25 gennaio – giorno 14 – PUERTO RIO TRANQUILO
Meteo: 🌦️
Distanza: 38 km (837)
Dislivello: 538 m (11.163))
Ripio: 38 (206)
Questa notte mi sono svegliato più volte ed ogni volta sentivo la stessa cosa: la pioggia che batteva forte sui vetri o sul tetto a seconda della presenza o meno del vento.

Mi alzo definitivamente verso le 7, preparo il caffè per entrambi e chiamo Manuela per fare colazione, alle 8 e mezza siamo pronti per partire. Ancora tanti su e giù, un muro al 16% che naturalmente affrontiamo a piedi spingendo le bici. Dopo una o due ore smette di piovere, il ripio è sempre orribile e quando siamo in discesa non si possono mai mollare i freni.

La strada è infangata e quando arriviamo a Puerto Rio Tranquilo, siamo completamente inzaccherati. Avevamo un’indicazione per un posto in centro al villaggio, ma è pieno ed il proprietario ci invia in un altro hostal facendoci tornare indietro all’inizio del paese. Le Cabañas El Arrayan non sono male e, soprattutto la signora ci offre la sua canna dell’acqua per un lavaggio approssimativo delle bici, dei nostri pantaloni, scarpe e borse infanghati.

La camera, nonostante sia piccola, è in un fabbricato da poco costruito, peccato che l’acqua calda sia quasi tiepida. Qui merita aprire una piccola parentesi sugli idraulici cileni e sul loro operato nell’installazione della rubinetteria. In tutto il mondo, rosso significa acqua calda e blu acqua fredda; malignamente siamo arrivati a pensare che data la forte influenza dei gringos, gli idraulici ispanici abbiano interpretato la “C” di cold come “C” di caliente e la “H” di hot, come “H” di hielo. L’anno scorso, in Perù avevamo imparato a chiedere se nei nostri alberghetti ci fosse acqua calda o no, poiché non era raro che non la si trovasse, qui c’è sempre (così dicono) ma ogni volta è come puntare su un terno al lotto. Siamo in viaggio da due settimane ed una volta passiamo dall’ustione al congelamento a fasi alterne, un’altra non sappiamo da che parte sia l’acqua calda, oggi lo scaldacqua è nuovo, istantaneo, ma installato all’esterno e probabilmente non abbastanza potente per permetterci di fare una bella doccia calda dopo i due ultimi due umidi e poco igienici giorni. Amen, tutto fa parte della Carretera Austral.

Giornata di lavanderia, un po’ di spesa, la prenotazione del giro in barca di domani, un pisolo ristoratore e poi arriva l’ora di cena. Oggi, i panorami erano ancora più belli del poco visto ieri, in Lago General Carrera, oramai non sappiamo più come descrivere i luoghi che visitiamo: magnifico, fantastico, spettacolare, mi ripeto, lo so ma trovare sinonimi diventa difficile dato che ogni giorno la natura ci sorprende. Questo lago, in parte su territorio cileno ed in parte su quello argentino è il più grande del Cile e secondo al lago Titicaca in tutto il sudamerica. I suoi colori al limite del chimico talmente sono sgargianti, soprattutto con la bella giornata di oggi, ci resteranno impressi per sempre nella memoria.
La sera per cenare, non facciamo altro che attraversare il ponte e fermarci al Ruedas y ríos, un piccolo locale birra ed hamburger, un po’ rumoroso per i due vecchi orsi, ma ottimo l’hamburger e buonissima la birra. Quando torniamo in camera facciamo una piccola videochiamata con la nostra princess che è un po’ in crisi con l’università , poi a nanna a riposare le stanche membra.
26 gennaio – giorno 15 – PUERTO RIO TRANQUILO
Meteo: ⛅
Riposo totale
Nonostante sia la giornata di riposo, dobbiamo essere all’imbarco per la visita della Catedral de Marmol per le 6:50, a causa del forte vento qui costante i giri iniziano molto presto al mattino, ci sono più rischi di chiusura del porto in giornata. La Catedral de Marmol fa parte di una serie di conformazioni calcaree che caratterizzano questa zona del lago e che hanno fatto di Puerto Rio Tranquilo una tappa turistica obbligatoria.

Al ritorno usciamo a completare la nostra sacca cibo con gli ultimi acquisti per i prossimi giorni, dato che il supermercato ha appena ricevuto il rifornimento settimanale.

Disquisizioni filosofiche – L’onestà nei racconti dei viaggiatori
In questa giornata di riposo, rifletto sui nostri incontri. Abbiamo incontrato gente che si sta facendo la Carretera dall’inizio e gente che… si fa una tappa in auto perché piove, si fa portare in autobus perché è stanco, salta un pezzo noioso o si siede sul minibus che lo accompagna. Tutti costoro, stanno facendo la Carretera Austral? Forse sì, forse no. Vero che anche noi dormiamo raramente in tenda, ma ogni mattina ci presentiamo sull’attenti davanti all’odiato ripio con le nostre bici più o meno cariche e ce lo facciamo tutto, anche sotto l’acqua.
Se tornati a casa coloro che si sono fatti autotrasportate perché pioveva dicono che sono stati in Cile a fare dei bei pezzi della Ruta 7, non ho niente da dire, ma se dovessero dire di aver fatto la Carretera Austral, la cosa mi infastidirebbe. Nella storia dell’alpinismo c’è stato un certo George Mallory che disse che non accettava che la scalata dell’Everest fosse effettuata se non “by fair means” solo con mezzi leali. Allora? Che ciascuno faccia quello che riesce e vuole, ma che ci sia anche chiarezza su come si è affrontata la strada. Chi è senza peccato scagli la prima pietra scrisse qualcuno.
27 gennaio – giorno 16 – PUERTO BERTRAND
Meteo: ⛅
Distanza: 66 km (899)
Dislivello: 1187 m (12.370)
Ripio: 66 (280)
Naturalmente ripio dall’inizio e brutto, subito un paio di muri da affrontare a piedi e poi si comincia a pedalare su pendenze umane. La schifezza continua, ma ad un certo punto magicamente sembra di pedalare sull’asfalto. Non ci lasciamo ingannare da questi due chilometri, infatti era solo uno scherzo e si ricomincia con una calamina che sembra disegnata da un artista. Le cunette vanno da un bordo all’altro della strada ad una distanza quasi millimetrica. ogni tanto ci si ferma rimbambiti dalle vibrazioni. Penso alle mie ruote, per fortuna sono nuove e con gli occhielli rinforzati altrimenti adesso sarei seduto su un autobus per tornare indietro con i cerchioni arrotolati. Quelli in alluminio da 700 che uso per i viaggi su asfalto, si sono fessurati dopo 5-6.000 chilometri, non voglio pensare a cosa sarebbe successo se non me ne fossi accorto e li avessi usati qui.

L’incontro di oggi è con un gruppo di bolzanini che ci supera mentre siamo in pausa merenda, ci salutano e spariscono; l’ultimo di loro, che pedala con un carrello, si ferma a scambiare quattro chiacchere con noi e poi anche lui sparisce all’orizzonte. Tutti di fretta oggi.

Arriviamo a Rio Léon, foto ricordo alla scritta ad inizio villaggio scambiando il favore con un motociclista uruguaiano a bordo della solita, magnifica BMW. Ogni volta che ne vediamo una penso sempre alla mia bambina che finita l’università vorrebbe partire in moto per girare il mondo. Anche il motociclista si lamenta come noi della maleducazione degli automobilisti cileni; tanto sono gentili fuori, quanto si trasformano appena saliti in auto; non riescono a capire che in moto od in bici, mangiamo polvere ogni volta che un’auto ci supera o ci incrocia? Senza parlare dei sassi che potrebbero colpirci.

Nuova partenza e nuovo incontro con un motociclista, che moto? BMW! Sembra che da queste parti le svendano. Il nuovo incontro è con un perugino, anche lui si lamenta degli incroci con le auto e ci dice che sta scendendo fino a Ushuaia, per poi tornare al nord passando da Buenos Aires e Iguaçu. Buon viaggio!

Tecnicamente, oggi la giornata prevede due grosse salite, una all’inizio e l’altra alla fine della tappa; per fortuna tutte pedalabili a parte qualche piccolo muro. Qualcuno, a cui abbiamo mandato le nostre foto, ha definito i panorami “un po’ monotoni”. Gulp! Come si scriveva nei fumetti di una volta. Però a pensarci bene bisogna dare ragione a quella persona, i panorami sono monotonamente magnifici. Anche il peggior ripio, che ti sfianca, ha la sua bellezza e non ci fai più caso quando invece di guardare in basso per evitare il milionesimo sasso troppo grosso, ti guardi in giro a vedere le montagne ed i laghetti verde smeraldo. La monotonia della bellezza.

Questa sera dormiremo a Puerto Bertrand da Doña Ester, poi domani decideremo come dividere le due tappe che ci separano da Caleta Yungay. La “sciura” Ester è una vecchia zia, pensiamo oltre i 70, pelle chiarissima ed un sorriso che non riusciamo a decifrare, quando entriamo in casa sua, non so se ci stia simpatica o antipatica. Quando chiediamo di fare la colazione alle 7:30 ci risponde che non se ne parla, lei la serve dalle 8. Poi è molto gentile, niente da dire, ci accompagna alla nostra camera in un corridoio di “cartone” dal soffitto bassissimo. Camera minuscola con un magnifico copriletto rosa confetto di pura finta seta. Tutto un po’ kitch, ma nell’insieme adorabile. Andando in camera passiamo in parte allo scaldacqua, alimentato con una bombola di gas, appeso sul muro di compensato e accesso su richiesta con dei fiammiferi che appena spenti vengono buttati sulla moquette, un esempio da manuale di sicurezza antincendio. Naturalmente, i rubinetti dell’acqua calda e fredda sono montati al contrario.

28 gennaio – giorno 17 – COCHRANE
Meteo: ⛅ 15-25
Distanza: 47 km (946)
Dislivello: 846 m (13.216)
Ripio: 44 (324)
Ieri sera abbiamo cenato in un food truck con due ottimi panini con bistecchina, lattuga e pomodoro e stando seduti su una panca con vista sul Rio Bertrand. Puerto Bertrand è un ammasso di case nate in seguito allo sviluppo del rafting sul fiume omonimo. Pochi negozi che ti ladrano, come quando abbiamo preso il pane pagato il doppio, solo perché non c’è concorrenza.

Durante la colazione parliamo un po’ con due ciclisti di Avignone che già avevamo incrociato ieri, loro sono partiti da Chaiten dove sono arrivati con un ferry. Io e Manuela ci domandiamo quanti siano quelli che iniziano la Carretera dal km 0 di Puerto Montt. Fino ad oggi non ne abbiamo visti molti. La zia Ester, alla fine, nonostante i suoi divieti si è rivelata socievole, ci ha tenuto nel suo frigo il nostro cibo più deperibile come uova, burro e frutta.

Partiamo che sono quasi le nove ed io sono già in bermuda, il mio maglione comincia ad avere un olezzo non proprio di violette, ma per fortuna ultimamente non facciamo molta vita sociale, prima o poi troveremo anche un posto decente per lavare la biancheria. I primi chilometri li facciamo in parte al Rio Baker, il colore dell’acqua è di un azzurro talmente intenso che mi ricorda quello che vedevo secoli fa in un torrente dietro il mio ufficio vicino a fabbriche che ci scaricavano porcherie chimiche, qui invece l’acqua è pura e arriva direttamente dai ghiacciai.

Ad un certo punto, incontriamo un tipo solitario, ci fermiamo per la solita chiacchera tra ciclisti e parliamo in spagnolo lui un po’ meno peggio di noi, ma tutti e tre piuttosto patetici. Ad un certo punto, ci chiede di dove siamo: Italiani che vivono in Québec e subito: quindi parlate in francese? Ovvio. Sono cinque minuti che facciamo strafalcioni in spagnolo e scopriamo che questo tizio arriva dalla Normandia! Saluti in francese e si riparte, lui, nonostante le quattro borse riparte a razzo, beata gioventù, e noi al nostro lento e inesorabile passo.

Nuova sosta alla Confluencia Rio Baker y Rio Neff per qualche altra foto. I due torrenti si riuniscono in un magnifico canyon estremamente pittoresco. La sosta fotografica vale sicuramente i 15 minuti persi sulla tabella di marcia, nonostante la temperatura aumenti sempre di più. Sembra di ritornare a quel maledetto caldo dei primi giorni. Mangiucchiamo qualcosa in piedi verso le 11 e ricominciamo a pedalare. Verso le 13, in un parcheggio all’ingresso del Parque Nacional Patagonia, ritroviamo il giovane normanno che sta pranzando. Ripartiamo verso altre salite e salitelle, mentre il ragazzo continua il suo lauto pranzo; ci ha detto che lui non si fermerà a Cochrane, ma continuerà verso sud, per noi invece il paesotto sarà la fine della tappa di oggi.

Durante una discesa, naturalmente sul ripio, dovendo fare attenzione alla strada, non mi accorgo che i miei bellissimi occhiali da sole che uso da una ventina di anni, sono caduti. Forse era anche ora di cambiarli, ma oltre ad avere ottime lenti, gli ci ero affezionato. Mierda! Arrivati quasi a Cochrane, il ministero dei trasporti cileno ci fa un regalo, gli ultimi tre chilometri sono pavimentati, un bel modo per darci il benvenuto.

Troviamo da dormire da una signora proprietaria dell’Hostal Central. Abbiamo una doccia calda, anche se non ben miscelata come al solito, l’uso di un fornello e laviamo le nostre cose in un lavatoio nel cortile interno. La zia mi aveva visto con le sole calze in mano, quando le ho chiesto se potessi lavare, ma alla fine si ritrova con un bucato steso, il suo sguardo è molto eloquente, capiamo che non gradisce, la biancheria stesa non è bella da vedere per i potenziali nuovi clienti che vogliono mettere la tenda nel cortile, ma noi con mille scuse facciamo finta di non capire e finiamo il nostro bucato. Comunque, il disturbo ottico dura solo un paio di ore, il sole caldissimo ed il vento patagonico ci permettono di raccattare le nostre cose molto velocemente.
La spesa la facciamo in un supermarket, che hai i prezzi decisamente inferiori a quelli degli ultimi giorni e ci offre anche più scelta. Cuciniamo la nostra pasta e ceniamo in giardino sotto una pergola con un cane che ci guarda con occhi languidi per poter avere qualche boccone di cibo. Momento del “Caro diario”, preparazione delle borse già questa sera per guadagnare un po’ di tempo ed avanzare il più possibile verso Caleta Yungay a prendere la barcaza che ci farà avvicinare a Villa O’Higgins. Per domani previsioni meteo buonine, dopodomani misto pioggia.

