14 febbraio – giorno 33 – PORVENIR
Meteo: 🌦️
Distanza: 11 (1.980)
Dislivello: 16 (22.223)
Ripio: 0 (682)
Dopo soli 5-6 km arriviamo al molo di Tres Puentes da dove partono i traghetti che attraversano i 40 km di stretto. Per pedoni e biciclette non c’è bisogno di prenotazione ed acquistati i biglietti in pochi minuti saliamo a bordo. Sulle poltrone del salone passeggeri ecco ritrovati Carlo, Fabio ed anche Neza con Stephan. La traversata dura un paio di ore per entrare finalmente nella parte finale del nostro viaggio: la Tierra del Fuego.

Siamo a Porvenir, come scendiamo siamo accolti dal solito vento contrario e partiamo alla ricerca di un posto per passare la notte. C’è chi ha già prenotato e chi, come noi, comincia dal primo hostal trovato su Google Map, ci fermiamo all’Hospedaje Shinka e c’è una camera libera, come al solito gente gentilissima che ti fa sentire a casa.





Oggi sarebbe di riposo perché domani si ripartirà per affrontare gli ultimi 450 km. Dopo una lunga passeggiata fotografica, ci tocca una seconda lunga camminata alla ricerca del ristorante; dopo un paio di posti con “speciale serata San Valentino”, un posto completo, uno che non troviamo e un altro chiuso, arriviamo al Ristorante Puerto Montt. Il posto è al completo, ma chi vediamo? Carlo e Fabio che ci invitano al loro tavolo per farci passare una piacevole serata in compagnia e salvandoci così da un frustrante ritorno in camera senza cena. Buon San Valentino!
15 febbraio – giorno 34 – PASO SAN SEBASTIAN
Meteo: ☁️🌤️
Distanza: 138 (2.118)
Dislivello: 1.016 (23.239)
Ripio: 86 (768)
Brutto risveglio, più che stanchezza fisica è stanchezza psicologica e voglia di starsene a letto fino a tardi, sono già 36 giorni che siamo in giro e forse avremmo bisogno di una vera pausa relax più lunga. Fuori fa freddo, ci saranno circa 5° ed il cielo è grigio, molto grigio, pioggia in vista?

Usciti dal paese, non c’è proprio più nulla, dopo 12 km arriviamo sul ripio, che proprio non ci mancava e che ci accompagnerà fino al bivio per il Parque Pingüino Rey. Pedaliamo svogliatamente, siamo superati prima da Carlo e Fabio e poi da Neza e Stephan. Dopo una trentina di chilometri comincia a piovere, io e Manuela saremo gli unici a vestirsi, gli altri quattro non conoscono la nostra tattica scaramantica, quando noi ci vestiamo per un temporale incerto, smette subito di piovere, infatti porteremo fortuna al gruppo: il sole ci accompagnerà fino a tardo pomeriggio quando potremo osservare un magnifico tramonto. Siamo sulla Bahia Inútil, il panorama è come un dipinto a pastello con i colori delle nuvole, cielo, acqua e terra. Sulla riva in lontananza si scorgono delle baracche di pescatori semi-diroccate, vediamo le bici sloveno-tedesce appoggiate ad una di queste, ogni coppia segue il suo ritmo, le sue pause ed ha il suo modo per appropriarsi del paesaggio.




In lontananza un autobus sgangherato parcheggiato vicino a delle baracche in lamiera, ci sono già le bici di Carlo e Fabio che ci fanno segno di fermarci; nell’autobus vediamo pile di vestiti ben piegati ed accatastati sui sedili, altri sedili sono pieni di libri. Vicino al posto del guidatore c’è una cucina a gas e, per terra, due sacchi di cibo per gatti. È il bus-casa di Carlos, un pescatore di 73 anni che vive qui in solitudine. Carlos offre a tutti un caffè e dei crackers, nella zona non mi sembra di aver visto molte sorgenti d’acqua, quindi non bisognerà essere troppo schizzinosi. Con fierezza ci mostra anche un enorme salmone appena pescato.
Quando ripartiamo e chiediamo cosa gli dobbiamo, non vuole assolutamente essere pagato e la cosa ci imbarazza, ma ricordando un racconto di altri cicloturisti, gli offriamo le nostre due banane. Vivendo ad una cinquantina di chilometri dal primo centro abitato, immaginiamo che per lui sia difficile procurarsi frutta fresca. Inizialmente rifiuta perché non vuole farci restare senza, ma con un’innocente bugia, dicendo che ne abbiamo altre, le accetta con un grande sorriso. Si dovrebbe riflettere su come certa gente che non ha nulla, sia più generosa di chi ha tutto.
Quando arriviamo ad un bivio verso i 50 km, vediamo in lontananza Neza e Stephan che stanno ripartendo salutandoci e ci diamo il cambio nel rifugio per una veloce pausa rifornimento di energia. Il ripio peggiora, ma il vento comincia ad aumentare ed essere nella direzione giusta. Al km 98 da un lato ricomincia la strada pavimentata e dall’altro la strada che si dirige verso ua pinguinera. Nel solito rifugio al bivio riecco Neza e Stephan che stanno decidendo se girare a destra o andare diritti verso la frontiera di Paso San Sebastián. Visitare la pinguinera sarebbe bello, ma dopo una veloce ricerca su Internet, scopriamo che l’ingresso è solo su prenotazione e che il posto chiude tra non molto, vogliamo rischiare?

Le due signore vorrebbero dormire qui e riprovare la visita ai pinguini domani mattina, i due maschietti vorrebbero approfittare del vento portante e percorrere gli ultimi 40 km di strada asfaltata prima del buio. L’ idea di dormire in un bel letto sognando i pinguini sta facendo breccia nella volontà delle due ribelli, si riparte, con il vento che ci regala un’ottima andatura per arrivare alla frontiera cilena nei pressi della quale c’è l’Hostaria la Frontera. Qui le camere sono spartane, con bagno in comune, la corrente elettrica è accesa solo dalle 19 alle 23, ma dormire in un vero letto è sempre meglio che dormire in un rifugio sulla strada.

Verso le 22 siamo quasi tra le braccia di Morfeo quando sentiamo le voci familiari di Carlo e Fabio che, lottando contro il vento e le recinzioni, erano andati fino alla pinguinera. Non avendo trovato un posto idoneo per dormire e riflettendo su dove fermarsi sono arrivati qui.
Disquisizioni filosofiche – Gli shelter sulla strada
Una nota di disgusto su questi rifugi e sulle persone che li vandalizzano. Per motivi di sicurezza, ogni tot chilometri, il governo ha costruito a bordo strada delle baracche costituite da una sola stanzina con una panca, una finestra, riparato dalla vista un WC secco ed un piccolo soppalco che potrebbe ospitare 2-4 sacchi letto. Viaggiando nella desolazione della Patagonia, questi rifugi sono provvidenziali per chi vuole fare una pausa, preso dal maltempo o semplicemente per passarci la notte. Invece cosa succede? Che spesso alcuni incivili spaccano i vetri, lasciano sacchetti di immondizia per non dire i propri bisogni intestinali. Alcuni rifugi diventano impraticabili.
16 febbraio – giorno 35 – RIO GRANDE
Meteo: 🌤️
Distanza: 94 (2.212)
Dislivello: 277 (23.516)
Ripio: 0 (768)
Giornata fresca, ma che inizia senza una nuvola in cielo, appena fuori dall’albergo ci si deve fermare alla dogana cilena per avere il timbro di uscita dal paese, una sola domanda: “Bicicletas?”
Nostra risposta: “Si”.
Il doganiere: “Pasa. Suerte!”

Pedaliamo nella solita prateria, immensa, recintata, bella, desolata; una volpe ci guarda da bordo strada, centinaia di pecore alzano lo sguardo quando passiamo e poi continuano a brucare, sembra far parte del paesaggio. Arriviamo alla frontiera argentina e passati i controlli, subito una sosta al caffè vicino e nell’ arco di pochi minuti ci troviamo sia con Neza e Stephan, che con Carlo e Fabio. Si approfitta del WiFi per trovare una sistemazione per la notte.

Stranamente, Carlo e Fabio restano indietro fino a quando siamo raggiunti da un solitario Carlo che ci spiega che Fabio non si sente bene e un pickup della Polizia gentilmente gli ha dato un passaggio fino a Rio Grande. Pedaliamo un po’ con Carlo, poi ognuno riprende i propri ritmi di soste per mangiare o per incontri casuali con gente del posto, e lo rivedremo ad una quindicina di chilometri dall’arrivo.

Il vento è contrario, non molto forte, ma comunque estremamente fastidioso. Quando ci immettiamo sulla Ruta 3, la strada che collega Buenos Aires a Ushuaia, il traffico di camion aumenta ed il paesaggio cambia, in peggio direi. Nonostante ogni tanto si intraveda l’oceano, incrociamo gli ingressi ai pozzi petroliferi e agli impianti di estrazione del gas, purtroppo in Patagonia non ci sono solo le immagini da cartolina dei giorni scorsi. Ci dirigiamo all’Echo Hotel, quando il concetto di ecologico significa ” molto di base”, ma per una notte e per due ciclisti stanchi va sempre bene, la mattina successiva ci ritroveremo per colazione una montagna di gustosissimi croissants. La chicca della serata è l’ennesima avventura con la rubinetteria del sud America; Manuela inizia a farsi la doccia, ma dopo 2-3 minuti di acqua calda nemmeno l’ombra, la cosa è sospetta, vado alla reception e chiedo delucidazioni, la risposta è semplice: “Andiamo subito a connetterla”.
Domani penultima tappa, non dovrebbe essere difficile nonostante i 110 km, sempre che il vento non ci si metta di mezzo.
17 febbraio – giorno 36 – TOLHUIN
Meteo: 🌦️
Distanza: 108 (2.320)
Dislivello: 616 (24.132)
Ripio: 0 (768)
Usciamo dalla città, Rio Grande è stato un posto da dimenticare, una grande zona industriale con qualche brutto quartiere residenziale, in grande contrasto a ciò a cui ci eravamo abituati abbiamo nelle settimane precedenti. Sempre sulla Ruta 3 si continua verso sud, il panorama è ritornato solitario e naturale con abbondanza di guanachi e pecore da entrambi i lati della strada quasi in piano. Alcuni rapaci appollaiati sulle recinzioni ci osservano. Oggi incrociamo solo un giovane ciclista sudamericano diretto in Messico, vuole fare un selfie assieme a noi che ci invierà la sera stessa come ricordo.

Dopo 40 km piatti si comincia con qualche salitella, poi tanti su e giù ed alla fine saranno altri 600 metri di dislivello da aggiungere al totale, il bisogno di smettere di pedalare si sente sempre di più. Quando mancano una ventina di chilometri, anche il sole si fa rivedere, purtroppo non scalda molto e la temperatura resta sempre freddina. Anche per oggi è fatta.

Dormiamo all’Hostel Kau Karskam, abbiamo una bellissima camera da sei persone solo per noi, il bagno è comune, ma c’è solo un’altra cliente. I proprietari sono persone squisite, ancora una volta abbiamo fatto centro con una sistemazione da 5 stelle.

Si discute di tutto, Manuela passa un po’ di tempo con loro figlio che sta partendo per Buenos Aires iscritto allo stesso suo programma universitario, io mi intrattengo con la madre. Anche se si parla di banalità è sempre piacevole parlare con persone dal cuore d’oro, di cultura e di ampie vedute. Verso le 21:45 noi saliamo in camera mentre loro si preparano per la cena. Oggi pomeriggio abbiamo visitato la Panaderia La Union, luogo mitico per i viaggiatori, il proprietario, appassionato ciclista ha sempre ospitato i cicloturisti nel retro-bottega e per chi fosse interessato un letto lo si può ancora trovare, per gli altri resta il gusto di una deliziosa sosta zuccherata.
