22 ottobre – Si ricomincia verso Sud
Dopo aver accompagnato la nostra “Princess” all’aeroporto di Santiago, torniamo sulla costa a Viña del Mar dove avevamo lasciato bici e bagagli.
Manuela: Ci siamo fatti troppe risate questa mattina a colazione in albergo.
Breaking news: tre cicloturisti affamati svaligiano un buffet all you can eat. “Croissants, io vi distruggo!” 😄
Che tristezza lasciare la mia bambina all’aeroporto… Ehi, non ridete: per una mamma i figli restano sempre bambini, anche a 23 anni!
Stavolta sono stata brava, alla porta d’imbarco sono riuscita a non piangere.
Quando riprendiamo a pedalare, niente è cambiato, gli automobilisti cileni sfrecciano accanto a noi come se fossimo invisibili, ignorando i cartelli che indicano di mantenere 1,5 metri di distanza dai ciclisti.
In quest’ora di traffico intenso, per entrare a Valparaíso pedaliamo sul marciapiede, schivando pedoni e buche. Non avendo alcuna voglia di rimanere bloccati nel caos di autobus, camion e automobili delle vie principali, decidiamo di salire verso le colline imboccando strade secondarie. Peccato che abbiano pendenze da rampa di garage! A tratti non ci resta che scendere e spingere le bici, passo dopo passo, tra le vie dei quartieri che si arrampicano sopra la città, tra cani che abbiano, altri che scodinzolano e persone che ci salutano.



Siamo costretti a entrare in autostrada per qualche chilometro, sperando di uscirne vivi, e tiriamo un sospiro di sollievo quando finalmente possiamo abbandonarla. Dal rumore del traffico passiamo al silenzio di un paesaggio bucolico: laghetti, conifere… quasi un angolo di Canada, se non fosse per gli eucalipti che ci ricordano che non siamo tornati a casa. Prati verdi e una splendida fioritura gialla ci accompagnano fino a metà pomeriggio, quando avvistiamo di nuovo la costa. Discesa su Algarrobo, cena a base di pesce fresco e poi a nanna. Direi che il primo giorno dopo la lunga sosta è andato alla grande.
Manuela: La città di Algarrobo prende il nome dall’albero di carrube tipico della zona, ma ne vediamo ben pochi, ci dicono che ormai l’eucalipto (australiano) ha invaso il territorio. Questa zona costiera è molto turistica, la spiaggia dei cittadini di Santiago per il fine settimana. Enormi e bruttissimi condomini, tanti alberghi, alcuni vecchi e altri ancora in costruzione deturpano il paesaggio. Fortunatamente siamo ancora fuori stagione quindi non c’è proprio nessuno. L’acqua non è invitante, deve essere freddissima, ci limitiamo a osservare l’oceano e pedaliamo con giacca e guanti malgrado il sole.
Seguiamo sempre la strada costiera, vista su spiagge di sabbia chiara e piccoli promontori rocciosi. Oggi dormiremo nella Casa del ciclista di San Antonio. Qui siamo accolti da Cesar, uno dei volontari, che ci spiega la vita della regione e la probabile chiusura della casa perché non ci sono giovani che abbiano voglia di lavorare gratuitamente. Un vero peccato! Queste strutture sono molto amate da noi viaggiatori.
Manuela: attraversiamo una zona boschiva di pini, il profumo di resina e legno tagliato è gradevole, meno il rumore dei camion che trasportano tronchi diretti al porto di San Antonio, ci dicono che sarà cosi per diversi giorni. Questa parte del Cile era molto povera e i governi passati scelsero di eliminare gli alberi autoctoni a favore di piantagioni di pini che producevano un legno più facile da esportare. Ancora oggi si pianta e si disbosca, ma tanto lavoro è automatizzato, quindi i problemi di lavoro rimangono, la regione rimane povera e molte terre sono state espropriate ai contadini per pochi soldi.
Durante la tappa odierna, abbiamo seguito un cartello che indicava la Casa Museo di Pablo Neruda. Siamo infatti nel villaggio di Isla Negra dove c’era la sua casa più amata in cui voleva tornare sempre e dove oggi è sepolto insieme a sua moglie Matilde Urrutia.



La visita si è rivelata un’eccellente sosta, abbiamo potuto ammirare questa casa molto particolare, riempita dei vari oggetti che Neruda raccolse nel corso della sua vita. Tra le “reliquie”, notiamo quattro quadretti con altrettanti versi di altri poeti; con orgoglio italiano vediamo strofe di Dante Alighieri, Francesco Petrarca e Giacomo Leopardi.
A volte per aggiungere un bel brano non servono motivi. Fortunate son dei Credence Clearwater Revival è uno dei miei brani preferiti. È stato usato anche come sottofondo in alcune scende di Forrest Gump.
Manuela: Che bella la casa di Isla Negra! La vista sull’oceano è spettacolare e l’interno, con quei corridoi pieni di tesori, sembra davvero una nave carica di storie. Mi sarei portata a casa mia qualche polena, qualche statua di angelo, qualche quadro, qualche pezzo di ceramica… Beh, ammettiamolo: mi sarei portata a casa tutto. Non ho potuto nemmeno sfogarmi nel negozio del museo, noi ciclisti lo sappiamo bene: solo guardare, vietato aggiungere peso nelle borse.



La strada che seguiamo passa nell’entroterra, attraversiamo campi coltivati, alcuni vigneti e non scorgiamo più l’oceano per diversi chilometri. Alla fine di una lunga e dura salita, ci fermiamo a pranzare. Qualcuno piuttosto freddoloso non si copre bene il pancino prima di cominciare la discesa ed il freddo vento della corrente di Humboldt le provoca una bella congestione che ci obbligherà ad una sosta forzata a Pichilemu. La mia infermierina diventa paziente.
Chi legge questo blog e non conosce lo Zecchino d’oro non capirà, ma oggi dedico alla mia metà Metti la canottiera.
Manuela: Hai visto che adorabili i leoni marini e i pinguini di Humboldt alla Punta de Lobos di Pichilemu? Nooo, io no. L’unica cosa che ho visto per 36 ore è stato un secchio blu, una toilette e un letto. Altro che farmi male in bicicletta, ho rischiato di spaccarmi la testa svenendo in bagno!






Dopo la giornata di riposo si riparte, boschi e viste “cartolinesche” sulla costa, ma tanti, troppi, su e giù. A fine giornata siamo sempre vicini ai 1.000 m D+. Il panorama è bello, ma dopo un po’… stanca.
Manuela: con quali criteri progettano le strade gli ingegneri cileni? Sembra che dicano: “Passiamo dove ci pare, chi se ne importa delle pendenze impossibili, delle curve a U… e già che ci siamo, scarichiamo qui tutti i sassi più grossi e la sabbia dei dintorni!”.
Soste al mare, soste in hospedajes molto sporchi, scambi di opinioni sulla vita con venezuelani immigrati illegalmente e che qui lavorano in hotel, ristoranti, etc. I chilometri passano, ma la meta sembra ancora lontana.
Tappa cortissima, decidiamo di prendercela con calma fermandoci nell’hostal di Arnaud, un francese che, arrivato in moto dalle parti di Pelluhue una quindicina d’anni fa, ha scelto di metterci radici. Dopo mesi di spagnolo, poter scambiare due parole in francese è un vero piacere. Accoglienza calorosa in un alberghetto rustico e incredibilmente confortevole; ci offrono anche di fare una lavatrice, puzziamo così tanto?








Si pedala con vista sull’oceano, tra campi di fragole, prati di fiori gialli e rosa, tramonti, gente a cavallo; quasi tutto ripio con su e giù vertiginosi, ma arriviamo interi nuovamente sull’asfalto e molto contenti della strada che abbiamo scelto al posto della più facile e diretta Panamericana.
Oggi auguro a quella gente che ci supera a tutta velocità di percorrere la strada nominata dagli ACDC nella canzone Highway to Hell.
Manuela: Dopo due giorni di “manutenzione straordinaria del sistema digestivo”, faccio fatica a pedalare e mi sto rimettendo lentamente in carreggiata. Non eravamo riusciti a festeggiare il nostro 36º anniversario di matrimonio, così ci siamo regalati una giornata di pausa in un delizioso alberghetto, cullati dal rumore delle onde. Ci fermiamo nella piazza di Buchupureo al momento giusto: circa 300 cavalieri di tutte le età, vestiti con abiti tradizionali, stanno per prendere il via alla Cabalgata de los Buenos Amigos. Uno spettacolo inatteso e bellissimo.






Dormiamo dai bomberos che ancora una volta ci accolgono cordialmente offrendoci un letto, una cucina e una doccia.
Manuela: Questa zona costiera è deliziosa, proprio come le fragole che si coltivano qui. Anche le persone che incontriamo, al lavoro nei campi, a cavallo o mentre portano fiori al cimitero, ci salutano con gentilezza. È il primo novembre, giorno di festa in Cile dedicato a Todos los Santos, quando molte famiglie fanno visita ai propri defunti e i cimiteri si riempiono di colori.
Sorrido sempre quando finiamo ospitati dai pompieri. Le mie amiche mi chiedono: “Ma sono come quelli dei calendari?”. Ahahah, noooo! Vi assicuro che per i calendari devono noleggiare dei manichini, perché nella realtà… diciamo che lo spirito eroico c’è, ma il fisico da calendario un po’ meno. 😂
Sempre salita, un altro breve tratto in autostrada ed arriviamo a Concepción, una delle più popolose città del Cile. Saremo ospiti nell’officina di Alberto proprietario di viajaenbici.cl Nonostante fosse un giorno festivo, Alberto ha aperto il suo laboratorio per offrirci un tetto; chiacchieriamo con lui della sua attività e del nostro viaggio, poi lui rientra a casa e noi diventiamo i “signori” dell’officina. A cena ci concediamo ravioli Rana al prosciutto e, dopo aver montato la tenda e gonfiato i materassini, dormiamo come angioletti fino al mattino seguente.
Manuela: nella nostra lista dei posti “particolari” dove abbiamo dormito mancava proprio questo: un’officina di biciclette. Alberto e la sua équipe tengono il laboratorio ordinato e pulitissimo, un vero gioiellino. La loro accoglienza è stata sorprendente e dormire tra attrezzi e bici da riparare mi è piaciuto un sacco. Grazie di cuore a tutti!

La settimana comincia con una deliziosa colazione di gruppo preparata dai meccanici. Poi loro tornano al lavoro e noi restiamo liberi di visitare la città… più o meno, perché in questi giorni non sono molto in forma.
Ripartiamo verso il sud; durante la prima giornata ci faremo un bel 100 km fino a Nacimiento dove arriviamo nel tardo pomeriggio proprio quando l’hostal all’inizio della città sta chiudendo. Prendiamo al volo una camera e ci prepariamo la cena sul fornellino da campeggio.



In zona ci sarebbe il Parc national Nahuelbuta da visitare, ma i giorni seguenti prevedono un meteo sfavorevole, pioggia e temporali, quindi saltiamo la deviazione nei boschi per rimanere sulle strade principali. Ci è stato sconsigliato di fare campeggio libero a seguito dei decennali conflitti tra lo stato cileno e gli indios Mapuche (così abbiamo la giustificazione per cercarci ancora un letto😉).
Siamo nella regione dell’Araucanía e arriviamo nella città rurale di Angol. Ci sistemiamo in un hostal ricavato nell’… ufficio di un avvocato. Quando entriamo per dare un’occhiata al posto, ci accoglie la simpatica Solange, che lavora come segretaria giuridica, responsabile dello spazio di coworking e receptionist “dell’albergo”. La sistemazione è perfetta, le nostre biciclette possono riposare in una stanza tutta per loro e abbiamo a disposizione anche una cucina.
Manuela: Siamo arrivati in “albergo” appena in tempo per metterci al riparo dal temporale. Decidiamo comunque di fare una breve passeggiata fino al mercato , attraversando vie tranquille e costeggiando qualche edificio storico ormai un po’ decadente. Domani avremmo voluto esplorare il parco vicino per ammirare le araucarie secolari, ma le previsioni sono pessime. Speriamo di incontrarne altre nella regione. Per consolarci, scegliamo un ristorante consigliato come “tipico mapuche, porzioni abbondanti, prezzi onesti”… avevano però dimenticato di aggiungere “piuttosto disgustosi”. Meglio andare a dormire, dopo un cafecìto, con la sua aguìta in una tacìta e un po’ di lechìto: qui in Cile tutto, davvero tutto, finisce in -ìto.


Appena superato un piccolo cantiere stradale, sentiamo una frenata pazzesca, l’auto che avevamo appena incrociato ad una velocità folle, si è fermata a pochi metri da un operaio dopo due testacoda; l’imbecille di turno viaggiava anche con il cellulare in mano e non ha visto il segnalatore del cantiere. Credo che questa sera l’operaio accenderà qualche cero alla Madonna .
Oggi siamo obbligati ad entrare sulla Panamericana che avevamo abbandonato nel nord del Cile ad Antofagasta: asfalto bello con corsia di emergenza, un po’ di traffico, lunghi tratti di ciclabile e, come dicono qui, pendenza soave (dolce, non ripida).
Manuela: Che paura! Meglio non pensarci troppo: sarebbe bastato un minuto in più e un’auto ci avrebbe travolti in pieno. In un solo mese in Cile abbiamo assistito a due incidenti che ci hanno letteralmente sfiorato. Situazioni così ti ricordano quanto sia vulnerabile chi viaggia in bici e quanto tutto possa cambiare in un istante. Non ho alcuna intenzione di finire come gli animali che troviamo schiacciati lungo la strada. Meglio affidarsi al karma e tenersi a mente una cosa semplice: quando non è la tua ora, non lo è.
La prossima sosta ci porta nella zona dei laghi: siamo a Villarrica, sulle sponde dell’omonimo lago. La cittadina è molto carina e, di fronte a noi, si erge il vulcano di 2.800 m che porta lo stesso nome. Il cono è completamente innevato nonostante la primavera sia già avanzata. Qui ci fermeremo un paio di giorni: continua a piovere e, anche se la prossima tappa è lunga solo una ventina di chilometri, vogliamo percorrerla all’asciutto. Perché solo venti chilometri? Perché andremo a dormire da Wilma e Pablo. Wilma è stata una delle persone con cui avevo praticato un po’ di spagnolo prima del viaggio. Quando seppe che saremmo stati da queste parti, ci invitò a casa sua… e noi non abbiamo certo perso l’occasione di salutarla.




Qui conosceremo suo marito Pablo, appassionato golfista, e i loro sei cani. La loro casa ha una grande vetrata con vista diretta sulla cima del vulcano e si affaccia su un esclusivo club di golf. Per quattro giorni saremo nutriti e scarrozzati in giro per la zona, offrendo in cambio soltanto lunghe chiacchierate. La nostra partenza strappa una piccola lacrima a Wilma, ma chissà… forse un giorno potrebbero prendere l’aereo e venire a trovarci al Nord.
Molti anni fa Wilma ebbe una discreta carriera come cantante e ballerina in TV, le vglio dedicare El farol di Carlos Santana. Un brano latino per una nuova amica italo-latina.
Manuela: Siamo arrivati in un vero paradiso. A qualcuno potrà sembrare un luogo troppo isolato per vivere, ma a noi la casa di Wilma e Pablo è piaciuta tantissimo. Loro sono persone adorabili, divertenti e super accoglienti. I loro cani… li avrei caricati tutti e sei sulla mia bicicletta! I quadri della figlia di Pablo sono strepitosi, ne avrei portati a casa almeno un paio. Con Wilma, i cui nonni erano di Genova, ci siamo divertite come due vecchie amiche che si ritrovano dopo anni. Villarrica, Pucón e i dintorni sono davvero belli: ci passerei volentieri qualche giorno di vacanza, a bordo lago, con in mano una bacinella di gelato San Francisco…abbiamo visto anche le araucarie! Non quelle secolari, ma accontentiamoci.




Gli incontri non sono ancora finiti, arriviamo a Rio Bueno e siamo ospiti di Cristian. Professore di ginnastica, volontario del soccorso alpino e dei pompieri, alpinista (o meglio, andinista), appassionato di parapendio e… ciclo viaggiatore. Lo avevamo conosciuto sulla barcaza di Villa O’Higgins, alla fine della Carretera Austral. Che bello rivedersi dopo tre anni, volevamo offrire a Cristian una pizza per una lunga storia di solidarietà tra ciclisti rimasta in sospeso, lui non se la ricordava, ma noi sì😉.






Il meteo prevede ancora temporali, quindi dobbiamo annullare il giro dei laghi e la visita agli altri parchi della zona, la strada è stretta e diventa pericolosa con la pioggia. Seguiamo il suggerimento di Cristian, che come pompiere ha esperienza e buon senso nel valutare i rischi. Prendiamo così la strada più larga e diretta, la poco piacevole Panamericana: c’è molto traffico e il rumore è insopportabile, ma si pedala in sicurezza.
Manuela: Grazie, Cristian. Nonostante la notte tu sia intervenuto come pompiere a spegnere un incendio, ci hai aperto la tua casa e ci hai accolto. I ciclo-viaggiatori sono una grande famiglia, speriamo di poter pedalare ancora insieme e condividere ancora un panino in qualche parador chissà dove nel mondo.

Sosta a Puerto Varas per due giorni, proviamo ad evitare di bagnarci. La sfiga vuole che, ad una tappa dalla fine, mi becco una vite e foro per la quarta volta dall’inizio del viaggio, più due esplosioni di camera d’aria (grazie alla pessima qualità delle camere d’aria Bontrager).
Manuela: 4 forature per Francesco, zero per me…devo cominciare a preoccuparmi per la troppa fortuna? Un giorno San Schwalbe*, protettore dei ciclisti, si vendicherà e mi farà pagare il conto!
* Il marchio tedesco dei nostri pneumatici con protezione antiforature, funzionano bene, ma non possiamo pretendere miracoli. Schwalbe potrebbe prendere Francesco come ambassador, o forse come tester 😂.



Resteremo a Puerto Varas per un paio di giorni. Domani è prevista ancora pioggia e facciamo un po’ i preziosi: non abbiamo voglia di arrivare a Puerto Montt fradici, sfidando il meteo patagonico.






Manuela: Forse abbiamo sbagliato strada, ci siamo ritrovati sulle rive di un lago… in Germania. Puerto Varas ha davvero un’anima tedesca, visibile nelle case di legno, nei cognomi e nei piatti tipici. I vulcani Osorno, Calbuco e Puntiagudo non si fanno vedere, il cielo resta coperto da nuvole grigie. Speriamo sempre nel domani, ma stavolta il domani non arriva, riusciremo a scorgere l’Osorno, un cono di vulcano innevato dalla forma perfetta, solo dalla strada verso Puerto Montt.
È la fine del viaggio, dove iniziammo a pedalare fino alla Fin del mundo tre anni fa. Un po’ triste, certo, ma anche le cose più belle devono concludersi, altrimenti non nascerebbe mai il desiderio di cercarne di nuove.
Lucrezia, tra 5 giorni RDV all’ aeroporto di Québec, ci serve un taxi!

Es hora de volver. Buen viaje. Donatella
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Gracias!
Volver a casa y salir otra vez. 😂
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Buen viaje queridos amigos!
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Muchísimas gracias Alberto.
Quizás algún día nos volvamos a ver.
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