PERÙ – La generosità di chi non ha nulla

Il nostro viaggio continua e risaliamo nelle montagne. Finalmente arriviamo alle pendici dell’Huascaran, la montagna più alta del paese.

23, 24, 25 maggio – Cajamarca
Questa volta facciamo i bravi con i giorni di riposo, arriviamo in un alberghetto in centro città e ci sistemiamo per due giorni di completo relax.
L’unico obbligo è un po’ di manutenzione alle bici che potremmo fare da soli, ma preferiamo affidarla a un meccanico che la esegue per un prezzo irrisorio. La città è piacevole, facciamo brevi passeggiate per la spesa in un buon supermercato, un po’ di scrittura ed il piacere di non fare nulla.

Il primo giorno siamo gli unici ospiti del nostro alberghetto, purtroppo il giorno successivo arriva una giovane coppia di backpackers bulgari. In oltre trenta anni di viaggi abbiamo incontrato persone di ogni età e nazionalità; la passione comune per il vagabondaggio ha quasi sempre reso facile socializzare e scambiare opinioni. Oggi forse le cose sono cambiate, i due faticano a rivolgerci un saluto, escono dalla camera con occhi rossi e difficoltà locutorie, lasciano il lavello nella zona pranzo del giardino ed il bagno in comune sporchi. Altre tradizioni? “Io pago, quindi posso?” O forse è per questo che uno dei nostri ospiti colombiani ci disse di non voler avere nulla a che fare con i mochilleros.
Dopo due giorni, decidiamo di lasciare il centro città e spostarci a solo una decina di chilometri, nel lodge gestito da una persona con cui eravamo in contatto. Da lì, potremo ripartire con più calma, senza dover zigzagare nel traffico mattutino.

Il 25 maggio è una data speciale per noi. Esattamente quarant’anni fa, un istruttore di alpinismo si recò al distributore vicino al passaggio a livello di Iseo (in provincia di Brescia), punto di ritrovo per istruttori e allievi del CAI di Brescia. Arrivato, scoprì che i suoi allievi non erano presenti, così il direttore del corso gli affidò per l’uscita settimanale una giovane ragazza di nome Manuela.
All’allieva Manuela oggi dedico Love of my life dei Queen.

Manuela: Ho rispettato la pausa, cosa difficile per me, quando arrivo in un posto il desiderio di conoscere e scoprire prende il sopravvento . Fortunatamente le cose da vedere in città sono tutte nelle vie centrali attorno alla Plaza des Armas. Per il nostro anniversario, ci mangiamo un piatto enorme di carne mista ai ferri con patate fritte e come merenda una crêpe con crema pasticcera…si fa quel che si può 😉

26 maggio – Aguas Calientes
Ieri abbiamo trascorso un piacevole pomeriggio con la famiglia che ci ha ospitati al Lodge Villa Ventura. Mario è guida di MTB e di altre attività all’aria aperta, mentre Pamela, architetto, ha progettato la splendida e accogliente casa che ci ospita. Miki, il figlio maggiore, è un ragazzo riservato e appassionato di pianoforte. E poi c’è Sofia, 5 anni, che io definisco il clown della famiglia. È raro vedere una bambina così piccola socializzare con tanta naturalezza con adulti appena conosciuti.

Foto di famiglia a Iscoconga

Abbiamo parlato di famiglia, del loro futuro progetto di immigrazione in Canada e di cucina, trascorrendo un pomeriggio immersi nella realtà quotidiana, in compagnia di una famiglia davvero piacevole.


Negli 80 km che abbiamo previsto di percorrere oggi, affronteremo tre salite piuttosto lunghe, ma non difficili, che ci faranno arrivare vicini ai 3.000 metri di quota ad ogni passo. Il riposo di 3 giorni ci ha fatto bene e saliamo piuttosto in scioltezza. Incontriamo una coppia di svizzeri e ci fermiamo a chiacchierare con Leandra e Nando; sono partiti da Bogotá con destinazione Ushuaia, la “Fin del Mundo”. Purtroppo, Nando sta ancora guarendo dal dengue preso in Ecuador e non è in perfetta forma, ci dice che alcune giornate sono più difficili di altre. La sera ci inviano la foto scattata insieme, dicendo che hanno appena incrociato un’altra coppia di tedeschi. Speriamo di rincontrarli lungo la strada e auguriamo a Nando una rapida guarigione. Noi facciamo qualche chilometro in più perché siamo diventati pigri, non abbiamo voglia di montare la tenda sul bordo della strada e preferiamo una camera in un paesino con delle terme di acqua calda.

Gruppo vacanze italo-svizzero, Leandra e Nando

Oggi ho sentito qualche pezzo di un gruppo in voga negli anni ’70 Creedence Clearwater Revival tra i vari brani c’era Up Around the bend. Un ottimo ritmo per pedalare.

Manuela: La nostra camera si affaccia sulla piscina delle terme, chiamarle “terme” è una concessione poetica, si tratta di una semplice piscina e uno stabile malandato che sembra più un capannone per attrezzi che un centro benessere. Malgrado il colore dell’acqua non attiri molto, alcune persone fanno il bagno mentre dei tecnici sistemano dei tubi del sistema di filtraggio… preferiamo la doccia sporca del nostro hostal spartano che, malgrado non abbia il rubinetto dell’acqua calda, è piacevolmente tiepida, ci dicono che sia la stessa sorgente termale che rifornisce tutto il paese.

27 maggio – Cajabamba
Questa notte abbiamo tentato di dormire malgrado un gruppetto di giovani imbecilli abbia fatto casino fino all’1:30 della mattina, la fatica delle pedalate aiuta, ma non sempre. Prima di ripartire, ci ritroviamo in mano due avocado da parte della proprietaria del posto… perché vi faranno sicuramente piacere sulla strada…
Oggi non dovremmo avere una giornata difficile, solo una trentina di chilometri per arrivare a destinazione; la scelta è data dalla logistica delle tappe per i prossimi giorni: poca la distanza, ma tanto il dislivello…
A metà strada, ci fermiamo per un sorso d’acqua e, nel campo dall’altro lato della strada, c’è una signora che sta pascolando le pecore. Ci saluta e ci chiede da dove veniamo, attraversiamo la strada per meglio comunicare e Lucilla ci interroga sul viaggio e sulla nostra vita.

Lucilla con le sue pecore e gli immancabili cani

E i vostri figli?
– Abbiamo una sola figlia, è grande e vive da sola, poi con questo (indico il cellulare) ci possiamo sentire tutti i giorni.
– Non è lo stesso! Qui i figli vivono in casa.

– È bello viaggiare, noi invece siamo obbligati a lavorare come schiavi. Mio marito sta tagliando la legna perché non possiamo comperare il gas per la cucina. Il cellulare costa troppo. Siamo in schiavitù qui.

– Le cose che hanno fatto gli Incas esistono ancora, quelle che fanno oggi si rompono subito.

– Vi andrebbero delle arance? Qui crescono ovunque.
– Grazie signora, molto volentieri.

La signora sparisce e ritorna con il suo sombrero pieno di frutta, saranno almeno due chili. Noi non sappiamo come ringraziare e le regaliamo alcune barrette di cereali, biscotti e crackers.
Un giorno, un agiato signore che conoscevo, negli ultimi giorni della sua vita disse alla propria moglie: “Ricordati, quando avrai bisogno di qualche cosa, non rivolgerti mai ad un ricco, sarà molto più facile che sia una persona modesta che ti aiuti”. Ho avuto molte occasioni per dargli ragione, un’altra oggi.

Manuela: La signora Lucilla aveva mani e piedi segnati dal tempo e da una vita dura, ma sul volto portava un sorriso di una dolcezza infinita. Mi raccontò che aveva 50 anni e 6 figli, come molte donne della zona indossava l’abito tradizionale, era quello di tutti i giorni perchè non era ricamato o forse era l’unico che possedeva a giudicare dallo stato di sporcizia della sua camicetta bianca e del sombrero. È sempre sorprendente come, a pochi chilometri dalla città, la vita in campagna sia così diversa, essenziale, quasi sospesa nel tempo.

28 maggio – Huamachuco
La tappa di oggi è sicuramente una tra le più belle da quando siamo partiti, stiamo entrando in una regione più montuosa, non si vedono ancora le grandi montagne, ma il panorama è affascinante.


Dopo la pausa caffè seduti vicino ad una casa, arriviamo in un paesino e decidiamo che i gradini di una scuola fanno al caso nostro per la pausa di mezzogiorno. La fine del nostro pranzo coincide con l’uscita dei bambini che, vedendo la novità, ci assalgono con decine di domande.
Appena riusciamo a liberarci dalla scolaresca, ricominciamo a pedalare per finire la nostra tappa. Oggi saremo ospiti in una “Casa del ciclista” dove metteremo la tenda in giardino, ma cominciando a piovigginare, il nostro padrone di casa ci propone di andare a dormire in una camera-ripostiglio. Il letto è piccolo, ma spostandolo, riusciamo anche a piazzare un nostro materassino a terra per dormire più confortevolmente.
Doccia, cena, nanna, domani si salirà ancora e sempre più in alto.


Alla tappa odierna assegno un brano strumentale The warming Sunrise di Kevin P Holt. Finalmente una giornata rilassante con poco traffico e bucolici scorci da cartolina.

Manuela: Il verde brillante dei prati, il giallo acceso delle ginestre in fiore, il verde scuro degli eucalipti adulti, quello argentato dei giovani, e l’azzurro intenso del cielo, il contrasto dei colori è straordinario! Sembra di pedalare dentro una cartolina. Le montagne diventano sempre più alte e imponenti e la campagna è rigogliosa. Nonostante lungo la strada ci siano alcune case sparse e campi coltivati, si ha la sensazione di essere soli, persi nel nulla, ad accoglierci ovunque i soliti cani, chi abbaia, chi ci segue scodinzolando, chi aspetta cibo in regalo. Le strade che percorriamo sono sterrate, qui è la normalità; di tanto in tanto passa una moto, un pick-up carico di merce o un minivan utilizzato come autobus locale ( chiamato “collettivo”) immancabilmente stracarico di bagagli sul tetto e di persone stipate all’interno.

29 maggio – Cachicadan
Oggi ci siamo goduti il silenzio quasi assoluto, incrociando solo raramente qualcuno. Percorriamo qualche chilometro su una strada nazionale che scenderebbe fino all’oceano, ma noi restiamo tra le montagne. Poco fuori Huamachuco, deviamo a sinistra cominciando a pedalare su sterrato. Nell’arco della giornata, attraversiamo 4-5 guadi, uno dei quali un po’ problematico e superiamo a spinta alcune rampe, non tanto per la pendenza quanto per l’altitudine sempre più elevata. Il colle di oggi si trova a 3.575 metri, da lì scendiamo fino ad un paesino di quattro case, dove troviamo un hospedaje proprio poco prima che inizi a diluviare.
La nota stonata del giorno è stato vedere l’immensa miniera (naturalmente non di proprietà peruviana, ma straniera) a poche centinaia di metri in linea d’aria.


Per il resto, le gambe e le ginocchia sono in forma anche se non so fino a quando, il fiato sembra esserci, ma i “seimila” sono ancora lontani.

Per chi non lo conoscesse Gustavo Santaolalla è un compositore argentino vincitore di due premi Oscar. Oggi aggiungo Quiebre, fuego y revelación. Musica ideale in queste montagne, ma sicuramente avrò occasione per proporre altri brani.

Manuela: Mentre mangiamo, seduti sui gradini della scuola, alcune mamme aspettano i bambini più piccoli: filano la lana, lavorano a maglia, chiacchierano tra loro e ci osservano con curiosità. Appena finisce la scuola ci ritroviamo circondati da un gruppo di zagazzini e ragazzine che ci fanno mille domande. Una bambina, in particolare, si avvicina e mi chiede: «Conosci l’inglese? Per favore, dimmi alcune parole… vorrei tanto impararlo.» Il divertimento di alcuni bambini invece è quello di provare a sollevare la bicicletta, solo un paio ci riescono con grande soddisfazione. L’altra domanda di rilievo è se sia più forte Messi, Ronaldo o Mbappé. Chissà cosa racconteranno a casa dei due ciclisti che arrivano da un lontano paese che ha la forma di ” una bota que patea un balón de fútbol”.

30 maggio – Angasmarca
Era troppo bello per essere vero, i dislivelli affrontati dal livello del mare a qui hanno avuto delle conseguenze sul mio chassis. Alle 4 di mattina mi sveglio per i forti dolori alle ginocchia, sono di pessimo umore, mi dico che questa volta è definitivo, il mio sogno per l’Huascaran e la Perù Great Divide finisce qui a Cachicadán, Distrito de Cachicadán, Provincia de Santiago de Chuco, Departamento de La Libertad, Perú.


Mi sforzo a pedalare per circa 30 chilometri in salita per arrivare a Angasmarca dove chiediamo ad un pick-up se ci carica le biciclette fino al villaggio successivo di Mollebamba. Riesco ad evitare così circa 20 chilometri di tornanti con salite ripide e di dormire in tenda sulla strada, ma in un hospedaje molto di base. L’unica idea alla quale riesco a pensare è quella di riscendere verso la costa per raggiungere la città di Lima, almeno in pianura riesco ancora a pedalare e voglio tentare di mantenere la promessa fatta ad una Princess.

In questa brutta giornata aggiungo Ain’t Gonna Drown di Elle King

Manuela: Ogni tanto ci sono giornate come queste, nere come il carbone. Viaggi del genere mettono alla prova non solo il corpo, ma anche la mente. Nei momenti in cui tutto sembra negativo, cerchiamo di sostenerci a vicenda, ma non è sempre facile. Mi chiedo come Francesco abbia fatto a pedalare oggi, sarà stata la forza della disperazione. Nella nostra camera con i muri di argilla e paglia speriamo di ritrovare un po’ di positività.
Cara signora Lucilla, non ci siamo mangiati tutte le tue deliziose arance, alcune le abbiamo regalate ad una famiglia che vive nelle montagne e che le ha accettate con un enorme sorriso; il bambino sulla porta aveva uno sguardo così disarmante che ci è sembrato il modo più giusto per onorare la tua generosità.

31 maggio – Pallasca
Dicono che la notte porti consiglio. Mi sveglio alle 4 e mi riaddormento, la bestia nera non si fa sentire, decido di riprovarci e abbandonare l’idea di andare verso Lima.

Perché ho aggiunto l’immagine precedente? I ricordi scolastici dicono che se gli angoli di un quadrato sono a 90° la diagonale crea due angoli a 45°. La strada che percorreremo oggi è stata costruita su pendenze che spesso vanno oltre la diagonale del suddetto quadrato.

Uscita da Mollebamba

Alle 7:30 l’aria è freddina, iniziamo la giornata spingendo le biciclette sulla prima rampa e poi giù verso il fondovalle su una strada sterrata in pessime condizioni, non ho contato i tornanti, ma i dieci chilometri in discesa per arrivare al fiume in fondo alla valle sono stati apprezzati. La pendenza della strada è accettabile, quella della montagna su cui passa, impossibile.
Una breve pausa per mangiare due biscotti a bordo fiume e poi si ricomincia a salire sull’altro lato della valle: 20 km, circa 1.000 m di dislivello e… 57 tornanti (il famoso Passo dello Stelvio in Italia ne ha 48,con asfalto perfetto, il dislivello è superiore, ma di solito lo si affronta con bici di 10 kg, non di oltre 40).

Questa salita è quasi tutta asfaltata, ma le numerose frane hanno danneggiato la carreggiata e in alcuni tratti il percorso è ancora coperto da detriti e grosse rocce. Qualche tratto è al 14% di pendenza, ma arriviamo vivi, vegeti e molto soddisfatti a Pallasca a circa 3.200 m s.l.m. A detta della coppia inglese Debs and Tom (https://www.debsandtom.com/) questa è stata una delle tappe più dure del loro passaggio in Perù. Vedremo se sarà così anche per noi.
Sugli ultimi tornanti incrociamo due ciclisti a bordo strada. «Ma voi siete la coppia di italiani di cui abbiamo sentito parlare!» Alla nostra domanda rispondono che vengono dalla Germania, «Ma voi siete gli amici di Nando e Leandra » Che piccolo il mondo! E siamo tutti diretti nello stesso posto.


Domani ci meritiamo una giornata di riposo con la sola verifica tecnica delle bici. Le ultime due notti tranquille mi hanno fatto cambiare idea, non voglio abbandonare il mio sogno e la destinazione della prossima settimana sarà Caraz e non la costa del Pacifico. Per auto-motivarmi voglio riportare la frase di una guida alpina bresciana che conosciamo, Roberto Parolari (https://www.guidaalpinarobi.it/). Roberto commentò il nostro ultimo articolo con queste parole: “…leggendo alcuni tratti del vostro scritto, mi è sembrato di rivivere certe situazioni in montagna dove ti dicevi che, se tornato a casa, saresti solo andato al mare… tenevi duro perché non avevi alternativa e sapevi che a breve sarebbe terminato. Credo che il vostro non mollare derivi dal passato alpinistico, veramente un plauso grandissimo alla vostra tenacia…“.

Mortacci tua Roberto, dopo queste parole come faccio a “scendere al mare” Come dicevano durante il risorgimento italiano: “Avanti Savoia”, la Cordillera Blanca si avvicina.

Le montagne sono altissime, le valli o meglio i canyon profondissimi. Oggi la musica è Alturas interpretata da Inti Illimani

Manuela: Sarà la bellezza dei paesaggi o il desiderio di non abbandonare il sogno di percorrere insieme le alte strade accanto ai ghiacciai e alle montgane tra le più belle del mondo, ma qualche cosa ha fatto rinascere Francesco dalle ceneri. A 56 e 64 anni, con qualche problema di salute, le nostre giornate non sono sempre facili né rilassanti. Incrociamo cicloviaggiatori da tutto il mondo, perlopiù giovani intorno ai trent’anni, arrivare anche loro stremati dopo certe tappe. Non neghiamo di provare un pizzico d’orgoglio quando ci fanno i complimenti. «Ma andate più veloci di noi!» oppure «Non pensavamo di rivedervi!» Bravo Franz, non mollare! So che ce la puoi fare, le alte vette innevate ti stanno aspettando.

1 giugno – Pallasca
Il problema del giorno è la tensione della catena, non sappiamo per che motivo si sia allentata, ci armiamo di pazienza per tentare di sistemarla. Un grazie particolare a Gabriele del negozio Les Vélos Roy-O di Québec (https://velosroyo.com/), che ci avevano preparato le bici per il viaggio. Nonostante fosse domenica, ci ha assistito con una chat per trovare una soluzione tecnica in mezzo al nulla e senza attrezzatura di punta.

Ieri abbiamo saputo che per vent’anni il sacerdote di questo paesino a 3.000 m era italiano, originario della provincia di Milano, la parrocchia ospita anche una delle missioni dell’Operazione Mato Grosso, organismo in cui Manuela fece volontariato in gioventù. Visitiamo la chiesa, che è in corso di restauro, osserviamo che è riccamente addobbata e, parlando con le persone del villaggio, scopriamo che una ventina di anni fa ci fu un attentato da parte del gruppo terroristico di ispirazione maoista Sendero Luminoso, i segni della sparatoria sono ancora visibili sulla facciata.


Un pochino di musica me la sono ascoltata anche oggi e On the turning away dei Pink Floyd è il brano che scelgo.

Manuela: In questo paesino abbarbicato su un pendio montano, con vista sul fiume Tablachaca, tutto scorre lento. Uomini portano a pascolare cavalli, vacche, asini e maiali, mentre le donne lavorano nei campi con i bambini avvolti nell’aguayo (telo colorato), filano la lana e raccolgono erbe varie che usano per cucinare. Che sorpresa ritrovare proprio qui l’Operazione Mato Grosso (OMG), il movimento di volontariato con cui trascorsi tante serate e estati, lavorando  insieme alla mia cara amica di liceo Luisa. Sapevo che in Perù sono presenti molte missioni, infatti Padre Ugo De Censi, fondatore del movimento visse qui per molti anni, dedicando la sua vita all’aiuto delle comunità andine.

2 giugno – Chuquicara
Ricordando il passato ed i quaranta anni di viaggi, la valle percorsa oggi potremmo classificarla tra i dieci posti più belli mai visti in vita nostra. Le fotografie penso che potranno dire di più ciò che abbiamo vissuto oggi.


Il micro villaggio di Chuquicara non è altro che un gruppo di case diroccate, un albergo, un distributore di benzina e qualche ristorante costruiti al crocevia di tre strade, la nostra via di discesa di ieri, la strada che sale dal Pacifico e la strada per Huaraz, una città di oltre 100.000 abitanti e tra le più popolate del paese.

Oggi è la festa della Repubblica Italiana, aggiungo Io non mi sento Italiano di Giorgio Gaber. Chi non la conoscesse è invitato ad ascoltarla e gli Italiani che leggono dovrebbero anche riflettere sul testo della canzone.

Manuela: Non ho davvero parole per descrivere la strada che da Pallasca scende verso Chuquicara, solo: huaooo! È una di quelle strade che ti tolgono il fiato, non solo per la bellezza, ma per la vertigine. Ci si sente come una formica solitaria sulla luna, almeno così è come me la immagino io.

3 giugno – Huallanca
Non c’è molto da dire nemmeno sulla tappa di oggi, poiché le fotografie descriveranno meglio delle parole i posti che abbiamo attraversato.
Durante la nostra pausa caffè, vediamo un polverone sulla costa ripidissima della montagna. Sono tre camion che stanno scendendo a valle e provenienti dalla miniera di rame vicina. Sono partiti alle 4 di mattina da Chimbote, 150 km più a valle, sono saliti alla miniera ed ora ridiscendono al mare. Una vita di m*** e per cosa? Ci hanno detto che il lavoro in miniera è il più pagato (700 USD al mese), ma si lavora sei giorni alla settimana, senza limiti di ore, le condizioni non sono certamente quelle dei paesi in cui risiedono le compagni proprietarie (generalmente USA, Canada e Cina). Io mi domando, se il prezzo dell’oro o del rame è uguale in tutto il mondo, perché il minatore peruviano muore di cancro ai polmoni e quello canadese guadagna molto potendosi pagare il mutuo della casa in pochi anni?


Dopo mezzogiorno, la temperatura sale a 35° C, qualcuno ha un calo di pressione, però il piccolo paesino di Yuracmarca è vicino. Ci hanno detto che, appena entrati in paese, ci aspettano un gelato ed un comodo hostal; purtroppo, arrivati davanti al fabbricato tutto è chiuso e ci tocca continuare fino al paese successivo. Alle 16:30 arriviamo a Huallanca: spesa, doccia, cena, nanna.

Manuela: Oggi doppio “huaooo” per il paesaggio! Montagne scoscese, valli profonde attraversate dal fiume. Si scorgono miniere rudimentali di carbone fossile e immagino le persone che ci lavorano in condizioni davvero dure. Ci dicono che molte sono abusive e che chi ci lavora vive lì dentro, spesso con i propri figli. Pensando a tutto questo, è difficile lamentarsi della fatica che facciamo pedalando.

4-5 giugno – Caraz
Appena usciti dal gruppo di case, la strada sale su un pendio impossibile con dei tornanti, poi si entra nel cuore del Cañón del Pato. Fortunatamente possiamo sempre pedalare lato montagna, il vuoto è impressionante, dovremo superare anche circa 35 tunnel scavati nella roccia e più o meno lunghi. Quando la valle si allarga, troviamo una piccola tiendita dove ci fermiamo per bere una bibita fresca. Appoggiamo la bicicletta al muro, alziamo la testa ed abbiamo una visione: davanti a noi, a qualche chilometro si vede la piramide dell’Alpamayo una delle cime più famose del mondo. Siamo oramai arrivati nella Cordillera Blanca.


Nella città di Caraz dormiamo in tenda nel giardino di un ospite Warmshowers, ma questa volta il posto non è tra i più “ospitali`”. Il giardino in cui piantiamo la tenda è carino, ma come doccia c’è un tubo senza soffione e una pila di mattoni per coprirsi, senza parlare del WC che è nascosto da un telo di plastica bucato e svolazzante.


Molto piacevole invece, la compagnia di un gruppo di ciclisti colombiani anche loro ospiti in tenda con cui ci passeremo una piacevole mattinata. Edwin, Didier e Diana con il cane Thor, John e Paola con Alegrìa, la loro bambina di cinque anni, partiti dal loro paese e diretti a Ushuaia. Facciamo colazione assieme, parliamo dei nostri rispettivi paesi, del Grande Fratello al Nord e tante altre cose inutili, senza problemi di razza, religione, classe sociale o pensiero politico. La sera ci ritroviamo in una pizzeria con i due ciclisti tedeschi Martin e Paulina che avevamo conosciuto a Pallasca. Ci spostiamo in un albergo in centro per rilassarci meglio in vista della prossima settimana che sarà una delle più dure di tutto il viaggio: il tour del Huascaran.


Manuela: Oggi triplo “huaooo” per il paesaggio! Le pareti rocciose a strapiombo,il Río Santa che scorre impetuoso sul fondo e la strada scavata nella montagna tolgono letteralmente il fiato. A tratti si ha una sensazione di oppressione, come se le pareti rocciose potessero stritolarti da un momento all’altro. La luce si infiltra tra le cime del canyon creando suggestivi giochi di luce. Percorriamo i tunnel a razzo sperando di non incrociare nessuno nel senso opposto. Ci avevano detto che questa strada è allo stesso tempo spettacolare e impegnativa, non a caso è considerata una delle più pericolose del paese per via della carreggiata stretta, delle curve a picco e continue cadute di massi. Era stata progettata alla fine dell’Ottocento come linea ferroviaria per collegare la costa alle miniere andine, ma il progetto fu abbandonato principalmente per problemi politici e di corruzione. Oggi il traffico è scarso, composto per lo più da camion e dai soliti minibus che collegano i paesini della valle, ma non sempre arrivano a destinazione, le croci lungo la strada ci ricordano la pericolosità del posto.

6 giugno – Yungay
Solo 15 km per raggiungere la nostra destinazione, una piccola città ai piedi della Cordillera Blanca. Per fare il giro di circa una settimana nel Parco del Huascarán, abbiamo pensato di lasciare una parte dei bagagli in un albergo per poter alleggerire le biciclette, da oltre 4o kg scenderemo a 30. Per recuperarla dovremo fare una quarantina di km in più, ma data la quota a cui dovremo pedalare, riteniamo che questa sarà una saggia decisione.


Manuela: Dalla piazza del paese, alzando lo sguardo al cielo, si vedono le cime innevate svettare imponenti: Huandoy, Alpamayo, Huascarán e altre montagne famose nel mondo alpinistico, tutte attorno ai 6.000 m di quota con ghiacciai grandiosi. Sognavamo di essere in questo posto da anni. Riusciranno i nostri eroi a vederle da vicino passandoci sotto in bicicletta, superando passi a circa 4.700 m di quota? Promesso, ce la metteremo tutta.

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Autore: SOS - Vivere viaggiando

Siamo una coppia italo-canadese appassionata di sport all'aria aperta. In passato abbiamo praticato attività come l'alpinismo, lo sci e il ciclismo. Dal 2021 siamo in pensione e abbiamo deciso di trascorrere il nostro tempo libero girando il mondo in bicicletta, unendo le nostre passioni per i viaggi, la natura, la fotografia e la scoperta di nuove culture.

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