivo in Bolivia, è iniziato un ciclo di cefalea a grappolo (cluster headache) che mi ha accompagnato fino al rientro, con pochissime tregue. Nell’impossibilità di reperire i farmaci necessari, pedalare di giorno dopo tante, troppe notti insonni, ha richiesto una grande concentrazione.
    Manuela = 1 congestione, 1 Covid con bronchite. Nonostante la severa artrosi alle mani, che temevo potesse limitarmi, non ho avuto peggioramenti e sono sempre riuscita a tenere saldamente il manubrio.

    Non raccontiamo tutto questo per lamentarci, ma per condividere un messaggio semplice: anche con qualche acciacco si può partire. A volte i malori, che non risparmiano nemmeno i giovani e i forti, ci hanno costretti a cambiare itinerario, rinunciando a strade più belle o a ciò che avevamo previsto. Fa parte del viaggio, e forse anche del destino dei cicloviaggiatori a lunga distanza. Ci si adatta, ma non si rinuncia ad andare avanti.

Cosa ci è piaciuto e cosa non abbiamo amato

PRO

  • L’incontro con i cactus e le balene grigie della Baja California.
  • I musei di Bogotá, ricchi e sorprendenti.
  • Il Trampolin de la Muerte, una strada indimenticabile tra le montagne della Colombia.
  • In Perù, i villaggi remoti e le alture della regione di Conchucos, fino ai tunnel del Cañón del Pato.
  • Le cime innevate della Cordillera Blanca e i panorami dell’indimenticabile Huascarán Loop in Perù.
  • Le quebradas e quel profondo senso di solitudine sulla ruta 40 tra Salta e Mendoza in Argentina.
  • I colori della Bolivia, il Salar de Uyuni e la Ruta de las Lagunas, con i loro paesaggi mozzafiato unici al mondo.
  • Le pasticcerie cilene, le cantine vinicole e il cordero argentino. La possibilità di assaggiare varietà di frutta e verdura sconosciute.

CONTRO

  • Escludendo il Messico, l’atteggiamento dei guidatori latini verso i ciclisti è stato spesso poco rispettoso e privo delle più elementari regole di sicurezza.
  • Cumuli di sporcizia lungo le strade, praticamente ovunque, tranne in Cile e Argentina.
  • Il senso di insicurezza in Colombia: no des papaja.
  • La pioggia costante in Colombia ed Ecuador, che ci ha fatto vivere fradici per settimane intere.
  • Pedalare in pieno inverno nel nord dell’Argentina: freddo pungente e case prive di riscaldamento. Che idea geniale di percorso…
  • Il nostro palato ha raggiunto il limite tra riso bollito e fagioli, non ne potevamo più. Nessun piatto “gastronomico” nei luoghi da noi frequentati.
  • Docce con l’acqua fredda.

Ma ciò che ci resterà davvero nel cuore è la gentilezza di tutti i latini che abbiamo incontrato, che ci hanno ospitato, accolto e fatto sempre sentire sempre i benvenuti. Grazie anche a chi abbiamo solo incrociato lungo la strada, offrendoci un sorriso o i due grani di mais che avevano in mano.
Un grazie speciale ai cicloviaggiatori con cui abbiamo condiviso qualche chilometro, qualche giorno o semplici informazioni via i gruppi WhatsApp: una piccola, grande famiglia con una passione comune. Come sempre in questi viaggi, restano alcune persone indimenticabili, quelle con cui abbiamo condiviso momenti speciali e che sono diventate amici.

Grazie a tutti.

Ed ora?

Il compianto Iohan Gueorguiev, (The bike wanderer) i cui video ispirarono molti cicloviaggiatori, scrisse: “Voglio vedere il mondo. Seguire una mappa fino ai suoi confini e continuare. Lasciare che la curiosità sia la mia guida. Dormire sotto stelle sconosciute e lasciare che il viaggio si sveli davanti a me“. Bella riflessione, vero?
È dal nostro primo lungo viaggio di coppia avvenuto nel 1993 che amiamo scoprire il mondo insieme. E, come disse Giant Cheerio (YouTube), una giovane ciclo viaggiatrice tedesca che in un recente video propone una personale descrizione dei viaggiatori: “Ci sono due tipi di viaggiatori. Il tipo A, l’esploratore, quello che non vede l’ora di vedere tutto. Il tipo B, il fuggitivo, quello che non vede l’ora di scappare.”

Francesco: Io mi definisco di tipo B, Sarò felice di tornare a casa, ma so già che, appena varcata la porta, inizierò a pensare all’organizzazione della prossima partenza. Una parte di me è sempre in viaggio, alla ricerca di nuove strade. Mia moglie dice che ho un animo inquieto.
Manuela: Mi sento più tipo A. Adoro scoprire cose nuove e culture diverse. Viaggiare in bici è il mio sogno fin da adolescente, e questa vita semplice mi fa apprezzare l’essenziale. La casa resta il mio rifugio, dove ricaricare le energie, restare connessa con la realtà, riabbracciare amici e la nostra adorata figlia… prima di ripartire.

E sulle note di John Denver che canta Take Me Home, Country Roads ce ne torniamo a Quebec. Nel villaggio in autobus verso Santiago, guardando fuori dal finestrino prima che arrivasse la notte ho voluto aggiungere altre canzoni alla mia lista Spotify. Sono tra le mie canzoni preferite ed ho voluto aggiungerle alla mia lista “Pedalando in America Latina” perché ognuna di esse possa ricordarmi un particolare momento di questo magnifico viaggio compiuto nel 2025, ma non finisce qui.
Manuela preparati, c’è un ottima offerta per un biglietto aereo con destinazione…
Lucrezia, i tuoi genitori ti aspettano sempre quando e dove vuoi.

Adios caballeros y que le vaya bien.

CILE – Rumbo a la Patagonia

Dopo la lunga pausa e la partenza di nostra figlia ricominciamo la discesa a Sud lungo la costa

22 ottobre – Si ricomincia verso Sud

Dopo aver accompagnato la nostra “Princess” all’aeroporto di Santiago, torniamo sulla costa a Viña del Mar dove avevamo lasciato bici e bagagli.

Manuela: Ci siamo fatti troppe risate questa mattina a colazione in albergo.
Breaking news: tre cicloturisti affamati svaligiano un buffet all you can eat. “Croissants, io vi distruggo!” 😄
Che tristezza lasciare la mia bambina all’aeroporto… Ehi, non ridete: per una mamma i figli restano sempre bambini, anche a 23 anni!
Stavolta sono stata brava, alla porta d’imbarco sono riuscita a non piangere.

Quando riprendiamo a pedalare, niente è cambiato, gli automobilisti cileni sfrecciano accanto a noi come se fossimo invisibili, ignorando i cartelli che indicano di mantenere 1,5 metri di distanza dai ciclisti.
In quest’ora di traffico intenso, per entrare a Valparaíso pedaliamo sul marciapiede, schivando pedoni e buche. Non avendo alcuna voglia di rimanere bloccati nel caos di autobus, camion e automobili delle vie principali, decidiamo di salire verso le colline imboccando strade secondarie. Peccato che abbiano pendenze da rampa di garage! A tratti non ci resta che scendere e spingere le bici, passo dopo passo, tra le vie dei quartieri che si  arrampicano sopra la città, tra cani che abbiano, altri che scodinzolano e persone che ci salutano.


Siamo costretti a entrare in autostrada per qualche chilometro, sperando di uscirne vivi, e tiriamo un sospiro di sollievo quando finalmente possiamo abbandonarla. Dal rumore del traffico passiamo al silenzio di un paesaggio bucolico: laghetti, conifere… quasi un angolo di Canada, se non fosse per gli eucalipti che ci ricordano che non siamo tornati a casa. Prati verdi e una splendida fioritura gialla ci accompagnano fino a metà pomeriggio, quando avvistiamo di nuovo la costa. Discesa su Algarrobo, cena a base di pesce fresco e poi a nanna. Direi che il primo giorno dopo la lunga sosta è andato alla grande.

Manuela: La città di Algarrobo prende il nome dall’albero di carrube tipico della zona, ma ne vediamo ben pochi, ci dicono che ormai l’eucalipto (australiano) ha invaso il territorio. Questa zona costiera è molto turistica, la spiaggia dei cittadini di Santiago per il fine settimana. Enormi e bruttissimi condomini, tanti alberghi, alcuni vecchi e altri ancora in costruzione deturpano il paesaggio. Fortunatamente siamo ancora fuori stagione quindi non c’è proprio nessuno. L’acqua non è invitante, deve essere freddissima, ci limitiamo a osservare l’oceano e pedaliamo con giacca e guanti malgrado il sole.

Seguiamo sempre la strada costiera, vista su spiagge di sabbia chiara e piccoli promontori rocciosi. Oggi dormiremo nella Casa del ciclista di San Antonio. Qui siamo accolti da Cesar, uno dei volontari, che ci spiega la vita della regione e la probabile chiusura della casa perché non ci sono giovani che abbiano voglia di lavorare gratuitamente. Un vero peccato! Queste strutture sono molto amate da noi viaggiatori.

Manuela: attraversiamo una zona boschiva di pini, il profumo di resina e legno tagliato è gradevole, meno il rumore dei camion che trasportano tronchi diretti al porto di San Antonio, ci dicono che sarà cosi per diversi giorni. Questa parte del Cile era molto povera e i governi passati scelsero di eliminare gli alberi autoctoni a favore di piantagioni di pini che producevano un legno più facile da esportare. Ancora oggi si pianta e si disbosca, ma tanto lavoro è automatizzato, quindi i problemi di lavoro rimangono, la regione rimane povera e molte terre sono state espropriate ai contadini per pochi soldi.

Durante la tappa odierna, abbiamo seguito un cartello che indicava la Casa Museo di Pablo Neruda. Siamo infatti nel villaggio di Isla Negra dove c’era la sua casa più amata in cui voleva tornare sempre e dove oggi è sepolto insieme a sua moglie Matilde Urrutia.


La visita si è rivelata un’eccellente sosta, abbiamo potuto ammirare questa casa molto particolare, riempita dei vari oggetti che Neruda raccolse nel corso della sua vita. Tra le “reliquie”, notiamo quattro quadretti con altrettanti versi di altri poeti; con orgoglio italiano vediamo strofe di Dante Alighieri, Francesco Petrarca e Giacomo Leopardi.
A volte per aggiungere un bel brano non servono motivi. Fortunate son dei Credence Clearwater Revival è uno dei miei brani preferiti. È stato usato anche come sottofondo in alcune scende di Forrest Gump.

Manuela: Che bella la casa di Isla Negra! La vista sull’oceano è spettacolare e l’interno, con quei corridoi pieni di tesori, sembra davvero una nave carica di storie. Mi sarei portata a casa mia qualche polena, qualche statua di angelo, qualche quadro, qualche pezzo di ceramica… Beh, ammettiamolo: mi sarei portata a casa tutto. Non ho potuto nemmeno sfogarmi nel negozio del museo, noi ciclisti lo sappiamo bene: solo guardare, vietato aggiungere peso nelle borse.


La strada che seguiamo passa nell’entroterra, attraversiamo campi coltivati, alcuni vigneti e non scorgiamo più l’oceano per diversi chilometri. Alla fine di una lunga e dura salita, ci fermiamo a pranzare. Qualcuno piuttosto freddoloso non si copre bene il pancino prima di cominciare la discesa ed il freddo vento della corrente di Humboldt le provoca una bella congestione che ci obbligherà ad una sosta forzata a Pichilemu. La mia infermierina diventa paziente.
Chi legge questo blog e non conosce lo Zecchino d’oro non capirà, ma oggi dedico alla mia metà Metti la canottiera.

Manuela: Hai visto che adorabili i leoni marini e i pinguini di Humboldt alla Punta de Lobos di Pichilemu? Nooo, io no. L’unica cosa che ho visto per 36 ore è stato un secchio blu, una toilette e un letto. Altro che farmi male in bicicletta, ho rischiato di spaccarmi la testa svenendo in bagno!


Dopo la giornata di riposo si riparte, boschi e viste “cartolinesche” sulla costa, ma tanti, troppi, su e giù. A fine giornata siamo sempre vicini ai 1.000 m D+. Il panorama è bello, ma dopo un po’… stanca.

Manuela: con quali criteri progettano le strade gli ingegneri cileni? Sembra che dicano: “Passiamo dove ci pare, chi se ne importa delle pendenze impossibili, delle curve a U… e già che ci siamo, scarichiamo qui tutti i sassi più grossi e la sabbia dei dintorni!”.

Soste al mare, soste in hospedajes molto sporchi, scambi di opinioni sulla vita con venezuelani immigrati illegalmente e che qui lavorano in hotel, ristoranti, etc. I chilometri passano, ma la meta sembra ancora lontana.
Tappa cortissima, decidiamo di prendercela con calma fermandoci nell’hostal di Arnaud, un francese che, arrivato in moto dalle parti di Pelluhue una quindicina d’anni fa, ha scelto di metterci radici. Dopo mesi di spagnolo, poter scambiare due parole in francese è un vero piacere. Accoglienza calorosa in un alberghetto rustico e incredibilmente confortevole; ci offrono anche di fare una lavatrice, puzziamo così tanto?


Si pedala con vista sull’oceano, tra campi di fragole, prati di fiori gialli e rosa, tramonti, gente a cavallo; quasi tutto ripio con su e giù vertiginosi, ma arriviamo interi nuovamente sull’asfalto e molto contenti della strada che abbiamo scelto al posto della più facile e diretta Panamericana.
Oggi auguro a quella gente che ci supera a tutta velocità di percorrere la strada nominata dagli ACDC nella canzone Highway to Hell.

Manuela: Dopo due giorni di “manutenzione straordinaria del sistema digestivo”, faccio fatica a pedalare e mi sto rimettendo lentamente in carreggiata. Non eravamo riusciti a festeggiare il nostro 36º anniversario di matrimonio, così ci siamo regalati una giornata di pausa in un delizioso alberghetto, cullati dal rumore delle onde. Ci fermiamo nella piazza di Buchupureo al momento giusto: circa 300 cavalieri di tutte le età, vestiti con abiti tradizionali, stanno per prendere il via alla Cabalgata de los Buenos Amigos. Uno spettacolo inatteso e bellissimo.


Dormiamo dai bomberos che ancora una volta ci accolgono cordialmente offrendoci un letto, una cucina e una doccia.

Manuela: Questa zona costiera è deliziosa, proprio come le fragole che si coltivano qui. Anche le persone che incontriamo, al lavoro nei campi, a cavallo o mentre portano fiori al cimitero, ci salutano con gentilezza. È il primo novembre, giorno di festa in Cile dedicato a Todos los Santos, quando molte famiglie fanno visita ai propri defunti e i cimiteri si riempiono di colori.
Sorrido sempre quando finiamo ospitati dai pompieri. Le mie amiche mi chiedono: “Ma sono come quelli dei calendari?”. Ahahah, noooo! Vi assicuro che per i calendari devono noleggiare dei manichini, perché nella realtà… diciamo che lo spirito eroico c’è, ma il fisico da calendario un po’ meno. 😂

Sempre salita, un altro breve tratto in autostrada ed arriviamo a  Concepción, una delle più popolose città del Cile. Saremo ospiti nell’officina di Alberto proprietario di viajaenbici.cl  Nonostante fosse un giorno festivo, Alberto ha aperto il suo laboratorio per offrirci un tetto; chiacchieriamo con lui della sua attività e del nostro viaggio, poi lui rientra a casa e noi diventiamo i “signori” dell’officina. A cena ci concediamo ravioli Rana al prosciutto e, dopo aver montato la tenda e gonfiato i materassini, dormiamo come angioletti fino al mattino seguente.

Manuela: nella nostra lista dei posti “particolari” dove abbiamo dormito mancava proprio questo: un’officina di biciclette. Alberto e la sua équipe tengono il laboratorio ordinato e pulitissimo, un vero gioiellino. La loro accoglienza è stata sorprendente e dormire tra attrezzi e bici da riparare mi è piaciuto un sacco. Grazie di cuore a tutti!

L’équipe di viajaenbici.cl

La settimana comincia con una deliziosa colazione di gruppo preparata dai meccanici. Poi loro tornano al lavoro e noi restiamo liberi di visitare la città… più o meno, perché in questi giorni non sono molto in forma.
Ripartiamo verso il sud; durante la prima giornata ci faremo un bel 100 km fino a Nacimiento dove arriviamo nel tardo pomeriggio proprio quando l’hostal all’inizio della città sta chiudendo. Prendiamo al volo una camera e ci prepariamo la cena sul fornellino da campeggio.


In zona ci sarebbe il Parc national Nahuelbuta da visitare, ma i giorni seguenti prevedono un meteo sfavorevole, pioggia e temporali, quindi saltiamo la deviazione nei boschi per rimanere sulle strade principali. Ci è stato sconsigliato di fare campeggio libero a seguito dei decennali conflitti tra lo stato cileno e gli indios Mapuche (così abbiamo la giustificazione per cercarci ancora un letto😉).
Siamo nella regione dell’Araucanía e arriviamo nella città rurale di Angol. Ci sistemiamo in un hostal ricavato nell’… ufficio di un avvocato. Quando entriamo per dare un’occhiata al posto, ci accoglie la simpatica Solange, che lavora come segretaria giuridica, responsabile dello spazio di coworking e receptionist “dell’albergo”. La sistemazione è perfetta, le nostre biciclette possono riposare in una stanza tutta per loro e abbiamo a disposizione anche una cucina.

Manuela: Siamo arrivati in “albergo” appena in tempo per metterci al riparo dal temporale. Decidiamo comunque di fare una breve passeggiata fino al mercato , attraversando vie tranquille e costeggiando qualche edificio storico ormai un po’ decadente. Domani avremmo voluto esplorare il parco vicino per ammirare le araucarie secolari, ma le previsioni sono pessime. Speriamo di incontrarne altre nella regione. Per consolarci, scegliamo un ristorante consigliato come “tipico mapuche, porzioni abbondanti, prezzi onesti”… avevano però dimenticato di aggiungere “piuttosto disgustosi”. Meglio andare a dormire, dopo un cafecìto, con la sua aguìta in una tacìta e un po’ di lechìto: qui in Cile tutto, davvero tutto, finisce in -ìto.

Che facciamo? Partecipiamo? Ci offrono barrette e panini imbottiti, non possiamo rinunciare

Appena superato un piccolo cantiere stradale, sentiamo una frenata pazzesca, l’auto che avevamo appena incrociato ad una velocità folle, si è fermata a pochi metri da un operaio dopo due testacoda; l’imbecille di turno viaggiava anche con il cellulare in mano e non ha visto il segnalatore del cantiere. Credo che questa sera l’operaio accenderà qualche cero alla Madonna .
Oggi siamo obbligati ad entrare sulla Panamericana che avevamo abbandonato nel nord del Cile  ad Antofagasta: asfalto bello con corsia di emergenza, un po’ di traffico, lunghi tratti di ciclabile e, come dicono qui, pendenza soave (dolce, non ripida).

Manuela: Che paura! Meglio non pensarci troppo: sarebbe bastato un minuto in più e un’auto ci avrebbe travolti in pieno. In un solo mese in Cile abbiamo assistito a due incidenti che ci hanno letteralmente sfiorato. Situazioni così ti ricordano quanto sia vulnerabile chi viaggia in bici e quanto tutto possa cambiare in un istante. Non ho alcuna intenzione di finire come gli animali che troviamo schiacciati lungo la strada. Meglio affidarsi al karma e tenersi a mente una cosa semplice: quando non è la tua ora, non lo è.

La prossima sosta ci porta nella zona dei laghi: siamo a Villarrica, sulle sponde dell’omonimo lago. La cittadina è molto carina e, di fronte a noi, si erge il vulcano di 2.800 m che porta lo stesso nome. Il cono è completamente innevato nonostante la primavera sia già avanzata. Qui ci fermeremo un paio di giorni: continua a piovere e, anche se la prossima tappa è lunga solo una ventina di chilometri, vogliamo percorrerla all’asciutto. Perché solo venti chilometri? Perché andremo a dormire da Wilma e Pablo. Wilma è stata una delle persone con cui avevo praticato un po’ di spagnolo prima del viaggio. Quando seppe che saremmo stati da queste parti, ci invitò a casa sua… e noi non abbiamo certo perso l’occasione di salutarla.


Qui conosceremo suo marito Pablo, appassionato golfista, e i loro sei cani. La loro casa ha una grande vetrata con vista diretta sulla cima del vulcano e si affaccia su un esclusivo club di golf. Per quattro giorni saremo nutriti e scarrozzati in giro per la zona, offrendo in cambio soltanto lunghe chiacchierate. La nostra partenza strappa una piccola lacrima a Wilma, ma chissà… forse un giorno potrebbero prendere l’aereo e venire a trovarci al Nord.

Molti anni fa Wilma ebbe una discreta carriera come cantante e ballerina in TV, le vglio dedicare El farol di Carlos Santana. Un brano latino per una nuova amica italo-latina.

L’imbecillità non ha età

Manuela: Siamo arrivati in un vero paradiso. A qualcuno potrà sembrare un luogo troppo isolato per vivere, ma a noi la casa di Wilma e Pablo è piaciuta tantissimo. Loro sono persone adorabili, divertenti e super accoglienti. I loro cani… li avrei caricati tutti e sei sulla mia bicicletta! I quadri della figlia di Pablo sono strepitosi, ne avrei portati a casa almeno un paio. Con Wilma, i cui nonni erano di Genova, ci siamo divertite come due vecchie amiche che si ritrovano dopo anni. Villarrica, Pucón e i dintorni sono davvero belli: ci passerei volentieri qualche giorno di vacanza, a bordo lago, con in mano una bacinella di gelato San Francisco…abbiamo visto anche le araucarie! Non quelle secolari, ma accontentiamoci.


Gli incontri non sono ancora finiti, arriviamo a Rio Bueno e siamo ospiti di Cristian. Professore di ginnastica, volontario del soccorso alpino e dei pompieri, alpinista (o meglio, andinista), appassionato di parapendio e… ciclo viaggiatore. Lo avevamo conosciuto sulla barcaza di Villa O’Higgins, alla fine della Carretera Austral. Che bello rivedersi dopo tre anni, volevamo offrire a Cristian una pizza per una lunga storia di solidarietà tra ciclisti rimasta in sospeso, lui non se la ricordava, ma noi sì😉.


Il meteo prevede ancora temporali, quindi dobbiamo annullare il giro dei laghi e la visita agli altri parchi della zona, la strada è stretta e diventa pericolosa con la pioggia. Seguiamo il suggerimento di Cristian, che come pompiere ha esperienza e buon senso nel valutare i rischi. Prendiamo così la strada più larga e diretta, la poco piacevole Panamericana: c’è molto traffico e il rumore è insopportabile, ma si pedala in sicurezza.

Manuela: Grazie, Cristian. Nonostante la notte tu sia intervenuto come pompiere a spegnere un incendio, ci hai aperto la tua casa e ci hai accolto. I ciclo-viaggiatori sono una grande famiglia, speriamo di poter pedalare ancora insieme e condividere ancora un panino in qualche parador chissà dove nel mondo.

Meno di 💯

Sosta a Puerto Varas per due giorni, proviamo ad evitare di bagnarci. La sfiga vuole che, ad una tappa dalla fine, mi becco una vite e foro per la quarta volta dall’inizio del viaggio, più due esplosioni di camera d’aria (grazie alla pessima qualità delle camere d’aria Bontrager).

Manuela: 4 forature per Francesco, zero per me…devo cominciare a preoccuparmi per la troppa fortuna? Un giorno San Schwalbe*, protettore dei ciclisti, si vendicherà e mi farà pagare il conto!
* Il marchio tedesco dei nostri pneumatici con protezione antiforature, funzionano bene, ma non possiamo pretendere miracoli. Schwalbe potrebbe prendere Francesco come ambassador, o forse come tester 😂.


Resteremo a Puerto Varas per un paio di giorni. Domani è prevista ancora pioggia e facciamo un po’ i preziosi: non abbiamo voglia di arrivare a Puerto Montt fradici, sfidando il meteo patagonico.

Manuela: Forse abbiamo sbagliato strada, ci siamo ritrovati sulle rive di un lago… in Germania. Puerto Varas ha davvero un’anima tedesca, visibile nelle case di legno, nei cognomi e nei piatti tipici. I vulcani Osorno, Calbuco e Puntiagudo non si fanno vedere, il cielo resta coperto da nuvole grigie. Speriamo sempre nel domani, ma stavolta il domani non arriva, riusciremo a scorgere l’Osorno, un cono di vulcano innevato dalla forma perfetta, solo dalla strada verso Puerto Montt. 
È la fine del viaggio, dove iniziammo a pedalare fino alla Fin del mundo tre anni fa. Un po’ triste, certo, ma anche le cose più belle devono concludersi, altrimenti non nascerebbe mai il desiderio di cercarne di nuove.
Lucrezia, tra 5 giorni RDV all’ aeroporto di Québec, ci serve un taxi!


CILE – Dalla cima dei vulcani alla costa del Pacifico

5 ottobre – San Pedro de Atacama

Oggi avremo una giornata lunga. Partiamo prima dell’alba per vedere i geyser Sol de mañana al sorgere del sole, quando le fumate di vapore dall’odore sulfureo sono più sceniche a causa dello sbalzo di temperatura.

Si prosegue con le piscine termali, e la temeraria Lucrezia si tuffa in acqua alle sei del mattino sfidando la temperatura. Noi genitori, invece, resistiamo alla tentazione (tentazione? Ma mi faccia il piacere) di infilarci il costume a 4.900 metri di quota, con temperature glaciali, non vogliamo rischiare di grippare definitivamente le nostre vecchie giunture.

Dopo una abbondante colazione con pancakes e caffè caldo, si prosegue con la visita della laguna Bianca e poi Verde. Alghe, riflessi, metalli contenuti determinano il colore dell’acqua e quindi il nome, questo è quello che ci spiega Sergio, la nostra guida e autista. Dopo pochi chilometri, raggiungiamo il deserto Salvator Dalì, in lontananza un masso qui e là creano uno scenario molto particolare.

Deserto Salvator Dalì

Il giro in auto finisce vicino ad un fabbricato poco dopo la dogana boliviana. Salutiamo Sergio e risaliamo sulle biciclette per affrontare i 5 km di salita che ci separano dall’hangar della dogana cilena di Hito Cajón. L’immigrazione passa velocemente dopo un rapido controllo dei bagagli (vietato cibo fresco, peggio che negli US, 😉). Arrivati sulla strada asfaltata ci lanciamo in una lunghissima (30 km) e gelida discesa che ci porterà dagli oltre 4.600 m della frontiera ai 2.400 m di San Pedro de Atacama. Domani riposo e un po’ di manutenzione alle bici.

Manuela: Anche se la zona delle lagune è turistica, i luoghi sono talmente vasti che ogni auto segue una pista diversa lasciando dietro di sé una nuvola di polvere per poi ritrovarsi nei punti di maggior interesse. Vicuñas, fenicotteri, cincillà, gli animali che vivono in questo ambiente ostile dove non c’è nulla mi affascinano, rimarrei ad osservarli e fotografarli per ore. Alla fine ho preso positivamente i due giorni senza bicicletta, mi sono goduta i paesaggi senza morire di freddo, di fatica e di fame per parecchi giorni. Viste le condizioni della strada figlia e marito mi avrebbero maledetto se li avessi forzati a pedalare o meglio a spingere la bici tra la sabbia….ed anche la mia artrosi ringrazia.

Al di là del significato politico, il gruppo Inti Illimani era composto da grandi musicisti, come mi confermò un amico giornalista cileno. Gli I.I. erano in Italia quando avvenne il colpo di stato nel loro paese e vi rimasero in esilio per anni. Un tributo ai miei idoli di gioventù per l’ingresso nel loro paese : Cancion del poder popular.

6-10 ottobre – Da Calama a Antofagasta

La pigrizia è la madre dei vizi… Da Pepe, un meccanico di biciclette che ci ha cambiato le pastiglie dei freni e presso il quale abbiamo incontrato per la terza volta il fortissimo Taka, si parla del percorso fino al Pacifico e delle varie possibilità di alloggio lungo l’itinerario.

Da Pepe in compagnia di Taka from Japan.

Il nostro ospite, esperto ciclista, ci sconsiglia di perdere tempo pedalando i 35 km di salita per uscire dalla città, ci dice che arriveremmo in cima troppo tardi per poter affrontare i restanti 70 km con un fortissimo vento frontale e rischiare di non arrivare prima del buio a Calama (città con alta criminalità). La migliore soluzione sarebbe di farci accompagnare al passo e fare solamente il lungo tratto in discesa.

E così sarà! I primi venti chilometri scorrono in fretta, facciamo la consueta pausa mate e poco dopo ci attende il famigerato vento contrario. Siamo ancora in leggera discesa, ma ora per avanzare bisogna spingere sui pedali con un certo sforzo.
La città di Calama è piuttosto grigia e sciatta: città essenzialmente a servizio dell’industria mineraria, circondata dal deserto e vicina al gigantesco bacino estrattivo di Chuquicamata, una delle miniere a cielo aperto di rame più grandi del mondo e con gravi conseguenze ambientali. Prima di trovare una camera dove dormire facciamo la spesa in un grande supermercato chiamato Lider (catena comprata da Walmart) …un barattolo di Nutella e una bottiglia di buon vino si ritrovano nella nostra borsa.

Manuela: in un’ ora siamo passati dal vento gelido dei 4.900 m di quota all’aria calda dei 2.400 m di San Pedro de Atacama, una discesa spettacolare verso un nuovo mondo. Mangiando una fetta di pizza mentre cambiamo i freni nell’atelier di Pepe in compagnia del simpaticissimo Taka, tutto diventa chiaro anche per Lucrezia: “Mamma adesso capisco perché dite sempre che i cicloviaggiatori sono una grande famiglia, la democrazia della bicicletta, questi momenti sono indimenticabili e speciali quanto i più magnifici paesaggi”.

Il problema di questa regione del Cile è che siamo vicini a delle immense miniere e gli alloggi tutti occupati dai minatori. Dormire in tenda nel nulla nascosti da una duna di sabbia lontano dalla strada potrebbe essere un’opzione, ma in questi giorni il vento è fortissimo ed i posti dove ripararsi sono rarissimi, le piazze dei due paesotti sulla strada? Ci dicono di evitare, la criminalità da queste parti è alta.

A Sierra Gorda veniamo “salvati” dal direttore della scuola, che ci lascia montare la tenda nel cortile di casa sua. Alejandro ci spiega che quasi tutte le case private affittano camere ai minatori, i prezzi sono liberi e il reddito esentasse.
Le aziende preferiscono affittare a qualsiasi prezzo piuttosto che costruire alloggi propri; detrarre le spese è più vantaggioso e, con l’andamento altalenante del lavoro, evitano di ritrovarsi con costi fissi e immobili vuoti.
Chi affitta può guadagnare fino a 4.000 USD al mese netti, un reddito molto alto per il Cile. Il rovescio della medaglia? Trovare un letto da turisti è quasi impossibile, e un materasso con lenzuola sporche può costare quanto una camera in un quattro stelle.

Altra giornata nel deserto, altro vento a sfavore ed arriviamo nel paesino di minatori di Baquedano, poi sarà il passaggio del Tropico del Capricorno e la discesa ad Antofagasta. Gli ultimi chilometri saranno con un fortissimo vento frontale che ci farà penare per raggiungere la città.

Nei tre di deserto di cow boy non ce n’erano, ma l’ambiente poteva suggerire Ghost Riders in the Sky di Jonny Cash

È il fine settimana ed ancora una volta abbiamo qualche difficoltà a trovare un posto decente dove dormire nel quartiere consigliatoci da Pepe.

Manuela: Nei momenti in cui si dà tutto per scontato – “Ma chi vuoi che ci sia da queste parti? Su Google Maps ci sono tanti alloggi, troveremo facilmente dove mangiare e dormire…” – è la realtà a riportarci con i piedi per terra. Ci si scontra con il vuoto, ma poi basta l’ospitalità e la generosità di alcune persone per scaldare il cuore.
Il deserto regala paesaggi affascinanti, ma dubito che i minatori che lavorano qui, in una delle aree con i più alti tassi di malattie legate all’inquinamento in Sud America, la vedano allo stesso modo.Nei loro volti si legge la fatica di una vita dura, lontana dalle famiglie e in condizioni spesso insalubri.

Antofagasta è una città sul Pacifico, piuttosto brutta, ci hanno detto di evitare la zona Nord perché pericolosa. Fortunatamente non siamo qui per distendere gli asciugamani sulla spiaggia (orribile e sporca), ma solo di passaggio. Tra pochi giorni Lucrezia prenderà l’aereo per rientrare in Canada e dobbiamo cercare un autobus per arrivare a Santiago.

Abitanti di Antofagasta

Le sue vacanze sono finite, il dovere la chiama ed i suoi genitori dovranno continuare da soli verso la destinazione finale.

Manuela: Antofagasta, località turistica di grandi alberghi sulla spiaggia, ci rilasseremo in piscina …ahahahah…che delusione, l’ unica cosa bella si questa città sono i leoni marini super puzzolenti e divertentissimi che si spiaggiano nel porto ed invadono marciapiedi e ciclabili. Strafoghiamoci nel vassoio di dolci della pasticceria di fronte la nostro alloggio, la mia golosità senza fondo sarà appagata…ed evviva le empanadas ! 

Siamo ancora molto lontani da Santiago dove Lucrezia tra pochi giorni ha il suo volo di ritorno a casa. Copriremo questa distanza, come già previsto, in autobus.  Non è la prima volta che veniamo in Cile ed è sempre stato facile caricare le biciclette sui grandi autobus di linea, non questa volta!!! Qui i minatori hanno la priorità assoluta e visto che viaggiano sempre con grandi bagagli anche se noi prenotiamo e paghiamo per dei bagagli XL, al momento dell’ imbarco veniamo rifiutati. Alle 3 di notte finalmente riusciamo a salire su un autobus dove passeremo la notte dormendo come angioletti fino a Viña del Mar.

Manuela: Abbiamo visto il deserto di Atacama fiorito. Il nostro caro amico Benoît ci aveva mandato un articolo di un giornale canadese su questo raro fenomeno naturale.
Peccato non essere riusciti a pedalare tra i fiori, erano sbocciati oltre 1.000 km più a Sud di Antofagasta, ma li abbiamo ammirati per diversi chilometri dal finestrino dell’autobus. Uhaoooo! Il deserto si è trasformato in un tappeto di fiori colorati rosa e viola!
Che graziosa Viña del Mar! Una passeggiata sulla spiaggia, due cene luculliane e gli ultimi giorni in totale relax con nostra figlia.
Buon rientro a casa Lucrezia… e mi raccomando: non divorare in aereo tutto il “meglio del supermercato cileno” che hai comprato per far assaggiare a Gabriel.

Deserto di Atacama in fiore
Ritorno a casa per la Princess

BOLIVIA – Salar de Uyuni

Salar de Uyuni, Las Lagunas, fenicotteri, vigogne, piscine termali, deserto di Salvator Dalì.
La Bolivia è dietro di noi, ma la ricorderemo per sempre.

28-29 settembre – Salar de Uyuni

E così tre italiani e un argentino, la mattina del 28 settembre, entrarono da nord nel Salar de Uyuni a 3650 m di quota.

La traccia da seguire è evidente, ma la superficie molto irregolare; a volte riusciamo a tenere una buona velocità media, altre rallentiamo sobbalzando un po’ troppo. Non c’è una nuvola e in lontananza si scorge l’Isla Incahuasi. Pedaliamo per una quarantina di chilometri e, verso le due del pomeriggio, arriviamo su questa strana isola di rocce e cactus, che non è altro che la punta di un vulcano. Sistemiamo le nostre bici attorno ad un tavolino costruito con blocchi di sale e ci dirigiamo al ristorante per un almuerzo: zuppa di quinoa con pollo.

Naturalmente, i quattro ciclisti sono oggetto di curiosità da parte degli innumerevoli turisti arrivati fino a qui seduti su comodi veicoli 4×4. Parliamo con coreani, francesi, italiani, olandesi e rivediamo una famiglia francese che era seduta dietro di noi nell’aereo che ci portò a La Paz.

Regalo di un turista ecuadoreño

La sera, aiutati dalla figlia di 2-3 anni dei gestori del ristorante, montiamo la tenda nel piccolo spazio tra i tavoli per proteggerci dal vento che qui di notte spazza via tutto. Mangiamo del cibo che abbiamo nelle borse e ci infiliamo nei sacchi letto. La notte è fredda, siamo poco sotto lo zero, ma il cielo è fantastico, indescrivibile.

Il mattino seguente Nico ci lascia dirigendosi verso la città di Uyuni, tra qualche giorno entrerà in Argentina per tornare a casa sua vicino a Buenos Aires dopo quasi due anni di assenza.

Noi partiremo in direzione opposta per andare verso las routas de las Lagunas.

Dopo i primissimi chilometri lisciati dal traffico automobilistico dei tours organizzati, impazziremo per una buona ora su una superficie terribile che ci farà avanzare a 6-7 km/h. È solo nel pomeriggio che usciamo dalla distesa di sale e ci offriamo una pausa in un albergo turistico per un meritato riposo.

Nel silenzio del Salar penso che uno dei migliori brani da ascoltare possa essere Alturas di Inti Illimani.

Manuela: Finalmente le ruote delle nostre biciclette scricchiolano sulla distesa di sale più grande del mondo, sognavamo questo posto da anni. Sembra di essere su un pianeta diverso, a perdita d’occhio solo una piattissima infinita distesa bianca, alle nostre spalle il maestoso volcano Tunupa, nessun rumore, solo noi. Davanti a noi si apre una fitta rete di tracce che si perdono in ogni direzione. Qual è quella giusta?
Siamo in quattro. All’inizio si chiacchiera, si ride, l’euforia è palpabile. Poi, quasi senza accorgercene, ognuno sceglie la propria traccia, ci allontaniamo l’uno dall’altro per vivere in solitudine la magia assoluta di questo luogo. Per noi ciclisti, la vera sfida non è il dislivello, pari a zero, ma piuttosto evitare i sobbalzi sulle croste di sale, non finire in qualche buca piena d’acqua salmastra, resistere al vento che a tratti è violentissimo e non bruciarsi la pelle sotto il riflesso implacabile del sole. La tradizione vorrebbe che si pedalasse per qualche chilometro… nudi. Sì, avete letto bene: completamente nudi! Sul web troverete diverse foto di ciclisti in tenuta adamitica abbracciati alle loro bici. La nostra, però, non la troverete, siamo anticonformisti, e quindi facciamo l’opposto degli altri, restiamo super coperti! Malgrado questo e abbondanti dosi di crema solare, dopo i due giorni di attraversata, ci ritroveremo tutti e  tre con le labbra bruciate.

Abbiamo scelto uno degli ingressi al Salar meno frequentati e non incrociamo anima viva in tutto il giorno; solo arrivati all’isola di cactus nel pomeriggio rivedremo gruppi di turisti e automobili  arrivati da Est. Verso sera spariranno tutti e ci ritroveremo soli con le 2 famiglie, guardiane del posto. La notte ci regala un cielo stellato da manuale astronomico. C’è chi si alzerà la mattina alle 5 per ammirare l’alba, per me fa troppo freddo per uscire dalla tenda, mi  accontenterò del tramonto di ieri sera altrettanto spettacolare.

1-3 ottobre – Da Villa Candelaria al Mirador volcano Ollague

Dopo un giorno di dolce far niente, ripartiamo in direzione del Cile. La strada ci mette subito a dura prova con lunghi tratti sabbiosi dove è impossibile pedalare, ma raggiungiamo San Juan abbastanza agevolmente.

Il sogno del Salar in bicicletta è esaudito, ora dovremo attraversare Las Lagunas per arrivare in seguito a San Pedro de Atacama in Cile.

Manuela: la seconda metà del Salar era talmente sconnessa che mi sono ritrovata il disegno delle borchie della mia sella sulle chiappe !!

Dal paesino di San Juan continuiamo attraversando il Salar de Chiguana per arrivare in un gruppo di case ad un posto di frontiera con il Cile. Pernottiamo in un hostal scadente e ci prepariamo a partire per un percorso isolato su sterrato di circa 200 km tra lagune e zone desertiche.

Parcheggi boliviani

Dopo circa 40 km di salita arriviamo al Mirador volcano Ollague, il vecchio alza bandiera bianca e decidiamo di fermarci in tenda per la notte. Le guide che incrociamo ci dicono che la strada delle lagune in questo periodo è in condizioni pessime, molti tratti con grosse rocce e tantissima sabbia dove sicuramente non potremo pedalare. Seduti davanti ad un panino con salsiccia di lama, facciamo un consulto famigliare, cosa fare? Manuela ci vorrebbe provare, Lucrezia non ha una bicicletta molto adatta ed inizia a dubitare, io è da ieri che vorrei abdicare e scendere direttamente a Calama per continuare in sella. Alla fine chiamiamo un’agenzia turistica per poter comunque visitare questa parte di Bolivia di cui tutti parlano.

Caricate le bici sul tetto dell’auto, ci godremo i paesaggi senza stress. Passeremo per luoghi lunari, laghi dai differenti colori, Lucrezia si bagnerà in una piscina termale e vedremo geyser, fenicotteri e vignogne in abbondanza. Nella nostra personale classifica dei più bei luoghi naturali sulla Terra pensiamo che la Bolivia meriti il gradino d’onore.

Manuela: Il Salar mi è rimasto nel cuore, non dimenticherò mai questo posto incredibile. Spero solo che la gente del posto riesca proteggerlo dalle minacce di trasformarlo in una gigantesca miniera a cielo aperto, purtroppo le sue acque salmastre contengono litio, mannaggia alle batterie !!! Mi dispiace non aver percorso la strada delle lagune in bicicletta, ma avevano ragione le guide con cui abbiamo parlato, era in pessime condizioni. Francesco era stanco e Lucrezia avrebbe avuto molte difficoltà ad affrontare vari tratti di strada con la sua bici non proprio adatta. Ci siamo goduti questi magnifici paesaggi riposando gambe e articolazioni per due giorni, avremo modo di fare chilometri su altre strade. Ogni tanto dimentico che non abbiamo più 30 anni, vorrei non fermarmi mai, ma Francesco ha ragione (non diciamoglielo troppo forte), a volte è meglio essere prudenti per poter continuare a pedalare e non ritrovarsi bloccati su un divano; in Italia si dice ” chi va piano, va sano e lontano”.

IL RIASSUNTO DELLA NOSTRA BOLIVIA

Già dal primo video di un ciclista milanese eravamo rimasti affascinati da questo paese, oggi diciamo che è probabilmente uno dei più bei posti del pianeta.

  • Chilometri percorsi: 764 (Per un totale di 7.335)
  • Metri di dislivello: 2.952 (Per un totale di 71.563.
  • Quota: tra i 3.500 e 4.900 m slm.
  • Giorni totali: 22
  • Giorni in sella: 13
  • Notti: albergo e ospiti vari 19, tenda 3.

PRO

  • Pedalare sul Salar de Uyuni, una sensazione stranissima, unica e fantastica. Speriamo che l’avidità dell’uomo non lo distrugga (è probabilmente la più grande riserva di litio della Terra).
  • Las Routas de las Lagunas. 250 km indescrivibili per la bellezza della natura: fauna, paesaggi, colori, solitudine.
  • L’ aver visitato questo paese in famiglia sarà un ricordo indelebile, le emozioni si moltiplicano quando sono condivise. Grazie Lucrezia per aver pedalato con i tuoi genitori.

CONTRO

  • La cosa che ci ha irritato di più è sicuramente la gringo-tax. Se non sei un locale, paghi di più e non poco! Il turista è una banconota che cammina, un pollo da spennare.
  • Ancora una volta, la sporcizia ovunque buttata anche nei luoghi più belli. Non riusciremo mai a capire come la gente possa abbandonare lattine e bottiglie vuote in un posto come il Salar o in un lago con centinaia di fenicotteri.
  • I bagni pubblici a pagamento, sporchi, puzzolenti e costosi. Evviva l’Inca toilet all’aria aperta !

Il QR code nell’illustrazione permette di visualizzare tutte le nostre tappe boliviane sull’applicazione Ride With GPS

BOLIVIA – On the road again

Due mesi di riposo a casa, la Princess rientra dalle vacanze e riparte con i genitori.
Continuiamo verso Sud.

13-15 settembre – Partenza per La Paz
Nel primo pomeriggio i nostri due autisti, Gabriel e Paul-André, ci accompagnano all’aeroporto di Québec da dove partiremo in direzione di Newark – Houston – Bogotà – La Paz.

Si riparte

Ci aspetta un viaggio lunghissimo: 43 ore tra attese su scomode poltroncine d’aeroporto e quattro voli che ci riporteranno in America Latina.

Prima tappa Newark
Che gli occhiali aumentino il buio?

Questa volta viaggiamo con la Princess, e scema nostra figlia ha scelto questo viaggio come regalo di laurea… o forse il vero regalo ce lo fa lei, trascorrendo diverse settimane in famiglia. Brava, Lucri!

Arrivati nel cortile di Eliana e Marcelo, i nostri ospiti Warmshowers a La Paz, ci accoglie una sorpresa: Diana e Didier stanno preparando le loro bici per ripartire. Li avevamo conosciuti 3 mesi fa a Caraz, in Perù — una giovane coppia colombiana che viaggia con il loro cane Thor. Sapevamo che in questo periodo sarebbero potuti essere da queste parti, ma ritrovarli è stato comunque un momento speciale. Buona continuazione per Tuyo cruzando fronteras.

Famiglia Cavalli, Diana, Eliana con il suo cane Miski, Didier e il cane viaggiatore Thor

La nostra prima operazione dopo i saluti è quella di buttarci sul letto per dormire in posizione orizzontale, siamo veramente stanchissimi e domani ci aspetta il montaggio delle biciclette.

Diana

Nel primo pomeriggio, una famiglia di svizzeri passa a recuperare le nostre scatole delle biciclette per rientrare in Europa e per ringraziarci ci offrono un vassoio di  empanadas, molto apprezzate. La sera usciamo a cena con Mateja, una ciclista slovena che viaggia in solitaria conociuta in un gruppo WhatsApp di ciclisti viaggiatori.

Durante il nostro soggiorno a La Paz decidiamo di esplorarla dall’alto, salendo sul Teleférico: la rete di cabinovie più lunga del mondo, che collega gran parte della capitale più alta del pianeta.


La Paz, capitale della Bolivia, è la tipica città sudamericana: caotica! Camminare per le sue ripide strade è ancora più faticoso del solito, complice l’altitudine — siamo a 3.650 metri. Per fortuna alloggiamo nel pieno centro e abbiamo tutto a portata di mano.

Trascorriamo la serata in compagnia dei nostri ospiti, Eliana e Marcelo, chiacchierando sulla vita nei rispettivi Paesi: Bolivia, Italia e Canada.
La mattina seguente, Lucri si sveglia con un forte raffreddore e decidiamo di restare un giorno in più, per darle il tempo di riprendersi.

Ho cercato qualcosa di che si addicesse alla giornata di oggi: On the road again di Willie Nelson.
On the road again (Nuovamente sulla strada)
Goin’ places that I’ve never been (Andando in posti dove non sono mai stato)
Seein’ things that I may never see again (Vedendo cose che probabilmente non rivedrò più)
And I can’t wait to get on the road again (E non vedo l’ora di tornare sulla strada)

Manuela: Non vedevo l’ora di ripartire e continuare a pedalare attraverso l’America Latina e farlo insieme a nostra figlia renderà tutto ancora più magico.
Un grazie anche a Gabriel, che si prenderà cura della casa e aspetterà pazientemente il ritorno di Lucri.

Non sapevo bene cosa aspettarmi da La Paz, ma è stata una piacevole sorpresa: vista dall’alto è una distesa di edifici in mattoni rossi, un labirinto di strade trafficate e rumorose che può incutere un po’ di timore… ma nel complesso è una città affascinante.

19 settembre – El Tholar

Mi sto facendo aiutare da Marcelo a sistemare il freno posteriore di Lucrezia e lui si accorge che c’è un raggio rotto. Non possiamo certo partire con questo problema, ma Marcelo mi dice di non preoccuparmi.

Il giorno seguente mi ritrovo la riparazione fatta e a metà mattina possiamo incamminarci verso la linea Morada del Teleferico. Un paio di chilometri, una faticosa salita delle scale con la bici e finalmente siamo in strada.

La Ruta 1 è trafficatissima, ma c’è una buona corsia di emergenza che ci permette di pedalare in sicurezza. Oggi saranno solamente cinquanta chilometri, ma Lucrezia sta finendo il suo raffreddore, io lo sto cominciando e facciamo fatica a pedalare. Essere a quattromila metri con scarso allenamento e zero acclimatamento non aiuta. Speriamo che domani vada meglio.

20-22 settembre – Oruro

Saranno solamente 30 km oggi, io sono proprio senza fiato quando arriviamo a Patacamaya. Il panorama è identico a ieri e l’alloggio in cui ci sistemeremo è probabilmente il più sporco in cui abbiamo dormito nell’intero viaggio.

Assaggio di ripio per Lucrezia

Qui ritroviamo Mateja conosciuta a La Paz qualche giorno fa. Lei è arrivata qui in una sola tappa.

Dopo una notte piuttosto difficile a causa dell’acclimatamento, ci dirigiamo a Konani, passeremo una nuova notte in una camera doppia con vista sul… cesso. Probabilmente, non è stata mai pulita da quando l’anno terminata.

Alloggi da ciclista viaggiatore

La tappa per arrivare a Oruro mi ha sfiancato, mentre madre e figlia vanno a meraviglia.

Ma a 23 anni si è ancora nel<adolescenza?

Scelta facile oggi: Hoedown Throwdown di Miley Cyrus

Manuela: aass

24-26 settembre – Da Oruro al cratere Jayu Khota

Più scendiamo a Sud più il pedaggio è affascinante. Passa il tempo, passano i chilometri, le chiappe di Lucri continuano a fare male a causa della sella non adatta. Prima della città di Poopo, siamo raggiunti da una scheggia in bicicletta, è Takashi, il ragazzo giapponese conosciuto a Caraz.

Saluti, foto ricordo e lui sparisce come un fulmine.

Non voglio essere cattivo, ma anche qui notiamo una limitatezza di pensiero come in Perù. Questo blog non è la sede corretta per disquisizioni socioculturali, ma invece di offrire solamente calcio, hockey o programmi pareti, i governi dovrebbero preoccuparsi di più del miglioramento sociale della popolazione, come diceva qualcuno: Meglio un politico ladro e capace, che un onesto incapace. Oggi si vedono sempre di più governanti ladri ed incapaci. Amen.

Il giorno del mio sessantacinquesimo ompleanno, ho come regalo una bella foratura verso mezzogiorno. Riparato il problema. Continuiamo a pedalare fino al cratere.

Sarà la nostra prima notte in tenda. Ambiente da sogno, siamo soli, davanti a noi il cratere con un piccolo laghetto. Le nostre tende sono montate dietro ad un muretto che ci proteggerà dal vento che, immancabile, sale ogni sera. Cena in tenda e nanne.

Durante la notte ho i miei due-tre tacchi di cefalea a grappolo, che immancabile, è ritornata dopo quattro anni. Sono al settimo ciclo e qusta volta me lo sorbirò senza medicine.

Il Salar si avvicina, pranzo a Salinas Garcí Mendoza e poi si ricomincia in direzione di Jirira, la strada prevede la fine dell’asfalto, dei tratti di sabbia ed il ripio, lo sterrato che può divenire l’incubo del ciclista in Sud-America.

Domani si entre nel Salar de Uyuni, finalmente lo pedalare mo anche noi.

Il raffreddore e la poca acclimazione bloccano la mia fantasia musicale, nel pomeriggio però un venticello frontale mi consiglia Ride like the wind di Christopher Chross

ARGENTINA – Fine del primo tempo

Cari amici vicini e lontani rieccoci qui, non siamo spariti. Qualcuno ci ha scritto per avere notizie, altri sono stati avvisati direttamente. Siamo a casa per riposarci un po’ e ripartire a breve con nostra figlia.
Perché come immagine di apertura c’è un cane? Leggete l’articolo per scoprirlo.

Nell’inverno argentino, continuiamo a pedalare attraverso altipiani semi-desertici e maestosi canyon di rocce rosse scolpite dal vento, per giungere infine tra i vigneti e oliveti di Mendoza.

9 luglio – Pagancillo
In questo tratto di Routa 40 arriviamo ad affrontare uno dei tratti più incantevoli di questa regione: la Cuesta de Miranda, trenta chilometri di salita in un canyon scolpito dal vento.
Poco dopo aver superato la prima rampa, un’auto rossa ci supera e notiamo che si ferma in una piazzola più avanti. Il conducente scende e apre il baule che contiene un enorme sacco di mandarini. Ci invita a fermarci, prende quattro mandarini e ce li offre con un sorriso: “Vi torneranno sicuramente utili“.

Il vallone della cuesta è spettacolare con le sue pareti di rocce rosse e ocra e il fiume che scorre a fondo valle; le pendenze sono moderate e, con calma, i chilometri scorrono. Una volta conclusa la salita, ci fermiamo al mirador per ammirare il panorama.
E chi incontriamo?
Il signore dei mandarini, intento a vendere noci e dolciumi. Non appena ci avviciniamo per salutarlo, ci porge un vassoio per farci assaggiare i suoi prodotti, le noci zuccherate sono davvero eccellenti. Cogliamo l’occasione per acquistare qualcosa, ricambiando così il dono della mattina. La cortesia paga!


Per il resto della cronaca, il finale prevedeva venti chilometri di sterrato su calamina (table à laver o washboard). I ricordi patagonici sono riaffiorati nella nostra mente. Siamo cotti!

Manuela: Nel giorno di riposo a Chilecito, ho convinto Francesco a visitare almeno il Cable Carril, l’attrazione più storica della città. Questa funivia, lunga oltre 35 km e che raggiunge i 4.000 metri di altitudine, fu costruita all’inizio del secolo scorso per trasportare minerali, operai e attrezzature tra le miniere in alta montagna e la valle. In disuso dagli anni ’70, fu considerata un capolavoro ingegneristico per la sua difficoltà tecnica. I piloni della funivia attraversano ancora la città, simbolo di una storia passata, mentre le miniere circostanti sono ancora attive, gestite principalmente da aziende straniere che, secondo quanto affermano gli argentini, sfruttano manodopera a basso costo e danneggiano l’ambiente, contribuendo all’inquinamento delle falde acquifere. La gestione delle risorse idriche è una preoccupazione costante in queste regioni, dove l’economia agricola è strettamente legata alla qualità e alla scarsità d’acqua.



Dopo due giorni sotto il sole del deserto
la mia pelle ha incominciato a diventare rossa
dopo tre giorni nel divertimento del deserto
io guardavo la riva del fiume

Dopo nove giorni nel deserto, ho lasciato il cavallo correre libero
uore fatto di cemento
Ma gli umani non gli daranno nessun amore

Sono alcune parole della canzone A horse with no name di America, idonea a questo ambiente. Dalla California a qui, avevamo pedalato molte volte nel deserto, ma non mi era mai venuto in mente di aggiungere questa canzone storica.

10 luglio – Los Baldecitos
In inverno, in Argentina, non piove mai… o quasi…delle nuvole nere in lontananza ci inseguiranno tutta la giornata. Non siamo più sulla Ruta 40, ma abbiamo fatto una deviazione di un centinaio di chilometri per visitare due parchi nazionali : Talampaya e Ischigualasto.
Il panorama è cambiato e inizialmente piuttosto monotono, una grande spianata desertica di terra rossa e sterpaglie attraversata da una strada piuttosto sconnessa in linea retta.


A metà percorso dopo una breve deviazione raggiungiamo l’entrata del Parque Nacional Talampaya dove si visitano formazioni rocciose di arenaria, canyon e fossili di dinosauri. Purtroppo non si può entrare nel cuore del parco in bicicletta e la prossima visita guidata disponibile sarebbe nel tardo pomeriggio. Rimanere qui e dormire in tenda o raggiungere il prossimo paesino? Il freddo, il forte vento e la pioggia prevista ci fanno abbandonare l’idea della notte in tenda. Chiediamo un po’ di acqua calda al bar della reception per farci un caffè caldo e dopo la breve sosta ci rimettiamo in strada.
Arriviamo al microscopico agglomerato di Los Baldecitos. Qui siamo in un hospedaje che ci era stato consigliato dal precedente albergatore, purtroppo si tratta di una sistemazione molto spartana, poco pulita e dal prezzo elevato. Siamo nel bel mezzo del nulla e in questo piccolo paese ci sono solo quattro case, un distributore, un ufficio turistico (mah!?), e si dice ci sia un ristorante, anche se non è chiaro se aprirà o meno. Cuciniamo della pasta in camera e poi a nanna.


Manuela: Peccato non aver fatto la visita guidata dei parchi e averli visitati solo superficialmente! Non siamo certo delle principesse con la puzza sotto il naso che dormono solo in hotel, ma l’influenza e la bronchite ci hanno ulteriormente indebolito. Siamo stanchi e non sopportiamo più il freddo; se fossimo in condizioni fisiche e meteorologiche diverse, non avremmo esitato a montare la tenda. I campeggi dei parchi in Argentina sono davvero bellissimi e, da quello che siamo riusciti a vedere pedalando sulla strada principale a bordo parco, questa zona è davvero interessante, sia dal punto di vista storico che paesaggistico. Faccio la fila con dei bambini per avere la foto davanti alla riproduzione di un dinosauro all’ingresso del piccolo museo; Francesco ogni tanto si vergogna di me, ma io mi diverto un sacco a fare queste cose, bambina nello spirito per sempre!

11 luglio – Huaco
Con la tappa di oggi saranno circa 300 km in tre giorni, ma non dovevamo venire da queste parti per riposarci?
Oggi ci sarebbe da visitare il Parque Provencial de Ischigualasto, ma il problema organizzativo è il medesimo di ieri e siamo diventati difficili o troppo stanchi per aver voglia di dormire in tenda nel nulla con temperature prossime allo zero. Continuiamo sulla strada principale riuscendo comunque ad ammirare questa zona molto particolare, una incredibile e surreale distesa di terra rossa (chiamata Valle de la Luna). Finiamo la giornata con una apprezzatissima discesa che ci porterà in un piccolo centro abitato dove faremo una nuova conoscenza.

Manuela: Terra dal colore rosso intenso, enormi formazioni rocciose scolpite dal vento e dall’erosione spuntano dal deserto, creando un paesaggio irreale. Il deserto argentino continua ad affascinarci. Una strada sterrata ci conduce fino all’Hostería Huaco, dove veniamo accolti con un grande sorriso da un giovane sulla trentina.
Quando arriviamo in piccoli centri abitati come questo, mi chiedo sempre come si viva qui: cosa fanno le persone, dove vanno a scuola i bambini? Parlando con la gente, capiamo che hanno un legame profondo con la propria terra. Si conoscono tutti, si aiutano a vicenda, mantengono vive le tradizioni, elementi essenziali per continuare a vivere in luoghi così isolati.
Alcuni giovani se ne vanno, attratti da una vita più dinamica; altri rimangono perché non hanno alternative, ma molti scelgono consapevolmente di restare, dedicandosi con passione alla terra e all’allevamento, portando avanti uno stile di vita che resiste al tempo.


12 luglio – San José de Jachal
Ieri sera, durante la nostra solita passeggia alla ricerca di pane, incrociamo un cane. Si avvicina scodinzolando, gli diamo una carezza e ci segue fino alla porta del nostro hospedaje, buona notte.
Questa mattina, chi troviamo ad aspettarci fuori dalla porta? Il cane di ieri sera! Saliamo in sella e cominciamo a pedalare. Chi ci segue? Il cane. Usciamo dal paese, chi ci segue come un’ombra? Sempre lui. Il problema è che il botolo non ha nessuna intenzione di abbandonarci; superiamo la prima salita, poi la seconda, ci fermiamo per qualche foto, passiamo un tunnel (…sicuramente lo spaventerà e tornerà indietro… penso io) e invece no. Dopo quasi 20 chilometri, finalmente ci fermiamo per una pausa caffè. Il cane è ancora con noi.
Con il cane seduto ai nostri piedi, stiamo preparando la colazione, pensando come sbarazzarci di lui in modo gentile, dato che non possiamo continuare in sua compagnia ma nemmeno abbandonarlo nel deserto.
Poco dopo si ferma uno scooter: è un giovane partito dal paese per cercare il cane di un suo amico che “…in genere segue gli sconosciuti, ma solo in paese…”. Gli diamo un po’ d’acqua e un pezzo di pane, poi lui se lo prende in braccio e riparte verso casa.
A differenza del Perù, dove i cani erano spesso aggressivi o spaventati, qui non siamo mai stati attaccati. Sono gentili, tranquilli e ignorano i ciclisti. E oggi abbiamo anche scoperto che i loro padroni si prendono cura di loro.

Oggi ascoltando un po’ di musica classica ho pensato di aggiungere Csárdás di Vincenzo Monti. Il brano forse non è tra i più conosciuti, ma anche Lady Gaga lo ha ripreso per la sua canzone Alejandro.

Manuela: Dai, non guardarmi con quegli occhi languidi… ti prego, mi si spezza il cuore. Guai a me se ti do dell’acqua o qualcosa da mangiare… ti prego, non seguirci! Perché sei così dolce e affettuoso? Cosa abbiamo di speciale? Ti piace la puzza dei cicliti? Siamo esotici, forse? Lo sai che rischio davvero di caricarti in bici e portarti a casa con me? Il nostro amico peloso, che abbiamo battezzato Huaco, ha affrontato salite e discese ripidissime, ci ha aspettato, è tornato indietro più volte per tenerci d’occhio entrambi, con la lingua che toccava terra, ma non ci ha lasciati un attimo.
Addio, adorabile Huaco.
Noi ciclisti viaggiatori spesso ci troviamo a difenderci dai cani aggressivi, ma tu ci hai ricordato che i cani sono i più fedeli amici dell’uomo.

13/14 luglio – San Juan
Tra Huaco e città di San Juan passando da San José de Jáchal, ci sono parecchi chilometri, farla in due giorni e controvento sarebbe una tirata assurda, prevediamo 3 giorni dormendo una notte in mezzo al nulla. Trascorriamo la prima notte in un hospedaje isolato il più a Sud possibile di Jáchal e poi vedremo dove ci porterà il vento per i restanti 130 chilometri in mezzo al nulla.


Un po’ più a Nord di San Juan però c’è un altro hospedaje, la mia compagna di viaggio non ha molta voglia di dormire in tenda vicino ai ruderi della vecchia ferrovia e comincia ad elencare tutti i vantaggi nel percorrere i chilometri mancanti: una doccia calda… un letto… magari un ristorante… sono quasi tutti in piano… c’è solo una salitella facile di 5 km… gli ultimi 15 km sono anche in discesa… magari il vento è a favore…
Io non commento, penso al mio “soprasella” ed alle 8:45 partiamo, il vento è leggero, ma tira dalla parte giusta ed abbastanza rapidamente, dopo 95 km, arriviamo al parador dove dovremmo cenare e montare la tenda. Il vento soffia sempre nella buona direzione, ci mangiamo qualcosa per riflettere e…… ricominciamo a pedalare!
Superata l’ultima salita, vediamo da lontano San Juan, quasi ci siamo. Qualche curva in discesa, passiamo accanto ad un’enorme miniera d’oro, oggi proprietà cinese, ma per lungo tempo proprietà canadese (ed anche su questa installazione chi ci ha lavorato, ha raccontato storie che non fanno proprio onore al nostro paese). Con 132 chilometri nelle gambe, alle 17:15 suoniamo alla porta di Martha, la proprietaria dell’hospedaje Albarda di Campo Afuera.

La signora è molto gentile, ci fa accomodare, ci prepara una tisana e ci accompagna alla panaderia vicina di proprietà dei suoi figli dove ci riforniamo di pane e dolci. In serata uno dei figli ci porta in regalo un sacchetto di noci, un altro di semi di girasole ed un baratto di miele. Credo che lo sforzo di arrivare fin qui sia stato premiato dall’accoglienza e gentilezza di queste persone.

La mattina successiva dobbiamo lasciare la “Zia Martha” perché abbiamo appuntamento con un ospite Warmshowers. Questa volta l’ospite non è un cicloturista, ma una famiglia che ha deciso di iscriversi al gruppo Warmshowers, per ricambiare l’ospitalità che uno dei suoi figli, oggi residente in Spagna, aveva ricevuto durante le sue scorribande ciclistiche in Sud America.
Grazie a tutta la famiglia Benitez per averci ospitato.

Dopo questa lunghissima pedalata ho pensato di aggiungere Follow the sun di Xavier Rudd. Oggi il sole lo abbiamo proprio seguito dall’alba al tramonto.

15-19 luglio – Mendoza
Indecisioni, ripensamenti, dopo consulti con ciclisti locali, previsioni meteo e confronto dei prezzi aerei, abbiamo deciso di concludere il nostro tour argentino a Mendoza. Non potremo proseguire lungo la Ruta 40 fino a Bariloche né attraversare le Ande verso il Cile, siamo in pieno inverno e la neve blocca i passi di montagna. La strada verso Mendoza è priva di corsia d’emergenza, molto trafficata e con diversi cantieri che restringono la carreggiata. Perché rischiare di rovinare tutto proprio all’ultimo giorno? La decisione è semplice: da oggi comincia il nostro rientro verso casa.
Il piano è prendere un autobus per Mendoza e concederci qualche giorno di meritato riposo facendo i turisti a piedi. Poi ci sposteremo sempre in autobus a Santiago del Cile, dove i voli per il Canada costano un terzo rispetto all’Argentina. Da lì voleremo verso Québec.

A casa faremo tutti un check-up completo, sia alle biciclette che al nostro chassis, dalla punta dei piedi ai capelli. Non ci resterà che aspettare che la Princess rientri dalle vacanze europee con il moroso per poter ripartire con lei a metà settembre per La Paz, Bolivia. Un regalo di laurea per la nostra “piccolina”… o forse è lei che ci fa un regalo, viaggiando ancora con noi.
Nonostante la nostra lunga esperienza con l’imballaggio delle biciclette, i voli aerei, i trasporti pubblici e i valichi di frontiera, organizzare tutto richiede sempre diverse ore, a volte anche giorni. Questa volta, la difficoltà maggiore è stata trovare qualcuno che potesse accompagnarci alla stazione degli autobus con le scatole delle bici.
Il giorno prima della partenza, decidiamo di visitare una cantina, andiamo alla Bodega Pulenta (https://www.pulentaestate.com/index.php), situata a una cinquantina di chilometri dalla città. Il fratello di un caro amico franciacortino ci aveva consigliato di incontrare il suo amico Eduardo, descrivendolo come una persona squisita e accogliente.
Le biciclette sono già imballate, così noleggiamo un’auto. Lungo l’autostrada ammiriamo le montagne innevate, con i vigneti che si estendono ai loro piedi. Arrivati al cancello d’ingresso ci dirigiamo verso la reception, dove ci accoglie Raphael, la nostra guida per la visita.
Esploriamo la cantina, oltre che dalle vasche in cemento e Inox, siamo circondati da più di 2.000 barriques, lungo i corridoi ci viene anche raccontata la storia della famiglia arrivata dalle Marche ad inizio del secolo scorso. Passiamo accanto a motori Porsche e Ferrari — la famiglia, infatti, è importatrice ufficiale Porsche in Argentina — per poi essere accompagnati alla sala degustazione. Qui ci vengono offerti quattro vini davvero straordinari: un Malbec, un Cabernet Franc, un Cabernet Sauvignon ed il fiore all’occhiello della casa, il Gran Corte.


Inutile dire che è stata una mattinata estremamente gratificante. Grazie a tutta l’équipe Pulenta, speriamo di potervi incontrare nuovamente.

Alla visita della Pulenta Estate dedico una mitica canzone di Lucio Dalla: Nuvolari. Anche se il pilota italiano non corse per la Porsche, il fondatore della casa automobilistica tedesca disse: “Nuvolari è il più grande corridore del passato, del presente e del futuro”.

Sabato 19 luglio, ci dirigiamo alla stazione dei bus, siamo partiti per la California esattamente cinque mesi fa, ma il viaggio non è finito, è solo in pausa.

Manuela: Sono già passati cinque mesi dalla nostra partenza. Non avevamo previsto di rientrare ora, ma non tutto si può pianificare… ed è proprio questo che amiamo dei viaggi avventurosi. Abbiamo visto luoghi meravigliosi, incontrato persone straordinarie, fatto tanta fatica, riso e pianto, vissuto emozioni forti, belle e difficili.
Ci sono stati momenti in cui avremmo voluto lanciare la bici in un fosso e giurato di non risalire mai più in sella. Abbiamo maledetto l’artrosi, l’età, le docce fredde, la scomodità. Abbiamo sognato la doccia di casa e una bella cena con amici e famiglia.
Ma MAI abbiamo rimpianto la scelta di vivere questa esperienza. E no, non è finita: diciamo solo che ci stiamo concedendo una breve… pausa pubblicitaria.

À LA PROCHAINE.

Per questo arrivederci all’Argentina voglio aggiungere un brano di Manu Chao, Desaparecido. Le prime parole sono le seguenti:
Me llaman el desaparecido (Mi chiamano il desaparecido)
cuando llega ya se ha ido (che quando arriva è già partito)
volando vengo, volando voy (volando vengo, volando vado)
deprisa, deprisa, a rumbo perdido. (di fretta, di fretta, senza una direzione precisa)

Speriamo di ri-sparire ben presto anche noi

Il riassunto delLA nostrA ARGENTINA

La scelta di venire in Argentina in questa stagione è stata un po’ obbligata a causa dei miei problemi alle ginocchia. La settima successiva al nostro arrivo a Salta, il paese ha battuto i record del freddo risultando il più congelato al mondo, ben più della Groenlandia. Non siamo andati oltre Mendoza, poiché scendendo più a Sud faceva ancora più freddo ed i passi erano innevati.

  • Chilometri percorsi: 1.154 (Per un totale di 6.561)
  • Metri di dislivello: 6.874 (Per un totale di 68.581)
  • Giorni totali inclusi riposi e visite: 28
  • Giorni in sella: 16
  • Notti: Tutte in albergo a da ospiti vari.

PRO
– Il Nord dell’Argentina non è molto conosciuto ma è assolutamente da visitare, abbiamo avuto solamente due o tre tappe un po’ monotone su oltre mille chilometri.
– Le québrade che abbiamo attraversato, una più affascinante dell’altra.
– Gli Argentini. Ancora una volta l’ospitalità latina si è fatta notare.
– Il nostro amico cane Huaco, ce lo saremmo portato a casa.
Manuela: L’artigianato argentino è straordinario: lana, legno, cuoio… come sempre, avrei comprato tutto! Ma la fortuna o la sfortuna di viaggiare in bicicletta è che ti costringe a guardare, sospirare e lasciare la carta di credito nel portafoglio. Il sogno di ogni marito! Ero partita dal Perù con il cuore a pezzi, senza alcuna voglia di pedalare in Argentina, ma questi paesaggi desertici mi hanno conquistata, facendomi dimenticare anche il freddo più intenso.
In Perù avevamo patito un po’ la fame, ma qui ci siamo rifatti con gli interessi. Per chi ama la carne e il buon vino, l’Argentina è una tappa obbligata. Evviva la parrilla!

CONTRO
– Il freddo è stato l’unico punto negativo. Le notti gelide ci hanno fatto desistere e non abbiamo potuto approfittare dei bei campeggi argentini e visitare meglio i parchi naturali.


Il QR code precedente permette di accedere all’applicazione Ride With GPS e visualizzare tutte le tappe argentine del nostro viaggio.