CILE – Maman, c’est fini!

Siamo tornati a casa, queste sono le ultime note di viaggio.

Era il tagline di chiusura di una famosa trasmissione umoristica del Québec, e per noi suona perfetto per concludere questo lungo viaggio.

Siamo a Puerto Montt. Il 21 novembre 2025, come gesto simbolico del nostro arrivo, scattiamo una foto davanti alla scultura Sentados frente al mar e ai due cartelli del km 0 della Ruta 7, meglio conosciuta come Carretera Austral, quello sul mare e quello in legno del Mirador Manuel Montt.
Il 12 gennaio 2023 avevamo fotografato gli stessi luoghi prima di partire da qui fino alla fine del continente a Ushuaïa, tornarci oggi è come chiudere un cerchio.

Adesso, che facciamo? torniamo a casa e …? ovviamente siamo già pronti per pianificare un nuovo giro, il pianeta è vasto e c’è ancora molto da scoprire.  

Un nostro vecchio sogno è di percorrere… (la dimenticanza della destinazione è voluta) e per qualche giorno abbiamo pensato di soddisfare questo desiderio seduti comodamente su un nuovo camper. Dopo meno di una settimana di riflessione ci siamo detti che non siamo ancora così stanchi e malandati. Cercheremo percorsi più pianeggianti per evitare le difficoltà fisiche dovute all’usura delle nostre vecchie giunture, che ultimamente ci hanno dato del filo da torcere. Senza farci troppi scrupoli “da cicloviaggiatori puristi”, potremo anche ricorrere a qualche tratta in treno, aereo o bus: l’avventura resterebbe comunque autentica.
Con questo nuovo progetto in testa, il ritorno in Canada sarà più piacevole, le bici avranno bisogno di una lavata ed una piccola revisione, poi saranno reimpacchettate. Ci sono altri chilometri, molti, da percorrere; il sofà, i ferri per fare la maglia ed il telecomando possono aspettare.
A casa tutto è già coperto di neve, a breve festeggeremo il Natale e siamo felici di poterlo trascorrere con gli amici, la nostra Princess Lucrezia e Gabriel.

Riassunto del viaggio in America Latina

Negli ultimi anni abbiamo pedalato lungo la Pacific Coast dal Canada al Messico, poi dal Cile fino alla Fin del Mundo. Quest’anno siamo ripartiti dalla California e siamo tornati a Puerto Montt dopo aver attraversato otto stati. Restano fuori il Centro America e l’estremo Nord. Non è ancora l’intero percorso “AtoA” – dall’Alaska all’Argentina – ma abbiamo già unito due grandi traversate e aggiunto un nuovo tassello al nostro puzzle.

Non tutto è andato esattamente come l’avevamo immaginato; l’idea iniziale era attraversare completamente il Messico e il Perù, ma alla fine ne abbiamo pedalato solo una grande parte. In compenso siamo riusciti a fare esattamente come previsto la Colombia, l’Ecuador, la Bolivia, il nord dell’Argentina e il Cile fino alla meta che ci eravamo prefissati. Siamo comunque soddisfatti? Sì!

Torneremo a pedalare i tratti mancanti e magari anche l’America Centrale? Chissà, ma non nell’immediato. In Bolivia il più ‘anziano’ del gruppo ha compiuto 65 anni e ormai preferisce vivere un po’ alla giornata.
Il Messico però ci è rimasto nel cuore, e la ‘meno vecchia’ dice che, anche in ginocchio e trainata da un mulo, prima o poi tornerà a completare il Perù.

Qualche dato numerico:

  • Più di 9.000 chilometri percorsi;
  • Circa 90.000 metri di dislivello;
  • Giorni totali in viaggio: 238;
  • Giorni totali in sella: 143;
  • Forature: 5 (Manuela=0 Francesco=5);
  • Materiale sostituito per usura (totale sulle due biciclette): 2 catene, 4 pastiglie freni, 1 cambio olio Rohloff, 2 camere d’aria;
  • Cose perse; Manuela= 1 paio di sottoguanti ; Francesco= 1 casco;
  • Cose usurate completamente: Manuela= 2 mutande, 2 magliette, un paio di calze. Francesco= le lenti degli occhiali da sole;
  • Situazioni rischiose: Nessuna! A parte qualche cane che ha abbaiato troppo vicino ai nostri polpacci e un paio di automobilisti che ci hanno sfiorato.
  • Contrattempi di salute:
    Francesco = 2 Montezuma, 1 Covid. Non sono stato particolarmente fortunato: in Perù sono arrivati i problemi alle ginocchia dovuti all’artrosi e, all’arrivo in Bolivia, è iniziato un ciclo di cefalea a grappolo (cluster headache) che mi ha accompagnato fino al rientro, con pochissime tregue. Nell’impossibilità di reperire i farmaci necessari, pedalare di giorno dopo tante, troppe notti insonni, ha richiesto una grande concentrazione.
    Manuela = 1 congestione, 1 Covid con bronchite. Nonostante la severa artrosi alle mani, che temevo potesse limitarmi, non ho avuto peggioramenti e sono sempre riuscita a tenere saldamente il manubrio.

    Non raccontiamo tutto questo per lamentarci, ma per condividere un messaggio semplice: anche con qualche acciacco si può partire. A volte i malori, che non risparmiano nemmeno i giovani e i forti, ci hanno costretti a cambiare itinerario, rinunciando a strade più belle o a ciò che avevamo previsto. Fa parte del viaggio, e forse anche del destino dei cicloviaggiatori a lunga distanza. Ci si adatta, ma non si rinuncia ad andare avanti.

Cosa ci è piaciuto e cosa non abbiamo amato

PRO

  • L’incontro con i cactus e le balene grigie della Baja California.
  • I musei di Bogotá, ricchi e sorprendenti.
  • Il Trampolin de la Muerte, una strada indimenticabile tra le montagne della Colombia.
  • In Perù, i villaggi remoti e le alture della regione di Conchucos, fino ai tunnel del Cañón del Pato.
  • Le cime innevate della Cordillera Blanca e i panorami dell’indimenticabile Huascarán Loop in Perù.
  • Le quebradas e quel profondo senso di solitudine sulla ruta 40 tra Salta e Mendoza in Argentina.
  • I colori della Bolivia, il Salar de Uyuni e la Ruta de las Lagunas, con i loro paesaggi mozzafiato unici al mondo.
  • Le pasticcerie cilene, le cantine vinicole e il cordero argentino. La possibilità di assaggiare varietà di frutta e verdura sconosciute.

CONTRO

  • Escludendo il Messico, l’atteggiamento dei guidatori latini verso i ciclisti è stato spesso poco rispettoso e privo delle più elementari regole di sicurezza.
  • Cumuli di sporcizia lungo le strade, praticamente ovunque, tranne in Cile e Argentina.
  • Il senso di insicurezza in Colombia: no des papaja.
  • La pioggia costante in Colombia ed Ecuador, che ci ha fatto vivere fradici per settimane intere.
  • Pedalare in pieno inverno nel nord dell’Argentina: freddo pungente e case prive di riscaldamento. Che idea geniale di percorso…
  • Il nostro palato ha raggiunto il limite tra riso bollito e fagioli, non ne potevamo più. Nessun piatto “gastronomico” nei luoghi da noi frequentati.
  • Docce con l’acqua fredda.

Ma ciò che ci resterà davvero nel cuore è la gentilezza di tutti i latini che abbiamo incontrato, che ci hanno ospitato, accolto e fatto sempre sentire sempre i benvenuti. Grazie anche a chi abbiamo solo incrociato lungo la strada, offrendoci un sorriso o i due grani di mais che avevano in mano.
Un grazie speciale ai cicloviaggiatori con cui abbiamo condiviso qualche chilometro, qualche giorno o semplici informazioni via i gruppi WhatsApp: una piccola, grande famiglia con una passione comune. Come sempre in questi viaggi, restano alcune persone indimenticabili, quelle con cui abbiamo condiviso momenti speciali e che sono diventate amici.

Grazie a tutti.

Ed ora?

Il compianto Iohan Gueorguiev, (The bike wanderer) i cui video ispirarono molti cicloviaggiatori, scrisse: “Voglio vedere il mondo. Seguire una mappa fino ai suoi confini e continuare. Lasciare che la curiosità sia la mia guida. Dormire sotto stelle sconosciute e lasciare che il viaggio si sveli davanti a me“. Bella riflessione, vero?
È dal nostro primo lungo viaggio di coppia avvenuto nel 1993 che amiamo scoprire il mondo insieme. E, come disse Giant Cheerio (YouTube), una giovane ciclo viaggiatrice tedesca che in un recente video propone una personale descrizione dei viaggiatori: “Ci sono due tipi di viaggiatori. Il tipo A, l’esploratore, quello che non vede l’ora di vedere tutto. Il tipo B, il fuggitivo, quello che non vede l’ora di scappare.”

Francesco: Io mi definisco di tipo B, Sarò felice di tornare a casa, ma so già che, appena varcata la porta, inizierò a pensare all’organizzazione della prossima partenza. Una parte di me è sempre in viaggio, alla ricerca di nuove strade. Mia moglie dice che ho un animo inquieto.
Manuela: Mi sento più tipo A. Adoro scoprire cose nuove e culture diverse. Viaggiare in bici è il mio sogno fin da adolescente, e questa vita semplice mi fa apprezzare l’essenziale. La casa resta il mio rifugio, dove ricaricare le energie, restare connessa con la realtà, riabbracciare amici e la nostra adorata figlia… prima di ripartire.

E sulle note di John Denver che canta Take Me Home, Country Roads ce ne torniamo a Quebec. Nel villaggio in autobus verso Santiago, guardando fuori dal finestrino prima che arrivasse la notte ho voluto aggiungere altre canzoni alla mia lista Spotify. Sono tra le mie canzoni preferite ed ho voluto aggiungerle alla mia lista “Pedalando in America Latina” perché ognuna di esse possa ricordarmi un particolare momento di questo magnifico viaggio compiuto nel 2025, ma non finisce qui.
Manuela preparati, c’è un ottima offerta per un biglietto aereo con destinazione…
Lucrezia, i tuoi genitori ti aspettano sempre quando e dove vuoi.

Adios caballeros y que le vaya bien.

CILE – Rumbo a la Patagonia

Dopo la lunga pausa e la partenza di nostra figlia ricominciamo la discesa a Sud lungo la costa

22 ottobre – Si ricomincia verso Sud

Dopo aver accompagnato la nostra “Princess” all’aeroporto di Santiago, torniamo sulla costa a Viña del Mar dove avevamo lasciato bici e bagagli.

Manuela: Ci siamo fatti troppe risate questa mattina a colazione in albergo.
Breaking news: tre cicloturisti affamati svaligiano un buffet all you can eat. “Croissants, io vi distruggo!” 😄
Che tristezza lasciare la mia bambina all’aeroporto… Ehi, non ridete: per una mamma i figli restano sempre bambini, anche a 23 anni!
Stavolta sono stata brava, alla porta d’imbarco sono riuscita a non piangere.

Quando riprendiamo a pedalare, niente è cambiato, gli automobilisti cileni sfrecciano accanto a noi come se fossimo invisibili, ignorando i cartelli che indicano di mantenere 1,5 metri di distanza dai ciclisti.
In quest’ora di traffico intenso, per entrare a Valparaíso pedaliamo sul marciapiede, schivando pedoni e buche. Non avendo alcuna voglia di rimanere bloccati nel caos di autobus, camion e automobili delle vie principali, decidiamo di salire verso le colline imboccando strade secondarie. Peccato che abbiano pendenze da rampa di garage! A tratti non ci resta che scendere e spingere le bici, passo dopo passo, tra le vie dei quartieri che si  arrampicano sopra la città, tra cani che abbiano, altri che scodinzolano e persone che ci salutano.


Siamo costretti a entrare in autostrada per qualche chilometro, sperando di uscirne vivi, e tiriamo un sospiro di sollievo quando finalmente possiamo abbandonarla. Dal rumore del traffico passiamo al silenzio di un paesaggio bucolico: laghetti, conifere… quasi un angolo di Canada, se non fosse per gli eucalipti che ci ricordano che non siamo tornati a casa. Prati verdi e una splendida fioritura gialla ci accompagnano fino a metà pomeriggio, quando avvistiamo di nuovo la costa. Discesa su Algarrobo, cena a base di pesce fresco e poi a nanna. Direi che il primo giorno dopo la lunga sosta è andato alla grande.

Manuela: La città di Algarrobo prende il nome dall’albero di carrube tipico della zona, ma ne vediamo ben pochi, ci dicono che ormai l’eucalipto (australiano) ha invaso il territorio. Questa zona costiera è molto turistica, la spiaggia dei cittadini di Santiago per il fine settimana. Enormi e bruttissimi condomini, tanti alberghi, alcuni vecchi e altri ancora in costruzione deturpano il paesaggio. Fortunatamente siamo ancora fuori stagione quindi non c’è proprio nessuno. L’acqua non è invitante, deve essere freddissima, ci limitiamo a osservare l’oceano e pedaliamo con giacca e guanti malgrado il sole.

Seguiamo sempre la strada costiera, vista su spiagge di sabbia chiara e piccoli promontori rocciosi. Oggi dormiremo nella Casa del ciclista di San Antonio. Qui siamo accolti da Cesar, uno dei volontari, che ci spiega la vita della regione e la probabile chiusura della casa perché non ci sono giovani che abbiano voglia di lavorare gratuitamente. Un vero peccato! Queste strutture sono molto amate da noi viaggiatori.

Manuela: attraversiamo una zona boschiva di pini, il profumo di resina e legno tagliato è gradevole, meno il rumore dei camion che trasportano tronchi diretti al porto di San Antonio, ci dicono che sarà cosi per diversi giorni. Questa parte del Cile era molto povera e i governi passati scelsero di eliminare gli alberi autoctoni a favore di piantagioni di pini che producevano un legno più facile da esportare. Ancora oggi si pianta e si disbosca, ma tanto lavoro è automatizzato, quindi i problemi di lavoro rimangono, la regione rimane povera e molte terre sono state espropriate ai contadini per pochi soldi.

Durante la tappa odierna, abbiamo seguito un cartello che indicava la Casa Museo di Pablo Neruda. Siamo infatti nel villaggio di Isla Negra dove c’era la sua casa più amata in cui voleva tornare sempre e dove oggi è sepolto insieme a sua moglie Matilde Urrutia.


La visita si è rivelata un’eccellente sosta, abbiamo potuto ammirare questa casa molto particolare, riempita dei vari oggetti che Neruda raccolse nel corso della sua vita. Tra le “reliquie”, notiamo quattro quadretti con altrettanti versi di altri poeti; con orgoglio italiano vediamo strofe di Dante Alighieri, Francesco Petrarca e Giacomo Leopardi.
A volte per aggiungere un bel brano non servono motivi. Fortunate son dei Credence Clearwater Revival è uno dei miei brani preferiti. È stato usato anche come sottofondo in alcune scende di Forrest Gump.

Manuela: Che bella la casa di Isla Negra! La vista sull’oceano è spettacolare e l’interno, con quei corridoi pieni di tesori, sembra davvero una nave carica di storie. Mi sarei portata a casa mia qualche polena, qualche statua di angelo, qualche quadro, qualche pezzo di ceramica… Beh, ammettiamolo: mi sarei portata a casa tutto. Non ho potuto nemmeno sfogarmi nel negozio del museo, noi ciclisti lo sappiamo bene: solo guardare, vietato aggiungere peso nelle borse.


La strada che seguiamo passa nell’entroterra, attraversiamo campi coltivati, alcuni vigneti e non scorgiamo più l’oceano per diversi chilometri. Alla fine di una lunga e dura salita, ci fermiamo a pranzare. Qualcuno piuttosto freddoloso non si copre bene il pancino prima di cominciare la discesa ed il freddo vento della corrente di Humboldt le provoca una bella congestione che ci obbligherà ad una sosta forzata a Pichilemu. La mia infermierina diventa paziente.
Chi legge questo blog e non conosce lo Zecchino d’oro non capirà, ma oggi dedico alla mia metà Metti la canottiera.

Manuela: Hai visto che adorabili i leoni marini e i pinguini di Humboldt alla Punta de Lobos di Pichilemu? Nooo, io no. L’unica cosa che ho visto per 36 ore è stato un secchio blu, una toilette e un letto. Altro che farmi male in bicicletta, ho rischiato di spaccarmi la testa svenendo in bagno!


Dopo la giornata di riposo si riparte, boschi e viste “cartolinesche” sulla costa, ma tanti, troppi, su e giù. A fine giornata siamo sempre vicini ai 1.000 m D+. Il panorama è bello, ma dopo un po’… stanca.

Manuela: con quali criteri progettano le strade gli ingegneri cileni? Sembra che dicano: “Passiamo dove ci pare, chi se ne importa delle pendenze impossibili, delle curve a U… e già che ci siamo, scarichiamo qui tutti i sassi più grossi e la sabbia dei dintorni!”.

Soste al mare, soste in hospedajes molto sporchi, scambi di opinioni sulla vita con venezuelani immigrati illegalmente e che qui lavorano in hotel, ristoranti, etc. I chilometri passano, ma la meta sembra ancora lontana.
Tappa cortissima, decidiamo di prendercela con calma fermandoci nell’hostal di Arnaud, un francese che, arrivato in moto dalle parti di Pelluhue una quindicina d’anni fa, ha scelto di metterci radici. Dopo mesi di spagnolo, poter scambiare due parole in francese è un vero piacere. Accoglienza calorosa in un alberghetto rustico e incredibilmente confortevole; ci offrono anche di fare una lavatrice, puzziamo così tanto?


Si pedala con vista sull’oceano, tra campi di fragole, prati di fiori gialli e rosa, tramonti, gente a cavallo; quasi tutto ripio con su e giù vertiginosi, ma arriviamo interi nuovamente sull’asfalto e molto contenti della strada che abbiamo scelto al posto della più facile e diretta Panamericana.
Oggi auguro a quella gente che ci supera a tutta velocità di percorrere la strada nominata dagli ACDC nella canzone Highway to Hell.

Manuela: Dopo due giorni di “manutenzione straordinaria del sistema digestivo”, faccio fatica a pedalare e mi sto rimettendo lentamente in carreggiata. Non eravamo riusciti a festeggiare il nostro 36º anniversario di matrimonio, così ci siamo regalati una giornata di pausa in un delizioso alberghetto, cullati dal rumore delle onde. Ci fermiamo nella piazza di Buchupureo al momento giusto: circa 300 cavalieri di tutte le età, vestiti con abiti tradizionali, stanno per prendere il via alla Cabalgata de los Buenos Amigos. Uno spettacolo inatteso e bellissimo.


Dormiamo dai bomberos che ancora una volta ci accolgono cordialmente offrendoci un letto, una cucina e una doccia.

Manuela: Questa zona costiera è deliziosa, proprio come le fragole che si coltivano qui. Anche le persone che incontriamo, al lavoro nei campi, a cavallo o mentre portano fiori al cimitero, ci salutano con gentilezza. È il primo novembre, giorno di festa in Cile dedicato a Todos los Santos, quando molte famiglie fanno visita ai propri defunti e i cimiteri si riempiono di colori.
Sorrido sempre quando finiamo ospitati dai pompieri. Le mie amiche mi chiedono: “Ma sono come quelli dei calendari?”. Ahahah, noooo! Vi assicuro che per i calendari devono noleggiare dei manichini, perché nella realtà… diciamo che lo spirito eroico c’è, ma il fisico da calendario un po’ meno. 😂

Sempre salita, un altro breve tratto in autostrada ed arriviamo a  Concepción, una delle più popolose città del Cile. Saremo ospiti nell’officina di Alberto proprietario di viajaenbici.cl  Nonostante fosse un giorno festivo, Alberto ha aperto il suo laboratorio per offrirci un tetto; chiacchieriamo con lui della sua attività e del nostro viaggio, poi lui rientra a casa e noi diventiamo i “signori” dell’officina. A cena ci concediamo ravioli Rana al prosciutto e, dopo aver montato la tenda e gonfiato i materassini, dormiamo come angioletti fino al mattino seguente.

Manuela: nella nostra lista dei posti “particolari” dove abbiamo dormito mancava proprio questo: un’officina di biciclette. Alberto e la sua équipe tengono il laboratorio ordinato e pulitissimo, un vero gioiellino. La loro accoglienza è stata sorprendente e dormire tra attrezzi e bici da riparare mi è piaciuto un sacco. Grazie di cuore a tutti!

L’équipe di viajaenbici.cl

La settimana comincia con una deliziosa colazione di gruppo preparata dai meccanici. Poi loro tornano al lavoro e noi restiamo liberi di visitare la città… più o meno, perché in questi giorni non sono molto in forma.
Ripartiamo verso il sud; durante la prima giornata ci faremo un bel 100 km fino a Nacimiento dove arriviamo nel tardo pomeriggio proprio quando l’hostal all’inizio della città sta chiudendo. Prendiamo al volo una camera e ci prepariamo la cena sul fornellino da campeggio.


In zona ci sarebbe il Parc national Nahuelbuta da visitare, ma i giorni seguenti prevedono un meteo sfavorevole, pioggia e temporali, quindi saltiamo la deviazione nei boschi per rimanere sulle strade principali. Ci è stato sconsigliato di fare campeggio libero a seguito dei decennali conflitti tra lo stato cileno e gli indios Mapuche (così abbiamo la giustificazione per cercarci ancora un letto😉).
Siamo nella regione dell’Araucanía e arriviamo nella città rurale di Angol. Ci sistemiamo in un hostal ricavato nell’… ufficio di un avvocato. Quando entriamo per dare un’occhiata al posto, ci accoglie la simpatica Solange, che lavora come segretaria giuridica, responsabile dello spazio di coworking e receptionist “dell’albergo”. La sistemazione è perfetta, le nostre biciclette possono riposare in una stanza tutta per loro e abbiamo a disposizione anche una cucina.

Manuela: Siamo arrivati in “albergo” appena in tempo per metterci al riparo dal temporale. Decidiamo comunque di fare una breve passeggiata fino al mercato , attraversando vie tranquille e costeggiando qualche edificio storico ormai un po’ decadente. Domani avremmo voluto esplorare il parco vicino per ammirare le araucarie secolari, ma le previsioni sono pessime. Speriamo di incontrarne altre nella regione. Per consolarci, scegliamo un ristorante consigliato come “tipico mapuche, porzioni abbondanti, prezzi onesti”… avevano però dimenticato di aggiungere “piuttosto disgustosi”. Meglio andare a dormire, dopo un cafecìto, con la sua aguìta in una tacìta e un po’ di lechìto: qui in Cile tutto, davvero tutto, finisce in -ìto.

Che facciamo? Partecipiamo? Ci offrono barrette e panini imbottiti, non possiamo rinunciare

Appena superato un piccolo cantiere stradale, sentiamo una frenata pazzesca, l’auto che avevamo appena incrociato ad una velocità folle, si è fermata a pochi metri da un operaio dopo due testacoda; l’imbecille di turno viaggiava anche con il cellulare in mano e non ha visto il segnalatore del cantiere. Credo che questa sera l’operaio accenderà qualche cero alla Madonna .
Oggi siamo obbligati ad entrare sulla Panamericana che avevamo abbandonato nel nord del Cile  ad Antofagasta: asfalto bello con corsia di emergenza, un po’ di traffico, lunghi tratti di ciclabile e, come dicono qui, pendenza soave (dolce, non ripida).

Manuela: Che paura! Meglio non pensarci troppo: sarebbe bastato un minuto in più e un’auto ci avrebbe travolti in pieno. In un solo mese in Cile abbiamo assistito a due incidenti che ci hanno letteralmente sfiorato. Situazioni così ti ricordano quanto sia vulnerabile chi viaggia in bici e quanto tutto possa cambiare in un istante. Non ho alcuna intenzione di finire come gli animali che troviamo schiacciati lungo la strada. Meglio affidarsi al karma e tenersi a mente una cosa semplice: quando non è la tua ora, non lo è.

La prossima sosta ci porta nella zona dei laghi: siamo a Villarrica, sulle sponde dell’omonimo lago. La cittadina è molto carina e, di fronte a noi, si erge il vulcano di 2.800 m che porta lo stesso nome. Il cono è completamente innevato nonostante la primavera sia già avanzata. Qui ci fermeremo un paio di giorni: continua a piovere e, anche se la prossima tappa è lunga solo una ventina di chilometri, vogliamo percorrerla all’asciutto. Perché solo venti chilometri? Perché andremo a dormire da Wilma e Pablo. Wilma è stata una delle persone con cui avevo praticato un po’ di spagnolo prima del viaggio. Quando seppe che saremmo stati da queste parti, ci invitò a casa sua… e noi non abbiamo certo perso l’occasione di salutarla.


Qui conosceremo suo marito Pablo, appassionato golfista, e i loro sei cani. La loro casa ha una grande vetrata con vista diretta sulla cima del vulcano e si affaccia su un esclusivo club di golf. Per quattro giorni saremo nutriti e scarrozzati in giro per la zona, offrendo in cambio soltanto lunghe chiacchierate. La nostra partenza strappa una piccola lacrima a Wilma, ma chissà… forse un giorno potrebbero prendere l’aereo e venire a trovarci al Nord.

Molti anni fa Wilma ebbe una discreta carriera come cantante e ballerina in TV, le vglio dedicare El farol di Carlos Santana. Un brano latino per una nuova amica italo-latina.

L’imbecillità non ha età

Manuela: Siamo arrivati in un vero paradiso. A qualcuno potrà sembrare un luogo troppo isolato per vivere, ma a noi la casa di Wilma e Pablo è piaciuta tantissimo. Loro sono persone adorabili, divertenti e super accoglienti. I loro cani… li avrei caricati tutti e sei sulla mia bicicletta! I quadri della figlia di Pablo sono strepitosi, ne avrei portati a casa almeno un paio. Con Wilma, i cui nonni erano di Genova, ci siamo divertite come due vecchie amiche che si ritrovano dopo anni. Villarrica, Pucón e i dintorni sono davvero belli: ci passerei volentieri qualche giorno di vacanza, a bordo lago, con in mano una bacinella di gelato San Francisco…abbiamo visto anche le araucarie! Non quelle secolari, ma accontentiamoci.


Gli incontri non sono ancora finiti, arriviamo a Rio Bueno e siamo ospiti di Cristian. Professore di ginnastica, volontario del soccorso alpino e dei pompieri, alpinista (o meglio, andinista), appassionato di parapendio e… ciclo viaggiatore. Lo avevamo conosciuto sulla barcaza di Villa O’Higgins, alla fine della Carretera Austral. Che bello rivedersi dopo tre anni, volevamo offrire a Cristian una pizza per una lunga storia di solidarietà tra ciclisti rimasta in sospeso, lui non se la ricordava, ma noi sì😉.


Il meteo prevede ancora temporali, quindi dobbiamo annullare il giro dei laghi e la visita agli altri parchi della zona, la strada è stretta e diventa pericolosa con la pioggia. Seguiamo il suggerimento di Cristian, che come pompiere ha esperienza e buon senso nel valutare i rischi. Prendiamo così la strada più larga e diretta, la poco piacevole Panamericana: c’è molto traffico e il rumore è insopportabile, ma si pedala in sicurezza.

Manuela: Grazie, Cristian. Nonostante la notte tu sia intervenuto come pompiere a spegnere un incendio, ci hai aperto la tua casa e ci hai accolto. I ciclo-viaggiatori sono una grande famiglia, speriamo di poter pedalare ancora insieme e condividere ancora un panino in qualche parador chissà dove nel mondo.

Meno di 💯

Sosta a Puerto Varas per due giorni, proviamo ad evitare di bagnarci. La sfiga vuole che, ad una tappa dalla fine, mi becco una vite e foro per la quarta volta dall’inizio del viaggio, più due esplosioni di camera d’aria (grazie alla pessima qualità delle camere d’aria Bontrager).

Manuela: 4 forature per Francesco, zero per me…devo cominciare a preoccuparmi per la troppa fortuna? Un giorno San Schwalbe*, protettore dei ciclisti, si vendicherà e mi farà pagare il conto!
* Il marchio tedesco dei nostri pneumatici con protezione antiforature, funzionano bene, ma non possiamo pretendere miracoli. Schwalbe potrebbe prendere Francesco come ambassador, o forse come tester 😂.


Resteremo a Puerto Varas per un paio di giorni. Domani è prevista ancora pioggia e facciamo un po’ i preziosi: non abbiamo voglia di arrivare a Puerto Montt fradici, sfidando il meteo patagonico.

Manuela: Forse abbiamo sbagliato strada, ci siamo ritrovati sulle rive di un lago… in Germania. Puerto Varas ha davvero un’anima tedesca, visibile nelle case di legno, nei cognomi e nei piatti tipici. I vulcani Osorno, Calbuco e Puntiagudo non si fanno vedere, il cielo resta coperto da nuvole grigie. Speriamo sempre nel domani, ma stavolta il domani non arriva, riusciremo a scorgere l’Osorno, un cono di vulcano innevato dalla forma perfetta, solo dalla strada verso Puerto Montt. 
È la fine del viaggio, dove iniziammo a pedalare fino alla Fin del mundo tre anni fa. Un po’ triste, certo, ma anche le cose più belle devono concludersi, altrimenti non nascerebbe mai il desiderio di cercarne di nuove.
Lucrezia, tra 5 giorni RDV all’ aeroporto di Québec, ci serve un taxi!


CILE – Dalla cima dei vulcani alla costa del Pacifico

5 ottobre – San Pedro de Atacama

Oggi avremo una giornata lunga. Partiamo prima dell’alba per vedere i geyser Sol de mañana al sorgere del sole, quando le fumate di vapore dall’odore sulfureo sono più sceniche a causa dello sbalzo di temperatura.

Si prosegue con le piscine termali, e la temeraria Lucrezia si tuffa in acqua alle sei del mattino sfidando la temperatura. Noi genitori, invece, resistiamo alla tentazione (tentazione? Ma mi faccia il piacere) di infilarci il costume a 4.900 metri di quota, con temperature glaciali, non vogliamo rischiare di grippare definitivamente le nostre vecchie giunture.

Dopo una abbondante colazione con pancakes e caffè caldo, si prosegue con la visita della laguna Bianca e poi Verde. Alghe, riflessi, metalli contenuti determinano il colore dell’acqua e quindi il nome, questo è quello che ci spiega Sergio, la nostra guida e autista. Dopo pochi chilometri, raggiungiamo il deserto Salvator Dalì, in lontananza un masso qui e là creano uno scenario molto particolare.

Deserto Salvator Dalì

Il giro in auto finisce vicino ad un fabbricato poco dopo la dogana boliviana. Salutiamo Sergio e risaliamo sulle biciclette per affrontare i 5 km di salita che ci separano dall’hangar della dogana cilena di Hito Cajón. L’immigrazione passa velocemente dopo un rapido controllo dei bagagli (vietato cibo fresco, peggio che negli US, 😉). Arrivati sulla strada asfaltata ci lanciamo in una lunghissima (30 km) e gelida discesa che ci porterà dagli oltre 4.600 m della frontiera ai 2.400 m di San Pedro de Atacama. Domani riposo e un po’ di manutenzione alle bici.

Manuela: Anche se la zona delle lagune è turistica, i luoghi sono talmente vasti che ogni auto segue una pista diversa lasciando dietro di sé una nuvola di polvere per poi ritrovarsi nei punti di maggior interesse. Vicuñas, fenicotteri, cincillà, gli animali che vivono in questo ambiente ostile dove non c’è nulla mi affascinano, rimarrei ad osservarli e fotografarli per ore. Alla fine ho preso positivamente i due giorni senza bicicletta, mi sono goduta i paesaggi senza morire di freddo, di fatica e di fame per parecchi giorni. Viste le condizioni della strada figlia e marito mi avrebbero maledetto se li avessi forzati a pedalare o meglio a spingere la bici tra la sabbia….ed anche la mia artrosi ringrazia.

Al di là del significato politico, il gruppo Inti Illimani era composto da grandi musicisti, come mi confermò un amico giornalista cileno. Gli I.I. erano in Italia quando avvenne il colpo di stato nel loro paese e vi rimasero in esilio per anni. Un tributo ai miei idoli di gioventù per l’ingresso nel loro paese : Cancion del poder popular.

6-10 ottobre – Da Calama a Antofagasta

La pigrizia è la madre dei vizi… Da Pepe, un meccanico di biciclette che ci ha cambiato le pastiglie dei freni e presso il quale abbiamo incontrato per la terza volta il fortissimo Taka, si parla del percorso fino al Pacifico e delle varie possibilità di alloggio lungo l’itinerario.

Da Pepe in compagnia di Taka from Japan.

Il nostro ospite, esperto ciclista, ci sconsiglia di perdere tempo pedalando i 35 km di salita per uscire dalla città, ci dice che arriveremmo in cima troppo tardi per poter affrontare i restanti 70 km con un fortissimo vento frontale e rischiare di non arrivare prima del buio a Calama (città con alta criminalità). La migliore soluzione sarebbe di farci accompagnare al passo e fare solamente il lungo tratto in discesa.

E così sarà! I primi venti chilometri scorrono in fretta, facciamo la consueta pausa mate e poco dopo ci attende il famigerato vento contrario. Siamo ancora in leggera discesa, ma ora per avanzare bisogna spingere sui pedali con un certo sforzo.
La città di Calama è piuttosto grigia e sciatta: città essenzialmente a servizio dell’industria mineraria, circondata dal deserto e vicina al gigantesco bacino estrattivo di Chuquicamata, una delle miniere a cielo aperto di rame più grandi del mondo e con gravi conseguenze ambientali. Prima di trovare una camera dove dormire facciamo la spesa in un grande supermercato chiamato Lider (catena comprata da Walmart) …un barattolo di Nutella e una bottiglia di buon vino si ritrovano nella nostra borsa.

Manuela: in un’ ora siamo passati dal vento gelido dei 4.900 m di quota all’aria calda dei 2.400 m di San Pedro de Atacama, una discesa spettacolare verso un nuovo mondo. Mangiando una fetta di pizza mentre cambiamo i freni nell’atelier di Pepe in compagnia del simpaticissimo Taka, tutto diventa chiaro anche per Lucrezia: “Mamma adesso capisco perché dite sempre che i cicloviaggiatori sono una grande famiglia, la democrazia della bicicletta, questi momenti sono indimenticabili e speciali quanto i più magnifici paesaggi”.

Il problema di questa regione del Cile è che siamo vicini a delle immense miniere e gli alloggi tutti occupati dai minatori. Dormire in tenda nel nulla nascosti da una duna di sabbia lontano dalla strada potrebbe essere un’opzione, ma in questi giorni il vento è fortissimo ed i posti dove ripararsi sono rarissimi, le piazze dei due paesotti sulla strada? Ci dicono di evitare, la criminalità da queste parti è alta.

A Sierra Gorda veniamo “salvati” dal direttore della scuola, che ci lascia montare la tenda nel cortile di casa sua. Alejandro ci spiega che quasi tutte le case private affittano camere ai minatori, i prezzi sono liberi e il reddito esentasse.
Le aziende preferiscono affittare a qualsiasi prezzo piuttosto che costruire alloggi propri; detrarre le spese è più vantaggioso e, con l’andamento altalenante del lavoro, evitano di ritrovarsi con costi fissi e immobili vuoti.
Chi affitta può guadagnare fino a 4.000 USD al mese netti, un reddito molto alto per il Cile. Il rovescio della medaglia? Trovare un letto da turisti è quasi impossibile, e un materasso con lenzuola sporche può costare quanto una camera in un quattro stelle.

Altra giornata nel deserto, altro vento a sfavore ed arriviamo nel paesino di minatori di Baquedano, poi sarà il passaggio del Tropico del Capricorno e la discesa ad Antofagasta. Gli ultimi chilometri saranno con un fortissimo vento frontale che ci farà penare per raggiungere la città.

Nei tre di deserto di cow boy non ce n’erano, ma l’ambiente poteva suggerire Ghost Riders in the Sky di Jonny Cash

È il fine settimana ed ancora una volta abbiamo qualche difficoltà a trovare un posto decente dove dormire nel quartiere consigliatoci da Pepe.

Manuela: Nei momenti in cui si dà tutto per scontato – “Ma chi vuoi che ci sia da queste parti? Su Google Maps ci sono tanti alloggi, troveremo facilmente dove mangiare e dormire…” – è la realtà a riportarci con i piedi per terra. Ci si scontra con il vuoto, ma poi basta l’ospitalità e la generosità di alcune persone per scaldare il cuore.
Il deserto regala paesaggi affascinanti, ma dubito che i minatori che lavorano qui, in una delle aree con i più alti tassi di malattie legate all’inquinamento in Sud America, la vedano allo stesso modo.Nei loro volti si legge la fatica di una vita dura, lontana dalle famiglie e in condizioni spesso insalubri.

Antofagasta è una città sul Pacifico, piuttosto brutta, ci hanno detto di evitare la zona Nord perché pericolosa. Fortunatamente non siamo qui per distendere gli asciugamani sulla spiaggia (orribile e sporca), ma solo di passaggio. Tra pochi giorni Lucrezia prenderà l’aereo per rientrare in Canada e dobbiamo cercare un autobus per arrivare a Santiago.

Abitanti di Antofagasta

Le sue vacanze sono finite, il dovere la chiama ed i suoi genitori dovranno continuare da soli verso la destinazione finale.

Manuela: Antofagasta, località turistica di grandi alberghi sulla spiaggia, ci rilasseremo in piscina …ahahahah…che delusione, l’ unica cosa bella si questa città sono i leoni marini super puzzolenti e divertentissimi che si spiaggiano nel porto ed invadono marciapiedi e ciclabili. Strafoghiamoci nel vassoio di dolci della pasticceria di fronte la nostro alloggio, la mia golosità senza fondo sarà appagata…ed evviva le empanadas ! 

Siamo ancora molto lontani da Santiago dove Lucrezia tra pochi giorni ha il suo volo di ritorno a casa. Copriremo questa distanza, come già previsto, in autobus.  Non è la prima volta che veniamo in Cile ed è sempre stato facile caricare le biciclette sui grandi autobus di linea, non questa volta!!! Qui i minatori hanno la priorità assoluta e visto che viaggiano sempre con grandi bagagli anche se noi prenotiamo e paghiamo per dei bagagli XL, al momento dell’ imbarco veniamo rifiutati. Alle 3 di notte finalmente riusciamo a salire su un autobus dove passeremo la notte dormendo come angioletti fino a Viña del Mar.

Manuela: Abbiamo visto il deserto di Atacama fiorito. Il nostro caro amico Benoît ci aveva mandato un articolo di un giornale canadese su questo raro fenomeno naturale.
Peccato non essere riusciti a pedalare tra i fiori, erano sbocciati oltre 1.000 km più a Sud di Antofagasta, ma li abbiamo ammirati per diversi chilometri dal finestrino dell’autobus. Uhaoooo! Il deserto si è trasformato in un tappeto di fiori colorati rosa e viola!
Che graziosa Viña del Mar! Una passeggiata sulla spiaggia, due cene luculliane e gli ultimi giorni in totale relax con nostra figlia.
Buon rientro a casa Lucrezia… e mi raccomando: non divorare in aereo tutto il “meglio del supermercato cileno” che hai comprato per far assaggiare a Gabriel.

Deserto di Atacama in fiore
Ritorno a casa per la Princess

Qualche nota sul nostro viaggio in Patagonia

Bicicletta

Ci sono decine di siti e video su come allestire una bici da viaggio, nonché libri scritti da viaggiatori e tecnici esperti dove si possono trovare una multitudine di consigli e informazioni. Noi utilizziamo una bicicletta con telaio Surly Bridge Club e componentistica personalizzata, rapporti 2×9, cerchi rivettati con 32 raggi, pedali doppia funzione (piatto e SPD). Abbiamo due set di ruote, uno da 29 con pneumatici da 1,6″ ed uno da 27.5 con pneumatici da 2.3″ (usate per questo viaggio).

Le luci sulla bicicletta le abbiamo usate solo due volte e per poco tempo, avremmo potuto arrangiarci con le frontali, ma averle è una questione di sicurezza nel caso il buio ci prenda prima di arrivare a destinazione.

Note sulle SIM

Oramai viaggiare con un cellulare è cosa normale e la facilità di acquistare SIM da gestori locali permette di avere un numero  a basso costo come anche con una buona quantità di dati per la navigazione Internet.
Prima di partire, avevamo fatto delle ricerche su chi offrisse contratti “prepago” e buone coperture sulla Carretera Austral.
Claro è uno dei migliori gestori di telefonia mobile in Sudamerica, lo avevamo già usato in Perù, ma in Cile optammo per Entel. Entrambi sono validi, buon prezzo, buona offerta dati, raramente senza campo.
In Argentina seguendo il consiglio di un italo-argentino comprammo una SIM Movistar al costo di 1$, la cattiva sorpresa fu che non riuscimmo ad attivarla perché Movistar richiede il numero di un documento d’identità argentino. I nostri amici francesi avevano un contratto Claro e non ebbero problemi.
Per tutti questi gestori, un’altra differenza rispetto a quelli di altri paesi è il servizio dati mobili. Non basta avere caricato il denaro nella “bolsa”, bisogna anche spostare questo montante dal salvadanaio virtuale al conto in uso, altrimenti la ricarica non è utilizzabile.
Il nostro suggerimento è di farsi attivare la SIM dal negoziante al momento dell’ acquisto e fare la prima ricarica con la sua assistenza, si perde meno tempo a studiare il sito del gestore e le persone sono sempre disponibili.

Cani

I cani sono il terrore di ogni ciclista, noi abbiamo sentito storie di tutti i generil: c’è chi tenta di scappare, chi usa un bastone, chi spruzza l’acqua della borraccia, chi sceglie di scendere e farsi avvicinare come “amico” oppure di raccogliere una pietra facendo il gesto di lanciargliela. Noi privilegiamo le ultime due opzioni perché un cane anche se piccolo corre molto più veloce di un cicloturista, il bastone è “violento” e non sempre a portata e l’acqua è preziosa.
Oggi sul mercato esistono anche spray anti-orso oppure anti-cane (nostro gadget preferito per pedalare negli USA), a questi si può abbinare un clacson spray che ha una potenza di parecchi decibel (lo si trova negli oggetti da nautica e online).
Visto il peso e l’ingombro veramente minimi, questi oggetti oramai fanno parte della nostra lista di cose prioritarie come il GPS e la crema da sole. Durante questo viaggio di cani pericolosi non ne abbiamo mai incontrati, anzi spesso dopo il primo abbaio si avvicinavano scodinzolanti e con grande voglia di farsi coccolare o seguirci per qualche kilometro.

Dove dormire e mangiare

La scelta dei posti in cui passare la notte è varia. Di base occorre adattabilità, noi abbiamo dormito sotto un ponte, su un prato vicino ad un minuscolo abitato di una cinquantina di case, sulla riva di un torrente, vicino ad un pollaio. Potrebbe capitare di dormire in fermate d’autobus, in case disabitate, oppure veramente nel nulla. Per il tipo di alloggi, lungo il percorso si può trovare di tutto: Hostal con uso di cucina, alberghetti, capanne, camere in case private, alberghi con piscina e spa, etc.
Per la spesa, considerare sempre i giorni di autonomia necessari fino al prossimo centro abitato per avere sufficienti scorte di cibo, comunque sulla Carretera è impossibile morire di fame.
Oltre a Google Maps che segnala molti dei posti in cui fermarsi, l’applicazione più aggiornata ed utile per i luoghi in cui fermarsi è iOverlander. È gratuita, offre informazioni utilissime anche per i posti nel nulla ed è continuamente aggiornata da motociclisti, automobilisti e ciclisti.

Denaro

In Cile ci sono le Casa de cambio, ovviamente non ad ogni angolo di strada, sono luoghi ufficiali in cui cambiare euro o dollari americani, i cileni non “amano” cambiare valuta in nero.
In Argentina dopo l’avventura di molti anni fa del cambio 1 a 1 con il dollaro americano, oggi esiste il Dollar Blue un cambio in nero ufficiosamente legale, chiunque cambia dollari ed euro, ma fare attenzione il tasso è estremamente variabile e negoziabile. Spesso i tassi migliori si hanno nei negozi in cui si fanno acquisti, nel ristorante dove si mangia od in albergo. È sconsigliato pagare con carta di credito in Argentina, mentre fattibile in Cile se si accetta di pagare una piccola commissione applicata alle carte di credito straniere.

Elettricità

Si trova quasi ovunque, ma un battery pack da 20.000 mA nella borsa potrebbe essere una sicurezza in più.

Applicazioni per cellulare

  • OsmAnd – Ottima cartografia offline.
  • Windy – La miglior applicazione per le previsioni meteo.
  • Meteo Blue – Altra affidabile applicazione per la meteorologia. A differenza di Windy, qui è possibile avere previsioni più a lungo termine anche con la versione gratuita.
  • iOverlander – Per trovare siti in cui campeggiare, è usata da camperisti, motociclisti e ciclisti di tutto il mondo. Tutto il percorso è ottimamente documentato. Se si utilizza un sito recensito da iOverlander, è consigliato fare il “check-in” per documentare il proprio passaggio, in questo modo chi arriverà dopo, avrà informazioni recenti, si sconsiglia di fare affidamento a siti non aggiornati da anni.
  • WhatsApp – Usato moltissimo anche per motivi professionali da molte aziende sudamericane ed è più facile comunicare in questo modo.
  • Google Maps – I servizi sulla Carretera lo utilizzano molto, si trova quasi tutto, un piccolo commento è sempre gradito ai posteri.

Cucinare

Nessun problema a trovare gas, quindi un fornellino multifuel non è necessario. Acqua da bollire e/o filtrare facilmente reperibile lungo la Carretera, attenzione invece che la Terra del fuoco è arida.

Tierra del Fuego – 18/26 febbraio –  Da TOLHIUN a USHUAÏA…e Québec

18 febbraio – giorno 37 – USHUAIA

Meteo: 🌦️
Distanza: 104 (2.420)
Dislivello: 1.147 (25.279)
Ripio: 0 (768)

Visto il cielo uggioso, Manuela vorrebbe rimanere nel letto, a fatica si alza e si prepara per la colazione. Abbiamo fatto più di 2.300 km senza una sola foratura, ma dopo nemmeno 10 km dalla partenza, la mia gomma posteriore è a terra, per fortuna ha appena smesso di piovigginare ed in una ventina di minuti riusciamo a ripartire.

L’unica foratura del viaggio a 90 km dalla fine

Prima della salita al Paso Garibaldi, ultimo colle prima di arrivare a Ushuaia, ci fermiamo in un locale sulle rive del Lago Escondido per il consueto caffè con dolce di metà mattina. Nell’entrare la visione di un cordero che sta abbrustolendo sul classico BBQ patagonico; metterlo a cuocere vicino all’entrata del locale è una violenza psicologica nei confronti di due poveri ciclisti perennemente affamati.

BBQ

Chiacchierando con la proprietaria, potremmo piantare gratuitamente la tenda nel giardino ed assaporarci un bel piatto di carne per la cena, ma oggi non siamo propensi a dormire per terra all’umido, quindi paghiamo, salutiamo e rimontiamo in sella. I tornanti verso il passo non sono difficili come avevamo sentito dire ed arriviamo rapidamente alla brutta costruzione del mirador che offre una incredibile vista sul lago che abbiamo appena costeggiato. Grande discesa ininterrotta di 7-8 km e poi altri 20 km di mini salite e lunghe discese, la Tierra del Fuego ha voluto farci questo regalo per l’ultimo tratto di strada da percorrere.

Lago Escondido

Nel tardo pomeriggio eccoci all’ingresso di Ushuaia, appoggiamo le bici al muro della colonna con il nome della città, sosta obbligatoria per la foto ricordo.

Arrivati ad Ushuaia

Dopo 36 giorni siamo arrivati alla Fin del Mundo. La seconda foto sarà davanti al famoso cartello ufficiale “Fin del Mundo”, una consuetudine per i turisti che arrivano qui. Altra tappa di rito passare all’ufficio turistico per farsi timbrare il passaporto, come dei bambini scegliamo tra il timbro con i pinguini o con il nome della città.

Ed anche noi siamo arrivati!!!

Disquisizioni filosofiche – Garibaldi a Ushuaia?

Che ci fa un Paso Garibaldi alla fine del mondo? Non si tratta del “nostro” Giuseppe nazionale, ma bensì Luis Garibaldi Honte, colui che trovò il passaggio per poter costruire la strada. L’aneddoto è facilmente reperibile su internet.

Mirador al Paso Garibaldi

19 febbraio – Ushuaia

Dopo una laboriosa ricerca, troviamo un bilocale carino e pulitissimo al Rincon del Beagle, corredato anche di lavatrice per eliminare lo sgradevole odore di vissuto, nostro compagno di viaggio fisso, un vero lusso. Riusciremo anche ad organizzare una cena “a casa nostra” con Carlo e Fabio. Grazie all’abilità culinaria di Fabio, condivideremo un eccellente spaghetti aglio, olio e peperoncino.
Domani andremo alla fine della Ruta 3, dopodomani viaggio in bus, poi giornata di sosta a Punta Arenas, volo su Santiago e finalmente volo a casa via Houston, Toronto. Sarà un ritorno piuttosto lungo e tortuoso, ma in compagnia di magnifici ricordi.

20 febbraio – Ushuaia

Meteo: ⛅
Distanza: 51 (2.475)
Dislivello: 719 (25.998)
Ripio: 40 (808)

Questo viaggio non poteva considerarsi terminato senza aver visitato il Parque Tierra del Fuego ed un luogo che Manuela sognava dall’epoca delle scuole elementari. Usciti dalla città con le bici scariche dopo circa 10 km arriviamo all’ingresso del parco. Il guardiaparco controlla il biglietto, verifica che abbiamo il casco (obbligatorio all’ interno del parco) e ci chiede se siamo italiani: “Siiii” e lui ci racconta che ha vissuto per anni vicino a Bergamo. Quando ce ne andiamo, ci saluta esclamando un bel “Pota!”
Pedalando su un bel ripio (porca zozza, solo alla fine lo troviamo bello?) arriviamo fino alla Bahía Lapataia, poi l’Ensenada Zaratiegui dove si trova un ufficio del Correo Argentino, la Unidad Postal del Fin del Mundo. Purtroppo è chiuso causa festività, ma Manuela può finalmente fare la foto che aveva visto sul suo sussidiario delle elementari quando si promise che un giorno sarebbe andata in quel posto: il suo sogno è stato esaudito.

L’ufficio postale più a Sud del mondo

Per evitare ai frequentatori del campo da golf più a sud del mondo di respirare troppa polvere, alcuni chilometri di ripio sono stati bagnati. Questa gentilezza fatta ad alcuni, è sinonimo di fango per altri e ci ritroviamo le bici completamente inzaccherate. La fortuna vuole che una coppia sta lavando le proprie auto con un’idropulitrice davanti a casa loro. Manuela mi provoca dicendo che se fosse sfrontata come suo marito chiederebbe ai due di poter lavare i nostri preziosi mezzi. Detto, fatto! La gentilezza di queste persone è tale che la risposta è affermativa e noi ripartiamo con le biciclette pulite. L’operazione sarà un’idea eccellente, poiché un solerte agente dei servizi doganali canadesi qualche giorno dopo ci fermerà per controllare se le nostre biciclette hanno residui di terra sulle ruote. Sapesse che avventure hanno vissuto queste biciclette…

21-26 febbraio – USHUAIA – QUÉBEC

E con oggi si comincia la fase di rientro. Un’ ultima passeggiata in centro per trovare un paio di souvenir per la nostra Princess, una visita da Carlo e Fabio per un brindisi, anche se siamo d’accordo che li raggiungeremo nel loro hostal di Punta Arenas il giorno successivo.
Neza e Stephan ci invitano a prendere un caffè, ci raccontano del loro tentativo di raggiungere Ushuaia da Rio Grande seguendo una strada alternativa più “wild” rispetto alla Ruta 3; il tentativo è fallito, la polizia li ha mandati indietro a causa di lavori sulla strada.

…E non è finita qui…

Varie

Cose positive

  • La Carretera Austral, magnifica e varia dall’inizio alla fine, con i suoi colori, il cielo stellato, la flora e la fauna, le montagne ed i corsi d’acqua, ed in particolare la Laguna del desierto
  • I ciclisti che abbiamo incontrato: Mirna e Juan (argentini), i tre parigini di cui non abbiamo il nome, Nicolas e Morgan di Parigi, Neza (slovena) e Stephan (tedesco), Carlo (fiorentino) e Fabio (leccese), Stein (belga), Yvonne e la sua amica (olandesi), Christian (cileno), Marcelo ed il suo amico (cileni di Santiago), i cinque bolzanini ed i quattro spagnoli.
  • Gli “albergatori” di Villa Tehuelches, Jaime il giornalista e i padroni dell’hostal di Tolhouin, nonché i primi Patricia e José di Puerto Montt.
  • La gentilezza del popolo cileno e argentino.
  • La ruta 7 tra El Cerrito e Tapi Aike i 70 km “più peggio” della nostra vita.
  • Il vento in coda che ci spinge anche in salita.

Cose negative

  • La megera che non ci ha venduto le uova con 50 galline che razzolavano davanti a casa.
  • La ruta 7 tra El Cerrito e Tapi Aike i 70 km “più peggio” della nostra vita.
  • Il vento contro a El Calafate che ci ha obbligato ad imbrogliare per 10 km facendo autostop.
  • Il traffico della ruta 3, dopo un mese di quasi silenzio non siamo più abituati al casino delle auto.

Tierra del Fuego – 14/17 febbraio –  Da PUNTA ARENAS a TOLHIUN

14 febbraio – giorno 33 – PORVENIR

Meteo: 🌦️
Distanza: 11 (1.980)
Dislivello: 16 (22.223)
Ripio: 0 (682)

Dopo soli 5-6 km arriviamo al molo di Tres Puentes da dove partono i traghetti che attraversano i 40 km di stretto. Per pedoni e biciclette non c’è bisogno di prenotazione ed acquistati i biglietti in pochi minuti saliamo a bordo. Sulle poltrone del salone passeggeri ecco ritrovati Carlo, Fabio ed anche Neza con Stephan. La traversata dura un paio di ore per entrare finalmente nella parte finale del nostro viaggio: la Tierra del Fuego.

Verso lo stretto di Magellano

Siamo a Porvenir, come scendiamo siamo accolti dal solito vento contrario e partiamo alla ricerca di un posto per passare la notte. C’è chi ha già prenotato e chi, come noi, comincia dal primo hostal trovato su Google Map, ci fermiamo all’Hospedaje Shinka e c’è una camera libera, come al solito gente gentilissima che ti fa sentire a casa.

Oggi sarebbe di riposo perché domani si ripartirà per affrontare gli ultimi 450 km. Dopo una lunga passeggiata fotografica, ci tocca una seconda lunga camminata alla ricerca del ristorante; dopo un paio di posti con “speciale serata San Valentino”, un posto completo, uno che non troviamo e un altro chiuso, arriviamo al Ristorante Puerto Montt. Il posto è al completo, ma chi vediamo? Carlo e Fabio che ci invitano al loro tavolo per farci passare una piacevole serata in compagnia e salvandoci così da un frustrante ritorno in camera senza cena. Buon San Valentino!

15 febbraio – giorno 34 – PASO SAN SEBASTIAN

Meteo: ☁️🌤️
Distanza: 138 (2.118)
Dislivello: 1.016 (23.239)
Ripio: 86 (768)

Brutto risveglio, più che stanchezza fisica è stanchezza psicologica e voglia di starsene a letto fino a tardi, sono già 36 giorni che siamo in giro e forse avremmo bisogno di una vera pausa relax più lunga. Fuori fa freddo, ci saranno circa 5° ed il cielo è grigio, molto grigio, pioggia in vista?

Sulla Bahia Inútil

Usciti dal paese, non c’è proprio più nulla, dopo 12 km arriviamo sul ripio, che proprio non ci mancava e che ci accompagnerà fino al bivio per il Parque Pingüino Rey. Pedaliamo svogliatamente, siamo superati prima da Carlo e Fabio e poi da Neza e Stephan. Dopo una trentina di chilometri comincia a piovere, io e Manuela saremo gli unici a vestirsi, gli altri quattro non conoscono la nostra tattica scaramantica, quando noi ci vestiamo per un temporale incerto, smette subito di piovere, infatti  porteremo fortuna al gruppo: il sole ci accompagnerà fino a tardo pomeriggio quando potremo osservare un magnifico tramonto. Siamo sulla Bahia Inútil, il panorama è come un dipinto a pastello con i colori delle nuvole, cielo, acqua e terra. Sulla riva in lontananza si scorgono delle baracche di pescatori semi-diroccate, vediamo le bici sloveno-tedesce appoggiate ad una di queste, ogni coppia segue il suo ritmo, le sue pause ed ha il suo modo per appropriarsi del paesaggio.

In lontananza un autobus sgangherato parcheggiato vicino a delle baracche in lamiera, ci sono già le bici di Carlo e Fabio che ci fanno segno di fermarci; nell’autobus vediamo pile di vestiti ben piegati ed accatastati sui sedili, altri sedili sono pieni di libri. Vicino al posto del guidatore c’è una cucina a gas e, per terra, due sacchi di cibo per gatti. È il bus-casa di Carlos, un pescatore di 73 anni che vive qui in solitudine. Carlos offre a tutti un caffè e dei crackers, nella zona non mi sembra di aver visto molte sorgenti d’acqua, quindi non bisognerà essere troppo schizzinosi. Con fierezza ci mostra anche un enorme salmone appena pescato.
Quando ripartiamo e chiediamo cosa gli dobbiamo, non vuole assolutamente essere pagato e la cosa ci imbarazza, ma ricordando un racconto di altri cicloturisti, gli offriamo le nostre due banane. Vivendo ad una cinquantina di chilometri dal primo centro abitato, immaginiamo che per lui sia difficile procurarsi frutta fresca. Inizialmente rifiuta perché non vuole farci restare senza, ma con un’innocente bugia, dicendo che ne abbiamo altre, le accetta con un grande sorriso. Si dovrebbe riflettere su come certa gente che non ha nulla, sia più generosa di chi ha tutto.

Quando arriviamo ad un bivio verso i 50 km, vediamo in lontananza Neza e Stephan che stanno ripartendo salutandoci e ci diamo il cambio nel rifugio per una veloce pausa rifornimento di energia. Il ripio peggiora, ma il vento comincia ad aumentare ed essere nella direzione giusta. Al km 98 da un lato ricomincia la strada pavimentata e dall’altro la strada che si dirige verso ua pinguinera. Nel solito rifugio al bivio riecco Neza e Stephan che stanno decidendo se girare a destra o andare diritti verso la frontiera di Paso San Sebastián. Visitare la pinguinera sarebbe bello, ma dopo una veloce ricerca su Internet, scopriamo che l’ingresso è solo su prenotazione e che il posto chiude tra non molto, vogliamo rischiare?

Fermate d’autobus, protezione anti-vento e pioggia, sala da pranzo viandanti…

Le due signore vorrebbero dormire qui e riprovare la visita ai pinguini domani mattina, i due maschietti vorrebbero approfittare del vento portante e percorrere gli ultimi 40 km di strada asfaltata prima del buio. L’ idea di dormire in un bel letto sognando i pinguini sta facendo breccia nella volontà delle due ribelli, si riparte, con il vento che ci regala un’ottima andatura per arrivare alla frontiera cilena nei pressi della quale c’è l’Hostaria la Frontera. Qui le camere sono spartane, con bagno in comune, la corrente elettrica è accesa solo dalle 19 alle 23, ma dormire in un vero letto è sempre meglio che dormire in un rifugio sulla strada.

Verso San Sebastián

Verso le 22 siamo quasi tra le braccia di Morfeo quando sentiamo le voci familiari di Carlo e Fabio che, lottando contro il vento e le recinzioni, erano andati fino alla pinguinera. Non avendo trovato un posto idoneo per dormire e riflettendo su dove fermarsi sono arrivati qui.

Disquisizioni filosofiche – Gli shelter sulla strada

Una nota di disgusto su questi rifugi e sulle persone che li vandalizzano. Per motivi di sicurezza, ogni tot chilometri, il governo ha costruito a bordo strada delle baracche costituite da una sola stanzina con una panca, una finestra, riparato dalla vista un WC secco ed un piccolo soppalco che potrebbe ospitare 2-4 sacchi letto. Viaggiando nella desolazione della Patagonia, questi rifugi sono provvidenziali per chi vuole fare una pausa, preso dal maltempo o semplicemente per passarci la notte. Invece cosa succede? Che spesso alcuni incivili spaccano i vetri, lasciano sacchetti di immondizia per non dire i propri bisogni intestinali. Alcuni rifugi diventano impraticabili.

16 febbraio – giorno 35 – RIO GRANDE

Meteo: 🌤️
Distanza: 94 (2.212)
Dislivello: 277 (23.516)
Ripio: 0 (768)

Giornata fresca, ma che inizia senza una nuvola in cielo, appena fuori dall’albergo ci si deve fermare alla dogana cilena per avere il timbro di uscita dal paese, una sola domanda: “Bicicletas?”
Nostra risposta: “Si”.
Il doganiere: “Pasa. Suerte!”

Pedaliamo nella solita prateria, immensa, recintata, bella, desolata; una volpe ci guarda da bordo strada, centinaia di pecore alzano lo sguardo quando passiamo e poi continuano a brucare, sembra far parte del paesaggio. Arriviamo alla frontiera argentina e passati i controlli, subito una sosta al caffè vicino e nell’ arco di pochi minuti ci troviamo sia con Neza e Stephan, che con Carlo e Fabio. Si approfitta del WiFi per trovare una sistemazione per la notte.

La ruta 3 per Rio Grande in compagnia

Stranamente, Carlo e Fabio restano indietro fino a quando siamo raggiunti da un solitario Carlo che ci spiega che Fabio non si sente bene e un pickup della Polizia gentilmente gli ha dato un passaggio fino a Rio Grande. Pedaliamo un po’ con Carlo, poi ognuno riprende i propri ritmi di soste per mangiare o per incontri casuali con gente del posto, e lo rivedremo ad una quindicina di chilometri dall’arrivo.

Il vento è contrario, non molto forte, ma comunque estremamente fastidioso. Quando ci immettiamo sulla Ruta 3, la strada che collega Buenos Aires a Ushuaia, il traffico di camion aumenta ed il paesaggio cambia, in peggio direi. Nonostante ogni tanto si intraveda l’oceano, incrociamo gli ingressi ai pozzi petroliferi e agli impianti di estrazione del gas, purtroppo in Patagonia non ci sono solo le immagini da cartolina dei giorni scorsi. Ci dirigiamo all’Echo Hotel, quando il concetto di ecologico significa ” molto di base”, ma per una notte e per due ciclisti stanchi va sempre bene, la mattina successiva ci ritroveremo per colazione una montagna di gustosissimi croissants. La chicca della serata è l’ennesima avventura con la rubinetteria del sud America; Manuela inizia a farsi la doccia, ma dopo 2-3 minuti di acqua calda nemmeno l’ombra, la cosa è sospetta, vado alla reception e chiedo delucidazioni, la risposta è semplice: “Andiamo subito a connetterla”.
Domani penultima tappa, non dovrebbe essere difficile nonostante i 110 km, sempre che il vento non ci si metta di mezzo.

17 febbraio – giorno 36 – TOLHUIN

Meteo: 🌦️
Distanza: 108 (2.320)
Dislivello: 616 (24.132)
Ripio: 0 (768)

Usciamo dalla città, Rio Grande è stato un posto da dimenticare, una grande zona industriale con qualche brutto quartiere residenziale, in grande contrasto a ciò a cui ci eravamo abituati abbiamo nelle settimane precedenti. Sempre sulla Ruta 3 si continua verso sud, il panorama è ritornato solitario e naturale con abbondanza di guanachi e pecore da entrambi i lati della strada quasi in piano. Alcuni rapaci appollaiati sulle recinzioni ci osservano. Oggi incrociamo solo un giovane ciclista sudamericano diretto in Messico, vuole fare un selfie assieme a noi che ci invierà la sera stessa come ricordo.

Dopo 40 km piatti si comincia con qualche salitella, poi tanti su e giù ed alla fine saranno altri 600 metri di dislivello da aggiungere al totale, il bisogno di smettere di pedalare si sente sempre di più. Quando mancano una ventina di chilometri, anche il sole si fa rivedere, purtroppo non scalda molto e la temperatura resta sempre freddina. Anche per oggi è fatta.

Dormiamo all’Hostel Kau Karskam, abbiamo una bellissima camera da sei persone solo per noi, il bagno è comune, ma c’è solo un’altra cliente. I proprietari sono persone squisite, ancora una volta abbiamo fatto centro con una sistemazione da 5 stelle.

Clienti del Hostel Kau Karskam

Si discute di tutto, Manuela passa un po’ di tempo con loro figlio che sta partendo per Buenos Aires iscritto allo stesso suo programma universitario, io mi intrattengo con la madre. Anche se si parla di banalità è sempre piacevole parlare con persone dal cuore d’oro, di cultura e di ampie vedute. Verso le 21:45 noi saliamo in camera mentre loro si preparano per la cena. Oggi pomeriggio abbiamo visitato la Panaderia La Union, luogo mitico per i viaggiatori, il proprietario, appassionato ciclista ha sempre ospitato i cicloturisti nel retro-bottega e per chi fosse interessato un letto lo si può ancora trovare, per gli altri resta il gusto di una deliziosa sosta zuccherata.

Tierra del Fuego – 11/13 febbraio –  Da VILLA CERRO CASTILLO a PUNTA ARENAS

11 febbraio – giorno 30 – PUERTO NATALES

Meteo: ⛅ 10°
Distanza: 61 (1.724)
Dislivello: 415 (20.656)
Ripio: 0 (682)

Dopo un buona colazione in cui mangiamo tutto ciò che riusciamo a fagocitare, lasciamo l’albergo salutando la Miss Simpatia alla reception che non è in grado di ricambiare i saluti nemmeno con un falso sorriso. Strano posto, con persone scorbutiche e snob, probabilmente si sentono superiori agli altri avendo clientela danarosa e non solo di poveri ciclisti.

Superato con dispiacere il bivio per le Torres del Paine, anche Manuela si deve arrendere al cattivo tempo e rinunciare alla foto in bici davanti alle torri. Continuando verso sud, ci imbattiamo in un gregge di pecore che blocca la strada e che si dirige in direzione opposta alla nostra, sosta obbligatoria.

Sono scene che oramai si vedono solamente in posti come questo, l’ultimo gregge visto i Italia penso sia stato durante la mia lontana infanzia. La cosa divertente di queste immagini un po’ anacronistiche è la modernità applicata a delle attività antiche e non più comuni come il lavoro dei pastori. Oggi ci passano vicino due ragazzi ed una ragazza a cavallo, vestiti da veri cow-boy, ma con dei giubbotti riflettenti come quelli dei cantieri stradali, uno sta parlando ad un cellulare ed un altro in un walkie-talkie, il gregge è seguito da un pickup e non più da un vecchio carro dei film western, ma il top sono i soliti, intelligentissimi cani pastore.

Ad un fischio del conducente del pickup, cinque cani arrivano di corsa ed uno dopo l’altro saltano nel cassone, solo l’ultimo ha bisogno di essere sollecitato più volte dal suo padrone che alla fine gli porge il piede a mo’ di gradino e lo solleva delicatamente, tutto senza violenza o parole forti. Forse il cane è solo stanco o troppo vecchio per salire con un solo balzo come gli altri, tma tramite questo gesto si percepisce la relazione di fiducia e rispetto tra il pastore ed il cane, ancora oggi fondamentale per questo lavoro. Guardando il cane ed i cavalli penso ai racconti di Coloane su queste regioni, capitoli interi dedicati ai cavalli ed ai cani pastore, magnifici.

Dopo la pausa bucolica, continuiamo verso Puerto Natales, fermandoci all’ingresso della città per un’altra foto di rito, alle dita che sporgono dalla terra, in lontananza il Monte Balmaceda con un ghiacciaio che scende fino a livello del mare, rendendo il panorama sempre più unico. Oggi dormiremo al Hostal Nancy, abbastanza centrale ed accogliente, è il clou della stagione turistica ed è difficile trovare una camera disponibile senza prenotazione. Usciamo per una passeggiata, un po’ di spesa, un caffè con un qualcosa di dolce. Passando in parte ad una pizzeria, leggiamo le note su Google Map e scopriamo che il proprietario è napoletano, il forno è a legna e quindi anche per la cena il locale è già deciso.

11 febbraio – giorno 31 – VILLA TEHUELCHES

Meteo: 🌦️ 10°
Distanza: 146 (1.869)
Dislivello: 1.042 (21.698)
Ripio: 0 (682)

Appena immessi sulla strada per Punta Arenas cominciamo con il ritornello della giornata: aria frizzante, vento e salite leggere, ma presenti su tutto il percorso. Dopo pochi chilometri siamo superati da Neza e Stephan che, come al solito, con il loro ritmo veloce spariscono dalla nostra vista in pochi minuti.

Neza e Stephan

Li ritroviamo verso il trentesimo chilometro quando arriva la pioggia che ci obbliga ad indossare sovra-pantaloni e giacca impermeabile; salvati appena in tempo, comincia a piovere abbondantemente. Altra sosta per spogliarci alla fine del temporale ed un piacevole venticello che ci dà una bella spinta da dietro. Oggi non ci saranno molti punti di ristoro, all’Hotel Rubens ci fermiamo per una birra ed un panino; simpatica la scritta appesa vicino all’ingresso di questo posto costruito nel nulla: Aquí abrimos cuando llegamos y cerramos cuando nos vamos. Si usted viene y no estamos es que no nos encontramos. Gracias. (Qui apriamo quando arriviamo e chiudiamo quando partiamo. Se vieni e noi non ci siamo, vuol dire che non ci incontreremo. Grazie).

Il benvenuto all’hotel Rubens

Arriviamo a Morro Chico altra località in mezzo al nulla, più che altro il nome dato ad un incrocio stradale ed un gruppo di forse 5 case con un distributore di benzina. Qui c’è l’unico caffè-ristorante nel quale entriamo per una seconda pausa caffè, chi vi troviamo? Neza e Stephan, che, come ci vedono, con un gran sorriso ci dicono: “Eravamo certi che nell’ arco di dieci minuti sarebbero arrivati anche gli italiani”. È da Tapi Aike che noi e loro ci rincorriamo ai pochi punti di sosta reperibili; altro arrivo è quello di Christian, il cileno solitario che avevamo conosciuto a Laguna del Desierto e poi incrociato oggi mentre pranzava comodamente seduto in una fermata d’autobus. Questo è il cicloturismo dei grandi itinerari, che ti fa apprezzare ogni piccolo incontro.
Si riparte, prima Neza e Stephan, poi noi e quindi sarà la volta di Christian. Purtroppo, a breve una grande curva a destra con netto cambio di direzione ci farà pedalare gli ultimi 50 chilometri con vento laterale; fortunatamente le pendenze dell’ultima parte della giornata non superano mai il 4%. Arrivati quasi a destinazione, vediamo due biciclette per terra e due individui sdraiati in una piazzola di sosta, sono ancora Neza e Stephan che per ripararsi dal vento, si sono messi al riparo di un minuscolo rialzo del terreno che non supera i 40 cm.

Ogni riparo è buono per una sosta senza vento

Pausa cioccolato e pausa vento anche per noi, oggi i chilometri saranno 146 e sarà la tappa più lunga del nostro viaggio.

Incontri patagonici

Villa Tehuelches, un villaggetto di 150 abitanti, è la meta finale per oggi. Al bivio usciamo e ci fermiamo alla prima casa a chiedere dove si possa trovare un alloggio “Qui!”, ci risponde la padrona di casa. Oggi saremo ospiti di una coppia che ha deciso di aprire un B&B direttamente in casa propria, la nostra camera avrà accesso dalla loro sala, la loro camera accanto alla cucina ed il bagno sarà in comune. Un’accoglienza più famigliare di questa è impossibile averla, magari poca privacy, però tanta gentilezza da parte di questi fuegini.

Hostal Tierra de Tehuelches

Questa sera, ceneremo sul tavolo della cucina e sarà l’ennesima piacevole serata in compagnia di gente gentilissima che fa di tutto per farti stare bene. Discuteremo delle solite storie della vita, noi gli facciamo molte domande perché siamo curiosi di come passano le giornate nel sud del mondo persi nel nulla. Il marito, oggi in pensione, era barman su navi da crociera e quindi la conversazione è più facile potendo usare un po’ di inglese. È anche un eccellente falegname e sta costruendo delle cabañas in fondo al giardino per migliorare il servizio di ospitalità. Offriranno anche uno spazio tenda rustico a Neza e Stephan, giusto sotto la finestra della nostra camera. La nostra sosta nell’hostal Tierra de Tehuelches sarà un altro dei molti bei ricordi della Patagonia.

12 febbraio – giorno 32 – PUNTA ARENAS

Meteo: ☁️
Distanza: 100 (1.969)
Dislivello: 509 (22.207)
Ripio: 0 (682)

Mentre facciamo colazione con il nostro ospite (la moglie sta ancora dormendo) verso le 8 continuiamo le discussioni inutili sulla vita in Patagonia. La nostra curiosità è volta ai pecorari: cosa fanno durante l’anno? In gennaio devono tosare tutte le pecore, poi a turno nei mesi seguenti, per evitare malattie, si taglia la lana solo intorno agli occhi, poi quella del posteriore, poi si pulisce in mezzo alle zampe. Dove sono, che non li vediamo mai? Non li vediamo semplicemente perché ogni estancia ha migliaia di ettari di pascolo e loro girano a radunare le pecore per i lavori da eseguire.

Cominciando il va e vieni dalla camera per preparare le bici, parliamo con Neza che ci dice di essere stanca, ma quando i due partono spariscono come dei razzi e li incroceremo più tardi alla sosta caffè nell’unico distributore di Los latas. Sembra che tutti e quattro facciamo apposta, ma se su 100 km di strada, la possibile sosta è un solo distributore a metà strada e la velocità dei ciclisti è abbastanza simile, la casualità non è proprio tale. Seconda parte del percorso con pendenze lievi (max 3%), siamo ancora stanchi da ieri e fare 100 km dopo averne percorsi 150 il giorno precedente, non è facile.


Ci avviciniamo a Punta Arenas, una città di circa 130.000 abitanti, già ad una trentina di chilometri dalla città entriamo nella zona industriale, i capannoni si infittiscono ed il traffico aumenta. È più di un mese che pedaliamo quasi nel silenzio assoluto e questo traffico, pur essendo ben lontano da quello della Milano – Bergamo, ci infastidisce.

Arriviamo finalmente all’Hostal Victoria, posto piacevole, cucina a disposizione, vicino a ristoranti e supermercato; tutto quello che ci serve, anche se la città è tutt’altro che bella. Considerando le future tappe che saranno molto probabilmente non facili, decidiamo di attraversare lo stretto di Magellano domani mattina, sbarcare a Porvenir, la prima cittadina in Terra del Fuoco, e non fare nulla per potersi riposare.


Tierra del Fuego – 8/10 febbraio –  Da EL CALAFATE a VILLA CERRO CASTILLO

8 febbraio – giorno 27 – EL CERRITO

Meteo: ⛅
Distanza: 95 (1.540)
Dislivello: 1.017 (19.565)
Ripio: 0 (609)

Partenza alle 8 con vento laterale. Dopo una ventina di chilometri il primo incontro della giornata è con un camminatore solitario che sta andando a Buenos Aires…auguri y suerte
Arriviamo al già conosciuto incrocio per El Chaltén e ci immettiamo sulla Ruta 40 in direzione sud, il vento sta già aumentando, ma è sempre molto pedalabile.

Sulla Cuesta de Miguez

Il paesaggio è desertico, il traffico ridotto, non fa caldo e stiamo benissimo. Dopo 50 km comincia la Cuesta de Miguez, una salita di circa 10 km, con pendenze massime del 9% e media sul 3-5%, il vento fortunatamente lo abbiamo a ore 8.

Arrivati agevolmente in cima, fatichiamo non poco a restare in piedi per fare una fotografia, le raffiche sono talmente intense che abbiamo problemi di equilibrio, Manuela se ne va immediatamente dopo aver rischiato di cadere almeno 2-3 volte. Girando sull’ultimo tornante ci ritroviamo con un vento fortissimo alle spalle, comincia una leggera discesa in un ambiente desertico e ci sono più guanachi che auto. Scopriamo il piacere della bicicletta eolica: siamo su una pendenza che varia dallo 0% al -2%, ci basta sollevare i piedi da terra che il vento ci spinge a velocità variabili tra i 30 ed i 50 km/h, superiamo i 20 km/h anche sulle brevi salite!

Verso El Cerrito

È quasi mezzogiorno, vorremmo mangiare, ma fino ad ora non abbiamo trovato alcun riparo; sulla sinistra scorgiamo un cancello, un pickup parcheggiato vicino ad una baracca da cantiere, ci fermiamo e chiediamo se possiamo restare a ridosso del muro sottovento. Gli operai ci invitano ad entrare, ci offrono tavolo, sedie ed acqua. Appena sentono la parola caffè, ci accendono il fornello e ci offrono due tazze di Nescafé caldo, un vero servizio a cinque stelle. I due ci raccontano che sono di guardia all’ingresso di un impianto per l’estrazione del gas; fanno turni di guardia di 12 ore a testa per 14 giorni consecutivi, poi 7 giorni di riposo a casa. Che vita! Quando ce ne andiamo, ci sentiamo in dovere di regalare qualche cosa, sarà una confezione di biscotti Oreo, almeno avranno un dolce diverso per la cena.
Uscendo dalla baracca avevamo dimenticato l’effetto vento, Manuela quasi si schianta a causa di una folata. Saliamo in bici e appena tornati sull’asfalto, alziamo i piedi e via a 30 km/h di media senza una sola pedalata. Arriviamo velocemente a El Cerrito un incrocio tra la Ruta 40 e la Ruta 7, suoniamo alla porta del fabbricato appartenente alla AGVP (Administración General De Vialidad Provincial) per chiedere dove poter mettere la tenda e un po’ di acqua potabile, un operaio ci rifornisce del necessario. Siamo i primi ad arrivare nel magnifico “posto tenda dietro un muro” ed avremo la fortuna di scegliere la zona più riparata, il lusso di oggi è che avremo anche il WiFi gratuito.

El Cerrito

Non abbiamo ancora finito di montare la tenda che arriva un romano in compagnia di due francesi, poi sarà la volta di un ciclista solitario che arriva dall’isola di Jersey e quindi di una coppia europea sulla trentina. Per fortuna siamo stati veloci, la scelta del vecchio rompiballe che vuole partire presto si è rivelata azzeccata.  Cena con noodles cinesi ed un mezzo pacchetto di biscotti, quasi da ristorante 3 Stelle Michelin.

9 febbraio – giorno 28 – TAPI AIKE

Meteo: ☀️ 5 – 25°
Distanza: 65 (1.605)
Dislivello: 311 (19.876)
Ripio: 65 (674)

Oggi la sveglia suona alle 5, all’apertura della tenda ci accoglie una magnifica alba. Vista l’ora decidiamo di spostarci sotto il portico dell’AGVP per non disturbare i nostri vicini e sfruttare lo sfiato d’aria calda di una stufa per scaldarci.
Per la tappa di oggi dobbiamo scegliere tra la Ruta 7 totalmente in ripio e con commenti poco rassicuranti oppure un giro di 150 km verso Esperanza fattibile in due tappe.
Oggi ci sentiamo coraggiosi e optiamo per l’avventura sul ripio, quando partiamo alle 6:45 il tempo è magnifico e l’aria frizzante. Superiamo la classica griglia anti-passaggio bestiame in parte alla quale dei simpaticoni hanno fissato un fantoccio, una sorta di zombie-lebbroso che ci guarda da dietro un paio di occhiali da sole arancio. Inizia la lunga giornata verso Tapi Aike, dopo lo zombie ed il deserto che si presenta davanti a noi, ci manca solo un cartello : Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate.

L’inizio della Ruta 7

Il sole sta sorgendo, la luce è fantastica, il ripio sembra discreto e continuiamo a pensare che forse i commenti siano vecchi e la strada sia stata migliorata. Vero che siamo in leggerissima discesa, ma riusciamo comunque a restare tra i 15 ed i 20 km/h, dov’è il problema? Per fortuna non abbiamo fatto il giro lungo… sarà vero?

Il nulla


Mentre gongoliamo come due idioti, ecco che la festa finisce, dopo solamente dieci chilometri si comincia con una discesa che facciamo a meno 10 km/h per evitare di distruggere bici, bagagli e ciclisti. Siamo su una striscia di terra, mista a ghiaia e sassi della dimensione di palline da tennis, una strada impedalabile, siamo partiti circa un mese fa, abbiamo trovato ripio in condizioni da discrete a brutte, ma oggi stiamo percorrendo il peggior tratto di strada della nostra vita, la nostra media è scesa a 8-10 km/h. A fine giornata saremo sempre sicuri che ne valesse la pena passare su questa orribile e schifosa parte di strada?

Alla fine, quando arriveremo sull’asfalto, avremo contato nove veicoli in una sessantina di chilometri, avremo visto un panorama magnifico, pedalato a pochi metri da guanachi e nandù e, poco prima di Tapi Aike, potremo osservare un laghetto pieno di fenicotteri rosa.

Se fossimo passati da Esperanza tutto ciò non l’avremmo sicuramente visto. Credo che la scelta sia stata quella giusta, nonostante i 65 km percorsi in quasi 7 ore.

Arriviamo così ad un’altra stazione AGVP che divide il fabbricato con una stazione di Polizia, il custode ci accompagna dietro e ci indica il posto in cui montare la tenda, ancora una volta siamo i primi ed abbiamo il diritto alla prima scelta. Questo posto è un po’ meno sgarrupato di quello della scorsa notte, ma sempre pieno di rottami e schifezze varie. Appena installati arriva una coppia, francese-messicana e, subito dopo, i due trentenni tedesco-sloveni Stephan e Neza.
Non avevo capito bene quanto ci dicesse il custode dell’AGVP, che parlava con uno spagnolo molto stretto, magrazie alla spiegazione del ragazzo tedesco vengo a sapere che la Polizia ci permette di usare il loro cucinino con lavandino con acqua corrente e cucina a gas.

La cucina del posto di Polizia argentina a Tapi Aike

Avviso subito Manuela e prendiamo tutte le nostre carabattole dirigendoci in questo magnifico luogo da favola, meglio che trovarsi nella cucina di Bottura. Possiamo quindi preparare la nostra cenetta a base di pasta in bianco nell’intimità di un cucinino ben riscaldato al posto di Polizia di Tapi Aike, Provincia di Santa Cruz – Argentina. Possiamo anche lavarci denti e faccia tranquillamente e con acqua calda, un lusso da cinque stelle totalmente gratuito.

10 febbraio – giorno 29 – VILLA CERRO CASTILLO

Meteo: ⛅
Distanza: 58 (1.663)
Dislivello: 365 (20.241)
Ripio: 8 (682)

Oggi, la fortuna di fare colazione al caldo della cucina permette a Manu di riavviare il motore un po’ più agevolmente e senza troppi improperi. Alle 8 siamo in strada ed il vento tira abbastanza dalla parte giusta, siamo sulla Ruta 40 per una quarantina di chilometri e non ci sembra vero, dopo lo schifo di ieri.

Non ci facciamo imbrogliare dal primo bivio che ci indica il GPS e che allungherebbe la parte di ripio, preferiamo qualche chilometro in più sulla 40, ma avremo più strada asfaltata. Al secondo bivio, giriamo a destra su una strada sterrata e, dopo 6-7 km, arriviamo alla dogana argentina dove troviamo una fila piuttosto lunga all’ufficio passaporti. Naturalmente, due ciclisti puzzolenti e impolverati sono oggetto di curiosità per i turisti che arrivano dal Cile o vi devono entrare; le solite domande, le solite risposte, qualcuno scatta foto alle nostre bici. Pedaliamo ancora per qualche chilometro e finalmente il cartello BIENVENIDOS A CHILE ci accoglie con una magnifica strada pavimentata di fresco che ci accompagna fino alla dogana cilena distante solo qualche minuto.

Villa Cerro Castillo

Timbro del passaporto allo sportello della Polizia, sosta infinita allo sportello della dogana, con una zia truccatissima con unghie che quasi le impediscono di scrivere per dichiarare le nostre biciclette (marca, colore, diametro ruote, ecc.). Vedo arrivare Stephan dal secondo doganiere che se ne va rapidamente, avrà trovato un funzionario meno zelante che non gli ha passato allo scan le borse della bici.

Prima di tornare in Cile, non avevamo pensato ai controlli del ministero dell’agricoltura e quindi per non buttali nella spazzatura, ci dobbiamo mangiare carote, mela e pesca: niente prodotti alimentari freschi tra Argentina e Cile. Finalmente liberi, entriamo in paese a cercare un alloggio; Villa Cerro Castillo non offre molto, questo paesino è un posto di passaggio per entrare nel parco Torres del Paine, ma per dei cicloturusti una tappa per la notte e per il rifornimento cibo. O andiamo ad accamparci ancora nel nulla oppure dobbiamo accettare di pagare una bella cifra in uno dei due soli hotel, scegliamo quello più in centro l’Hotel ovejero patagonico. Al nostro arrivo chi troviamo comodamente seduto nelle poltrone della hall a bersi una birra? Neza e Stephan che pernotteranno anche loro qui. L’hotel è molto caro per gli standard di spesa trovati fino ad oggi, ma almeno è molto bello ed offre un buon servizio. I titolari sono anche i padroni di un negozio di souvenir che fa anche da Casa de cambio e naturalmente ci giocano molto sul tasso della valuta straniera, la mancanza di concorrenza e la vicinanza del conosciutissimo parco permettono questa mafia di bassa lega. Dovremmo restare tre giorni nella zona del Paine, ma il meteo non promette nulla di buono: pioggia garantita sempre! Io dico chiaramente che non ho voglia di passare tre giorni senza vedere nulla, dormire in campeggio sotto l’ acqua e pedalare sul ripio infangandoci dalla testa ai piedi, Manuela è più dell’idea di rischiarla. Il mio ricordo del giro fatto sotto le Torri venticinque anni fa mi basta, ma non voglio essere quello che rovina sempre tutto, in fondo di acqua ne abbiamo già presa e, sicuramente ne prenderemo ancora, lascio quindi a lei la decisione finale.

Carretera Austral – 29 gennaio/1 febbraio –  Da COCHRANE a VILLA O’HIGGINS

29 gennaio – giorno 18 – CAMPING EL RISQUERO

Meteo: ⛅ 15-25
Distanza: 75 km (1.021)
Dislivello: 1.043 m (14.259)
Ripio: 75 (399)

Anche se la sveglia suona presto,oggi siamo lenti a partire. Ripensando al posto che lasciamo, l’hostal di Miss Sorriso, possiamo dire che come posto non lo consiglieremmo a nessun amico perché siamo stati accolti in modo quasi scocciato, insolito da queste parti, ma a volte non si può scegliere e ci si adatta.

Rapaci su bordo strada, staranno aspettando la fine di un ciclista?

Si pedala sul ripio che all’inizio è anche discreto, addirittura dopo poco ci troviamo come in un sogno: asfalto! L’ lusione dura solo un chilometro, boh! Chissà cosa pensavano di fare? Le salite di oggi non sono impegnative ed arriviamo velocemente alla Laguna Esmeralda, cosa dire del panorama? Fantastico come al solito, bei ghiacciai in lontananza, torrenti che si gettano in profondissime forre, e grandi vialoni alberati. Le condizioni stradali si mantengono anche loro come al solito: il ripio è da mediocre a pessimo.

Un selfie tra equinidi

Oggi incrociamo Carlo, un fiorentino che sta pedalando solo, perché il suo compagno di viaggio stava male e si è fatto la tappa su un pickup (avevamo visto passare un camioncino con una bici e borse nel cassone).
Rincrociamo i bolzanini al ponte sul Rio Barrancos, alla fine del discesone di oggi dove ci fermiamo per pranzo. Loro tirano dritto, noi abbiamo il nostro classico sandwich prosciutto e formaggio più uova sode. Oggi ci succede anche una delle tante belle cose che accadono sulla Carretera, dall’altra parte della carreggiata, si ferma una moto sulla quale viaggia una coppia, scendono per cambiarsi, ci fanno un saluto con la mano e la passeggera, attraversa la strada e ci regala due barrette di cereali dicendoci che sicuramente a noi avrebbero fatto comodo.

Ripida salita verso Caleta Yungay

Dobbiamo decidere se andare a Caleta Tortel o no. A me non interessa, Manu vorrebbe andarci ma dubita perché ha letto commenti contrastanti, unica certezza le condizioni pessime del ripio. Caleta Tortel è un villaggetto molto caratteristico ad una ventina di chilometri dal percorso principale, ma la decisione è presto presa, si prevedono 2 giorni di brutto tempo nel fiordo.

Altra attività odierna è quella di cominciare a cercare il passaggio sul lago da Villa O’Higgins all’Argentina, abbiamo due contatti, uno non risponde, l’altro ci dice che per il 2 febbraio dovrebbe partire, accettiamo prenotando semplicemente dando il nostro nome. Sembra che sia tutto così poco sicuro e come prendere il famoso traghetto resta un mistero. Il campeggio di questa sera è invaso da italiani: il gruppetto di bolzanini, la coppia di amici e noi, gli unici intrusi la coppia di parigini.

30 gennaio – giorno 19 – CASA SULLA X-91 48.010195S, 73.08484W

Meteo: ⛅
Distanza: 61 km (1.082)
Dislivello: 821 m (15.080)
Ripio: 61 (460) 

Durante la notte metto la testa fuori dalla tenda e c’è un magnifico cielo stellato, poi piove, poi smette, poi tira vento. Finalmente, la mattina non è male, sembra che oggi non ci sia rischio di prenderla. Facciamo colazione con gli italiani, solite ciacole e poi partiamo. Quando passiamo a pagare, la proprietaria, una signora squisita, salutandoci ci offre due fettine di torta che saranno divorate durante la pausa di metà mattina.

Dopo 12 km ci fermiamo al negozietto di Eco Austral, più per curiosità che per necessità. I proprietari sono una coppia giovane e non capiamo esattamente cosa vendano oltre a caffè e pane fritto, perché gli scaffali sono vuoti, però loro sono gentili e sorridenti. Ci invitano a mettere una puntina sulla loro cartina del mondo per certificare che un nuovo straniero è passato da lì. Vista l’accoglienza e la gentilezza gli suggeriamo di registrarsi su Google Maps, la visibilità che il sito offre gratuitamente li aiuterebbe moltissimo per la loro attività appena avviata, offrono anche un posto dove mettere la tenda gratis ai viandanti. In ogni caso, il loro caffè e pane fritto era ottimo.

Le ultime salite toste prima di Villa O’Higgins

Dopo un’altra ventina di km arriviamo al bivio per Tortel e noi andiamo a sinistra per l’inizio della lunga e ripida salita di oggi, la temperatura è fresca e non si suda, pendenza iniziale da “passo spinta”, ma solo un paio dei sei lunghi km sono tosti, scommettiamo su chi metterà per primo i piedi a terra. Finalmente in cima, comincia un bel ripio che resterà tale fino al molo della barcaza per Caleta Yungay, che raggiungiamo cinque minuti prima della partenza.

Pranziamo durante l’ora di navigazione ed appena sbarchiamo, ricominciamo a pedalare con l’idea di cercare qualcosa per la notte lungo la strada dato che qui non c’è nulla. Il cielo si fainaccioso e iniziamo a sentire alcune gocce.Verso le 16:30 scorgiamo una casa, fuori galline e capre, ci facciamo vedere alla porta per chiedere se possiamo mettere la tenda sulla loro proprietà e la signora che ci apre ci indica in modo sgarbato il lato della casa dove c’è il pollaio. Chiedo dove trovare l’acqua e mi risponde “…nel rio…”.

Campeggio tra pollaio e…capraio

In molti racconti dei ciclisti, i cileni della Carretera, sono persone molto gentili che ti fanno dormire spesso nei loro giardini se non addirittura in casa, forse noi abbiamo trovato l’eccezione. Nel posto indicatoci dalla megera facciamo fatica a trovare due metri quadri senza schitte di gallina o escrementi di capra. Vediamo un bel posticino sul ghiaione appena sotto la casa, ma non c’è alcun riparo dal vento, quindi siamo quindi obbligati a decidere per il pollaio. Con un ramo puliamo alla meglio lo spazio necessario per la nostra tenda e ci spostiamo a cenare seduti sul rudere di un piccolo fabbricato poco distante per ripararci dal vento. Speriamo solo che le capre non ci mangino la tenda!

Cucina alla Massimo Bottura

La chicca della serata è che vado a bussare alla porta di casa con il contenitore delle uova vuoto e dei soldi in mano, anche se il mio spagnolo sarà pessimo, sicuramente il messaggio sarà chiaro: “Gradirei comprare sei uova”. Cosa mi risponde la strega? Che non ne ha! La cosa mi fa un po’ imbestialire, dato che attorno alla nostra tenda razzolano almeno una cinquantina di galline. Che ci farà con tutte queste uova, il bagno in uno zabaione gigante?

Quando vado “al rio” con le mie due tanichette per l’acqua e le borracce, devo scendere due metri di argine ripido a 60 gradi, in un punto dove se dovessi scivolare, non sarò travolto dalla corrente, atterro su una minuscola riva di 50 x 50 cm e riempio i miei contenitori. L’acqua per la minestra, le tisane e la colazione, la abbiamo. Mentre rientro alla tenda penso a cosa sarebbe successo se fossi finito nel rio e travolto, probabilmente mi avrebbero ritrovato nel Pacifico.
Domani vogliamo tentare di arrivare a Villa O’Higgins anche se sono 86 km per 1.500 metri di dislivello. Sveglia all’alba partenza presto, al freddo e, speriamo, non sotto l’acqua.
Sono le 19:30, mentre tento di addormentarmi sento il vento tra gli alberi, il telo della tenda che sbatte, le galline che chiocciano, le capre che belano a forse un paio di metri da me, ma sto bene, sono in uno dei più bei posti al mondo, sono con mia moglie e domani forse arriveremo alla fine della Carretera Austral in bicicletta. Cosa voglio di più dalla vita?

31 gennaio – giorno 20 – VILLA O’HIGGINS

Meteo: ☀️
Distanza: 85 km (1.166)
Dislivello: 1360 m (16.440)
Ripio: 85 (545) 

Quando apro la cerniera la mattina presto, mi ritrovo faccia a faccia con una capra attirata dal rumore della zip. Il gallo ha cantato ieri sera tardi (ma da quando i galli cantano di sera? A scuola non me lo avevano detto) e stamattina presto. Fuori ci sono cinque gradi, caffè e partenza alle 7:30. Mentre usciamo dalla proprietà, un vaffa… in buon dialetto bresciano diretto alla signora delle uova, saliamo in bici e ce ne andiamo. Come Murphy insegna con le sue leggi, nei primi cinque chilometri troviamo almeno tre piazzole dove avremmo potuto piantare la tenda in maniera più comoda e piacevole.

Nel menu di oggi, sono previste delle salite abbastanza impegnative per i primi 25 km, poi una sequenza di su e giù fino a destinazione, ma nulla di molto impegnativo. Le prime due ore le pedaliamo in un magnifico silenzio, il primo traghetto arriva solamente alle 9 e quindi non ci sono auto che sollevano polvere, si sentono solo i rumori della natura. Come scrisse Leopardi: Dimenticata è la megera: odo augelli far festa, e la gallina, tornata in su la via, che ripete il suo verso. Ecco il sereno rompe là da ponente, alla montagna; sgombrasi la campagna, e chiaro nella valle il fiume appare. Probabilmente anche lui era passato sulla Carretera Austral.
È su una salita un po’ più dura delle altre che Manuela fa cadere la catena durante una cambiata, alla terza grattata su un pezzo in piano la catena si rompe. Erano giorni che si lamentava del cambio difficile da gestire, ma speravamo di poter arrivare a Villa O’Higgins per sistemarlo più comodamente. Ci mettiamo in parte alla strada, distendiamo gli attrezzi e sistemiamo il danno con una falsa maglia di riserva. Manuela arriverà a destinazione pedalando, l’onore è salvo.
Rivediamo con sorpresa i due parigini Nicolas e Morgan, loro sono molto più in forma di noi, mi do come scusante che hanno la metà dei miei anni, ci avevano detto che avrebbero diviso l’ultima tappa in due, ma alla fine cambio programma perché anche loro vogliono concludere oggi.
I panorami sono monotonamente fantastici, il vento non è forte e spesso alle spalle, la giornata perfetta per concludere la nostra prima parte del viaggio, c’è caldo (con il conseguente arrivo dei tafani in abbondanza), ma non c’è afa. Sosta al Lago Sisnes e finalmente l’ingresso nella cittadina di Villa O’Higgins, ce l’abbiamo fatta, siamo al cartello della fine della Carretera Austral. Per la foto di rito dobbiamo fare la fila con tanti altri turisti. Naturalmente, ne faremo una anche con Nicolas e Morgan arrivati pochi minuti prima di noi e con cui abbiamo pedalato negli ultimi giorni.

CE L’ABBIAMO FATTA!!!

Adesso partiremo alla ricerca di un posto per dormire che troviamo in un fabbricato che stanno ancora completando, Departamentos Alberto Lorenzo, un bellissimo blocco di miniappartamenti per due o tre persone che odora ancora di legno fresco. Magnifica doccia calda, bel cucinino, frigo e stufa a legna. Un vero lusso per coronare il nostro successo. Scopriamo che il proprietario divide il suo ufficio con Pasquale, la persona alla quale avevamo prenotato il passaggio in barca per la Laguna del desierto, meglio di così la giornata non poteva concludersi.
Ceniamo con Nicolas e Morgan alla Cerveceria vicino al loro campeggio con una buona pizza e dell’ottima birra. Le mie ginocchia cominciano a farsi sentire, lo chassis del vecchio è veramente malandato.  

1° febbraio – giorno 21 – VILLA O’HIGGINS

Meteo: ☀️ 20°

Oggi riposo totale, niente sveglia e l’unica occupazione è fare provviste di cibo e revisione bici. Nicolas, gentilissimo e molto più esperto di noi, aggiusta il cambio di Manuela, con il suo intervento tutto rifunziona a meraviglia. Questa sera apriremo una bottiglia di vino con i nostri due amici parigini che verranno da noi a brindare per festeggiare la fine della Carretera. Quando arriva in ufficio il nostro traghettatore, rivediamo i due italiani Carlo e Fabio e a loro si aggiungono anche i bolzanini, tutti appena arrivati perché avevano deviato per Caleta Tortel. Questi ultimi troveranno posto su un secondo viaggio, noi, Nicolas e Morgan, Carlo e Fabio, partiremo domani mattina alle 6.
Villa O’Higgins è un paesino strano, qualche casa di lamiera e legno, incastrato tra le montagne, una pista di aeroporto da poco rinnovata, sembra un posto di frontiera del vecchio west. La strada principale in ripio è perpendicolare alla pista con il suo asfalto nerissimo: l’avventura della strada sterrata, vicino alla modernità di un aeroporto. A piedi si vedono praticamente solo turisti, due negozi di alimentari, molti hostal. Qui siamo alla fine della Ruta 7 e siamo in un punto di passaggio obbligatorio per chiunque voglia affrontarla, sia in una direzione che nell’altra. Non possiamo dire che sia un bel posto, ma per ogni ciclista che arriva da nord questo posto è simbolico.
Verso le 19 arrivano Nicolas e Morgan, con un po’ di cibo e con una seconda bottiglia di vino. Dall’aperitivo si passa alla cena e le due bottiglie vengono scolate senza fatica, parlando di viaggi, degli incontri fatti e sul modo di viaggiare. Durante la nostra ciacola serale, nostra figlia ci chiama e scambia anche quattro parole con i nostri compagni di avventura. Alla fine, anche la tanto criticata tecnologia di oggi ha un suo lato positivo e permette di mantenere in contatto i genitori vagabondi con la loro principessa lontana.

Durante la serata, Nicolas ci fa un bellissimo complimento. Ci mostra sul cellulare l’applicazione che usa per condividere con amici e parenti il diario di viaggio del loro anno sabbatico. Ci legge il commento che ha scritto qualche giorno fa: “…abbiamo incontrato due coppie di italiani, Fabio e Carlo, Manuela e Francesco. A differenza di molti altri ciclisti, gli italiani sono quasi sempre dei vecchi, loro quattro hanno rispettivamente 57, 69, 54 e 62 anni…. spesso facciamo fatica a restargli dietro, come fanno?…” Inutile nascondere quanto ha fatto piacere ai vecchi questa frase, alla fine non siamo ancora da buttare via.

Carretera Austral – 25/28 gennaio –  Da CAMPING DOÑA DORA a COCHRANE

25 gennaio – giorno 14 – PUERTO RIO TRANQUILO

Meteo: 🌦️
Distanza: 38 km (837)
Dislivello: 538 m (11.163))
Ripio: 38 (206)

Questa notte mi sono svegliato più volte ed ogni volta sentivo la stessa cosa: la pioggia che batteva forte sui vetri o sul tetto a seconda della presenza o meno del vento.

Verso Rio Tranquilo

Mi alzo definitivamente verso le 7, preparo il caffè per entrambi e chiamo Manuela per fare colazione, alle 8 e mezza siamo pronti per partire. Ancora tanti su e giù, un muro al 16% che naturalmente affrontiamo a piedi spingendo le bici. Dopo una o due ore smette di piovere, il ripio è sempre orribile e quando siamo in discesa non si possono mai mollare i freni.

La bellezza di una biciclettata sul ripio infangato

La strada è infangata e quando arriviamo a Puerto Rio Tranquilo, siamo completamente inzaccherati. Avevamo un’indicazione per un posto in centro al villaggio, ma è pieno ed il proprietario ci invia in un altro hostal facendoci tornare indietro all’inizio del paese. Le Cabañas El Arrayan non sono male e, soprattutto la signora ci offre la sua canna dell’acqua per un lavaggio approssimativo delle bici, dei nostri pantaloni, scarpe e borse infanghati.

Vista lago

La camera, nonostante sia piccola, è in un fabbricato da poco costruito, peccato che l’acqua calda sia quasi tiepida. Qui merita aprire una piccola parentesi sugli idraulici cileni e sul loro operato nell’installazione della rubinetteria. In tutto il mondo, rosso significa acqua calda e blu acqua fredda; malignamente siamo arrivati a pensare che data la forte influenza dei gringos, gli idraulici ispanici abbiano interpretato la “C” di cold come “C” di caliente e la “H” di hot, come “H” di hielo. L’anno scorso, in Perù avevamo imparato a chiedere se nei nostri alberghetti ci fosse acqua calda o no, poiché non era raro che non la si trovasse, qui c’è sempre (così dicono) ma ogni volta è come puntare su un terno al lotto. Siamo in viaggio da due settimane ed una volta passiamo dall’ustione al congelamento a fasi alterne, un’altra non sappiamo da che parte sia l’acqua calda, oggi lo scaldacqua è nuovo, istantaneo, ma installato all’esterno e probabilmente non abbastanza potente per permetterci di fare una bella doccia calda dopo i due ultimi due umidi e poco igienici giorni. Amen, tutto fa parte della Carretera Austral.

Giornata di lavanderia, un po’ di spesa, la prenotazione del giro in barca di domani, un pisolo ristoratore e poi arriva l’ora di cena. Oggi, i panorami erano ancora più belli del poco visto ieri, in Lago General Carrera, oramai non sappiamo più come descrivere i luoghi che visitiamo: magnifico, fantastico, spettacolare, mi ripeto, lo so ma trovare sinonimi diventa difficile dato che ogni giorno la natura ci sorprende. Questo lago, in parte su territorio cileno ed in parte su quello argentino è il più grande del Cile e secondo al lago Titicaca in tutto il sudamerica. I suoi colori al limite del chimico talmente sono sgargianti, soprattutto con la bella giornata di oggi, ci resteranno impressi per sempre nella memoria.

La sera per cenare, non facciamo altro che attraversare il ponte e fermarci al Ruedas y ríos, un piccolo locale birra ed hamburger, un po’ rumoroso per i due vecchi orsi, ma ottimo l’hamburger e buonissima la birra. Quando torniamo in camera facciamo una piccola videochiamata con la nostra princess che è un po’ in crisi con l’università , poi a nanna a riposare le stanche membra.

26 gennaio – giorno 15 – PUERTO RIO TRANQUILO

Meteo: ⛅
Riposo totale

Nonostante sia la giornata di riposo, dobbiamo essere all’imbarco per la visita della Catedral de Marmol per le 6:50, a causa del forte vento qui costante i giri iniziano molto presto al mattino, ci sono più rischi di chiusura del porto in giornata. La Catedral de Marmol fa parte di una serie di conformazioni calcaree che caratterizzano questa zona del lago e che hanno fatto di Puerto Rio Tranquilo una tappa turistica obbligatoria.

Navigazione sul Lago General Carrera

Al ritorno usciamo a completare la nostra sacca cibo con gli ultimi acquisti per i prossimi giorni, dato che il supermercato ha appena ricevuto il rifornimento settimanale.

Catedral de Marmol

Disquisizioni filosofiche – L’onestà nei racconti dei viaggiatori

In questa giornata di riposo, rifletto sui nostri incontri. Abbiamo incontrato gente che si sta facendo la Carretera dall’inizio e gente che… si fa una tappa in auto perché piove, si fa portare in autobus perché è stanco, salta un pezzo noioso o si siede sul minibus che lo accompagna. Tutti costoro, stanno facendo la Carretera Austral? Forse sì, forse no. Vero che anche noi dormiamo raramente in tenda, ma ogni mattina ci presentiamo sull’attenti davanti all’odiato ripio con le nostre bici più o meno cariche e ce lo facciamo tutto, anche sotto l’acqua.

Se tornati a casa coloro che si sono fatti autotrasportate perché pioveva dicono che sono stati in Cile a fare dei bei pezzi della Ruta 7, non ho niente da dire, ma se dovessero dire di aver fatto la Carretera Austral, la cosa mi infastidirebbe. Nella storia dell’alpinismo c’è stato un certo George Mallory che disse che non accettava che la scalata dell’Everest fosse effettuata se non “by fair means” solo con mezzi leali. Allora? Che ciascuno faccia quello che riesce e vuole, ma che ci sia anche chiarezza su come si è affrontata la strada. Chi è senza peccato scagli la prima pietra scrisse qualcuno.

27 gennaio – giorno 16 – PUERTO BERTRAND

Meteo: ⛅
Distanza: 66 km (899)
Dislivello: 1187 m (12.370)
Ripio: 66 (280)

Naturalmente ripio dall’inizio e brutto, subito un paio di muri da affrontare a piedi e poi si comincia a pedalare su pendenze umane. La schifezza continua, ma ad un certo punto magicamente sembra di pedalare sull’asfalto. Non ci lasciamo ingannare da questi due chilometri, infatti era solo uno scherzo e si ricomincia con una calamina che sembra disegnata da un artista. Le cunette vanno da un bordo all’altro della strada ad una distanza quasi millimetrica. ogni tanto ci si ferma rimbambiti dalle vibrazioni. Penso alle mie ruote, per fortuna sono nuove e con gli occhielli rinforzati altrimenti adesso sarei seduto su un autobus per tornare indietro con i cerchioni arrotolati. Quelli in alluminio da 700 che uso per i viaggi su asfalto, si sono fessurati dopo 5-6.000 chilometri, non voglio pensare a cosa sarebbe successo se non me ne fossi accorto e li avessi usati qui.

L’incontro di oggi è con un gruppo di bolzanini che ci supera mentre siamo in pausa merenda, ci salutano e spariscono; l’ultimo di loro, che pedala con un carrello, si ferma a scambiare quattro chiacchere con noi e poi anche lui sparisce all’orizzonte. Tutti di fretta oggi.

Arriviamo a Rio Léon, foto ricordo alla scritta ad inizio villaggio scambiando il favore con un motociclista uruguaiano a bordo della solita, magnifica BMW. Ogni volta che ne vediamo una penso sempre alla mia bambina che finita l’università vorrebbe partire in moto per girare il mondo. Anche il motociclista si lamenta come noi della maleducazione degli automobilisti cileni; tanto sono gentili fuori, quanto si trasformano appena saliti in auto; non riescono a capire che in moto od in bici, mangiamo polvere ogni volta che un’auto ci supera o ci incrocia? Senza parlare dei sassi che potrebbero colpirci.

Nuova partenza e nuovo incontro con un motociclista, che moto? BMW! Sembra che da queste parti le svendano. Il nuovo incontro è con un perugino, anche lui si lamenta degli incroci con le auto e ci dice che sta scendendo fino a Ushuaia, per poi tornare al nord passando da Buenos Aires e Iguaçu. Buon viaggio!

Ancora lei, ma checcià questa con i puma?

Tecnicamente, oggi la giornata prevede due grosse salite, una all’inizio e l’altra alla fine della tappa; per fortuna tutte pedalabili a parte qualche piccolo muro. Qualcuno, a cui abbiamo mandato le nostre foto, ha definito i panorami “un po’ monotoni”. Gulp! Come si scriveva nei fumetti di una volta. Però a pensarci bene bisogna dare ragione a quella persona, i panorami sono monotonamente magnifici. Anche il peggior ripio, che ti sfianca, ha la sua bellezza e non ci fai più caso quando invece di guardare in basso per evitare il milionesimo sasso troppo grosso, ti guardi in giro a vedere le montagne ed i laghetti verde smeraldo. La monotonia della bellezza.

Incrocio di mezzi di locomozione

Questa sera dormiremo a Puerto Bertrand da Doña Ester, poi domani decideremo come dividere le due tappe che ci separano da Caleta Yungay. La “sciura” Ester è una vecchia zia, pensiamo oltre i 70, pelle chiarissima ed un sorriso che non riusciamo a decifrare, quando entriamo in casa sua, non so se ci stia simpatica o antipatica. Quando chiediamo di fare la colazione alle 7:30 ci risponde che non se ne parla, lei la serve dalle 8. Poi è molto gentile, niente da dire, ci accompagna alla nostra camera in un corridoio di “cartone” dal soffitto bassissimo. Camera minuscola con un magnifico copriletto rosa confetto di pura finta seta. Tutto un po’ kitch, ma nell’insieme adorabile. Andando in camera passiamo in parte allo scaldacqua, alimentato con una bombola di gas, appeso sul muro di compensato e accesso su richiesta con dei fiammiferi che appena spenti vengono buttati sulla moquette, un esempio da manuale di sicurezza antincendio. Naturalmente, i rubinetti dell’acqua calda e fredda sono montati al contrario.

Ripio e calamina, questa è la pavimentazione per 600 km di Ruta 7

28 gennaio – giorno 17 – COCHRANE

Meteo: ⛅ 15-25
Distanza: 47 km (946)
Dislivello: 846 m (13.216)
Ripio: 44 (324)

Ieri sera abbiamo cenato in un food truck con due ottimi panini con bistecchina, lattuga e pomodoro e stando seduti su una panca con vista sul Rio Bertrand. Puerto Bertrand è un ammasso di case nate in seguito allo sviluppo del rafting sul fiume omonimo. Pochi negozi che ti ladrano, come quando abbiamo preso il pane pagato il doppio, solo perché non c’è concorrenza.

Durante la colazione parliamo un po’ con due ciclisti di Avignone che già avevamo incrociato ieri, loro sono partiti da Chaiten dove sono arrivati con un ferry. Io e Manuela ci domandiamo quanti siano quelli che iniziano la Carretera dal km 0 di Puerto Montt. Fino ad oggi non ne abbiamo visti molti. La zia Ester, alla fine, nonostante i suoi divieti si è rivelata socievole, ci ha tenuto nel suo frigo il nostro cibo più deperibile come uova, burro e frutta.

Partiamo che sono quasi le nove ed io sono già in bermuda, il mio maglione comincia ad avere un olezzo non proprio di violette, ma per fortuna ultimamente non facciamo molta vita sociale, prima o poi troveremo anche un posto decente per lavare la biancheria. I primi chilometri li facciamo in parte al Rio Baker, il colore dell’acqua è di un azzurro talmente intenso che mi ricorda quello che vedevo secoli fa in un torrente dietro il mio ufficio vicino a fabbriche che ci scaricavano porcherie chimiche, qui invece l’acqua è pura e arriva direttamente dai ghiacciai.

Panorama verso il Rio Baker

Ad un certo punto, incontriamo un tipo solitario, ci fermiamo per la solita chiacchera tra ciclisti e parliamo in spagnolo lui un po’ meno peggio di noi, ma tutti e tre piuttosto patetici. Ad un certo punto, ci chiede di dove siamo: Italiani che vivono in Québec e subito: quindi parlate in francese? Ovvio. Sono cinque minuti che facciamo strafalcioni in spagnolo e scopriamo che questo tizio arriva dalla Normandia! Saluti in francese e si riparte, lui, nonostante le quattro borse riparte a razzo, beata gioventù, e noi al nostro lento e inesorabile passo.

Nuova sosta alla Confluencia Rio Baker y Rio Neff per qualche altra foto. I due torrenti si riuniscono in un magnifico canyon estremamente pittoresco. La sosta fotografica vale sicuramente i 15 minuti persi sulla tabella di marcia, nonostante la temperatura aumenti sempre di più. Sembra di ritornare a quel maledetto caldo dei primi giorni. Mangiucchiamo qualcosa in piedi verso le 11 e ricominciamo a pedalare. Verso le 13, in un parcheggio all’ingresso del Parque Nacional Patagonia, ritroviamo il giovane normanno che sta pranzando. Ripartiamo verso altre salite e salitelle, mentre il ragazzo continua il suo lauto pranzo; ci ha detto che lui non si fermerà a Cochrane, ma continuerà verso sud, per noi invece il paesotto sarà la fine della tappa di oggi.

Durante una discesa, naturalmente sul ripio, dovendo fare attenzione alla strada, non mi accorgo che i miei bellissimi occhiali da sole che uso da una ventina di anni, sono caduti. Forse era anche ora di cambiarli, ma oltre ad avere ottime lenti, gli ci ero affezionato. Mierda! Arrivati quasi a Cochrane, il ministero dei trasporti cileno ci fa un regalo, gli ultimi tre chilometri sono pavimentati, un bel modo per darci il benvenuto.

I colori dell’acqua del Rio Baker

Troviamo da dormire da una signora proprietaria dell’Hostal Central. Abbiamo una doccia calda, anche se non ben miscelata come al solito, l’uso di un fornello e laviamo le nostre cose in un lavatoio nel cortile interno. La zia mi aveva visto con le sole calze in mano, quando le ho chiesto se potessi lavare, ma alla fine si ritrova con un bucato steso, il suo sguardo è molto eloquente, capiamo che non gradisce, la biancheria stesa non è bella da vedere per i potenziali nuovi clienti che vogliono mettere la tenda nel cortile, ma noi con mille scuse facciamo finta di non capire e finiamo il nostro bucato. Comunque, il disturbo ottico dura solo un paio di ore, il sole caldissimo ed il vento patagonico ci permettono di raccattare le nostre cose molto velocemente.
La spesa la facciamo in un supermarket, che hai i prezzi decisamente inferiori a quelli degli ultimi giorni e ci offre anche più scelta. Cuciniamo la nostra pasta e ceniamo in giardino sotto una pergola con un cane che ci guarda con occhi languidi per poter avere qualche boccone di cibo. Momento del “Caro diario”, preparazione delle borse già questa sera per guadagnare un po’ di tempo ed avanzare il più possibile verso Caleta Yungay a prendere la barcaza che ci farà avvicinare a Villa O’Higgins. Per domani previsioni meteo buonine, dopodomani misto pioggia.

Cartelli stradali che ti annunciano la buona o la cattiva novella