Sempre nel deserto

Dopo le balene ritorniamo nel deserto e dal Pacifico ci ridirigiamo verso il Mar di Cortez.

4-5 marzo – Villa Alberto Andrés Al varado Arámburu e San Ignacio
Per molti semplicemente Vizcaíno.  Potrei descrivere le due giornate dopo Guerrero Negro semplicemente con la definizione geometrica del segmento: “In geometria un segmento è una parte di retta compresa tra due punti, detti estremi”. Nel nostro caso, siamo partiti dal punto A (Guerrero Negro) e siamo arrivati al punto B (Vizcaíno), dopo 75 km praticamente sempre su un rettilineo.

Il villaggio avrà 10 case, il traffico è inesistente, ma il passaggio pedonale c’è

Abbiamo dormito e poi abbiamo ricominciato la mattina successiva praticamente sempre nello stesso modo, arrivando a San Ignacio.

Solo 626 e la Baja è finita

Nella seconda cittadina però l’ambiente era diverso. San Ignacio è in una bella oasi verde (era da tempo che avevamo dimenticato cosa fosse l’erba). C’è un laghetto ed una vecchia missione gesuita, la chiesa è povera, ma i giardini di cactus sono interessanti.

Abbronzatura da ciclista

Arrivati nella piazzetta di fronte alla chiesa, vediamo una bicicletta appoggiata alla vetrina di un caffè e la riconosciamo; è quella di Lee, abbiamo nuovamente raggiunto il nostro amico coreano, che sta montando il suo video di viaggio comodamente seduto in un luogo fresco che offre anche un buona connessione Internet. Scambiamo idee ciclistiche e scopriamo che il suo progetto è di viaggiare per una decina di anni.

La missione gesuita di San Ignacio

Tornati alla Casa del ciclista incontriamo Tom, un giovane americano di 62 anni che sta percorrendo la Baja Divide, il percorso da Nord a Sud che passa nelle montagne, praticamente sempre sulla sterrato. Ascoltiamo con interesse il suo racconto, ripromettendoci di percorrere il suo itinerario nelle prossima vita, per ora i basta ed avanza quello che stiamo facendo.

La Casa del Ciclista di San Ignacio

Arriva anche una giovane coppia russa con la quale conversiamo a lungo facendo tardi per andare “in branda”. I due hanno una mentalità molto diversa da ciò che ci potremmo aspettare leggendo le notizie che i nostri giornali occidentali riportano.
Poco prima di addormentarmi, penso a quanto ci disse un ciclista della Florida: “Che tristezza non poter viaggiare liberamente solo a causa del proprio passaporto”. Questi due russi ne sono l’ennesima conferma.

E a volte ci sono delle belle discese

Oggi pedalando ho riascoltato Another Brick in the Wall, Part II” dei Pink Floyd. Molti riferimenti a ciò che sta succedendo intorno a noi.

6 marzo – Santa Rosalía
Deserto a parte pensavamo che tornati sul mare ci fosse un bel panorama, invece, fatta l’ultima curva prima di entrare in città, cominciamo con mezzo chilometro di discarica puzzolente, poi è la volta di una miniera con relative fabbriche dalle strutture arrugginite che ci accompagnano fino al centro. Facciamo una piccola spesa e poi trovato l’albergo ci piazziamo sul letto a cazzeggiare fino allora delle nanne.

La chiesa di Eiffel

Il nostro amico di ieri, proprietario della casa del ciclista e di mestiere pescatore, ci ha raccontato che i dazi USA sul Messico nel caso del pesce si sono riversati non sui grossisti, ma su coloro che passano la vita in mare per pochi spiccioli. Oggi gli dedico Il pescatore di Fabrizio de Andrè.

7 marzo – Mulegé
Prima di uscire dalla cittadina di Santa Rosalia, ci sono due tappe obbligatorie, una è una piccola chiesa progettata da Gustave Eiffel, carina, ma niente di particolare, la seconda una famosa Panadería.

Panadería El Boleo

La chiesetta è carina, ma niente di più direi che la classica architettura messicana sarebbe pi;u consona al paesaggio. La panadería ha degli ottimi dolci (che naturalmente saranno acquistati per la nostra pausa di metà mattina), ma il pane non ha nulla a che vedere con ciò che mangiavamo a casa(per chi non lo sapesse, noi ci approvvigioniamo nella migliore panetteria artigianale della Vielle Capitale 😇).

L’ultima discesa verso Mulegé

Oggi tappa corta, il solito su e giù qualche bello scorcio, un paio di salite e siamo a Mulegé. All’entrata del nostro albergo osserviamo una fantastica buganville porpora in piena fioritura. Sono le 14 e la giornata è finita.

Hotel Hacienda

E la musica del giorno è dedicata ad un gruppo della mia adolescenza, nonché al mio Alter Ego, Corazon espinado di Santana

8 marzo – Truck stop El Rosarito

Muri di Mulegé
Dove siamo?

Oggi il menù ciclistico prevede una pedalata 140 km per arrivare a Loreto e dormire in un letto oppure 70 km e fermarsi ad un truck stop lungo la strada. Ci sono inoltre 1.000 m di dislivello positivo che metteranno alla prova il nostro allenamento.

Camping al Restaurante Las Palmas, la nostra tendina è in fondo tra palme e cactus

Per chiudere la relazione tecnica della giornata, diciamo che tutto è filato liscio. Le gambe cominciano a girare e le chiappe ad indurirsi. A Pantanina-Manuela bisogna aggiungere il soprannome di Chili impossibile starle dietro in salita.

Verso Loreto

Storielle del giorno. Abitualmente, su Google Maps, noi diamo il nostro giudizio sui luoghi visitati, come ci piace leggere le opinioni di chi è passato prima anche noi facciamo il nostro dovere per la comunità dei viaggiatori dicendo se il posto è buono oppure da evitare. Ieri sera , per la prima volta dopo oltre 300 commenti, scrivo il mio prima di lasciare l’albergo. Questa mattina, la signora della reception mi dice che il proprietario dell’hotel la ha chiamata alle 5 per dire che un cliente si era lamentato della doccia senza soffione. Si è scusata dicendomi che sono i clienti che rubano e che, qualche giorno prima, qualcuno aveva rubato addirittura un porta rotoli della carta igienica. Sorrido dicendole che anche negli alberghi da centinaia di USD c’è chi ruba, non sono solo i messicani.
Verso la fine della nostra tappa siamo in sosta frutta, si avvicina un’auto chiedendoci se tutto va bene. Rispondiamo positivamente e la signora Lizette ci dice che anche loro sono ciclisti, abitano a Ensenada, e sono nel gruppo Warm Showers… Mi viene in mente che in novembre, cercando alloggio in quella città avevo scritto anche a loro. Il nostro mondo ciclistico è piccolo!

Cosa dire del panorama di oggi? Rispondo con una banalità: un’immagine vale mille parole, guardate le prossime foto. Abbiamo pedalato sul più bel tratto percorso sulla Baja fino ad oggi.


Questa mattina ho letto che il Pentagono USA ha eliminato dai siti Internet militari migliaia di fotografie con donne, afroamericani e, ciliegina sulla torta, anche la fotografia del bombardiere che sganciò la bomba su Hiroshima, perché il nome del bombardiere era Enola Gay (Per chi non lo sapesse la signora Enola era la mamma del pilota)! Bisogna oscurare ogni libertà raggiunta. Quindi la canzone del giorno è Enola Gay dei Orchestral Manoeuvres in the Dark. Viva Orwel, viva l’inquisizione, viva il ritorno al Medioevo.

9 marzo – Loreto
Il ristorante Las Palmas, dove abbiamo campeggiato ieri è stata un’ottima scelta. Situati in un’oasi nel nulla, abbiamo cenato con uova e wurstel, bevuto un caffè ed una birra, usufruito del loro Internet, il tutto per una cifra irrisoria.

Un bel posto, meglio di qualsiasi hotel. L’unico neo è che la famiglia accanto possiede un gallo che ha cominciato a cantare alle 5:30. Fu***.

Sulla strada niente di difficile, siamo a Loreto, sul mare, e domani giornata di riposo. Ancora 350 km e saremo a La Paz da dove si dovrà decidere cosa fare per le prossime 2-3 settimane prima di trasferirci in…

Per arrivare in Baya California Sur…

Da San Felipe continuiamo verso Sud e raggiungiamo Guerrero Negro dopo lunghe tappe di oltre 100 km.

Ci concediamo un giorno di pausa a San Felipe. Questa città turistica offre una breve passeggiata lungomare con negozietti di souvenirs e ristoranti con vista sul faro storico e lungo la baia una lunghissima striscia di sabbia dorata che attira gli amanti della vita da spiaggia.

L’immagine di copertina è dedicata a Bikerando, l’azienda italiana che produce il Biri, il nostro fantastico supporto da bici.
Ciclisti viaggiatori, fateci un pensierino!

26 febbraio – Puertecitos
Partiamo molto presto da San Felipe per “cuocerci al sole” un po’ meno che nei giorni scorsi. Appena fuori città, siamo abbordati da una coppia in bicicletta, Martha e Hector di Mexicali che ci danno informazioni dettagliate sul percorso fino a La Paz. Prendiamo nota e ricominciamo la nostra discesa a Sud.
Lungo la strada iniziano a spuntare enormi cactus, i Cardon o cactus elefante, eccoci all’inizio della Valle de Los Gigantes. A Delicia, un piccolo borgo di un centinaio di persone, ci beviamo una bibita chiacchiarando con la signora del mini market per capire come si vive in un posto così isolato: “….tutti pescatori, ma abbiamo anche la scuola…”. Traffico inesistente, solo qualche camion e alcuni camper con targhe straniere che principalmente vanno verso nord. Arriviamo a Puertecitos nel primo pomeriggio. Il villaggio è strano, un centinaio di costruzioni in tutto, incrociamo qualche gringo sulla porta della sua villetta,le altre case sono fatiscenti e niente più. La baia però è molto carina e noi dormiamo in mezzo al paesino in un campeggio sulla spiaggia , con tanto di tettoia privata, elettricità e ristorante. Ci dicono sicurissimo c’é un cancello con guardia all’inizio e alla fine del paese, chiuso alle 10 di sera, aperto alle 7 del mattino.
Musica del giorno: Pedalando in questo deserto, tra le decine di brani che ascolto passa “Where the streets have no name” degli U2. Grande gruppo, grande canzone.

In uscita da San Felipe

Manuela: Martha e Hector ci hanno dato indirizzi preziosi, devo cancellare dalla mia testa le parole che continuavano a ripetere “thought, very hard,very steep”, meglio concentrarsi sul panorama e sui maestosi cactus centenari che decorano il bordo strada e ti fanno sentire piccolo piccolo.

La costa del Mar de Cortez

27 febbraio – Rancho Grande (Isla Luis Gonzaga)
E siamo ai 1.000km fatti!
La bellezza del cicloturismo nel deserto: quando parti alle 7 del mattino fa freddo (oggi attorno ai 10℃), dalle 10 di mattina al tramonto si crepa di caldo.

In uscita da Puertecitos

Lungo la MEX 5, a distanze di chilometri una dall’altra, stradine sterrate, spesso chiuse da cancelli, conducono al mare, e in lontananza, vicino alla spiaggia, si intravede una fila di case. Sono terreni acquistati principalmente da americani che vi costruiscono seconde case in mezzo al nulla. La strada di oggi è abbastanza pianeggiante, probabilmente la meno impegnativa da quando siamo ripartiti da Tijuana.

Verso Rancho Grande

Arriviamo a Rancho Grande, una stazione di servizio con 3-4 costruzioni e un minimarket che funge da reception per il campeggio. Dopo circa un chilometro e mezzo lungo una pista per aerei in terra battuta, raggiungiamo il posto che ci è stato assegnato, situato in riva al mare. Occuperemo una palapas, perfetta per ripararci dal forte vento. Sul retro un bidone con dell’acqua per lavarci ed in lontananza un bagno chimico. I nostri vicini sono canadesi e viaggiano su un bel truck-camper. Il loro spirito compassionevole li spinge ad offrirci una bottiglietta di acqua fresca alla mia astemia consorte ed una fantastica birra gelata al sottoscritto.

Il nostro posto tenda sul mare, in una palapas.


A nanna alle 19:30. Si, avete letto bene, vogliamo svegliarci alle 5 ed essere in strada per le 6:30 per pedalare qualche ora al fresco.
Musica del giorno: Dedicata ai giramondo, Vagabon di Misterwives.

Manuela: Il contrasto dei colori di questa regione mi affascina: terra rosso mattone, sabbia dorata, qualche arbusto beige, rocce nere, mare e cielo azzurro intenso. Ancora tanti sali e scendi, ma oggi Eolo è gentile con noi e ci toglie qualche chilo dalla bici

28 febbraio – Punta Prieta
Il profilo altimetrico della giornata odierna sembra semplice: sali per quaranta chilometri, segui il falsopiano per una ventina, scendi per altri sessanta in leggera pendenza. Le salite saranno reali, le discese un po’ meno. Il tutto è condito con una temperatura di 32 ℃ ed un vento perennemente contrario che secca la gola.

Alba a Rancho Grande


Il panorama di oggi è per me piuttosto monotono, l’unica nota degna di nota è una scenetta al ristorante sull’incrocio tra MEX 1 e MEX 5. Arriva un enorme camper overlander, sulle fiancate i nomi di alcuni sponsor ed il faccione di un uomo barbuto. Scende un over 50 brizzolato e… barbuto, entra e chiede il menu al banco. Lo segue una giovanissima donna, si scambiano due parole, entrambi usufruiscono del bagno, leggono e rileggono il menu per una decina di minuti e se ne vanno senza ordinare nulla. Prima di partire abbandonano due grossi sacchi di immondizia. Il nostro commento, espresso con il gergo appreso dalla mia Princess: “Il pète plus haut que son cul!” (espressione francese popolare per descrivere una persona dall’ego smisurato e spesso arrogante).
Arrancando controvento raggiungiamo l’Hotel y Restaurante Melany, un truck stop aperto 24 ore. Prendiamo una delle quattro stanze, cena al ristorante e nanne subito dopo in previsione dei tanti chilometri di domani.
Musica del giorno: Oggi ho ascoltato un album di Cœur de pirate e Undone mi ha ricordato il viaggio familiare in Alaska di 10 anni fa: 16.000 km che non dimenticheremo mai.

Manuela: Eolo oggi ha ripreso ciò che ci ha regalato ieri, vento contro tutto il giorno, come trasformare una tappa con leggere discese in una salita continua di 120km! Sguardo fisso sul grafico delle pendenze sognando la fine, mentre Francesco si lamenta più delle sue piaghe sul fondo schiena che della fatica. Attraversiamo la Valle dei Cirios, mi consolo osservando questi strani alberi altissimi simili a una candela, con un tronco coperto da rami spinosi.

Ciclista nel deserto

1 marzo – Guerrero Negro
Hector ci disse: “Vedrete, sarà una tappa facile”. In effetti lo sarebbe, ma ci sono i 120 km di ieri nelle gambe, soprattutto nelle chiappe, ed un bel pezzo di strada “grattata” in previsione delle futura asfaltatura. Arriviamo a Jesus Maria per uno spuntino e pedaliamo gli ultimi 40 km con un vento quasi perfetto che ci fa andare ad una buona andatura.
Nella seconda parte della giornata eravamo persi nel nulla; la striscia di asfalto ed intorno a noi solo deserto, piatto, arido, desolato, inabitato, non si vedevano nemmeno le montagne in lontananza. La desolazione assoluta.

Parallelo 28 e lo scheletro di una balena

Musica del giorno: Mentre pedalavamo da una delle mie playlist ho ascoltato Wheels on dust di Charlie Jefferson, un titolo che si addice perfettamente all’ambiente.

Manuela: come vincere la noia di giornate come questa? spegnere il cervello, inserire il pilota automatico, chiedersi perchè si ha scelto questo sport e rimandare a domani la risposta dopo una bella doccia e un’ abbondante mangiata.

2-3 marzo – Guerrero Negro
Ma chi ha detto che le giornate di riposo devono essere limitate a 24 ore? Arrivando in paese decidiamo che un giorno sarà dedicato all’osservazione delle balene ed un altro al dolce fare niente.

Facendo la spesa in un minimarket, la cassiera chiede ad alta voce se c’è qualcuno che parla inglese, vediamo un ragazzo asiatico che, con il cellulare mostra un’immagine, sta cercando del gas per il fornelletto.
Ho un flash!
Tre settimane fa il nostro amico Edward di Ensenada, mi scrive chiedendo se può regalare ad un ciclista coreano una delle due cartucce di gas che avevo lasciato a casa sua. Oggi, più di venti giorni dopo, lo abbiamo incontrato per caso! Questa è una delle cose che ci fa amare il nostro modo di viaggiare: gli incontri con le persone. La cosa più bella, come dicono molti, è il viaggio, non la meta.

Lee Haedong in viaggio dall’Alaska alla Tierra del Fuego

Il giorno dell’uscita nella laguna per osservare le balene grigie, il vento forte ci rovina in parte la giornata, lo spettacolo però è indimenticabile.
Si parte dalla cittadina e si attraversano delle immense saline fino ad un microscopico pontile dal quale ci si imbarca. La nostra guida ci spiega che la salina è nata negli anni ’50, occupa 1.500 persone ed è considerata la più grande salina del mondo estendendosi su 33.000 Ha e producendo circa 7 milioni di tonnellate di sale all’anno.
Dopo una breve navigazione si cominciano a cercare gli sbuffi delle balene ed in effetti sono molte, mai vista una simile densità di questi cetacei come in questo posto. Una delle balene passa addirittura sotto la nostra barca. Peccato che il vento le innervosisca, perché spesso la loro curiosità le fa uscire dall’acqua per farsi accarezzare.


La nostra giornata “acquatica” si conclude con un passaggio in una delle tante taquerie che si trovano sulla strada per assaggiare un taco al pastor (carne di maiale cotta come il kebab libanese).

Manuela: la laguna Ojo de Liebre è un posto magico dove le balene grigie vengono ad accoppiarsi e a partorire per 3 mesi all’anno prima di ritornare nelle acque fredde dell’Artico. Su una piccola barca 8 persone sono state sballottate sulle onde in mezzo a decine di questi enormi mammiferi; per fortuna non abbiamo fatto la fine di Pinocchio, è stata un’emozione unica.

Dove eravamo rimasti?

Ricominciamo a pedalare. Abbandonati i -30 C di Québec, arriviamo ai +30 della Baja California.

Rientrati a casa in Québec a metà dicembre, abbiamo iniziato subito il nostro programma di ristrutturazione fisica: un’ ora di spinning a buon ritmo seguita da una seduta con pesi per cinque giorni alla settimana, senza contare il tempo speso a spalare la neve, scesa in abbondanza. E per il benessere mentale, ci siamo goduti la compagnia della famiglia e di cari amici. Dopo 46 giorni di allenamento, più di 200 km di camminate in città (la figlia si è tenuta la nostra auto), spesso con temperature inferiori ai -30° C, ci sentiamo finalmente pronti a riprendere la strada. Non siamo ancora al top della forma, ma più preparati rispetto alla precedente partenza. La lezione da trarre: l’entusiasmo non sempre può compensare la mancanza di preparazione. Il commento di Manuela: “Forse a 20 anni, ma a più di 60 non c’ è storia!”

In queste lunghe giornate invernali, ho anche trascorso molto tempo a leggere e in un’intervista ad un alpinista famoso, mi sono trovato in sintonia con un passaggio interessante : “Il concetto della rinuncia non va abbinato al concetto di fallimento – spiega Simone Moro – perché per un alpinista il fallimento può toglierti la vita: ecco allora come ho capito che devi saperti fermare al momento giusto, perché in realtà la rinuncia è solo la posticipazione del successo. Dobbiamo imparare a concederci dei tentativi per i nostri obiettivi, riuscendo ad accettare questi fallimenti come un passaggio necessario nel riuscire ad alzare sempre più l’asticella.” (Fonte: Incontri di pensiero 2016, Brescia, Italia).

Detto questo, più motivati che mai, il 19 febbraio arriviamo a San Diego, il pomeriggio stesso recuperiamo le nostre amate biciclette ed il 20 mattina siamo nuovamente alla frontiera USA-Messico per ritornare sulla BAJA CALIFORNIA.
Il nostro motto, d’ora in poi dovrà essere una citazione attribuita al Mahatma Gandhi: “La forza non deriva dalla capacità fisica. Deriva da una volontà indomabile.“.

Canzone del giorno: Leaving on a Jet Plane di John Denver. Lui lascia la sua bella, io ho lasciato la mia Princess.
Per questo viaggio ho deciso di creare un lista di brani ispirati dai fatti della giornata che aggiornerò man mano. Chi volesse ascoltarla, si trova su Spotify a questo indirizzo: Spotify – Pedaleando América Latina

Per chi non dovesse credere che in Canada c’è tanta neve

20 febbraio – Prima tappa: Rosarito
Pensavamo che passando da Tijuana, il ritorno a Ensenada fosse più facile, ma forse sarebbe stato meglio rifare la strada dalla città di Tecate. Avendo già il visto, l’attraversamento della frontiera è stato rapido, trovare la giusta via nel caos di questa città frontaliera, un po’ meno.

La frontiera tra Chula Vista e Tijuana

Finalmente sulla MEX 1, purtroppo molto trafficata e con pendenze “importanti” arriviamo velocemente a Rosarito da Ix Chel che ci offre il suo giardino per montare la tenda nonostante la sua assenza.
Si ritorna sulla strada, la canzone del giorno non può essere che Roadhouse Blues di The Doors.

Manuela: Il caos di Tijuana mi preoccupava un po’, ma la mattina presto le strade erano semideserte, i festaioli erano ancora a dormire. L’ansia è stata affrontare certe salite a picco per uscire dalla città, che fatica!

Non pensavamo di dover filtrare l’acqua anche in città, grazie a Cnoc Outdoor per averci regalato le sacche.

21 febbraio – Ensenada
Un po’ di salite, ma anche la seconda giornata è finita. Duro ricominciare con questi carichi, ma come dice il proverbio: Hai voluto la bicicletta? Pedala. In ogni caso il panorama sul Pacifico tra La Mision e El Sauzal era veramente da cartolina.


Arrivati dal nostro amico Edward, l’accoglienza è stata come sempre eccellente. Non dormiremo da lui, ma in un’altra sua casa che è in attesa di ristrutturazione. Prima di uscire tutti e tre al ristorante, visitiamo il cantiere della clinica che sta costruendo per le tre figlie: una dietologa, una parodontista e una cuoca-amministratrice. Poi a nanna con le galline…nel senso letterale della parola (vedi immagine seguente).
La musica del giorno l’ho aggiunta solo perchè mi piaceva: First Aid Kit – When I grow up

Che si capiscano?

22 febbraio – Ojos Negros
L’obiettivo dei prossimi giorni è quello di attraversare le montagne per andare dal Pacifico al Golfo di California. Uscire da Ensenada con il traffico mattutino non è piacevole, in più oggi prevediamo una tappa di soli 40 km, ma con oltre 1.000 metri di dislivello e, tanto per essere monotoni, anche le bici pesano più di 40 kg…
Tre lunghe salite e finalmente qualche chilometro in discesa alla fine della giornata. Poco primo del bivio per il paese, dobbiamo superare un posto di blocco dell’esercito che ferma ogni auto. Sulla strada avremo incrociato una cinquantina di veicoli militari con soldati seduti nel cassone o in piedi impugnando un mitragliatore. La loro presenza deve inquietare o rassicurare? Parlando con molti messicani sembra che oramai l’esercito faccia parte del panorama, prendiamola anche noi filosoficamente.
Musica del giorno? Troppo impegnato a spingere sui pedali, niente musica oggi.

Manuela: lungo la strada a decorare questo paesaggio arido e brullo, una serie di santelle, poi varie croci di chi non ha avuto fortuna passando da qui. In cima ad una estenuante salita, una Madonna su un enorme roccia, sarà una visione dovuta alla fatica o solo un disegno?

Le montagne desertiche dietro Ensenada

23 febbraio – Lazaro Cardénas
Per evitare un po’ di caldo, ci si sveglia molto presto. Si passa dai 5 gradi alle 7 di mattina ai 30 di mezzogiorno e la notte in camera dormiamo ben coperti.


A metà della tappa di oggi, vorremmo fermarci per una pausa di ristoro nel paesino di Heroes de la Independencia. Siamo fermi in una piazzola con il cellulare in mano ed un pickup si ferma accanto a noi: “Tutto bene?” Alla guida un giovane di una trentina d’anni, gli rispondiamo affermativamente e gli diciamo che stavamo cercando dove andare a prendere una bibita fresca e lui ci regala una bottiglia di Gatorade augurandoci Suerte! E riparte.
Ricordo che Suzie (ciao Suzie spero che tu ci legga) un’inglese incrociata più di tre anni fa sulla Pacific Coast disse non si sarebbe mai immaginata la gentilezza dei messicani, oggi ne abbiamo avuto l’ennesima conferma.
Per la musica del giorno direi che si addice egregiamente il Main Title Theme del film Pat Garret and Billy the Kid di Bob Dylan.

24 febbraio – San Felipe
Nonostante oggi ci siano circa 120 km, la tappa non sarà delle più faticose. Si parte con una decina di chilometri in salita, poi venti in discesa, un’altra decina in leggera salita e trenta altri in discesa. Una pacchia? Ogni tanto ci vuole.

Sosta lungo la strada per passare ad una tenuta più leggera per la temperatura.

Quando arriviamo all’incrocio con la strada costiera lungo il Golfo di California, nuovo posto di blocco militare, si gira verso sud per altri 30 km, siamo sul mare, domani giornata di riposo.


Tra i pezzi che ho ascoltato in questi 120 km di deserto mi è piaciuto Oats in the Water di Ben Howard.
Questi primi 400 km sono stati un po’ faticosi, ma la forma sta ricominciando a tornare. Vorrei ringraziare Suzie e Edwin di Londra che ci hanno fornito le tracce GPS del loro viaggio dall’Artico all’Antartico, che ci hanno risparmiato molto tempo in pianificazione. Grazie S&E.
Manuela: Che caldo soffocante! Discesa, evviva la discesa, anche se si deve ancora pedalare a causa del forte vento contrario. Come divorare a cena un intero pollo arrosto senza nessuna fatica!

Houston we have had a problem

Dopo un bell’inizio messicano lungo la “Ruta del vino”, la giornata di riposo a Ensenada, mi fa riflettere sulle mie condizioni fisiche. Mettiamo le bici in un deposito e rientriamo temporaneamente a casa per sistemare la carrozzeria, non quella della bici, ma la mia.

3 dicembre – Guadalupe
Dopo una notte, letteralmente accampati in casa della nostra ospite, inizia la nostra prima giornata messicana. Oggi sono previste un paio di salite, ma niente di faticoso come ieri, e per finire una lunga discesa verso Guadalupe. Poco prima della cittadina passiamo sotto un grande cartello che annuncia l’ingresso alla “Ruta del vino”, sulle colline vasti vigneti e alcune cantine con nomi italianeggianti: “Cetto”, “Trentino”, ecc.
Arriviamo in un campeggio, bagni puliti e doccia calda. Questa sera il nostro vicino è un ciclista tedesco , arrivato da Tijuana e diretto a Città del Messico, poche parole è un tipo solitario.
Canzone del giorno: Olalla di Blanco White, ascoltandola durante la discesa verso il campeggio ho pensato che si adattasse molto bene all’ambiente circostante.

Manuela: Partiamo da Tecate e la prima missione del giorno è quella di cercare una carta telefonica, dopo 2 tentativi è cosa fatta. Ormai l’uso del cellulare è indispensabile:  sicurezza, contatti con altri ciclisti-viaggiatori, cercare dove dormire, etc. Pedaliamo tra colline coltivate a vigneti e oliveti, cantine modernissime in un paesaggio inaspettato. Che freddo appena cala il sole! Inaspettato anche questo.

Camping Rancho Sordo Muto

4 dicembre – Ensenada
Notte freschina. Appena arriva il sole la temperatura si alza velocemente, anche se l’essere in maniche corte non è sempre piacevolissimo.

Uscendo dalla Ruta del vino

Ancora vigneti quasi fino all’oceano, poi un immenso deposito di container di cui una buona parte portano la scritta MSC, l’aziendina di trasporti marittimi dell’italiano Aponte.
Si segue la costa e si comincia a pedalare in direzione di Ensenada. In periferia della città troviamo la classica scritta multicolore che abbiamo già visto nelle fotografie di altri cicloviaggiatori.

Ensenada

Decidiamo di fermarci qui a pranzare, seduti su una panchina. Di fronte a noi l’Oceano Pacifico, le cui onde si “frangono” sulla costa… sarebbe tutto molto poetico, se non fosse che dietro di noi c’è una lunghissima fila di camion diretti alle gru del porto per ripartire con i loro container di merce appena sbarcata. Non si può avere tutto dalla vita.

Ci dirigiamo verso l’indirizzo dell’officina di Edward il nostro ospite trovato grazie alla rete WhatsApp di cicloviaggiatori messicani. Un gruppo fantastico di persone che condividono la nostra passione e aiutano chi sta pedalando nel paese. Appena chiesto se qualcuno fosse disponibile ad ospitarci nella città, abbiamo ricevuto la risposta del nostro anfitrione. Ciclista, mio coetaneo, Edward è un laureato in biologia, ma ha scelto di fare il gommista per riuscire a pagare l’università alle tre figlie. Vive dietro la sua officina ed è una delle persone più generose che abbiamo mai incontrato nei nostri viaggi.
Ci lascia a disposizione la sua casa, mentre lui continua con il lavoro, la sera noi saremo di servizio in cucina per fargli gustare qualcosa di italiano. Durante la cena ci scambieremo opinioni sui suoi vicini del Nord (parte della sua famiglia vive negli USA), sul modo di concepire i valori familiari e su tante altre banalità della vita di tutti i giorni. Grazie Edward per l’ospitalità, e grazie a tutti i messicani della “RACmx GENERAL”, appena fatta la mia richiesta per Ensenada, ho già ricevuto anche un invito da un altro ciclista di una città più a Sud, vitto e alloggio garantiti.

Canzone del giorno: Immigrant Song dei Led Zeppelin è la canzone che uso come suoneria abbinata al contatto telefonico della mia Princess. Sono solo un decina di giorni che siamo partiti, ma mi manca già tanto. Non sarà facile potersi incontrare, lei ha i suoi impegni di studio e lavoro e non sa quando potrà raggiungerci.

Manuela: La generosità e l’accoglienza di certe persone mi stupisce in ogni viaggio. Grazie Edward per averci aperto le porte della tua casa, per aver arricchito la nostra cultura parlandoci del tuo paese. Ti auguriamo lunghe pedalate e di poter trascorrere tanto tempo in compagnia della tua bellissima famiglia.

6 dicembre – Houston we have had a problem
Non so se tutti quelli che ci leggono conoscono la vicenda di Gianmarco Tamberi, altista medaglia d’oro uscente e grande favorito alle olimpiadi di Parigi. L’atleta italiano, preparatosi a lungo per quella competizione, arrivò nella capitale francese e si ammalò buttando via anni di allenamento. Non mi voglio paragonare ad un campione del mondo, forse voglio solo darmi una scusa, ma oggi saremmo dovuti ripartire e non è andata così. Dovevamo iniziare ad affrontare un lungo tratto difficile nel deserto, dove il corpo e la testa devono funzionare perfettamente. Dopo alcune notti insonni, fisicamente doloranti e pensierose, non me la sono sentita.

Questa rinuncia non la ritengo una sconfitta (Simone Moro).

La decisione è stata dura, erano mesi che ci preparavamo, ma oggi ho detto al nostro amico Edward che saremmo rientrati. Senza pensarci due volte, lui ha chiuso l’officina e si è offerto di portarci in auto al confine di Tijuana da cui siamo rientrati in USA. Grazie  ancora Edward per l’ospitalità e per il servizio taxi.
Che coloro che parlano male dei messicani dicendo che sfruttano la benevolenza dei loro vicini a Nord, riflettano ed imparino il significato di altruismo.

Edward, il nostro amico messicano

Dopo un’ora di autostrada siamo al confine e salutiamo Edward. Ci mettiamo in coda dietro la lunga fila di chi attraversa a piedi. Ci vorranno due ore, gente che si saluta, venditori ambulanti, mendicanti e, sicuramente, affaristi senza scrupoli; riflettendo alla situazione, mi sembra di fare parte dei servi della gleba che andavano al castello del feudatario per servirlo (e lo dico con un gran rispetto dei messicani con cui ho passato bellissime giornate).

Oggi la canzone del giorno è una scelta facile: Welcome to Tijuana di Manu Chao.

Lo storage in cui abbiamo parcheggiato le nostre bici. See you soon

Manuela: Un lungo viaggio in bici è un’avventura che ti fa scoprire i tuoi limiti. Non siamo persone che amano prendere rischi inutili, quindi anche se questo era un progetto che organizzavamo da tanto, non tutti gli astri erano allineati.
Da ex-alpinista, preferisco dire che non sempre quando si parte per un 8.000 si arriva in vetta. A volte al campo base, il destino ci manda un segnale che fa capire che è meglio ritornare a casa e riprovarci. A casa faremo una revisione completa della “carrozzeria” e non mi riferisco a quella della bici, ma a quella fisica di Francesco ultimamente trascurata per motivi vari. Per motivi famigliari, negli ultimi mesi non ci eravamo allenati come avremmo dovuto. L’abbiamo pagata… ci è mancato fiato, testa e grinta. Quindi, amici, ricordate: tra un impegno e l’altro, trovate sempre il tempo per pedalare !

Comunque, la storia non finisce qui. Un paio di mesi a casa per rimettersi in forma e si riparte, le nostre bici ci aspettano in California.

¡Bienvenidos a México!

Gli ultimi giorni sulla costa USA e l’arrivo a Tecate; un piccolo incidente che ritarda di un giorno il passaggio della frontiera, ma che ci fa gustare un ottimo Riesling di Dulzura

26 novembre – Los Angeles
Dove eravamo rimasti? In attesa di un volo per Los Angeles, punto di inizio del nostro viaggio. Come è andata? Tutto è filato liscio, l’unico neo la lunga attesa per la navetta dell’hotel.

Manuela: viaggiare con delle biciclette come bagaglio  è sempre stressante e quando all’arrivo vedi i tuoi scatoloni spuntare sul nastro bagagli ti sembra di aver vinto al lotto.

27 novembre – Long Beach
Sveglia all’alba per preparare tutto ed usciti dalla camera alle 11, giusto all’ora limite per il checkout.

La nostra camera durante la fase di assemblaggio bici

La giornata di oggi non sarà un granché, dobbiamo attraversare LA che ha un’area metropolitana con una superficie simile alla Lombardia, sul nostro percorso non ci saranno scorci stile lago di Como o vigneti franciacortini, qui passiamo vicini ad una raffineria Chevron e ad un pedone mezzo suonato che attraversando la strada sembra voglia sparare alle auto ferme al semaforo, nelle sue mani una pistola, vera o falsa non lo capiamo, ma aumentiamo l’andatura per precauzione.

Pausa pranzo da Costco

Perché abbiamo pubblicato questa fotografia?
Per chi non lo conoscesse, Costco è un supermercato americano che offre prodotti a prezzi concorrenziali. Nel 1985 uno dei cofondatori, nonché CEO introdusse l’hot dog a 1,50$, sono passati 39 anni ed ancora oggi lo si può acquistare, di buona qualità e con bevanda inclusa allo stesso identico prezzo. Si narra che il CEO minacciò di morte il suo successore se avesse osato aumentarlo.
Durante il nostro itinerario verso Long Beach siamo passati davanti ad un supermercato Costco verso l’ora di pranzo e la tentazione è stata forte. Oltre all’ hotdog, abbiamo acquistato, al folle prezzo di 1,99$ anche un trancio di pizza che sarà il nostro pranzo “da strada” per domani.

Essendo patito di musica, viaggio con un mini speaker sul manubrio e spesso le note mi accompagnano durante le lunghissime pedalate. Per questo viaggio ho deciso di creare un lista di brani ispirati dai fatti della giornata e che verrà aggiornata man mano. Chi volesse ascoltare, può trovare la lista su Spotify a questo indirizzo: Spotify – Pedaleando América Latina

La canzone di oggi non potevo che dedicarla al mio Alter ego che mi accompagna durante questo viaggio. Il brano è Con te partirò di Andrea Bocelli.

Manuela: Montaggio e assetto delle biciclette come nei team trucks del Giro d’Italia. In circa 4 ore abbiamo rimontato i nostri mezzi di locomozione, organizzato e caricato i bagagli. Troppo pesanti ! nei prossimi giorni in  modo maniacale dovrò trovare il modo di rosicchiare del peso. Nei 40 km di strada fatti attraversando Los Angeles abbiamo avuto uno scorcio dell’America in accelerato: bel quartiere residenziale con centro commerciale alla moda, quartiere popolare con vari fast food, quartiere povero con mucchi di sporco, barboni accampati in tende e roulotte, zona industriale con raffineria immensa e per finire il pazzo con la pistola. Welcome in LA!

28 novembre – Dana Point
Finalmente il nostro itinerario si avvicina alla spiaggia già costeggiata due anni fa quando percorremmo la Pacific Coast da Seattle.

Strani tacchini nel giorno del Thanksgiving

Dopo una trentina di chilometri piacevolmente piatti la seconda parte della giornata sarà con dei continui su e giù sulla US-1,  spiagge con surfer a destra e belle ville a sinistra, un paio di Ferrari che ci superano con grandi accelerate e piano piano arriviamo a destinazione.

Cicliste sulla Pacific Coast

Alla reception del campeggio dello State park ci dicono che non ci sono posti liberi, ma impietosendo l’impiegato ci propone di entrare e di chiedere ai campground hosts che forse ci sistemeranno.  Nessuno dei responsabili è presente in questo giorno di festa, ma una signora ci propone di sistemarci sul suo sito. Il problema di dove dormire è risolto.
La signora è gentilissima, ex militare di servizio in Germania durante Deserto Storm, poi casalinga, mamma di sei figli, è malata, non ha un’assicurazione medica e vive in tenda perché è ciò che può permettersi pagando le cure. Oggi festeggia il Thanksgiving in campeggio da sola. Ciò che ci racconta è molto triste, ma sembra una della mille storie viste nei film di Hollywood. Le proponiamo di pagarle una parte della tariffa giornaliera e, sentendo che le piace il vino, le propongo di acquistare una bottiglia. Al ritorno dal liquor store  le mostro la bottiglia che appoggio sul tavolo, pensando che la berremo in compagnia. Ebbene no! Quando la tipa finisce di lavare le sue stoviglie, si prende il vino e se lo porta in tenda.
Canzoni del giorno: The Doors – People are strange.

Manuela: pensavo di aver dimenticato questo pezzo di strada ed invece pedalando i ricordi affiorano, l’unica differenza è che oggi non fa caldo ed è Thanksgiving. C’è in giro un sacco di gente ed i tacchini si mescolano a surfisti muscolosi che si dirigono in spiaggia. Chi cavalca le onde e chi cavalca la bici…e chi si ritrova da solo, ammalato, senza soldi, ma che ha la gentilezza di condividere la sua piazzola con degli sconosciuti….bevendosi da solo un buon pinot grigio!

29 novembre – Encinitas
In questa stagione fa buio molto presto e noi siamo obbligati a seguire il ritmo della luce. Andiamo a dormire prima delle galline ed io mi sveglio quindi prestissimo.
Fuori è freschino, 10 gradi, con calma preparo la bici, faccio colazione e poi chiamo madame che non so come riesce ancora a dormire.

Deviazione sulla IS5

Oggi la tappa prevede i trenta famigerati chilometri sulla Interstate 5, un’autostrada a quattro corsie trafficatissima. Come stranieri non possiamo attraversare la base dei Marines di Camp Pendleton e questa è l’unica strada fattibile. La shoulder è larghissima e possiamo pedalare in sicurezza. In una rest area siamo interrogati da un simpatico signore di origine salvadoregna che vuole sapere tutto del viaggio. Vuole filmarci, commentando in spagnolo, per mandare il video alla famiglia. Ci dice che potremo attraversare il suo paese in sicurezza. Piantiamo la nostra tenda nel medesimo sito  dedicato agli Hikers & Bikers in cui sostammo due anni fa.

Manuela: Occhi a terra per schivare i vari detriti  sparsi nella corsia di emergenza del pezzo di autostrada che siamo obbligati a fare. Preferirei tenere lo sguardo verso destra dove il colore blu dell’ oceano si incontra con il bianco della sabbia. La nostra piazzola in campeggio è vicino alla spiaggia esattamente di piedi della famosa statua del Magic Carpet Ride, ma i surfisti incrociati oggi sulla strada erano molto più carini 😉.

30 novembre – San Diego
Canzone del giorno: Beach Boys – Surfin’ USA.
Bellissimo sorgere del sole, raccatto le mie cose dalla tenda, inizio a preparare le borse e la colazione e vedo un surfista che si dirige verso la spiaggia, non sono nemmeno le sette, ci sono forse 10 gradi, ma sono pazzi ‘sti qua? Poi qualcuno mi farà notare che quaranta anni fa c’erano altri pazzi che partivano alle 4 di mattina per andare a fare sci-alpinismo… Oups…

Surfisti in attesa della prima onda del giorno – ore 6:45

Lungo le spiagge ci sono decine di auto parcheggiate di gente che sta andando verso l’oceano con la propria tavola o sta già rientrando.

Dopo Encinitas le ultime belle spiagge della California
E finalmente uno lo cucchiamo in azione

Finite le spiagge, un po’ di salita per arrivare a San Diego dove costeggiamo il porto fino a Chula Vista, la bike lane passa proprio vicino all’aeroporto. Per finire la giornata una ventina di km in salita sulle colline dietro la città verso la US -94 che ci porterà all’albergo dell’ultima notte in USA.

Manuela: Persone di ogni età, che già al mattino presto sono a bordo strada, pronte a infilarsi la muta e tuffarsi in acqua in attesa dell’onda perfetta. Come in Italia, dove i genitori ti spingono a calciare un pallone non appena inizi a camminare, in Canada ti mettono i pattini ai piedi, e in California ti fanno salire su una tavola da surf. Domani ci aspetta una lunghissima salita per attraversare le colline che ci condurranno in Messico. Le bici sono stracariche: altro che alleggerirle, noi continuiamo ad aggiungere peso, per fortuna non abbiamo una bilancia, in certi casi meglio vivere nell’ignoranza.

All’inizio della pista dell’aeroporto di San Diego

1 dicembre – San Diego
Dopo una riposante notte in un bell’albergo sulle colline di San Diego, siamo pronti per affrontare le cinque salite previste di cui due impegnative. Alla fine della terza, mi ritrovo con la ruota posteriore a terra. Gli imperforabili Schwalbe hanno già fatto cilecca? Comincio a tribolare per smontare la ruota posteriore che con lo speedhub non è un’operazione delle più semplici poichè è la prima volta che mi succede e sono incavolato. Durante il rimontaggio sbagliamo qualche cosa e ripartendo non posso utilizzare tutte le velocità. La decisione è di ritornare a San Diego e risolvere il problema non a bordo strada.
Dopo pochi chilometri, vedo un signore vicino al suo pickup nel cortile di una cantina, mi fermo e chiedo se potrebbe portarci in città, siamo disposti a pagargli il disturbo.
Il tipo è il proprietario di un’azienda vitivinicola di 32 Ha e si offre di farci da tassista fino all’albergo che abbiamo prenotato, ma non finisce qui. Durante l’attesa, la responsabile dell’accoglienza, ci offre un eccellente Riesling da loro prodotto. Durante il ritorno a valle si parla di vino e di vigne e così, la giornata che era cominciata male, finisce con una bella chiacchierata con delle gentilissime persone.
Grazie ai proprietari di Valentina VIneyards, chi passera da qui si fermi a bere il loro Riesling è ottimo!
La canzone del giorno non poteva che essere: Barbera e Champagne di Giorgio Gaber

Manuela: Bastano pochi chilometri nell’entroterra per ritrovarsi in un paesaggio selvaggio e arido, dove si alternano zone coltivate e aree ricoperte da bassi cespugli. Tra queste cime rocciose sale la strada tortuosa e ripida. Tutto procede senza intoppi fino a quando sento una serie di insulti alle mie spalle. Torniamo in città per sistemare ciò che non siamo riusciti a fare correttamente sul ciglio della strada. Non si trattava nemmeno di una foratura (le Schwalbe non ci hanno tradito) ma solo di una valvola difettosa della camera d’aria. Punti positivi: abbiamo imparato a smontare e rimontare una ruota con lo speedhub. Francesco ha anche bevuto un bicchiere di eccellente vino bianco. Punti negativi: domani la salita sarà ancora più lunga.

2 dicembre – Tecate

Ricominciamo a salire da Chula Vista, ma dopo circa 30 km mi ritrovo di nuovo la ruota a terra. Ieri, vedendo la valvola storta pensavo fosse stata la causa del problema ed invece una graffetta aveva passato lo pneumatico. Questa volta spero di aver risolto il tutto.

Mortacci sua

Arriviamo al confine nella città di Tecate. L’ accoglienza del funzionario che ci rilascia il visto è cordiale, scambia battute con noi e con un paio di timbri siamo autorizzati a restare 180 giorni in Messico.
Questa notte dormiremo da Adriana una signora che ci affitta una camera, indirizzo trovato su iOverlander. Sistemazione molto spartana, ma per gente che prevede di dormire tra i cactus del deserto, più che sufficiente.
Entrando in Messico mi è venuta in mente un canzone del gruppo Inti Illimani : Nuestro México, febrero 23, che va ad aggiungersi alla mia lista da viaggio.

Manuela: Ben due camere d’aria nello sporco prima di trovare una graffetta gigante “mimetizzata” nello pneumatico. Tutto un esercizio di esperienza e zenitude. E per completare la giornata, tutta in salita, troviamo un posto dove dormire nella via più ripida e nel punto più alto della città di Tecate. Domani inizieremo in discesa.

Pedaleando América Latina

Una nuova avventura sta per cominciare, oggi 26 novembre 2024 siamo diretti a Los Angeles California per cominciare il nostro tour “PEDALEANDO AMÉRICA LATINA” .Se volete più informazioni leggete l’articolo sul blog.

Voglio vedere il mondo.
Seguire una mappa fino ai suoi confini e continuare.
Lasciar che la curiosità sia la mia guida.
Dormire sotto stelle sconosciute e lasciare che il viaggio si sveli davanti a me.

Questo era il motto di Iohan Gueorguiev, The bike wanderer, uno dei primi cicloviaggiatori che documentò le sue avventure pubblicando dei video su YouTube. Nonostante la sua morte prematura, Iohan è ancora oggi un simbolo per la comunità dei viaggiatori su due ruote ed un’ ispirazione anche per noi.

Aeroporto di Québec – 26 novembre 2024

Finalmente, eccoci pronti per l’inizio di una nuova avventura. Siamo in viaggio verso Los Angeles (California) per iniziare quello che sarà il congiungimento di due itinerari : due anni fa percorremmo la costa ovest degli USA e l’anno scorso la strada \che da Puerto Montt in Cile ci portò alla Fin del Mundo a Ushuaia in Argentina.

Unire l’estremo Nord e l’estremo Sud delle Americhe è un’idea che abbiamo in testa da tempo. Il nostro attuale progetto ci porterà prima lungo la Baja California, poi sempre in Messico sulla parte continentale, seguiranno Guatemala, El Salvador, Honduras, Nicaragua, Costa Rica e Panama. Dopo l’America Centrale, vorremmo spostarci in quella Meridionale per attraversare Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia, Argentina e Cile. 
L’obiettivo è di recuperare il dollaro perso in una scommessa con la padrona dell’hostal di Puerto Montt dove alloggiammo al km zero della Carretera Austral (potete conoscere l’oggetto della scommessa nel nostro libro in vendita su tutti i siti Amazon sia in italiano che in francese).

Il viaggio sarà lungo, circa 15.000 km con ostacoli geografici, meteorologici e politici, speriamo non fisici. Per questi ultimi ci affidiamo a quanto ci disse il grande alpinista Andrea Sarchi: Sono uno spirito giovane in un vecchio chassis. Per il resto, siamo persone prudenti, viaggiamo da svariati anni in giro per il mondo e con solo qualche disavventura da turista fai-da-te.

Quanto durerà il viaggio? Sinceramente non lo sappiamo, prenderemo il tempo necessario per pedalare, visitare e goderci la vita; riportando il motto di qualcuno molto amato in America Latina: siamo realisti, esigiamo l’impossibile.

Prendiamo l’occasione per ringraziare le aziende che ci hanno aiutato con del materiale:

Big Agnes produttore della tenda, del materassino e di capi di abbigliamento che useremo.
Cnoc Outdoor che ci ha offerto le sacche per l’acqua.
Graphissimo che ci ha fornito i nostri biglietti da visita e rifatto il logo professionalmente.
Olight che illuminerà la strada nel caso ci capitasse di pedalare in condizioni di scarsa visibilità.
OneUp per i pedali.
NordVPN che ci permetterà di navigare su Internet in sicurezza.
Voile Straps per le sue fantastiche ed indistruttibili cinghie per fissare qualsiasi cosa sulle nostre bici.

And Now go sleep in the dirt! (Ci scusiamo con i proprietari dello slogan, ma è troppo in tema e non abbiamo resistito ad usarlo. Big Agnes dixit).

Grazie a tutti per il supporto, seguiteci sul blog e scriveteci, ci terrete compagnia.

Sulla rivista Cicloturismo di settembre 2024 c’è il nostro tour sul San Lorenzo

Non siamo ancora ripartiti, però chi non avesse letto il nostro resoconto sul viaggio nel Golfo di San Lorenzo può comperare il numero di settembre della rivista Cicloturismo.
Ed anche una piccola pubblicità del nostro libro sul viaggio in Patagonia

Dopo agosto, anche questo mese la rivista Cicloturismo ha pubblicato un nostro articolo e si parlerà del nostro viaggio nel Golfo di San Lorenzo.

Il ponte della Confederazione che porta sulla Prince Edward Island

Se qualcuno non volesse o non potesse acquistare la rivista in edicola è possibile scaricare la versione elettronica per soli 3,80 € dal sito dell’editore a questo link: https://www.compagniaeditoriale1976.it/testata/cicloturismo/cicloturismo-in-edicola/

Ci sarà anche un riferimento al libro pubblicato questa estate che è possibile ordinare su Amazon (tutti i siti Amazon vanno bene, dal .it al .fr al .jp) così con le prossime royalties invece di un semplice Big Mac da McDonald’s potremo andare a farci una pizza (non pretendiamo Bottura per adesso).
Il libro non è dedicato solo ai ciclisti, ma anche a chiunque ami viaggiare.

A breve, oltre alla versione italiana, ci sarà anche quella in francese.

La rivista Cicloturismo pubblica un articolo sul nostro viaggio a Cuba

Nel numero di agosto 2024, la rivista Cicloturismo ha pubblicato un nostro nuovo articolo.

Siamo passanti anche da lì

Se qualcuno non volesse o non potesse acquistare la rivista in edicola è possibile scaricare la versione elettronica per soli 3,80 € dal sito dell’editore a questo link: https://www.compagniaeditoriale1976.it/testata/cicloturismo/cicloturismo-in-edicola/

Ritorno a casa

21 maggio – Granby, QC

Ieri quando la Princess ci ha lasciati, saremmo voluti restare a lungo a leggere un libro sulle nostre seggioline da campeggio, ma la miriade di zanzare ci ha obbligati a entrare in tenda alle 20:30, di conseguenza a nanna presto.

Oggi prendiamo la strada verso Granby, una tappa corta su strade di campagna e ciclabili, i profumi nell’ aria ci confermano che stanno concimando i terreni. Saremo ospitati da Kryshna, una ciclista-professoressa che, con grande pazienza ed entusiasmo, insegna il francese (ma in pratica a leggere e a scrivere) ai rifugiati che arrivano da vari paesi del mondo, proprio quei poveretti che fuggono da guerre e regimi totalitari.

Ristoranti del Québec

Domani prevista acqua e dopodomani peggio, speriamo di non rientrare a casa con le branchie.

22 maggio – Richmond, QC

Alle 7:30 siamo sulla strada con un bella giornata soleggiata, mannaggia ai meteorologi! Poco dopo Granby entriamo nel parco della Yamaska che per i ciclisti che vogliono solamente attraversarlo è completamente gratuito. Paesaggio silvestre e sentiero all’ ombra, ma nessun incontro faunistico, solo un leprotto che ha saltellato tra le felci appena ci ha visti.

Pausa colazione nel Parco della Yamaska

Il primo dei tre giorni a rischio pioggia, ci farà arrivare a destinazione bagnati, ma di sudore. Prima metà della tappa su ciclabile fino a Roxton Falls. Sosta per la spesa e poi continuiamo in mezzo alla campagna su dei ranghi sterrati, speravamo nel profumo dei lilla in fiore, ma gli odori sono meno poetici.

55 anni e non sentirli

Questa sera dormiremo in un alberghetto ricavato in una vecchia stazione ferroviaria, già utilizzato tre anni fa durante il nostro viaggio verso Niagara Falls. Prima del bacio della buona notte, lancio un’idea: se facessimo una sola tappa di 160 km ed arrivassimo a casa con un giorno di anticipo? ….e speriamo che  le previsioni meteo di domani siano ancora sbagliate.

23 maggio – Québec

Al risveglio il vento è dalla nostra parte, l’asfalto è bagnato, ma il cielo grigio non sembra minaccioso, forse ci va bene anche oggi. Conosciamo questo percorso, tutta ciclabile con circa 110 km di pietrisco e poi asfalto, possibile sosta a metà strada in albergo o campeggio, partiamo con l’idea che decideremo il da farsi secondo l’andamento della giornata. Dopo poche pedalate sento che le mie gambe non girano molto efficacemente, mi sento fiacco, Manuela invece è in forma. A mezzogiorno, pranziamo con la pizza fredda di ieri sera e ripartiamo, inizio a stare meglio; dopo 80 km arriviamo a Plessisville, è presto e decidiamo di non fermarci qui per la notte e continuare, il vento è aumentato ed il cielo è quasi azzurro.
Poco dopo le sei di sera siamo seduti sui gradini di casa e la nostra vicina ci scatta la fotografia finale. Scaricando i dati su Strava, scopriamo che in certi tratti abbiamo fatto migliori performances che 2 anni fa con la bici da strada, vento a favore o ormai siamo delle macchine da guerra?…qualcuno dice che dopo 50 giorni la voglia di dormire nel nostro letto può fare miracoli.

Verso casa
All’inizio della passerella sul ponte di Québec
Casa!

La morale della favola

Siamo partiti da Key West il 4 aprile e siamo rientrati a casa il 23 maggio.

  • Durata del viaggio: 50 giorni
  • Riposo: 2 giorni completi e qualche mezza giornata
  • Km percorsi: 3.775 (più qualcuno perso…)
  • Dislivello: 12.061 metri (5.873 nei primi 2.700 km; 6.188 nei successivi 1.000)
  • Tappa più lunga: 157 km (Richmond – Casa)
  • Tappa più corta: 20 (Manhattan)
  • Maggiore salita: 1.233 (Ticonderoga, NY – Peru, NY)
  • 2 giornate di pioggia
  • Temperatura minima: 9° (Poughkeepsie, NY)
  • Temperatura massima oltre i 30° (Richmond, QC)
  • Ponti attraversati: abbiamo perso il conto!
  • Animali morti a bordo strada: tantissimi ogni giorno e di genere diverso, dal coccodrillo all’armadillo fino allo scoiattolo.

Cosa ci è piaciuto di meno?
Itinerario abbastanza monotono, alcune strade sulla costa sono troppo trafficate, forse il percorso suggerito dall’ACA che è all’interno, spesso in zone di campagna, segue strade più tranquille, ma in questo caso si perdono i bei paesaggi sulla costa. La poca disponibilità di campeggi che accettano le tende ed i prezzi per una piazzola che sono cari quasi quanto andare in un motel.

Cosa ci è piaciuto di più?
Con questo viaggio sulla costa Est possiamo dire di aver completato il periplo degli USA, iniziato 9 anni fa con un lungo giro in camper, continuato in bicicletta sul Southern Tier e sulla Pacific Coast.
È stato splendido partire ad aprile da casa, quando nel nostro giardino c’era ancora la neve, arrivare in Florida al caldo e pedalare in maglietta fino a New York City su un percorso con pochissima salita. I luoghi paesaggisticamente più belli che abbiamo attraversato sono i ponti delle isole Keys, gli Outer Banks ed i primi tre giorni sull’Empire State Trail. Tuttavia, ciò che abbiamo amato di più e che ci resterà nel cuore per sempre è stata l’esperienza con la rete Warm Showers. Abbiamo conosciuto persone fantastiche, con mentalità aperta, cordiali, generose e interessanti, che ci hanno offerto una prospettiva diversa della società americana. Grazie per averci aperto le vostre case: Jeff, Jean-Marc, Stephen, Dan, Fred e Renée, Robert, Patrick, Zander e Kai, Eric, Nicholas e Dawn, Diane, Mark e Carol, Sandra e Tom, Pam, Becky, Kryshna.

3.800 km sulla costa Est

Ed ora?

Abbiamo un piccolo progetto in testa, ma non è ancora il momento di annunciarlo, diciamo solamente che i chilometri saranno di più, i dislivelli maggiori, le comodità minori ed a volte, crediamo, il traffico ci mancherà…

Empire State Trail 2024

10 maggio – New York City

Oggi iniziamo l’Empire State Trail che dall’isola di Manhattan ci porterà fino al confine canadese 600 km più a Nord. Prima di infilarci l’abbigliamento antipioggia, approfittiamo di un’abbondante colazione che comprende dei croissants caldi, una delizia!

Ci prendiamo la prima lavata per arrivare al porto di Belford da dove partirà il traghetto per Manhattan. Ci mescoliamo ai pendolari e ci sistemiamo nelle prime poltrone lasciando le bici sul ponte.

Il ponte di Verrazzano
Miss Liberty ci accoglie

Tra pioggia e forti onde, le nostre biciclette si prenderanno una bella lavata, mentre noi, all’ asciutto, ci mettiamo a leggere il giornale sul cellulare. Ad entrambi viene la nausea nonostante non sia la prima volta che ci ritroviamo sballottati in mare, sarà che abbiamo mangiato croissants e waffles come se non ci fosse un domani?

Dopo 40 minuti, attracco al Pier 11 vicino a Wall Street e messi i piedi a terra ci riprendiamo un po’. Ci incamminiamo verso il famoso toro per la foto di rito.

Il toro di Wall street davanti…
…e dietro, sperando ci porti fortuna.

Continuiamo verso lo storico Battery Park sulla punta di Manhattan per cercare l’ufficiale chilometro zero dell’Empire State Trail.

La strada verso casa
Il World Trade Center

La ciclabile lungo la sponda del fiume Hudson qui a Manhattan è veramente ben progettata, speriamo che lo sia fino in Canada. Passiamo vicino al World Trade Center eretto sul sito delle Torri Gemelle dopo il 9/11, poi cerchiamo un luogo per scaldarci con un caffè. Dopo un primo tentativo fallito al Pier 57, dove non ci è permesso entrare con le bici, optiamo per il bar del terminal del ferry sulla W 39th street.

Poi svoltiamo a destra per arrivare sulla famosa Fifth Avenue perché qualcuno vuole rendere omaggio ad Audrey Hepburn con una foto davanti al negozio di Tiffany.  Più modestamente, io scelgo come altra tappa un punto del Central Park per rifare la fotografia scattata 13 anni fa con la nostra Princess accanto alla statua dell’eroico cane Balto, protagonista di uno dei suoi film preferiti da bambina.

Colazione da Tiffany
Balto, simbolo di resistenza, fedeltà e intelligenza.

Percorriamo tutta la ciclabile dentro Central Park da Sud a Nord, è un venerdì pomeriggio e malgrado il tempo freddo e umido c’è parecchia gente. Sosta pranzo tipica ad uno dei carretti ambulanti che vendono hotdog e pretzel, oggi non facciamo mancare nulla ai nostri stomaci.

A poche strade da qui abitano i nostri gentilissimi ospiti Warmshowers, Sandra e Tom.  Trascorriamo una piacevole serata con loro e alcuni loro amici nel quartiere di Chelsea. Dopo una cena veloce, assistiamo ad una proiezione di documentari d’avventura per sostenere un’associazione che promuove gli sport outdoor tra i giovani meno fortunati.

11 maggio – Mahopac, NY

Ieri sera siamo tornati a casa più tardi del solito, quindi questa mattina è stato difficile svegliarsi. Per fortuna abbiamo iniziato la giornata pedalando in compagnia di Sandra e Tom che, da esperti locali, ci hanno riportato sulla ciclabile dell’EST con pochi zig-zag.

George Washington Bridge

Passato l’ultimo ponte nel punto più a nord di Manhattan, torniamo sulla terraferma. Attraversiamo il Bronx passando vicini ad una moltitudine di lava-auto improvvisati che lavorano occupando i parcheggi su un lato della strada mentre sull’ altro una lunghissima fila di diplomandi della Columbus University vestiti con toga e tocco azzurri .

Lungo le strade di New York
Empire State Trail

Tom e Sandra ci salutano, loro andranno a fare un po’ di canoa e noi ricominciamo a pedalare soli. Il tracciato della ciclabile rimane perfetto e segue una linea ferroviaria dismessa tra quartieri residenziali, boschi e laghetti.  Incrociamo un gruppo di una quindicina di ciclisti che si sta dirigendo a ovest verso il campeggio del Croton Park. Ci invitano ad andare con loro, ma preferiamo avanzare verso nord visto che le previsioni meteo dei prossimi giorni non sono rassicuranti. L’ aria è fresca e stasera, per la prima volta dall’inizio del viaggio, accenderemo il riscaldamento in albergo, non siamo più nel profondo Sud.

12 maggio – Poughkeepsie, NY

Si prevedeva pioggia lungo tutto il percorso ed invece la nostra bardatura impermeabile, indossata in camera, ha un valore scaramantico e ci permette di arrivare a destinazione senza aver preso una sola goccia di acqua; la temperatura è scesa a 9°, leggermente più bassa di quella della Florida 🫢.

Al terzo giorno sull’Empire State Trail, confermiamo anche oggi la bellezza dell’itinerario. Pedalare senza auto, senza dover pensare alla direzione da seguire, praticamente da soli nel silenzio dei boschi, è veramente rilassante.

13 maggio – Hudson, NY

Dopo il cielo grigio-nero di ieri, la giornata si preannuncia soleggiata. Meglio così visto che sono previsti più di 100 km.

Passato un ponte sul fiume Hudson a Poughkeepsie, continuiamo sulla ciclabile, adesso sterrata, fino a Kingston.

l’Hudson da Poughkeepsie

Se prima si pedalava sul percorso di una ferrovia in disuso, adesso siamo su stradine di campagna. L’EST è sempre ben segnalato, ma le pendenze sono variabili ed ogni tanto ci ritroviamo su salitelle a cui non eravamo più abituati.

Ancora un lungo ponte sull’Hudson
La campagna dello stato di New York

A fine giornata il dislivello si avvicinerà agli 800 metri dati da un continuo su e giù che ci ha portato ad una piccola cittadina omonima del fiume. La persona di Warm Showers che doveva ospitarci non sì è più fatta sentire quindi cerchiamo un albergo, nessun campeggio in zona. Oggi abbiamo passato i 3.000 km, il confine si avvicina!

14 maggio – Clifton Park

Il percorso si fa oramai più accidentato, finito il piattume della costa, siamo negli Adirondack, quindi una salita dietro l’altra. In piena campagna, si vedono parecchie Canada Goose con prole, forse hanno deciso di passare l’estate qui e non volare a Nord, anche le oche non rispettano più la loro natura!  Uno di noi due ha dei problemi con il cambio e non si sta godendo la pedalata, forse le bici sono talmente sporche che si stanno ribellando.

Albany, la capitale dello stato di New York

Pranziamo in un parco cittadino della città di Albany, ci eravamo passati anni fa e non ci attira l’ idea di trascorre il resto della giornata nella capitale, preferiamo continuare ancora un po’.  A metà pomeriggio usciamo dall’EST per una decina di chilometri alla ricerca di un alloggio. Oggi siamo scesi a -300 km dal confine…

15 maggio – Glens Falls

Che commento fare alla giornata di oggi? Da dimenticare!! Pioggia dal primo all’ultimo chilometro, abbiamo pedalato a testa bassa aspettando solamente che la tappa finisse. Non abbiamo seguito l’itinerario ufficiale del Trail che rimaneva sempre sul bordo del Hudson river, ma preso strade secondarie asfaltate per arrivare a destinazione il più presto possibile. La zona di Saratoga sarebbe stata molto bella sotto il sole, si scorgono numerose fattorie che allevano cavalli e fuori dalle case al posto del nano da giardino, la statua di un fantino. Poco dopo mezzogiorno siamo a Glens Falls.

Dobbiamo aspettare le 15 prima di andare a casa di Pam, ospite Warm Showers. Per fortuna passiamo vicino ad un bar-grill e ci sbafiamo un ottimo hamburger con patatine. Quando ci spogliamo per sederci al nostro tavolo abbiamo la conferma di ciò che sentivamo sulla nostra pelle: le nostre belle giacche in Gore-Tex non sono più impermeabili. Malediciamo Millet e Mammut, considerati ottimi marchi, in più quella di Manu è anche nuova.

Pam è una signora adorabile, altruista, appassionata escursionista, ha fatto le 46 cime degli Adirondack sia in estate che in inverno. Le fa piacere accogliere ciclisti di ogni parte del mondo, in questa zona dove non ci sono strutture per turisti.

16 maggio – Ticonderoga, NY

La fiducia nel prossimo di certe persone è qualcosa che oggi è molto difficile da immaginare. Pam va a lavorare alle 6:30 e noi siamo pronti per andarcene alla stessa ora, ma lei insiste per farci partire con più calma ed in più ci regala un intero squisito strudel di mele. Salutati i suoi 4 gatti, chiuderemo la porta di casa.

Vicino al Lac Champlain

Questa mattina il cielo sembra sereno quindi rientriamo sull’EST abbandonato ieri. Siamo sempre in campagna non lontano da una ferrovia attiva e lungo il Canale Champlain. É anche grazie a questo canale che si potrebbe andare in barca da Montréal a New York senza mai entrare nell’oceano Atlantico.

Sullo sfondo la prigione di Comstock

Oggi avremo una giornatina da quasi 100 km, con delle belle salite e fatta senza mai fermarsi perché il cielo diventa poco rassicurante, vogliamo evitare la doccia fredda di ieri. Attraversiamo dei paesini con case una più scalcagnata dell’altra, tante abbandonate, che desolazione! Una sola costruzione imponente, una prigione di alta sicurezza che può accoglie circa 1700 carcerati.

Arriviamo al nostro albergo con la ferma intenzione di non fare nulla per tutto il pomeriggio.

17 aprile – Peru, NY

Cominciamo con: alle 10 vogliamo prenotare uno dei tre posti al campeggio di Noblewood Park, ma è inagibile; poi passiamo ad una host WS che ci offriva un posto tenda nel suo giardino, ma che non risponde più; poi un altro WS che dice essere vicino all’EST, ma che mandandoci l’indirizzo scopriamo lontano in mezzo al nulla… e si continua a pedalare verso Nord. Proviamo un altro campeggio, chiuso, poi un altro ancora e terminiamo così anche l’ultima delle 23 salite segnalate sul Garmin da Manhattan al confine.  Incrociamo un ragazzo di Quebec che sta pedalando nel senso inverso in direzione di Vancouver, ci dice si aver dormito nascosto su una spiaggia…sarà questa la nostra ultima opzione?

A 10 km da un ennesimo potenziale campeggio, passiamo davanti ad un motel che ci appare come una oasi nel deserto, decidiamo di concludere qui la giornata. Il The Shamrock Inn e un bel motel appena rinnovato e i due “simpatici ciclisti” che arrivano da Key West ricevono anche in regalo due ottime birre IPA freschissime, 2 banane e dei biscotti al cioccolato.

Il primo cartello indicante una città canadese, il confine si avvicina

Cena con quello che abbiamo in borsa e serata a leggere stravaccati sul letto dopo 92 km e 1300 metri di dislivello durante una caldissima giornata di metà maggio. Per fortuna che il programma della giornata doveva essere una tappa corta di 50km, campeggio e relax per affrontare le salite riposati.

18 maggio – Rouses Point

Oggi non metto la sveglia per lasciar dormire la mia gentil consorte un po’ di più e partiamo con molta calma alle 9 e mezza. A metà mattina siamo a Plattsburgh per la pausa caffè e vediamo un tavolo da picnic proprio in parte alla strada. Scopriamo di essere al Plattsburgh Air Force Base Museum, una vecchia base dell’USAF. Come ci sediamo per il caffè, siamo avvicinati da un paio di veterani che scopriamo essere direttamente collegati ai due aerei in mostra, uno è stato il pilota di entrambi i velivoli e l’altro l’addetto al vano bombe.

Il Col. Joe McNichols vicino al suo F111
La medaglia commemorativa regalataci dal colonnello
Sui due lati della medaglia i due aerei da lui pilotati
Il B47 e l’F111 illustrati dal Chief Master Sergeant Walt Kotzur

Con le spiegazioni dei veterani, abbiamo un’immagine di come era la loro vita tra Vietnam, guerra fredda ed altri fatti storici. Passiamo quindi al museo dove troviamo Larry che ci illustra la storia della base di Plattsburgh dalla nascita, alla fine del ‘700 come forte inglese, fino ai silos dei missili strategici Atlas ed alla pista di riserva per lo Shuttle della NASA. Dopo poco ci raggiunge nuovamente il Col. McNichols per un piccolo show con la nuova allieva Top Gun Manuela.

La nuova recluta dell’US Air Force al posto di pilotaggio del B47
Felice come una Pasqua
Top Gun o Top…Gin

Ringraziamo Larry, Walt e Joe per l’interessante visita e ripartiamo, oggi finisce il nostro tour sull’EST, campeggeremo nel giardino di Becky, la nostra WS odierna.

Becky ha una bella casa storica che sta ristrutturando a 100 metri dal Lac Champlain e a qualche minuto in bici dal confine canadese. Lasceremo a domani la nostra foto ufficiale e restiamo a parlare con Becky sotto il suo portico. Cena preparata dagli italiani e poi a nanna nella nostra tenda.

19 maggio – Venise-en-Québec

Questa mattina Becky ci accompagna con il suo adorabile Border Collie fino al cartello ufficiale del punto più a Nord dell’EST davanti al quale ci scatterà la nostra foto di fine Trail. Baci ed abbracci e l’augurio di reincontrarci, magari a Québec, poi noi ripartiamo verso la frontiera.

19 maggio ore 9:45 l’Empire State Trail è terminato

Abbiamo appuntamento nel primo pomeriggio con la nostra Princess a Venise-en-Québec che verrà a passare una giornata con i genitori. Attraversiamo il ponte che ci porta in Vermont, poi pochi chilometri e finalmente la bandiera canadese al posto di frontiera.  Ci aspetta un giorno di relax e dopodomani inizieranno le ultime tappe verso casa.