28-29 settembre – Salar de Uyuni
E così tre italiani e un argentino, la mattina del 28 settembre, entrarono da nord nel Salar de Uyuni a 3650 m di quota.
La traccia da seguire è evidente, ma la superficie molto irregolare; a volte riusciamo a tenere una buona velocità media, altre rallentiamo sobbalzando un po’ troppo. Non c’è una nuvola e in lontananza si scorge l’Isla Incahuasi. Pedaliamo per una quarantina di chilometri e, verso le due del pomeriggio, arriviamo su questa strana isola di rocce e cactus, che non è altro che la punta di un vulcano. Sistemiamo le nostre bici attorno ad un tavolino costruito con blocchi di sale e ci dirigiamo al ristorante per un almuerzo: zuppa di quinoa con pollo.





Naturalmente, i quattro ciclisti sono oggetto di curiosità da parte degli innumerevoli turisti arrivati fino a qui seduti su comodi veicoli 4×4. Parliamo con coreani, francesi, italiani, olandesi e rivediamo una famiglia francese che era seduta dietro di noi nell’aereo che ci portò a La Paz.
La sera, aiutati dalla figlia di 2-3 anni dei gestori del ristorante, montiamo la tenda nel piccolo spazio tra i tavoli per proteggerci dal vento che qui di notte spazza via tutto. Mangiamo del cibo che abbiamo nelle borse e ci infiliamo nei sacchi letto. La notte è fredda, siamo poco sotto lo zero, ma il cielo è fantastico, indescrivibile.









Il mattino seguente Nico ci lascia dirigendosi verso la città di Uyuni, tra qualche giorno entrerà in Argentina per tornare a casa sua vicino a Buenos Aires dopo quasi due anni di assenza.
Noi partiremo in direzione opposta per andare verso las routas de las Lagunas.
Dopo i primissimi chilometri lisciati dal traffico automobilistico dei tours organizzati, impazziremo per una buona ora su una superficie terribile che ci farà avanzare a 6-7 km/h. È solo nel pomeriggio che usciamo dalla distesa di sale e ci offriamo una pausa in un albergo turistico per un meritato riposo.
Nel silenzio del Salar penso che uno dei migliori brani da ascoltare possa essere Alturas di Inti Illimani.
Manuela: Finalmente le ruote delle nostre biciclette scricchiolano sulla distesa di sale più grande del mondo, sognavamo questo posto da anni. Sembra di essere su un pianeta diverso, a perdita d’occhio solo una piattissima infinita distesa bianca, alle nostre spalle il maestoso volcano Tunupa, nessun rumore, solo noi. Davanti a noi si apre una fitta rete di tracce che si perdono in ogni direzione. Qual è quella giusta?
Siamo in quattro. All’inizio si chiacchiera, si ride, l’euforia è palpabile. Poi, quasi senza accorgercene, ognuno sceglie la propria traccia, ci allontaniamo l’uno dall’altro per vivere in solitudine la magia assoluta di questo luogo. Per noi ciclisti, la vera sfida non è il dislivello, pari a zero, ma piuttosto evitare i sobbalzi sulle croste di sale, non finire in qualche buca piena d’acqua salmastra, resistere al vento che a tratti è violentissimo e non bruciarsi la pelle sotto il riflesso implacabile del sole. La tradizione vorrebbe che si pedalasse per qualche chilometro… nudi. Sì, avete letto bene: completamente nudi! Sul web troverete diverse foto di ciclisti in tenuta adamitica abbracciati alle loro bici. La nostra, però, non la troverete, siamo anticonformisti, e quindi facciamo l’opposto degli altri, restiamo super coperti! Malgrado questo e abbondanti dosi di crema solare, dopo i due giorni di attraversata, ci ritroveremo tutti e tre con le labbra bruciate.
Abbiamo scelto uno degli ingressi al Salar meno frequentati e non incrociamo anima viva in tutto il giorno; solo arrivati all’isola di cactus nel pomeriggio rivedremo gruppi di turisti e automobili arrivati da Est. Verso sera spariranno tutti e ci ritroveremo soli con le 2 famiglie, guardiane del posto. La notte ci regala un cielo stellato da manuale astronomico. C’è chi si alzerà la mattina alle 5 per ammirare l’alba, per me fa troppo freddo per uscire dalla tenda, mi accontenterò del tramonto di ieri sera altrettanto spettacolare.
1-3 ottobre – Da Villa Candelaria al Mirador volcano Ollague
Dopo un giorno di dolce far niente, ripartiamo in direzione del Cile. La strada ci mette subito a dura prova con lunghi tratti sabbiosi dove è impossibile pedalare, ma raggiungiamo San Juan abbastanza agevolmente.



Il sogno del Salar in bicicletta è esaudito, ora dovremo attraversare Las Lagunas per arrivare in seguito a San Pedro de Atacama in Cile.
Manuela: la seconda metà del Salar era talmente sconnessa che mi sono ritrovata il disegno delle borchie della mia sella sulle chiappe !!
Dal paesino di San Juan continuiamo attraversando il Salar de Chiguana per arrivare in un gruppo di case ad un posto di frontiera con il Cile. Pernottiamo in un hostal scadente e ci prepariamo a partire per un percorso isolato su sterrato di circa 200 km tra lagune e zone desertiche.

Dopo circa 40 km di salita arriviamo al Mirador volcano Ollague, il vecchio alza bandiera bianca e decidiamo di fermarci in tenda per la notte. Le guide che incrociamo ci dicono che la strada delle lagune in questo periodo è in condizioni pessime, molti tratti con grosse rocce e tantissima sabbia dove sicuramente non potremo pedalare. Seduti davanti ad un panino con salsiccia di lama, facciamo un consulto famigliare, cosa fare? Manuela ci vorrebbe provare, Lucrezia non ha una bicicletta molto adatta ed inizia a dubitare, io è da ieri che vorrei abdicare e scendere direttamente a Calama per continuare in sella. Alla fine chiamiamo un’agenzia turistica per poter comunque visitare questa parte di Bolivia di cui tutti parlano.
Caricate le bici sul tetto dell’auto, ci godremo i paesaggi senza stress. Passeremo per luoghi lunari, laghi dai differenti colori, Lucrezia si bagnerà in una piscina termale e vedremo geyser, fenicotteri e vignogne in abbondanza. Nella nostra personale classifica dei più bei luoghi naturali sulla Terra pensiamo che la Bolivia meriti il gradino d’onore.










Manuela: Il Salar mi è rimasto nel cuore, non dimenticherò mai questo posto incredibile. Spero solo che la gente del posto riesca proteggerlo dalle minacce di trasformarlo in una gigantesca miniera a cielo aperto, purtroppo le sue acque salmastre contengono litio, mannaggia alle batterie !!! Mi dispiace non aver percorso la strada delle lagune in bicicletta, ma avevano ragione le guide con cui abbiamo parlato, era in pessime condizioni. Francesco era stanco e Lucrezia avrebbe avuto molte difficoltà ad affrontare vari tratti di strada con la sua bici non proprio adatta. Ci siamo goduti questi magnifici paesaggi riposando gambe e articolazioni per due giorni, avremo modo di fare chilometri su altre strade. Ogni tanto dimentico che non abbiamo più 30 anni, vorrei non fermarmi mai, ma Francesco ha ragione (non diciamoglielo troppo forte), a volte è meglio essere prudenti per poter continuare a pedalare e non ritrovarsi bloccati su un divano; in Italia si dice ” chi va piano, va sano e lontano”.
IL RIASSUNTO DELLA NOSTRA BOLIVIA
Già dal primo video di un ciclista milanese eravamo rimasti affascinati da questo paese, oggi diciamo che è probabilmente uno dei più bei posti del pianeta.
- Chilometri percorsi: 764 (Per un totale di 7.335)
- Metri di dislivello: 2.952 (Per un totale di 71.563.
- Quota: tra i 3.500 e 4.900 m slm.
- Giorni totali: 22
- Giorni in sella: 13
- Notti: albergo e ospiti vari 19, tenda 3.
PRO
- Pedalare sul Salar de Uyuni, una sensazione stranissima, unica e fantastica. Speriamo che l’avidità dell’uomo non lo distrugga (è probabilmente la più grande riserva di litio della Terra).
- Las Routas de las Lagunas. 250 km indescrivibili per la bellezza della natura: fauna, paesaggi, colori, solitudine.
- L’ aver visitato questo paese in famiglia sarà un ricordo indelebile, le emozioni si moltiplicano quando sono condivise. Grazie Lucrezia per aver pedalato con i tuoi genitori.
CONTRO
- La cosa che ci ha irritato di più è sicuramente la gringo-tax. Se non sei un locale, paghi di più e non poco! Il turista è una banconota che cammina, un pollo da spennare.
- Ancora una volta, la sporcizia ovunque buttata anche nei luoghi più belli. Non riusciremo mai a capire come la gente possa abbandonare lattine e bottiglie vuote in un posto come il Salar o in un lago con centinaia di fenicotteri.
- I bagni pubblici a pagamento, sporchi, puzzolenti e costosi. Evviva l’Inca toilet all’aria aperta !





























