13-15 settembre – Partenza per La Paz
Nel primo pomeriggio i nostri due autisti, Gabriel e Paul-André, ci accompagnano all’aeroporto di Québec da dove partiremo in direzione di Newark – Houston – Bogotà – La Paz.

Ci aspetta un viaggio lunghissimo: 43 ore tra attese su scomode poltroncine d’aeroporto e quattro voli che ci riporteranno in America Latina.


Questa volta viaggiamo con la Princess, e scema nostra figlia ha scelto questo viaggio come regalo di laurea… o forse il vero regalo ce lo fa lei, trascorrendo diverse settimane in famiglia. Brava, Lucri!
Arrivati nel cortile di Eliana e Marcelo, i nostri ospiti Warmshowers a La Paz, ci accoglie una sorpresa: Diana e Didier stanno preparando le loro bici per ripartire. Li avevamo conosciuti 3 mesi fa a Caraz, in Perù — una giovane coppia colombiana che viaggia con il loro cane Thor. Sapevamo che in questo periodo sarebbero potuti essere da queste parti, ma ritrovarli è stato comunque un momento speciale. Buona continuazione per Tuyo cruzando fronteras.

La nostra prima operazione dopo i saluti è quella di buttarci sul letto per dormire in posizione orizzontale, siamo veramente stanchissimi e domani ci aspetta il montaggio delle biciclette.

Nel primo pomeriggio, una famiglia di svizzeri passa a recuperare le nostre scatole delle biciclette per rientrare in Europa e per ringraziarci ci offrono un vassoio di empanadas, molto apprezzate. La sera usciamo a cena con Mateja, una ciclista slovena che viaggia in solitaria conociuta in un gruppo WhatsApp di ciclisti viaggiatori.
Durante il nostro soggiorno a La Paz decidiamo di esplorarla dall’alto, salendo sul Teleférico: la rete di cabinovie più lunga del mondo, che collega gran parte della capitale più alta del pianeta.




La Paz, capitale della Bolivia, è la tipica città sudamericana: caotica! Camminare per le sue ripide strade è ancora più faticoso del solito, complice l’altitudine — siamo a 3.650 metri. Per fortuna alloggiamo nel pieno centro e abbiamo tutto a portata di mano.
Trascorriamo la serata in compagnia dei nostri ospiti, Eliana e Marcelo, chiacchierando sulla vita nei rispettivi Paesi: Bolivia, Italia e Canada.
La mattina seguente, Lucri si sveglia con un forte raffreddore e decidiamo di restare un giorno in più, per darle il tempo di riprendersi.
Ho cercato qualcosa di che si addicesse alla giornata di oggi: On the road again di Willie Nelson.
On the road again (Nuovamente sulla strada)
Goin’ places that I’ve never been (Andando in posti dove non sono mai stato)
Seein’ things that I may never see again (Vedendo cose che probabilmente non rivedrò più)
And I can’t wait to get on the road again (E non vedo l’ora di tornare sulla strada)
Manuela: Non vedevo l’ora di ripartire e continuare a pedalare attraverso l’America Latina e farlo insieme a nostra figlia renderà tutto ancora più magico.
Un grazie anche a Gabriel, che si prenderà cura della casa e aspetterà pazientemente il ritorno di Lucri.
Non sapevo bene cosa aspettarmi da La Paz, ma è stata una piacevole sorpresa: vista dall’alto è una distesa di edifici in mattoni rossi, un labirinto di strade trafficate e rumorose che può incutere un po’ di timore… ma nel complesso è una città affascinante.
19 settembre – El Tholar
Mi sto facendo aiutare da Marcelo a sistemare il freno posteriore di Lucrezia e lui si accorge che c’è un raggio rotto. Non possiamo certo partire con questo problema, ma Marcelo mi dice di non preoccuparmi.
Il giorno seguente mi ritrovo la riparazione fatta e a metà mattina possiamo incamminarci verso la linea Morada del Teleferico. Un paio di chilometri, una faticosa salita delle scale con la bici e finalmente siamo in strada.








La Ruta 1 è trafficatissima, ma c’è una buona corsia di emergenza che ci permette di pedalare in sicurezza. Oggi saranno solamente cinquanta chilometri, ma Lucrezia sta finendo il suo raffreddore, io lo sto cominciando e facciamo fatica a pedalare. Essere a quattromila metri con scarso allenamento e zero acclimatamento non aiuta. Speriamo che domani vada meglio.
20-22 settembre – Oruro
Saranno solamente 30 km oggi, io sono proprio senza fiato quando arriviamo a Patacamaya. Il panorama è identico a ieri e l’alloggio in cui ci sistemeremo è probabilmente il più sporco in cui abbiamo dormito nell’intero viaggio.

Qui ritroviamo Mateja conosciuta a La Paz qualche giorno fa. Lei è arrivata qui in una sola tappa.
Dopo una notte piuttosto difficile a causa dell’acclimatamento, ci dirigiamo a Konani, passeremo una nuova notte in una camera doppia con vista sul… cesso. Probabilmente, non è stata mai pulita da quando l’anno terminata.
La tappa per arrivare a Oruro mi ha sfiancato, mentre madre e figlia vanno a meraviglia.
Scelta facile oggi: Hoedown Throwdown di Miley Cyrus
Manuela: aass





24-26 settembre – Da Oruro al cratere Jayu Khota
Più scendiamo a Sud più il pedaggio è affascinante. Passa il tempo, passano i chilometri, le chiappe di Lucri continuano a fare male a causa della sella non adatta. Prima della città di Poopo, siamo raggiunti da una scheggia in bicicletta, è Takashi, il ragazzo giapponese conosciuto a Caraz.

Saluti, foto ricordo e lui sparisce come un fulmine.
Non voglio essere cattivo, ma anche qui notiamo una limitatezza di pensiero come in Perù. Questo blog non è la sede corretta per disquisizioni socioculturali, ma invece di offrire solamente calcio, hockey o programmi pareti, i governi dovrebbero preoccuparsi di più del miglioramento sociale della popolazione, come diceva qualcuno: Meglio un politico ladro e capace, che un onesto incapace. Oggi si vedono sempre di più governanti ladri ed incapaci. Amen.
Il giorno del mio sessantacinquesimo ompleanno, ho come regalo una bella foratura verso mezzogiorno. Riparato il problema. Continuiamo a pedalare fino al cratere.





Sarà la nostra prima notte in tenda. Ambiente da sogno, siamo soli, davanti a noi il cratere con un piccolo laghetto. Le nostre tende sono montate dietro ad un muretto che ci proteggerà dal vento che, immancabile, sale ogni sera. Cena in tenda e nanne.
Durante la notte ho i miei due-tre tacchi di cefalea a grappolo, che immancabile, è ritornata dopo quattro anni. Sono al settimo ciclo e qusta volta me lo sorbirò senza medicine.
Il Salar si avvicina, pranzo a Salinas Garcí Mendoza e poi si ricomincia in direzione di Jirira, la strada prevede la fine dell’asfalto, dei tratti di sabbia ed il ripio, lo sterrato che può divenire l’incubo del ciclista in Sud-America.
Domani si entre nel Salar de Uyuni, finalmente lo pedalare mo anche noi.
Il raffreddore e la poca acclimazione bloccano la mia fantasia musicale, nel pomeriggio però un venticello frontale mi consiglia Ride like the wind di Christopher Chross

Ragazzi! Vi seguo con ammirazione
La presenza di Lucrezia aggiunge fascino ed energia alla spedizione.
Vi abbraccio zia Maria
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