Carretera Austral – 5/6 febbraio –  Da EL CHALTÉN a EL CALAFATE

5 febbraio – giorno 24 – LA LEÓNA

Meteo: ☀️
Distanza: 109 km (1.340)
Dislivello: 558 m (17.630)
Ripio: 0 R (609) 

Verso l’Argentina cielo azzurro, mentre sopra le nostre teste dei grossi nuvoloni passano veloci lungo la catena di montagne che sovrasta El Chaltén. Non abbiamo voglia di farci una scarpinata di tre ore per non vedere nulla, a malincuore, decidiamo quindi di ripartire subito ripromettendoci di andare in pellegrinaggio al Cerro Torre nella nostra prossima vita terrena.
Per la colazione ci dirigiamo alla migliore panaderia della cittadina, la Panaderia Banneton; la sosta è molto apprezzata dalle nostre bocche desiderose di qualcosa di goloso dopo un mese di viaggio. Quando paghiamo ed elenchiamo ciò che abbiamo mangiato, il ragazzo alla cassa vede che siamo in due e ci chiede se siamo sicuri che sia il nostro ordine; ridendo, la nostra risposta è: “Arriviamo dal Cile in bicicletta, abbiamo pedalato per oltre mille chilometri, siamo autorizzati a mangiare tutta questa roba?” Ovviamente si mette a ridere.
Bye bye El Chaltén, si ricomincia a pedalare  su un magnifico asfalto che ci aiuterà a rilassare le nostre povere articolazioni in direzione di El Calafate, la destinazione che dovremmo raggiungere dopodomani.

Cartello d’ingresso a El Chaltén

I primi 20 km li superiamo con un vento laterale fastidioso; vista l’ora incrociamo poche auto, molti ci incoraggiano. Il panorama è cambiato dagli ultimi giorni, lasciate alle spalle le montagne ci stiamo dirigendo verso i grandi pascoli dell’estremità meridionale della Patagonia che abbandoneremo tra una decina di giorni attraversando lo stretto di Magellano per entrare in Terra del Fuoco.

Il Fitz Roy ci saluta

Ogni tanto ci giriamo per ammirare ancora una volta le mitiche cime vicine al Fitz Roy che continua ad apparire e scomparire tra le nuvole; con tutte le letture fatte in passato riconosco anche la caratteristica base del Cerro Torre, ma dopo quell’unica volta durante il tramonto alla Laguna del Desierto, la montagna non si è più mostrata.

Verso la Ruta 40

Dopo una curva, il vento da laterale passa alle spalle, la nostra velocità aumenta di conseguenza, ci sembra di pedalare con delle leggerissime bici da strada, non con i nostri muli da 35 kg e gli pneumatici da quasi 60 mm. Il percorso fino alla Ruta 40 è di circa 70 km, la nostra velocità raramente scende sotto i 30 km/h e spesso vediamo i 40.

Tailwind!

La nostra prima pedalata argentina comincia veramente bene. I panorami sono magnifici, davanti a noi i pascoli infiniti dell’Argentina, guanachi, pecore e qualche vacca al pascolo. Ogni tanto si vedono carcasse di guanachi appese alle recinzioni, queste bestie non hanno alcun problema a superare le barriere saltando, ma può capitare di prendere male la mira, restare impigliati nel filo spinato e morire così divorati dagli animali necrofagi. Brutta fine, speriamo di non finire nello stesso modo.
Ci avviciniamo al Lago Viedma, un immenso lago di un azzurro intenso e grande circa quattro volte il lago di Garda, lo costeggeremo fino a La Leona la nostra meta di oggi.

Incontri sul Lago Vidma

Dopo quasi 90 km percorsi in circa quattro ore arriviamo al bivio con la Ruta 40, la strada più lunga dell’Argentina, che va da La Quiaca, al confine con la Bolivia fino all’inizio dello stretto di Magellano. Una strada famosa tra i motociclisti e che è stata anche soggetto di racconti di autori famosi. Proprio all’incrocio tra la strada che porta a El Chaltén e la Ruta 40 è stato costruito un bellissimo rifugio in muratura che offre WiFi gratuito (in Argentina non è difficile trovare accesso gratuito ad Internet per poter chiedere aiuto in caso di bisogno) ampie vetrate ed una panca al suo interno. Appoggiate al muro quattro biciclette da viaggio, all’ interno quattro ragazzi tedeschi, un paio stanno pisolando per terra nei sacchi letto, uno sta tagliando verdure per preparare il pranzo ed un quarto sta verificando il percorso da seguire. Vorrebbero andare verso El Chaltén, ma non hanno troppa voglia di partire in queste condizioni. Qualche giorno fa avevamo sentito racconti di ciclisti che hanno iniziato a pedalare controvento a mezzanotte quando Eolo è solitamente meno arrabbiato. Questa è la Patagonia e sembra che anche per i tedeschi questa sia la decisione che prenderanno.
Ci rimettiamo in strada, di malavoglia dato che da qui a destinazione il vento sarà laterale/contro. I prossimi venti km ci faranno pagare con gli interessi la goduria della mattina.

La leona

Ci metteremo un paio d’ore per arrivare a La Leóna, un sito famoso non tanto perché l’esploratore Francisco Moreno (quello del ghiacciaio Perito Moreno) durante il suo bivacco sul fiume fu attaccato da un puma (Leóna in spagnolo), ma soprattutto perché all’inizio del XX secolo vi soggiornò il trio di banditi americani Butch Cassidy, Sundance Kid e Ethel Place durante la loro fuga verso il Cile dopo aver svaligiato il banco di Londra a Rio Gallegos.

Mandato di cattura per Butch Cassidy

Avremmo preferito dormire altrove, magari in mezzo alla natura, ma gli ultimi chilometri ci hanno esaurito e decidiamo per la comodità di una camera nella locanda-albergo. Passata l’ora dei pullman turistici e fatta la doccia in una delle quattro camere spartane, ci dirigiamo verso il ristorante per cenare e, durante l’attesa, possiamo vedere le foto ricordo dei tre banditi gringos, ma anche articoli di giornale più interessanti per noi italiani, come quello che ricorda la prima salita del Cerro Torre effettuata nel 1974 da una spedizione dei Ragni di Lecco guidata da Casimiro Ferrari.

Ci addormentiamo con la speranza che, come dice il nostro vecchio amico Bonetto: “Domattina Eolo non si dia troppe arie”! Prima di spegnerci, l’ultimo sguardo al cellulare per avere notizie dei nostri compagni di viaggio. Carlo e Fabio andranno a El Calafate in bus a causa dei problemi meccanici di Fabio, mentre Nicolas e Morgan partiranno per un trekking di quattro giorni nel gruppo del Fitz Roy, siamo di nuovo soli.

6 febbraio – giorno 25 – EL CALAFATE

Meteo: ☀️
Distanza: 105 (1.445)
Dislivello: 918 (18.548)
Ripio: 0 Ripio (609)

Alle 9 siamo in sella e si parte con un discreto e fastidioso vento laterale. Pedaliamo un po’ ondeggiando, ma decentemente fino ad un ponte che ci fa attraversare nuovamente il Rio La Leóna, riusciamo anche a trovare un mucchio di terra per ripararci dal vento e mangiare qualche cosa.

Pausa pranzo, unico riparo un mucchio di sassi

Il vento continua ad aumentare raggiungendo una forza notevole e ce lo troviamo frontale girando al bivio con la 11, la strada che ci porterà a El Calafate. Ci mancano circa 30 km, come faremo? Manuela, con la sua stazza leggera, a volte scende dalla bici e si fa dei pezzi a piedi per non rischiare di cadere o per riposare, io peso molto più di lei, ma la situazione non è per niente allegra. Passano due ore e non abbiamo fatto nemmeno 20 km. Ogni tanto ci giriamo indietro per vedere se arriva un pickup e fare l’autostop, nessuno si ferma ed il traffico è scarso. Siamo vicino all’aeroporto, c’è una discesa al 5%, ed oggi ci tocca pedalare per prendere un minimo di velocità!

La disperazione del vento frontale che ti fa scendere e spingere anche sul piano

Ad un certo punto vediamo passare un furgoncino aziendale, una specie di Fiat Fiorino, pensiamo ancora una volta all’occasione persa, invece fa inversione a U. Scende una coppia che ci chiede se vogliamo un passaggio, sono arrivati i nostri due angeli salvatori. Il furgone è molto piccolo e quattro persone, due bici e sei borse non possono starci, propongo di caricare la bici di Manuela, tutti i bagagli e, naturalmente, la mia gentil consorte che potrà aspettarmi all’entrata della città. Io riparto scarico pedalando controvento ad una velocità sempre ridicola, ma almeno più leggero. Dopo soli 2-3 km vedo un mezzo familiare ripetere l’operazione vista pochi minuti prima, i due matti hanno scaricato Manuela e sono tornati indietro dicendo che non potevano lasciarmi da solo con quel vento. Quando arriviamo al cartello di ingresso in città, i due se ne vanno senza nemmeno accettare una birra come ricompensa: Dobbiamo lavorare, buenas tardes y suerte. In qualche secondo spariscono dietro una curva lasciandoci un magnifico ricordo da buon samaritano.

Il nostro alloggio è l’Hostal los dos pinos, molto centrale e, sembra, apprezzato dai cicloturisti della Carretera. Da cosa lo capiamo? Dal fatto che mentre ceniamo conosciamo due cicliste olandesi, giovani quanto noi, partite da Puerto Montt. Le sorprese non finiscono, arriva anche Stein, il belga solitario che avevamo incrociato sulle rive della Laguna Esmeralda una decina di giorni fa. Stein si fermerà qui qualche giorno, sono mesi che viaggia da solo ed è veramente stanco. Durante il nostro giorno di riposo andiamo a zonzo fino alla Laguna Nimez per fotografare dei fenicotteri rosa. La sera, dopo cena prepariamo le borse per poter partire molto presto domani, la nostra applicazione meteo prevede l’aumento dell’intensità del vento solo in tarda mattinata, avremo una bella salita da affrontare e saranno tre giorni di campeggio libero.

Carretera Austral – 2/3 febbraio –  Da VILLA O’HIGGINS a EL CHALTÉN

2 febbraio – giorno 22 – LAGUNA DEL DESIERTO

Meteo: ⛅☀️
Distanza: 8+21 km (1.195)
Dislivello: 327 m (16.820)
Ripio: 29 (574) 

Portiamo in camera le due bici e le carichiamo per accelerare la partenza di domattina. Sveglia alle 3h50, oggi comincerà la seconda parte del nostro viaggio verso la Fin del mundo. Accendiamo le pile frontali, le luci delle bici e via verso Puerto Bahamondes che è a 8 km da qui.

Addio Villa O’Higgins, partiamo verso la Fin del Mundo

Mentre attraversiamo il paese un uccello simile ad una gazza si alza in volo a qualche decina di centimetri da me e il verso che fa mi spaventa al punto che quasi faccio cadere Manuela che pedala a fianco. Dopo le ultime case siamo nel buio totale, sentiamo qualche goccia di pioggia, una parolaccia indirizzata al meteo, ma smette subito, il ripio è discreto. Pedalando illuminiamo una lepre a bordo strada, si spaventa ed invece di scappare si mette a correre nella nostra stessa direzione. In lontananza abbaia qualche cane, addio Carretera Austral.
Arriviamo al porticciolo dove sono attraccate sei imbarcazioni, eliminiamo dalla lista dei potenziali traghetti i due mega-gommoni dei Carabineros, Pasquale ci aveva detto che la sua barca è amarillo y… Ce ne sono due amarillo y… una piuttosto grande e rassicurante, l’altra minuscola, molto minuscola.

Puerto Bahamondes

Non c’è ancora nessuno, sono le 5:30, dopo poco arrivano i giovani parigini, poi un ciclista solitario, poi un furgone con Carlo e Fabio, un vecchio signore con zaino in spalla forse tedesco e due donne ispaniche sempre a piedi.
Infine Pasquale con sua figlia giovanissima, che si dirige verso la barca, naturalmente è la più piccola. Ci chiede di fare salire per primi i ciclisti con le relative bici, ma i tre ultimi arrivati, senza rispettare la fila, si intrufolano in cabina e si siedono comodamente.

Sul Lago O’Higgins


Si salpa poco dopo le 6, la barca è da otto persone, ma oggi partiremo in undici, tre resteranno fuori dalla cabina. Unica consegna di sicurezza è di stare sul ponte con il giubbotto salvagente, all’interno non è necessario, anche perché non ce ne sono per tutti. Mentre navighiamo su delle acque cristalline verso Candelario Mancilla, che dovremmo raggiungere in circa quattro ore (una di più rispetto alla barcaza ufficiale molto più grande), il vento diventa forte e Pasquale passerà tutta la navigazione giocando con il timone per assecondare le onde che ci sballottano senza tregua. Capiamo velocemente il perché non si può salpare tutti i giorni, oggi le condizioni sono ideali per la gente del posto, per noi al limite della sicurezza.

Il posto di comando, il quadrante sulla sinistra è la fotografia di un vero quadrante

All’interno della cabina siamo seduti uno sull’altro, la temperatura è più o meno di otto gradi e la nostra hostess, che periodicamente prende il posto del comandante Pasquale alla barra, ci offre delle pesanti coperte. L’odore di carburante è molto forte ed il puzzo più le onde cominciano a fare effetto sui passeggeri, io preferisco uscire a prendermi qualche schizzo d’acqua per non rischiare di vomitare.

Verso Candelario Manchila

Complici le poche ore di sonno, malgrado la situazione, io e Manuela riusciamo anche ad addormentarci. Finalmente si avvista il molo, Pasquale attracca, si scende con armi e bagagli e da subito la prima salita improponibile la faremo a spinta. Dopo soli duecento metri Carlo e Fabio ritornano indietro per cercare cibo nell’unico campeggio del posto, noi proseguiamo verso la stazione dei Carabineros per farci timbrare l’uscita dal Cile. Questa sosta è importantissima, poiché chi dimentica di fermarsi verrà rispedito indietro dalla polizia argentina, peccato che tra i due posti di polizia ci siano più di 20 km e 600 metri di dislivello di sentiero e mulattiera orribile.

Il posto di uscita dal Cile

Tralasciando l’idea di fare il sentiero-traccia tra guadi, fango, ponti per pecore (Passo Mayer) che costeggia il lago e che è praticato solo da quei ciclisti/escursionisti in cerca di wild o per risparmiare i circa 70 USD della barcaza, anche dopo Candelario Manchilla il percorso per le bici non è semplice. Svolte le obbligazioni doganali, mentre le due gentili pulzelle ed il tedesco salgono su un fuoristrada che li porterà alla fine della “strada” tra 15 km, noi ciclisti iniziamo la nostra avventura. Sul tratto tra Candelario Mancilla e El Chaltén, abbiamo letto storie di terrore degne di un romanzo di Stephen King. Si segue una carrozzabile di ripio orribile che porta alla frontiera Cile-Argentina e quindi si comincia a scendere verso la Laguna del Desierto, dove ci sarà la polizia argentina che si occupa dell’immigrazione e si deve aspettare la seconda barcaza che ci porta a circa 35 km da El Chaltén.

La parte peggiore sembra sia il sentiero argentino, che è stretto, spesso in single-track, spesso fangoso, con guadi e ponticelli di tronchi, spesso talmente malmesso che obbliga a fare dei va e vieni per trasportare bici e bagagli in due tempi. Visti i racconti, si decide di fare un’alleanza tra i vecchi italiani ed i giovani francesi.

Verso Laguna del Desierto

Durante un’impennata della stradina, mi dimentico di usare i pedali dalla parte piatta, perdo l’equilibrio e le scarpe agganciate mi fanno fare una brutta caduta che però colpisce più il mio orgoglio che il mio fisico. A 5-6 km dalla partenza, siamo al mirador Fitz-Roy, non ci sono parole per descrivere il paesaggio, in lontananza si vede LA montagna che in questo momento è sgombera dalle nuvole.

E dietro di loro il Fitz Roy

Il tempo è ventoso ma bello e procediamo veloci, ci concediamo anche una pausa pranzo e superato il traliccio di confine, giù senza fermarsi. Siamo fortunati perché non c’è fango, al primo guado su due miseri tronchi instabili, passo per primo a piedi, mi installo e comincio a prendere le bici che Nicolas mi passa in bilico sui due tronchi. Il peso della mia e di quella di Manu lo conosco molto bene, ma quando tento di sollevare la bici di Nicolas, quasi non ce la faccio, mortacci sua, ma chi è ‘sto qui, l’incredibile Hulk? Prendo quella di Morgan che è ben più leggera delle nostre e la mia considerazione è: Ah, l’amore! sono giovani, che gentiluomo… La mia compagna di viaggio invece si ritrova con un vecchio rimbambito e deve dividere quasi equamente i pesi, ma in fondo le donne non vogliono la parità? E poi Manuela è una vecchia tosta alpinista, non una giovane triatleta parigina (Pardon Morgan 😊).
Dopo altri guadi e discese in toboga talmente stretti che le borse toccano sia a destra che a sinistra, verso le 17 arriviamo dietro un fabbricato in riva ad un altro grande lago.

Il toboga verso l’Argentina

Siamo arrivati alla Gendarmería Nacional ArgentinaGrupo Lago del Desierto, presentiamo i nostri passaporti ed il poliziotto ci dice molto sinteticamente di prendere l’acqua nel lago o nel torrentello dietro ed andare ad accamparci dopo il prato sulla riva.

Laguna del Desierto

La seconda barcaza arriverà tra uno o due giorni in funzione del numero di clienti, poche persone uguale lunga attesa. Esiste anche un sentiero ma molto sconsigliato ai ciclisti. Nel prato troviamo già un signore argentino che ha montato una tenda ed un ciclista solitario cileno incrociato al confine di nome Christian. Prima di montare la tenda, Nicolas e Morgan si siedono sul prato di fronte al lago per godersi il panorama, mentre io e Manuela, ligi alla nostra routine, montiamo la tenda e cominciamo a cucinare prima di rilassarci davanti a questo quadro naturale. Siamo nove umani, due cavalli, una ventina di anatre, due poliziotti argentini, di fronte a noi un lago tranquillo, un cielo quasi perfettamente sereno e, all’orizzonte, Aguija Poincenot, il Fitz-Roy ed il Cerro Torre. Cosa vogliamo di più? Io potrei pensare ad un sedile un po’ più comodo del mio tronchetto ed un buon Cognac di una ventina d’anni, ma per stasera mi accontenterò di una tisana e del paesaggio che mi circonda…oltre alla buona compagnia.

Sono le 21:30 quando vediamo delle sagome, che spingono due biciclette, sono Carlo e Fabio che arrivano solo adesso, non li aspettavamo più, convinti che si fossero fermati al primo campeggio. Ci raccontano che Fabio ha rotto nuovamente il pedale ed arrivati in cima alla mulattiera, da una vecchia struttura metallica tutta arrugginita, sono riusciti a recuperare un pezzo filettato. Con tanta fantasia e buona manualità lo hanno adattato come pedalina di fortuna. Mitici!

Durante il racconto, Fabio comincia la sua recita dicendoci che in compenso ha un’ottima notizia per noi e che ce la dirà solamente in cambio di una birra a El Chaltén: grazie al loro arrivo la polizia ha chiamato la barcaza e domani saremo trasportati dall’altra parte del lago verso le 11. Anche se l’informazione era già nota, stiamo al gioco e siamo solo contenti di poter ripartire rapidamente.

Il panorama dal nostro campeggio

3 febbraio – giorno 23 – EL CHALTÉN

Meteo: ⛅
Distanza: 35 km (1.231)
Dislivello: 252 m (17.072)
Ripio: 35 (609) 

Questa mattina anche io riesco a dormire fino alle otto. Quando esco dalla tenda vedo Carlo che sta tentando di riparare il suo portapacchi; essendo a corto di attrezzatura e cibo, gli offro la mia pinza e un paio di cucchiaini di Nescafé. Il tempo è molto grigio, arrivano le 10:30, non si vedono imbarcazioni all’orizzonte, iniziamo ad avere qualche dubbio. Con un po’ di ritardo, il barcone arriva ed alle 12:30 stiamo navigando verso l’altra sponda del lago, ben presto saremo a El Chaltén.

Momento Caro Diario…e sullo sfondo il posto di frontiera argentino.

Quando sbarchiamo il sito è pieno di auto e persone. El Chaltén si autodefinisce la capitale argentina del trekking ed è un posto molto frequentato da turisti di ogni genere, ci siamo noi ciclisti, alpinisti che arrivano qui per le grandi pareti, ma anche gente comune che passa le proprie vacanze tra queste montagne. Volendo fare paragoni europei siamo nella Cortina o nella Chamonix patagonica.

Verso El Chaltén
Quasi a El Chaltén

Appena a terra una strada di ripio discreto ci fa sperare che in Argentina la vita sarà più facile, ma poi ritorna tutto come al solito. Le soste per fotografare sono tante dati i magnifici panorami, ma il vento ci costringe ad aumentare il ritmo per arrivare in paese ad un’ora decente, cercare un alloggio ed evitare il temporale che si avvicina. All’inizio del paese ritroviamo l’asfalto, mentre cerchiamo di orientarci per trovare una camera, vediamo passare un van e riconosciamo la bici di Fabio che con i suoi problemi meccanici non riusciva più a pedalare. Carlo è sparito, Christian arriva più o meno nel nostro stesso momento, salutiamo Nicolas e Morgan con l’accordo di rivederci per una pizza questa sera e cominciamo a rastrellare tutti fabbricati che offrono alloggio.

El Chaltén, ora il ripido è finito.

Passeremo almeno una quindicina di posti prima di trovarne una camera in un bell’albergo fuori dalla strada principale, trafficata e rumorosa, l’Hotel Las Piedras. Incuriositi dal numero di persone incrociate in paese, chiediamo alla signora quanti abitanti abbia la sua città. A nostra memoria, quando venimmo qui nel 1999 c’era un gruppetto di case e qualche turista- alpinista. Scopriamo che alla sua fondazione avvenuta per motivi politici nel 1985, El Chaltén contava una cinquantina di abitanti, nell’anno della nostra prima visita ben 200, mentre oggi sono circa 2.500. La signora ci conferma che tutti coloro che vogliono cambiare dollari ed euro possono farlo liberamente, esiste infatti un tasso in nero quasi ufficiale, chiamato Dollar blue che vale circa il doppio del cambio ufficiale.


Con l’arrivo à El Chaltén, la Carretera Austral è veramente finita e da qui comincerà la seconda parte del nostro viaggio in direzione della Fin del mundo.

Carretera Austral – 29 gennaio/1 febbraio –  Da COCHRANE a VILLA O’HIGGINS

29 gennaio – giorno 18 – CAMPING EL RISQUERO

Meteo: ⛅ 15-25
Distanza: 75 km (1.021)
Dislivello: 1.043 m (14.259)
Ripio: 75 (399)

Anche se la sveglia suona presto,oggi siamo lenti a partire. Ripensando al posto che lasciamo, l’hostal di Miss Sorriso, possiamo dire che come posto non lo consiglieremmo a nessun amico perché siamo stati accolti in modo quasi scocciato, insolito da queste parti, ma a volte non si può scegliere e ci si adatta.

Rapaci su bordo strada, staranno aspettando la fine di un ciclista?

Si pedala sul ripio che all’inizio è anche discreto, addirittura dopo poco ci troviamo come in un sogno: asfalto! L’ lusione dura solo un chilometro, boh! Chissà cosa pensavano di fare? Le salite di oggi non sono impegnative ed arriviamo velocemente alla Laguna Esmeralda, cosa dire del panorama? Fantastico come al solito, bei ghiacciai in lontananza, torrenti che si gettano in profondissime forre, e grandi vialoni alberati. Le condizioni stradali si mantengono anche loro come al solito: il ripio è da mediocre a pessimo.

Un selfie tra equinidi

Oggi incrociamo Carlo, un fiorentino che sta pedalando solo, perché il suo compagno di viaggio stava male e si è fatto la tappa su un pickup (avevamo visto passare un camioncino con una bici e borse nel cassone).
Rincrociamo i bolzanini al ponte sul Rio Barrancos, alla fine del discesone di oggi dove ci fermiamo per pranzo. Loro tirano dritto, noi abbiamo il nostro classico sandwich prosciutto e formaggio più uova sode. Oggi ci succede anche una delle tante belle cose che accadono sulla Carretera, dall’altra parte della carreggiata, si ferma una moto sulla quale viaggia una coppia, scendono per cambiarsi, ci fanno un saluto con la mano e la passeggera, attraversa la strada e ci regala due barrette di cereali dicendoci che sicuramente a noi avrebbero fatto comodo.

Ripida salita verso Caleta Yungay

Dobbiamo decidere se andare a Caleta Tortel o no. A me non interessa, Manu vorrebbe andarci ma dubita perché ha letto commenti contrastanti, unica certezza le condizioni pessime del ripio. Caleta Tortel è un villaggetto molto caratteristico ad una ventina di chilometri dal percorso principale, ma la decisione è presto presa, si prevedono 2 giorni di brutto tempo nel fiordo.

Altra attività odierna è quella di cominciare a cercare il passaggio sul lago da Villa O’Higgins all’Argentina, abbiamo due contatti, uno non risponde, l’altro ci dice che per il 2 febbraio dovrebbe partire, accettiamo prenotando semplicemente dando il nostro nome. Sembra che sia tutto così poco sicuro e come prendere il famoso traghetto resta un mistero. Il campeggio di questa sera è invaso da italiani: il gruppetto di bolzanini, la coppia di amici e noi, gli unici intrusi la coppia di parigini.

30 gennaio – giorno 19 – CASA SULLA X-91 48.010195S, 73.08484W

Meteo: ⛅
Distanza: 61 km (1.082)
Dislivello: 821 m (15.080)
Ripio: 61 (460) 

Durante la notte metto la testa fuori dalla tenda e c’è un magnifico cielo stellato, poi piove, poi smette, poi tira vento. Finalmente, la mattina non è male, sembra che oggi non ci sia rischio di prenderla. Facciamo colazione con gli italiani, solite ciacole e poi partiamo. Quando passiamo a pagare, la proprietaria, una signora squisita, salutandoci ci offre due fettine di torta che saranno divorate durante la pausa di metà mattina.

Dopo 12 km ci fermiamo al negozietto di Eco Austral, più per curiosità che per necessità. I proprietari sono una coppia giovane e non capiamo esattamente cosa vendano oltre a caffè e pane fritto, perché gli scaffali sono vuoti, però loro sono gentili e sorridenti. Ci invitano a mettere una puntina sulla loro cartina del mondo per certificare che un nuovo straniero è passato da lì. Vista l’accoglienza e la gentilezza gli suggeriamo di registrarsi su Google Maps, la visibilità che il sito offre gratuitamente li aiuterebbe moltissimo per la loro attività appena avviata, offrono anche un posto dove mettere la tenda gratis ai viandanti. In ogni caso, il loro caffè e pane fritto era ottimo.

Le ultime salite toste prima di Villa O’Higgins

Dopo un’altra ventina di km arriviamo al bivio per Tortel e noi andiamo a sinistra per l’inizio della lunga e ripida salita di oggi, la temperatura è fresca e non si suda, pendenza iniziale da “passo spinta”, ma solo un paio dei sei lunghi km sono tosti, scommettiamo su chi metterà per primo i piedi a terra. Finalmente in cima, comincia un bel ripio che resterà tale fino al molo della barcaza per Caleta Yungay, che raggiungiamo cinque minuti prima della partenza.

Pranziamo durante l’ora di navigazione ed appena sbarchiamo, ricominciamo a pedalare con l’idea di cercare qualcosa per la notte lungo la strada dato che qui non c’è nulla. Il cielo si fainaccioso e iniziamo a sentire alcune gocce.Verso le 16:30 scorgiamo una casa, fuori galline e capre, ci facciamo vedere alla porta per chiedere se possiamo mettere la tenda sulla loro proprietà e la signora che ci apre ci indica in modo sgarbato il lato della casa dove c’è il pollaio. Chiedo dove trovare l’acqua e mi risponde “…nel rio…”.

Campeggio tra pollaio e…capraio

In molti racconti dei ciclisti, i cileni della Carretera, sono persone molto gentili che ti fanno dormire spesso nei loro giardini se non addirittura in casa, forse noi abbiamo trovato l’eccezione. Nel posto indicatoci dalla megera facciamo fatica a trovare due metri quadri senza schitte di gallina o escrementi di capra. Vediamo un bel posticino sul ghiaione appena sotto la casa, ma non c’è alcun riparo dal vento, quindi siamo quindi obbligati a decidere per il pollaio. Con un ramo puliamo alla meglio lo spazio necessario per la nostra tenda e ci spostiamo a cenare seduti sul rudere di un piccolo fabbricato poco distante per ripararci dal vento. Speriamo solo che le capre non ci mangino la tenda!

Cucina alla Massimo Bottura

La chicca della serata è che vado a bussare alla porta di casa con il contenitore delle uova vuoto e dei soldi in mano, anche se il mio spagnolo sarà pessimo, sicuramente il messaggio sarà chiaro: “Gradirei comprare sei uova”. Cosa mi risponde la strega? Che non ne ha! La cosa mi fa un po’ imbestialire, dato che attorno alla nostra tenda razzolano almeno una cinquantina di galline. Che ci farà con tutte queste uova, il bagno in uno zabaione gigante?

Quando vado “al rio” con le mie due tanichette per l’acqua e le borracce, devo scendere due metri di argine ripido a 60 gradi, in un punto dove se dovessi scivolare, non sarò travolto dalla corrente, atterro su una minuscola riva di 50 x 50 cm e riempio i miei contenitori. L’acqua per la minestra, le tisane e la colazione, la abbiamo. Mentre rientro alla tenda penso a cosa sarebbe successo se fossi finito nel rio e travolto, probabilmente mi avrebbero ritrovato nel Pacifico.
Domani vogliamo tentare di arrivare a Villa O’Higgins anche se sono 86 km per 1.500 metri di dislivello. Sveglia all’alba partenza presto, al freddo e, speriamo, non sotto l’acqua.
Sono le 19:30, mentre tento di addormentarmi sento il vento tra gli alberi, il telo della tenda che sbatte, le galline che chiocciano, le capre che belano a forse un paio di metri da me, ma sto bene, sono in uno dei più bei posti al mondo, sono con mia moglie e domani forse arriveremo alla fine della Carretera Austral in bicicletta. Cosa voglio di più dalla vita?

31 gennaio – giorno 20 – VILLA O’HIGGINS

Meteo: ☀️
Distanza: 85 km (1.166)
Dislivello: 1360 m (16.440)
Ripio: 85 (545) 

Quando apro la cerniera la mattina presto, mi ritrovo faccia a faccia con una capra attirata dal rumore della zip. Il gallo ha cantato ieri sera tardi (ma da quando i galli cantano di sera? A scuola non me lo avevano detto) e stamattina presto. Fuori ci sono cinque gradi, caffè e partenza alle 7:30. Mentre usciamo dalla proprietà, un vaffa… in buon dialetto bresciano diretto alla signora delle uova, saliamo in bici e ce ne andiamo. Come Murphy insegna con le sue leggi, nei primi cinque chilometri troviamo almeno tre piazzole dove avremmo potuto piantare la tenda in maniera più comoda e piacevole.

Nel menu di oggi, sono previste delle salite abbastanza impegnative per i primi 25 km, poi una sequenza di su e giù fino a destinazione, ma nulla di molto impegnativo. Le prime due ore le pedaliamo in un magnifico silenzio, il primo traghetto arriva solamente alle 9 e quindi non ci sono auto che sollevano polvere, si sentono solo i rumori della natura. Come scrisse Leopardi: Dimenticata è la megera: odo augelli far festa, e la gallina, tornata in su la via, che ripete il suo verso. Ecco il sereno rompe là da ponente, alla montagna; sgombrasi la campagna, e chiaro nella valle il fiume appare. Probabilmente anche lui era passato sulla Carretera Austral.
È su una salita un po’ più dura delle altre che Manuela fa cadere la catena durante una cambiata, alla terza grattata su un pezzo in piano la catena si rompe. Erano giorni che si lamentava del cambio difficile da gestire, ma speravamo di poter arrivare a Villa O’Higgins per sistemarlo più comodamente. Ci mettiamo in parte alla strada, distendiamo gli attrezzi e sistemiamo il danno con una falsa maglia di riserva. Manuela arriverà a destinazione pedalando, l’onore è salvo.
Rivediamo con sorpresa i due parigini Nicolas e Morgan, loro sono molto più in forma di noi, mi do come scusante che hanno la metà dei miei anni, ci avevano detto che avrebbero diviso l’ultima tappa in due, ma alla fine cambio programma perché anche loro vogliono concludere oggi.
I panorami sono monotonamente fantastici, il vento non è forte e spesso alle spalle, la giornata perfetta per concludere la nostra prima parte del viaggio, c’è caldo (con il conseguente arrivo dei tafani in abbondanza), ma non c’è afa. Sosta al Lago Sisnes e finalmente l’ingresso nella cittadina di Villa O’Higgins, ce l’abbiamo fatta, siamo al cartello della fine della Carretera Austral. Per la foto di rito dobbiamo fare la fila con tanti altri turisti. Naturalmente, ne faremo una anche con Nicolas e Morgan arrivati pochi minuti prima di noi e con cui abbiamo pedalato negli ultimi giorni.

CE L’ABBIAMO FATTA!!!

Adesso partiremo alla ricerca di un posto per dormire che troviamo in un fabbricato che stanno ancora completando, Departamentos Alberto Lorenzo, un bellissimo blocco di miniappartamenti per due o tre persone che odora ancora di legno fresco. Magnifica doccia calda, bel cucinino, frigo e stufa a legna. Un vero lusso per coronare il nostro successo. Scopriamo che il proprietario divide il suo ufficio con Pasquale, la persona alla quale avevamo prenotato il passaggio in barca per la Laguna del desierto, meglio di così la giornata non poteva concludersi.
Ceniamo con Nicolas e Morgan alla Cerveceria vicino al loro campeggio con una buona pizza e dell’ottima birra. Le mie ginocchia cominciano a farsi sentire, lo chassis del vecchio è veramente malandato.  

1° febbraio – giorno 21 – VILLA O’HIGGINS

Meteo: ☀️ 20°

Oggi riposo totale, niente sveglia e l’unica occupazione è fare provviste di cibo e revisione bici. Nicolas, gentilissimo e molto più esperto di noi, aggiusta il cambio di Manuela, con il suo intervento tutto rifunziona a meraviglia. Questa sera apriremo una bottiglia di vino con i nostri due amici parigini che verranno da noi a brindare per festeggiare la fine della Carretera. Quando arriva in ufficio il nostro traghettatore, rivediamo i due italiani Carlo e Fabio e a loro si aggiungono anche i bolzanini, tutti appena arrivati perché avevano deviato per Caleta Tortel. Questi ultimi troveranno posto su un secondo viaggio, noi, Nicolas e Morgan, Carlo e Fabio, partiremo domani mattina alle 6.
Villa O’Higgins è un paesino strano, qualche casa di lamiera e legno, incastrato tra le montagne, una pista di aeroporto da poco rinnovata, sembra un posto di frontiera del vecchio west. La strada principale in ripio è perpendicolare alla pista con il suo asfalto nerissimo: l’avventura della strada sterrata, vicino alla modernità di un aeroporto. A piedi si vedono praticamente solo turisti, due negozi di alimentari, molti hostal. Qui siamo alla fine della Ruta 7 e siamo in un punto di passaggio obbligatorio per chiunque voglia affrontarla, sia in una direzione che nell’altra. Non possiamo dire che sia un bel posto, ma per ogni ciclista che arriva da nord questo posto è simbolico.
Verso le 19 arrivano Nicolas e Morgan, con un po’ di cibo e con una seconda bottiglia di vino. Dall’aperitivo si passa alla cena e le due bottiglie vengono scolate senza fatica, parlando di viaggi, degli incontri fatti e sul modo di viaggiare. Durante la nostra ciacola serale, nostra figlia ci chiama e scambia anche quattro parole con i nostri compagni di avventura. Alla fine, anche la tanto criticata tecnologia di oggi ha un suo lato positivo e permette di mantenere in contatto i genitori vagabondi con la loro principessa lontana.

Durante la serata, Nicolas ci fa un bellissimo complimento. Ci mostra sul cellulare l’applicazione che usa per condividere con amici e parenti il diario di viaggio del loro anno sabbatico. Ci legge il commento che ha scritto qualche giorno fa: “…abbiamo incontrato due coppie di italiani, Fabio e Carlo, Manuela e Francesco. A differenza di molti altri ciclisti, gli italiani sono quasi sempre dei vecchi, loro quattro hanno rispettivamente 57, 69, 54 e 62 anni…. spesso facciamo fatica a restargli dietro, come fanno?…” Inutile nascondere quanto ha fatto piacere ai vecchi questa frase, alla fine non siamo ancora da buttare via.

Carretera Austral – 25/28 gennaio –  Da CAMPING DOÑA DORA a COCHRANE

25 gennaio – giorno 14 – PUERTO RIO TRANQUILO

Meteo: 🌦️
Distanza: 38 km (837)
Dislivello: 538 m (11.163))
Ripio: 38 (206)

Questa notte mi sono svegliato più volte ed ogni volta sentivo la stessa cosa: la pioggia che batteva forte sui vetri o sul tetto a seconda della presenza o meno del vento.

Verso Rio Tranquilo

Mi alzo definitivamente verso le 7, preparo il caffè per entrambi e chiamo Manuela per fare colazione, alle 8 e mezza siamo pronti per partire. Ancora tanti su e giù, un muro al 16% che naturalmente affrontiamo a piedi spingendo le bici. Dopo una o due ore smette di piovere, il ripio è sempre orribile e quando siamo in discesa non si possono mai mollare i freni.

La bellezza di una biciclettata sul ripio infangato

La strada è infangata e quando arriviamo a Puerto Rio Tranquilo, siamo completamente inzaccherati. Avevamo un’indicazione per un posto in centro al villaggio, ma è pieno ed il proprietario ci invia in un altro hostal facendoci tornare indietro all’inizio del paese. Le Cabañas El Arrayan non sono male e, soprattutto la signora ci offre la sua canna dell’acqua per un lavaggio approssimativo delle bici, dei nostri pantaloni, scarpe e borse infanghati.

Vista lago

La camera, nonostante sia piccola, è in un fabbricato da poco costruito, peccato che l’acqua calda sia quasi tiepida. Qui merita aprire una piccola parentesi sugli idraulici cileni e sul loro operato nell’installazione della rubinetteria. In tutto il mondo, rosso significa acqua calda e blu acqua fredda; malignamente siamo arrivati a pensare che data la forte influenza dei gringos, gli idraulici ispanici abbiano interpretato la “C” di cold come “C” di caliente e la “H” di hot, come “H” di hielo. L’anno scorso, in Perù avevamo imparato a chiedere se nei nostri alberghetti ci fosse acqua calda o no, poiché non era raro che non la si trovasse, qui c’è sempre (così dicono) ma ogni volta è come puntare su un terno al lotto. Siamo in viaggio da due settimane ed una volta passiamo dall’ustione al congelamento a fasi alterne, un’altra non sappiamo da che parte sia l’acqua calda, oggi lo scaldacqua è nuovo, istantaneo, ma installato all’esterno e probabilmente non abbastanza potente per permetterci di fare una bella doccia calda dopo i due ultimi due umidi e poco igienici giorni. Amen, tutto fa parte della Carretera Austral.

Giornata di lavanderia, un po’ di spesa, la prenotazione del giro in barca di domani, un pisolo ristoratore e poi arriva l’ora di cena. Oggi, i panorami erano ancora più belli del poco visto ieri, in Lago General Carrera, oramai non sappiamo più come descrivere i luoghi che visitiamo: magnifico, fantastico, spettacolare, mi ripeto, lo so ma trovare sinonimi diventa difficile dato che ogni giorno la natura ci sorprende. Questo lago, in parte su territorio cileno ed in parte su quello argentino è il più grande del Cile e secondo al lago Titicaca in tutto il sudamerica. I suoi colori al limite del chimico talmente sono sgargianti, soprattutto con la bella giornata di oggi, ci resteranno impressi per sempre nella memoria.

La sera per cenare, non facciamo altro che attraversare il ponte e fermarci al Ruedas y ríos, un piccolo locale birra ed hamburger, un po’ rumoroso per i due vecchi orsi, ma ottimo l’hamburger e buonissima la birra. Quando torniamo in camera facciamo una piccola videochiamata con la nostra princess che è un po’ in crisi con l’università , poi a nanna a riposare le stanche membra.

26 gennaio – giorno 15 – PUERTO RIO TRANQUILO

Meteo: ⛅
Riposo totale

Nonostante sia la giornata di riposo, dobbiamo essere all’imbarco per la visita della Catedral de Marmol per le 6:50, a causa del forte vento qui costante i giri iniziano molto presto al mattino, ci sono più rischi di chiusura del porto in giornata. La Catedral de Marmol fa parte di una serie di conformazioni calcaree che caratterizzano questa zona del lago e che hanno fatto di Puerto Rio Tranquilo una tappa turistica obbligatoria.

Navigazione sul Lago General Carrera

Al ritorno usciamo a completare la nostra sacca cibo con gli ultimi acquisti per i prossimi giorni, dato che il supermercato ha appena ricevuto il rifornimento settimanale.

Catedral de Marmol

Disquisizioni filosofiche – L’onestà nei racconti dei viaggiatori

In questa giornata di riposo, rifletto sui nostri incontri. Abbiamo incontrato gente che si sta facendo la Carretera dall’inizio e gente che… si fa una tappa in auto perché piove, si fa portare in autobus perché è stanco, salta un pezzo noioso o si siede sul minibus che lo accompagna. Tutti costoro, stanno facendo la Carretera Austral? Forse sì, forse no. Vero che anche noi dormiamo raramente in tenda, ma ogni mattina ci presentiamo sull’attenti davanti all’odiato ripio con le nostre bici più o meno cariche e ce lo facciamo tutto, anche sotto l’acqua.

Se tornati a casa coloro che si sono fatti autotrasportate perché pioveva dicono che sono stati in Cile a fare dei bei pezzi della Ruta 7, non ho niente da dire, ma se dovessero dire di aver fatto la Carretera Austral, la cosa mi infastidirebbe. Nella storia dell’alpinismo c’è stato un certo George Mallory che disse che non accettava che la scalata dell’Everest fosse effettuata se non “by fair means” solo con mezzi leali. Allora? Che ciascuno faccia quello che riesce e vuole, ma che ci sia anche chiarezza su come si è affrontata la strada. Chi è senza peccato scagli la prima pietra scrisse qualcuno.

27 gennaio – giorno 16 – PUERTO BERTRAND

Meteo: ⛅
Distanza: 66 km (899)
Dislivello: 1187 m (12.370)
Ripio: 66 (280)

Naturalmente ripio dall’inizio e brutto, subito un paio di muri da affrontare a piedi e poi si comincia a pedalare su pendenze umane. La schifezza continua, ma ad un certo punto magicamente sembra di pedalare sull’asfalto. Non ci lasciamo ingannare da questi due chilometri, infatti era solo uno scherzo e si ricomincia con una calamina che sembra disegnata da un artista. Le cunette vanno da un bordo all’altro della strada ad una distanza quasi millimetrica. ogni tanto ci si ferma rimbambiti dalle vibrazioni. Penso alle mie ruote, per fortuna sono nuove e con gli occhielli rinforzati altrimenti adesso sarei seduto su un autobus per tornare indietro con i cerchioni arrotolati. Quelli in alluminio da 700 che uso per i viaggi su asfalto, si sono fessurati dopo 5-6.000 chilometri, non voglio pensare a cosa sarebbe successo se non me ne fossi accorto e li avessi usati qui.

L’incontro di oggi è con un gruppo di bolzanini che ci supera mentre siamo in pausa merenda, ci salutano e spariscono; l’ultimo di loro, che pedala con un carrello, si ferma a scambiare quattro chiacchere con noi e poi anche lui sparisce all’orizzonte. Tutti di fretta oggi.

Arriviamo a Rio Léon, foto ricordo alla scritta ad inizio villaggio scambiando il favore con un motociclista uruguaiano a bordo della solita, magnifica BMW. Ogni volta che ne vediamo una penso sempre alla mia bambina che finita l’università vorrebbe partire in moto per girare il mondo. Anche il motociclista si lamenta come noi della maleducazione degli automobilisti cileni; tanto sono gentili fuori, quanto si trasformano appena saliti in auto; non riescono a capire che in moto od in bici, mangiamo polvere ogni volta che un’auto ci supera o ci incrocia? Senza parlare dei sassi che potrebbero colpirci.

Nuova partenza e nuovo incontro con un motociclista, che moto? BMW! Sembra che da queste parti le svendano. Il nuovo incontro è con un perugino, anche lui si lamenta degli incroci con le auto e ci dice che sta scendendo fino a Ushuaia, per poi tornare al nord passando da Buenos Aires e Iguaçu. Buon viaggio!

Ancora lei, ma checcià questa con i puma?

Tecnicamente, oggi la giornata prevede due grosse salite, una all’inizio e l’altra alla fine della tappa; per fortuna tutte pedalabili a parte qualche piccolo muro. Qualcuno, a cui abbiamo mandato le nostre foto, ha definito i panorami “un po’ monotoni”. Gulp! Come si scriveva nei fumetti di una volta. Però a pensarci bene bisogna dare ragione a quella persona, i panorami sono monotonamente magnifici. Anche il peggior ripio, che ti sfianca, ha la sua bellezza e non ci fai più caso quando invece di guardare in basso per evitare il milionesimo sasso troppo grosso, ti guardi in giro a vedere le montagne ed i laghetti verde smeraldo. La monotonia della bellezza.

Incrocio di mezzi di locomozione

Questa sera dormiremo a Puerto Bertrand da Doña Ester, poi domani decideremo come dividere le due tappe che ci separano da Caleta Yungay. La “sciura” Ester è una vecchia zia, pensiamo oltre i 70, pelle chiarissima ed un sorriso che non riusciamo a decifrare, quando entriamo in casa sua, non so se ci stia simpatica o antipatica. Quando chiediamo di fare la colazione alle 7:30 ci risponde che non se ne parla, lei la serve dalle 8. Poi è molto gentile, niente da dire, ci accompagna alla nostra camera in un corridoio di “cartone” dal soffitto bassissimo. Camera minuscola con un magnifico copriletto rosa confetto di pura finta seta. Tutto un po’ kitch, ma nell’insieme adorabile. Andando in camera passiamo in parte allo scaldacqua, alimentato con una bombola di gas, appeso sul muro di compensato e accesso su richiesta con dei fiammiferi che appena spenti vengono buttati sulla moquette, un esempio da manuale di sicurezza antincendio. Naturalmente, i rubinetti dell’acqua calda e fredda sono montati al contrario.

Ripio e calamina, questa è la pavimentazione per 600 km di Ruta 7

28 gennaio – giorno 17 – COCHRANE

Meteo: ⛅ 15-25
Distanza: 47 km (946)
Dislivello: 846 m (13.216)
Ripio: 44 (324)

Ieri sera abbiamo cenato in un food truck con due ottimi panini con bistecchina, lattuga e pomodoro e stando seduti su una panca con vista sul Rio Bertrand. Puerto Bertrand è un ammasso di case nate in seguito allo sviluppo del rafting sul fiume omonimo. Pochi negozi che ti ladrano, come quando abbiamo preso il pane pagato il doppio, solo perché non c’è concorrenza.

Durante la colazione parliamo un po’ con due ciclisti di Avignone che già avevamo incrociato ieri, loro sono partiti da Chaiten dove sono arrivati con un ferry. Io e Manuela ci domandiamo quanti siano quelli che iniziano la Carretera dal km 0 di Puerto Montt. Fino ad oggi non ne abbiamo visti molti. La zia Ester, alla fine, nonostante i suoi divieti si è rivelata socievole, ci ha tenuto nel suo frigo il nostro cibo più deperibile come uova, burro e frutta.

Partiamo che sono quasi le nove ed io sono già in bermuda, il mio maglione comincia ad avere un olezzo non proprio di violette, ma per fortuna ultimamente non facciamo molta vita sociale, prima o poi troveremo anche un posto decente per lavare la biancheria. I primi chilometri li facciamo in parte al Rio Baker, il colore dell’acqua è di un azzurro talmente intenso che mi ricorda quello che vedevo secoli fa in un torrente dietro il mio ufficio vicino a fabbriche che ci scaricavano porcherie chimiche, qui invece l’acqua è pura e arriva direttamente dai ghiacciai.

Panorama verso il Rio Baker

Ad un certo punto, incontriamo un tipo solitario, ci fermiamo per la solita chiacchera tra ciclisti e parliamo in spagnolo lui un po’ meno peggio di noi, ma tutti e tre piuttosto patetici. Ad un certo punto, ci chiede di dove siamo: Italiani che vivono in Québec e subito: quindi parlate in francese? Ovvio. Sono cinque minuti che facciamo strafalcioni in spagnolo e scopriamo che questo tizio arriva dalla Normandia! Saluti in francese e si riparte, lui, nonostante le quattro borse riparte a razzo, beata gioventù, e noi al nostro lento e inesorabile passo.

Nuova sosta alla Confluencia Rio Baker y Rio Neff per qualche altra foto. I due torrenti si riuniscono in un magnifico canyon estremamente pittoresco. La sosta fotografica vale sicuramente i 15 minuti persi sulla tabella di marcia, nonostante la temperatura aumenti sempre di più. Sembra di ritornare a quel maledetto caldo dei primi giorni. Mangiucchiamo qualcosa in piedi verso le 11 e ricominciamo a pedalare. Verso le 13, in un parcheggio all’ingresso del Parque Nacional Patagonia, ritroviamo il giovane normanno che sta pranzando. Ripartiamo verso altre salite e salitelle, mentre il ragazzo continua il suo lauto pranzo; ci ha detto che lui non si fermerà a Cochrane, ma continuerà verso sud, per noi invece il paesotto sarà la fine della tappa di oggi.

Durante una discesa, naturalmente sul ripio, dovendo fare attenzione alla strada, non mi accorgo che i miei bellissimi occhiali da sole che uso da una ventina di anni, sono caduti. Forse era anche ora di cambiarli, ma oltre ad avere ottime lenti, gli ci ero affezionato. Mierda! Arrivati quasi a Cochrane, il ministero dei trasporti cileno ci fa un regalo, gli ultimi tre chilometri sono pavimentati, un bel modo per darci il benvenuto.

I colori dell’acqua del Rio Baker

Troviamo da dormire da una signora proprietaria dell’Hostal Central. Abbiamo una doccia calda, anche se non ben miscelata come al solito, l’uso di un fornello e laviamo le nostre cose in un lavatoio nel cortile interno. La zia mi aveva visto con le sole calze in mano, quando le ho chiesto se potessi lavare, ma alla fine si ritrova con un bucato steso, il suo sguardo è molto eloquente, capiamo che non gradisce, la biancheria stesa non è bella da vedere per i potenziali nuovi clienti che vogliono mettere la tenda nel cortile, ma noi con mille scuse facciamo finta di non capire e finiamo il nostro bucato. Comunque, il disturbo ottico dura solo un paio di ore, il sole caldissimo ed il vento patagonico ci permettono di raccattare le nostre cose molto velocemente.
La spesa la facciamo in un supermarket, che hai i prezzi decisamente inferiori a quelli degli ultimi giorni e ci offre anche più scelta. Cuciniamo la nostra pasta e ceniamo in giardino sotto una pergola con un cane che ci guarda con occhi languidi per poter avere qualche boccone di cibo. Momento del “Caro diario”, preparazione delle borse già questa sera per guadagnare un po’ di tempo ed avanzare il più possibile verso Caleta Yungay a prendere la barcaza che ci farà avvicinare a Villa O’Higgins. Per domani previsioni meteo buonine, dopodomani misto pioggia.

Cartelli stradali che ti annunciano la buona o la cattiva novella

Carretera Austral – 22/24 gennaio – Da COYAIQUE a CAMPING DOÑA DORA

22 gennaio – giorno 11 – EL BLANCO

Meteo: ☀️18-20 gradi
Distanza: 35 km (653)
Dislivello: 590 m (8.472)
Ripio: 0 R (110)

Pronti, partenza, via. Anzi no, Manuela non trova più il suo Garmin. Comincio io a svuotare completamente le borse dato che sono il più sbadato ed in più la sera sono io che carico i GPS; cerchiamo anche in camera, ma non troviamo nulla. Finalmente il GPS nero si era mimetizzato sul fondo di una delle borse nere della mia gentil consorte che questa volta si deve arrabbiare solo con sé stessa.
Oggi tappa breve per riposarci e non volendo restare fermi in un posto che non offre nulla di interessante per un’intera giornata, decidiamo di spostarci fuori città. Siamo in una zona che ricorda un po’ le colline toscane, dopo poco troviamo un bel posto che sarebbe l’ideale, ma fare 15km ci sembra indecente, decidiamo di proseguire fino al villaggio di El Blanco pernottando in un campeggio che fa anche hostal. In più c’è anche un negozio di alimentari che mi fornirà una bella birra per la cena ed un paio di gelati per festeggiare la metà della Carretera Austral.
Il campeggio Las confluencias è sicuramente il più bello visitato fino ad oggi. Qualche bella camera, spaziosa e pulitissima sopra la casa dei proprietari ed una zona tende con tettoia per ripararsi da pioggia o vento, lavatoio esterno per biancheria e stoviglie ed una sala comune spaziosissima. Una sistemazione veramente ottima per passare un pomeriggio di riposo.

Le colline toscane della Patagonia

Dopo la solita passeggiatina e la pennichella pomeridiana ci trasferiamo nella cucina della zona campeggio per preparare la cena. Qui conosciamo due parigini, Morgan e Nicolas, che viaggiano in bici da parecchi mesi, arrivando da Cusco in Perù. L’approccio è sempre lo stesso, da dove vieni, dove vai, dove abiti, poi si passa a discussioni sulla vita di tutti i giorni e sulle tradizioni del proprio paese. La differenza di età tra le due coppie, siamo “vecchi” come i loro genitori, ci porta a discorsi abbastanza generici; però, nonostante tutto, passiamo una bella sera in compagnia di persone che hanno la nostra stessa passione.
Domani è prevista pioggia dal pomeriggio, quindi vogliamo partire presto per evitarne il più possibile.

23 gennaio – giorno 12 – VILLA CERRO CASTILLO

Meteo:🌦️ 15-20 gradi
Distanza: 65 km (718)
Dislivello: 988 m (9.470)
Ripio: 0 R (110)

Alle 7:30 siamo già sulla strada, oggi nel programma ci sono tre lunghe salite con altrettante discese. La cosa positiva è che non c’è niente di veramente duro.

I nostri compagni di “barca” del traghetto di Hornopirén ritrovati dopo una decina di giorni

Stiamo pedalando da una ventina di chilometri e quando passiamo vicino ad un bel posticino all’inizio del Parque National Cerro Castillo vediamo uscire da una casa 4 ciclisti che si immettono sulla strada dietro di noi e ci raggiungono. Li riconosciamo subito, sono i quattro nostri compagni spagnoli dell’avventura sulla barca durante la traversata da Hornopirén. Continuiamo la giornata pedalando con loro fino alla fine e pernottando nello stesso Hotel Restaurante Ruta 7 Sur.

Arrivati quasi a destinazione ci perdiamo una delle foto iconiche della Ruta 7: i tornanti di Villa Cerro Castillo. In piena euforia da discesa a palla dietro al nostro nuovo amico spagnolo Raphael passiamo il mirador dove si avrebbe la migliore posizione per prendere il famoso scatto e quando c’è ne accorgiamo è oramai troppo tardi, ci accontentiamo della foto fatta qualche tornante più in basso, chi cavolo ha voglia di risalire!

I tornanti prima di Villa Cerro Castillo

L’hotel non è affatto male, sgranocchiamo qualcosa in camera, poi doccia e il mitico pisolino. Ceniamo con del pesce al ristorante dell’albergo e passiamo a salutare gli spagnoli che non sono ancora a tavola e si stanno cucinando un bel salmone comprato in paese. Nel loro bilocale, ci offrono un bicchiere di vino, che come sempre è bevuto parlando di viaggi passati e futuri, consuetudini nazionali e cose varie.
Oggi sarebbe anche stata giornata di manutenzione bici con pompaggio pneumatici, verifica raggi e viti varie, olio catena, ma visto il meteo abbiamo volutamente “dimenticato” l’appuntamento.

Non è un quadro, ma la finestra della nostra camera

Disquisizioni filosofiche – Viaggiare in bicicletta

Il viaggio in bicicletta non è solamente uno sport od una visita turistica a luoghi che si raggiungono pedalando, è anche conoscere gente di diverse culture, origini ed abitudini. Quando affrontammo il nostro primo viaggio, incrociammo una sola coppia di cicloturisti ed una ciclista solitaria, ma eravamo su un percorso sconosciuto. Già sul Southern Tier in USA qualche persona di più, ma niente di speciale. Arrivò la Pacific Coast, percorso piuttosto famoso e che ci ha regalato nuovi incontri, ma mai come la mitica Carretera Austral, qui si incrociano persone praticamente ogni giorno, si incontrano e reincontrano viaggiatori in gruppo, in coppia o da soli, di tutte le età, classi sociali e che arrivano da tutto il mondo. Si parla con loro, si pedala assieme e si resta in contatto. Ho avuto poche esperienze di viaggio in bicicletta, ma ciò che ci sta lasciando questo viaggio è qualcosa di particolare che sono sicuro, ci resterà per sempre.

24 gennaio – giorno 13 – CAMPING DOÑA DORA

Meteo:🌧️
Distanza: 81 km (799)
Dislivello: 1155 m (10.625)
Ripio: 68 R (168)

Questa mattina, partiamo più velocemente del solito, purtroppo subito in salita e dopo soli 13 km diciamo addio alla strada pavimentata che ritroveremo, sempre che ci si arrivi, solamente in Argentina a El Chaltén.

L’ultimo chilometro pavimentato prima dell’Argentina

Per aggiungere una nota di piacere comincia a piovere e noi ci vestiamo per affrontare quella che sarà una lunga giornata molto bagnata. Il ripio è veramente brutto, pieno di buche e di calamina, un’altra bella caratteristica della Carretera Austral. Qui la chiamano calamina, da noi in Quebec table à laver, gli anglofoni washboard. La calamina è una delle tante bestie nere che ci tocca affrontare, una serie di cunette successive,  distanti una, due o tre spanne una dall’altra, che ti spaccano i polsi e ti rimbambiscono, se vai piano non avanzi, se vai veloce rischi di spaccare tutto, te compreso. È un continuo andare a destra e sinistra della carreggiata per cercare il punto meno peggio su cui pedalare.

Incontri

Al 45esimo chilometro passiamo davanti ad una garitta in cui si ripara una poveretta che controlla l’inizio di uno dei tanti cantieri di pavimentazione della Ruta 7. Per fortuna, da qui in avanti, il ripio sarà meglio fino alla fine della giornata. Al chilometro 25 della nostra bella giornata, mentre piove e tira vento, vediamo due tizi che agitano le braccia e ci fermano. Sono due ciclisti brasiliani che ci raccontano di aver dormito nel fabbricato in costruzione per gentile concessione del proprietario, che vista la meteo orribile oggi li accompagnerà con il proprio pickup fino a Puerto Rio Tranquilo. Insistono per farci entrare a vedere dove si può dormire ” restate qui, è assurdo continuare, è pericoloso, restate…”. Manuela si fa convincere ad entrare, mi dice poi che era per fare una pausa dal diluvio, io la seguo ed all’interno del fabbricato vediamo anche una coppia di olandesi che sembrano piuttosto provati. Il brasiliano continua ad insistere per farci restare qui ed alla fine gli rispondo secco che siamo in Patagonia, non a Copacabana, quindi bagnarsi fa parte del gioco. Le previsioni sono brutte per tre giorni, quindi non serve a nulla fermarsi, il discorso è chiuso, usciamo e ci rimettiamo in sella, mentre la combriccola parte in auto con l’insistente personaggio che sale sul veicolo con occhiali da sole e cache-cou. Con il cielo grigio e la pioggia? Boh! Anche questo è cicloturismo, forse il brasiliano pesava che pedalare sulla Carretera Austral, fosse come fare un giro sul set del film Bellezze in bicicletta. Non li abbiamo mai più incrociati.

Dopo Villa Cerro Castillo

Partiti i brasiliani e gli olandesi, penso di essere stato troppo brusco con chi voleva solo essere gentile, ma un consiglio, anche con le migliori intenzioni, non lo si ripete insistentemente 4-5 volte! Continuiamo sotto la pioggia, verso le 11:30 sosta per un lauto pasto a bordo strada: resti di patatine, un Mars, una pesca per me ed una banana per la signora, un po’ di arachidi. Si riparte.

Un cane bisognoso di affetto che ci ha seguiti per qualche chilometro

Eccoci su una bella salita, poi una discesa ripida di 5 km interrotta un paio di volte da due muri piuttosto ripidi da affrontare con cautela, ed infine gli ultimi 25 km più in discesa che in salita. Arriviamo così al Camping Doña Dora. Sta ancora piovendo a dirotto e chiedo alla proprietaria se ha una cabaña. Ce ne propone una per una cifra irrisoria, accettiamo subito e lei ci viene addirittura ad accendere la stufa a legna. Quella che era cominciata come una pessima giornata sembra debba finire con una serata degna del Ritz di Place Vendôme. Il posto è molto carino, rustico, per usare un eufemismo, ma ci sentiamo dei pascià. Doccia improponibile, quindi si salta la tappa igiene, ceniamo guardando fuori dalla finestra papere e galline che razzolano intorno a noi e dopo aver steso i vestiti ad asciugare, sciacquato i piatti, preparato il necessario per la colazione, ci infiliamo nei sacchi letto. Domani è prevista altra acqua, ma la tappa sarà veramente corta, quindi non possiamo lamentarci, siamo o non siamo in Patagonia? Il panorama di oggi era ancora una volta incantevole. Montagne innevate, laghi glaciali dai colori magnifici, un bosco morto pieno di tronchi secchi. Peccato per la pioggia incessante che ci ha inumidito fino alle parti più nascoste, comunque ogni chilometro è stato memorabile.

Vicine di campeggio

Carretera Austral – 20/21 gennaio – Da VILLA AMENGUAL a COYAIQUE

20 gennaio – giorno 9 – REFUGIO CABAÑA CHINOOK

Meteo: ☀️20-30 gradi
Distanza: 81 km (551)
Dislivello: 861 m (6.982)
Ripio: 0 R (110)
Traccia: https://ridewithgps.com/trips/146085680

La signora, che ieri sera ci sembrava scorbutica, si rivela invece di buona ciacola e ritardiamo la partenza fermandoci a parlare con lei per un po’ di tempo. Si discute di famiglia e di figli, tesse elogi dei suoi che oramai sono autonomi e via da casa ed ascolta quanto le raccontiamo della nostra. Alla fine, constatiamo che i valori famigliari non sono molto diversi dai nostri anche se viviamo dall’altra parte del mondo. Una sua domanda ci fa sorridere e riflettere su certi stereotipi: È vero che la mentalità italiana è molto machista?
Dobbiamo spiegare che le mentalità sono molto cambiate rispetto a quelle dei primi immigrati italiani di fine ‘800, che forse quella era l’immagine che avevano lasciato i nostri compatrioti arrivati qui in gran numero un secolo fa. Contiamo a discutere su come si educano oggi i figli, della figura della donna al lavoro ed in pochi minuti riorganizziamo il ministero della famiglia di Cile, Canada ed Italia.
Salutiamo la signora dell’hostal e partiamo con una bella temperatura fresca. Poco dopo essere usciti dal paesino passiamo sotto una magnifica parete di 4-500 metri di granito, peccato sia qui, se fosse di più facile accesso, sarebbe sicuramente piena di vie d’arrampicata. Durante una sosta mangiucchiando frutta secca, restiamo con il naso all’insù a ricordare i bei tempi in cui eravamo alpinisti, poi io mi ricopro di crema solare e via verso i prossimi chilometri. Ieri abbiamo passato il cartello dei 500, siamo quasi a metà e fra un paio di giorni si continuerà esclusivamente sul ripio.

Le pareti dopo Villa Amengual

Come sempre durante il giorno la temperatura si alza di molto, ma senza raggiungere i livelli di ieri, a mezzogiorno per il pranzo sfruttiamo i tavolini del giardino comunale di Villa Manihuales. Scriviamo al proprietario di un refugio con buone recensioni ed in cui vorremmo passare la notte, poi ci rimettiamo in strada. Il vento è aumentato ed è frontale, una folata fa quasi cadere Manuela, gli improperi non si risparmiano, ma la forza di questo vento non sarà nulla rispetto a ciò che ci aspettiamo più a sud. Poco prima di arrivare a destinazione prendiamo la X-50 in direzione di Puerto Aysen, questa variante alla Carretera è oramai preferita al percorso originale che, anche se più corto, ha un ripio orribile. Ci si reimmetterà sulla strada principale a qualche chilometro dalla città di Coyhaique.

Non buttare immondizia, non essere un maiale

Al nostro contatto per il refugio avevamo detto che saremmo arrivati da lui tra le 16 e le 17, ma arrivando prima il cancello è chiuso e ci sediamo per terra ad aspettare dato che i cellulari in questa zona non funzionano e non esistono campanelli. Puntualissimo, all’orario concordato Jaime arriva ad aprirci e ci accompagna alla nostra dimora, questa sera alloggeremo in un bel chalet con un grande soggiorno, una camera da letto, il bagno ed un porticato. A pochi metri da noi c’è un piccolo fabbricato usato come atelier e poi la casa del nostro ospite.

Portiamo le borse all’interno, distendiamo la tenda ad asciugare al sole, laviamo e distendiamo un po’ di biancheria e poi, come d’accordo, ci dirigiamo alla casa del proprietario del Refugio Chinook. Dall’esterno l’architettura della casa ha qualcosa di orientaleggiante, gli angoli del tetto si rialzano come nelle pagode, quando entriamo sentiamo un odore di vecchi mobili, alle pareti dei bei quadri e lampade italiane, guardandoci attorno notiamo che la casa non è come tutte le altre che abbiamo visto qui in Cile ed è qui che comincia il racconto di Jaime, il proprietario. Ci racconta che l’ha comprata da un antiquario olandese appassionato di cultura asiatica, che l’aveva costruita per viverci, ma, dopo due soli inverni, decise che la Patagonia non faceva per lui e quindi la mise in vendita. Jaime l’acquistò ed ora ci passa sempre più tempo affittando lo chalet adiacente ai pescatori che vengono anche dall’Europa per pescare il prelibato salmone Chinook, ci dice che nel torrente sotto casa sono stati pescati pesci da oltre 35 kg (a scanso equivoci documentati da fotografie). Ad un certo punto, veniamo interrotti dal suo amico Jack, un americano originario del nord dello stato di New York, Jack ha acquistato una particella del terreno di Jaime e ci ha costruito la sua casa. Adesso è qui per chiedere al suo amico se ha bisogno di qualcosa dato che sta andando a 22km a Villa Manihuales a fare la spesa; io ne approfitto per chiedere se mi prende una birra per la mia cena. Dopo l’interruzione, continua il racconto di Jaime che una volta era un giornalista politico, poi si stancò della corruzione dilagante in Sud America e passò al giornalismo turistico. Mentre viveva in Brasile scrisse per diverso tempo per un importante quotidiano di San Paolo ed oggi ritiene di saper scrivere meglio in portoghese che in spagnolo, raccontandoci la sua vita sparisce nella stanza in parte tornando con alcuni suoi articoli sull’Italia.
Lo salutiamo dicendogli che continueremo volentieri il discorso dopo esserci lavati ed aver cenato. Appena tornati allo chalet il suo amico Jack bussa alla porta per darmi non una, ma due lattine di birra fresca che rifiuta di farsi pagare. Dopo cena, saliamo nella parte alta della proprietà dove Jaime ha costruito un altro rifugio con una bella sala comune ed una zona notte con dormitorio. Ci spiega che sta facendo qualche lavoro per migliorare la proprietà, di lavorare nel giornalismo non ne ha più voglia, non riesce più a sopportare i compromessi, quindi oggi a 67 anni ha detto: “Ciao bye” e si vuole ritirare definitivamente qui.
Ci fa poi entrare nella casa di Jack, si parla e si ricostruisce il mondo. Razzismo, avversione verso i francofoni nel Canada anglofono, varie storie cilene, americane, canadesi ed italiane, tirando sera c’è chi si scola altre birre, non noi ciclisti che vorremmo andare a dormire. Torniamo a casa di Jaime per pagarlo e si comincia a parlare di musica; prima ci racconta di come certi cantanti italiani che noi consideravamo “nazionalpopolari” avessero fatto un successone in Cile e nel resto del Sud America. Come me, anche lui ascolta musica di ogni tipo e guadagna ancora più considerazione quando mi dice di essere un appassionato degli Inti Illimani, il mitico gruppo cileno della mia gioventù, secondo lui, al di là del discorso politico, erano dei geni a livello artistico.
Questa sera abbiamo avuto, ancora una volta, un bell’incontro con una persona estremamente colta e piacevole; non sappiamo se è solo fantasia oppure è proprio vero che la gente della Patagonia sia tutta così socievole. Non siamo autori famosi come Bruce Chatwin o Louis Sepulveda che giravano da queste parti alla ricerca di storie sentite a destra o a manca, ad ascoltare di Butch Cassidy, del milodonte o del vecchio pilota Capitano Palacios, siamo solo due ciclisti che stanno percorrendo uno dei più famosi e magnifici itinerari del pianeta, un itinerario che ogni cicloturista, motociclista, backpacker dovrebbe percorrere nella sua vita.
Sono quasi le 23 quando andiamo a dormire, oggi uno sgarro alla regola, ma ne valeva la pena.

21 gennaio – giorno 10 – COYAIQUE

Meteo: 🌦️18-20 gradi
Distanza: 66 km (618)
Dislivello: 900 m (7.882)
Ripio: 0 R (110)
Traccia: https://ridewithgps.com/trips/146085691

Ieri sera, parlando con Jaime, gli avevamo chiesto se valesse la pena deviare per Puerto Aysen. Prontamente, lui ci risponde che il suo caro amico Cesar viveva in quella città ed era caduto in depressione perché piove sempre; sembra che sia addirittura il posto più piovoso del Cile. In effetti, nei dintorni di Villa Manihuales, si vedevano tantissimi pioppi che non sono certamente alberi da zona secca. Per confermare quanto appena dettoci, le previsioni di oggi sono pessime e quindi… bye bye Puerto Aysen, ci dirigiamo direttamente a Coyaique. Tanto per parlare di pioggia, questa mattina partiamo sotto l’acqua, ma la fortuna è dalla nostra parte e dopo poco possiamo spogliarci e ripartire più leggeri.
Qualche chilometro e ci si ferma in un bel posto a mangiare della pasta fritta con un caffè. Vedendo le bici, una coppia, lui australiano e lei colombiana, ci interroga su dove andiamo, da dove veniamo, gli “WOW” si sprecano e la signora prima di andarsene fa un reportage fotografico completo ai nostri mezzi. Durante la sosta ricomincia a piovere e così sarà per le prossime due ore, quando decidiamo di fermarci per la pausa pranzo, troviamo solo uno strapiombo roccioso che fiancheggia la Ruta 7 e così ci tocca mangiare in piedi, ma almeno all’asciutto.

Pausa pranzo al riparo di uno strapiombo

Si ricomincia sempre sotto la pioggia ed arriviamo al tunnel in salita indicatoci da Jaime; la prima parte è aperta sul lato a valle e la seconda molto ben illuminata, anche se noi preferiamo accendere le nostre luci per ulteriore prudenza. Finalmente, ritorna il sole, ci si spoglia per la seconda volta e si riparte.

Bloccata a terra o problemi mentali apparsi dopo troppi chilometri?

Bella discesa che ci rinfresca, entrata in città e ricerca dell’alloggio per la notte. Ci affidiamo al punteggio di Booking, ma questa volta il posto si rivela inferiore alle note pubblicate, tutto è passabile, ma la cucina a disposizione dei clienti è veramente sporca. Il pomeriggio di relax si rivela un avanti e indietro dall’ostello, prima in una direzione per l’acquisto del gas, poi dall’altra per la spesa in un buon supermercato, poi di nuovo dalla parte opposta per il ristorante, alla fine ci saremo fatti una buona decina di km a piedi prima di ritirarci per la notte.
Prima di spegnere la luce, scendiamo in cucina a cuocere uno dei nostri classici piatti da mezzogiorno, uova sode e wurstel. Con questa accoppiata poco ingombrante, abbiamo due pasti garantiti con proteine, poco peso e reperibile quasi ovunque. Forse non saranno la miglior dieta per uno sportivo, ma alla qualità ci penseremo al nostro ritorno, come disse una nutrizionista: Durante un lungo sforzo fisico come il nostro, mangia ciò che puoi e che riesci a mangiare, l’importante è mangiare.
Ultima azione della giornata, una breve video chiamata alla nostra princess per tenersi sempre in contatto ed essere aggiornati sulla sua vita da studentessa montrealese.

Carretera Austral – 17/19 gennaio – Da VILLA VANGUARDIA a VILLA AMENGUAL

17 gennaio – giorno 6 – LA JUNTA

Meteo: ☀️10-30 gradi
Distanza: 38 km (339)
Dislivello: 505 m (4.086)
Ripio: 0 R (83)
Traccia: https://ridewithgps.com/trips/146085663

Oggi sveglia alle 6:45, apro gli occhi mezz’ora prima della sveglia, ma mi giro dall’altra parte e mi riaddormento come un sasso subito dopo. Oggi impieghiamo un po’ più di due ore per partire, al posto dell’abituale ora e mezza. Siamo un po’ stanchi, 4 mesi fa, sulla Pacific Coast avevamo cominciato ad ingranare molto più velocemente, ma quella, in confronto al nostro attuale viaggio, era una passeggiata. Oggi tappa corta, solo una quarantina di km, poiché ho proposto a Manuela di dormire in un letto per fare una mezza giornata di riposo e rilassarci un po’.


Alla fine di una delle poche salite odierne, ci fermiamo davanti ad una casa, dove una signora ha piazzato un rimorchio, che usa per preparare caffè e sandwich. Ha un frigo, un bollitore per l’acqua, Nescafé e tutto ciò che serve per proporre ai viandanti una piacevole sosta all’ombra della tettoia costruita in parte. Mentre noi prendiamo il nostro caffè lei sparisce e, quando ripartiamo, vediamo che è tornata nel giardino di casa a stendere il bucato. Questo ci fa dedurre che i clienti non siano molti e la casa deve continuare ad essere gestita.
Arriviamo a La Junta, villaggetto carino e troviamo velocemente una camera nell’hostal Tia Lety. La casa sarebbe anche carina se fosse tenuta con più amore, ma il giardino sgarrupato, pieno di carabattole e una proprietaria piuttosto scorbutica abbassano la qualità del posto. Vedendo una lavatrice, chiediamo se è possibile lavare dei vestiti, ma quando ci dice il prezzo assurdo, decidiamo di arrangiarci lavandoli a mano e stendendoli al sole ed al vento, in un paio d’ore il nostro guardaroba è tutto quasi pulito, quasi profumato e asciutto.

Hostal Tia Lety, camera con gatto

Completiamo la nostra piccola ribellione mangiando in camera anche se sarebbe vietato. Segue un pisolino ristoratore e poi l’uscita per la spesa. La sera ceniamo in un ristorante e vi ritroviamo i due svizzeri con il camper incontrati dopo il campeggio di Lago Rio Negro. Uno dei due è più scoraggiato che mai dato che non hanno ancora risolto i problemi meccanici, ci dice che sarà l’ultimo viaggio della sua vita in camper, il suo amico la prende più con filosofia ridendo della sfortuna che si accanisce contro di loro. La serata passa piacevolmente in loro compagnia e rientreremo solo alle 22. Ancora una volta gli incontri sulla Carretera confermano quello che oramai è il piacevole complemento ai viaggi in bicicletta: l’incontro con le persone.

18 gennaio – giorno 7 – Coordinate 44.55687S, 72.47754W

Meteo: ☀️6-30 gradi (anche più per me)
Distanza: 80 km (419)
Dislivello: 960 m (5.016)
Ripio: 15 R (98)
Traccia: https://ridewithgps.com/trips/146085622

Sveglia con comodo, colazione all’hostal e con gli affettati che ci vengono serviti in abbondanza prepariamo un paio di panini utili per il pranzo. Fin dalla partenza Manuela continua a lamentarsi del proprio deragliatore, comunque a mezzogiorno arriviamo a Puyuhuapi dove incontriamo la coppia franco-belga. Pranziamo in riva al fiordo mentre la temperatura continua a salire.

Rio Quelat

Quando riprendiamo pedaliamo per un po’ arrivando ad un campeggio con cabañas, ma è veramente presto, poi arriviamo ad un altro spot suggerito su Facebook da un noto cicloviaggiatore veneto dove si dice si possano anche avvistare dei delfini, lo stesso posto è segnalato anche su OsmAnd, ma sono solo le 15 ed allora continuiamo. Altro spot segnalato da iOverlander, non male, ma ancora presto. Saranno le 17:30 quando vediamo un buco negli alberi e poco lontano un bel torrente.

Campeggio sul rio

Il sito è ben nascosto e dalla strada non si vede nulla, ci sistemiamo in uno spiazzo sul quale qualcuno ha costruito un riparo per il sole con un paio di enormi foglione e cominciamo a sistemarci per passare la notte. A turno andiamo al torrente a lavarci e, data la poca corrente e la profondità inesistente, l’acqua non è nemmeno fredda, dopo una giornata come quella di oggi, direi che è piacevole rinfrescarci anche in questo modo rudimentale.
Non passa un’ora che spuntano un paio di ciclisti sicuramente lì per il nostro stesso motivo, loro però decidono di girare a sinistra e spariscono dietro la vegetazione, li vedremo dopo un po’ in ammollo come noi nel torrente, anche se piuttosto lontani li riconosciamo: è la coppia franco-belga. Noi continuiamo con la cena, il solito dopocena e finalmente, verso le 20 montiamo la tenda. Sono solo le 21 quando ci infiliamo nei sacchi letto e come al solito io dopo qualche minuto, passo già in un’altra galassia.
La notte, mi capita di dover uscire dalla tenda ed alzando gli occhi non posso che restare impressionato per la magnifica vista delle stelle. Se non fosse che sono poco vestito ed ho molto sonno starei qui fuori con il naso all’insù molto più a lungo; grazie alla mancanza della luna e di qualsiasi inquinamento luminoso, le stelle sono uno spettacolo fantastico, questa è un’altra delle cose che ci fanno amare il viaggiare in questo modo.

Disquisizioni filosofiche – Il campeggio libero

Come insegna il buonsenso e le esperienze di tanti altri viaggiatori, quando si ha una strana sensazione e non ci si sente in sicurezza nel posto trovato per pernottare, è già un indizio che è meglio cercare altrove. Sperduti nel nulla o in posti più frequentati, certi o con qualche dubbio, è sempre meglio aspettare l’ultimo minuto per montare la tenda ed essere estremamente discreti. Sulla Carretera Austral non abbiamo mai sentito di incidenti avvenuti a chi campeggia in questo modo, ma è sempre prudente rispettare le regole da “Manuale delle giovani marmotte” e ascoltare i suggerimenti di altri ciclisti.

19 gennaio – giorno 8 – VILLA AMENGUAL

Meteo: ☀️ 12-46 gradi (sul Garmin)
Distanza: 51 km (470)
Dislivello: 1105 m (6.121)
Ripio: 12 R (110)
Traccia: https://ridewithgps.com/trips/146085694

Alla partenza, la temperatura si sta già alzando. Ieri la scelta di avanzare così tanto sulla strada era anche per poter affrontare un’altra delle parti toste della Carretera al mattino presto con meno chilometri nelle gambe. Il primo scoglio di oggi, dopo 12 km di ripio discreto, è la Cuesta Quelat, 10 km di salita piuttosto ripida con 16 tornanti. La cosa positiva è che non fa ancora caldo e tafani o coliguachos sono ancora quasi tutti a riposo. In cima alla cuesta incontriamo un cantiere dei lavori di pavimentazione ed abbandoniamo il ripio fino a destinazione.

Una delle grandi salite: la Cuesta Quelat

Piano piano arriviamo alla seconda difficoltà della giornata, la salita che porta al Paso Moraga, la salita è più corta della precedente, ma il Garmin segna 46 gradi centigradi! La temperatura sarà anche sfalsata dal colore nero nel GPS e delle borse nere, ma sull’asfalto, con il sole che ci colpisce la zucca e quei maledetti insetti che ci volano intorno come gli indiani che accerchiano un campo di pionieri nei film sul vecchio West, la salita è estenuante e prima di andare a cercare un posto per dormire, ci fermiamo in un minimarket trovato all’inizio del villaggio per scolarci una bibita fresca.

Arrancando sulla Cuesta

Il primo posto in cui andiamo a cercare da dormire è pieno, ma la proprietaria ci riferisce all’hostal El Michay, gestito da una sua amica. Per cenare invece decidiamo di ascoltare il consiglio della signora del minimarket e ci dirigiamo a piedi quasi un chilometro fuori dal villaggio. Al ristorante La casona nel Bosque, mangiamo molto bene e, parlando con il proprietario, scopriamo che da lui avremmo speso poco di più per delle magnifiche camere con bagno privato. Vabbè siamo o non siamo gente che dorme sotto i ponti?

Arrancando sulla Cuesta 2…in compagnia dei tafani

Ritornati all’hostal salutiamo un gruppo di chiassosi europei che viaggiano con al seguito un furgoncino che gli trasporta bagagli ed eventualmente anche loro stessi sui tratti meno interessanti o troppo faticosi. Oggi indosso una maglietta regalatami molti anni fa dal titolare di un negozio di sport, la loro guida mi fissa, guarda la t-shirt, si avvicina chiedendomi se sono di Brescia. Il tipo, nonostante un forte accento spagnolo, parla perfettamente italiano, è argentino ma ha vissuto per anni proprio nella mia città di nascita, rifornendosi di materiale sportivo nello stesso negozio. Cominciamo a parlare e scopro che ha fatto fantastici giri in bici portandosi addirittura la propria bici in vetta all’Aconcagua. Discussioni inutili su viaggi e modi di fare del cicloturismo, sicuramente non ci incroceremo più dato che i suoi “atleti” viaggiano a velocità che noi non possiamo permetterci con i nostri muli da soma…Mentre io parlo con lui, Manuela si intrattiene con tre giovani parigini che sono in anno sabbatico e percorrono anche loro la stessa mitica strada.

Disquisizioni filosofiche – La pavimentazione della Carretera Austral

Una riflessione sulla Carretera di oggi e quella di “una volta” (costruita dal 1976 al 1996, ultimi 100 km nel 2000): oggi per metà è pavimentata… non è più come quella di tanti anni fa quando era sterrata dall’inizio alla fine.

A chi fa certe considerazioni vorrei dire che è vero che magari chi la fece subito dopo l’inaugurazione fece più fatica di noi, ma vorrei dire ai viaggiatori critici e nostalgici del tempo che fu, che non sono certamente più fighi di quando Livingstone scoprì le cascate Vittoria o ancora prima di Marco Polo quando partì per l’Oriente. La pavimentazione della Carretera Austral è una normale evoluzione di una regione in cui vivono migliaia di persone che magari sono stanche di andare dal punto A al punto B della loro regione respirando polvere ad ogni metro e pagando costi elevati per ricevere merce. Noi siamo qui nel 2023 e percorrere questa strada con la metà della distanza su sterrato, spesso con washboard o calamina per dirla come i locali, non è come pedalare sulla ciclabile dietro casa. Ad ogni epoca le proprie sfide.

Carretera Austral – 14/16 gennaio – Da HORNOPIRÉN a VILLA VANGUARDIA

14 gennaio – giorno 3 – CAMPING LAGO RIO NEGRO

Meteo: 🌧️15-20 gradi
Distanza: 19 km (155)
Dislivello: 434 m (1.791)
Ripio: 19 R (65)
Traccia: https://ridewithgps.com/trips/146085676

La mattina, consumiamo la nostra colazione in albergo e ci dirigiamo verso il molo sperando di poter salire con la nostra prenotazione per domani. No problema! Ci dice uno degli operai, per i ciclisti basta pagare e c’è sempre un posto ed alle 10 si salpa in direzione di Caleta Gonzalo; il viaggio durerà circa tre ore e mezza.

L’imbarco da Hornopirén

A bordo, conosciamo quattro spagnoli con cui condividiamo la nostra preoccupazione: riuscire a percorrere i 10 km di ripio che separano il molo di arrivo da quello successivo in tempo per salire sulla seconda barcaza. Si arriva alle 13:30 e si riparte alle 14:00, tra scarico e carico in bicicletta sarà impossibile e l’unica soluzione sarà quella di chiedere un passaggio a qualcuno.

Il traghetto di Hornopirén
Tra le due barcaze di Caleta Gonzalo

Quando scendiamo dal primo attracco, un cileno solitario ed una coppia under 30 con bici semi-scariche partono a razzo pedalando come dei matti; noi vecchietti riusciamo letteralmente ad “imbarcarci” su una barca trainata da un camioncino. Uno degli spagnoli si installa in una gabbia nel cassone e gli altri tre con “los italianos de Canadá“, come veniamo soprannominati, nella barca con le 6 bici.

Ciclista spagnolo in gabbia

Saremo gli ultimi ad arrivare alla seconda barcaza, ma ce la faremo a salire per il passaggio successivo. Anche i 3 ciclisti allo sbaraglio arrivano sfiniti pochi secondi dopo e saranno accolti con applausi da tutti i passeggeri. Arriviamo a Caleta Gonzalo e ripartiamo sul ripio alla ricerca di un posto tenda; ci fermeremo al Camping Lago Rio Negro, un campeggio rustico che offre bellissimi ripari per la pioggia; noi ci sistemiamo sotto una piccola tettoia che dispone anche di una panca per poter cucinare e mangiare comodamente. Servizi igienici ed acqua potabile sono a pochi passi, una sistemazione a cinque stelle anche per questa notte.

Camping Lago Rio Negro

Disquisizioni filosofiche – Le barcaze

Quella di Hornopirén è forse la più problematica, soprattutto per i 10 chilometri sterrati, di cui una parte in salita, che separano il pontile di arrivo della prima tratta dalla seconda. Sono diversi anni che gli orari sono anti-bici, meglio informarsi sul sito della compagnia. Comunque, le soluzioni sono semplici: pedalare come forsennati (i tre incontrati erano veramente forti e sono arrivati al limite), chiedere un passaggio durante la navigazione o mentre si aspetta il primo imbarco, infine la soluzione più filosofica è di prendersela comoda ed aspettare la successiva, nel 2023 c’erano due barcaze al giorno ed un posto per dormire sotto le stelle lo si trova sempre.

15 gennaio – giorno 4 – PUERTO CÁRDENAS

Meteo: ☀️6-30 gradi
Distanza: 83 km (238)
837 m (2.628)
Ripio: 16 R (83)
Traccia: https://ridewithgps.com/trips/146085702

Sveglia alle 6:30 e solita colazione con Nescafé, pane e marmellata stradolce, poi partenza con una bella salita impegnativa; siamo sempre sul ripio da cui usciremo solo dopo 16 km.

La foresta pluviale cilena

Prima sosta in un belvedere in cui è parcheggiato un camper con due svizzeri che hanno dormito qui. Saluti d’obbligo, frasi di circostanza sul nostro e loro viaggio, sulla pessima qualità del loro mezzo e sulla bellezza del posto in cui ci troviamo. Siamo in una foresta pluviale e si vede: felci alte due metri, enormi foglioni rotondi dal diametro che passa abbondantemente il metro. Fa ancora freschino, ma con il sole che comincia a passare tra gli alberi la temperatura e l’umidità aumenta velocemente.

Una bambina cinquantenne si diverte in equilibrio con lo sfondo del lago Rio Negro


Pedala, pedala e magicamente ci ritroviamo sulla strada pavimentata. La sensazione, soprattutto la prima volta, è strana come strana sarà la sensazione di pedalare tra Chaitén e Puerto Cárdenas, quasi sempre in piano, a volte, anche con un piacevole vento a favore. A Chaitén facciamo la spesa prima di pranzare a “La pizzería”, hamburger e birra alla spina, un sogno. Il top è quando chiediamo alla cameriera dove poter cambiare del denaro e gentilmente lei ci propone di farlo da loro.
Ripartenza, dopo il lauto pasto, ci fermeremo ancora in un villaggetto per comprare una Coca e delle carote. Qui ritroviamo un cavo di sicurezza per la bici che potrebbe sostituire quello che io ho perduto l’altro ieri, il cavo è chiuso, ma noi non abbiamo nulla da fare la sera ed in fondo sono solamente 10.000 combinazioni, chi sarà lo scopritore? Nel pomeriggio pedaliamo in una fantastica valle, da cui si vedono ghiacciai in lontananza, siamo a livello del mare, ma ci sembra di essere in Valtellina, un’enorme Valtellina con una densità abitativa decisamente inferiore.
Si arriva a Puerto Cárdenas, più che un villaggio è una località sulla carta geografica, non c’è nulla! Qualche casa ed un bel lodge costosissimo che non rientra nei nostri piani, quindi attraversiamo il torrente per dirigerci al famoso campeggio libero sotto il ponte.
La mamma diceva sempre: Stai attento che se non studi finirai sotto i ponti! Alla fine sotto il ponte ci sono arrivato veramente, diciamo per scelta. Presa una stradina sulla sinistra arriviamo in uno spiazzo riparato dal vento, all’inizio degli alberi c’è già una tenda, ma l’altra piazzola disponibile è stata usata come toilette da qualche incivile e quindi ci piazziamo direttamente sotto la struttura.

Campeggio sotto i ponti

Vicino a noi, due giovani ragazzi cileni di Santiago sono anche loro in viaggio ciclistico e socializzare è molto facile. Montata la tenda, noi cominciamo a preparare la cena, mentre i due sono ancora al cazzeggio; gli orari cileni per i pasti sono decisamente differenti dai nostri, spesso quando noi andiamo a dormire vediamo gente sedersi a tavola e sembra che sia la regola. Scambiamo ancora qualche parola con i nostri due vicini e chiediamo informazioni sui quartieri più sicuri di Santiago per quando dovremo cercare un alloggio al ritorno dal viaggio. I due discutono un po’ tra di loro e poi alla fine Marcelo ci invita a stare da lui. Naturalmente, siamo contentissimi, con un contatto simile, nella capitale sarà tutto più facile per preparare le bici per il rientro. Le sorprese positive di questi primi giorni di viaggio non finiscono mai. Purtroppo, il suo viaggio si interromperà dopo qualche giorno a seguito della rottura di un pezzo importante del deragliatore posteriore, ma continuerà a scriverci via WhatsApp per avere notizie di noi.

16 gennaio – giorno 5 – VILLA VANGUARDIA

Meteo: ☀️6-30 gradi
Distanza: 63 km (301)
Dislivello: 953 m (3.581)
Ripio: 0 R (83)
Traccia: https://ridewithgps.com/trips/146085661

Come mia abitudine, la mattina preferisco mettere la sveglia abbastanza presto per approfittare del fresco, Manuela rogna un po’ ma anche lei sa che è meglio così ed in futuro apprezzeremo anche il fatto di essere i primi ad arrivare per avere la scelta migliore dove montare la tenda o, a volte, l’unica scelta. Quando metto il naso fuori dalla tenda vedo che la sera precedente, mentre noi stavamo già partendo per mondi paralleli, sono arrivati altri ciclisti e questa mattina ci sono altre sette accampamenti.
Facendo meno rumore possibile raccattiamo le nostre carabattole e ci spostiamo in riva al torrente per fare colazione. Nonostante sia spuntato il sole, fa ancora piuttosto freddo ed il nostro caffè caldo è apprezzatissimo. Sciacquate le tazze e la faccia nel torrente, si riparte anche se con poca voglia vista la temperatura e cosa ci aspetta fra qualche chilometro.

Colazione in riva al torrente

Oggi passo Mornaga, una dei tratti più duri di tutta la Carretera, 10 km di salita continua, alcune rampe superano il 12% e ci obbligheranno a scendere e procedere a spinta. Altro ostacolo e che sotto una certa velocità siamo aggrediti da tafani e coliguachos, altri tafani arancio e neri, grossi il doppio e più difficili da ammazzare. Pedalare con una decina di questi insetti che ronzano intorno tentando di morderti è una pena da aggiungere al caldo ed alla pendenza, purtroppo questi maledetti insetti ci accompagneranno per parecchi giorni e parecchi chilometri.

Le montagne di sfondo alla Carretera Austral

Finita la salita scendiamo fino a Villa Santa Lucia, ci fermiamo ad un minimarket per pranzare incrociando diversi ciclisti. Gli ultimi chilometri pomeridiani prevedono salite facili, seguite da belle discese con il solito monotonamente magnifico panorama delle montagne in lontananza.
Arriviamo a Villa Vanguardia verso le 16:30. Questo è l’ennesimo micro-villaggio scelto come tappa grazie alle indicazioni tratte da un libro di due italiani passati da qui nel 2014; i due parlavano di una signora che offre il suo giardino per piantare la tenda. Troviamo il posto, ma non c’é nessuno, torniamo indietro dove avevamo visto un’auto ferma vicino ad una casa per chiedere informazioni.
Il proprietario ci dice di andare vicino al fiume e così ci troviamo un bellissimo posto dietro l’ultima abitazione della schiera, riusciamo anche a piazzare un’asse a mo’ di tavola per poter mangiare più comodamente. Chiedendo dove sia possibile trovare dell’acqua potabile, gentilmente, la stessa persona ci riempie le quattro borracce più le due tanichette pieghevoli che teniamo come scorta supplementare per queste occasioni di campeggio libero.

Campeggio libero a Villa Vanguardia

Il nostro rito serale comincia: si monta la tenda, si preparano i “letti”, la cucina, ecc. Oggi siamo veramente soli e possiamo tranquillamente scendere al torrente insieme per lavarci lasciando incustodita la tenda e le bici. Quando risaliamo al prato, incontriamo un’auto dei Carabineros de Chile, ci salutano cordialmente e scambiamo qualche parola con loro.
Torniamo “a casa” e prepariamo la cena, il menù di questa sera prevede noodles cinesi, caffè e dolcetto, più due sorsi di Scotch per il sottoscritto. Quando scendo nuovamente al torrente per lavare le stoviglie, vedo che sono arrivati un camper ed una copia di ciclisti. I due in bici sono una giovanissima coppia franco-belga che è in viaggio da parecchi mesi, partiti dal Perù, sono passati in Bolivia ed ora sono anche loro sulla Carretera Austral. Torno al nostro accampamento, riferisco l’incontro a Manuela, ho il mio momento “Caro diario “, denti e nanna.
Anche oggi è stata un’altra giornata pedala, mangia, dormi e domani ripeti.

Carretera Austral – 12/13 gennaio – Da PUERTO MONTT a HORNOPIRÉN

12 gennaio – giorno 1 – CONTAO

Meteo: 🌬️20
Distanza: 60 km (60)
Dislivello: 697 m (697)
Ripio: 0 R (0)
Traccia: https://ridewithgps.com/trips/146085722

Sveglia ore 7, colazione, carico bagagli e partenza alle 9 come le signore avevano detto, naturalmente pago il mio debito di gioco anche se malignamente potrei dire di aver fatto un buon investimento per poter partire un po’ prima. Juan e Miriam, i due argentini sono in strada con noi e ci scattano la foto della partenza.

Partenza dall’hostal Mi Hostal Tu Casa di Puerto Montt

Con qualche fatica di orientamento in un dedalo di viuzze in salita, arriviamo al Mirador Manuel Montt dove scattiamo la foto di rito al chilometro 0 della Ruta 7, la famosissima Carretera Austral!

Il km 0

Discesa rapida per una seconda foto alla scultura Sentados frente al mar. Non stiamo a sindacare sulla bellezza di quest’opera alta sei metri e che rappresenta due innamorati seduti sul lungomare di Puerto Montt; però sono simbolici, saranno un ricordo e, come fanno altri turisti, anche noi chiediamo a qualcuno di fotografarci.

Sentados frente al mar

Visto, piaciuto e via. Dopo poco nuova sosta e nuova foto, questa volta siamo al chilometro 0 “tecnico” con il cartello stradale.

Il km 0 della Ruta 7

Finalmente la vera partenza, una ciclabile ci fa uscire dalla città al sicuro dal traffico facendoci pedalare a fianco della famosa, mitica, ambita, sognata Ruta 7; non ci sembra vero, ma dopo tre anni di attesa causa Covid, finalmente siamo qui con le nostre bici cariche di cibo e cose varie per affrontare in ogni condizione i prossimi 1247 km.
Passano solo pochi minuti e vediamo una coppia di persone che ci sta fotografando, vabbè noi ciclisti viaggiatori siamo sempre oggetto di curiosità, ma qui penso che ne vedano spesso di biciclette con le borse. Quando li raggiungiamo scopriamo che sono i nostri amici argentini Juan e Mirna che stanno passeggiando sul lungo mare per rilassarsi dopo la fine del viaggio che li ha portati qui da Bariloche. Salutiamo ancora una volta e via. Alla fine della città finisce anche la ciclabile, proprio in parte ad un negozio di bici gestito da un giovane che ci lascia verificare, gratuitamente e con un “Buona fortuna! “, la pressione delle nostre gomme con una pompa un po’ più professionale della nostra portatile.
Si riparte ed ora siamo proprio soli, traffico a parte che in questo primo pezzo sembra piuttosto sostenuto; iniziamo con delle salite fino al 12% che si fanno sentire. Manuela è stanca, lei non si è più allenata dall’ultima uscita a Quebec ad inizio novembre; io ho subito un’operazione a fine novembre, ma per fortuna ho ricominciato a fare un po’ di vogatore un mesetto fa. Oggi per la foto del chilometro zero avevamo una salita al 18%, quella era tecnicamente infattibile con i nostri mezzi da 35 chili, ma qui cominciare con queste botte non è il massimo della felicità.

Ciclabile sul lungo mare di Puerto Montt
I primi chilometri della Carretera

Il panorama per adesso è carino ma niente di speciale, a volte siamo vicino al mare e vediamo immensi impianti di allevamento del salmone, il Cile ne è il maggiore produttore al mondo; quando si vuole produrre pensando solo al profitto la natura ne subisce le conseguenze e questi allevamenti intensivi purtroppo stanno distruggendo il fondale ovunque vengno installati.

Allevamenti di salmoni

In cima ad una salita, ci fermiamo ad una fermata d’autobus per pranzare ed incrociamo una coppia di giovani di una ventina d’anni stracarichi. L’occhio va alla bici di lei, una bella Bianchi, ma con i copertoni molto stretti, dove andranno? Faranno la Carretera? Con quei copertoncini così stretti, la vedo dura, però non sono affari nostri e quindi continuando a mangiare senza fare le comari su cose che non ci riguardano, finiamo la nostra pausa e ci rimettiamo in sella. Poco prima della partenza una tipa solitaria ci sorpassa come un razzo, “mazza che velocità quella” se continua così sarà alla fine in pochi giorni.

Pranzo alla fermata dell’autobus

Manuela soffre le ripartenze dopo le lunghe pause, io soffro se non mangio regolarmente, ma i due vecchi arrivano finalmente alla prima barcaza, il ferry che in circa 30 minuti ci fa attraversare il fiordo di Reloncavi regalandoci anche una pausa. Sulla barcaza una giovane famiglia di brasiliani di Porto Alegre ci chiede informazioni sul nostro viaggio. Io, usando il mio limitatissimo spagnolo, mi intrattengo con Flavio Bassani, il cui nome non lascia dubbi sulle origini; Manuela viene placcata da loro figlio di quattro anni che vuole giocare con queste strane persone che viaggiano senza auto. Flavio, in un misto di portoghese e spagnolo, mi fa l’interrogatorio e ci chiede di essere aggiornato via WhatsApp sul nostro avanzare verso sud. Veloce scambio di numeri di telefono e quando attracchiamo il loro bambino si mette a piangere perché “i nonni” se ne vanno.

Incontri sulla barcaza


Dopo altri 10 km decidiamo di fermarci nel primo hostal che troviamo sulla strada dormiremo così all’Hostal Reloncavi. Altro trattamento da signori e per questa prima serata ci concediamo anche il ristorante, avremo 2500 km per fare i duri e domani è un altro giorno…

Disquisizioni filosofiche

Le indicazioni del chilometraggio sulla Ruta 7. Abbiamo visto di tutto: una numerazione progressiva, una numerazione decrescente, la sparizione dei cartelli chilometrici. Noi sappiamo di essere partiti a Puerto Montt al chilometro zero ed essere arrivati a Villa O’Higgins al chilometro 1.247. Questo è l’importante.
Gli incontri con gli altri ciclisti. Inizialmente pensavamo che chiunque si incontrasse a Puerto Montt su una bici con bagagli fosse diretto 1.247 km più a sud, invece parlando con le varie persone, abbiamo scoperto una cosa normale, che non ci sono solo “Carreteristi”, ma anche gente del posto che si fa due-tre-quattro giorni di bicicletta nella regione. Come è ovvio che sia.

13 gennaio – giorno 2 – HORNOPIRÉN

Meteo: 🌧️15-20 gradi
Distanza: 76 km (136)
Dislivello: 660 m (1.357)
Ripio: 46 R (46)
Traccia: https://ridewithgps.com/trips/146085669

Partiamo da Contao con la decisione di fare la strada costiera e non la Carretera per evitare una salita definita da tutti impegnativa. Scamonamento sì, ma con i suoi buoni motivi, la strada sarà molto più panoramica e più lunga di 30 km rispetto al percorso originale.

Poco dopo la partenza comincia a piovere, riparati nella solita fermata di autobus mettiamo pantaloni impermeabili e giacca parapioggia e quando siamo pronti smette di piovere. Durante le operazioni di copertura antipioggia, mi cade il mio cavo di sicurezza della bici in mezzo all’erba alta ed io me ne accorgo solo a fine giornata. Oggi, pedalando, osservavo i diversi falchetti che si sbafano un animale morto o che erano appollaiati sui paletti delle recinzioni a bordo strada, ne ho visti tre in meno di cento metri e ho riflettuto sul fatto che qui siano incontri normali, mentre nei nostri paesi oramai sono cosa rara, da osservare a centinaia di metri con potenti obiettivi.
Un’altra riflessione della mia prima giornata sulla Carretera Austral è stata che qui quasi ogni automobilista, camionista o motociclista ci salutava. Il cicloturismo sarà anche di moda, ma solo qualche mese fa eravamo sulla Pacific Coast e ricevere un saluto spontaneo era quasi impossibile. Cosa si può dedurre? Ognuno frà la sua analisi…
Dopo una quindicina di km, vediamo un “autogrill”. Fuori da una casa, una signora ha preparato un baracchino, messo un tavolo con due sedie e ci propone: sandwich, tè e caffè (Nescafé naturalmente). Vista l’ora optiamo per il caffè, lei accende il bollitore e ci chiede se vogliamo taza o tazón. Quando ci serve, ci chiede il nome, ci dà un bacio sulla guancia, ci dice il proprio nome e poi ci chiede di fare una foto assieme. Cute ci direbbe la nostra bimba.
Ripartenza e poco dopo sarà il battesimo del ripio. Siamo al chilometro 19,50 della nostra giornata e lasceremo ‘sta m***a dopo 46 lunghi chilometri. Strada magnifica, nonostante il mio fondoschiena che risente dei sobbalzi causati dallo sterrato di pessima qualità e dal fatto che oggi non ho messo le mutande con il fondello imbottito.

Battesimo del ripio

Lungo la strada possiamo osservare dei piccoli cantieri navali in cui si costruiscono barche da pesca in legno. Nel cortile di uno di questi cantieri ci fermiamo ad osservare un vecchio mastro d’ascia che sta preparando del fasciame partendo da un grosso tronco ed usando solamente una motosega (dovremmo chiamare questo signore mastro di motosega, ma non sarebbe più così poetico), altro che macchinari moderni, questo tipo è un mito.

I chilometri passano lentamente, Manuela si sente ancora poco in forma ed io in salita muoio ad ogni cambio di pendenza, ma almeno stiamo generalmente bene e siamo felici di essere qui. Oramai l’allenamento che avevamo dopo la Pacific Coast è solo un lontano ricordo; essere di nuovo sulla strada però ci rigenera psicologicamente, se fosse per me ci starei per i prossimi anni o fino a quando le mie povere ginocchia reggeranno…
Ritorniamo finalmente sulla vera Ruta 7, facciamo una breve pausa pranzo vicino a due ragazze argentine che sono dirette a nord e mentre mangiamo c’è un solitario che passa velocemente nella nostra stessa direzione. Finalmente, la pena del ripio per oggi è finita e quando, questa sera, scaricheremo i dati del nostro GPS, vedremo che abbiamo tenuto una media di poco più di 13 km/h.
Arriviamo a Hornopirén, prendiamo una camera in un albergo sulla strada principale (l’Albergo Entre Montañas), vicino al centro e, mentre portiamo le borse in camera, una signora che noi definiamo “cittadina” dal modo di vestirsi e di esprimersi, ci chiede come mai oggi ha visto sulla strada così tanti ciclisti stracarichi; la spiegazione è molto semplice siamo tutti intenzionati ad arrivare a Villa O’Higgins, situata un migliaio di chilometri più a sud. Complimenti e wow, si sprecano.
Prima di cenare, usciamo per verificare l’orario della barcaza; con sorpresa scopriamo che quella di domani è già piena. Compriamo i biglietti per il giorno successivo, ma l’impiegato, dapprima un po’ brusco nei modi, perché è l’ora di chiusura, ci suggerisce di presentarci ugualmente all’imbarco poiché spesso le bici le lasciano salire anche con traghetto pieno. Un po’ rassicurati andiamo a cercare un posto per cenare e ci fermiamo in un posto che sembra una fiera alimentare trovando delle eccellenti empanadas ripiene di molluschi, che ci fanno dimenticare gli sballottolamenti di oggi. Torniamo alla nostra camera e facendoci la doccia notiamo ciò che sarà una costante in molti posti: nei bagni non ci sono ganci per gli abiti, il rubinetto della calda è al posto della fredda e l’acqua calda passa improvvisamente da bollente a gelida. Per il resto, sono solo due giorni che pedaliamo e siamo felici come dei bambini in una pasticceria senza la mamma che controlla.

Disquisizioni filosofiche – Il ripio e la calamina

C’era una volta… – Lo sterrato! – diranno subito i miei piccoli ciclisti da gravel. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta il ripio. (Liberamente ispirato dal libro “Le avventure di Pinocchio”).
Chi arriva sulla Carretera Austral fa subito conoscenza del ripio, che non è un semplice sterrato, ma un ammasso di ghiaia che ha una qualità da mediocre a pessima, spesso si trovano pietre dalle dimensioni di palline da tennis. A volte, il ripio è accompagnato dalla sua amica calamina, planche à laver per i francofoni e washboard per gli anglofoni.
La calamina è una serie di avvallamenti perpendicolari al senso di marcia, a distanza spesso regolare di più o meno 30-50 cm e che a noi ciclisti, quando la percorriamo, spacca polsi, chiappe e cervicale.
Questi sono i compagni di gioco di chi percorre la Carretera Austral; nel gennaio 2023 circa il 50 % della Ruta 7 era in ripio e calamina.

Carretera Austral – 8 gennaio 2023 – PUERTO MONTT

La sveglia suona verso le 2 di mattina, io e Manuela abbiamo deciso che la nostra creatura si offrirà volontaria per accompagnarci all’aeroporto per prendere il primo dei tre voli che ci porteranno in Cile.
Nell’ultimo anno abbiamo già imbarcato le biciclette 5-6 volte ed il controllo era sempre stato facile, questa mattina un solerte agente della sicurezza, quando verifica allo scanner la scatola dell’attrezzatura, vede il fornelletto e ci chiede di aprire “…per essere sicuri che non ci siano residui pericolosi…”. Mortacci tua! Non ho mai avuto problemi con gli agenti della TSA Americana, noti per la loro affabilità e simpatia, ed ora un impiegato canadese pensa che il bruciatore del nostro Pocket Rocket sia pericoloso. Naturalmente, siamo in regola ed io posso richiudere la preziosissima scatola.
Ben arrivati a Toronto! per continuare con le buone notizie, scopriamo che il prossimo volo, causa mancanza di personale, subirà un’ora di ritardo. Povero Canada, non sei più quello di una volta, sei diventato il paese dei fonctionnaires. Poi arriva anche il secondo colpo, in attesa del volo per Houston vediamo sull’applicazione di United che due dei tre bagli sono checked-in ma non boarded. Panico, Air Canada avrà colpito di nuovo? già non avevamo una buona opinione della nostra compagnia di bandiera, ma se le nostre bici non arrivano a Santiago cominceremo le vacanze molto male. È a Houston che telefonando al servizio bagagli veniamo tranquillizzati con la conferma che tutti i nostri beni ci stanno seguendo ed infatti, una volta imbarcati sul terzo volo, l’applicazione ci conferma che i tre bagagli sono in stiva.
Cena, nanna e dopo circa 9 ore finalmente si arriva a Santiago del Cile, la prossima fatica è quella di trovare la navetta per il terminal dei bus di Alameda. Qui prenderemo il coche cama premium per Puerto Montt.

Sul Coche Cama Premium verso Puerto Montt

Avremmo potuto percorrere questi 1000 km in aereo, ma con un costo minore, senza bisogno di prenotazioni anticipate o il rischio di perdere il volo perché bloccati in aeroporto in attesa dei nostri bagagli “dispersi”, abbiamo pensato che li avremmo potuti fare su uno dei magnifici bus con sedili reclinabili a 180°. Al terminal Alameda, appena scesi dal bus navetta, abbiamo 10 ore di attesa e, per essere più liberi, portiamo i nostri tre ingombranti scatoloni al deposito bagagli. Non siamo in un bel quartiere ed in più è notorio che le stazioni siano dei luoghi non proprio raccomandabili. Il pomeriggio di attesa è molto lungo, un’empanada, una Coca, un gelato, il tempo non passa più e fa molto caldo. Finalmente, arriva l’ora della partenza. Il nostro posto è al primo piano dell’autobus ed in pole position, in più saremo soli e potremo occupare tutti e tre i posti della prima fila. La partenza è prevista per le 19:15 e così sarà, senza nemmeno un secondo di ritardo. I sedili sono comodissimi e larghi, dopo un po’ di lettura sui nostri Kobo abbassiamo lo schienale e ci prepariamo per una notte in autostrada.

Puerto Montt

Sono le 7:20 del giorno successivo, quando il nostro bus arriva a Puerto Montt, ha percorso 1.000 km ed è arrivato puntuale al minuto! Sarebbe questo il terzo mondo? Non sappiamo se il Cile, oggi, sia considerato un paese del terzo mondo o no, sicuramente non è a livello nord-americano od europeo per la qualità della vita, ma su certe cose può sicuramente dare molte lezioni. Noi gringos siamo ricchi, siamo migliori, siamo…fighi però ci sono ritardi, assenteismo o scioperi perché nella macchinetta dell’ufficio invece della Sprite ci offrono la 7up. Qui arriviamo puntuali dopo 1.000 km.
Il titolare del nostro hostal è puntualissimo ad aspettarci con il suo minivan, un’organizzazione perfetta. Alloggiamo in un quartiere residenziale modesto, l’hostal è un labirinto di corridoi con camere molto piccole ed il bagno in comune, ma l’accoglienza è molto calorosa ed il profumo di detersivo ci conferma l’igiene prefetto del posto. Lasciati gli scatoloni delle bici nel ripostiglio e gli altri bagagli in camera, partiamo per il centro commerciale poco distante per le prime spese di inizio viaggio. Qui troviamo le bombole di gas, un supermercato e cambiamo un po’ di soldi; ieri in una casa de cambio il tasso era migliore, oggi è sceso e noteremo che più scenderemo di latitudine, più scenderà il valore del dollaro americano. Ci compriamo una SIM card cilena per qualche pesos e la carichiamo per il prossimo mese, quando vediamo i prezzi del forfait per avere 10 GB, inviamo maledizioni ai gestori della telefonia nordamericana che grazie alle loro lobbies (un modo anglosassone per definire quella che in Italia è chiamata mafia, ma che gli americani hanno legalizzato) ci fanno pagare una follia.
Nel pomeriggio, all’hostal, conosciamo una coppia di argentini che sono appena arrivati da San Carlos de Bariloche in bicicletta. Ci chiedono di poter recuperare i nostri scatoloni per imballare le loro bici e rientrare a casa (gli scatoloni per le bici sono un bene ricercato dai cicloviaggiatori, lo spirito di collaborazione tra amici è prezioso e sempre apprezzato). Resteremo in contatto con loro anche durante il nostro viaggio e ci ripromettiamo di andarli a trovare in uno dei prossimi viaggi. Il momento della partenza si avvicina, dopo pranzo verifichiamo le previsioni meteorologiche: variabile, sole la mattina e pioggia nel pomeriggio, un meteo perennemente instabile che ci accompagnerà spesso durante tutto il viaggio.
Il giorno successivo riassembliamo le bici, prepariamo le borse e mi accorgo di aver dimenticato a casa il paio di pantaloni pesanti. Avendo solo un paio di bermuda ed una calzamaglia, il mio grillo parlante Manuela mi porta a fare spese per cercare qualcosa di adatto, naturalmente e giustamente oltre a dover comprare dei pantaloni nuovi, devo anche farmi sgridare per la mia sbadataggine cronica. L’ultima sera, incrociamo la proprietaria dell’hostal che ci chiede quando partiremo il giorno successivo. Ironicamente, dopo che Manu ha detto un’ora io sorridendo dico a Patricia che non sarà proprio così, io e la mia gentil consorte viviamo in due fusi orari differenti e per lei svegliarsi presto la mattina è molto difficile. Scommettiamo 1 $ su chi avrà ragione, naturalmente Patricia tiene la parte di mia moglie per pura solidarietà femminile.