22 gennaio – giorno 11 – EL BLANCO
Meteo: ☀️18-20 gradi
Distanza: 35 km (653)
Dislivello: 590 m (8.472)
Ripio: 0 R (110)
Pronti, partenza, via. Anzi no, Manuela non trova più il suo Garmin. Comincio io a svuotare completamente le borse dato che sono il più sbadato ed in più la sera sono io che carico i GPS; cerchiamo anche in camera, ma non troviamo nulla. Finalmente il GPS nero si era mimetizzato sul fondo di una delle borse nere della mia gentil consorte che questa volta si deve arrabbiare solo con sé stessa.
Oggi tappa breve per riposarci e non volendo restare fermi in un posto che non offre nulla di interessante per un’intera giornata, decidiamo di spostarci fuori città. Siamo in una zona che ricorda un po’ le colline toscane, dopo poco troviamo un bel posto che sarebbe l’ideale, ma fare 15km ci sembra indecente, decidiamo di proseguire fino al villaggio di El Blanco pernottando in un campeggio che fa anche hostal. In più c’è anche un negozio di alimentari che mi fornirà una bella birra per la cena ed un paio di gelati per festeggiare la metà della Carretera Austral.
Il campeggio Las confluencias è sicuramente il più bello visitato fino ad oggi. Qualche bella camera, spaziosa e pulitissima sopra la casa dei proprietari ed una zona tende con tettoia per ripararsi da pioggia o vento, lavatoio esterno per biancheria e stoviglie ed una sala comune spaziosissima. Una sistemazione veramente ottima per passare un pomeriggio di riposo.

Dopo la solita passeggiatina e la pennichella pomeridiana ci trasferiamo nella cucina della zona campeggio per preparare la cena. Qui conosciamo due parigini, Morgan e Nicolas, che viaggiano in bici da parecchi mesi, arrivando da Cusco in Perù. L’approccio è sempre lo stesso, da dove vieni, dove vai, dove abiti, poi si passa a discussioni sulla vita di tutti i giorni e sulle tradizioni del proprio paese. La differenza di età tra le due coppie, siamo “vecchi” come i loro genitori, ci porta a discorsi abbastanza generici; però, nonostante tutto, passiamo una bella sera in compagnia di persone che hanno la nostra stessa passione.
Domani è prevista pioggia dal pomeriggio, quindi vogliamo partire presto per evitarne il più possibile.
23 gennaio – giorno 12 – VILLA CERRO CASTILLO
Meteo:🌦️ 15-20 gradi
Distanza: 65 km (718)
Dislivello: 988 m (9.470)
Ripio: 0 R (110)
Alle 7:30 siamo già sulla strada, oggi nel programma ci sono tre lunghe salite con altrettante discese. La cosa positiva è che non c’è niente di veramente duro.

Stiamo pedalando da una ventina di chilometri e quando passiamo vicino ad un bel posticino all’inizio del Parque National Cerro Castillo vediamo uscire da una casa 4 ciclisti che si immettono sulla strada dietro di noi e ci raggiungono. Li riconosciamo subito, sono i quattro nostri compagni spagnoli dell’avventura sulla barca durante la traversata da Hornopirén. Continuiamo la giornata pedalando con loro fino alla fine e pernottando nello stesso Hotel Restaurante Ruta 7 Sur.

Arrivati quasi a destinazione ci perdiamo una delle foto iconiche della Ruta 7: i tornanti di Villa Cerro Castillo. In piena euforia da discesa a palla dietro al nostro nuovo amico spagnolo Raphael passiamo il mirador dove si avrebbe la migliore posizione per prendere il famoso scatto e quando c’è ne accorgiamo è oramai troppo tardi, ci accontentiamo della foto fatta qualche tornante più in basso, chi cavolo ha voglia di risalire!

L’hotel non è affatto male, sgranocchiamo qualcosa in camera, poi doccia e il mitico pisolino. Ceniamo con del pesce al ristorante dell’albergo e passiamo a salutare gli spagnoli che non sono ancora a tavola e si stanno cucinando un bel salmone comprato in paese. Nel loro bilocale, ci offrono un bicchiere di vino, che come sempre è bevuto parlando di viaggi passati e futuri, consuetudini nazionali e cose varie.
Oggi sarebbe anche stata giornata di manutenzione bici con pompaggio pneumatici, verifica raggi e viti varie, olio catena, ma visto il meteo abbiamo volutamente “dimenticato” l’appuntamento.

Disquisizioni filosofiche – Viaggiare in bicicletta
Il viaggio in bicicletta non è solamente uno sport od una visita turistica a luoghi che si raggiungono pedalando, è anche conoscere gente di diverse culture, origini ed abitudini. Quando affrontammo il nostro primo viaggio, incrociammo una sola coppia di cicloturisti ed una ciclista solitaria, ma eravamo su un percorso sconosciuto. Già sul Southern Tier in USA qualche persona di più, ma niente di speciale. Arrivò la Pacific Coast, percorso piuttosto famoso e che ci ha regalato nuovi incontri, ma mai come la mitica Carretera Austral, qui si incrociano persone praticamente ogni giorno, si incontrano e reincontrano viaggiatori in gruppo, in coppia o da soli, di tutte le età, classi sociali e che arrivano da tutto il mondo. Si parla con loro, si pedala assieme e si resta in contatto. Ho avuto poche esperienze di viaggio in bicicletta, ma ciò che ci sta lasciando questo viaggio è qualcosa di particolare che sono sicuro, ci resterà per sempre.
24 gennaio – giorno 13 – CAMPING DOÑA DORA
Meteo:🌧️
Distanza: 81 km (799)
Dislivello: 1155 m (10.625)
Ripio: 68 R (168)
Questa mattina, partiamo più velocemente del solito, purtroppo subito in salita e dopo soli 13 km diciamo addio alla strada pavimentata che ritroveremo, sempre che ci si arrivi, solamente in Argentina a El Chaltén.

Per aggiungere una nota di piacere comincia a piovere e noi ci vestiamo per affrontare quella che sarà una lunga giornata molto bagnata. Il ripio è veramente brutto, pieno di buche e di calamina, un’altra bella caratteristica della Carretera Austral. Qui la chiamano calamina, da noi in Quebec table à laver, gli anglofoni washboard. La calamina è una delle tante bestie nere che ci tocca affrontare, una serie di cunette successive, distanti una, due o tre spanne una dall’altra, che ti spaccano i polsi e ti rimbambiscono, se vai piano non avanzi, se vai veloce rischi di spaccare tutto, te compreso. È un continuo andare a destra e sinistra della carreggiata per cercare il punto meno peggio su cui pedalare.

Al 45esimo chilometro passiamo davanti ad una garitta in cui si ripara una poveretta che controlla l’inizio di uno dei tanti cantieri di pavimentazione della Ruta 7. Per fortuna, da qui in avanti, il ripio sarà meglio fino alla fine della giornata. Al chilometro 25 della nostra bella giornata, mentre piove e tira vento, vediamo due tizi che agitano le braccia e ci fermano. Sono due ciclisti brasiliani che ci raccontano di aver dormito nel fabbricato in costruzione per gentile concessione del proprietario, che vista la meteo orribile oggi li accompagnerà con il proprio pickup fino a Puerto Rio Tranquilo. Insistono per farci entrare a vedere dove si può dormire ” restate qui, è assurdo continuare, è pericoloso, restate…”. Manuela si fa convincere ad entrare, mi dice poi che era per fare una pausa dal diluvio, io la seguo ed all’interno del fabbricato vediamo anche una coppia di olandesi che sembrano piuttosto provati. Il brasiliano continua ad insistere per farci restare qui ed alla fine gli rispondo secco che siamo in Patagonia, non a Copacabana, quindi bagnarsi fa parte del gioco. Le previsioni sono brutte per tre giorni, quindi non serve a nulla fermarsi, il discorso è chiuso, usciamo e ci rimettiamo in sella, mentre la combriccola parte in auto con l’insistente personaggio che sale sul veicolo con occhiali da sole e cache-cou. Con il cielo grigio e la pioggia? Boh! Anche questo è cicloturismo, forse il brasiliano pesava che pedalare sulla Carretera Austral, fosse come fare un giro sul set del film Bellezze in bicicletta. Non li abbiamo mai più incrociati.

Partiti i brasiliani e gli olandesi, penso di essere stato troppo brusco con chi voleva solo essere gentile, ma un consiglio, anche con le migliori intenzioni, non lo si ripete insistentemente 4-5 volte! Continuiamo sotto la pioggia, verso le 11:30 sosta per un lauto pasto a bordo strada: resti di patatine, un Mars, una pesca per me ed una banana per la signora, un po’ di arachidi. Si riparte.

Eccoci su una bella salita, poi una discesa ripida di 5 km interrotta un paio di volte da due muri piuttosto ripidi da affrontare con cautela, ed infine gli ultimi 25 km più in discesa che in salita. Arriviamo così al Camping Doña Dora. Sta ancora piovendo a dirotto e chiedo alla proprietaria se ha una cabaña. Ce ne propone una per una cifra irrisoria, accettiamo subito e lei ci viene addirittura ad accendere la stufa a legna. Quella che era cominciata come una pessima giornata sembra debba finire con una serata degna del Ritz di Place Vendôme. Il posto è molto carino, rustico, per usare un eufemismo, ma ci sentiamo dei pascià. Doccia improponibile, quindi si salta la tappa igiene, ceniamo guardando fuori dalla finestra papere e galline che razzolano intorno a noi e dopo aver steso i vestiti ad asciugare, sciacquato i piatti, preparato il necessario per la colazione, ci infiliamo nei sacchi letto. Domani è prevista altra acqua, ma la tappa sarà veramente corta, quindi non possiamo lamentarci, siamo o non siamo in Patagonia? Il panorama di oggi era ancora una volta incantevole. Montagne innevate, laghi glaciali dai colori magnifici, un bosco morto pieno di tronchi secchi. Peccato per la pioggia incessante che ci ha inumidito fino alle parti più nascoste, comunque ogni chilometro è stato memorabile.








































