18 febbraio – giorno 37 – USHUAIA
Meteo: 🌦️
Distanza: 104 (2.420)
Dislivello: 1.147 (25.279)
Ripio: 0 (768)
Visto il cielo uggioso, Manuela vorrebbe rimanere nel letto, a fatica si alza e si prepara per la colazione. Abbiamo fatto più di 2.300 km senza una sola foratura, ma dopo nemmeno 10 km dalla partenza, la mia gomma posteriore è a terra, per fortuna ha appena smesso di piovigginare ed in una ventina di minuti riusciamo a ripartire.

Prima della salita al Paso Garibaldi, ultimo colle prima di arrivare a Ushuaia, ci fermiamo in un locale sulle rive del Lago Escondido per il consueto caffè con dolce di metà mattina. Nell’entrare la visione di un cordero che sta abbrustolendo sul classico BBQ patagonico; metterlo a cuocere vicino all’entrata del locale è una violenza psicologica nei confronti di due poveri ciclisti perennemente affamati.

Chiacchierando con la proprietaria, potremmo piantare gratuitamente la tenda nel giardino ed assaporarci un bel piatto di carne per la cena, ma oggi non siamo propensi a dormire per terra all’umido, quindi paghiamo, salutiamo e rimontiamo in sella. I tornanti verso il passo non sono difficili come avevamo sentito dire ed arriviamo rapidamente alla brutta costruzione del mirador che offre una incredibile vista sul lago che abbiamo appena costeggiato. Grande discesa ininterrotta di 7-8 km e poi altri 20 km di mini salite e lunghe discese, la Tierra del Fuego ha voluto farci questo regalo per l’ultimo tratto di strada da percorrere.

Nel tardo pomeriggio eccoci all’ingresso di Ushuaia, appoggiamo le bici al muro della colonna con il nome della città, sosta obbligatoria per la foto ricordo.

Dopo 36 giorni siamo arrivati alla Fin del Mundo. La seconda foto sarà davanti al famoso cartello ufficiale “Fin del Mundo”, una consuetudine per i turisti che arrivano qui. Altra tappa di rito passare all’ufficio turistico per farsi timbrare il passaporto, come dei bambini scegliamo tra il timbro con i pinguini o con il nome della città.

Disquisizioni filosofiche – Garibaldi a Ushuaia?
Che ci fa un Paso Garibaldi alla fine del mondo? Non si tratta del “nostro” Giuseppe nazionale, ma bensì Luis Garibaldi Honte, colui che trovò il passaggio per poter costruire la strada. L’aneddoto è facilmente reperibile su internet.

19 febbraio – Ushuaia
Dopo una laboriosa ricerca, troviamo un bilocale carino e pulitissimo al Rincon del Beagle, corredato anche di lavatrice per eliminare lo sgradevole odore di vissuto, nostro compagno di viaggio fisso, un vero lusso. Riusciremo anche ad organizzare una cena “a casa nostra” con Carlo e Fabio. Grazie all’abilità culinaria di Fabio, condivideremo un eccellente spaghetti aglio, olio e peperoncino.
Domani andremo alla fine della Ruta 3, dopodomani viaggio in bus, poi giornata di sosta a Punta Arenas, volo su Santiago e finalmente volo a casa via Houston, Toronto. Sarà un ritorno piuttosto lungo e tortuoso, ma in compagnia di magnifici ricordi.





20 febbraio – Ushuaia
Meteo: ⛅
Distanza: 51 (2.475)
Dislivello: 719 (25.998)
Ripio: 40 (808)
Questo viaggio non poteva considerarsi terminato senza aver visitato il Parque Tierra del Fuego ed un luogo che Manuela sognava dall’epoca delle scuole elementari. Usciti dalla città con le bici scariche dopo circa 10 km arriviamo all’ingresso del parco. Il guardiaparco controlla il biglietto, verifica che abbiamo il casco (obbligatorio all’ interno del parco) e ci chiede se siamo italiani: “Siiii” e lui ci racconta che ha vissuto per anni vicino a Bergamo. Quando ce ne andiamo, ci saluta esclamando un bel “Pota!”
Pedalando su un bel ripio (porca zozza, solo alla fine lo troviamo bello?) arriviamo fino alla Bahía Lapataia, poi l’Ensenada Zaratiegui dove si trova un ufficio del Correo Argentino, la Unidad Postal del Fin del Mundo. Purtroppo è chiuso causa festività, ma Manuela può finalmente fare la foto che aveva visto sul suo sussidiario delle elementari quando si promise che un giorno sarebbe andata in quel posto: il suo sogno è stato esaudito.







Per evitare ai frequentatori del campo da golf più a sud del mondo di respirare troppa polvere, alcuni chilometri di ripio sono stati bagnati. Questa gentilezza fatta ad alcuni, è sinonimo di fango per altri e ci ritroviamo le bici completamente inzaccherate. La fortuna vuole che una coppia sta lavando le proprie auto con un’idropulitrice davanti a casa loro. Manuela mi provoca dicendo che se fosse sfrontata come suo marito chiederebbe ai due di poter lavare i nostri preziosi mezzi. Detto, fatto! La gentilezza di queste persone è tale che la risposta è affermativa e noi ripartiamo con le biciclette pulite. L’operazione sarà un’idea eccellente, poiché un solerte agente dei servizi doganali canadesi qualche giorno dopo ci fermerà per controllare se le nostre biciclette hanno residui di terra sulle ruote. Sapesse che avventure hanno vissuto queste biciclette…
21-26 febbraio – USHUAIA – QUÉBEC
E con oggi si comincia la fase di rientro. Un’ ultima passeggiata in centro per trovare un paio di souvenir per la nostra Princess, una visita da Carlo e Fabio per un brindisi, anche se siamo d’accordo che li raggiungeremo nel loro hostal di Punta Arenas il giorno successivo.
Neza e Stephan ci invitano a prendere un caffè, ci raccontano del loro tentativo di raggiungere Ushuaia da Rio Grande seguendo una strada alternativa più “wild” rispetto alla Ruta 3; il tentativo è fallito, la polizia li ha mandati indietro a causa di lavori sulla strada.

…E non è finita qui…
Varie
Cose positive
- La Carretera Austral, magnifica e varia dall’inizio alla fine, con i suoi colori, il cielo stellato, la flora e la fauna, le montagne ed i corsi d’acqua, ed in particolare la Laguna del desierto
- I ciclisti che abbiamo incontrato: Mirna e Juan (argentini), i tre parigini di cui non abbiamo il nome, Nicolas e Morgan di Parigi, Neza (slovena) e Stephan (tedesco), Carlo (fiorentino) e Fabio (leccese), Stein (belga), Yvonne e la sua amica (olandesi), Christian (cileno), Marcelo ed il suo amico (cileni di Santiago), i cinque bolzanini ed i quattro spagnoli.
- Gli “albergatori” di Villa Tehuelches, Jaime il giornalista e i padroni dell’hostal di Tolhouin, nonché i primi Patricia e José di Puerto Montt.
- La gentilezza del popolo cileno e argentino.
- La ruta 7 tra El Cerrito e Tapi Aike i 70 km “più peggio” della nostra vita.
- Il vento in coda che ci spinge anche in salita.
Cose negative
- La megera che non ci ha venduto le uova con 50 galline che razzolavano davanti a casa.
- La ruta 7 tra El Cerrito e Tapi Aike i 70 km “più peggio” della nostra vita.
- Il vento contro a El Calafate che ci ha obbligato ad imbrogliare per 10 km facendo autostop.
- Il traffico della ruta 3, dopo un mese di quasi silenzio non siamo più abituati al casino delle auto.
