Non possiamo lamentarci, con questo siamo a cinque viaggi nel 2023 ed in più con noi c’è la nostra Princess che avrà il suo battesimo di cicloturista.
Tre scatole, due valigie, la casa particular prenotata, domani si ricomincia : Hasta la victoria siempre. Bicicleta o muerte. Come diceva un grande idealista.
Ieri è stata una giornata di ozio forzato a causa della forte pioggia, oggi il cielo è molto minaccioso ed è nevicato abbastanza in basso. Qui in Val Sozzine inizia la Ciclovia dell’Oglio che si rivela magnifica sin dai primi chilometri; scendiamo sulla sinistra orografica del fiume lungo mulattiere, oggi asfaltate, che ci fanno attraversare borghi stupendi.
Arriviamo a Malonno dove la ciclabile scorre a bordo fiume e ci troviamo di fronte ad una cinquantina di metri di sentiero allagato, Manuela vorrebbe tornare indietro, ma io voglio provarci. La mia intelligenza superiore non mi suggerisce di infilare i sandali contro ogni evenienza… Parto, l’acqua comincia a salire e dopo poche pedalate arriva a metà ruote, fermarsi è sconsigliato quindi arrivo dall’altra parte con le scarpe fradice. Mi cambio e ritorno indietro in sandali, perché Manuela si rifiuta di passare a guado. Ripartiremo lungo la statale per qualche chilometro fino all’incrocio successivo con la ciclabile. Per fortuna non sono freddoloso visto che dovrò pedalare in sandali per i prossimi due giorni.
Il genio del villaggio durante il guado
Il resto della valle è un susseguirsi di ricordi, inutile elencare le montagne che vediamo intorno a noi e che abbiamo scalato, percorso a piedi e con gli sci. Questa sera la nostra amica Laura ci aspetterebbe a casa sua a Iseo, ma la notizia di un cantiere che blocca la ciclabile tra Toline e Vello, ci obbliga ad una sosta a Pisogne per la notte. Domani proveremo a passare.
Manuela: quando cerchi di spiegare al tuo compagno di viaggio che la sua bici non ha l’opzione “pedalò” e lui decide di testarla, lo lasci fare; lo filmi per avere le prove della sua genialata, per 2 secondi pensi di seguirlo, ma poi cambi idea e strada e ti sganasci dalle risate.Questa sera trota per cena!
Usciamo da Pisogne sulla ciclabile che costeggia il lago e si immette sulla vecchia strada statale. Troviamo il cartello del cantiere, lo superiamo, troviamo una prima ed una seconda barriera che superiamo e finalmente raggiungiamo gli operai. Se volete passare, dovete tornare qui a mezzogiorno , dietro front si rientra a Pisogne per una lunga colazione. A mezzogiorno ripartiamo e ci presentiamo al cantiere, la persona con cui parliamo è probabilmente il capocantiere e comincia ad elencarci le infrazioni che abbiamo commesso. Noi proviamo ad impietosirlo dicendo che siamo “stranieri” (in fondo è vero😇) e che dobbiamo tornare in Canada; mosso a compassione ci dice di aspettarli al cancello di Vello che sarà aperto quando andranno tutti in pausa pranzo. È fatta! Siamo riusciti a passare e siamo sulla parte più panoramica dell’intera ciclabile, dietro di noi si vede la vetta dell’Adamello (3.554m) completamente bianca e noi continuiamo verso Sud. Il resto è una tranquilla pedalata, dapprima attraversando i paesi di Sale Marasino, Sulzano, Iseo e Paratico, poi la campagna fino ad Urago d’Oglio dove avevamo iniziato il nostro viaggio quasi un mese fa.
Lungolago di PisogneToline da Pisogne……e Pisogne da TolineL’Adamello da Toline (in primo piano il nostro amico Pedro il lama che ci segue dal Perù)Lungo la ciclabile a bordo lago sotto le gallerie della SS 510
Ancora qualche chilometro e siamo di ritorno a Chiari. Il nostro primo “Tour in Italia” è andato benissimo: 1.300 km percorsi e 11.000 metri di dislivello positivo.
Manuela: abbiamo trascorso una vita su e giù da queste montagne, pensavamo di conoscerne ogni sasso, ed invece ci hanno ancora sorpreso. Che emozione rivedere le pareti di roccia sulle quali ci incontrammo, galeotto fu quel bacio.
PRO
Inutile elencare le ovvietà, l’Italia è il più bel paese del mondo 🙂 tra i luoghi più spettacolari che abbiamo attraversato potrei dire la Val d’Orcia;
Il poter andare da Venezia a Brescia attraverso le Alpi praticamente sempre su ciclabile;
L’organizzazione degli Ostelli per Pellegrini lungo la Via Francigena
La gentilezza di chiunque abbiamo incontrato dalla commessa del supermercato al controllore del treno. Una piacevole scoperta rispetto a 17 anni fa.
CONTRO
Direi una sola cosa: LA MALEDUCAZIONE DEGLI AUTOMOBILISTI NEI CONFRONTI DEI CICLISTI.
Siamo ritornati in nord Italia in treno, arrivando alla stazione di Mestre (Venezia) in perfetto orario…non ci sono più i ritardi di una volta🙂. Abbiamo ritrovato anche temperature più fresche, consone alla stagione. Oggi destinazione Selvazzano Dentro (Padova), dove ritroveremo Alessandro un nostro vecchio amico di viaggi che ci ospiterà alla fine di questa tappa.
Usciti abbastanza facilmente da Mestre, imbocchiamo una serie di ciclabili che costeggiando il Brenta fino al centro storico di Padova. Lungo il percorso possiamo ammirare alcune delle magnifiche ville palladiane simbolo del ricco passato di questa regione.
Villa Pisani di Stra
Malgrado la giornata freddina e con qualche goccia di pioggia, è d’obbligo un breve giro tra i bei vicoli del centro fino ai luoghi iconici di questa città come Piazza delle Erbe e Prato della Valle. Il nostro rapido pranzo su una panchina con vista sull’Abbazia di Santa Giustina non è dei più piacevoli, quindi riprese le bici rapidamente ci dirigiamo verso la casa del nostro amico prima che cominci a diluviare.
Manuela: avrei pedalato ancora verso sud al caldo, ma razionalmente optiamo per il rientro al nord. Bellissima la campagna veneta con le ville palladiane, bellissima la ciclabile sul Brenta ed impagabile il poter passare del tempo con dei vecchi amici. Grazie Mara e Alessandro per i bei giorni insieme e grazie anche ad Alice che ha sopportato l’invasione canadese.
Padova – Piazza delle erbePadova – Prato della Valle Il grande Alessandro durante uno dei nostri viaggi lontani
Ieri abbiamo approfittato di una giornata piovosa per fare una pausa ciclistica e stare in compagnia dei nostri amici Alessandro e Mara che non vedevamo da tanti anni. Questa mattina il cielo è ancora grigio, benvenuti nel clima autunnale del Veneto. Alessandro, anche lui grande appassionato ciclista, ci accompagna per buona parte del percorso di oggi e partiamo in direzione delle montagne lungo la ciclabile Treviso-Ostiglia. Sosta al bar per un caffè, lui se ne torna a casa mentre noi continuiamo verso Bassano del Grappa con il cielo sempre più minaccioso.
Sulla ciclabile verso Bassano del Grappa
Arriviamo su uno dei più storici ponti d’Italia, il Ponte degli Alpini di Bassano. Un ponte in legno costruito su un progetto di Andrea Palladio nel 1500 e ricostruito più volte fino ad oggi. Questo monumento è dedicato alle migliaia di soldati italiani che lo attraversarono per dirigersi sulla prima linea durante la Prima Guerra mondiale.
Manuela: come cantavano gli alpini “Sul ponte di Basano, noi ci daremo la mano,noi ci daremo la mano ed un bacino d’amor.”Grazie al grande ciclista-viaggiatore-reporter fotografico Alessandro per averci accompagnato lungo le campagne venete.W la grappa Nardini!
Brutto risveglio con un temporale, aspettiamo che l’intensità della pioggia sia accettabile per cominciare a pedalare. Percorso quasi tutto pianeggiante ed in totale sicurezza prima sulla ciclabile del Brenta, poi su quella della Valsugana fino al Lago di Caldonazzo.Da qui si comincia a salire con pendenze fino all’11% in direzione di Bosentino da dove inizia la bella discesa verso Trento. Meteo a parte, la giornata è stata molto piacevole e la Valsugana merita una visita.
Manuela: pedalando tra campi di mele e vigneti, queste zone rievocano alcune canzoni degli alpini “Quando anderemo fora, fora de la Valsugana E a ritrovar la mama, a veder come la sta.”.
Ciclabile del Brenta Pausa pranzo in Valsugana La Val d’Adige
Dormire in un letto comodo e caldo non invoglia la partenza, quindi, per qualcuno il risveglio è più duro del solito.
Oggi la tappa prevede quasi esclusivamente ciclabili. Dapprima quella della Val d’Adige, poi a Mezzolombardo si comincia a salire sulla ex-SS42 per entrare nella valle delle mele ed infine, poco dopo Cles si prende quella della Val di Sole che ci porterà fino a Malé.
Ciclabile della Val di SoleEx-SS42Sulla ciclabile della Val d’Adige
Grazie alla Casa vacanze Marisa (+39 338 6632909), per l’ottima accoglienza a Croviana.
Manuela: non molto piacevole attraversare i campi di mele ormai senza mele con in regalo solo una montagna di moscerini, vietato parlare mentre si pedala. Val di Sole, sempre nel mio ❤️, la piccola Heidi che c’è in me si sente finalmente a casa.
Lasciamo Giuseppe e Marisa in una mattinata piuttosto fresca e ritorniamo sulla ciclabile della Val di Sole.
La Val di Sole verso il Passo del Tonale
La giornata che inizialmente è ben soleggiata comincia a diventare sempre più nuvolosa più ci avviciniamo alla fine della valle. Decidiamo di percorrere La strada dei soldati, un percorso sterrato che segue una vecchia carrozzabile austriaca della Prima Guerra mondiale. In località Stavel optiamo per la SP 94, asfaltata, a seguito della temperatura, della minaccia di pioggia e del terreno molto umido. Risaliamo quindi sulla SS 42 del Tonale e passiamo Forte Strino, un presidio austriaco oggi museo. Continuiamo verso il passo a 1883 m. che raggiungiamo a metà pomeriggio. Una pausa al caldo nell’unico bar aperto e via in discesa verso Ponte di Legno. Vorremmo fare merenda allo storico Bar Nazionale, ma un cameriere arrogante, ci fa capire che due ciclisti non vestiti convenevolmente non sono graditi nel suo locale snob. Ci installiamo nel nostro alloggio (Il mulino – +39 349 879 1601) eccellente ed in pieno centro. Domani pioggia, quindi riposo.
Manuela: “casa mia per piccina che tu sia tu mi sembri una badia”. Strade e luoghi percorsi centinaia di volte, scorrono i ricordi di un passato tra queste montagne, sempre belle e maestose, attirano il mio sguardo come calamite. In questa stagione è bello godersi la solitudine di queste valli altrimenti invase dai turisti.
In lontananza la prima neve sul Vioz 3.645 mCastello di Ossana Forte StrinoPasso del Tonale 1.883 mIl Sacrario militare della Prima Guerra mondiale
Avevamo diverse opzioni per ritornare al Nord e dopo qualche riflessione abbiamo optato per quella secondo noi più semplice. Da Roma abbiamo preso un treno Intercity per Mestre senza dover smontare e inscatolare le bici. Servizio Trenitalia, perfetto!
Dopo le perle italiane visitate lungo la Francigena sotto un clima tropicale, la meteo prevede l’arrivo della pioggia e del freddo. Da domani si ricomincia a pedalare, ma in che direzione? Meglio restare vaghi, vedremo giorno per giorno in funzione dei capricci di Giove pluvio e delle nostre gambe. L’idea sarebbe di dirigerci verso le sorgenti del fiume Oglio percorrendo qualche bel passo alpino.
Manuela: Sopravvissuti nel traffico di Roma per arrivare alla stazione Termini dal Vaticano, il mio cuore di Heidi mi richiama verso i monti. Speriamo che le bici non siano troppo pesanti sui passi alpini e se così fosse affogheremo le nostre pene sotto montagne di canederli, speck e strudel.
I muri del Vaticano dalla finestra della nostra camera
I pochi chilometri che ci separavano dalla destinazione finale sono stati un’avventura nel traffico romano e nel parco del Pineto. Gli autobilisti romani ci fanno rimpiangere l’educazione stradale incontrata nel resto del mondo. Una piccola nota di disappunto sulla gestione del magnifico parco che abbiamo attraversato: un vero peccato, se ci si investisse qualche soldo, si avrebbe un gioiello nel cuore della capitale.
Arrivo in Piazza San Pietro con Polizia, Esercito e Carabinieri che bloccano l’accesso ai limiti del colonnato, ma nel primo pomeriggio ritorniamo per la visita alla basilica. La prima fase del viaggio è terminata, martedì si ritornerà al nord sperando ancora nella clemenza del tempo.
Manuela: “Roma ne fu pas faite toute en un jour” ed anche per noi ci sono voluti alcuni giorni prima di arrivare nella Città eterna. Siamo diventati veri pellegrini grazie al Testimonium ufficiale ricevuto negli uffici della Basilica?
Le note finali
807 km x 7.500 metri di dislivello
13 giorni di viaggio
Pro – Tutto il percorso offre paesaggi spettacolari. La Toscana ed i suoi borghi in particolare. L’accoglienza negli ostelli dei pellegrini. Cibo delizioso e pause in gelateria.
Contro – Gli automobilisti italiani e la sporcizia della Capitale! Roma è il nostro biglietto da visita all’estero, un museo a cielo aperto e gli amministratori non sono capaci a tenerla pulita e valorizzarla. Noi italiani non possiamo lamentarci quando gli stranieri ci deridono su come teniamo le nostre città o sulla guida in auto poco rispettosa.
Le nostre bici in piazza San Pietro La pietà di Michelangelo Ambasciata del Canada in Vaticano Castel Sant’Angelo Guardia svizzera
Dopo un improvviso e triste ritorno a Brescia per motivi famigliari, rieccoci a Camaiore dove abbiamo recuperato le nostre bici. Oggi siamo gli unici ospiti di questo pittoresco ostello, una notte soli in un posto così grande fa pensare a qualche film sconsigliato alle persone apprensive. una facile salita di circa 3 km, raggiungiamo la sosta panoramica di Montemagno e scopriamo che questo è il posto in cui è morto Giorgio Gaber.
Superata una facile salita di circa 3 km, raggiungiamo la sosta panoramica di Montemagno e scopriamo che questo è il posto in cui è morto Giorgio Gaber.
Monumento a Giorgio Gaber
Continuiamo verso Lucca che raggiungiamo verso metà mattina. Pausa caffè davanti ad una chiesa, passeggiata nelle vie del centro e si riparte in direzione di San Miniato che dovrebbe essere la meta di oggi.
LuccaLucca
Tra Lucca e San Miniato ci sono una quarantina di chilometri, facili e piacevoli. Passiamo Altopascio, famosa per il suo pane e altri scorci della magnifica Toscana. Siamo alla base dell’ultimo strappo (10-11%) che ci porta nel piccolo borgo di San Miniato, pausa gelato osservando il trambusto provocato da tre camion dei pompieri chiamati per salvare un gatto su un albero e ripartiti senza averlo preso tra i sorrisini e le critiche di coloro che calcolavano quanto sia costata l’uscita…
San Miniato
Sulla ciclabile bordo Arno passiamo Empoli e ci dirigiamo verso il punto di incontro con Carlo, il nostro amico fiorentino conosciuto sulla Carretera Austral.
Manuela: le stradine che attraversano le colline toscane ed i borghi medioevali sembrano magiche! Magiche come le storie che la nostra cara amica Rina raccontava a nostra figlia. Sarai sempre nei nostri cuori.
Oggi deviazione dal percorso dei pellegrini con una pedalata in città a Firenze. Con le nostre guide private Carlo e Antonio, giriamo tra le viuzze del centro, spesso scendendo dalla bici, slalomando tra orde di turisti, lungo gli itinerari più famosi della città. Palazzo Pitti, Ponte Vecchio, Duomo, ecc.
Una bella giornata di relax senza pensare al nostro percorso.
Manuela: bisognerebbe stare giorni e giorni a Firenze per apprezzarne i suoi segreti, accontentiamoci di una sbirciatina dal buco della serratura in compagnia di due veri toscani che pazientemente ci scortano tra le viuzze del centro e sugli argini dell’Arno. Quanta gente, siamo ai tempi delle invasioni barbariche?
Firenze il DavidFirenze il Ponte Vecchio Firenze panorama dall’alto
Questa mattina ci si risveglia con una nebbiolina umida che ci fa insozzare le bici pedalando lungo un argine erboso. Carlo e Antonio ci accompagneranno fino a destinazione per farci scoprire i tratti migliori di queste zone. I due oltre ad avere una forma fisica eccezionale, viaggiano su bici scariche, quindi la giornata che prevederà “solo” una sessantina di chilometri su sterrato avrà in compenso salite per un totale di quasi 1.000 mt di dislivello. A dirla nel loro linguaggio ci saranno parecchi rimontinie salite ignoranti, che nel mio linguaggio si traducono in muri spaccagambe. Il tutto con un temperatura di 35 gradi.
Notte all’Ospitale dei santi Agostino e Giacomo nella magnifica San Gimignano.
Manuela: grazie a Simona e Carlo per l’ospitalità, speriamo di poter ricambiare presto. Primo sentiero di gravel proposto dai nostri amici superciclisti ” the Jungle” , la giornata si preannuncia tranquilla. Un bel percorso su strade bianche tra paesaggi mozzafiato… o forse la mancanza di fiato era dovuta alle salite e ai compagni di gita troppo forti? Una focaccia con la mortadella ristora sempre gli animi dei poveri pellegrini.
Duro il risveglio dopo la tappa di ieri, ma oggi avremo molto poco da pedalare.
La prima sosta è a Colle di Val d’Elsa dove al bar ritroviamo un gruppo di svizzeri pellegrini già incontrati alla badia di Camaiore. Pausa di mezzogiorno a Monteriggioni (SI) famoso villaggio senese utilizzato come corona di quello che forse è il francobollo più famoso d’Italia.
Mancano pochi chilometri a Siena che visitiamo prima di ritirarci in un alberghetto appena fuori dal centro storico. Palazzo Monte dei Paschi, Palazzo Pubblico, Piazza del Campo (con il giro del Palio fatto in bici) e il Duomo. Anche qui tanti, troppi, turisti; noi ci diciamo: ma questi quando lavorano?
Manuela: strade bianche che ci portano su e giù tra paesaggi da cartolina per arrivare a cavallo delle nostre biciclette come due bambini felici a fare il giro della piazza del Campo.
Partiamo con calma dopo un’eccellente ed abbondante colazione in albergo.
Anche oggi i chilometri non saranno molti, ma i metri di dislivello sì! Belle le colline toscane con gli uliveti, i vigneti ed i cipressi, ma le salite “ignoranti” sono molte e farle su strade bianche, con bici cariche e con 33°, non aiuta. Soste ristoratrici a Buonconvento, San Quirico d’Orcia, La Grancia di Cuna e a Bagno Vignoni.
Decidiamo di fermarci a Gallina (SI), un gruppo di case prima della salita di domani, presso uno degli ostelli segnalati dalla documentazione della Via Francigena. Il nome è tutto un programma, questa sera dormiremo a Il pollaio!
Manuela: In Val d’Orcia niente è piatto, in cima ad ogni salita lo sguardo si perde all’orizzonte come immersi in un dipinto all’acquarello tra il colore della terra brulla e l’azzurro del cielo.
Oggi si riparte dopo una colazione spartana cucinata sul balcone della camera. Ci dirigiamo verso la lunga, ma facile salita che ci porterà a Radicofani, lungo la strada incontriamo un giovane svizzero e due italiani con i quali condivideremo la visita al castello che fu anche sede delle scorribande di Ghino di Tacco, colui che fu considerato il Robin Hood nostrano.
Radicofani Radicofani Radicofani
Ripartiamo verso Bolsena che sarà la fine della nostra tappa odierna, notte dalle suore e domani ci si avvicinerà sempre più a Roma.
Lago di Bolsena
Manuela:guardando la cartina verrebbe voglia di seguire la strada statale quasi piatta, ma fortunatamente le cose facili non ci attirano, seguiamo ligi il percorso dei pellegrini e scopriamo la meravigliosa Radicofani. Buonissimo il panino con una montagna di porchetta… e chi si muove più da qui.
In questo viaggio i chilometri percorsi quotidianamente non sono molti, ma il dislivello sempre parecchio. Da Bolsena raggiungiamo le terre etrusche per oltrepassare Viterbo verso mezzogiorno. Nel magnifico borgo di Sutri alloggeremo in un appartamento con tre camere ma nel quale saremo i soli ospiti. Cenetta a casa con delle gustosissime mozzarelle di bufala prodotte a Paestum la mattina stessa.
Manuela: quanti pellegrini a piedi incrociati su questo pezzo di strada, quasi tutti stranieri e di tutte le età. Incredibile poter ancora utilizzare questo tratto dell’antica Via Cassia scavata nel tufo.
L’antica Via Cassia Fichi d’india SutriSutri Sutri
L’idea era di arrivare a Roma questa sera, ma purtroppo niente posti disponibili negli ostelli dei pellegrini. Decidiamo così di fermarci a Isola Farnese facendo una deviazione sul lago di Bracciano. La deviazione ci permette di pedalare su stradine che attraversano boschi di querce, castani e noccioli.
Lago di Bracciano
Arrivati a Isola Farnese, nel nostro alloggio troviamo altri pellegrini “pedestri”: un francese, un australiano ed una italo-argentina-canadese di Montreal. Domani ultima tappa del nostro viaggio verso sud, se tutto andrà bene saremo a Roma.
Manuela: abbiamo cercato il fantasma di Isabella seduti su una panchina nel giardino del castello di Bracciano, ma niente, forse eravamo troppo occupati a divorare il nostro panino con il capocollo e sgranocchiare le castagne crude trovate lungo la strada. La bici mette fame ed in queste zone tutto è troppo buono.
L’autunno è il momento ideale per trascorrere qualche settimana di vacanza in Italia e ovviamente le nostre bici sono con noi.
Il progetto iniziale era di partire dal Passo del Tonale per percorrere la ciclabile dell’Oglio fino al Po e poi incrociare a sud di Cremona la Via Francigena per arrivare a Roma. I soliti inghippi logistici per il momento ci obbligano ad iniziare la pedalata verso sud.
Manuela: Questo giro inizia male ! decidiamo di partire dal simbolico passo dello Stelvio e ci va buca perché sul treno non troviamo due posti bici, poi optiamo per il Passo del Tonale e causa incidente il treno-bus verso Edolo non trasporta bici fino a data da destinarsi…forse il destino ci sta mandando dei segnali e sarebbe meglio rimanere spaparanzati sul divano.
Oggi la tappa sarà breve, arriveremo alle porte di Cremona dove saremo gentilmente ospitati a casa di un mio ex-collega, anche lui appassionato ciclista.
La prima tappa è al birrificio artigianale Oi di Urago d’Oglio. Qui facciamo rifornimento di bottiglie per la cena e ripartiamo nella campagna della bassa bresciana attraversando il “confine” nei pressi di Soncino.
Quali sono le osservazioni di due ciclisti nordamericani nella campagna della pianura Padana? Nel piattume del Texas i paesini all’orizzonte erano segnalati dalle torri dei serbatoi d’acqua, qui dai campanili delle chiese, un paesaggio sempre piatto ma molto diverso.
Ancora qualche chilometro lungo gli argini dei canali di irrigazione ed arriviamo a casa di Otto, questa sera cena in famiglia e accoglienza 5 stelle.
Manuela: ho sempre giudicato noioso il piattume della pianura Padana, ma dopo tanti anni e con gli occhi da cicloturista devo riconsiderare questa zona, zanzare a parte che rendono ogni sosta fastidiosa.
Prima sosta della giornata a Cremona per un caffè con croissant in un bar della piazza del duomo. Anche qui il pensiero va alle colazioni da McDonald’s comparate a questa, la fotografia che segue non credo abbia bisogno di spiegazioni.
Cremona, piazza del Duomo
Dopo il caffè, si riparte e attraversato il ponte sul fiume Po si entra in Emilia Romagna. Ancora qualche chilometro con Otto che ci ha fatto da guida turistica e le nostre strade si dividono, lui rientrerà a casa e noi continuiamo in direzione di Fidenza dove facciamo pausa pranzo.
Vorremmo arrivare ai piedi della Cisa a Fornovo, ma l’impossibilità di trovare un posto dove dormire in paese ci obbliga a fermarci a Medesano in un piccolo albergo. Domani montagna.
Manuela: Grazie Otto per l’ospitalità, la tua pizza al gorgonzola e noci è eccellente!
Risveglio all’alba, una buona colazione e si parte verso lo scavalcamento degli Appennini per arrivare in Toscana.
Raggiungiamo Fornovo ed iniziamo con le prime toste salite. Spesso si superano pendenze del 13%, fa molto caldo, i paesaggi sono bucolici ed il traffico è nullo.
Ogni tanto si incrociano dei “pellegrini” a piedi diretti a Roma; oggi scambiamo qualche parola con un francese partito dal Gran San Bernardo e con una signora già superata ieri, partita da Glasgow!
Si continua a salire, breve sosta in un ristorante sulla strada per un piatto di affettati e focaccia, poi è la volta dello scollinamento del Passo della Cisa.
Asfalto quasi perfetto, pendenze “delicate” e scendiamo fino a Pontremoli. Sono solo le 15:30, troppo presto per noi, in più mancano solo 25 km ad Aulla, evitiamo quindi la ricerca di un alloggio e scendiamo ancora un po’. Questa sera dormiremo all’abbazia di San Caprasio; la nostra prima esperienza negli ostelli della Via Francigena.
Manuela: La focaccia con salame e pancetta prima dei tornanti della Cisa non è consigliata, ma che buona! Le performances di velocità le faremo un’altra volta. Sgridati dal volontario che ci ha accolto all’Ostello del pellegrino, non abbiamo il passaporto con le credenziali, pratiche sbrigate per renderci “pellegrini ufficiali”, ci viene offerto un comodo letto.
Abbandonato l’ostello dell’abbazia di San Caprasio, usciamo da Aulla lungo la SS62 che seguiamo fino a Sarzana.
Breve sosta nel centro storico per l’immancabile caffè espresso e proseguiamo verso il mare che vedremo dopo l’attraversamento di Carrara. Da Massa a Lido di Camaiore seguiremo la “variante mare” lungo la ciclabile che passa davanti a luoghi resi famosi dalla dolce vita di ieri e di oggi: La capannina di Franceschi aperta dal 1929 ed il Twiga in cui si ritrovano i VIP di tutto il mondo. Lasciamo alle nostre spalle questi siti per multimilionari e ci dirigiamo verso Camaiore in cerca di un alloggio più modesto e più a nostro gusto presso un altro ostello del pellegrino, ricavato nella Badia di San Pietro, una chiesa del XIII secolo.
Manuela: la Versilia ha ancora il suo fascino: il contrasto tra le alpi Apuane, le spiaggie e gli antichi borghi che tutti i turisti stranieri ci invidiano. Accoglienza perfetta e fantastico ostello.
Ci sono decine di siti e video su come allestire una bici da viaggio, nonché libri scritti da viaggiatori e tecnici esperti dove si possono trovare una multitudine di consigli e informazioni. Noi utilizziamo una bicicletta con telaio Surly Bridge Club e componentistica personalizzata, rapporti 2×9, cerchi rivettati con 32 raggi, pedali doppia funzione (piatto e SPD). Abbiamo due set di ruote, uno da 29 con pneumatici da 1,6″ ed uno da 27.5 con pneumatici da 2.3″ (usate per questo viaggio).
Le luci sulla bicicletta le abbiamo usate solo due volte e per poco tempo, avremmo potuto arrangiarci con le frontali, ma averle è una questione di sicurezza nel caso il buio ci prenda prima di arrivare a destinazione.
Note sulle SIM
Oramai viaggiare con un cellulare è cosa normale e la facilità di acquistare SIM da gestori locali permette di avere un numero a basso costo come anche con una buona quantità di dati per la navigazione Internet. Prima di partire, avevamo fatto delle ricerche su chi offrisse contratti “prepago” e buone coperture sulla Carretera Austral. Claro è uno dei migliori gestori di telefonia mobile in Sudamerica, lo avevamo già usato in Perù, ma in Cile optammo per Entel. Entrambi sono validi, buon prezzo, buona offerta dati, raramente senza campo. In Argentina seguendo il consiglio di un italo-argentino comprammo una SIM Movistar al costo di 1$, la cattiva sorpresa fu che non riuscimmo ad attivarla perché Movistar richiede il numero di un documento d’identità argentino. I nostri amici francesi avevano un contratto Claro e non ebbero problemi. Per tutti questi gestori, un’altra differenza rispetto a quelli di altri paesi è il servizio dati mobili. Non basta avere caricato il denaro nella “bolsa”, bisogna anche spostare questo montante dal salvadanaio virtuale al conto in uso, altrimenti la ricarica non è utilizzabile. Il nostro suggerimento è di farsi attivare la SIM dal negoziante al momento dell’ acquisto e fare la prima ricarica con la sua assistenza, si perde meno tempo a studiare il sito del gestore e le persone sono sempre disponibili.
Cani
I cani sono il terrore di ogni ciclista, noi abbiamo sentito storie di tutti i generil: c’è chi tenta di scappare, chi usa un bastone, chi spruzza l’acqua della borraccia, chi sceglie di scendere e farsi avvicinare come “amico” oppure di raccogliere una pietra facendo il gesto di lanciargliela. Noi privilegiamo le ultime due opzioni perché un cane anche se piccolo corre molto più veloce di un cicloturista, il bastone è “violento” e non sempre a portata e l’acqua è preziosa. Oggi sul mercato esistono anche spray anti-orso oppure anti-cane (nostro gadget preferito per pedalare negli USA), a questi si può abbinare un clacson spray che ha una potenza di parecchi decibel (lo si trova negli oggetti da nautica e online). Visto il peso e l’ingombro veramente minimi, questi oggetti oramai fanno parte della nostra lista di cose prioritarie come il GPS e la crema da sole. Durante questo viaggio di cani pericolosi non ne abbiamo mai incontrati, anzi spesso dopo il primo abbaio si avvicinavano scodinzolanti e con grande voglia di farsi coccolare o seguirci per qualche kilometro.
Dove dormire e mangiare
La scelta dei posti in cui passare la notte è varia. Di base occorre adattabilità, noi abbiamo dormito sotto un ponte, su un prato vicino ad un minuscolo abitato di una cinquantina di case, sulla riva di un torrente, vicino ad un pollaio. Potrebbe capitare di dormire in fermate d’autobus, in case disabitate, oppure veramente nel nulla. Per il tipo di alloggi, lungo il percorso si può trovare di tutto: Hostal con uso di cucina, alberghetti, capanne, camere in case private, alberghi con piscina e spa, etc. Per la spesa, considerare sempre i giorni di autonomia necessari fino al prossimo centro abitato per avere sufficienti scorte di cibo, comunque sulla Carretera è impossibile morire di fame. Oltre a Google Maps che segnala molti dei posti in cui fermarsi, l’applicazione più aggiornata ed utile per i luoghi in cui fermarsi è iOverlander. È gratuita, offre informazioni utilissime anche per i posti nel nulla ed è continuamente aggiornata da motociclisti, automobilisti e ciclisti.
Denaro
In Cile ci sono le Casa de cambio, ovviamente non ad ogni angolo di strada, sono luoghi ufficiali in cui cambiare euro o dollari americani, i cileni non “amano” cambiare valuta in nero. In Argentina dopo l’avventura di molti anni fa del cambio 1 a 1 con il dollaro americano, oggi esiste il Dollar Blue un cambio in nero ufficiosamente legale, chiunque cambia dollari ed euro, ma fare attenzione il tasso è estremamente variabile e negoziabile. Spesso i tassi migliori si hanno nei negozi in cui si fanno acquisti, nel ristorante dove si mangia od in albergo. È sconsigliato pagare con carta di credito in Argentina, mentre fattibile in Cile se si accetta di pagare una piccola commissione applicata alle carte di credito straniere.
Elettricità
Si trova quasi ovunque, ma un battery pack da 20.000 mA nella borsa potrebbe essere una sicurezza in più.
Windy – La miglior applicazione per le previsioni meteo.
Meteo Blue – Altra affidabile applicazione per la meteorologia. A differenza di Windy, qui è possibile avere previsioni più a lungo termine anche con la versione gratuita.
iOverlander – Per trovare siti in cui campeggiare, è usata da camperisti, motociclisti e ciclisti di tutto il mondo. Tutto il percorso è ottimamente documentato. Se si utilizza un sito recensito da iOverlander, è consigliato fare il “check-in” per documentare il proprio passaggio, in questo modo chi arriverà dopo, avrà informazioni recenti, si sconsiglia di fare affidamento a siti non aggiornati da anni.
WhatsApp – Usato moltissimo anche per motivi professionali da molte aziende sudamericane ed è più facile comunicare in questo modo.
Google Maps – I servizi sulla Carretera lo utilizzano molto, si trova quasi tutto, un piccolo commento è sempre gradito ai posteri.
Cucinare
Nessun problema a trovare gas, quindi un fornellino multifuel non è necessario. Acqua da bollire e/o filtrare facilmente reperibile lungo la Carretera, attenzione invece che la Terra del fuoco è arida.
23 luglio 2023 Linwood Km: 0 Dislivello: 0 Meteo: 🌤️ 30 ++ molto umido
Dopo aver riattraversaro con il servizio navetta il ponte della Confederazione, recuperiamo la nostra auto e ci spostiamo 300 km ad Est a Linwood, in un campeggio che ci offre il parcheggio durante la nostra assenza per il tour dell’isola di Cap Breton.
Manuela: come è strana la sensazione di risalire sulla propria auto per spostarsi a metà di un tour cicloturistico, ma come apprezzo fare la spesa di cose sfiziose da mangiare senza pensare a quanto pesano.
Appena superato il ponte di accesso all’isola, piuttosto stretto ma di un solo chilometro, si svolta a sinistra e si comincia subito il Celtic Shores Coastal Trail, una bella ciclabile di una novantina di chilometri sulla costa che porta fino ad Inverness. Abbiamo saltato i primi 5 chilometri perché allagati. Essendo costruita su una vecchia ferrovia, le pendenze non superano il 2%.
Welcome to Cap BretonLungo il Celtic Shores Coastal TrailLa fiducia nel prossimoLungo il Celtic Shores Coastal Trail
La nostra decisione odierna è di arrivare a Dunvegan per dormire un po’più vicini alle salite del Cabot Trail. Il campeggio Mac Leod’s è i una bellissima baia ma sarà uno dei peggiori in cui ci fermeremo considerando tutti quelli utilizzati negli ultimi anni! Prezzo altissimo, bagni sporchi, niente tavolo e terreno in forte pendenza. Bella la spiaggia per il tramonto.
Dunvegan BeachDunvegan Beach
Manuela: che bella sorpresa poter pedalare su una ciclabile di quasi 100 km, lontani dal rumore delle auto, con panorami mozzafiato sull’oceano, ed in quasi totale solitudine. Spero che i Nova Scotian non siano tutti così poco accoglienti come quelli che abbiamo incontrato oggi.
25 luglio 2023 Pleasant Bay Km: 88 (207) Dislivello: 1203 (1950) Meteo: ☀️ 25-40 umidità > 90
Oggi cominciano le grandi salite, facciamo una piccola deviazione con dei bei scorci sull’oceano ed entriamo nel parco al posto di pedaggio del Petit Étang. Da qui la pacchia è finita, un paio di impennate fino al 12% e poi il salitone finale di 6 km al 7-8% fisso, con l’aggravante caldo sahariano ed umidità.
Fa caldo, è faticoso, ma la fama di questo percorso è ben meritata, lo spettacolo del golfo del San Lorenzo e affascinante, ci sembra di essere tornati indietro di un anno quando eravamo sulle scogliere di Big Sur in California. Lonely Planet definisce questo giro tra i dieci più belli percorsi cicloturistici del mondo, noi crediamo che la fama sia ben meritata.
Cap Breton Cap Breton Cap Breton Cap Breton
Finalmente in cima , comincia una discesa leggermente rinfrescante, la nostra intenzione sarebbe di andare in campeggio anche questa notte, ma passando in parte ad un motel chiediamo se hanno una camera libera e la voglia di aria condizionata è più forte di noi.
Manuela: Uhao! Uhao! Uhao!, che salite! E che panorami! Adoro pedalare in salita, ma la vera sfida è sopportare il caldoe scacciare i tafanisenza perdere l’equilibrio. Maledetti insetti, anche oggi riusciamo a collezionare una ventina di punture a testa.
Partire presto, con l’umidità perenne di questa estate non serve a molto, ci proviamo ugualmente. La salita “tosta” di oggi la dobbiamo affrontare subito: 6 km pendenza costante 7-8% con lunghi tratti a 11-12% ed ogni tanto 13%. Manu arriva in cima pedalando, io mi faccio 1 km a piedi. Si continua con lunghi saliscendi, prendiamo una deviante molto panoramica verso White Point,dalla quale si può vedere in lontananza il Caboto Landing, il punto in cui Giovanni Caboto toccò terra nel 1497. Siamo nuovamente in riva al mare, la strada è molto panoramica e, previa un pausa pizza a Ingonish arriviamo al campeggio Cape Breton Highlands.
White Point
Manuela: riconfermo, adoro pedalare in salita, ma avrei preferito 20kg di bici in meno, 20° di temperatura in meno o forse sono solo gli anni che sono 20 di troppo… ma i paesaggi hanno compensato lo sforzo. Perché devo sempre scegliere itinerari alternativi difficili?
Oggi l’ultima salita del Caboto Trail, fortunatamente molto meno impegnativa rispetto a quelle precedenti. La scelta di fare il giro si senso orario è stata azzeccata, passato il culmine di Cape Smokey e fatte le foto di rito al belvedere, ci lanciamo in discesa su pendenze piacevoli per noi, ma pazzesche se le avessimo fatte in senso inverso.
Cape Smokey
Piccola sosta ad un caffè con annessa bakery poco prima del breve passaggio in traghetto che ci risparmia un loop di una decina di chilometri. Poi ci immettiamo sulla trans-Canada appena asfaltata per fare gli ultimi 20 chilometri prima dell’uscita per Baddeck, una piccola località turistica. Ancora qualche su e giù in riva al mare ed arriviamo al nostro hotel, una casa storica con camere pittoresche vicino al Museo di Bell. Questa notte è previsto un forte temporale e preferiamo dormire sotto un tetto. I tre giorni passati sul Caboto Trail ci hanno regalato un giro molto faticoso per le dure salite fatte con temperature amazzoniche, ma anche dei panorami mozzafiato su una bella strada costiera.
Manuela: in altre condizioni meteorologiche avrei voluto fare la variante fino a Meat Cove, ma ci stiamo sciogliendo per il caldo-umido e siamo ricoperti di punture di zanzare e tafani, non ne possiamo più!!
Che dire dell’ultima giornata sull’isola? Cento chilometri sulla Trans Canada con camion e roulottone che ci passano in parte. Il panorama non meritava nemmeno una fotografia o un minuto di filmato, come dice un vecchio detto della famiglia Cavalli – Massensini: Bouleaux et sapins, sapins et bouleaux… Anche questo giro è concluso, durante la nostra uscita alle isole delle province Maritimes abbiamo avuto il piacere di attraversare i campi di patate della PEI, di visitare le famosissime Îles de la Madeleine accolti da persone gioviali ed eccellenti lobster rolls, infine percorrere il Caboto Trail con le sue salite spaccagambe e con i suoi panorami da copertina. Direi che nonostante afa ed insetti molesti la nostra scelta di giro vicino a casa è stata eccellente.
Faro a Jersey CoveFerry a Jersey CoveLa bimba felice ha trovato una nuova targa per la sua collezione
Manuela: mi è dispiaciuto non poter seguire il percorso che avevamo previsto comodamente seduti sul divano a casa, ma non tutte le ciambelle riescono con il buco… anche se i cambiamenti a volte ci riservano sorprese gradite, come la visita alle îles. Il caldo atroce ed i temporali ci hanno spinto a cambiare i piani, essendo vicino a casa si potrà sempre ritornare da queste parti.
20 luglio 2023 St. Peters Bay Km: 37+5 (441) Dislivello: 164 (1910) Meteo: 🌤️ 20-25 90% umidità
Alzati letteralmente all’alba per poter prendere il traghetto delle 8, impacchettiamo una tenda inzuppata, beviamo un caffè al volo prima dell’imbarco e dopo 5 ore eccoci di ritorno a Souris. Sosta per una minispesa, poi direzione St Peters Bay lungo il Confederation Trail che seguiamo fino al campeggio.
Di ritorno alla PEI, l’Ile-d’entréeL’Ile-d’entrée
Un po’meno caldo ed umido e solo qualche puntura di zanzara, la sera addirittura azzardiamo una passeggiata sulla baia per fotografare il tramonto.
Nessun controllo, viva la fiduciaTramonto alla St Peters Bay
Mentre pedaliamo in direzione della nostra meta odierna, cosa vediamo intorno a noi? Campi di patate. Oggi una piccola variante al panorama agricolo è stata il parco nazionale PEI che offre bellissime spiagge con dune di sabbia. Peccato per la temperatura che è sempre elevatissima.
Va bene essere gentili con i francofoni e fare i cartelli bilingue, ma almeno tradurre decentementePEI N.P.Mamma aquila ed il suo piccoloIl faro del PEI N.P.
Ieri abbiamo optato per una notte in hotel a seguito delle previsioni molto umide ed in effetti tutto è andato come Windy diceva, acqua! La nostra prima destinazione del giorno è la casa di Anna dai capelli rossi che oggi è un sito patrimoniale lucrosamente gestito da Parc Canada. Foto ricordo a Green Gables e via. Dopo qualche chilometro ci fermiamo a fare il punto proprio nel parcheggio della casa-museo dell’autrice del famoso romanzo: Lucy Maud Montgomery.
Oyster FarmsLa casa di Anna dai capelli RossiIn lontananza il faro nella baia di Summerside Verso l’Old Summerside Range Front LightDi ritorno al ponte
Pranzo a Summerside, deviazione di una ventina di chilometri per visitare un vecchio faro dall’altra parte della baia. Sosta breve il tempo di una foto, perché attaccati da stormi di zanzare. Velocemente arriviamo a Borden-Carleton. Domani riattraverseremo il ponte della confederazione e ci dirigeremo in auto verso la nostra prossima destinazione.
Note finali
Abbiamo percorso 610 km con 3.700 metri di dislivello positivo. Dormito 9 volte in campeggio e 3 volte in hotel. La Prince Edward Island è un immenso campo di patate, con qualche bello scorcio sul mare ed alcune belle spiagge per amanti di bagni in acqua fredda. Le îles de la Madeleine sono affascinanti e gli abitanti cordiali, sempre sorridenti e gentili, gente squisita… come i loro astici! La cosa negativa del tour? Il mix di afa, caldo, umidità e mai visto un numero così elevato di zanzare.
Manuela: peccato non essere riusciti a visitare l’île du Havre-Aubert, ma se fossimo rimasti un giorno di più sotto l’acqua alle Îles de la Madeleine ci sarebbero cresciute le branchie.Il Confédération Trail in terra rossa è un buon modo per pedalare in solitudine ma senza vista mare solo vista campi di patate profumati dal timo selvatico che cresce ovunque. Detesto le zanzare, adoro i lobster roll ed il cartone animato di Anna dai capelli rossi. Commento finale di Franz: Che co***ni le tue deviazioni per la collezione di fari…