ARGENTINA – Fuga dalle salite

Le mie ginocchia chiedevano pietà, prendiamo un aereo e ci spostiamo in Argentina.

La morale del trasferimento è: “Abbiamo bisogno di una PAUSA!!!!”.

Riassunto delle puntate precedenti.
Siamo a Huaraz, nel cuore della Cordillera Bianca, punto di partenza della PGD (Perù Great Divide), siamo acclimatati ed allenati per fare questo percorso , ma le ginocchia del vecchio hanno detto stop. Se continuassi adesso su queste salite, rischierei di rompermi.
Dove andare e cosa fare per continuare a pedalare? Il deserto tra Lima ed il Cile lo abbiamo già visitato e non ci attira rifarlo in bicicletta, la Bolivia è prevista in settembre con nostra figlia la Princess, cosa rimane? Trasferirci a Salta, Provincia di Salta, Argentina ed affogare i nostri dispiaceri su 1.300km di Ruta 40, la strada del vino più alta del mondo.

19 giugno – Huaraz / Lima / Salta
Dopo un pomeriggio ad inscatolare bici e bagagli, la sera iniziamo il lungo viaggio di trasferta. Prendiamo un autobus notturno per Lima, 8 ore di sballottamenti intervallati da brevi pisolini su sedili tutto sommato comodi. Poi 12 ore di attesa in aeroporto, per finalmente imbarcarci su un aereo verso la città di Salta. Ho fatto il viaggio completo in uno stato semi-comatoso, credo che il mio mal di gola sia in realtà un’ influenza. Alle 5 del mattino montiamo le nostre bici in aeroporto, facciamo colazione con una tazza di caffè e due croissants, sublimi! Grazie Argentina, per il gradito benvenuto.
Ci ambientiamo al clima freddo di questa zona pedalando una dozzina di chilometri per arrivare in centro città. Ad ogni incrocio le auto si fermano, ci danno la precedenza e lasciano passare i pedoni. Siamo scioccati! È dal 26 marzo, data di ingresso in Colombia, che una simile cosa non succedeva.

Una delle prime cose da comperare è il nuovo casco per El Tonto, il suo è rimasto sull’autobus… Poi compramio del cibo, una doccia calda e molte nanne, le pampas dell’Argentina ci aspettano.

Oggi, per l’entrata in Argentina, non ho potuto fare altro che aggiungere un brano del fantastico Gustavo Santaolalla, De Ushuaia a La Quiaca. Un pezzo sublime del doppio premio Oscar argentino ed un ricordo al nostro passaggio a la Fin del Mundo di due anni fa.

Manuela: Perù, mi mancherai tanto. Non mi tolgo dalla testa la Perù Great Divide, mannaggia eravamo in perfette condizioni di allenamento …@#$%&! Adesso godiamoci questa pausa dalle salite e dalle alte quote. Oggi penso anche ad altro perchè inizio a non sentirmi bene. Pensavo di averla scampata bella vedendo Francesco star male ed io ancora arzilla nel ruolo di infermiera, invece era solo un appuntamento posticipato verso la discesa agli inferi. Il lungo viaggio di trasferimento con due notti insonni, non ha certo aiutato il nostro stato di salute. Fortunatamente in Argentina siamo in un bel alberghetto con acqua calda, riscaldamento ed una cucina a nostra disposizione.

20-24 giugno – Salta
Il mio stato di salute non è proprio dei migliori, penso di non essere mai riuscito a dormire per 24 ore di fila in vita mia. In camera fa caldissimo, ma continuo a tremare mentre la mia vicina di letto dorme beatamente. Verso le otto arranco al frigorifero della cucina per mangiare qualcosa e poi continuare a sonnecchiare. Come aperitivo questa sera un sacchettino di patatine (Mamma Manuela mi ha autorizzato, perché ho perso più di 15 chili da novembre ad oggi) ed una fantastica birra IPA per tirarmi su di morale; non bevevo una vera birra dal Messico.
Comincio a sentirmi meglio, chatto un po’ con il nostro amico Aurelio che dovrebbe aver ricominciato a pedalare sulla costa e scopro che anche lui è fermo a Chimbote, stessi sintomi. Sembra che l’untrice sia la nostra conoscenza brasilera Gisele che quando l’abbiamo conosciuta sul Pastoruri era ancora malaticcia.


Oggi ci dedico Je suis malade nella versione di Dalida.

Il 24 mattina dovremmo partire, ma questa volta è Manuela in stato semi-comatoso, si posticipa a domani.

Manuela: Ma chi sono quei due ciclisti così intelligenti da iniziare a pedalare nella Pampa argentina il giorno del solstizio d’inverno? NOI! Di notte le temperature scendono sotto lo zero, e di giorno si sta bene solo al sole, all’ombra si gela.
Per non restare sempre chiusi in camera, cerchiamo di prendere un po’ d’aria passeggiando per le vie centrali di Salta che ha una splendida architettura coloniale, memoria di un passato glorioso. Oggi l’economia argentina non consente di mantenere tutti gli edifici come meriterebbero ed alcuni sono fatiscenti, che peccato!
Attorno alla Plaza 9 de Julio, che prende il nome dal giorno dell’Indipendenza dell’Argentina, si trovano caffè, ristoranti, palazzi storici e la Cattedrale. La domenica vediamo una grande folla radunata davanti alla chiesa, stanno celebrando la messa all’aperto. Non siamo più abituati a vedere così tanta gente partecipare a una funzione religiosa.
Carissima amica Marie-Charlotte, pensiamo a te. Ci dispiace non essere riusciti ad apprezzare davvero questa città a te tanto cara, l’influenza ci ha inchiodati a letto.

2526 giugno – El Carril
Finalmente si rimettono le chiappe in sella, Manuela sembra stia meglio, io sono quasi rinato. Prevediamo di fare solo una quarantina di chilometri sulla Ruta 68 per testare le nostre condizioni fisiche post influenza.
C’è un bellissimo sole, il cielo è di un azzurro intenso e verso le 11 riusciamo anche a toglierci la giacca a vento ed i guanti. Il panorama non è quello della Cordillera Blanca, ma cerchiamo di apprezzare la strada pianeggiante fiancheggiata da un paesaggio agricolo, piccole costruzioni rurali ed in lontananza le montagne.

Oggi riesco anche ad ascoltare un po’ di musica, finalmente, pensando alla storia del paese a cavallo tra gli anni ’70 ed ’80 dedico Mothers Of The Disappeared degli U2. Non c’è bisogno di commenti sul titolo della canzone.

Ed il giorno dopo siamo di nuovo fermi, Manuela non riesce ad alzarsi dal letto, forse abbiamo ripreso a pedalare troppo presto.

Aspettando la rinascita della mia metà, oggi riascolto l’intero album The Joshua Tree di U2. Il brano Red Hill Mining Town era legato agli scioperi dei minatori inglesi negli anni ’80. A quando una reazione dei loro colleghi peruviani contro l’onta dello sfruttamento da parte delle aziende del mio grande Canada?

Manuela: Mai sottovalutare un’influenza, ogni respiro d’aria fredda mi brucia i polmoni. Sono stata imprudente a pedalare oggi, ma non riuscivo più a restare ferma e così mi sono guadagnata un altro giorno di riposo forzato. Ho promesso a Francesco che ripartirò da qui solo quando starò davvero meglio. In questo paesino di quaranta case non c’è praticamente nulla. Svaligiamo il panificio e decidiamo di assaggiare tutti i dolci disponibili…alla fine si somigliano tutti: pane zuccherato farcito con dulce de leche, crema pasticcera o marmellata di membrillo (mela cotogna).

27 giugno-1 luglio – Cafayate
Ripartiamo da El Carril con Manuela che sembra stare meglio, anche se dice che l’aria fredda le brucia i polmoni. Si pedala tra zone aride e coltivazioni sparse, ogni tanto compaiono stradine sterrate che si perdono nel paesaggio, delimitate da grandi cancelli, sono gli ingressi alle fincas, immense tenute agricole. In mezzo al nulla arriviamo nell’unico posto che offre dei posti letto, un ristorante e un buffet con caffè e torte. Uhaooo! Tutto sembra invitante finché non vediamo i prezzi: “Ma questi sono pazzi! ” triplicati rispetto al solito, più un 10% se si paga con carta di credito.


Vista l’ora e il nostro stato di salute, ci fermiamo. La camera è un frigorifero, dormiremo sotto una montagna di coperte a 12°C, il piccolo frigorifero è una coltivazione di funghi, le lampadine non funzionano e la doccia un congelatore sporco. Il tutto al doppio del prezzo dell’appartamento perfetto del giorno prima. Fu** you, al bar ci concediamo una grande fetta di torta alla quale non resistiamo e ci infiliamo nel letto.
Partiamo appena fa luce, con un freddo pungente, indossiamo tutto ciò che abbiamo. La strada si infila nella Quebrada de las Conchas, una gola stretta incastonata tra pareti di roccia altissime, molto sceniche.
La percorreremo interamente fino al bivio con la leggendaria Ruta National 40 (lunga circa 5200km è l’equivalente argentino della Route 66 negli Stati Uniti). Già due anni fa pedalammo con gioie e dolori gli ultimi 600 km di questa strada nella Tierra del Fuego.
Dal Mirador de las Tres Cruces, il panorama diventa sempre più mozzafiato… e il vento sempre più forte, ovviamente contrario. Manuela fa fatica a stare in piedi. Avanziamo a fatica per una quindicina di chilometri, tra pedalate e tratti a spinta, ma il vento aumenta ancora (le previsioni danno raffiche a 70 km/h), mancano ancora 10 km alla città, ed è già tardo pomeriggio.
La salvezza arriva sotto forma di un pick-up. Spieghiamo la situazione e, quasi per magia, ci ritroviamo nel cassone, con bici e bagagli. In venti minuti siamo alle porte di Cafayate, sani e salvi.

Quale canzone poteva essere meglio ambientata al duro pomeriggio alla fine della Quebrada de las conchas se non Ride the wild Wind dei Queen?

Manuela: Sarebbe stato meglio dormire in tenda nascosti nella pampa, almeno sapevamo cosa aspettarci, La Posta de las Cabras era proprio per delle capre! Lo sbalzo termico tra l’alba e il giorno è incredibile: si passa dall’indossare tutto ciò che abbiamo nelle borse, a restare in maglietta e pantaloncini sotto il sole. Questa strada è lunare, con tante conformazioni geologiche alle quali hanno dato nomi simbolici come El Anfiteatro, El Sapo, El Fraile. Ci si sente soli nel nulla, passa qualche rara auto e sempre i passeggeri ci salutano con un cenno. Nel parcheggio della Garganda del Diablo vediamo la bici stracarica di un ciclista che però non incontriamo, sarà andato ad esplorare la gola strettissima, noi ci fermiamo all’inizio, il vento inizia a soffiare forte e la strada è ancora lunga. C’è anche qualche banchetto improvvisato di venditori locali che offrono piccoli oggetti artigianali. Ma da dove saranno spuntati? Sono decine di chilometri che non vediamo una sola casa.
Grazie alla giovane coppia russa in vacanza, senza il passaggio sul loro pick-up saremmo arrivati in città in piena notte. Il vento forte, a quanto pare, non è una leggenda solo patagonica… in Argentina soffia ovunque!

2-5 luglio – Santa Maria, Hualfin, Londres, Salicas
Ancora un giorno di sosta per permettere a Manuela di riprendersi un po’ dalla sua non-sappiamo-bene-cosa-influenza-tosse-bronchite, poi un giorno ancora per riposarci meglio e goderci una buona parilla mixta con del buon vino Torrontés. Ieri l’Argentina è stata considerata il paese più freddo al mondo ed anche qui da noi, il termometro si avvicina allo zero e si intravede la neve sulle montagne circostanti.


Lasciamo Cafayate ed ci immettiamo sulla Ruta 40, che qui è anche Ruta del vino. Per diversi chilometri pedaliamo in mezzo a vigneti nei quali spesso vediamo squadre di potatori all’opera. Poi i vigneti spariscono e noi continuiamo nella valle che qui è larga almeno una decina di chilometri, dove in mezzo al nulla si intravedono vacche, capre, asini e cavalli liberi al pascolo, qualche rarissima casa. Da queste parti ci sono solo minuscoli paesini e trovare un posto dove dormire o dove comprare qualche cosa da mangiare non è sempre facile, pane, uova, un’arancia, un ciclista affamato si arrangia sempre.
Per il resto ancora deserto, sempre deserto e sempre la Ruta 40 che è un susseguirsi di leggeri su e giù. Facciamo sosta pranzo seduti davanti ad una piccola cappella. Facendo il giro del fabbricato, vedo un ripiano con un riparo per il vento e, ben nascosta, una piccola candela che sta bruciando. Qui non c’è molto traffico, però qualche fedele si è fermato anche oggi e non deve essere una cosa rare, poiché vicino al riparo c’è una confezione di candele votive.

Manuela: In posti come questi, quando mi sento una formichina persa nel nulla, dove l’unico suono è quello delle ruote della mia bicicletta sull’asfalto e il vento che mi soffia nelle orecchie (ok, a volte c’è anche la musica sparata a tutto volume dallo speaker di Francesco), mi diverto come una bambina. I pensieri si spengono, vanno in modalità off, e io mi godo il paesaggio e la solitudine.
Qualcuno potrebbe dire: “Che noia, tutta pampa e nient’altro.” Vi assicuro che è una sensazione di libertà bellissima.


Siamo su un altipiano di una ventina di chilometri, alla fine ci appare una pista per aerei completamente asfaltata. Ingenuamente diciamo che potrebbe essere un impianto militare, ma dopo una ricerca su Internet, scopriamo che la pista è proprietà di un’azienda canadese che l’aveva costruita per gli operai della vicina miniera d’oro e rame. Poche sono le informazioni sulla chiusura della miniera per un possibile avvelenamento da metalli tossici delle sorgenti dell’intera regione. Viva le plus meilleur pays au monde (la storpiatura grammaticale è umoristicamente molto usata in Québec. Letteralmente: Il più migliore stato del mondo).
Inizia una lunghissima discesa di una trentina di chilometri per arrivare in un piccolo pueblo, Hualfin, dopo 115 km che saranno tra i più belli di questo viaggio.

Pedalando in questo deserto pensavo a chi riesce a percorrere tutta la strada “A2A” (Alaska to Argentina come alcuni la chiamano) in bicicletta. In Alaska perse la vita Christopher McCandless, il protagonista di Into the Wild. Bellissima la canzone Long Nights di Eddie Vedder, adattissima anche in questo deserto, 15.000 km più a Sud di Anchorage.


Nuovo giorno, stesso vallone desertico, guardando l’orizzonte sembra impossibile che la strada possa passare la barriera delle montagne ed invece ci addentriamo nella Québrada de Bélen, un altro canyon molto panoramico che ci permetterà anche di osservare delle magnifiche aquile che vanno e vengono da un nido posto sopra il costone roccioso ad un centinaio di metri dalla strada.

Nella quebrada non erano condor, ma “solamente” aquile però direi che El condor pasa si addice alla situazione.

Speravamo di dormire nuovamente in un’Hosteria Municipal (locale con ristorante e camere, gestito dal comune a prezzi molto onesti), come il giorno prima, purtroppo il magnifico fabbricato è stato inaugurato, ma non ancora aperto. Fortunatamente, la proprietaria di un vicino ristorante ci aiuta a trovare un alloggio dopo una decina di telefonate. Dormiremo in una camera senza riscaldamento, ma in un letto e non in tenda, le nostre vecchie ossa ringraziano.
Al chilometro 4040 incontriamo due motociclisti argentini in viaggio verso Nord con la loro nuova moto del marchio italiano Benelli.
Non facciamo che qualche chilometro che ci fermiamo a scambiare qualche parola con Mary e Bert (https://www.pedalsandpuffins.com/), due Statunitensi della Florida che arrivano da Ushuaia e sono diretti a Bogotà. Solite discussioni tra ciclisti e poi c’è chi continua verso Nord e chi verso Sud, ci auguriamo a entrambi di avere il vento alle spalle !


Manuela: Ogni scusa è buona per fare una pausa, e quindi… foto di rito sia al cartello del chilometro 4.040 che a quello del 4.000 della mitica Ruta 40!
Il cartello segnaletico e il guardrail sono ormai completamente ricoperti di adesivi lasciati da viaggiatori in moto, in bici o in motorhome che sono passati di qui prima di noi. Un piccolo rito di passaggio per dire: “ce l’ho fatta anche io”. Noi, invece, non incolliamo adesivi in questi luoghi simbolici: siamo due “vecchi ciclisti low profile”.
Oggi un altro bell’incontro ! una coppia di viaggiatori in bici, più o meno della nostra età, anche loro in giro per il mondo. Ci si capisce subito, anche con poche parole, basta uno sguardo tra “animali” dello stesso tipo per sentirsi in sintonia. Ci scambiamo i biglietti da visita, simili ai nostri, sorridiamo e siamo sicuri che ci rimarremo in contatto.


Nelle nostre prime sei-sette tappe in Argentina avevamo elogiato la civiltà degli utenti delle strade, ma sono due giorni che la quantità di sporco, bottiglie di plastica e lattine è notevolmente aumentata. All’inciviltà di queste persone dedico Plus rien di Les Cowboys fringants. Prima di buttare qualcosa per terra, bisognerebbe riflettere.

Manuela: Dobbiamo resistere ancora un paio di giorni e poi, forse, dormiremo in una camera al caldo nell’unica vera cittadina della zona. Urge anche fare un po’ di bucato, sempre con gli stessi vestiti addosso, giorno e notte, altro che romanticismo dell’avventura, qui si puzza sul serio. Perchè in Argentina per la cena si aprono i ristoranti solo verso le 21? io sono affamata e a quella ora sono già stesa sul letto, sfinita, vestita da capo a piedi sotto dieci coperte!
Quando partiamo, tra le 8 e le 9 del mattino, le strade sono completamente deserte. E tra le 13 e le 17… tutti i negozi sono chiusi e nuovamente tutti spariscono. Le finestre delle case restano sempre chiuse; è vero che luglio è il mese più freddo dell’anno da queste parti…Ogni paese ha le sue abitudini, le sue tradizioni ed è giusto così, siamo noi a doverci adattare.

6-7 giugno – Pituil, Chilecito
Ancora deserto, ancora Ruta 40. Pochi incontri e purtroppo sia ieri che oggi gli ultimi 10-15 chilometri con il vento contrario. Non impossibile, ma faticoso, molto faticoso.

Siamo migliaia di chilometri a Sud delle regioni (New York, Ontario) in cui era ambientato il film “L’ultimo dei Mohicani” e le grandi pianure Nord-Americane sono totalmente diverse. Promentory di Trevor Jones è uno dei brani più belli.

Oggi si parte alla primissima luce perché le previsioni danno ancora vento contro su quasi tutto il percorso ed invece arriviamo tranquillamente a destinazione senza troppa fatica. Mentre aspettiamo la padrona di casa che deve portarci le chiavi del miniappartamento in cui resteremo due giorni, l’occhio vigile di Manuela vede ad una cinquantina di metri un locale dove stanno cuocendo polli alla griglia, ne sognavamo uno da giorni!
Tanto buon cibo e riposo sia.

Da giorni, lungo la strada, incontriamo piccole “santelle”, cappelle improvvisate o semplici statuette incollate su una roccia, circondate da pietre, vecchi copertoni di camion, bandiere, strisce di tessuto… il tutto rigorosamente pitturato di rosso. Accanto, bottiglie d’acqua, resti di cibo, sigarette e piccoli oggetti votivi. In Argentina, sono molto venerate due figure del culto popolare: la Difunta Correa e il Gauchito Gil.
Si racconta che intorno al 1850 la Difunta Correa morì di sete nel deserto mentre seguiva a piedi il marito, arruolato con la forza. Quando il suo corpo fu ritrovato, il bambino che portava con sé era ancora vivo e attaccato al seno. È considerata una santa popolare, simbolo di fede e miracoli, e molto amata da camionisti e viaggiatori.
Il Gauchito Gil era un ex soldato diventato fuorilegge per aiutare i poveri. Fu ucciso dalla polizia nel 1878, ma prima di morire predisse la guarigione del figlio del suo carnefice. Il miracolo si avverò, e da allora Gil è venerato come un santo, protettore dei viaggiatori, portatore d’amore, buona salute e fortuna.

Manuela: Accanto ai santuari del Gauchito Gil e della Difunta Correa ci sono spesso piccoli tavolini e panche improvvisate. Noi li utilizziamo per le nostre pause caffè o pranzo, nel deserto non ci sono molti posti dove sedersi.
A forza di incontrarli lungo la strada, ci affezioniamo a queste figure, e in fondo, speriamo che portino un po’ di fortuna anche a noi.


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Autore: SOS - Vivere viaggiando

Siamo una coppia italo-canadese appassionata di sport all'aria aperta. In passato abbiamo praticato attività come l'alpinismo, lo sci e il ciclismo. Dal 2021 siamo in pensione e abbiamo deciso di trascorrere il nostro tempo libero girando il mondo in bicicletta, unendo le nostre passioni per i viaggi, la natura, la fotografia e la scoperta di nuove culture.

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