Era il tagline di chiusura di una famosa trasmissione umoristica del Québec, e per noi suona perfetto per concludere questo lungo viaggio.
Siamo a Puerto Montt. Il 21 novembre 2025, come gesto simbolico del nostro arrivo, scattiamo una foto davanti alla scultura Sentados frente al mar e ai due cartelli del km 0 della Ruta 7, meglio conosciuta come Carretera Austral, quello sul mare e quello in legno del Mirador Manuel Montt.
Il 12 gennaio 2023 avevamo fotografato gli stessi luoghi prima di partire da qui fino alla fine del continente a Ushuaïa, tornarci oggi è come chiudere un cerchio.

Adesso, che facciamo? torniamo a casa e …? ovviamente siamo già pronti per pianificare un nuovo giro, il pianeta è vasto e c’è ancora molto da scoprire.
Un nostro vecchio sogno è di percorrere… (la dimenticanza della destinazione è voluta) e per qualche giorno abbiamo pensato di soddisfare questo desiderio seduti comodamente su un nuovo camper. Dopo meno di una settimana di riflessione ci siamo detti che non siamo ancora così stanchi e malandati. Cercheremo percorsi più pianeggianti per evitare le difficoltà fisiche dovute all’usura delle nostre vecchie giunture, che ultimamente ci hanno dato del filo da torcere. Senza farci troppi scrupoli “da cicloviaggiatori puristi”, potremo anche ricorrere a qualche tratta in treno, aereo o bus: l’avventura resterebbe comunque autentica.
Con questo nuovo progetto in testa, il ritorno in Canada sarà più piacevole, le bici avranno bisogno di una lavata ed una piccola revisione, poi saranno reimpacchettate. Ci sono altri chilometri, molti, da percorrere; il sofà, i ferri per fare la maglia ed il telecomando possono aspettare.
A casa tutto è già coperto di neve, a breve festeggeremo il Natale e siamo felici di poterlo trascorrere con gli amici, la nostra Princess Lucrezia e Gabriel.
Riassunto del viaggio in America Latina
Negli ultimi anni abbiamo pedalato lungo la Pacific Coast dal Canada al Messico, poi dal Cile fino alla Fin del Mundo. Quest’anno siamo ripartiti dalla California e siamo tornati a Puerto Montt dopo aver attraversato otto stati. Restano fuori il Centro America e l’estremo Nord. Non è ancora l’intero percorso “AtoA” – dall’Alaska all’Argentina – ma abbiamo già unito due grandi traversate e aggiunto un nuovo tassello al nostro puzzle.
Non tutto è andato esattamente come l’avevamo immaginato; l’idea iniziale era attraversare completamente il Messico e il Perù, ma alla fine ne abbiamo pedalato solo una grande parte. In compenso siamo riusciti a fare esattamente come previsto la Colombia, l’Ecuador, la Bolivia, il nord dell’Argentina e il Cile fino alla meta che ci eravamo prefissati. Siamo comunque soddisfatti? Sì!
Torneremo a pedalare i tratti mancanti e magari anche l’America Centrale? Chissà, ma non nell’immediato. In Bolivia il più ‘anziano’ del gruppo ha compiuto 65 anni e ormai preferisce vivere un po’ alla giornata.
Il Messico però ci è rimasto nel cuore, e la ‘meno vecchia’ dice che, anche in ginocchio e trainata da un mulo, prima o poi tornerà a completare il Perù.
Qualche dato numerico:
- Più di 9.000 chilometri percorsi;
- Circa 90.000 metri di dislivello;
- Giorni totali in viaggio: 238;
- Giorni totali in sella: 143;
- Forature: 5 (Manuela=0 Francesco=5);
- Materiale sostituito per usura (totale sulle due biciclette): 2 catene, 4 pastiglie freni, 1 cambio olio Rohloff, 2 camere d’aria;
- Cose perse; Manuela= 1 paio di sottoguanti ; Francesco= 1 casco;
- Cose usurate completamente: Manuela= 2 mutande, 2 magliette, un paio di calze. Francesco= le lenti degli occhiali da sole;
- Situazioni rischiose: Nessuna! A parte qualche cane che ha abbaiato troppo vicino ai nostri polpacci e un paio di automobilisti che ci hanno sfiorato.
- Contrattempi di salute:
Francesco = 2 Montezuma, 1 Covid. Non sono stato particolarmente fortunato: in Perù sono arrivati i problemi alle ginocchia dovuti all’artrosi e, all’arrivo in Bolivia, è iniziato un ciclo di cefalea a grappolo (cluster headache) che mi ha accompagnato fino al rientro, con pochissime tregue. Nell’impossibilità di reperire i farmaci necessari, pedalare di giorno dopo tante, troppe notti insonni, ha richiesto una grande concentrazione.
Manuela = 1 congestione, 1 Covid con bronchite. Nonostante la severa artrosi alle mani, che temevo potesse limitarmi, non ho avuto peggioramenti e sono sempre riuscita a tenere saldamente il manubrio.
Non raccontiamo tutto questo per lamentarci, ma per condividere un messaggio semplice: anche con qualche acciacco si può partire. A volte i malori, che non risparmiano nemmeno i giovani e i forti, ci hanno costretti a cambiare itinerario, rinunciando a strade più belle o a ciò che avevamo previsto. Fa parte del viaggio, e forse anche del destino dei cicloviaggiatori a lunga distanza. Ci si adatta, ma non si rinuncia ad andare avanti.
Cosa ci è piaciuto e cosa non abbiamo amato
PRO
- L’incontro con i cactus e le balene grigie della Baja California.
- I musei di Bogotá, ricchi e sorprendenti.
- Il Trampolin de la Muerte, una strada indimenticabile tra le montagne della Colombia.
- In Perù, i villaggi remoti e le alture della regione di Conchucos, fino ai tunnel del Cañón del Pato.
- Le cime innevate della Cordillera Blanca e i panorami dell’indimenticabile Huascarán Loop in Perù.
- Le quebradas e quel profondo senso di solitudine sulla ruta 40 tra Salta e Mendoza in Argentina.
- I colori della Bolivia, il Salar de Uyuni e la Ruta de las Lagunas, con i loro paesaggi mozzafiato unici al mondo.
- Le pasticcerie cilene, le cantine vinicole e il cordero argentino. La possibilità di assaggiare varietà di frutta e verdura sconosciute.
CONTRO
- Escludendo il Messico, l’atteggiamento dei guidatori latini verso i ciclisti è stato spesso poco rispettoso e privo delle più elementari regole di sicurezza.
- Cumuli di sporcizia lungo le strade, praticamente ovunque, tranne in Cile e Argentina.
- Il senso di insicurezza in Colombia: no des papaja.
- La pioggia costante in Colombia ed Ecuador, che ci ha fatto vivere fradici per settimane intere.
- Pedalare in pieno inverno nel nord dell’Argentina: freddo pungente e case prive di riscaldamento. Che idea geniale di percorso…
- Il nostro palato ha raggiunto il limite tra riso bollito e fagioli, non ne potevamo più. Nessun piatto “gastronomico” nei luoghi da noi frequentati.
- Docce con l’acqua fredda.
Ma ciò che ci resterà davvero nel cuore è la gentilezza di tutti i latini che abbiamo incontrato, che ci hanno ospitato, accolto e fatto sempre sentire sempre i benvenuti. Grazie anche a chi abbiamo solo incrociato lungo la strada, offrendoci un sorriso o i due grani di mais che avevano in mano.
Un grazie speciale ai cicloviaggiatori con cui abbiamo condiviso qualche chilometro, qualche giorno o semplici informazioni via i gruppi WhatsApp: una piccola, grande famiglia con una passione comune. Come sempre in questi viaggi, restano alcune persone indimenticabili, quelle con cui abbiamo condiviso momenti speciali e che sono diventate amici.
Grazie a tutti.
Ed ora?
Il compianto Iohan Gueorguiev, (The bike wanderer) i cui video ispirarono molti cicloviaggiatori, scrisse: “Voglio vedere il mondo. Seguire una mappa fino ai suoi confini e continuare. Lasciare che la curiosità sia la mia guida. Dormire sotto stelle sconosciute e lasciare che il viaggio si sveli davanti a me“. Bella riflessione, vero?
È dal nostro primo lungo viaggio di coppia avvenuto nel 1993 che amiamo scoprire il mondo insieme. E, come disse Giant Cheerio (YouTube), una giovane ciclo viaggiatrice tedesca che in un recente video propone una personale descrizione dei viaggiatori: “Ci sono due tipi di viaggiatori. Il tipo A, l’esploratore, quello che non vede l’ora di vedere tutto. Il tipo B, il fuggitivo, quello che non vede l’ora di scappare.”
Francesco: Io mi definisco di tipo B, Sarò felice di tornare a casa, ma so già che, appena varcata la porta, inizierò a pensare all’organizzazione della prossima partenza. Una parte di me è sempre in viaggio, alla ricerca di nuove strade. Mia moglie dice che ho un animo inquieto.
Manuela: Mi sento più tipo A. Adoro scoprire cose nuove e culture diverse. Viaggiare in bici è il mio sogno fin da adolescente, e questa vita semplice mi fa apprezzare l’essenziale. La casa resta il mio rifugio, dove ricaricare le energie, restare connessa con la realtà, riabbracciare amici e la nostra adorata figlia… prima di ripartire.
E sulle note di John Denver che canta Take Me Home, Country Roads ce ne torniamo a Quebec. Nel villaggio in autobus verso Santiago, guardando fuori dal finestrino prima che arrivasse la notte ho voluto aggiungere altre canzoni alla mia lista Spotify. Sono tra le mie canzoni preferite ed ho voluto aggiungerle alla mia lista “Pedalando in America Latina” perché ognuna di esse possa ricordarmi un particolare momento di questo magnifico viaggio compiuto nel 2025, ma non finisce qui.
Manuela preparati, c’è un ottima offerta per un biglietto aereo con destinazione…
Lucrezia, i tuoi genitori ti aspettano sempre quando e dove vuoi.
Adios caballeros y que le vaya bien.

Carissimi nipoti, Ho viaggiato con voi, ho sofferto e gioito con voi. Ho spesso pensato “ma come fanno, dove trovano quell’energia”, sicura che non avreste mollato nemmeno dopo i momenti più duri.
Vi voglio bene, vi ammiro, ho voglia di abbracciarvi. Vi immagino già immersi in nuovi progetti di viaggio sperando vi diate il tempo di recuperare, di godere l’atmosfera della vostra casa, di vivere un dolce intenso gratificante periodo natalizio con la vostra stupenda Princess.
A voi e a Lucrezia un forte abbraccio con tutto il mio affetto
zia Maria
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