Carretera Austral – 22/24 gennaio – Da COYAIQUE a CAMPING DOÑA DORA

22 gennaio – giorno 11 – EL BLANCO

Meteo: ☀️18-20 gradi
Distanza: 35 km (653)
Dislivello: 590 m (8.472)
Ripio: 0 R (110)

Pronti, partenza, via. Anzi no, Manuela non trova più il suo Garmin. Comincio io a svuotare completamente le borse dato che sono il più sbadato ed in più la sera sono io che carico i GPS; cerchiamo anche in camera, ma non troviamo nulla. Finalmente il GPS nero si era mimetizzato sul fondo di una delle borse nere della mia gentil consorte che questa volta si deve arrabbiare solo con sé stessa.
Oggi tappa breve per riposarci e non volendo restare fermi in un posto che non offre nulla di interessante per un’intera giornata, decidiamo di spostarci fuori città. Siamo in una zona che ricorda un po’ le colline toscane, dopo poco troviamo un bel posto che sarebbe l’ideale, ma fare 15km ci sembra indecente, decidiamo di proseguire fino al villaggio di El Blanco pernottando in un campeggio che fa anche hostal. In più c’è anche un negozio di alimentari che mi fornirà una bella birra per la cena ed un paio di gelati per festeggiare la metà della Carretera Austral.
Il campeggio Las confluencias è sicuramente il più bello visitato fino ad oggi. Qualche bella camera, spaziosa e pulitissima sopra la casa dei proprietari ed una zona tende con tettoia per ripararsi da pioggia o vento, lavatoio esterno per biancheria e stoviglie ed una sala comune spaziosissima. Una sistemazione veramente ottima per passare un pomeriggio di riposo.

Le colline toscane della Patagonia

Dopo la solita passeggiatina e la pennichella pomeridiana ci trasferiamo nella cucina della zona campeggio per preparare la cena. Qui conosciamo due parigini, Morgan e Nicolas, che viaggiano in bici da parecchi mesi, arrivando da Cusco in Perù. L’approccio è sempre lo stesso, da dove vieni, dove vai, dove abiti, poi si passa a discussioni sulla vita di tutti i giorni e sulle tradizioni del proprio paese. La differenza di età tra le due coppie, siamo “vecchi” come i loro genitori, ci porta a discorsi abbastanza generici; però, nonostante tutto, passiamo una bella sera in compagnia di persone che hanno la nostra stessa passione.
Domani è prevista pioggia dal pomeriggio, quindi vogliamo partire presto per evitarne il più possibile.

23 gennaio – giorno 12 – VILLA CERRO CASTILLO

Meteo:🌦️ 15-20 gradi
Distanza: 65 km (718)
Dislivello: 988 m (9.470)
Ripio: 0 R (110)

Alle 7:30 siamo già sulla strada, oggi nel programma ci sono tre lunghe salite con altrettante discese. La cosa positiva è che non c’è niente di veramente duro.

I nostri compagni di “barca” del traghetto di Hornopirén ritrovati dopo una decina di giorni

Stiamo pedalando da una ventina di chilometri e quando passiamo vicino ad un bel posticino all’inizio del Parque National Cerro Castillo vediamo uscire da una casa 4 ciclisti che si immettono sulla strada dietro di noi e ci raggiungono. Li riconosciamo subito, sono i quattro nostri compagni spagnoli dell’avventura sulla barca durante la traversata da Hornopirén. Continuiamo la giornata pedalando con loro fino alla fine e pernottando nello stesso Hotel Restaurante Ruta 7 Sur.

Arrivati quasi a destinazione ci perdiamo una delle foto iconiche della Ruta 7: i tornanti di Villa Cerro Castillo. In piena euforia da discesa a palla dietro al nostro nuovo amico spagnolo Raphael passiamo il mirador dove si avrebbe la migliore posizione per prendere il famoso scatto e quando c’è ne accorgiamo è oramai troppo tardi, ci accontentiamo della foto fatta qualche tornante più in basso, chi cavolo ha voglia di risalire!

I tornanti prima di Villa Cerro Castillo

L’hotel non è affatto male, sgranocchiamo qualcosa in camera, poi doccia e il mitico pisolino. Ceniamo con del pesce al ristorante dell’albergo e passiamo a salutare gli spagnoli che non sono ancora a tavola e si stanno cucinando un bel salmone comprato in paese. Nel loro bilocale, ci offrono un bicchiere di vino, che come sempre è bevuto parlando di viaggi passati e futuri, consuetudini nazionali e cose varie.
Oggi sarebbe anche stata giornata di manutenzione bici con pompaggio pneumatici, verifica raggi e viti varie, olio catena, ma visto il meteo abbiamo volutamente “dimenticato” l’appuntamento.

Non è un quadro, ma la finestra della nostra camera

Disquisizioni filosofiche – Viaggiare in bicicletta

Il viaggio in bicicletta non è solamente uno sport od una visita turistica a luoghi che si raggiungono pedalando, è anche conoscere gente di diverse culture, origini ed abitudini. Quando affrontammo il nostro primo viaggio, incrociammo una sola coppia di cicloturisti ed una ciclista solitaria, ma eravamo su un percorso sconosciuto. Già sul Southern Tier in USA qualche persona di più, ma niente di speciale. Arrivò la Pacific Coast, percorso piuttosto famoso e che ci ha regalato nuovi incontri, ma mai come la mitica Carretera Austral, qui si incrociano persone praticamente ogni giorno, si incontrano e reincontrano viaggiatori in gruppo, in coppia o da soli, di tutte le età, classi sociali e che arrivano da tutto il mondo. Si parla con loro, si pedala assieme e si resta in contatto. Ho avuto poche esperienze di viaggio in bicicletta, ma ciò che ci sta lasciando questo viaggio è qualcosa di particolare che sono sicuro, ci resterà per sempre.

24 gennaio – giorno 13 – CAMPING DOÑA DORA

Meteo:🌧️
Distanza: 81 km (799)
Dislivello: 1155 m (10.625)
Ripio: 68 R (168)

Questa mattina, partiamo più velocemente del solito, purtroppo subito in salita e dopo soli 13 km diciamo addio alla strada pavimentata che ritroveremo, sempre che ci si arrivi, solamente in Argentina a El Chaltén.

L’ultimo chilometro pavimentato prima dell’Argentina

Per aggiungere una nota di piacere comincia a piovere e noi ci vestiamo per affrontare quella che sarà una lunga giornata molto bagnata. Il ripio è veramente brutto, pieno di buche e di calamina, un’altra bella caratteristica della Carretera Austral. Qui la chiamano calamina, da noi in Quebec table à laver, gli anglofoni washboard. La calamina è una delle tante bestie nere che ci tocca affrontare, una serie di cunette successive,  distanti una, due o tre spanne una dall’altra, che ti spaccano i polsi e ti rimbambiscono, se vai piano non avanzi, se vai veloce rischi di spaccare tutto, te compreso. È un continuo andare a destra e sinistra della carreggiata per cercare il punto meno peggio su cui pedalare.

Incontri

Al 45esimo chilometro passiamo davanti ad una garitta in cui si ripara una poveretta che controlla l’inizio di uno dei tanti cantieri di pavimentazione della Ruta 7. Per fortuna, da qui in avanti, il ripio sarà meglio fino alla fine della giornata. Al chilometro 25 della nostra bella giornata, mentre piove e tira vento, vediamo due tizi che agitano le braccia e ci fermano. Sono due ciclisti brasiliani che ci raccontano di aver dormito nel fabbricato in costruzione per gentile concessione del proprietario, che vista la meteo orribile oggi li accompagnerà con il proprio pickup fino a Puerto Rio Tranquilo. Insistono per farci entrare a vedere dove si può dormire ” restate qui, è assurdo continuare, è pericoloso, restate…”. Manuela si fa convincere ad entrare, mi dice poi che era per fare una pausa dal diluvio, io la seguo ed all’interno del fabbricato vediamo anche una coppia di olandesi che sembrano piuttosto provati. Il brasiliano continua ad insistere per farci restare qui ed alla fine gli rispondo secco che siamo in Patagonia, non a Copacabana, quindi bagnarsi fa parte del gioco. Le previsioni sono brutte per tre giorni, quindi non serve a nulla fermarsi, il discorso è chiuso, usciamo e ci rimettiamo in sella, mentre la combriccola parte in auto con l’insistente personaggio che sale sul veicolo con occhiali da sole e cache-cou. Con il cielo grigio e la pioggia? Boh! Anche questo è cicloturismo, forse il brasiliano pesava che pedalare sulla Carretera Austral, fosse come fare un giro sul set del film Bellezze in bicicletta. Non li abbiamo mai più incrociati.

Dopo Villa Cerro Castillo

Partiti i brasiliani e gli olandesi, penso di essere stato troppo brusco con chi voleva solo essere gentile, ma un consiglio, anche con le migliori intenzioni, non lo si ripete insistentemente 4-5 volte! Continuiamo sotto la pioggia, verso le 11:30 sosta per un lauto pasto a bordo strada: resti di patatine, un Mars, una pesca per me ed una banana per la signora, un po’ di arachidi. Si riparte.

Un cane bisognoso di affetto che ci ha seguiti per qualche chilometro

Eccoci su una bella salita, poi una discesa ripida di 5 km interrotta un paio di volte da due muri piuttosto ripidi da affrontare con cautela, ed infine gli ultimi 25 km più in discesa che in salita. Arriviamo così al Camping Doña Dora. Sta ancora piovendo a dirotto e chiedo alla proprietaria se ha una cabaña. Ce ne propone una per una cifra irrisoria, accettiamo subito e lei ci viene addirittura ad accendere la stufa a legna. Quella che era cominciata come una pessima giornata sembra debba finire con una serata degna del Ritz di Place Vendôme. Il posto è molto carino, rustico, per usare un eufemismo, ma ci sentiamo dei pascià. Doccia improponibile, quindi si salta la tappa igiene, ceniamo guardando fuori dalla finestra papere e galline che razzolano intorno a noi e dopo aver steso i vestiti ad asciugare, sciacquato i piatti, preparato il necessario per la colazione, ci infiliamo nei sacchi letto. Domani è prevista altra acqua, ma la tappa sarà veramente corta, quindi non possiamo lamentarci, siamo o non siamo in Patagonia? Il panorama di oggi era ancora una volta incantevole. Montagne innevate, laghi glaciali dai colori magnifici, un bosco morto pieno di tronchi secchi. Peccato per la pioggia incessante che ci ha inumidito fino alle parti più nascoste, comunque ogni chilometro è stato memorabile.

Vicine di campeggio

Carretera Austral – 20/21 gennaio – Da VILLA AMENGUAL a COYAIQUE

20 gennaio – giorno 9 – REFUGIO CABAÑA CHINOOK

Meteo: ☀️20-30 gradi
Distanza: 81 km (551)
Dislivello: 861 m (6.982)
Ripio: 0 R (110)
Traccia: https://ridewithgps.com/trips/146085680

La signora, che ieri sera ci sembrava scorbutica, si rivela invece di buona ciacola e ritardiamo la partenza fermandoci a parlare con lei per un po’ di tempo. Si discute di famiglia e di figli, tesse elogi dei suoi che oramai sono autonomi e via da casa ed ascolta quanto le raccontiamo della nostra. Alla fine, constatiamo che i valori famigliari non sono molto diversi dai nostri anche se viviamo dall’altra parte del mondo. Una sua domanda ci fa sorridere e riflettere su certi stereotipi: È vero che la mentalità italiana è molto machista?
Dobbiamo spiegare che le mentalità sono molto cambiate rispetto a quelle dei primi immigrati italiani di fine ‘800, che forse quella era l’immagine che avevano lasciato i nostri compatrioti arrivati qui in gran numero un secolo fa. Contiamo a discutere su come si educano oggi i figli, della figura della donna al lavoro ed in pochi minuti riorganizziamo il ministero della famiglia di Cile, Canada ed Italia.
Salutiamo la signora dell’hostal e partiamo con una bella temperatura fresca. Poco dopo essere usciti dal paesino passiamo sotto una magnifica parete di 4-500 metri di granito, peccato sia qui, se fosse di più facile accesso, sarebbe sicuramente piena di vie d’arrampicata. Durante una sosta mangiucchiando frutta secca, restiamo con il naso all’insù a ricordare i bei tempi in cui eravamo alpinisti, poi io mi ricopro di crema solare e via verso i prossimi chilometri. Ieri abbiamo passato il cartello dei 500, siamo quasi a metà e fra un paio di giorni si continuerà esclusivamente sul ripio.

Le pareti dopo Villa Amengual

Come sempre durante il giorno la temperatura si alza di molto, ma senza raggiungere i livelli di ieri, a mezzogiorno per il pranzo sfruttiamo i tavolini del giardino comunale di Villa Manihuales. Scriviamo al proprietario di un refugio con buone recensioni ed in cui vorremmo passare la notte, poi ci rimettiamo in strada. Il vento è aumentato ed è frontale, una folata fa quasi cadere Manuela, gli improperi non si risparmiano, ma la forza di questo vento non sarà nulla rispetto a ciò che ci aspettiamo più a sud. Poco prima di arrivare a destinazione prendiamo la X-50 in direzione di Puerto Aysen, questa variante alla Carretera è oramai preferita al percorso originale che, anche se più corto, ha un ripio orribile. Ci si reimmetterà sulla strada principale a qualche chilometro dalla città di Coyhaique.

Non buttare immondizia, non essere un maiale

Al nostro contatto per il refugio avevamo detto che saremmo arrivati da lui tra le 16 e le 17, ma arrivando prima il cancello è chiuso e ci sediamo per terra ad aspettare dato che i cellulari in questa zona non funzionano e non esistono campanelli. Puntualissimo, all’orario concordato Jaime arriva ad aprirci e ci accompagna alla nostra dimora, questa sera alloggeremo in un bel chalet con un grande soggiorno, una camera da letto, il bagno ed un porticato. A pochi metri da noi c’è un piccolo fabbricato usato come atelier e poi la casa del nostro ospite.

Portiamo le borse all’interno, distendiamo la tenda ad asciugare al sole, laviamo e distendiamo un po’ di biancheria e poi, come d’accordo, ci dirigiamo alla casa del proprietario del Refugio Chinook. Dall’esterno l’architettura della casa ha qualcosa di orientaleggiante, gli angoli del tetto si rialzano come nelle pagode, quando entriamo sentiamo un odore di vecchi mobili, alle pareti dei bei quadri e lampade italiane, guardandoci attorno notiamo che la casa non è come tutte le altre che abbiamo visto qui in Cile ed è qui che comincia il racconto di Jaime, il proprietario. Ci racconta che l’ha comprata da un antiquario olandese appassionato di cultura asiatica, che l’aveva costruita per viverci, ma, dopo due soli inverni, decise che la Patagonia non faceva per lui e quindi la mise in vendita. Jaime l’acquistò ed ora ci passa sempre più tempo affittando lo chalet adiacente ai pescatori che vengono anche dall’Europa per pescare il prelibato salmone Chinook, ci dice che nel torrente sotto casa sono stati pescati pesci da oltre 35 kg (a scanso equivoci documentati da fotografie). Ad un certo punto, veniamo interrotti dal suo amico Jack, un americano originario del nord dello stato di New York, Jack ha acquistato una particella del terreno di Jaime e ci ha costruito la sua casa. Adesso è qui per chiedere al suo amico se ha bisogno di qualcosa dato che sta andando a 22km a Villa Manihuales a fare la spesa; io ne approfitto per chiedere se mi prende una birra per la mia cena. Dopo l’interruzione, continua il racconto di Jaime che una volta era un giornalista politico, poi si stancò della corruzione dilagante in Sud America e passò al giornalismo turistico. Mentre viveva in Brasile scrisse per diverso tempo per un importante quotidiano di San Paolo ed oggi ritiene di saper scrivere meglio in portoghese che in spagnolo, raccontandoci la sua vita sparisce nella stanza in parte tornando con alcuni suoi articoli sull’Italia.
Lo salutiamo dicendogli che continueremo volentieri il discorso dopo esserci lavati ed aver cenato. Appena tornati allo chalet il suo amico Jack bussa alla porta per darmi non una, ma due lattine di birra fresca che rifiuta di farsi pagare. Dopo cena, saliamo nella parte alta della proprietà dove Jaime ha costruito un altro rifugio con una bella sala comune ed una zona notte con dormitorio. Ci spiega che sta facendo qualche lavoro per migliorare la proprietà, di lavorare nel giornalismo non ne ha più voglia, non riesce più a sopportare i compromessi, quindi oggi a 67 anni ha detto: “Ciao bye” e si vuole ritirare definitivamente qui.
Ci fa poi entrare nella casa di Jack, si parla e si ricostruisce il mondo. Razzismo, avversione verso i francofoni nel Canada anglofono, varie storie cilene, americane, canadesi ed italiane, tirando sera c’è chi si scola altre birre, non noi ciclisti che vorremmo andare a dormire. Torniamo a casa di Jaime per pagarlo e si comincia a parlare di musica; prima ci racconta di come certi cantanti italiani che noi consideravamo “nazionalpopolari” avessero fatto un successone in Cile e nel resto del Sud America. Come me, anche lui ascolta musica di ogni tipo e guadagna ancora più considerazione quando mi dice di essere un appassionato degli Inti Illimani, il mitico gruppo cileno della mia gioventù, secondo lui, al di là del discorso politico, erano dei geni a livello artistico.
Questa sera abbiamo avuto, ancora una volta, un bell’incontro con una persona estremamente colta e piacevole; non sappiamo se è solo fantasia oppure è proprio vero che la gente della Patagonia sia tutta così socievole. Non siamo autori famosi come Bruce Chatwin o Louis Sepulveda che giravano da queste parti alla ricerca di storie sentite a destra o a manca, ad ascoltare di Butch Cassidy, del milodonte o del vecchio pilota Capitano Palacios, siamo solo due ciclisti che stanno percorrendo uno dei più famosi e magnifici itinerari del pianeta, un itinerario che ogni cicloturista, motociclista, backpacker dovrebbe percorrere nella sua vita.
Sono quasi le 23 quando andiamo a dormire, oggi uno sgarro alla regola, ma ne valeva la pena.

21 gennaio – giorno 10 – COYAIQUE

Meteo: 🌦️18-20 gradi
Distanza: 66 km (618)
Dislivello: 900 m (7.882)
Ripio: 0 R (110)
Traccia: https://ridewithgps.com/trips/146085691

Ieri sera, parlando con Jaime, gli avevamo chiesto se valesse la pena deviare per Puerto Aysen. Prontamente, lui ci risponde che il suo caro amico Cesar viveva in quella città ed era caduto in depressione perché piove sempre; sembra che sia addirittura il posto più piovoso del Cile. In effetti, nei dintorni di Villa Manihuales, si vedevano tantissimi pioppi che non sono certamente alberi da zona secca. Per confermare quanto appena dettoci, le previsioni di oggi sono pessime e quindi… bye bye Puerto Aysen, ci dirigiamo direttamente a Coyaique. Tanto per parlare di pioggia, questa mattina partiamo sotto l’acqua, ma la fortuna è dalla nostra parte e dopo poco possiamo spogliarci e ripartire più leggeri.
Qualche chilometro e ci si ferma in un bel posto a mangiare della pasta fritta con un caffè. Vedendo le bici, una coppia, lui australiano e lei colombiana, ci interroga su dove andiamo, da dove veniamo, gli “WOW” si sprecano e la signora prima di andarsene fa un reportage fotografico completo ai nostri mezzi. Durante la sosta ricomincia a piovere e così sarà per le prossime due ore, quando decidiamo di fermarci per la pausa pranzo, troviamo solo uno strapiombo roccioso che fiancheggia la Ruta 7 e così ci tocca mangiare in piedi, ma almeno all’asciutto.

Pausa pranzo al riparo di uno strapiombo

Si ricomincia sempre sotto la pioggia ed arriviamo al tunnel in salita indicatoci da Jaime; la prima parte è aperta sul lato a valle e la seconda molto ben illuminata, anche se noi preferiamo accendere le nostre luci per ulteriore prudenza. Finalmente, ritorna il sole, ci si spoglia per la seconda volta e si riparte.

Bloccata a terra o problemi mentali apparsi dopo troppi chilometri?

Bella discesa che ci rinfresca, entrata in città e ricerca dell’alloggio per la notte. Ci affidiamo al punteggio di Booking, ma questa volta il posto si rivela inferiore alle note pubblicate, tutto è passabile, ma la cucina a disposizione dei clienti è veramente sporca. Il pomeriggio di relax si rivela un avanti e indietro dall’ostello, prima in una direzione per l’acquisto del gas, poi dall’altra per la spesa in un buon supermercato, poi di nuovo dalla parte opposta per il ristorante, alla fine ci saremo fatti una buona decina di km a piedi prima di ritirarci per la notte.
Prima di spegnere la luce, scendiamo in cucina a cuocere uno dei nostri classici piatti da mezzogiorno, uova sode e wurstel. Con questa accoppiata poco ingombrante, abbiamo due pasti garantiti con proteine, poco peso e reperibile quasi ovunque. Forse non saranno la miglior dieta per uno sportivo, ma alla qualità ci penseremo al nostro ritorno, come disse una nutrizionista: Durante un lungo sforzo fisico come il nostro, mangia ciò che puoi e che riesci a mangiare, l’importante è mangiare.
Ultima azione della giornata, una breve video chiamata alla nostra princess per tenersi sempre in contatto ed essere aggiornati sulla sua vita da studentessa montrealese.

Carretera Austral – 17/19 gennaio – Da VILLA VANGUARDIA a VILLA AMENGUAL

17 gennaio – giorno 6 – LA JUNTA

Meteo: ☀️10-30 gradi
Distanza: 38 km (339)
Dislivello: 505 m (4.086)
Ripio: 0 R (83)
Traccia: https://ridewithgps.com/trips/146085663

Oggi sveglia alle 6:45, apro gli occhi mezz’ora prima della sveglia, ma mi giro dall’altra parte e mi riaddormento come un sasso subito dopo. Oggi impieghiamo un po’ più di due ore per partire, al posto dell’abituale ora e mezza. Siamo un po’ stanchi, 4 mesi fa, sulla Pacific Coast avevamo cominciato ad ingranare molto più velocemente, ma quella, in confronto al nostro attuale viaggio, era una passeggiata. Oggi tappa corta, solo una quarantina di km, poiché ho proposto a Manuela di dormire in un letto per fare una mezza giornata di riposo e rilassarci un po’.


Alla fine di una delle poche salite odierne, ci fermiamo davanti ad una casa, dove una signora ha piazzato un rimorchio, che usa per preparare caffè e sandwich. Ha un frigo, un bollitore per l’acqua, Nescafé e tutto ciò che serve per proporre ai viandanti una piacevole sosta all’ombra della tettoia costruita in parte. Mentre noi prendiamo il nostro caffè lei sparisce e, quando ripartiamo, vediamo che è tornata nel giardino di casa a stendere il bucato. Questo ci fa dedurre che i clienti non siano molti e la casa deve continuare ad essere gestita.
Arriviamo a La Junta, villaggetto carino e troviamo velocemente una camera nell’hostal Tia Lety. La casa sarebbe anche carina se fosse tenuta con più amore, ma il giardino sgarrupato, pieno di carabattole e una proprietaria piuttosto scorbutica abbassano la qualità del posto. Vedendo una lavatrice, chiediamo se è possibile lavare dei vestiti, ma quando ci dice il prezzo assurdo, decidiamo di arrangiarci lavandoli a mano e stendendoli al sole ed al vento, in un paio d’ore il nostro guardaroba è tutto quasi pulito, quasi profumato e asciutto.

Hostal Tia Lety, camera con gatto

Completiamo la nostra piccola ribellione mangiando in camera anche se sarebbe vietato. Segue un pisolino ristoratore e poi l’uscita per la spesa. La sera ceniamo in un ristorante e vi ritroviamo i due svizzeri con il camper incontrati dopo il campeggio di Lago Rio Negro. Uno dei due è più scoraggiato che mai dato che non hanno ancora risolto i problemi meccanici, ci dice che sarà l’ultimo viaggio della sua vita in camper, il suo amico la prende più con filosofia ridendo della sfortuna che si accanisce contro di loro. La serata passa piacevolmente in loro compagnia e rientreremo solo alle 22. Ancora una volta gli incontri sulla Carretera confermano quello che oramai è il piacevole complemento ai viaggi in bicicletta: l’incontro con le persone.

18 gennaio – giorno 7 – Coordinate 44.55687S, 72.47754W

Meteo: ☀️6-30 gradi (anche più per me)
Distanza: 80 km (419)
Dislivello: 960 m (5.016)
Ripio: 15 R (98)
Traccia: https://ridewithgps.com/trips/146085622

Sveglia con comodo, colazione all’hostal e con gli affettati che ci vengono serviti in abbondanza prepariamo un paio di panini utili per il pranzo. Fin dalla partenza Manuela continua a lamentarsi del proprio deragliatore, comunque a mezzogiorno arriviamo a Puyuhuapi dove incontriamo la coppia franco-belga. Pranziamo in riva al fiordo mentre la temperatura continua a salire.

Rio Quelat

Quando riprendiamo pedaliamo per un po’ arrivando ad un campeggio con cabañas, ma è veramente presto, poi arriviamo ad un altro spot suggerito su Facebook da un noto cicloviaggiatore veneto dove si dice si possano anche avvistare dei delfini, lo stesso posto è segnalato anche su OsmAnd, ma sono solo le 15 ed allora continuiamo. Altro spot segnalato da iOverlander, non male, ma ancora presto. Saranno le 17:30 quando vediamo un buco negli alberi e poco lontano un bel torrente.

Campeggio sul rio

Il sito è ben nascosto e dalla strada non si vede nulla, ci sistemiamo in uno spiazzo sul quale qualcuno ha costruito un riparo per il sole con un paio di enormi foglione e cominciamo a sistemarci per passare la notte. A turno andiamo al torrente a lavarci e, data la poca corrente e la profondità inesistente, l’acqua non è nemmeno fredda, dopo una giornata come quella di oggi, direi che è piacevole rinfrescarci anche in questo modo rudimentale.
Non passa un’ora che spuntano un paio di ciclisti sicuramente lì per il nostro stesso motivo, loro però decidono di girare a sinistra e spariscono dietro la vegetazione, li vedremo dopo un po’ in ammollo come noi nel torrente, anche se piuttosto lontani li riconosciamo: è la coppia franco-belga. Noi continuiamo con la cena, il solito dopocena e finalmente, verso le 20 montiamo la tenda. Sono solo le 21 quando ci infiliamo nei sacchi letto e come al solito io dopo qualche minuto, passo già in un’altra galassia.
La notte, mi capita di dover uscire dalla tenda ed alzando gli occhi non posso che restare impressionato per la magnifica vista delle stelle. Se non fosse che sono poco vestito ed ho molto sonno starei qui fuori con il naso all’insù molto più a lungo; grazie alla mancanza della luna e di qualsiasi inquinamento luminoso, le stelle sono uno spettacolo fantastico, questa è un’altra delle cose che ci fanno amare il viaggiare in questo modo.

Disquisizioni filosofiche – Il campeggio libero

Come insegna il buonsenso e le esperienze di tanti altri viaggiatori, quando si ha una strana sensazione e non ci si sente in sicurezza nel posto trovato per pernottare, è già un indizio che è meglio cercare altrove. Sperduti nel nulla o in posti più frequentati, certi o con qualche dubbio, è sempre meglio aspettare l’ultimo minuto per montare la tenda ed essere estremamente discreti. Sulla Carretera Austral non abbiamo mai sentito di incidenti avvenuti a chi campeggia in questo modo, ma è sempre prudente rispettare le regole da “Manuale delle giovani marmotte” e ascoltare i suggerimenti di altri ciclisti.

19 gennaio – giorno 8 – VILLA AMENGUAL

Meteo: ☀️ 12-46 gradi (sul Garmin)
Distanza: 51 km (470)
Dislivello: 1105 m (6.121)
Ripio: 12 R (110)
Traccia: https://ridewithgps.com/trips/146085694

Alla partenza, la temperatura si sta già alzando. Ieri la scelta di avanzare così tanto sulla strada era anche per poter affrontare un’altra delle parti toste della Carretera al mattino presto con meno chilometri nelle gambe. Il primo scoglio di oggi, dopo 12 km di ripio discreto, è la Cuesta Quelat, 10 km di salita piuttosto ripida con 16 tornanti. La cosa positiva è che non fa ancora caldo e tafani o coliguachos sono ancora quasi tutti a riposo. In cima alla cuesta incontriamo un cantiere dei lavori di pavimentazione ed abbandoniamo il ripio fino a destinazione.

Una delle grandi salite: la Cuesta Quelat

Piano piano arriviamo alla seconda difficoltà della giornata, la salita che porta al Paso Moraga, la salita è più corta della precedente, ma il Garmin segna 46 gradi centigradi! La temperatura sarà anche sfalsata dal colore nero nel GPS e delle borse nere, ma sull’asfalto, con il sole che ci colpisce la zucca e quei maledetti insetti che ci volano intorno come gli indiani che accerchiano un campo di pionieri nei film sul vecchio West, la salita è estenuante e prima di andare a cercare un posto per dormire, ci fermiamo in un minimarket trovato all’inizio del villaggio per scolarci una bibita fresca.

Arrancando sulla Cuesta

Il primo posto in cui andiamo a cercare da dormire è pieno, ma la proprietaria ci riferisce all’hostal El Michay, gestito da una sua amica. Per cenare invece decidiamo di ascoltare il consiglio della signora del minimarket e ci dirigiamo a piedi quasi un chilometro fuori dal villaggio. Al ristorante La casona nel Bosque, mangiamo molto bene e, parlando con il proprietario, scopriamo che da lui avremmo speso poco di più per delle magnifiche camere con bagno privato. Vabbè siamo o non siamo gente che dorme sotto i ponti?

Arrancando sulla Cuesta 2…in compagnia dei tafani

Ritornati all’hostal salutiamo un gruppo di chiassosi europei che viaggiano con al seguito un furgoncino che gli trasporta bagagli ed eventualmente anche loro stessi sui tratti meno interessanti o troppo faticosi. Oggi indosso una maglietta regalatami molti anni fa dal titolare di un negozio di sport, la loro guida mi fissa, guarda la t-shirt, si avvicina chiedendomi se sono di Brescia. Il tipo, nonostante un forte accento spagnolo, parla perfettamente italiano, è argentino ma ha vissuto per anni proprio nella mia città di nascita, rifornendosi di materiale sportivo nello stesso negozio. Cominciamo a parlare e scopro che ha fatto fantastici giri in bici portandosi addirittura la propria bici in vetta all’Aconcagua. Discussioni inutili su viaggi e modi di fare del cicloturismo, sicuramente non ci incroceremo più dato che i suoi “atleti” viaggiano a velocità che noi non possiamo permetterci con i nostri muli da soma…Mentre io parlo con lui, Manuela si intrattiene con tre giovani parigini che sono in anno sabbatico e percorrono anche loro la stessa mitica strada.

Disquisizioni filosofiche – La pavimentazione della Carretera Austral

Una riflessione sulla Carretera di oggi e quella di “una volta” (costruita dal 1976 al 1996, ultimi 100 km nel 2000): oggi per metà è pavimentata… non è più come quella di tanti anni fa quando era sterrata dall’inizio alla fine.

A chi fa certe considerazioni vorrei dire che è vero che magari chi la fece subito dopo l’inaugurazione fece più fatica di noi, ma vorrei dire ai viaggiatori critici e nostalgici del tempo che fu, che non sono certamente più fighi di quando Livingstone scoprì le cascate Vittoria o ancora prima di Marco Polo quando partì per l’Oriente. La pavimentazione della Carretera Austral è una normale evoluzione di una regione in cui vivono migliaia di persone che magari sono stanche di andare dal punto A al punto B della loro regione respirando polvere ad ogni metro e pagando costi elevati per ricevere merce. Noi siamo qui nel 2023 e percorrere questa strada con la metà della distanza su sterrato, spesso con washboard o calamina per dirla come i locali, non è come pedalare sulla ciclabile dietro casa. Ad ogni epoca le proprie sfide.

Carretera Austral – 14/16 gennaio – Da HORNOPIRÉN a VILLA VANGUARDIA

14 gennaio – giorno 3 – CAMPING LAGO RIO NEGRO

Meteo: 🌧️15-20 gradi
Distanza: 19 km (155)
Dislivello: 434 m (1.791)
Ripio: 19 R (65)
Traccia: https://ridewithgps.com/trips/146085676

La mattina, consumiamo la nostra colazione in albergo e ci dirigiamo verso il molo sperando di poter salire con la nostra prenotazione per domani. No problema! Ci dice uno degli operai, per i ciclisti basta pagare e c’è sempre un posto ed alle 10 si salpa in direzione di Caleta Gonzalo; il viaggio durerà circa tre ore e mezza.

L’imbarco da Hornopirén

A bordo, conosciamo quattro spagnoli con cui condividiamo la nostra preoccupazione: riuscire a percorrere i 10 km di ripio che separano il molo di arrivo da quello successivo in tempo per salire sulla seconda barcaza. Si arriva alle 13:30 e si riparte alle 14:00, tra scarico e carico in bicicletta sarà impossibile e l’unica soluzione sarà quella di chiedere un passaggio a qualcuno.

Il traghetto di Hornopirén
Tra le due barcaze di Caleta Gonzalo

Quando scendiamo dal primo attracco, un cileno solitario ed una coppia under 30 con bici semi-scariche partono a razzo pedalando come dei matti; noi vecchietti riusciamo letteralmente ad “imbarcarci” su una barca trainata da un camioncino. Uno degli spagnoli si installa in una gabbia nel cassone e gli altri tre con “los italianos de Canadá“, come veniamo soprannominati, nella barca con le 6 bici.

Ciclista spagnolo in gabbia

Saremo gli ultimi ad arrivare alla seconda barcaza, ma ce la faremo a salire per il passaggio successivo. Anche i 3 ciclisti allo sbaraglio arrivano sfiniti pochi secondi dopo e saranno accolti con applausi da tutti i passeggeri. Arriviamo a Caleta Gonzalo e ripartiamo sul ripio alla ricerca di un posto tenda; ci fermeremo al Camping Lago Rio Negro, un campeggio rustico che offre bellissimi ripari per la pioggia; noi ci sistemiamo sotto una piccola tettoia che dispone anche di una panca per poter cucinare e mangiare comodamente. Servizi igienici ed acqua potabile sono a pochi passi, una sistemazione a cinque stelle anche per questa notte.

Camping Lago Rio Negro

Disquisizioni filosofiche – Le barcaze

Quella di Hornopirén è forse la più problematica, soprattutto per i 10 chilometri sterrati, di cui una parte in salita, che separano il pontile di arrivo della prima tratta dalla seconda. Sono diversi anni che gli orari sono anti-bici, meglio informarsi sul sito della compagnia. Comunque, le soluzioni sono semplici: pedalare come forsennati (i tre incontrati erano veramente forti e sono arrivati al limite), chiedere un passaggio durante la navigazione o mentre si aspetta il primo imbarco, infine la soluzione più filosofica è di prendersela comoda ed aspettare la successiva, nel 2023 c’erano due barcaze al giorno ed un posto per dormire sotto le stelle lo si trova sempre.

15 gennaio – giorno 4 – PUERTO CÁRDENAS

Meteo: ☀️6-30 gradi
Distanza: 83 km (238)
837 m (2.628)
Ripio: 16 R (83)
Traccia: https://ridewithgps.com/trips/146085702

Sveglia alle 6:30 e solita colazione con Nescafé, pane e marmellata stradolce, poi partenza con una bella salita impegnativa; siamo sempre sul ripio da cui usciremo solo dopo 16 km.

La foresta pluviale cilena

Prima sosta in un belvedere in cui è parcheggiato un camper con due svizzeri che hanno dormito qui. Saluti d’obbligo, frasi di circostanza sul nostro e loro viaggio, sulla pessima qualità del loro mezzo e sulla bellezza del posto in cui ci troviamo. Siamo in una foresta pluviale e si vede: felci alte due metri, enormi foglioni rotondi dal diametro che passa abbondantemente il metro. Fa ancora freschino, ma con il sole che comincia a passare tra gli alberi la temperatura e l’umidità aumenta velocemente.

Una bambina cinquantenne si diverte in equilibrio con lo sfondo del lago Rio Negro


Pedala, pedala e magicamente ci ritroviamo sulla strada pavimentata. La sensazione, soprattutto la prima volta, è strana come strana sarà la sensazione di pedalare tra Chaitén e Puerto Cárdenas, quasi sempre in piano, a volte, anche con un piacevole vento a favore. A Chaitén facciamo la spesa prima di pranzare a “La pizzería”, hamburger e birra alla spina, un sogno. Il top è quando chiediamo alla cameriera dove poter cambiare del denaro e gentilmente lei ci propone di farlo da loro.
Ripartenza, dopo il lauto pasto, ci fermeremo ancora in un villaggetto per comprare una Coca e delle carote. Qui ritroviamo un cavo di sicurezza per la bici che potrebbe sostituire quello che io ho perduto l’altro ieri, il cavo è chiuso, ma noi non abbiamo nulla da fare la sera ed in fondo sono solamente 10.000 combinazioni, chi sarà lo scopritore? Nel pomeriggio pedaliamo in una fantastica valle, da cui si vedono ghiacciai in lontananza, siamo a livello del mare, ma ci sembra di essere in Valtellina, un’enorme Valtellina con una densità abitativa decisamente inferiore.
Si arriva a Puerto Cárdenas, più che un villaggio è una località sulla carta geografica, non c’è nulla! Qualche casa ed un bel lodge costosissimo che non rientra nei nostri piani, quindi attraversiamo il torrente per dirigerci al famoso campeggio libero sotto il ponte.
La mamma diceva sempre: Stai attento che se non studi finirai sotto i ponti! Alla fine sotto il ponte ci sono arrivato veramente, diciamo per scelta. Presa una stradina sulla sinistra arriviamo in uno spiazzo riparato dal vento, all’inizio degli alberi c’è già una tenda, ma l’altra piazzola disponibile è stata usata come toilette da qualche incivile e quindi ci piazziamo direttamente sotto la struttura.

Campeggio sotto i ponti

Vicino a noi, due giovani ragazzi cileni di Santiago sono anche loro in viaggio ciclistico e socializzare è molto facile. Montata la tenda, noi cominciamo a preparare la cena, mentre i due sono ancora al cazzeggio; gli orari cileni per i pasti sono decisamente differenti dai nostri, spesso quando noi andiamo a dormire vediamo gente sedersi a tavola e sembra che sia la regola. Scambiamo ancora qualche parola con i nostri due vicini e chiediamo informazioni sui quartieri più sicuri di Santiago per quando dovremo cercare un alloggio al ritorno dal viaggio. I due discutono un po’ tra di loro e poi alla fine Marcelo ci invita a stare da lui. Naturalmente, siamo contentissimi, con un contatto simile, nella capitale sarà tutto più facile per preparare le bici per il rientro. Le sorprese positive di questi primi giorni di viaggio non finiscono mai. Purtroppo, il suo viaggio si interromperà dopo qualche giorno a seguito della rottura di un pezzo importante del deragliatore posteriore, ma continuerà a scriverci via WhatsApp per avere notizie di noi.

16 gennaio – giorno 5 – VILLA VANGUARDIA

Meteo: ☀️6-30 gradi
Distanza: 63 km (301)
Dislivello: 953 m (3.581)
Ripio: 0 R (83)
Traccia: https://ridewithgps.com/trips/146085661

Come mia abitudine, la mattina preferisco mettere la sveglia abbastanza presto per approfittare del fresco, Manuela rogna un po’ ma anche lei sa che è meglio così ed in futuro apprezzeremo anche il fatto di essere i primi ad arrivare per avere la scelta migliore dove montare la tenda o, a volte, l’unica scelta. Quando metto il naso fuori dalla tenda vedo che la sera precedente, mentre noi stavamo già partendo per mondi paralleli, sono arrivati altri ciclisti e questa mattina ci sono altre sette accampamenti.
Facendo meno rumore possibile raccattiamo le nostre carabattole e ci spostiamo in riva al torrente per fare colazione. Nonostante sia spuntato il sole, fa ancora piuttosto freddo ed il nostro caffè caldo è apprezzatissimo. Sciacquate le tazze e la faccia nel torrente, si riparte anche se con poca voglia vista la temperatura e cosa ci aspetta fra qualche chilometro.

Colazione in riva al torrente

Oggi passo Mornaga, una dei tratti più duri di tutta la Carretera, 10 km di salita continua, alcune rampe superano il 12% e ci obbligheranno a scendere e procedere a spinta. Altro ostacolo e che sotto una certa velocità siamo aggrediti da tafani e coliguachos, altri tafani arancio e neri, grossi il doppio e più difficili da ammazzare. Pedalare con una decina di questi insetti che ronzano intorno tentando di morderti è una pena da aggiungere al caldo ed alla pendenza, purtroppo questi maledetti insetti ci accompagneranno per parecchi giorni e parecchi chilometri.

Le montagne di sfondo alla Carretera Austral

Finita la salita scendiamo fino a Villa Santa Lucia, ci fermiamo ad un minimarket per pranzare incrociando diversi ciclisti. Gli ultimi chilometri pomeridiani prevedono salite facili, seguite da belle discese con il solito monotonamente magnifico panorama delle montagne in lontananza.
Arriviamo a Villa Vanguardia verso le 16:30. Questo è l’ennesimo micro-villaggio scelto come tappa grazie alle indicazioni tratte da un libro di due italiani passati da qui nel 2014; i due parlavano di una signora che offre il suo giardino per piantare la tenda. Troviamo il posto, ma non c’é nessuno, torniamo indietro dove avevamo visto un’auto ferma vicino ad una casa per chiedere informazioni.
Il proprietario ci dice di andare vicino al fiume e così ci troviamo un bellissimo posto dietro l’ultima abitazione della schiera, riusciamo anche a piazzare un’asse a mo’ di tavola per poter mangiare più comodamente. Chiedendo dove sia possibile trovare dell’acqua potabile, gentilmente, la stessa persona ci riempie le quattro borracce più le due tanichette pieghevoli che teniamo come scorta supplementare per queste occasioni di campeggio libero.

Campeggio libero a Villa Vanguardia

Il nostro rito serale comincia: si monta la tenda, si preparano i “letti”, la cucina, ecc. Oggi siamo veramente soli e possiamo tranquillamente scendere al torrente insieme per lavarci lasciando incustodita la tenda e le bici. Quando risaliamo al prato, incontriamo un’auto dei Carabineros de Chile, ci salutano cordialmente e scambiamo qualche parola con loro.
Torniamo “a casa” e prepariamo la cena, il menù di questa sera prevede noodles cinesi, caffè e dolcetto, più due sorsi di Scotch per il sottoscritto. Quando scendo nuovamente al torrente per lavare le stoviglie, vedo che sono arrivati un camper ed una copia di ciclisti. I due in bici sono una giovanissima coppia franco-belga che è in viaggio da parecchi mesi, partiti dal Perù, sono passati in Bolivia ed ora sono anche loro sulla Carretera Austral. Torno al nostro accampamento, riferisco l’incontro a Manuela, ho il mio momento “Caro diario “, denti e nanna.
Anche oggi è stata un’altra giornata pedala, mangia, dormi e domani ripeti.

Carretera Austral – 12/13 gennaio – Da PUERTO MONTT a HORNOPIRÉN

12 gennaio – giorno 1 – CONTAO

Meteo: 🌬️20
Distanza: 60 km (60)
Dislivello: 697 m (697)
Ripio: 0 R (0)
Traccia: https://ridewithgps.com/trips/146085722

Sveglia ore 7, colazione, carico bagagli e partenza alle 9 come le signore avevano detto, naturalmente pago il mio debito di gioco anche se malignamente potrei dire di aver fatto un buon investimento per poter partire un po’ prima. Juan e Miriam, i due argentini sono in strada con noi e ci scattano la foto della partenza.

Partenza dall’hostal Mi Hostal Tu Casa di Puerto Montt

Con qualche fatica di orientamento in un dedalo di viuzze in salita, arriviamo al Mirador Manuel Montt dove scattiamo la foto di rito al chilometro 0 della Ruta 7, la famosissima Carretera Austral!

Il km 0

Discesa rapida per una seconda foto alla scultura Sentados frente al mar. Non stiamo a sindacare sulla bellezza di quest’opera alta sei metri e che rappresenta due innamorati seduti sul lungomare di Puerto Montt; però sono simbolici, saranno un ricordo e, come fanno altri turisti, anche noi chiediamo a qualcuno di fotografarci.

Sentados frente al mar

Visto, piaciuto e via. Dopo poco nuova sosta e nuova foto, questa volta siamo al chilometro 0 “tecnico” con il cartello stradale.

Il km 0 della Ruta 7

Finalmente la vera partenza, una ciclabile ci fa uscire dalla città al sicuro dal traffico facendoci pedalare a fianco della famosa, mitica, ambita, sognata Ruta 7; non ci sembra vero, ma dopo tre anni di attesa causa Covid, finalmente siamo qui con le nostre bici cariche di cibo e cose varie per affrontare in ogni condizione i prossimi 1247 km.
Passano solo pochi minuti e vediamo una coppia di persone che ci sta fotografando, vabbè noi ciclisti viaggiatori siamo sempre oggetto di curiosità, ma qui penso che ne vedano spesso di biciclette con le borse. Quando li raggiungiamo scopriamo che sono i nostri amici argentini Juan e Mirna che stanno passeggiando sul lungo mare per rilassarsi dopo la fine del viaggio che li ha portati qui da Bariloche. Salutiamo ancora una volta e via. Alla fine della città finisce anche la ciclabile, proprio in parte ad un negozio di bici gestito da un giovane che ci lascia verificare, gratuitamente e con un “Buona fortuna! “, la pressione delle nostre gomme con una pompa un po’ più professionale della nostra portatile.
Si riparte ed ora siamo proprio soli, traffico a parte che in questo primo pezzo sembra piuttosto sostenuto; iniziamo con delle salite fino al 12% che si fanno sentire. Manuela è stanca, lei non si è più allenata dall’ultima uscita a Quebec ad inizio novembre; io ho subito un’operazione a fine novembre, ma per fortuna ho ricominciato a fare un po’ di vogatore un mesetto fa. Oggi per la foto del chilometro zero avevamo una salita al 18%, quella era tecnicamente infattibile con i nostri mezzi da 35 chili, ma qui cominciare con queste botte non è il massimo della felicità.

Ciclabile sul lungo mare di Puerto Montt
I primi chilometri della Carretera

Il panorama per adesso è carino ma niente di speciale, a volte siamo vicino al mare e vediamo immensi impianti di allevamento del salmone, il Cile ne è il maggiore produttore al mondo; quando si vuole produrre pensando solo al profitto la natura ne subisce le conseguenze e questi allevamenti intensivi purtroppo stanno distruggendo il fondale ovunque vengno installati.

Allevamenti di salmoni

In cima ad una salita, ci fermiamo ad una fermata d’autobus per pranzare ed incrociamo una coppia di giovani di una ventina d’anni stracarichi. L’occhio va alla bici di lei, una bella Bianchi, ma con i copertoni molto stretti, dove andranno? Faranno la Carretera? Con quei copertoncini così stretti, la vedo dura, però non sono affari nostri e quindi continuando a mangiare senza fare le comari su cose che non ci riguardano, finiamo la nostra pausa e ci rimettiamo in sella. Poco prima della partenza una tipa solitaria ci sorpassa come un razzo, “mazza che velocità quella” se continua così sarà alla fine in pochi giorni.

Pranzo alla fermata dell’autobus

Manuela soffre le ripartenze dopo le lunghe pause, io soffro se non mangio regolarmente, ma i due vecchi arrivano finalmente alla prima barcaza, il ferry che in circa 30 minuti ci fa attraversare il fiordo di Reloncavi regalandoci anche una pausa. Sulla barcaza una giovane famiglia di brasiliani di Porto Alegre ci chiede informazioni sul nostro viaggio. Io, usando il mio limitatissimo spagnolo, mi intrattengo con Flavio Bassani, il cui nome non lascia dubbi sulle origini; Manuela viene placcata da loro figlio di quattro anni che vuole giocare con queste strane persone che viaggiano senza auto. Flavio, in un misto di portoghese e spagnolo, mi fa l’interrogatorio e ci chiede di essere aggiornato via WhatsApp sul nostro avanzare verso sud. Veloce scambio di numeri di telefono e quando attracchiamo il loro bambino si mette a piangere perché “i nonni” se ne vanno.

Incontri sulla barcaza


Dopo altri 10 km decidiamo di fermarci nel primo hostal che troviamo sulla strada dormiremo così all’Hostal Reloncavi. Altro trattamento da signori e per questa prima serata ci concediamo anche il ristorante, avremo 2500 km per fare i duri e domani è un altro giorno…

Disquisizioni filosofiche

Le indicazioni del chilometraggio sulla Ruta 7. Abbiamo visto di tutto: una numerazione progressiva, una numerazione decrescente, la sparizione dei cartelli chilometrici. Noi sappiamo di essere partiti a Puerto Montt al chilometro zero ed essere arrivati a Villa O’Higgins al chilometro 1.247. Questo è l’importante.
Gli incontri con gli altri ciclisti. Inizialmente pensavamo che chiunque si incontrasse a Puerto Montt su una bici con bagagli fosse diretto 1.247 km più a sud, invece parlando con le varie persone, abbiamo scoperto una cosa normale, che non ci sono solo “Carreteristi”, ma anche gente del posto che si fa due-tre-quattro giorni di bicicletta nella regione. Come è ovvio che sia.

13 gennaio – giorno 2 – HORNOPIRÉN

Meteo: 🌧️15-20 gradi
Distanza: 76 km (136)
Dislivello: 660 m (1.357)
Ripio: 46 R (46)
Traccia: https://ridewithgps.com/trips/146085669

Partiamo da Contao con la decisione di fare la strada costiera e non la Carretera per evitare una salita definita da tutti impegnativa. Scamonamento sì, ma con i suoi buoni motivi, la strada sarà molto più panoramica e più lunga di 30 km rispetto al percorso originale.

Poco dopo la partenza comincia a piovere, riparati nella solita fermata di autobus mettiamo pantaloni impermeabili e giacca parapioggia e quando siamo pronti smette di piovere. Durante le operazioni di copertura antipioggia, mi cade il mio cavo di sicurezza della bici in mezzo all’erba alta ed io me ne accorgo solo a fine giornata. Oggi, pedalando, osservavo i diversi falchetti che si sbafano un animale morto o che erano appollaiati sui paletti delle recinzioni a bordo strada, ne ho visti tre in meno di cento metri e ho riflettuto sul fatto che qui siano incontri normali, mentre nei nostri paesi oramai sono cosa rara, da osservare a centinaia di metri con potenti obiettivi.
Un’altra riflessione della mia prima giornata sulla Carretera Austral è stata che qui quasi ogni automobilista, camionista o motociclista ci salutava. Il cicloturismo sarà anche di moda, ma solo qualche mese fa eravamo sulla Pacific Coast e ricevere un saluto spontaneo era quasi impossibile. Cosa si può dedurre? Ognuno frà la sua analisi…
Dopo una quindicina di km, vediamo un “autogrill”. Fuori da una casa, una signora ha preparato un baracchino, messo un tavolo con due sedie e ci propone: sandwich, tè e caffè (Nescafé naturalmente). Vista l’ora optiamo per il caffè, lei accende il bollitore e ci chiede se vogliamo taza o tazón. Quando ci serve, ci chiede il nome, ci dà un bacio sulla guancia, ci dice il proprio nome e poi ci chiede di fare una foto assieme. Cute ci direbbe la nostra bimba.
Ripartenza e poco dopo sarà il battesimo del ripio. Siamo al chilometro 19,50 della nostra giornata e lasceremo ‘sta m***a dopo 46 lunghi chilometri. Strada magnifica, nonostante il mio fondoschiena che risente dei sobbalzi causati dallo sterrato di pessima qualità e dal fatto che oggi non ho messo le mutande con il fondello imbottito.

Battesimo del ripio

Lungo la strada possiamo osservare dei piccoli cantieri navali in cui si costruiscono barche da pesca in legno. Nel cortile di uno di questi cantieri ci fermiamo ad osservare un vecchio mastro d’ascia che sta preparando del fasciame partendo da un grosso tronco ed usando solamente una motosega (dovremmo chiamare questo signore mastro di motosega, ma non sarebbe più così poetico), altro che macchinari moderni, questo tipo è un mito.

I chilometri passano lentamente, Manuela si sente ancora poco in forma ed io in salita muoio ad ogni cambio di pendenza, ma almeno stiamo generalmente bene e siamo felici di essere qui. Oramai l’allenamento che avevamo dopo la Pacific Coast è solo un lontano ricordo; essere di nuovo sulla strada però ci rigenera psicologicamente, se fosse per me ci starei per i prossimi anni o fino a quando le mie povere ginocchia reggeranno…
Ritorniamo finalmente sulla vera Ruta 7, facciamo una breve pausa pranzo vicino a due ragazze argentine che sono dirette a nord e mentre mangiamo c’è un solitario che passa velocemente nella nostra stessa direzione. Finalmente, la pena del ripio per oggi è finita e quando, questa sera, scaricheremo i dati del nostro GPS, vedremo che abbiamo tenuto una media di poco più di 13 km/h.
Arriviamo a Hornopirén, prendiamo una camera in un albergo sulla strada principale (l’Albergo Entre Montañas), vicino al centro e, mentre portiamo le borse in camera, una signora che noi definiamo “cittadina” dal modo di vestirsi e di esprimersi, ci chiede come mai oggi ha visto sulla strada così tanti ciclisti stracarichi; la spiegazione è molto semplice siamo tutti intenzionati ad arrivare a Villa O’Higgins, situata un migliaio di chilometri più a sud. Complimenti e wow, si sprecano.
Prima di cenare, usciamo per verificare l’orario della barcaza; con sorpresa scopriamo che quella di domani è già piena. Compriamo i biglietti per il giorno successivo, ma l’impiegato, dapprima un po’ brusco nei modi, perché è l’ora di chiusura, ci suggerisce di presentarci ugualmente all’imbarco poiché spesso le bici le lasciano salire anche con traghetto pieno. Un po’ rassicurati andiamo a cercare un posto per cenare e ci fermiamo in un posto che sembra una fiera alimentare trovando delle eccellenti empanadas ripiene di molluschi, che ci fanno dimenticare gli sballottolamenti di oggi. Torniamo alla nostra camera e facendoci la doccia notiamo ciò che sarà una costante in molti posti: nei bagni non ci sono ganci per gli abiti, il rubinetto della calda è al posto della fredda e l’acqua calda passa improvvisamente da bollente a gelida. Per il resto, sono solo due giorni che pedaliamo e siamo felici come dei bambini in una pasticceria senza la mamma che controlla.

Disquisizioni filosofiche – Il ripio e la calamina

C’era una volta… – Lo sterrato! – diranno subito i miei piccoli ciclisti da gravel. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta il ripio. (Liberamente ispirato dal libro “Le avventure di Pinocchio”).
Chi arriva sulla Carretera Austral fa subito conoscenza del ripio, che non è un semplice sterrato, ma un ammasso di ghiaia che ha una qualità da mediocre a pessima, spesso si trovano pietre dalle dimensioni di palline da tennis. A volte, il ripio è accompagnato dalla sua amica calamina, planche à laver per i francofoni e washboard per gli anglofoni.
La calamina è una serie di avvallamenti perpendicolari al senso di marcia, a distanza spesso regolare di più o meno 30-50 cm e che a noi ciclisti, quando la percorriamo, spacca polsi, chiappe e cervicale.
Questi sono i compagni di gioco di chi percorre la Carretera Austral; nel gennaio 2023 circa il 50 % della Ruta 7 era in ripio e calamina.

Carretera Austral – 8 gennaio 2023 – PUERTO MONTT

La sveglia suona verso le 2 di mattina, io e Manuela abbiamo deciso che la nostra creatura si offrirà volontaria per accompagnarci all’aeroporto per prendere il primo dei tre voli che ci porteranno in Cile.
Nell’ultimo anno abbiamo già imbarcato le biciclette 5-6 volte ed il controllo era sempre stato facile, questa mattina un solerte agente della sicurezza, quando verifica allo scanner la scatola dell’attrezzatura, vede il fornelletto e ci chiede di aprire “…per essere sicuri che non ci siano residui pericolosi…”. Mortacci tua! Non ho mai avuto problemi con gli agenti della TSA Americana, noti per la loro affabilità e simpatia, ed ora un impiegato canadese pensa che il bruciatore del nostro Pocket Rocket sia pericoloso. Naturalmente, siamo in regola ed io posso richiudere la preziosissima scatola.
Ben arrivati a Toronto! per continuare con le buone notizie, scopriamo che il prossimo volo, causa mancanza di personale, subirà un’ora di ritardo. Povero Canada, non sei più quello di una volta, sei diventato il paese dei fonctionnaires. Poi arriva anche il secondo colpo, in attesa del volo per Houston vediamo sull’applicazione di United che due dei tre bagli sono checked-in ma non boarded. Panico, Air Canada avrà colpito di nuovo? già non avevamo una buona opinione della nostra compagnia di bandiera, ma se le nostre bici non arrivano a Santiago cominceremo le vacanze molto male. È a Houston che telefonando al servizio bagagli veniamo tranquillizzati con la conferma che tutti i nostri beni ci stanno seguendo ed infatti, una volta imbarcati sul terzo volo, l’applicazione ci conferma che i tre bagagli sono in stiva.
Cena, nanna e dopo circa 9 ore finalmente si arriva a Santiago del Cile, la prossima fatica è quella di trovare la navetta per il terminal dei bus di Alameda. Qui prenderemo il coche cama premium per Puerto Montt.

Sul Coche Cama Premium verso Puerto Montt

Avremmo potuto percorrere questi 1000 km in aereo, ma con un costo minore, senza bisogno di prenotazioni anticipate o il rischio di perdere il volo perché bloccati in aeroporto in attesa dei nostri bagagli “dispersi”, abbiamo pensato che li avremmo potuti fare su uno dei magnifici bus con sedili reclinabili a 180°. Al terminal Alameda, appena scesi dal bus navetta, abbiamo 10 ore di attesa e, per essere più liberi, portiamo i nostri tre ingombranti scatoloni al deposito bagagli. Non siamo in un bel quartiere ed in più è notorio che le stazioni siano dei luoghi non proprio raccomandabili. Il pomeriggio di attesa è molto lungo, un’empanada, una Coca, un gelato, il tempo non passa più e fa molto caldo. Finalmente, arriva l’ora della partenza. Il nostro posto è al primo piano dell’autobus ed in pole position, in più saremo soli e potremo occupare tutti e tre i posti della prima fila. La partenza è prevista per le 19:15 e così sarà, senza nemmeno un secondo di ritardo. I sedili sono comodissimi e larghi, dopo un po’ di lettura sui nostri Kobo abbassiamo lo schienale e ci prepariamo per una notte in autostrada.

Puerto Montt

Sono le 7:20 del giorno successivo, quando il nostro bus arriva a Puerto Montt, ha percorso 1.000 km ed è arrivato puntuale al minuto! Sarebbe questo il terzo mondo? Non sappiamo se il Cile, oggi, sia considerato un paese del terzo mondo o no, sicuramente non è a livello nord-americano od europeo per la qualità della vita, ma su certe cose può sicuramente dare molte lezioni. Noi gringos siamo ricchi, siamo migliori, siamo…fighi però ci sono ritardi, assenteismo o scioperi perché nella macchinetta dell’ufficio invece della Sprite ci offrono la 7up. Qui arriviamo puntuali dopo 1.000 km.
Il titolare del nostro hostal è puntualissimo ad aspettarci con il suo minivan, un’organizzazione perfetta. Alloggiamo in un quartiere residenziale modesto, l’hostal è un labirinto di corridoi con camere molto piccole ed il bagno in comune, ma l’accoglienza è molto calorosa ed il profumo di detersivo ci conferma l’igiene prefetto del posto. Lasciati gli scatoloni delle bici nel ripostiglio e gli altri bagagli in camera, partiamo per il centro commerciale poco distante per le prime spese di inizio viaggio. Qui troviamo le bombole di gas, un supermercato e cambiamo un po’ di soldi; ieri in una casa de cambio il tasso era migliore, oggi è sceso e noteremo che più scenderemo di latitudine, più scenderà il valore del dollaro americano. Ci compriamo una SIM card cilena per qualche pesos e la carichiamo per il prossimo mese, quando vediamo i prezzi del forfait per avere 10 GB, inviamo maledizioni ai gestori della telefonia nordamericana che grazie alle loro lobbies (un modo anglosassone per definire quella che in Italia è chiamata mafia, ma che gli americani hanno legalizzato) ci fanno pagare una follia.
Nel pomeriggio, all’hostal, conosciamo una coppia di argentini che sono appena arrivati da San Carlos de Bariloche in bicicletta. Ci chiedono di poter recuperare i nostri scatoloni per imballare le loro bici e rientrare a casa (gli scatoloni per le bici sono un bene ricercato dai cicloviaggiatori, lo spirito di collaborazione tra amici è prezioso e sempre apprezzato). Resteremo in contatto con loro anche durante il nostro viaggio e ci ripromettiamo di andarli a trovare in uno dei prossimi viaggi. Il momento della partenza si avvicina, dopo pranzo verifichiamo le previsioni meteorologiche: variabile, sole la mattina e pioggia nel pomeriggio, un meteo perennemente instabile che ci accompagnerà spesso durante tutto il viaggio.
Il giorno successivo riassembliamo le bici, prepariamo le borse e mi accorgo di aver dimenticato a casa il paio di pantaloni pesanti. Avendo solo un paio di bermuda ed una calzamaglia, il mio grillo parlante Manuela mi porta a fare spese per cercare qualcosa di adatto, naturalmente e giustamente oltre a dover comprare dei pantaloni nuovi, devo anche farmi sgridare per la mia sbadataggine cronica. L’ultima sera, incrociamo la proprietaria dell’hostal che ci chiede quando partiremo il giorno successivo. Ironicamente, dopo che Manu ha detto un’ora io sorridendo dico a Patricia che non sarà proprio così, io e la mia gentil consorte viviamo in due fusi orari differenti e per lei svegliarsi presto la mattina è molto difficile. Scommettiamo 1 $ su chi avrà ragione, naturalmente Patricia tiene la parte di mia moglie per pura solidarietà femminile.