COLOMBIA – Caldo, pioggia e las maravillas de la naturaleza

La nostra discesa verso Sud continua ed inizia aprile, il mese più piovoso dell’anno, ma come dice Camilo: No somos de azucar.

1 aprile – Natagaima
Sembrava dovesse piovere, invece la tappa inizia e finisce sotto il sole. Pedaliamo in sandali fin dal primo chilometro e scarpe nelle borse che quando riapriremo ci provocheranno un malessere momentaneo: sentono ancora di formaggio stagionato in decomposizione.
Volevamo dormire in tenda sulla strada all’inizio del deserto de la Tatacoa, ma i 35º C e l’umidità sopra l’80% ci fanno preferire una camera nella città prima del bivio. Siamo due vecchi pensionati, possiamo rimandare ancora per un po’ le scelte da veri duri.
Manuela: Cielo azzurro, cosa rara da queste parti dove sembra piovere sempre. Attraversiamo vaste distese di risaie e penso al duro lavoro degli agricoltori, immersi tutto il giorno nell’acqua tra serpenti, sanguisughe, zanzare e non certo equipaggiati con tenute impermeabili, che vita! Lungo la strada, negozietti vendono oggetti in argilla fatti a mano, il più gettonato? Il porcellino salvadanaio anche in versione gigante. Ieri avevo lavato velocemente le scarpe, illudendomi di ritrovarle profumate alla lavanda, pesce d’aprile ! riusciranno mai i nostri eroi a riutilizzarle senza asfissiarsi?


Qualche giorno fa vedevamo ovunque baracchini che vendevano chicha, oggi ho sentito una vecchia canzone di Inti Illimani: Señora Chichera.

2 aprile – Villavieja
Lo so, sono monotono, però la prima cosa che faccio ogni mattina è riverificare Windy per la meteo (che è altrettanto monotonamente fissa sul piovoso) e oggi cosa ci suggerisce? Forse non la prenderemo!
Pronti, partenza, via verso il deserto. Solita carretera rumorosa, ma con un asfalto ottimo. Arriviamo al bivio per Patá e La Victoria, da dove raggiungeremo un ferry per attraversare il Rio Magdalena.


Una ventina di chilometri di sterrato in un ambiente desertico, ma verde, diverso dal solito. Ci sono 30° C, ma sembra meno caldo degli altri giorni. Sostiamo per un bibita fresca da Jaime, un anziano signore che ha un negozietto sulla strada, parliamo un po’ con lui, gli promettiamo di mettere la sua tienda su iOverlander e prima di partire ci regala un paio di chewing-gum.
Raggiungiamo un villaggio, sembra molto tranquillo, cerchiamo il posto in cui dormire e ci rilassiamo per la giornata successiva.

Manuela: Ferry? parliamone. Una piccola chiatta che ci fa attraversare il fiume con acque torbide cariche di argilla e sedimenti, meglio non caderci dentro, non ci ritroverebbero mai più, la corrente è molto forte. Finalmente siamo su una strada sterrata, solo il rumore della natura. Osserviamo il deserto… ma è verde ! ovvio c’è acqua, ritroviamo vari cactus, dune di sabbia grigia coperte di erba e vacche al pascolo. Nell’ultimo paese, la proprietaria dell’albergo ci parla con entusiasmo di questa zona di 370 km² che la popolazione indigena cerca di valorizzare. Esiste una parte del deserto con sabbia e rocce rosse; domani in base al caldo, decideremo se allungare il percorso di un giorno oppure no.

3, 4, 5 aprile – Rivera, Gigante
Oggi tappa dura, non tanto per la strada, quanto per il caldo. Come dissi ad un Colombiano: “Mi sento più a mio agio nella neve ed a -30º C che a queste temperature“.


Un paio di persone ci hanno sconsigliato di dormire nella cittadina che avevamo scelto così abbiamo fatto una deviazione di 5 chilometri al 3-5 % con 35° C. Io mi sono sciolto Pantanina-Manuela pedalava in scioltezza.

Manuela: Niente deserto rosso, caldo e umidità atroci! Attraversiamo la città di Neiva, poco rassicurante e poco attraente. Mangiando un gelato, chiacchieriamo con un ragazzo venezuelano gentilissimo che ci consiglia il paesino dove fermarci per la notte, non tutti i centri abitati nella zona sono sicuri per due turisti… e nemmeno per i locali.

Rivera

Era da un po’ che non ascoltavo il mio cantautore preferito, Fabrizio De Andrè, oggi ho passato un’oretta con le sue canzoni e dedico Bocca di rosa alla nostra amica Roberta originaria di Genova , mi sembra di ricordare che al suo matrimonio pranzammo vicino a Sant’Ilario, nello stesso “paesino” della canzone. Ciao Robi.

Sveglia, partiamo, piove, no non piove, facciamo tappa corta… Questi sono i discorsi di due ciclisti, accaldati, umidi fino alle ossa, un po’ stanchi e che non hanno voglia di buttarsi in strada.
Alla fine, a svegliarci definitivamente, ci pensa il campanile della chiesa. Ci rimettiamo sulla carretera 45 e ci dirigiamo verso Gigante.
Il caldo aumenta e saranno 70 km x 1.000 m. Come qualcuno di cui non faccio il nome ha scritto ad un amico: “Francesco cola sudore da lasciare una scia che sembra la bava di una lumaca“.


Abbiamo quasi terminato la nostra giornata che incontriamo Jorge, un ingegnere colombiano che vive a Dusseldorf che si sta dirigendo in Perù. Restiamo in contatto e la sera  ci incontriamo per bere qualcosa assieme, dopo varie discussioni filosofiche, programmiamo di continuare assieme per un po’.

La signora non era molto abile con i cellulari

La giornata di riposo a Gigante passa tranquillamente e mentre discutiamo sul programma della prossima settimana, si fa vivo anche Gus, l’olandese incontrato già nei giorni scorsi. Ceniamo assieme parlando della vita nei rispettivi paesi e verso le 20 ognuno si ritira nei propri alloggi.

Manuela: Panaderia y Pasteleria, un sogno per chi adora i dolci! in ogni paesino ad ogni angolo ce ne è una, i dolci sono buoni anche se un po’ monotoni, il paradiso dello zucchero di canna, arequipe (dulche de leche) e Guayaba. Anche il pane è dolce al nostro palato, ma il ciclista affamato divora tutto.

6, 7, 8 aprile – Altamira, Bruselas, San Juan Villalobos
Da oggi iniziamo a pedalare con Jorge, pur non avendo molta esperienza come cicloturista, fisicamente è in forma, ci ha detto che in passato correva la maratona in 3:30.


Saliscendi piacevoli, nessun “rimontino ignorante” e poco dopo mezzogiorno arriviamo a destinazione. Finalmente, siamo in una cittadina carina, a parte il solito caos della via principale, il quartiere residenziale che attraversiamo a piedi è tranquillo, le case sono ben tenute e le persone che incrociamo salutano cordialmente. Qui non si ha l’idea di essere in un paese con la fama che tutti conosciamo.
Devo ammettere che oggi non ho sudato come sempre, questa sera “appena” 25º C. Aprendo la finestra al mattino, in lontananza, vedo una cima innevata, sarà il miraggio della voglia di vedere le montagne? L’idea mi fa già sentire meglio.

Manuela: siamo nella zona di coltivazione del cacao e del caffè. Si dice che il miglior caffè colombiano provenga da Brusselas. Io, che adoro questa bevanda, non perderò l’occasione di assaggiare tanti tinto (tazzina di caffe nero). Questo pomeriggio, ad Altamira, iniziamo con la degustazione di una bella tazza di cioccolato caldo servito con biscottini a forma di grissino stranamente non dolci e bocconi di formaggio fresco: eccellente!

Cercando la lista da ascoltare sulla strada decido per musica franco-canadese e così per queste giornate calde, troppo calde, vada per Lit vert di Plume Latraverse che mi fa ricordare la primavera québécoises con la sua slush.

Cronaca ciclistica della tappa verso Bruselas: 1.000 m di salita con alcuni tratti piuttosto ripidi, un passaggio da Timaná per fotografare il monumento alla Gaitana, l’eroina indigena del XIV secolo che diede filo da torcere agli invasori spagnoli. Poi è la volta di Pitalito, una città in cui, si dice, si può gustare il miglior caffè di Colombia.
Jorge preferisce fare un lunga sosta per il pranzo, noi preferiamo soste brevi e arrivare presto per evitare i temporali pomeridiani. Giunti a destinazione, io e Manuela decidiamo di aspettare il nostro compagno di viaggio in piazza, preferiamo sia lui a negoziare il prezzo dell’hotel, a volte, spesso, i gringos hanno prezzi differenti dai locali.


Dopo una colazione senza caffè, cominciamo subito con 17 km di salita costante, qualche impennata nelle curve più strette, ma alla fine arriviamo al posto di blocco dell’esercito per il cambio di regione. Il seguito sarà una bella discesa fino a San Juan. È da quando siamo partiti da Bogotá che la carretera 45 è un cantiere continuo ed osserviamo. Ci sono una miriade di operai che lavorano manualmente. Giusto? Sì, dai lavoro a molte persone. Sbagliato? Sì. La qualità del lavoro non sarà mai come quella fatta da macchine specializzate. Osserviamo, passiamo oltre ed apprezziamo i tratti di strada nuovi.

Come sempre, in salita non riesco ad ascoltare musica, ma appena arrivato al colle, ricomincio e continuo ad ascoltare la lista di lettura di ieri. La prima canzone è La fin du show dei Cowboy fringants. La consiglio, veramente bella!

Manuela: da 3 giorni stiamo attraversando delle bellissime valli; si pedala in salita tutto il giorno, ma quasi non me ne accorgo, passo il tempo a osservare la natura che ci circonda: maestosa, rigogliosa. Piante di caffè intervallate da palme di banane, tutto coltivato su pendenze così ripide che le scenderei solo in corda doppia! Grazie a Jorge stiamo scoprendo aspetti di questo paese che difficilmente avremmo conosciuto da soli: cibi, tradizioni, abitudini di vita. Ora inizio ad apprezzarlo. Purtroppo, all’inizio non è stato facile coglierne il vero valore, l’insicurezza e il clima, piovoso e afoso, ci avevano un po’ offuscato le idee.

9, 10 aprile – Verdeyaco, Mocoa
Di notte comincia a piovere, già l’umidità dell’alberghetto in cui alloggiamo non aiuta, ma ci si mette anche la pioggia.
Se penso che da queste parti vivono costantemente in ammollo, mi sento male.
Ci si sveglia, nessuna voglia di partire, “si apre… “dice Jorge… Lo guardo e la mia lunga esperienza da montagnino mi dice che: cielo grigio uniforme, niente vento, come vuoi che smetta?
Durante una piccola pausa tra uno scroscio più violento dell’altro, decidiamo di partire, sono le 11:30 e dopo solo 3-4 chilometri ricomincia a piovere. Prima piccola sosta per un caffè che bevo senza nemmeno togliere il casco per non fare movimenti con i vestiti bagnati, poi si riparte. Su questo pezzo di strada non c’è nulla, solo foresta, dietro una curva vediamo una piccola tiendita, è ricominciato a piovere forte e chiediamo ai proprietari, spaparanzati sotto il porticato, se possiamo ripararci. Restiamo in attesa per una decina di minuti e decidiamo per un secondo caffè, la signora ce lo porta e dopo aver chiesto il conto, ci risponde che non dobbiamo nulla “Sono solo tre caffé“. Un negozio, una coppia che vive di quel poco che possono ricavare dal loro minuscolo giro di affari ed il caffè è gratis!
Il consiglio italo-canadese-colombiano-tedesco decide che proseguire fino a destinazione potrebbe comportare un arrivo al buio (una delle regole base della sicurezza in Colombia e quella di essere a destinazione con la luce), quindi riprese le bici cominciamo a divallare decidendo di fermarci alla prima casa o ristorante a chiedere un posto per la tenda.
Incrociamo un hospedaje che scartiamo subito per chiara insalubrità ed arriviamo davanti ad una chiesa episcopale. Esce il pastore con la moglie che ci propongono una fantastica tettoia sul retro della loro chiesa-abitazione, ma non finisce qui. Mentre montiamo le tende, la signora arriva con tre caffè e ci chiede se abbiamo da mangiare. Pur rispondendo affermativamente, lei ci propone di andare a cenare da un’amica che ha un hospedaje poco lontano. Ci incamminiamo, lei ci segue con i due bambini ed alla fine siamo seduti a tavola serviti e riveriti in un posto magnifico in mezzo alla foresta. Magnifica serata in compagnia di gente cordialissima. Abbiamo cenato, assaggiato il miele prodotto dalle melipone, particolari api selvatiche senza pungiglione.


La mattina, appena sorge il sole vado a scrutare il cielo che, finalmente, è quasi tutto sereno. (E con questa occasione nella mia lista di lettura oggi ci sarà Mattinata di  Leoncavallo interpretata da Luciano Pavarotti). È tutto schifosamente umido, ma sicuramente abbiamo dormito meglio nei nostri sacchi-letto.
Passiamo vicino alla tenda dove si riuniscono gli operai di un cantiere stradale e ci sentiamo gridare: “Venite qui, c’è cibo caldo se volete”. Ieri a Manuela e Jorge altri operai avevano offerto una bottiglia d’acqua.


In queste zone spesso c’è un’economia di sussistenza, la vita è estremamente semplice, però ci sono negozianti che ti offrono il caffè, operai che ti propongono di dividere la loro colazione e gente che ti apre la porta della loro casa con un grande sorriso. Anche questa è la Colombia.

Manuela: i muri della camera in cui abbiamo dormito erano ricoperti di muffa, noi eravamo bagnati fradici e rimarremo così, niente si asciuga. Qualcuno direbbe:” ma non avete cose impermeabili, ciclisti sprovveduti !” Si, abbiamo tutto, ma preferiamo prenderla, perché qui non piove, è come essere sotto una cascata, ci stanno crescendo muschio e funghetti addosso, chissà quando ritorneremo asciutti. Grazie per l’ospitalità della chiesa di Verdeyaco, grazie per averci fatto scoprire il vostro angolo di paradiso, vi auguriamo di realizzare grandi progetti per la vostra comunità.

E si ricomincia in America del Sud, Colombia

Siamo in Sud-America, il primo paese è la Colombia. Arriviamo nella capitale e facciamo i turisti, poi si risale in sella e si prosegue verso Sud.

26 marzo – Bogotà
Dopo un consulto familiare ed una valutazione sulle opzioni logistiche, abbiamo deciso di inscatolare tutto e accellerare l’arrivo in Sud America, per trovarci sulle Ande nella stagione ideale. Il resto del Messico e gli Stati dell’America Centrale ci rivedranno quando farà meno caldo, sperando che le nostre ossa sopravviveranno alle alte quote.
I nostri ospiti Liliana e Paco ci hanno ancora una volta viziato, prima ci fanno trovare davanti alla porta due scatole per le bici, poi ci organizzano il trasporto alla stazione degli autobus con un loro pickup. Nel pomeriggio lasciamo Xalisco e a mezzanotte dall’aeroporto di Guadalajara decolliamo per Bogotá, la capitale della Colombia.
Sì, lo sappiamo, certi paesi non hanno una buona reputazione ed il primo commento che abbiamo ricevuto: “…il Messico è pericoloso e la Colombia ancora di più….”. Per cercare di tranquillizzare amici e parenti, possiamo dire che per viaggiare in Colombia si devono rispettare alcune regole e prendere alcune precauzioni. Certo, tutto può succedere, il tasso di criminalità è alto, ma abbiamo una rete di ciclisti locali che ci tiene aggiornati e, come abbiamo sempre fatto, non andiamo a cercare guai.
Alle 9:30 arriviamo a Bogotà, tutto è stato facile e veloce, sia l’immigrazione che il ritiro dei bagagli. Un appunto per i viaggiatori: se voleste venire in Colombia ricordatevi che bisogna compilare un modulo in linea ed avere un biglietto aereo di ritorno (anche per coloro che usciranno via terra, ma esiste un sistema diverso).
Il taxi che avevamo prenotato ci preleva e ci porta al nostro albergo in un quartiere che sembra tranquillo. Trascorriamo il pomeriggio rimontando le biciclette e ricontattiamo il ciclista che ci aveva invitato a passare qualche giorno a casa sua.
Manuela: viaggiare in un paese nuovo è sempre un’incognita, viaggiare con delle biciclette come bagaglio è stressante, sapere di arrivare in una città dove molti quartieri sono inaccessibili ai turisti aggiunge ancora più tensione. In poche ore, dover capire gli usi e i costumi di un paese per non fare errori nelle prime ore rende il tutto ancora più complesso…Insomma, giornatina mentalmente difficile, condita da 24 ore senza dormire. Un grazie infinito ai nostri ospiti messicani che ci hanno facilitato la prima parte del trasferimento.

27 marzo – Bogotà
Ci dirigiamo verso la strada indicataci, la città finora non ci entusiasma molto. Il traffico è intenso, tuttavia ci sono molte ciclabili. Negli attraversamenti, bisogna essere decisi, ma le auto generalmente si fermano. Incontriamo Camilo, il nostro ospite, conosciuto tramite la rete WhatsApp dei ciclisti in Colombia organizzata dal sito Vibico.org. Camilo ci precede ed arriviamo al gruppo di case popolari dove abita. L’appartamento, che condivide con un altro ragazzo, ha tutto ciò che ci serve, ci offre una delle camere dove trascorreremo le prossime tre notti. La sera ci darà indicazioni sul percorso di 800 km che ci porterà al confine con l’Ecuador, rivelandoci dettagli che solo un ciclista del posto conosce: per uscire da Bogotá, prendi questa strada invece di quella, passando per la città di…; al bivio, gira a sinistra e visita il deserto di…; quando arriverai a…, continua verso…. Dopo aver fatto la spesa accompagnati da Camillo, ceniamo in compagnia gustando il pollo arrosto appena acquistato e poi a nanna.
Manuela: che traffico, che caos! Auto, moto, biciclette, bicitaxi, autobus , tutti a velocità pazzesca ed in aggiunta i pedoni. Per fortuna ci sono delle ciclabili, anche se il loro tracciato è alquanto discutibile. Lo stress diminuisce quando, grazie alle indicazioni di Camilo, iniziamo a capire meglio come funziona questa città immensa. Meglio smettere di cercare informazioni su Internet, si leggono solo commenti negativi, mentre i primi approcci con la gente del posto sono cordiali e di grande gentilezza. Che freddo appena scende il sole e che umidità ! Ovvio: piove quasi tutti i giorni e siamo a 2.582 mt di altitudine.

28 marzo – Bogotà
Partenza in compagnia di Camilo per visitare il centro città e uno dei luoghi che sognavo da tempo. Ci immettiamo su una ciclabile trafficatissima, dopo qualche chilometro, con bicilette che ci superano a destra e a sinistra, passiamo accanto ad una decina di negozi di biciclette in sequenza. Questo non deve sembrare strano, la Colombia ha una tradizione ciclistica notevole, è di queste parti un certo Nairo Quintana che ha vinto un Giro, una Vuelta ed ha tre podi al Tour de France. Parcheggiamo le bici nella Biblioteca Luis Ángel Arango (una delle più importanti di tutta l’America Latina), dove in passato Camilo lavorò come restauratore di quotidiani antichi. Subito di fronte c’è il Museo Botero, essendo statale l’ingresso è gratuito; qui si trova una collezione dell’artista colombiano morto recentemente, che non ha paragoni.
Visitando le varie sale, scopriamo che oltre alle opere di Botero, ci sono anche capolavori di artisti del calibro di Picasso, Klimt, Degas, Matisse, Monet, Dalì, Mirò e gli italiani Manzù e De Chirico.


Una visita rapida al Museo Casa de la Moneda, dedicato alla storia monetaria e della numismatica del paese, per poi dirigerci a piedi verso il Museo del Oro. La Colombia, infatti, è stata uno dei paesi sfruttati dall’impero spagnolo nella ricerca dell’oro. Come ordine di grandezza possiamo dire che di bacheche simili a quella della foto seguente, ce ne saranno state oltre un centinaio.


La piccola nota sportiva: quando passiamo da un piano all’altro, salendo velocemente le scale, la differenza di quota si fa sentire considerando che solo 2 giorni fa eravamo a livello del mare. All’uscita, l’acquazzone è finito e ritorniamo a casa, zizzagando nel solito traffico caotico per usare un eufemismo.
Dopo questa prima giornata, devo dire che Bogotà non mi ha convinto. Ciò che mi ha davvero affascinato sono i tre musei visitati. Solo per loro, mi sento di consigliare a chiunque stia programmando un viaggio in queste zone di fare una tappa a Bogotá per visitarli.
Manuela: Primo test di guida di bicicletta nel traffico caotico di questa città durante l’ora di punta mattinale: superato, siamo sopravvissuti ! Passando vicino ad alcuni quartieri off-limits, capiamo il perchè. Il più temibile è separato dalla zona più turistica solo da una strada, e il nome parla da sé: la Caldera del Diablo. I musei… WOW ! Botero è stupendo, interessante anche quello della Moneda (in memoria di mio papà) e inaspettatamente affascinante quello dell’Oro con una incredibile collezione di oreficeria e oggetti in ceramica, pietra, conchiglia, osso e tessuti provenienti da diverse culture indigene, risalenti a prima dell’arrivo degli europei. Testato anche il caffè colombiano, squisito! Che dire della città in generale? Le mie impressioni sono ancora contrastanti… a seguire…

29 marzo – Bogotá
Oggi, da turisti solitari, abbiamo preso la linea di bus super efficente (Nota per gli amici di Québec: bus moderni, alimentazione a gas, tre vagoni, corsie preferenziali. E noi aspettiamo ancora da anni un tramway) per ritornare nel quartiere la Candelaria da dove inizia la salita per la collina di Monserrate a 3.200 m.
È sabato e c’è tanta gente, turisti, sportivi e pellegrini che salgono fino al Santuario per assistere alla messa o per vedere la città dall’alto o per fare un’attività sportiva percorrendo il ripido sentiro. La scelta per noi è facile, salita e discesa in funicolare, giornata relax. La vista dall’alto è spettacolare, da un lato la città e dall’altro montagne verdi, facciamo un giro a piedi tra i piccoli ristorantini e negozietti arroccati accanto al santuario, qualche foto d’obbligo e riscendiamo.


Pausa caffè in centro e rientriamo a casa per la spesa ed i preparativi della partenza. Domani si comincia la Colombia ciclistica, ci aspettano 800 km di vegetazione tropicale, deserto, pioggia e montagne che superano i tremila metri.
Suerte!
Manuela: già oggi la città mi sembra diversa, più piacevole. Mi sto abituando al rumore di questa megalopoli che accompagna ogni ora del giorno e della notte. Il dedalo delle vie del centro è delizioso, così come l’idea di mescolarsi con le numerose persone: giovani, anziani, famiglie con bambini che trascorrono insieme il sabato, salendo sulla montagna che domina la città. Vivrei in una città come Bogotà? Mai, ma merita certamente una visita.

Musica del giorno. Who wants yo live Forever dei Queen. Il rapporto “filosofico” del brano del giorno è solamente nel titolo. Ricordo bene le scene del film Highlander in cui questo brano faceva da sottofondo. Si potrebbe dire che quando si viaggia come facciamo noi, incontrando persone piacevoli e visitando luoghi sempre diversi, forse l’immortalità dell’Highlander sarebbe una cosa positiva.

30 marzo – Fusagasugà
Il meteo sarà orribile per i prossimi 2-3 giorni, ma alle 7:15 partiamo per la nostra prima tappa colombiana. Camilo oggi ci accompagna su una parte del tragitto, la prima città che attraverseremo, Soachà, ha una reputazione piuttosto negativa. La nota positiva è che oggi è domenica, molte strade sono chiuse al traffico e trasformate in ciclabili, c’è molta polizia in giro e, come dice Camilo, i delinquenti a quest’ora dormono.
Grazie alla nostra guida riusciamo ad uscire dalla città evitando molti tratti di strada trafficata e superando rapidamente il tratto più pericoloso. Dopo qualche salitella in una zona agricola tra colline verdissime, arriviamo al punto deciso per dividerci. Camilo è stato un eccellente incontro, grazie a lui abbiamo girato il centro della capitale senza perdere tempo ed abbiamo evitato i quartieri “delicati” di Bogotà e dintorni. Speriamo di continuare a fare questi incontri. Grazie Camilo!

Camilo, Fabio e i due ciclisti italiani

Cominciamo la discesa ed i due furbi che hanno ottimi pantaloni da pioggia, non li indossano prendendosi un acquazzone per qualche chilometro. Ci ripariamo sotto il portico di un negozio per aspettare che finisca il peggio e ricominciamo; la discesa fino alla prossima città sarebbe molto piacevole, peccato essere inzuppati come il classico pulcino.
Una considerazione sulla passione ciclistica colombiana, mai viste in vita nostra così tante bici sulla strada, impossibile contarle erano centinaia.
Manuela: sapendo di dover attraversare una delle cittadine piu pericolose della Colombia ero preoccupata, grazie Camilo per aver pedalato con noi! e che fortuna averlo fatto di domenica, incredibile quante persone si mettono in bici sulle strade, anche sotto la pioggia torrenziale, tutti fuori! Che contrasto, girato l’angolo e tutto diventa verde, coltivazioni di fragole a perdita d’occhio e baracchini che vendono bicchieri di panna con fragole fresche. Ma chi riesce a fermarsi, oggi pedalata con doccia inclusa nel prezzo!


Quale poteva essere la canzone del giorno, se non Who’ll Stop the Rain dei Creedence Clearwater Revival?

31 marzo – El Espinal
Passare il pomeriggio sul letto a scrivere diario e blog, pianificare le due prossime tappe, chattare con qualcuno lontano, anche questo è il piacere del cicloturismo. Alzarsi sudaticci, indossare le scarpe e le calze ancora umide, bere acqua a colazione e sapere che anche oggi prenderemo tanta pioggia ti fa sognare per qualche istante un all inclusive ai Caraibi.

Camera di ciclisti bagnati

Poi ci si rassegna e si parte. Il caffè lo beviamo in un baretto in periferia e, subito dopo inizia una lunga discesa di oltre 20 km in autostrada: asfalto nuovo e pendenze piacevoli. Il sogno di ogni ciclista!

Rio Sumapaz

Vediamo due altri ciclisti che stanno riparando una foratura. Ci fermiamo per chiedere se va tutto bene e conosciamo Oswaldo che sta pedalando con suo padre di 73 anni (che a detta del figlio va più di lui). Ci chiede da dove veniamo e scopriamo che Oswaldo vive a Toronto. Discutiamo sull’orribile freddo canadese ed io ribatto con commenti sul caldo-umido colombiano.

Oswaldo colombiano di Toronto

A fine mattinata arriva il consueto acquazzone che questa volta non ci sorprende. Calziamo i sandali e mettiamo le nostre scarpe ancora umide nelle borse. Peccato che l’immersione di ieri ed il caldo umido di questa mattina abbiano creato un puzzo di cadavere che infesterà la nostra camera per tutto il pomeriggio. Speriamo di risvegliarci domattina e non morire nel sonno soffocati.
Manuela: Oggi Giove ha deciso che una lavata non sarebbe stata sufficiente, così, appena dopo la prima, quando iniziavamo a sperare di arrivare a destinazione quasi asciutti, è arrivato il secondo temporale. Arriviamo fradici, sporchi e puzzolenti come un cane bagnato a El Espinal. Si dice che le prime persone che abitarono la zona trovarono un paesaggio arido e ricoperto di piante spinose…arido ???? ma se qui c’è un umidità assurda !

Per la musica del giorno non avevo molte difficoltà, con il primo tuono ho scelto una delle mie canzoni preferite del gruppo The Doors, Riders on the storm.

Goodbye Hotel California

Attraversato il Mar de Cortez, cominciamo subito a dirigerci verso Sud per raggiungere Puerto Vallarta e….

18-19 marzo – Partenza da La Paz e arrivo a El Rosario
Il nostro titolo è una licenza poetica per presentare il brano del giorno, la famosissima Hotel California degli Eagles. Per la cronaca, il gruppo ha più volte detto che tale albergo non esiste; il loro brano è pieno di riferimenti a chi ama un altro genere di viaggio. Lo abbiamo usato perché abbiamo dormito per tre notti proprio all’hotel California.


Dopo aver atteso per tre giorni il traghetto che ci porterà a Mazatlán, nel primo pomeriggio lasciamo la Pension California per dirigerci al porto, pedalando lungo la costa che dal Malecón continua verso Sud per una ventina di chilometri.
Parcheggiamo le biciclette sul secondo ponte e saliamo nella zona poltrone, dove ci sistemiamo nei posti assegnati, pronti a trascorrere le prossime 17 ore! Piano piano la saletta si riempie: famiglie con bambini, coppie, ma la maggior parte sono gli autisti dei camion che vengono parcheggiati nei ponti sottostanti con una precisione da gioco del Tetris.


Alle televisioni vengono trasmessi due film che sembra nessuno guardi, si sentono video ad alto volume da diversi cellulari e tutti parlano ad alta voce. Per poter leggere tranquillamente Manuela si mette i tappi ed io gli auricolari con la musica (qui l’uso di questi arcani strumenti è praticamente sconosciuto). La cena è compresa nel prezzo del biglietto; non ci aspettavamo niente di memorabile, ma da ciclisti sempre affamati, apprezziamo tutto ciò che è commestibile.
Verso le dieci le luci vengono spente e scopriamo di viaggiare con una banda di russatori assatanati, che passeranno l’intera notte (uno si sveglierà 10 minuti prima dell’attracco) a rumoreggiare, superando in decibel il rumore di un gruppo di boscaioli con le loro motoseghe al massimo dei giri.

Condomini da crociera

Notte quasi insonne a parte, verso le 10 siamo in sella e ricominciamo a pedalare. Passiamo a fianco del terminal crociere, dove al di sopra dei tetti degli uffici si vedono un paio di condomini galleggianti.
Il traffico di Mazatlán è caotico, usciamo velocemente dalla città lungo una superstrada a 4 vie, rumorosa e trafficata, ma con una larghissima corsia di emergenza che ci fa sentire al sicuro. Purtroppo quando la MEX 15 diventa 15D e cioè autopista a pagamento, noi restiamo sulla strada vecchia con la temperatura che sale fino a 39° C ed un traffico non proprio cortese.

Incontro in autostrada

Ieri sera/notte ho terminato la rilettura di un grandissimo libro di Walter Bonatti, I giorni grandi. Lo avevo già letto una quarantina di anni fa, ma oggi dopo più di mezzo secolo (ammazza quanto sso vecchio) dalla pubblicazione, vi ho trovato riflessioni attualissime, sulla ricerca dell’essere invece che dell’apparire e sulla falsità del modo di vivere di molte persone troppo legate al materialismo… E dire che fu pubblicato nel 1971.
E tra i brani che sono passati ieri sera, ho ascoltato Stairway to haven dei Led Zeppelin . Anche in questa canzone ci sono riferimenti a chi ricerca solamente le cose materiali.

Manuela: ¡Adiós Baja California! Ho passato anni a dormire nelle camerate dei rifugi con gente che russava, ma mai, e dico mai, mi è capitato di sentire una concentrazione di russamenti di tale volume e intensità. La tentazione, nel cuore della notte, di gridare ‘Bastaaaaa! Adesso sono io che vi tengo svegli!’ è stata fortissima!

Camera caotica dei ciclisti con pizza sul letto, la cena è pronta!

20 marzo – Acaponeta
Inizio con la canzone del giorno, che dedico al nostro grande amico Boné, da decenni padovano di adozione ma originario del quartiere di Centocelle a Roma. Quando, un mese fa, noi partimmo da Québec era il suo compleanno e ci dimenticammo di fargli gli auguri, quindi, ‘Auguri Boné!’ Spero che la canzone ti piaccia: Roma capoccia di Antonello Venditti.


Ieri sera eravamo cotti, abbiamo cenato in camera, preparato le borse e siamo andati a dormire verso le 20:30 con l’intenzione di partire molto presto per evitare un po’ il caldo. Oggi, dopo un paio di “peli” fatti da due autobus, abbiamo visto l’entrata dell’autopista 15D e non ci abbiamo pensato due volte. Asfalto bello, corsia di emergenza larghissima e poco traffico (le autostrade a pagamento sono care in Messico). Niente possibilità di acquistare bevande fresche in qualche paesino, ma in cambio la sicurezza; la tappa è stata noiosa, però alle 13 eravamo a destinazione ed interi. Domani si ripete.

Manuela: campi di alberi di mango a perdita d’occhio, penso alla mia bambina ormai grande e lontana che adora questo frutto. Lucrezia, non è stagione, gli alberi sono in fiore, ti aspetterò per farne una bella scorpacciata. La cittadina di Acaponeta ci accoglie con opere d’arte lungo la strada e, nella piazza, principale una quantità incredibile di uccelli ha trovato rifugio tra i magnifici Ficus Benjamina che circondano questo luogo, assordante il cinguettio. Canti, musiche, prove di danza, baracchini che vendono tacos, la chiesa aperta con la messa in corso, gente di tutte le età che chiacchiera seduta sulle panchine della piazza… uno scorcio di vita autentica.


21 marzo – Tijuanita (Ruiz)
Ancora una volta, anticipiamo la sveglia per evitare la calura tropicale e poco dopo le 6:30 siamo già in sella. Si ritorna in autostrada ed avvicinandosi al Pacifico ci ritroviamo immersi in una nebbiolina che ci ricorda la Pianura Padana, l’umidità è insopportabile, la temperatura di 18C sarebbe ideale, ma . Un paio di salitelle, una riasfaltatura, poco traffico, principalmente di camion, nulla di interessante.

Nebbia in Val Padana

Arriviamo a destinazione a fine mattinata, avremo più ore di riposo in vista del tappone di montagna di domani. Ci fermiamo in un piccolo hotel appena fuori dall’autostrada, vicino c’è un ristorante ed un supermercato, per oggi è tutto quello che chiediamo.

Manuela: Chiamo tappe come queste di trasferimento”, una strada e un panorama senza infamia e senza lode. Solo un dettaglio tiene vivo il mio cervello: il peperone verde! È da giorni che, a bordo strada, vediamo sparsi qua e là dei peperoni verdi. Siamo in una zona agricola, quindi la logica suggerisce che qualcuno, nel trasporto, li abbia persi. Ma il mio animo da bambina mi fa pensare alla fiaba di Charles Perrault: il Pollicino messicano, per tornare a casa, non usa briciole di pane, ma peperoni verdi!

Brano del giorno: Settanta chilometri di piattume, permettono di ascoltare molta musica e riflettere. Ho ascoltato un vecchio brano di attualità nonostante sia uscito nel 1985  Russian di Sting. Cercate le parole delle canzone, nulla di nuovo dopo 40 anni.  Una volta, il filosofo Gian Battista Vico parlava di “Corsi e ricorsi storici” per periodi ciclici di crescita e decadenza delle civiltà; oggi, purtroppo, ci si è dimenticati di ciò che successe in Germania nel ’33 ed in Italia nel ’22, non è bastata quello che i nostri padri hanno vissuto dal ’39 al ’45, dobbiamo ripeterci.
E noi dovremmo essere l’animale più intelligente?

Ruiz molte donne usano vestiti tradizionali Huichol

22 marzo – Xalisco (Tepic)
Siamo in viaggio da più di un mese, pedaliamo, incontriamo nuove persone, mangiamo, dormiamo… e ricominciamo.
In italiano moderno, stiamo vivendo come in un “road movie”. Non ci servono borsette di Gucci, parrucchiere (io nemmeno prima🙂), auto e tante cose della vita stanziale. Stiamo bene? Siamo felici? Direi proprio di sì. Ci manca qualcosa? Sì, molto raramente, qualche comfort materiale, ma ciò che ci manca di più è la presenza di certe persone.
Questi sono alcuni pensieri di un ciclo-viaggiatore un po’ stanco, in attesa del giorno dopo: chi ha voglia di ascoltarsi un bel brano, oggi consiglio Society di Eddie Vedder e consiglio anche di leggere il libro di John Krakauer “Into the Wild” che narra la storia di Chris McCandless, per chi non ama i libri c’è anche il bel film omonimo (Eddie Vedder scrisse le canzoni del film).

Chilometri percorsi: 66; Dislivello in salita: 1359 m; Temperatura massima raggiunta: 38,1 C.
Partenza piacevole alle 6 del mattino con un aria fresca che accompagna i primi facili 20 km, poi iniziano le danze, cominciamo a salire e non smetteremo più per 40 km ininterrotti, una media dal 4 al 6% continui, siamo sempre in autostrada per pedalare in sicurezza, i camion ci superano sempre molto cortesemente spostandosi a sinistra. La cosa peggiore è stato il caldo, il clima è tropicale, avere molto più verde serve a poco, FA CALDISSIMO!!!

Il profilo della nostra seconda salita

Quando arriviamo a Xalisco, ci attende il nostro ospite Warmshawers, si chiama Paco, un mio omonimo; abbiamo a disposizione un bellissimo monolocale che affitta ai turisti e che offre ai cicloturisti. La sera usciamo a cena accompagnati da sua moglie Liliana, anche lei ciclista.
Giornata faticosa e come diceva la mia gentil consorte nei sui compiti delle elementari: ‘Stanchi, ma soddisfatti, anche oggi abbiamo passato una bella giornata’.

Manuela: ieri sera la breve passeggiata nel paesino di Ruiz ci ha fatto scoprire che qui, giovani e vecchi, portano ancora con orgoglio i tradizionali vestiti Huichol. Che belle le loro borse artigianali, vere opere d’arte! Per arrivre a Tepic, credevamo scioglierci: Francesco sembrava appena uscito da una doccia. Caldo, asfalto nero, salita e umidità creano un connubio esplosivo.

23-25 marzo – Xalisco (Tepic)
Liliana e Paco ci hanno ospitati per  tre giorni ed oggi si riparte. Dopo averci suggerito un itinerario per Puerto Vallarta, prediamo una decisione diversa ed apportiamo al nostro programma un piccolo cambiamento.

Conto Instagram di Voile Straps (@voilestraps)

Cosa succederà è deducibile dalla precedente foto, i dettagli nel prossimo articolo.
Sicuramente vogliamo dire che Liliana e Paco hanno confermato quello che da più di un mese osserviamo in tutto il popolo messicano: la loro ospitalità è fuori dal normale, indescrivibile. Domenica scorsa siamo stati invitati per un pranzo-merenda-cena a casa loro; eravamo a tavola con i loro familiari ed amici, abbiamo mangiato delle costate superlative cotte al BBQ (abbiamo evitato le salse, che un non messicano potrebbe utilizzare solo come carburante per una Formula 1). Abbiamo trascorso un eccellente pomeriggio come se facessimo parte della loro famiglia.
Speriamo un giorno di poter contraccambiare l’ospitalità.

GRAZIE LILIANA E PACO!

Baja California ✅ check

Siamo arrivati alla fine del nostro itinerario sulla Bja California. Domani prenderemo il traghetto per continuare verso Puerto Vallarta.

10-11 marzo
A Loreto volevamo fermarci solo un giorno per riposare e invece no! Dopo una tranquilla colazione nel giardinetto della Posada, ci mettiamo a lavare le bici, la mia da qualche giorno cigola. Smontando la ruota posteriore, mi accorgo che la vite tendi-cavo del Rolhoff si è rotta. Come dice il proverbio: “La fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo!”; portiamo con noi molti pezzi di ricambio, ma questo non era nella lista.
Il proprietario dell’albergo, un ex ciclista della mia età, si offre di accompagnarmi in auto da un suo amico, un ottimo meccanico che ha un negozio di biciclette. Purtroppo oggi è molto occupato, ma ci diamo appuntamento per domattina.

Una vite da meno di un Euro di valore…

Guardiamo insieme un video, piazziamo la bici sul treppiede ed il meccanico-chirurgo comincia a operare ! Manny, altro mio coetaneo, ha già visto questo tipo di cambio, ma non ci ha mai messo le mani; la sua lunga esperienza si nota e nonostante il pezzo sostituito non sia uguale all’originale, tutto è funzionante. Ora siamo più tranquilli. (Bicitaller Manny).
Stiamo pedalando quasi arrivati all’ hotel quando qualcuno grida dietro di noi: “Ehi, Italians!”. È Tom, l’americano di Tucson incontrato alcuni giorni fa, che ha appena concluso una sezione della Baja Divide. Ci diamo appuntamento per festeggiare il suo rientro a casa bevendo un’ottima birra IPA e finiamo la giornata chiacchierando di bici e di passioni comuni quali l’arrampicata. Scopriamo che questo giovincello (anche lui over 60) in passato ha scalato in solitaria il Denali e la leggendaria Salathé Wall su El Capitan, una delle grandi vie della Yosemite Valley.
Nonostante la sfortuna, anche oggi è stata un’eccellente giornata. Un grazie particolare va a Manny, l’esperto meccanico ed a Felipe, il proprietario della Posada San Martin che non solo ci ha dato l’indicazione, ma che ci ha anche caricato la bici rotta sulla sua auto e fatto da taxi fino al negozio.
I Messicani si sono dimostrati ancora una volta persone sempre pronte ad aiutarti…
Manuela: la legge di Murphy ha colpito ! ovviamente si rompe proprio uno dei pochi pezzi di cui non abbiamo il ricambio, e questa vite è difficile da trovare nella misura giusta. Speriamo che la riparazione, eseguita come un’opera d’arte da Manny, regga. Loreto è un piccolo angolo di paradiso, peccato non essercelo goduto al meglio, con la giusta serenità.

La musica del giorno non la volevo suggerire nelle giornate di pausa, ma, pensando al mio guaio, vada per: Troubles di Drew Holcomb & The Neighbors

12 marzo – Restaurante El Parguito
Aspettiamo le 8:00 per salutare il gentilissimo Felipe e poi via, oggi sarà un tappa breve, ma intesa: solo una sessantina di chilometri con un bel salitone di dieci al 4-7 %. Restando nei commenti tecnici: sole cuocente e durante la salita temperatura a 32° C.

Verso El Parguito


Cosa è successo oggi? Arriviamo ad un mirador sul mare e qui la vergogna della nostra vita. Come al solito, tra turisti educati ci si scambia il favore di farsi una foto ricordo, la coppia di oggi sono due messicani sulla sessantina, lei vive a Tijuana, lui in Nevada. Foto di qui e foto di là, senza e con noi mentre ci chiede informazioni sul nostro viaggio. Mentre stiamo risalendo in bicicletta, lui ci mette in mano 500 pesos dicendo di andare a mangiare alla loro salute.


Noi proviamo a rifiutare, ma è impossibile non ne vogliono sapere. Comunque, non preoccupatevi, domani saremo da Padre Hugo ed abbiamo deciso di offrire quei soldi a qualche opera pia. Nota: 500 pesos corrispondono a circa 25 Euro.
Alla fine della salita, nel nulla assoluto, arriviamo al ristorante El Parguito verso le due e decidiamo di fermarci qui, montiamo la tenda sotto il porticato del ristorante e dopo aver cenato (200 pesos in due) ci infiliamo nei nostri sacchi letto.
Manuela: in viaggio è già la seconda volta che ci offrono dei soldi, eppure non mi sembra di avere l’aspetto cosi trasandato ! A Loreto avevamo anche lavato i vestiti, profumavamo di lavanda ! Grazie signori, i vostri soldi finiranno in buone mani ed onoreremo la vostra generosità.
Sonaglio a vento fatto con le conchiglie che decori il portico, questa notte con il vento hai rotto proprio le @%$#@%$#

La sera ristorante, la notte posto tenda.

Alle 18 il ristorante chiude (siamo su una strada nel deserto, non a Portofino), il sole è calato, tutto e buio. Due cani ci fanno compagnia, direi che Hi ho nobody’s home di David Bearwald con in più la fantastica voce di LP.

Verso Cd. Insurgentes

13 marzo – Ciudad Constitution
Mettere la tenda sul pavimento in cemento è stata un’ottima idea ed i muri ci hanno protetto dal vento forte. Oggi sarebbe una tappa da sogno, quasi esclusivamente con pendenze negative, peccato che ci svegliamo con un bel vento contrario che, anche se non a livello di quelli già incontrati in Patagonia, ci obbliga ad uno sforzo maggiore.

La bella valle che porta a Loreto

L’ambiente di oggi è molto bello, nonostante si sia sempre in mezzo a sabbia, cactus e sassi.

Abitanti del deserto, i Caracara

Passiamo da Ciudad Insurgentes, sosta pranzo con alette di pollo piccanti, curva di 90 a sinistra e finalmente il vento è nella buona direzione.
Ci prendiamo delle grandi nubi di sabbia, passiamo chilometrici campi di pannelli solari e la nostra media passa da 12-16 km/h in discesa a 20-30 km/h in piano. Ogni tanto dei cani partono di corsa nella nostra direzione abbaiando. Semplicemente fermandoci, ma con lo spray anti-cane in mano, i perros perdono interesse, una volta gridiamo talmente forte che il botolo si spaventa e fa dietro-front.
Nel primo pomeriggio arriviamo a destinazione. Oggi saremo ospiti di Padre Hugo Chavira, il sacerdote del Santuario di Nuestra Señora de Guadalupe. Padre Hugo è un’istituzione tra i ciclisti, offre ospitalità a chiunque passi da queste parti e, come già ci avevano detto nel nostro gruppo WhatsApp dei cicloviaggiatori messicani, il suo servizio è a cinque stelle. Una delle prime cose che facciamo e di offrire i 500 pesos ricevuti come offerta per la sua chiesa, così la nostra morale è in pace.
Manuela: ieri tanta fatica per superare le montagne, una notte difficile tra cani che abbaiavano, camion che facevano rombare il motore e vento che scuoteva gli scacciapensieri di conchiglie, fino a quando Francesco, in un raptus notturno, non li ha imbavagliati con un cordino.
Partenza al mattino convinta di affrontare 65 km di discesa ed invece li si fa tutti controvento pedalando con fatica e mangiando sabbia. Pranzo con ali di pollo divorate in piedi sulla soglia del supermercato… forse c’era un perché al fatto che ieri ci hanno regalato dei soldi per mangiare.

Cominciando la discesa, ho pensato che Through the Dark di Alexi Murdoch fosse l’ideale come musica del giorno. Il testo non è sicuramente legato alla nostra tappa, ma il ritmo si addiceva molto al momento.

14 marzo – Las Pocitas
Padre Hugo ci ha sorpreso ancora una volta ieri sera: dopo aver adempiuto ai suoi doveri sacerdotali, ci ha invitati a cena in un bel ristorante, ma le sorprese non sono finite lì. Ci salutiamo con l’intento di ritrovarci in cucina la mattina seguente per condividere un caffè prima della partenza, ma il suo senso dell’ospitalità non si è fermato qui. Quando entriamo in cucina, la tavola è piena di dolci: “…sai Padre Hugo, come italiani siamo abituati a mangiare dolce a colazione, domani ci basterà il caffè, noi abbiamo pane e marmellata…”
Il caffè è già pronto e bollente, preparato prima che lui andasse a celebrare la prima messa della giornata.

Denis, Padre Alberto, Manuela, Padre Hugo e yo


Manuela: Se il buon giorno si vede dal mattino, oggi è una giornata risplendente! Ieri sera ho cenato divinamente, ho dormito come un angioletto e questa mattina una gentile signora mi ha insegnato a fare le tortillas.
Inoltre, ho ricevuto in regalo una bandiera del Messico e dei braccialetti in legno. Senza considerare le credenze di ciascuno di noi, l’ospitalità è una virtù del cuore, dell’anima o come insegna il Vangelo: “Perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto” (Matteo 25:34-35).
Grazie di tutto a Padre Hugo, Padre Alberto e al seminarista Denis.

Il brano che che è sembrato più consono oggi è Confutatis tratto dal Requiem di Wolfgang Amadeus Mozart. Che si rifletta su quei “ladroni” di Messicani (come li definisce qualcuno al Nord del Messico), questa è l’accoglienza che riceviamo nelle loro case. Aggiungo che la chiesa ieri aveva le porte spalancate ed abbiamo visto gironzolare più di un barbone nelle vicinanze. Amen!

Un centinaio di chilometri sul piatto e con un buon vento alle spalle ed arriviamo a destinazione quasi riposati. Niente altro da raccontare sulla giornata. Arriviamo alla chiesa dedicata a San Antonio de Padua e suoniamo a Padre Berny che ci offre una stanzetta.
Entrando in cortile troviamo un gruppo di militari del Genio dell’esercito, stanno costruendo una strada e loro pernottano qui. Questa notte saremo sicuramente al sicuro.
Manuela: se sulla bici avessi il pilota automatico, il manubrio sarebbe rimasto immobile tutto il giorno: todo recto, señora ! Gli unici zigzag sono per evitare i crateri nell’asfalto o i cani che partono all’attacco, la tecnica di chi abbaia più forte oggi ha funzionato: ringhio più forte io !

Santelle e … galline

15 marzo – La Paz
Oggi ci aspetta un’altra lunga tappa per arrivare a La Paz, con un totale di 111 chilometri e circa 700 metri di dislivello in salita. Nelle ultime tre giornate abbiamo percorso un po’ più di 300 km, e i due giorni che prevedevano lunghe discese sono stati con forte vento contrario. Ma alla fine, anche il buon Fantozzi con la sua fedele Pina (per i non italiani, Fantozzi è un celebre attore comico italiano, noto per la sua infinita serie di sfortune e disgrazie, simboleggia la lotta della persona mediocre contro le assurdità della vita) è arrivato a La Paz, la Baja California per noi è finita. Ora ci cercheremo un albergo e martedì prossimo prenderemo un traghetto per raggiungere il Messico continentale. Manuela: questa notte le mie amiche ormai inseparabili Arthrosie e Arthry mi hanno tenuta sveglia, ma vediamo chi è più testarda! Oggi non riuscirete a fermarmi, mi meriterò qualche giorno di riposo in attesa del traghetto e mi consolerò con tanti gelati.
Nel frattempo, dimenticando che la bici pesa quasi quanto lei, spostandola per fare una foto, la stordita si è impressa i pin del pedale sullo stinco, un vero tatuaggio da ciclista ! “Mamma mia, che dolore forte!”

E finalmente a La Paz

Questa mattina uscendo dalla camera, i soldati del genio stavano ascoltando musica facendo colazione. Una canzone iniziava con…
Proscedentes de colombia
Una avioneta llegaba
Una pista clandestina
Que hisieron en las montañas… Colombia? Montañas? Avioneta?
Ritmo latino, canzone su Messico e Colombia. Non potevo fare altro che sceglierla con musica del giorno: El aquila real del Grupo laberinto.

Le tre fotografie seguenti sono state pubblicate sul conto Instagram di Bikerando che ci ha regalato il Biri. Il nostro supporto che consigliamo a tutti. Grazie Roberto Adami!

Il riassunto della nostra Baja California – Considerando la nostra partenza da L.A., i dati tecnici:
  • Chilometri percorsi: 2.000.
  • Metri di dislivello: 17.000.
  • Giorni fino a La Paz 38, di cui 26 in bicicletta.
  • Notti: Albergo 24, Ospiti 6, Campeggio 8. Dormire in albergo in Messico attira molto visti i prezzi. Le nostre artrosi e artrite ringraziano.
  • Qualcuno, voleva contare le santelle e le croci lungo la strada… Ha perso il conto dopo pochi chilometri.

PRO
– Il Messicani, un fantastico popolo. Gentili, cordiali ed altruisti. Speriamo di non dover cambiare idea sulla parte continentale.
– Le immagini da cartolina delle spiagge lungo la strada. La magia della varietà di cactus che crescono nel deserto.
– Gli automobilisti, ma soprattutto i camionisti. Nella Baja ( a nord) direi di essermi sentito in sicurezza al 99% (per i camion al 100%). Nella Baja Sur, la percentuale scende a circa il 60-70%, un po’ troppa gente impaziente.
– Il cibo ! come soddisfare la fame atavica di ogni ciclista anche con un budget limitato.
CONTRO
– L’immondizia sul bordo della strada, arbusti e cactus magnifici ma ricoperti di sacchetti di plastica.
– Un po’ troppo deserto per i miei gusti di italo-canadese abituato a montagne e freddo.
– Troppi cani lasciati liberi che anche se non hanno mai raggiunto i nostri polpacci ci hanno spesso fatto accelerare il nostro ritmo cardiaco.

Suggerirei questo itinerario? Sicuramente sì, ma a chi si sente in forma direi di seguire la Baja Divide, un itinerario off road per uomini e donne veri 😁 e soprattutto bici con bagagli super minimalisti e ruote adatte.

Sempre nel deserto

Dopo le balene ritorniamo nel deserto e dal Pacifico ci ridirigiamo verso il Mar di Cortez.

4-5 marzo – Villa Alberto Andrés Al varado Arámburu e San Ignacio
Per molti semplicemente Vizcaíno.  Potrei descrivere le due giornate dopo Guerrero Negro semplicemente con la definizione geometrica del segmento: “In geometria un segmento è una parte di retta compresa tra due punti, detti estremi”. Nel nostro caso, siamo partiti dal punto A (Guerrero Negro) e siamo arrivati al punto B (Vizcaíno), dopo 75 km praticamente sempre su un rettilineo.

Il villaggio avrà 10 case, il traffico è inesistente, ma il passaggio pedonale c’è

Abbiamo dormito e poi abbiamo ricominciato la mattina successiva praticamente sempre nello stesso modo, arrivando a San Ignacio.

Solo 626 e la Baja è finita

Nella seconda cittadina però l’ambiente era diverso. San Ignacio è in una bella oasi verde (era da tempo che avevamo dimenticato cosa fosse l’erba). C’è un laghetto ed una vecchia missione gesuita, la chiesa è povera, ma i giardini di cactus sono interessanti.

Abbronzatura da ciclista

Arrivati nella piazzetta di fronte alla chiesa, vediamo una bicicletta appoggiata alla vetrina di un caffè e la riconosciamo; è quella di Lee, abbiamo nuovamente raggiunto il nostro amico coreano, che sta montando il suo video di viaggio comodamente seduto in un luogo fresco che offre anche un buona connessione Internet. Scambiamo idee ciclistiche e scopriamo che il suo progetto è di viaggiare per una decina di anni.

La missione gesuita di San Ignacio

Tornati alla Casa del ciclista incontriamo Tom, un giovane americano di 62 anni che sta percorrendo la Baja Divide, il percorso da Nord a Sud che passa nelle montagne, praticamente sempre sulla sterrato. Ascoltiamo con interesse il suo racconto, ripromettendoci di percorrere il suo itinerario nelle prossima vita, per ora i basta ed avanza quello che stiamo facendo.

La Casa del Ciclista di San Ignacio

Arriva anche una giovane coppia russa con la quale conversiamo a lungo facendo tardi per andare “in branda”. I due hanno una mentalità molto diversa da ciò che ci potremmo aspettare leggendo le notizie che i nostri giornali occidentali riportano.
Poco prima di addormentarmi, penso a quanto ci disse un ciclista della Florida: “Che tristezza non poter viaggiare liberamente solo a causa del proprio passaporto”. Questi due russi ne sono l’ennesima conferma.

E a volte ci sono delle belle discese

Oggi pedalando ho riascoltato Another Brick in the Wall, Part II” dei Pink Floyd. Molti riferimenti a ciò che sta succedendo intorno a noi.

6 marzo – Santa Rosalía
Deserto a parte pensavamo che tornati sul mare ci fosse un bel panorama, invece, fatta l’ultima curva prima di entrare in città, cominciamo con mezzo chilometro di discarica puzzolente, poi è la volta di una miniera con relative fabbriche dalle strutture arrugginite che ci accompagnano fino al centro. Facciamo una piccola spesa e poi trovato l’albergo ci piazziamo sul letto a cazzeggiare fino allora delle nanne.

La chiesa di Eiffel

Il nostro amico di ieri, proprietario della casa del ciclista e di mestiere pescatore, ci ha raccontato che i dazi USA sul Messico nel caso del pesce si sono riversati non sui grossisti, ma su coloro che passano la vita in mare per pochi spiccioli. Oggi gli dedico Il pescatore di Fabrizio de Andrè.

7 marzo – Mulegé
Prima di uscire dalla cittadina di Santa Rosalia, ci sono due tappe obbligatorie, una è una piccola chiesa progettata da Gustave Eiffel, carina, ma niente di particolare, la seconda una famosa Panadería.

Panadería El Boleo

La chiesetta è carina, ma niente di più direi che la classica architettura messicana sarebbe pi;u consona al paesaggio. La panadería ha degli ottimi dolci (che naturalmente saranno acquistati per la nostra pausa di metà mattina), ma il pane non ha nulla a che vedere con ciò che mangiavamo a casa(per chi non lo sapesse, noi ci approvvigioniamo nella migliore panetteria artigianale della Vielle Capitale 😇).

L’ultima discesa verso Mulegé

Oggi tappa corta, il solito su e giù qualche bello scorcio, un paio di salite e siamo a Mulegé. All’entrata del nostro albergo osserviamo una fantastica buganville porpora in piena fioritura. Sono le 14 e la giornata è finita.

Hotel Hacienda

E la musica del giorno è dedicata ad un gruppo della mia adolescenza, nonché al mio Alter Ego, Corazon espinado di Santana

8 marzo – Truck stop El Rosarito

Muri di Mulegé
Dove siamo?

Oggi il menù ciclistico prevede una pedalata 140 km per arrivare a Loreto e dormire in un letto oppure 70 km e fermarsi ad un truck stop lungo la strada. Ci sono inoltre 1.000 m di dislivello positivo che metteranno alla prova il nostro allenamento.

Camping al Restaurante Las Palmas, la nostra tendina è in fondo tra palme e cactus

Per chiudere la relazione tecnica della giornata, diciamo che tutto è filato liscio. Le gambe cominciano a girare e le chiappe ad indurirsi. A Pantanina-Manuela bisogna aggiungere il soprannome di Chili impossibile starle dietro in salita.

Verso Loreto

Storielle del giorno. Abitualmente, su Google Maps, noi diamo il nostro giudizio sui luoghi visitati, come ci piace leggere le opinioni di chi è passato prima anche noi facciamo il nostro dovere per la comunità dei viaggiatori dicendo se il posto è buono oppure da evitare. Ieri sera , per la prima volta dopo oltre 300 commenti, scrivo il mio prima di lasciare l’albergo. Questa mattina, la signora della reception mi dice che il proprietario dell’hotel la ha chiamata alle 5 per dire che un cliente si era lamentato della doccia senza soffione. Si è scusata dicendomi che sono i clienti che rubano e che, qualche giorno prima, qualcuno aveva rubato addirittura un porta rotoli della carta igienica. Sorrido dicendole che anche negli alberghi da centinaia di USD c’è chi ruba, non sono solo i messicani.
Verso la fine della nostra tappa siamo in sosta frutta, si avvicina un’auto chiedendoci se tutto va bene. Rispondiamo positivamente e la signora Lizette ci dice che anche loro sono ciclisti, abitano a Ensenada, e sono nel gruppo Warm Showers… Mi viene in mente che in novembre, cercando alloggio in quella città avevo scritto anche a loro. Il nostro mondo ciclistico è piccolo!

Cosa dire del panorama di oggi? Rispondo con una banalità: un’immagine vale mille parole, guardate le prossime foto. Abbiamo pedalato sul più bel tratto percorso sulla Baja fino ad oggi.


Questa mattina ho letto che il Pentagono USA ha eliminato dai siti Internet militari migliaia di fotografie con donne, afroamericani e, ciliegina sulla torta, anche la fotografia del bombardiere che sganciò la bomba su Hiroshima, perché il nome del bombardiere era Enola Gay (Per chi non lo sapesse la signora Enola era la mamma del pilota)! Bisogna oscurare ogni libertà raggiunta. Quindi la canzone del giorno è Enola Gay dei Orchestral Manoeuvres in the Dark. Viva Orwel, viva l’inquisizione, viva il ritorno al Medioevo.

9 marzo – Loreto
Il ristorante Las Palmas, dove abbiamo campeggiato ieri è stata un’ottima scelta. Situati in un’oasi nel nulla, abbiamo cenato con uova e wurstel, bevuto un caffè ed una birra, usufruito del loro Internet, il tutto per una cifra irrisoria.

Un bel posto, meglio di qualsiasi hotel. L’unico neo è che la famiglia accanto possiede un gallo che ha cominciato a cantare alle 5:30. Fu***.

Sulla strada niente di difficile, siamo a Loreto, sul mare, e domani giornata di riposo. Ancora 350 km e saremo a La Paz da dove si dovrà decidere cosa fare per le prossime 2-3 settimane prima di trasferirci in…

Per arrivare in Baya California Sur…

Da San Felipe continuiamo verso Sud e raggiungiamo Guerrero Negro dopo lunghe tappe di oltre 100 km.

Ci concediamo un giorno di pausa a San Felipe. Questa città turistica offre una breve passeggiata lungomare con negozietti di souvenirs e ristoranti con vista sul faro storico e lungo la baia una lunghissima striscia di sabbia dorata che attira gli amanti della vita da spiaggia.

L’immagine di copertina è dedicata a Bikerando, l’azienda italiana che produce il Biri, il nostro fantastico supporto da bici.
Ciclisti viaggiatori, fateci un pensierino!

26 febbraio – Puertecitos
Partiamo molto presto da San Felipe per “cuocerci al sole” un po’ meno che nei giorni scorsi. Appena fuori città, siamo abbordati da una coppia in bicicletta, Martha e Hector di Mexicali che ci danno informazioni dettagliate sul percorso fino a La Paz. Prendiamo nota e ricominciamo la nostra discesa a Sud.
Lungo la strada iniziano a spuntare enormi cactus, i Cardon o cactus elefante, eccoci all’inizio della Valle de Los Gigantes. A Delicia, un piccolo borgo di un centinaio di persone, ci beviamo una bibita chiacchiarando con la signora del mini market per capire come si vive in un posto così isolato: “….tutti pescatori, ma abbiamo anche la scuola…”. Traffico inesistente, solo qualche camion e alcuni camper con targhe straniere che principalmente vanno verso nord. Arriviamo a Puertecitos nel primo pomeriggio. Il villaggio è strano, un centinaio di costruzioni in tutto, incrociamo qualche gringo sulla porta della sua villetta,le altre case sono fatiscenti e niente più. La baia però è molto carina e noi dormiamo in mezzo al paesino in un campeggio sulla spiaggia , con tanto di tettoia privata, elettricità e ristorante. Ci dicono sicurissimo c’é un cancello con guardia all’inizio e alla fine del paese, chiuso alle 10 di sera, aperto alle 7 del mattino.
Musica del giorno: Pedalando in questo deserto, tra le decine di brani che ascolto passa “Where the streets have no name” degli U2. Grande gruppo, grande canzone.

In uscita da San Felipe

Manuela: Martha e Hector ci hanno dato indirizzi preziosi, devo cancellare dalla mia testa le parole che continuavano a ripetere “thought, very hard,very steep”, meglio concentrarsi sul panorama e sui maestosi cactus centenari che decorano il bordo strada e ti fanno sentire piccolo piccolo.

La costa del Mar de Cortez

27 febbraio – Rancho Grande (Isla Luis Gonzaga)
E siamo ai 1.000km fatti!
La bellezza del cicloturismo nel deserto: quando parti alle 7 del mattino fa freddo (oggi attorno ai 10℃), dalle 10 di mattina al tramonto si crepa di caldo.

In uscita da Puertecitos

Lungo la MEX 5, a distanze di chilometri una dall’altra, stradine sterrate, spesso chiuse da cancelli, conducono al mare, e in lontananza, vicino alla spiaggia, si intravede una fila di case. Sono terreni acquistati principalmente da americani che vi costruiscono seconde case in mezzo al nulla. La strada di oggi è abbastanza pianeggiante, probabilmente la meno impegnativa da quando siamo ripartiti da Tijuana.

Verso Rancho Grande

Arriviamo a Rancho Grande, una stazione di servizio con 3-4 costruzioni e un minimarket che funge da reception per il campeggio. Dopo circa un chilometro e mezzo lungo una pista per aerei in terra battuta, raggiungiamo il posto che ci è stato assegnato, situato in riva al mare. Occuperemo una palapas, perfetta per ripararci dal forte vento. Sul retro un bidone con dell’acqua per lavarci ed in lontananza un bagno chimico. I nostri vicini sono canadesi e viaggiano su un bel truck-camper. Il loro spirito compassionevole li spinge ad offrirci una bottiglietta di acqua fresca alla mia astemia consorte ed una fantastica birra gelata al sottoscritto.

Il nostro posto tenda sul mare, in una palapas.


A nanna alle 19:30. Si, avete letto bene, vogliamo svegliarci alle 5 ed essere in strada per le 6:30 per pedalare qualche ora al fresco.
Musica del giorno: Dedicata ai giramondo, Vagabon di Misterwives.

Manuela: Il contrasto dei colori di questa regione mi affascina: terra rosso mattone, sabbia dorata, qualche arbusto beige, rocce nere, mare e cielo azzurro intenso. Ancora tanti sali e scendi, ma oggi Eolo è gentile con noi e ci toglie qualche chilo dalla bici

28 febbraio – Punta Prieta
Il profilo altimetrico della giornata odierna sembra semplice: sali per quaranta chilometri, segui il falsopiano per una ventina, scendi per altri sessanta in leggera pendenza. Le salite saranno reali, le discese un po’ meno. Il tutto è condito con una temperatura di 32 ℃ ed un vento perennemente contrario che secca la gola.

Alba a Rancho Grande


Il panorama di oggi è per me piuttosto monotono, l’unica nota degna di nota è una scenetta al ristorante sull’incrocio tra MEX 1 e MEX 5. Arriva un enorme camper overlander, sulle fiancate i nomi di alcuni sponsor ed il faccione di un uomo barbuto. Scende un over 50 brizzolato e… barbuto, entra e chiede il menu al banco. Lo segue una giovanissima donna, si scambiano due parole, entrambi usufruiscono del bagno, leggono e rileggono il menu per una decina di minuti e se ne vanno senza ordinare nulla. Prima di partire abbandonano due grossi sacchi di immondizia. Il nostro commento, espresso con il gergo appreso dalla mia Princess: “Il pète plus haut que son cul!” (espressione francese popolare per descrivere una persona dall’ego smisurato e spesso arrogante).
Arrancando controvento raggiungiamo l’Hotel y Restaurante Melany, un truck stop aperto 24 ore. Prendiamo una delle quattro stanze, cena al ristorante e nanne subito dopo in previsione dei tanti chilometri di domani.
Musica del giorno: Oggi ho ascoltato un album di Cœur de pirate e Undone mi ha ricordato il viaggio familiare in Alaska di 10 anni fa: 16.000 km che non dimenticheremo mai.

Manuela: Eolo oggi ha ripreso ciò che ci ha regalato ieri, vento contro tutto il giorno, come trasformare una tappa con leggere discese in una salita continua di 120km! Sguardo fisso sul grafico delle pendenze sognando la fine, mentre Francesco si lamenta più delle sue piaghe sul fondo schiena che della fatica. Attraversiamo la Valle dei Cirios, mi consolo osservando questi strani alberi altissimi simili a una candela, con un tronco coperto da rami spinosi.

Ciclista nel deserto

1 marzo – Guerrero Negro
Hector ci disse: “Vedrete, sarà una tappa facile”. In effetti lo sarebbe, ma ci sono i 120 km di ieri nelle gambe, soprattutto nelle chiappe, ed un bel pezzo di strada “grattata” in previsione delle futura asfaltatura. Arriviamo a Jesus Maria per uno spuntino e pedaliamo gli ultimi 40 km con un vento quasi perfetto che ci fa andare ad una buona andatura.
Nella seconda parte della giornata eravamo persi nel nulla; la striscia di asfalto ed intorno a noi solo deserto, piatto, arido, desolato, inabitato, non si vedevano nemmeno le montagne in lontananza. La desolazione assoluta.

Parallelo 28 e lo scheletro di una balena

Musica del giorno: Mentre pedalavamo da una delle mie playlist ho ascoltato Wheels on dust di Charlie Jefferson, un titolo che si addice perfettamente all’ambiente.

Manuela: come vincere la noia di giornate come questa? spegnere il cervello, inserire il pilota automatico, chiedersi perchè si ha scelto questo sport e rimandare a domani la risposta dopo una bella doccia e un’ abbondante mangiata.

2-3 marzo – Guerrero Negro
Ma chi ha detto che le giornate di riposo devono essere limitate a 24 ore? Arrivando in paese decidiamo che un giorno sarà dedicato all’osservazione delle balene ed un altro al dolce fare niente.

Facendo la spesa in un minimarket, la cassiera chiede ad alta voce se c’è qualcuno che parla inglese, vediamo un ragazzo asiatico che, con il cellulare mostra un’immagine, sta cercando del gas per il fornelletto.
Ho un flash!
Tre settimane fa il nostro amico Edward di Ensenada, mi scrive chiedendo se può regalare ad un ciclista coreano una delle due cartucce di gas che avevo lasciato a casa sua. Oggi, più di venti giorni dopo, lo abbiamo incontrato per caso! Questa è una delle cose che ci fa amare il nostro modo di viaggiare: gli incontri con le persone. La cosa più bella, come dicono molti, è il viaggio, non la meta.

Lee Haedong in viaggio dall’Alaska alla Tierra del Fuego

Il giorno dell’uscita nella laguna per osservare le balene grigie, il vento forte ci rovina in parte la giornata, lo spettacolo però è indimenticabile.
Si parte dalla cittadina e si attraversano delle immense saline fino ad un microscopico pontile dal quale ci si imbarca. La nostra guida ci spiega che la salina è nata negli anni ’50, occupa 1.500 persone ed è considerata la più grande salina del mondo estendendosi su 33.000 Ha e producendo circa 7 milioni di tonnellate di sale all’anno.
Dopo una breve navigazione si cominciano a cercare gli sbuffi delle balene ed in effetti sono molte, mai vista una simile densità di questi cetacei come in questo posto. Una delle balene passa addirittura sotto la nostra barca. Peccato che il vento le innervosisca, perché spesso la loro curiosità le fa uscire dall’acqua per farsi accarezzare.


La nostra giornata “acquatica” si conclude con un passaggio in una delle tante taquerie che si trovano sulla strada per assaggiare un taco al pastor (carne di maiale cotta come il kebab libanese).

Manuela: la laguna Ojo de Liebre è un posto magico dove le balene grigie vengono ad accoppiarsi e a partorire per 3 mesi all’anno prima di ritornare nelle acque fredde dell’Artico. Su una piccola barca 8 persone sono state sballottate sulle onde in mezzo a decine di questi enormi mammiferi; per fortuna non abbiamo fatto la fine di Pinocchio, è stata un’emozione unica.

Dove eravamo rimasti?

Ricominciamo a pedalare. Abbandonati i -30 C di Québec, arriviamo ai +30 della Baja California.

Rientrati a casa in Québec a metà dicembre, abbiamo iniziato subito il nostro programma di ristrutturazione fisica: un’ ora di spinning a buon ritmo seguita da una seduta con pesi per cinque giorni alla settimana, senza contare il tempo speso a spalare la neve, scesa in abbondanza. E per il benessere mentale, ci siamo goduti la compagnia della famiglia e di cari amici. Dopo 46 giorni di allenamento, più di 200 km di camminate in città (la figlia si è tenuta la nostra auto), spesso con temperature inferiori ai -30° C, ci sentiamo finalmente pronti a riprendere la strada. Non siamo ancora al top della forma, ma più preparati rispetto alla precedente partenza. La lezione da trarre: l’entusiasmo non sempre può compensare la mancanza di preparazione. Il commento di Manuela: “Forse a 20 anni, ma a più di 60 non c’ è storia!”

In queste lunghe giornate invernali, ho anche trascorso molto tempo a leggere e in un’intervista ad un alpinista famoso, mi sono trovato in sintonia con un passaggio interessante : “Il concetto della rinuncia non va abbinato al concetto di fallimento – spiega Simone Moro – perché per un alpinista il fallimento può toglierti la vita: ecco allora come ho capito che devi saperti fermare al momento giusto, perché in realtà la rinuncia è solo la posticipazione del successo. Dobbiamo imparare a concederci dei tentativi per i nostri obiettivi, riuscendo ad accettare questi fallimenti come un passaggio necessario nel riuscire ad alzare sempre più l’asticella.” (Fonte: Incontri di pensiero 2016, Brescia, Italia).

Detto questo, più motivati che mai, il 19 febbraio arriviamo a San Diego, il pomeriggio stesso recuperiamo le nostre amate biciclette ed il 20 mattina siamo nuovamente alla frontiera USA-Messico per ritornare sulla BAJA CALIFORNIA.
Il nostro motto, d’ora in poi dovrà essere una citazione attribuita al Mahatma Gandhi: “La forza non deriva dalla capacità fisica. Deriva da una volontà indomabile.“.

Canzone del giorno: Leaving on a Jet Plane di John Denver. Lui lascia la sua bella, io ho lasciato la mia Princess.
Per questo viaggio ho deciso di creare un lista di brani ispirati dai fatti della giornata che aggiornerò man mano. Chi volesse ascoltarla, si trova su Spotify a questo indirizzo: Spotify – Pedaleando América Latina

Per chi non dovesse credere che in Canada c’è tanta neve

20 febbraio – Prima tappa: Rosarito
Pensavamo che passando da Tijuana, il ritorno a Ensenada fosse più facile, ma forse sarebbe stato meglio rifare la strada dalla città di Tecate. Avendo già il visto, l’attraversamento della frontiera è stato rapido, trovare la giusta via nel caos di questa città frontaliera, un po’ meno.

La frontiera tra Chula Vista e Tijuana

Finalmente sulla MEX 1, purtroppo molto trafficata e con pendenze “importanti” arriviamo velocemente a Rosarito da Ix Chel che ci offre il suo giardino per montare la tenda nonostante la sua assenza.
Si ritorna sulla strada, la canzone del giorno non può essere che Roadhouse Blues di The Doors.

Manuela: Il caos di Tijuana mi preoccupava un po’, ma la mattina presto le strade erano semideserte, i festaioli erano ancora a dormire. L’ansia è stata affrontare certe salite a picco per uscire dalla città, che fatica!

Non pensavamo di dover filtrare l’acqua anche in città, grazie a Cnoc Outdoor per averci regalato le sacche.

21 febbraio – Ensenada
Un po’ di salite, ma anche la seconda giornata è finita. Duro ricominciare con questi carichi, ma come dice il proverbio: Hai voluto la bicicletta? Pedala. In ogni caso il panorama sul Pacifico tra La Mision e El Sauzal era veramente da cartolina.


Arrivati dal nostro amico Edward, l’accoglienza è stata come sempre eccellente. Non dormiremo da lui, ma in un’altra sua casa che è in attesa di ristrutturazione. Prima di uscire tutti e tre al ristorante, visitiamo il cantiere della clinica che sta costruendo per le tre figlie: una dietologa, una parodontista e una cuoca-amministratrice. Poi a nanna con le galline…nel senso letterale della parola (vedi immagine seguente).
La musica del giorno l’ho aggiunta solo perchè mi piaceva: First Aid Kit – When I grow up

Che si capiscano?

22 febbraio – Ojos Negros
L’obiettivo dei prossimi giorni è quello di attraversare le montagne per andare dal Pacifico al Golfo di California. Uscire da Ensenada con il traffico mattutino non è piacevole, in più oggi prevediamo una tappa di soli 40 km, ma con oltre 1.000 metri di dislivello e, tanto per essere monotoni, anche le bici pesano più di 40 kg…
Tre lunghe salite e finalmente qualche chilometro in discesa alla fine della giornata. Poco primo del bivio per il paese, dobbiamo superare un posto di blocco dell’esercito che ferma ogni auto. Sulla strada avremo incrociato una cinquantina di veicoli militari con soldati seduti nel cassone o in piedi impugnando un mitragliatore. La loro presenza deve inquietare o rassicurare? Parlando con molti messicani sembra che oramai l’esercito faccia parte del panorama, prendiamola anche noi filosoficamente.
Musica del giorno? Troppo impegnato a spingere sui pedali, niente musica oggi.

Manuela: lungo la strada a decorare questo paesaggio arido e brullo, una serie di santelle, poi varie croci di chi non ha avuto fortuna passando da qui. In cima ad una estenuante salita, una Madonna su un enorme roccia, sarà una visione dovuta alla fatica o solo un disegno?

Le montagne desertiche dietro Ensenada

23 febbraio – Lazaro Cardénas
Per evitare un po’ di caldo, ci si sveglia molto presto. Si passa dai 5 gradi alle 7 di mattina ai 30 di mezzogiorno e la notte in camera dormiamo ben coperti.


A metà della tappa di oggi, vorremmo fermarci per una pausa di ristoro nel paesino di Heroes de la Independencia. Siamo fermi in una piazzola con il cellulare in mano ed un pickup si ferma accanto a noi: “Tutto bene?” Alla guida un giovane di una trentina d’anni, gli rispondiamo affermativamente e gli diciamo che stavamo cercando dove andare a prendere una bibita fresca e lui ci regala una bottiglia di Gatorade augurandoci Suerte! E riparte.
Ricordo che Suzie (ciao Suzie spero che tu ci legga) un’inglese incrociata più di tre anni fa sulla Pacific Coast disse non si sarebbe mai immaginata la gentilezza dei messicani, oggi ne abbiamo avuto l’ennesima conferma.
Per la musica del giorno direi che si addice egregiamente il Main Title Theme del film Pat Garret and Billy the Kid di Bob Dylan.

24 febbraio – San Felipe
Nonostante oggi ci siano circa 120 km, la tappa non sarà delle più faticose. Si parte con una decina di chilometri in salita, poi venti in discesa, un’altra decina in leggera salita e trenta altri in discesa. Una pacchia? Ogni tanto ci vuole.

Sosta lungo la strada per passare ad una tenuta più leggera per la temperatura.

Quando arriviamo all’incrocio con la strada costiera lungo il Golfo di California, nuovo posto di blocco militare, si gira verso sud per altri 30 km, siamo sul mare, domani giornata di riposo.


Tra i pezzi che ho ascoltato in questi 120 km di deserto mi è piaciuto Oats in the Water di Ben Howard.
Questi primi 400 km sono stati un po’ faticosi, ma la forma sta ricominciando a tornare. Vorrei ringraziare Suzie e Edwin di Londra che ci hanno fornito le tracce GPS del loro viaggio dall’Artico all’Antartico, che ci hanno risparmiato molto tempo in pianificazione. Grazie S&E.
Manuela: Che caldo soffocante! Discesa, evviva la discesa, anche se si deve ancora pedalare a causa del forte vento contrario. Come divorare a cena un intero pollo arrosto senza nessuna fatica!

Houston we have had a problem

Dopo un bell’inizio messicano lungo la “Ruta del vino”, la giornata di riposo a Ensenada, mi fa riflettere sulle mie condizioni fisiche. Mettiamo le bici in un deposito e rientriamo temporaneamente a casa per sistemare la carrozzeria, non quella della bici, ma la mia.

3 dicembre – Guadalupe
Dopo una notte, letteralmente accampati in casa della nostra ospite, inizia la nostra prima giornata messicana. Oggi sono previste un paio di salite, ma niente di faticoso come ieri, e per finire una lunga discesa verso Guadalupe. Poco prima della cittadina passiamo sotto un grande cartello che annuncia l’ingresso alla “Ruta del vino”, sulle colline vasti vigneti e alcune cantine con nomi italianeggianti: “Cetto”, “Trentino”, ecc.
Arriviamo in un campeggio, bagni puliti e doccia calda. Questa sera il nostro vicino è un ciclista tedesco , arrivato da Tijuana e diretto a Città del Messico, poche parole è un tipo solitario.
Canzone del giorno: Olalla di Blanco White, ascoltandola durante la discesa verso il campeggio ho pensato che si adattasse molto bene all’ambiente circostante.

Manuela: Partiamo da Tecate e la prima missione del giorno è quella di cercare una carta telefonica, dopo 2 tentativi è cosa fatta. Ormai l’uso del cellulare è indispensabile:  sicurezza, contatti con altri ciclisti-viaggiatori, cercare dove dormire, etc. Pedaliamo tra colline coltivate a vigneti e oliveti, cantine modernissime in un paesaggio inaspettato. Che freddo appena cala il sole! Inaspettato anche questo.

Camping Rancho Sordo Muto

4 dicembre – Ensenada
Notte freschina. Appena arriva il sole la temperatura si alza velocemente, anche se l’essere in maniche corte non è sempre piacevolissimo.

Uscendo dalla Ruta del vino

Ancora vigneti quasi fino all’oceano, poi un immenso deposito di container di cui una buona parte portano la scritta MSC, l’aziendina di trasporti marittimi dell’italiano Aponte.
Si segue la costa e si comincia a pedalare in direzione di Ensenada. In periferia della città troviamo la classica scritta multicolore che abbiamo già visto nelle fotografie di altri cicloviaggiatori.

Ensenada

Decidiamo di fermarci qui a pranzare, seduti su una panchina. Di fronte a noi l’Oceano Pacifico, le cui onde si “frangono” sulla costa… sarebbe tutto molto poetico, se non fosse che dietro di noi c’è una lunghissima fila di camion diretti alle gru del porto per ripartire con i loro container di merce appena sbarcata. Non si può avere tutto dalla vita.

Ci dirigiamo verso l’indirizzo dell’officina di Edward il nostro ospite trovato grazie alla rete WhatsApp di cicloviaggiatori messicani. Un gruppo fantastico di persone che condividono la nostra passione e aiutano chi sta pedalando nel paese. Appena chiesto se qualcuno fosse disponibile ad ospitarci nella città, abbiamo ricevuto la risposta del nostro anfitrione. Ciclista, mio coetaneo, Edward è un laureato in biologia, ma ha scelto di fare il gommista per riuscire a pagare l’università alle tre figlie. Vive dietro la sua officina ed è una delle persone più generose che abbiamo mai incontrato nei nostri viaggi.
Ci lascia a disposizione la sua casa, mentre lui continua con il lavoro, la sera noi saremo di servizio in cucina per fargli gustare qualcosa di italiano. Durante la cena ci scambieremo opinioni sui suoi vicini del Nord (parte della sua famiglia vive negli USA), sul modo di concepire i valori familiari e su tante altre banalità della vita di tutti i giorni. Grazie Edward per l’ospitalità, e grazie a tutti i messicani della “RACmx GENERAL”, appena fatta la mia richiesta per Ensenada, ho già ricevuto anche un invito da un altro ciclista di una città più a Sud, vitto e alloggio garantiti.

Canzone del giorno: Immigrant Song dei Led Zeppelin è la canzone che uso come suoneria abbinata al contatto telefonico della mia Princess. Sono solo un decina di giorni che siamo partiti, ma mi manca già tanto. Non sarà facile potersi incontrare, lei ha i suoi impegni di studio e lavoro e non sa quando potrà raggiungerci.

Manuela: La generosità e l’accoglienza di certe persone mi stupisce in ogni viaggio. Grazie Edward per averci aperto le porte della tua casa, per aver arricchito la nostra cultura parlandoci del tuo paese. Ti auguriamo lunghe pedalate e di poter trascorrere tanto tempo in compagnia della tua bellissima famiglia.

6 dicembre – Houston we have had a problem
Non so se tutti quelli che ci leggono conoscono la vicenda di Gianmarco Tamberi, altista medaglia d’oro uscente e grande favorito alle olimpiadi di Parigi. L’atleta italiano, preparatosi a lungo per quella competizione, arrivò nella capitale francese e si ammalò buttando via anni di allenamento. Non mi voglio paragonare ad un campione del mondo, forse voglio solo darmi una scusa, ma oggi saremmo dovuti ripartire e non è andata così. Dovevamo iniziare ad affrontare un lungo tratto difficile nel deserto, dove il corpo e la testa devono funzionare perfettamente. Dopo alcune notti insonni, fisicamente doloranti e pensierose, non me la sono sentita.

Questa rinuncia non la ritengo una sconfitta (Simone Moro).

La decisione è stata dura, erano mesi che ci preparavamo, ma oggi ho detto al nostro amico Edward che saremmo rientrati. Senza pensarci due volte, lui ha chiuso l’officina e si è offerto di portarci in auto al confine di Tijuana da cui siamo rientrati in USA. Grazie  ancora Edward per l’ospitalità e per il servizio taxi.
Che coloro che parlano male dei messicani dicendo che sfruttano la benevolenza dei loro vicini a Nord, riflettano ed imparino il significato di altruismo.

Edward, il nostro amico messicano

Dopo un’ora di autostrada siamo al confine e salutiamo Edward. Ci mettiamo in coda dietro la lunga fila di chi attraversa a piedi. Ci vorranno due ore, gente che si saluta, venditori ambulanti, mendicanti e, sicuramente, affaristi senza scrupoli; riflettendo alla situazione, mi sembra di fare parte dei servi della gleba che andavano al castello del feudatario per servirlo (e lo dico con un gran rispetto dei messicani con cui ho passato bellissime giornate).

Oggi la canzone del giorno è una scelta facile: Welcome to Tijuana di Manu Chao.

Lo storage in cui abbiamo parcheggiato le nostre bici. See you soon

Manuela: Un lungo viaggio in bici è un’avventura che ti fa scoprire i tuoi limiti. Non siamo persone che amano prendere rischi inutili, quindi anche se questo era un progetto che organizzavamo da tanto, non tutti gli astri erano allineati.
Da ex-alpinista, preferisco dire che non sempre quando si parte per un 8.000 si arriva in vetta. A volte al campo base, il destino ci manda un segnale che fa capire che è meglio ritornare a casa e riprovarci. A casa faremo una revisione completa della “carrozzeria” e non mi riferisco a quella della bici, ma a quella fisica di Francesco ultimamente trascurata per motivi vari. Per motivi famigliari, negli ultimi mesi non ci eravamo allenati come avremmo dovuto. L’abbiamo pagata… ci è mancato fiato, testa e grinta. Quindi, amici, ricordate: tra un impegno e l’altro, trovate sempre il tempo per pedalare !

Comunque, la storia non finisce qui. Un paio di mesi a casa per rimettersi in forma e si riparte, le nostre bici ci aspettano in California.

¡Bienvenidos a México!

Gli ultimi giorni sulla costa USA e l’arrivo a Tecate; un piccolo incidente che ritarda di un giorno il passaggio della frontiera, ma che ci fa gustare un ottimo Riesling di Dulzura

26 novembre – Los Angeles
Dove eravamo rimasti? In attesa di un volo per Los Angeles, punto di inizio del nostro viaggio. Come è andata? Tutto è filato liscio, l’unico neo la lunga attesa per la navetta dell’hotel.

Manuela: viaggiare con delle biciclette come bagaglio  è sempre stressante e quando all’arrivo vedi i tuoi scatoloni spuntare sul nastro bagagli ti sembra di aver vinto al lotto.

27 novembre – Long Beach
Sveglia all’alba per preparare tutto ed usciti dalla camera alle 11, giusto all’ora limite per il checkout.

La nostra camera durante la fase di assemblaggio bici

La giornata di oggi non sarà un granché, dobbiamo attraversare LA che ha un’area metropolitana con una superficie simile alla Lombardia, sul nostro percorso non ci saranno scorci stile lago di Como o vigneti franciacortini, qui passiamo vicini ad una raffineria Chevron e ad un pedone mezzo suonato che attraversando la strada sembra voglia sparare alle auto ferme al semaforo, nelle sue mani una pistola, vera o falsa non lo capiamo, ma aumentiamo l’andatura per precauzione.

Pausa pranzo da Costco

Perché abbiamo pubblicato questa fotografia?
Per chi non lo conoscesse, Costco è un supermercato americano che offre prodotti a prezzi concorrenziali. Nel 1985 uno dei cofondatori, nonché CEO introdusse l’hot dog a 1,50$, sono passati 39 anni ed ancora oggi lo si può acquistare, di buona qualità e con bevanda inclusa allo stesso identico prezzo. Si narra che il CEO minacciò di morte il suo successore se avesse osato aumentarlo.
Durante il nostro itinerario verso Long Beach siamo passati davanti ad un supermercato Costco verso l’ora di pranzo e la tentazione è stata forte. Oltre all’ hotdog, abbiamo acquistato, al folle prezzo di 1,99$ anche un trancio di pizza che sarà il nostro pranzo “da strada” per domani.

Essendo patito di musica, viaggio con un mini speaker sul manubrio e spesso le note mi accompagnano durante le lunghissime pedalate. Per questo viaggio ho deciso di creare un lista di brani ispirati dai fatti della giornata e che verrà aggiornata man mano. Chi volesse ascoltare, può trovare la lista su Spotify a questo indirizzo: Spotify – Pedaleando América Latina

La canzone di oggi non potevo che dedicarla al mio Alter ego che mi accompagna durante questo viaggio. Il brano è Con te partirò di Andrea Bocelli.

Manuela: Montaggio e assetto delle biciclette come nei team trucks del Giro d’Italia. In circa 4 ore abbiamo rimontato i nostri mezzi di locomozione, organizzato e caricato i bagagli. Troppo pesanti ! nei prossimi giorni in  modo maniacale dovrò trovare il modo di rosicchiare del peso. Nei 40 km di strada fatti attraversando Los Angeles abbiamo avuto uno scorcio dell’America in accelerato: bel quartiere residenziale con centro commerciale alla moda, quartiere popolare con vari fast food, quartiere povero con mucchi di sporco, barboni accampati in tende e roulotte, zona industriale con raffineria immensa e per finire il pazzo con la pistola. Welcome in LA!

28 novembre – Dana Point
Finalmente il nostro itinerario si avvicina alla spiaggia già costeggiata due anni fa quando percorremmo la Pacific Coast da Seattle.

Strani tacchini nel giorno del Thanksgiving

Dopo una trentina di chilometri piacevolmente piatti la seconda parte della giornata sarà con dei continui su e giù sulla US-1,  spiagge con surfer a destra e belle ville a sinistra, un paio di Ferrari che ci superano con grandi accelerate e piano piano arriviamo a destinazione.

Cicliste sulla Pacific Coast

Alla reception del campeggio dello State park ci dicono che non ci sono posti liberi, ma impietosendo l’impiegato ci propone di entrare e di chiedere ai campground hosts che forse ci sistemeranno.  Nessuno dei responsabili è presente in questo giorno di festa, ma una signora ci propone di sistemarci sul suo sito. Il problema di dove dormire è risolto.
La signora è gentilissima, ex militare di servizio in Germania durante Deserto Storm, poi casalinga, mamma di sei figli, è malata, non ha un’assicurazione medica e vive in tenda perché è ciò che può permettersi pagando le cure. Oggi festeggia il Thanksgiving in campeggio da sola. Ciò che ci racconta è molto triste, ma sembra una della mille storie viste nei film di Hollywood. Le proponiamo di pagarle una parte della tariffa giornaliera e, sentendo che le piace il vino, le propongo di acquistare una bottiglia. Al ritorno dal liquor store  le mostro la bottiglia che appoggio sul tavolo, pensando che la berremo in compagnia. Ebbene no! Quando la tipa finisce di lavare le sue stoviglie, si prende il vino e se lo porta in tenda.
Canzoni del giorno: The Doors – People are strange.

Manuela: pensavo di aver dimenticato questo pezzo di strada ed invece pedalando i ricordi affiorano, l’unica differenza è che oggi non fa caldo ed è Thanksgiving. C’è in giro un sacco di gente ed i tacchini si mescolano a surfisti muscolosi che si dirigono in spiaggia. Chi cavalca le onde e chi cavalca la bici…e chi si ritrova da solo, ammalato, senza soldi, ma che ha la gentilezza di condividere la sua piazzola con degli sconosciuti….bevendosi da solo un buon pinot grigio!

29 novembre – Encinitas
In questa stagione fa buio molto presto e noi siamo obbligati a seguire il ritmo della luce. Andiamo a dormire prima delle galline ed io mi sveglio quindi prestissimo.
Fuori è freschino, 10 gradi, con calma preparo la bici, faccio colazione e poi chiamo madame che non so come riesce ancora a dormire.

Deviazione sulla IS5

Oggi la tappa prevede i trenta famigerati chilometri sulla Interstate 5, un’autostrada a quattro corsie trafficatissima. Come stranieri non possiamo attraversare la base dei Marines di Camp Pendleton e questa è l’unica strada fattibile. La shoulder è larghissima e possiamo pedalare in sicurezza. In una rest area siamo interrogati da un simpatico signore di origine salvadoregna che vuole sapere tutto del viaggio. Vuole filmarci, commentando in spagnolo, per mandare il video alla famiglia. Ci dice che potremo attraversare il suo paese in sicurezza. Piantiamo la nostra tenda nel medesimo sito  dedicato agli Hikers & Bikers in cui sostammo due anni fa.

Manuela: Occhi a terra per schivare i vari detriti  sparsi nella corsia di emergenza del pezzo di autostrada che siamo obbligati a fare. Preferirei tenere lo sguardo verso destra dove il colore blu dell’ oceano si incontra con il bianco della sabbia. La nostra piazzola in campeggio è vicino alla spiaggia esattamente di piedi della famosa statua del Magic Carpet Ride, ma i surfisti incrociati oggi sulla strada erano molto più carini 😉.

30 novembre – San Diego
Canzone del giorno: Beach Boys – Surfin’ USA.
Bellissimo sorgere del sole, raccatto le mie cose dalla tenda, inizio a preparare le borse e la colazione e vedo un surfista che si dirige verso la spiaggia, non sono nemmeno le sette, ci sono forse 10 gradi, ma sono pazzi ‘sti qua? Poi qualcuno mi farà notare che quaranta anni fa c’erano altri pazzi che partivano alle 4 di mattina per andare a fare sci-alpinismo… Oups…

Surfisti in attesa della prima onda del giorno – ore 6:45

Lungo le spiagge ci sono decine di auto parcheggiate di gente che sta andando verso l’oceano con la propria tavola o sta già rientrando.

Dopo Encinitas le ultime belle spiagge della California
E finalmente uno lo cucchiamo in azione

Finite le spiagge, un po’ di salita per arrivare a San Diego dove costeggiamo il porto fino a Chula Vista, la bike lane passa proprio vicino all’aeroporto. Per finire la giornata una ventina di km in salita sulle colline dietro la città verso la US -94 che ci porterà all’albergo dell’ultima notte in USA.

Manuela: Persone di ogni età, che già al mattino presto sono a bordo strada, pronte a infilarsi la muta e tuffarsi in acqua in attesa dell’onda perfetta. Come in Italia, dove i genitori ti spingono a calciare un pallone non appena inizi a camminare, in Canada ti mettono i pattini ai piedi, e in California ti fanno salire su una tavola da surf. Domani ci aspetta una lunghissima salita per attraversare le colline che ci condurranno in Messico. Le bici sono stracariche: altro che alleggerirle, noi continuiamo ad aggiungere peso, per fortuna non abbiamo una bilancia, in certi casi meglio vivere nell’ignoranza.

All’inizio della pista dell’aeroporto di San Diego

1 dicembre – San Diego
Dopo una riposante notte in un bell’albergo sulle colline di San Diego, siamo pronti per affrontare le cinque salite previste di cui due impegnative. Alla fine della terza, mi ritrovo con la ruota posteriore a terra. Gli imperforabili Schwalbe hanno già fatto cilecca? Comincio a tribolare per smontare la ruota posteriore che con lo speedhub non è un’operazione delle più semplici poichè è la prima volta che mi succede e sono incavolato. Durante il rimontaggio sbagliamo qualche cosa e ripartendo non posso utilizzare tutte le velocità. La decisione è di ritornare a San Diego e risolvere il problema non a bordo strada.
Dopo pochi chilometri, vedo un signore vicino al suo pickup nel cortile di una cantina, mi fermo e chiedo se potrebbe portarci in città, siamo disposti a pagargli il disturbo.
Il tipo è il proprietario di un’azienda vitivinicola di 32 Ha e si offre di farci da tassista fino all’albergo che abbiamo prenotato, ma non finisce qui. Durante l’attesa, la responsabile dell’accoglienza, ci offre un eccellente Riesling da loro prodotto. Durante il ritorno a valle si parla di vino e di vigne e così, la giornata che era cominciata male, finisce con una bella chiacchierata con delle gentilissime persone.
Grazie ai proprietari di Valentina VIneyards, chi passera da qui si fermi a bere il loro Riesling è ottimo!
La canzone del giorno non poteva che essere: Barbera e Champagne di Giorgio Gaber

Manuela: Bastano pochi chilometri nell’entroterra per ritrovarsi in un paesaggio selvaggio e arido, dove si alternano zone coltivate e aree ricoperte da bassi cespugli. Tra queste cime rocciose sale la strada tortuosa e ripida. Tutto procede senza intoppi fino a quando sento una serie di insulti alle mie spalle. Torniamo in città per sistemare ciò che non siamo riusciti a fare correttamente sul ciglio della strada. Non si trattava nemmeno di una foratura (le Schwalbe non ci hanno tradito) ma solo di una valvola difettosa della camera d’aria. Punti positivi: abbiamo imparato a smontare e rimontare una ruota con lo speedhub. Francesco ha anche bevuto un bicchiere di eccellente vino bianco. Punti negativi: domani la salita sarà ancora più lunga.

2 dicembre – Tecate

Ricominciamo a salire da Chula Vista, ma dopo circa 30 km mi ritrovo di nuovo la ruota a terra. Ieri, vedendo la valvola storta pensavo fosse stata la causa del problema ed invece una graffetta aveva passato lo pneumatico. Questa volta spero di aver risolto il tutto.

Mortacci sua

Arriviamo al confine nella città di Tecate. L’ accoglienza del funzionario che ci rilascia il visto è cordiale, scambia battute con noi e con un paio di timbri siamo autorizzati a restare 180 giorni in Messico.
Questa notte dormiremo da Adriana una signora che ci affitta una camera, indirizzo trovato su iOverlander. Sistemazione molto spartana, ma per gente che prevede di dormire tra i cactus del deserto, più che sufficiente.
Entrando in Messico mi è venuta in mente un canzone del gruppo Inti Illimani : Nuestro México, febrero 23, che va ad aggiungersi alla mia lista da viaggio.

Manuela: Ben due camere d’aria nello sporco prima di trovare una graffetta gigante “mimetizzata” nello pneumatico. Tutto un esercizio di esperienza e zenitude. E per completare la giornata, tutta in salita, troviamo un posto dove dormire nella via più ripida e nel punto più alto della città di Tecate. Domani inizieremo in discesa.

Pedaleando América Latina

Una nuova avventura sta per cominciare, oggi 26 novembre 2024 siamo diretti a Los Angeles California per cominciare il nostro tour “PEDALEANDO AMÉRICA LATINA” .Se volete più informazioni leggete l’articolo sul blog.

Voglio vedere il mondo.
Seguire una mappa fino ai suoi confini e continuare.
Lasciar che la curiosità sia la mia guida.
Dormire sotto stelle sconosciute e lasciare che il viaggio si sveli davanti a me.

Questo era il motto di Iohan Gueorguiev, The bike wanderer, uno dei primi cicloviaggiatori che documentò le sue avventure pubblicando dei video su YouTube. Nonostante la sua morte prematura, Iohan è ancora oggi un simbolo per la comunità dei viaggiatori su due ruote ed un’ ispirazione anche per noi.

Aeroporto di Québec – 26 novembre 2024

Finalmente, eccoci pronti per l’inizio di una nuova avventura. Siamo in viaggio verso Los Angeles (California) per iniziare quello che sarà il congiungimento di due itinerari : due anni fa percorremmo la costa ovest degli USA e l’anno scorso la strada \che da Puerto Montt in Cile ci portò alla Fin del Mundo a Ushuaia in Argentina.

Unire l’estremo Nord e l’estremo Sud delle Americhe è un’idea che abbiamo in testa da tempo. Il nostro attuale progetto ci porterà prima lungo la Baja California, poi sempre in Messico sulla parte continentale, seguiranno Guatemala, El Salvador, Honduras, Nicaragua, Costa Rica e Panama. Dopo l’America Centrale, vorremmo spostarci in quella Meridionale per attraversare Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia, Argentina e Cile. 
L’obiettivo è di recuperare il dollaro perso in una scommessa con la padrona dell’hostal di Puerto Montt dove alloggiammo al km zero della Carretera Austral (potete conoscere l’oggetto della scommessa nel nostro libro in vendita su tutti i siti Amazon sia in italiano che in francese).

Il viaggio sarà lungo, circa 15.000 km con ostacoli geografici, meteorologici e politici, speriamo non fisici. Per questi ultimi ci affidiamo a quanto ci disse il grande alpinista Andrea Sarchi: Sono uno spirito giovane in un vecchio chassis. Per il resto, siamo persone prudenti, viaggiamo da svariati anni in giro per il mondo e con solo qualche disavventura da turista fai-da-te.

Quanto durerà il viaggio? Sinceramente non lo sappiamo, prenderemo il tempo necessario per pedalare, visitare e goderci la vita; riportando il motto di qualcuno molto amato in America Latina: siamo realisti, esigiamo l’impossibile.

Prendiamo l’occasione per ringraziare le aziende che ci hanno aiutato con del materiale:

Big Agnes produttore della tenda, del materassino e di capi di abbigliamento che useremo.
Cnoc Outdoor che ci ha offerto le sacche per l’acqua.
Graphissimo che ci ha fornito i nostri biglietti da visita e rifatto il logo professionalmente.
Olight che illuminerà la strada nel caso ci capitasse di pedalare in condizioni di scarsa visibilità.
OneUp per i pedali.
NordVPN che ci permetterà di navigare su Internet in sicurezza.
Voile Straps per le sue fantastiche ed indistruttibili cinghie per fissare qualsiasi cosa sulle nostre bici.

And Now go sleep in the dirt! (Ci scusiamo con i proprietari dello slogan, ma è troppo in tema e non abbiamo resistito ad usarlo. Big Agnes dixit).

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