Carretera Austral – 5/6 febbraio –  Da EL CHALTÉN a EL CALAFATE

5 febbraio – giorno 24 – LA LEÓNA

Meteo: ☀️
Distanza: 109 km (1.340)
Dislivello: 558 m (17.630)
Ripio: 0 R (609) 

Verso l’Argentina cielo azzurro, mentre sopra le nostre teste dei grossi nuvoloni passano veloci lungo la catena di montagne che sovrasta El Chaltén. Non abbiamo voglia di farci una scarpinata di tre ore per non vedere nulla, a malincuore, decidiamo quindi di ripartire subito ripromettendoci di andare in pellegrinaggio al Cerro Torre nella nostra prossima vita terrena.
Per la colazione ci dirigiamo alla migliore panaderia della cittadina, la Panaderia Banneton; la sosta è molto apprezzata dalle nostre bocche desiderose di qualcosa di goloso dopo un mese di viaggio. Quando paghiamo ed elenchiamo ciò che abbiamo mangiato, il ragazzo alla cassa vede che siamo in due e ci chiede se siamo sicuri che sia il nostro ordine; ridendo, la nostra risposta è: “Arriviamo dal Cile in bicicletta, abbiamo pedalato per oltre mille chilometri, siamo autorizzati a mangiare tutta questa roba?” Ovviamente si mette a ridere.
Bye bye El Chaltén, si ricomincia a pedalare  su un magnifico asfalto che ci aiuterà a rilassare le nostre povere articolazioni in direzione di El Calafate, la destinazione che dovremmo raggiungere dopodomani.

Cartello d’ingresso a El Chaltén

I primi 20 km li superiamo con un vento laterale fastidioso; vista l’ora incrociamo poche auto, molti ci incoraggiano. Il panorama è cambiato dagli ultimi giorni, lasciate alle spalle le montagne ci stiamo dirigendo verso i grandi pascoli dell’estremità meridionale della Patagonia che abbandoneremo tra una decina di giorni attraversando lo stretto di Magellano per entrare in Terra del Fuoco.

Il Fitz Roy ci saluta

Ogni tanto ci giriamo per ammirare ancora una volta le mitiche cime vicine al Fitz Roy che continua ad apparire e scomparire tra le nuvole; con tutte le letture fatte in passato riconosco anche la caratteristica base del Cerro Torre, ma dopo quell’unica volta durante il tramonto alla Laguna del Desierto, la montagna non si è più mostrata.

Verso la Ruta 40

Dopo una curva, il vento da laterale passa alle spalle, la nostra velocità aumenta di conseguenza, ci sembra di pedalare con delle leggerissime bici da strada, non con i nostri muli da 35 kg e gli pneumatici da quasi 60 mm. Il percorso fino alla Ruta 40 è di circa 70 km, la nostra velocità raramente scende sotto i 30 km/h e spesso vediamo i 40.

Tailwind!

La nostra prima pedalata argentina comincia veramente bene. I panorami sono magnifici, davanti a noi i pascoli infiniti dell’Argentina, guanachi, pecore e qualche vacca al pascolo. Ogni tanto si vedono carcasse di guanachi appese alle recinzioni, queste bestie non hanno alcun problema a superare le barriere saltando, ma può capitare di prendere male la mira, restare impigliati nel filo spinato e morire così divorati dagli animali necrofagi. Brutta fine, speriamo di non finire nello stesso modo.
Ci avviciniamo al Lago Viedma, un immenso lago di un azzurro intenso e grande circa quattro volte il lago di Garda, lo costeggeremo fino a La Leona la nostra meta di oggi.

Incontri sul Lago Vidma

Dopo quasi 90 km percorsi in circa quattro ore arriviamo al bivio con la Ruta 40, la strada più lunga dell’Argentina, che va da La Quiaca, al confine con la Bolivia fino all’inizio dello stretto di Magellano. Una strada famosa tra i motociclisti e che è stata anche soggetto di racconti di autori famosi. Proprio all’incrocio tra la strada che porta a El Chaltén e la Ruta 40 è stato costruito un bellissimo rifugio in muratura che offre WiFi gratuito (in Argentina non è difficile trovare accesso gratuito ad Internet per poter chiedere aiuto in caso di bisogno) ampie vetrate ed una panca al suo interno. Appoggiate al muro quattro biciclette da viaggio, all’ interno quattro ragazzi tedeschi, un paio stanno pisolando per terra nei sacchi letto, uno sta tagliando verdure per preparare il pranzo ed un quarto sta verificando il percorso da seguire. Vorrebbero andare verso El Chaltén, ma non hanno troppa voglia di partire in queste condizioni. Qualche giorno fa avevamo sentito racconti di ciclisti che hanno iniziato a pedalare controvento a mezzanotte quando Eolo è solitamente meno arrabbiato. Questa è la Patagonia e sembra che anche per i tedeschi questa sia la decisione che prenderanno.
Ci rimettiamo in strada, di malavoglia dato che da qui a destinazione il vento sarà laterale/contro. I prossimi venti km ci faranno pagare con gli interessi la goduria della mattina.

La leona

Ci metteremo un paio d’ore per arrivare a La Leóna, un sito famoso non tanto perché l’esploratore Francisco Moreno (quello del ghiacciaio Perito Moreno) durante il suo bivacco sul fiume fu attaccato da un puma (Leóna in spagnolo), ma soprattutto perché all’inizio del XX secolo vi soggiornò il trio di banditi americani Butch Cassidy, Sundance Kid e Ethel Place durante la loro fuga verso il Cile dopo aver svaligiato il banco di Londra a Rio Gallegos.

Mandato di cattura per Butch Cassidy

Avremmo preferito dormire altrove, magari in mezzo alla natura, ma gli ultimi chilometri ci hanno esaurito e decidiamo per la comodità di una camera nella locanda-albergo. Passata l’ora dei pullman turistici e fatta la doccia in una delle quattro camere spartane, ci dirigiamo verso il ristorante per cenare e, durante l’attesa, possiamo vedere le foto ricordo dei tre banditi gringos, ma anche articoli di giornale più interessanti per noi italiani, come quello che ricorda la prima salita del Cerro Torre effettuata nel 1974 da una spedizione dei Ragni di Lecco guidata da Casimiro Ferrari.

Ci addormentiamo con la speranza che, come dice il nostro vecchio amico Bonetto: “Domattina Eolo non si dia troppe arie”! Prima di spegnerci, l’ultimo sguardo al cellulare per avere notizie dei nostri compagni di viaggio. Carlo e Fabio andranno a El Calafate in bus a causa dei problemi meccanici di Fabio, mentre Nicolas e Morgan partiranno per un trekking di quattro giorni nel gruppo del Fitz Roy, siamo di nuovo soli.

6 febbraio – giorno 25 – EL CALAFATE

Meteo: ☀️
Distanza: 105 (1.445)
Dislivello: 918 (18.548)
Ripio: 0 Ripio (609)

Alle 9 siamo in sella e si parte con un discreto e fastidioso vento laterale. Pedaliamo un po’ ondeggiando, ma decentemente fino ad un ponte che ci fa attraversare nuovamente il Rio La Leóna, riusciamo anche a trovare un mucchio di terra per ripararci dal vento e mangiare qualche cosa.

Pausa pranzo, unico riparo un mucchio di sassi

Il vento continua ad aumentare raggiungendo una forza notevole e ce lo troviamo frontale girando al bivio con la 11, la strada che ci porterà a El Calafate. Ci mancano circa 30 km, come faremo? Manuela, con la sua stazza leggera, a volte scende dalla bici e si fa dei pezzi a piedi per non rischiare di cadere o per riposare, io peso molto più di lei, ma la situazione non è per niente allegra. Passano due ore e non abbiamo fatto nemmeno 20 km. Ogni tanto ci giriamo indietro per vedere se arriva un pickup e fare l’autostop, nessuno si ferma ed il traffico è scarso. Siamo vicino all’aeroporto, c’è una discesa al 5%, ed oggi ci tocca pedalare per prendere un minimo di velocità!

La disperazione del vento frontale che ti fa scendere e spingere anche sul piano

Ad un certo punto vediamo passare un furgoncino aziendale, una specie di Fiat Fiorino, pensiamo ancora una volta all’occasione persa, invece fa inversione a U. Scende una coppia che ci chiede se vogliamo un passaggio, sono arrivati i nostri due angeli salvatori. Il furgone è molto piccolo e quattro persone, due bici e sei borse non possono starci, propongo di caricare la bici di Manuela, tutti i bagagli e, naturalmente, la mia gentil consorte che potrà aspettarmi all’entrata della città. Io riparto scarico pedalando controvento ad una velocità sempre ridicola, ma almeno più leggero. Dopo soli 2-3 km vedo un mezzo familiare ripetere l’operazione vista pochi minuti prima, i due matti hanno scaricato Manuela e sono tornati indietro dicendo che non potevano lasciarmi da solo con quel vento. Quando arriviamo al cartello di ingresso in città, i due se ne vanno senza nemmeno accettare una birra come ricompensa: Dobbiamo lavorare, buenas tardes y suerte. In qualche secondo spariscono dietro una curva lasciandoci un magnifico ricordo da buon samaritano.

Il nostro alloggio è l’Hostal los dos pinos, molto centrale e, sembra, apprezzato dai cicloturisti della Carretera. Da cosa lo capiamo? Dal fatto che mentre ceniamo conosciamo due cicliste olandesi, giovani quanto noi, partite da Puerto Montt. Le sorprese non finiscono, arriva anche Stein, il belga solitario che avevamo incrociato sulle rive della Laguna Esmeralda una decina di giorni fa. Stein si fermerà qui qualche giorno, sono mesi che viaggia da solo ed è veramente stanco. Durante il nostro giorno di riposo andiamo a zonzo fino alla Laguna Nimez per fotografare dei fenicotteri rosa. La sera, dopo cena prepariamo le borse per poter partire molto presto domani, la nostra applicazione meteo prevede l’aumento dell’intensità del vento solo in tarda mattinata, avremo una bella salita da affrontare e saranno tre giorni di campeggio libero.

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Autore: SOS - Vivere viaggiando

Siamo una coppia italo-canadese appassionata di sport all'aria aperta. In passato abbiamo praticato attività come l'alpinismo, lo sci e il ciclismo. Dal 2021 siamo in pensione e abbiamo deciso di trascorrere il nostro tempo libero girando il mondo in bicicletta, unendo le nostre passioni per i viaggi, la natura, la fotografia e la scoperta di nuove culture.

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