ECUADOR – La pioggia e l’artrosi

Sembravano rose (e qui ne producono molte), ma invece erano ortiche.
Cambiamento di programma…

3 maggio – Ambato
Dopo una giornata di riposo, si riparte. Ma che succede a pochi chilometri dall’albergo? Inizia a piovere, BASTA! È da oltre un mese che non vediamo una vera giornata di sole, ogni giorno pioggia, pioggerella o veri diluvi. A volte per tutto il tragitto, altre a sprazzi, appena partiti, poco prima di arrivare, o di notte, obbligandoci in ogni caso a pedalare su strade bagnate.
Siamo entrati in Ecuador il 22 aprile, le tappe non sono state lunghe in termini di chilometri, ma ogni giorno abbiamo affrontato almeno 1.000 metri di dislivello, tra i 2.500 m ed i 3.500 m di altitudine, spesso su pendenze che sembrano rampe da garage. La morale?

Forse dalla foto non si capisce, ma la pendenza è oltre il 20%

Oggi ho detto basta alla pioggia e basta alle salite stile Mortirolo, almeno per qualche giorno. Dobbiamo trovare un’alternativa, perché tutta questa umidità e queste pendenze hanno risvegliato la mia povera artrosi, forse ho chiesto un po’ troppo alle mie giunture malandate, messe alla prova da anni di attività sportiva in montagna. Abbiamo promesso, a chi ce lo ha fatto notare, che ci prenderemo qualche giornata di riposo e andremo in cerca di un clima più clemente.
E adesso? Domani prenderemo un autobus per Cuenca, evitando così circa 300 km e 7.000 m di dislivello, poi riorganizzeremo il percorso delle prossime settimane. Secondo l’etica del cicloviaggiatore puro, che deve avanzare solo con la forza delle proprie gambe, questa scelta non è corretta. Lo ammetto, ho sempre criticato chi si serviva di mezzi pubblici alla prima difficoltà, non rinnego nulla, ma stavolta rischiavo davvero il KO tecnico e il rientro anticipato a casa. Voilà, mea culpa!

Ascoltate Mauvaise journée di Stromae… Me la dedico, oggi era proprio una cattiva giornata.

Manuela: Oggi ci aspettava una giornata dura, e speravamo almeno in un cielo nuvoloso, ma asciutto ed invece dopo appena 10 km di salita tosta per uscire dalla città, già fradici come pulcini, abbiamo perso la pazienza. Non ci è rimasto che fare marcia indietro e tornare in albergo. Le previsioni meteo restano disastrose per i prossimi giorni, riceviamo allerte sul cellulare per innondazioni e possibili frane. Siamo delusi, ma sappiamo che in un viaggio lungo queste cose possono succedere. C’è chi è costretto a prendere un autobus perché la bici si rompe, chi perché viene messo ko dalla “Turista”, e chi, come noi, perché pioggia e umidità hanno finito per arrugginire le articolazioni.

4 maggio – Cuenca
Questa mattina ci rifacciamo la salitona di 10 km di ieri per arrivare al terminal degli autobus dove a mezzogiorno, sotto una pioggerella fitta, partiamo alle 12h00 con puntualità svizzera.
La “zia Natalie” ci aveva chiesto quando ci saremmo fermati, adesso è stata accontentata. Natalie, se ci leggi stappa una buona bottiglia in nostro onore, io ho ormai dimenticato il sapore del vino, tra la tua amica astemia e la scarsa offerta, mi devo accontentare di birra insipida.
Mentre scrivo seduto in autobus, siamo alla stessa altezza del Monte Adamello (montagna di 3.554 m delle Alpi dietro casa nostra ), ci sono vacche al pascolo e vediamo in lontananza delle macchie di neve; è il Chimborazo (6.268 m), purtroppo non riusciamo a vederne la vetta, le nuvole sono appena al di sopra di noi.

Arriviamo a destinazione dopo ben 8 ore, fortunatamente l’albergo è a un chilometro dal terminal degli autobus. Buona notte!

In autobus stavo facendo pulizia delle mie foto, passa una foto di Lee, conosciuto sulla Baja, mi viene in mente Padre Hugo, una delle più belle persone che abbiamo conosciuto in questo viaggio. Voglio dedicargli Heaven on their mind, uno dei più bei brani del film Jesus Christ Superstar. Anche se il film è molto vecchio (1972) lo consiglio vivamente.

Manuela: Viaggiare in autobus è uno spaccato autentico di vita locale. Secondo l’orario ufficiale, il viaggio doveva durare cinque ore e mezza, con tre o quattro fermate nei paesi lungo il tragitto. In realtà sarà tutto un sali e scendi, le persone aspettano sul ciglio della strada, alzano una mano e l’autobus si ferma. A bordo il bigliettaio chiede la destinazione, incassa i soldi e consegna un biglietto che verrà ritirato al momento della discesa. Tutto avviene con un’efficienza sorprendente.
È domenica, le signore tornano dal mercato con i sacchi della spesa, ci sono famiglie con bambini, nonni e nonne, tante persone indossano abiti tradizionali colorati e ricamati, c’è chi riesce a sedersi e chi resta in piedi. Sale una nonnina trasportando un grande secchio più pesante di lei, le cedo il mio posto, mi sorride e prima di scendere mi stringe la mano con dolcezza. Attraversiamo paesaggi montani immersi nella nebbia, con nuvole basse e pioggia fitta, e guardo la strada che avremmo voluto percorrere in bicicletta. Devo ammetterlo, anche se un po’ a denti stretti, è stata una decisione saggia lasciar perdere.

5-6 maggio – Cuenca
Terminata la colazione, usciamo per far sistemare il raggio della ruota rotto sull’ultima salita di ieri e rientriamo appena in tempo per… evitare la pioggia. Usciamo a cambiare dei soldi e… rientriamo sotto una fitta pioggia. Comincio quasi a rimpiangere i 40° C del deserto sulla Baja California.


Ci prendiamo una intera giornata per visitare la città, che molti descrivono come una delle più interessanti del paese… a piedi e con molta calma.
Il giro turistico del centro storico prevede, per la gioia della mia gentil consorte, il passaggio da una decina di chiese, alcune veramente interessanti dal punto di vista architettonico, un paio di piccoli musei ed una visita al Consolato del Perù per vedere se possiamo prolungare la permanenza nel paese oltre i 90 giorni previsti per gli Italiani.


Dopo questo descanso a Cuenca, abbiamo deciso di puntare verso il Pacifico e proseguire lungo la costa, attraversando il confine con il Perù a un’altitudine più rilassante. Proveremo a tornare in quota un po’ più a Sud, non ho ancora rinunciato al sogno di percorrere il nostro ‘Everest ciclistico’. Intanto, le pastiglie prescritte a Manuela per l’artrosi alla mano, sembrano dare sollievo anche a me (lo sappiamo, i farmaci non si passano, ma certe situazioni richiedono misure… farmacologicamente discutibili).
À suivre…

Manuela: Ci avevano detto che Cuenca era una bella città, e non siamo rimasti delusi. È stata una sosta piacevole, ricca di scoperte culturali e architettoniche… e abbiamo mangiato come porcellini all’ingrasso! Avrei comprato mille cose di artigianato locale come sempre, le porterò nei miei ricordi, nessun grammo supplementare è concesso nelle borse della mia Fermenta (nome della mia bicicletta).

Pianificando le prossime tappe, ascoltavo Everything di Alanis Morissette, la cantante è canadese, ma il nesso è che questa canzone era ripetuta alla nausea nella palestra in cui andavo ad allenarmi in pausa pranzo prima di emigrare in Canada.

7 maggio – Santa Isabel
Partiamo da Cuenca, fortunatamente con poco traffico vista l’ora, e ci dirigiamo verso la destinazione decisa. Sopravvissuti all’uscita dalla città (oltre 600.000 abitanti), cominciamo a pedalare in una valle che ci ricorda l’Alta Valle Camonica nelle nostre montagne della provicnia di Brescia, la sola differenza è che qui si vendono noci di cocco…SOLE! Incredibile, questa mattina guardiamo il cielo davanti a noi, è azzurro. Continuiamo in leggera salita e la valle si fa sempre più bella, sembra proprio di essere nelle Alpi italiane, l’Ecuador è veramente un paese fantastico per chi ama la montagna.
Incontriamo due ciclisti in MTB che ci interrogano sul nostro viaggio, vogliono fare qualche foto con noi, poi loro ripartono verso casa e noi continuiamo in direzione della costa.
La ripresa del viaggio è andata bene, arriviamo a destinazione sotto il sole. Domani scenderemo ancora di più, la frontiera peruviana si avvicina.

Manuela: Tra un paio di giorni dovremmo raggiungere il livello del mare, il che dovrebbe tradursi in una lunghissima discesa… ma in questo paese le cose non funzionano così. Chi ha progettato le strade da queste parti? Nelle Sierra, e in tutto l’Ecuador, è un continuo tornanti e saliscendi, anche quando scendi da 2.600 metri fino a quota zero in 200 chilometri, alla fine ti ritrovi comunque con quasi 2.000 metri di dislivello nelle gambe…tutto allenamento, direbbe qualcuno.

Giornata quasi completamente sotto il sole, anche noi potevamo… I can see clearly now come Johnny Cash.


8 maggio – Santa Rosa
La notte scorsa non ho dormito bene, come diciamo noi avevo “i nervetti alle gambe”. Al mattino mi alzo e, appena sento le gambe indolenzite, subentra una depressione pensando al sogno che dovrebbe essere il clou del nostro viaggio.
Ci rimettiamo in sella, generalmente sulle salite è Pantanina Manuela che sta davanti, ma oggi dopo pochi chilometri sono richiamato all’ordine perché l’ho lasciata indietro un po’ troppo.
La prima cosa positiva è che nell’aprire la porta della camera siamo accolti da una seconda giornata con un cielo completamente azzurro. Dopo pochi chilometri entriamo in una valle disabitata, molto brulla e selvaggia, spettacolare, fantastica. Mi ricorda le fotografie che ho visto delle valli che dovremmo (condizionale d’obbligo) attraversare, risalire e scendere nelle prossime settimane quando entreremo nella sierra peruviana. Il morale ritorna ad un buon livello.


Le discese finiscono ed arriviamo a Pasaje, ci avevano consigliato di fermarci in un hotel poco prima della città, ma vedendo un’auto della Polizia, provo ad interrogare i due agenti sulla situazione “sicurezza”, sapiamo che la zona costiera la costa dell’Ecuador è problematica a causa di guerriglia e narcotraffico. Il poliziotto sul sedile del passeggero ha il mitra a tracolla, non appoggiato per terra o sul sedile posteriore, ma a tracolla. Per caso pronto all’uso?
Abbiamo già fatto 90 km, ma i due, gentilissimi e molto precisi nelle indicazioni, ci suggeriscono di continuare fino a Santa Rosa, bella cittadina tranquilla a 30 km e ci raccomandano anche di metterci in camera prima del buio. ¡No se preocupe! è da sempre la nostra regola della vita da ciclista-viaggiatore: pedala, mangia, dormi e ripeti, niente vita notturna.
All’ingresso del paese, ci fermiamo a fare la spesa e nel piccolo supermercato sento parlare italiano, mi giro e scopro di essere in compagnia di una famiglia milanese che vive qui da anni. Solite domande di curiosità sul nostro viaggio, ma abbiamo la conferma che al loro villaggio nella sierra, possono dimenticare la porta di casa aperta poiché non succede nulla, è la costa la zona problematica, non è grave manca ancora un giorno e poi si cambierà paese.

Manuela: La famiglia italiana che abbiamo incontrato ci conferma che non piove così da 50 anni, che la stagione delle piogge di solito finisce a metà aprile con qualche strascico fino a fine mese, ma niente a maggio nelle montagne. Anche nella valle dove loro vivono ci sono state tantissime frane.
Ecuador, mi sono innamorata di questo paese, ma mi hai tradito! Mi obblighi a ritornare, forse con la mia Princess che sarà contenta di rivederti.

Oggi, metto nella mia lista una vecchia canzone degli Abba, I have a dream. Anche io spero che il mio sogno si avveri; promesso che se poi dovrò andare in pensione anche come ciclista non mi lamenterò più… Forse.

Il riassunto del nostro ECUADOR

Siamo entrati in Ecuador il 22 aprile ed abbiamo attraversato il confine del Perù il 9 maggio.

  • Chilometri percorsi: 573
  • Metri di dislivello: 8.083
  • Giorni totali inclusi riposi e visite: 17
  • Giorni in sella: 11
  • Notti: Albergo e ospiti vari 17, nessun giorno in tenda. Come in Colombia, la troppa pioggia ed i prezzi economici, ci hanno spesso convinti a scegliere una camera piuttosto che la tenda.

PRO
– Il popolo ecuadoregno è estremamente accogliente, cortese e sempre sorridente.
– La città di Cuenca merita una visita.
– Le montagne e le valli dopo Cuenca, ci hanno ricordato le nostre Alpi.
– Tutta la strada che attraversa la Sierra offre paesaggi molto suggestivi.
Manuela: anche i pompieri ospitano i ciclisti nelle loro caserme… Donne, non illudetevi, nessun soggetto da calendario, solo molta gentilezza e simpatia

CONTRO
– Aggiungiamo i guidatori ecuadoregni a fianco dei colombiani nella nostra personale classifica delle persone più irrispettose nei confronti dei ciclisti.
– La meteo. Anche in questo paese non siamo stati fortunati, un vero peccato perché la pioggia ci ha rovinato buona parte del viaggio e dell’umore.
– Nessun merito gastronomico, anche se gli ingredienti a disposizione come frutta, verdura e pesce sono di ottima qualità.

Grazie Ecuador, ti ricorderemo per sempre.

Adiós Ecuador

ECUADOR – Latitudine zero

L’Ecuador, siamo alla latitudine zero. Le montagne sono sempre più alte e l’aria si fa più frizzante. Riusciranno i nostri eroi a superare anche questi 1000 km?

 22 Aprile – Tulcán
Questa mattina siamo entrati in Ecuador in compagnia di Jorge e Aurelio. Le pratiche burocratiche sono state veloci per tutto il gruppo, compreso Jorge, che aveva dimenticato a casa il certificato della vaccinazione contro la febbre gialla; ha avuto fortuna, non gli è stato richiesto. Dopo pochi chilometri di salita, abbiamo raggiunto la prima città e rapidamente ci ritroviamo nel parco principale in pieno centro.


Dovendo fare passare qualche ora, dopo l’abbondante pranzo, la nostra jefa Manuela ci propone un visita particolare: il cimitero! All’inizio ridiamo della scelta, ma appena superato il cancello ci ricrediamo, siamo in un magnifico giardino celebre per le sue siepi di cipresso potate per creare diverse forme: una vera opera d’arte. Aurelio regala a ciascuno una piccola bandiera dell’Ecuador che fissiamo dietro alla bici come simbolo di buon auspicio, poi ci dirigiamo verso la casa di Gary, nostro ospite Warmshowers.


Gary è un giornalista quarantenne che vive da solo con due cani. È una persona appassionata di educazione ed ha trasformato la sua casa (casa dei nonni che lui sta ristrutturando poco a poco) in un piccolo museo con l’intento di migliorare la vita sociale del quartiere.
La sera siamo invitati a una piccola riunione di vicinato da lui organizzata, per trovare soluzioni di sicurezza di base poiché, negli ultimi tempi, con il continuo passaggio di migranti venezuelani, si sono verificati furti e aggressioni. Ad un certo punto, anche noi siamo interrogati su cosa accade nelle nostre città, ma non siamo di molto aiuto, per nostra fortuna abitiamo in una delle città più tranquille del mondo.

Per la musica del giorno aggiungo il brano Zapateando Juyayay di Juyac, quando nostra figlia tornò dall’Ecuador, dopo un periodo di vacanze-lavoro, ci asfissiò per settimane con questa canzone.

In pratica: Ti buttiamo in una vasca con acqua gelida, ti frustiamo con le ortiche e ti bruciamo…. Tradizioni indigene…

Manuela: finalmente in Ecuador! i passaggi di frontiera, per dei vagabondi in bicicletta, sono sempre un po’ stressanti, ma oggi fila tutto liscio perchè a turno entriamo negli uffici, mentre gli altri sorvegliano le biciclette. Molti ci avevano messo in guardia su questa zona, parlando di furti e pericoli… e invece, dopo pochi chilometri in questo nuovo paese, ci sentiamo tranquilli e sereni. La prima cosa che abbiamo visitato? Un cimitero. Speriamo non sia di cattivo auspicio… ma impossibile pensarlo, il luogo è così suggestivo!

23 aprile – Bolivar
Eccoci alla prima vera tappa ecuadoregna, con molta calma partiamo dalla città natale di Carapaz, il vincitore del Giro d’Italia 2019. Oggi proseguiremo in tre, perchè Jorge ha deciso di continuare in autobus, rimarremo quindi solo in compagnia di Aurelio.
È anche l’occasione per conoscere meglio il nostro nuovo compagno di viaggio; prima di lasciare la casa di Gary, questo strano Babbo Natale dalla barba grigia, regala a ciascuno di noi un portachiavi intrecciato a mano come portafortuna. L’altro giorno, a Ipiales, aveva detto a Manuela che, dopo un anno di viaggio solitario, era la prima volta che attraversava una frontiera in compagnia.


Stiamo pedalando da pochi minuti quando siamo abbordati da un paio di ciclisti locali che vogliono una fotografia ricordo con noi, poi ci immettiamo sulla E35, la Panamericana seguiremo con qualche deviazioni fin quasi al confine peruviano. In cima alla lunga salita quotidiana, incontriamo Dayana (@dayagguerrero) una giovane ciclista che si sta allenando, chiacchieriamo qualche minuto di passioni ciclistiche, di abitudini locali e le chiediamo com’è il rapporto tra automobilisti e ciclisti da queste parti… Speriamo sia meglio che in Colombia!

Continuiamo per la nostra strada ed arriviamo così a Bolivar, dove saremo ospiti dei bomberos (I pompieri). Nel vederci arrivare, il comandante della caserma sembrava quasi ci aspettasse, infatti ci dice che questa mattina ci aveva visti vicini a Tulcán.
La nostra prima vera giornata in Ecuador è stata piacevole, la temperatura era piuttosto fredda ma asciutta, la valle è molto carina con campi coltivati a perdita d’occhio e nonostante il traffico la strada ha una buona corsia d’emergenza per pedalare in relativa sicurezza. Speriamo di continuare così.
Oggi ho finalmente ricominciato a riascoltare musica, la prima canzone è stata Naturaleza di Danit.

Manuela: Siamo sull’altipiano andino, la storica Panamericana si snoda tra colline ondulate, dovrei chiamarle colline o montagne? in questo tratto un saliscendi continuo su e giù sempre tra i 2500 e 3300 metri sul livello del mare. Il cielo è sempre minaccioso, ma arriviamo asciutti alla caserma dei pompieri che ci ospitano nel dormitorio. Dove sono i pompieri da calendario? …forse oggi non erano di turno…in compenso all’inizio del paese ci da il benvenuto la riproduzione gigante di un mammut.

24 aprile – Ibarra
Quando lasciamo la caserma dei pompieri pioviggina, ma per fortuna la pioggia smette poco prima di imboccare la E35. E, per la prima volta, intravediamo un cielo quasi azzurro. Metti la giacca togli la giacca, è il rituale che quasi ogni giorno ci accompagna fin dall’arrivo in Sud-America.


Cominciamo con una lunga discesa di una ventina di chilometri che ci porta nella valle del fiume Chota,fa caldo e tutto è coltivato. Dopo una curva vediamo una montagna in lontananza, innevata, alta, bella. Finalmente siamo nel nostro elemento.

Nel primo pomeriggio arriviamo nell cittadina di Ibarra, ospiti a casa di Elaine, un’americana della rete Warmshowers che vive qui da circa vent’anni. Elaine ci accoglie nel cortiletto della sua casa coloniale, ci mostra le due stanze in cui dormiremo e poi ci saluta velocemente dicendo che ci sentiremo al suo ritorno dal lavoro.
Dopo tanto tempo, ci faremo una magnifica, fantastica, rilassante doccia veramente calda. Quando tutti e tre saremo puliti e riscaldati partiamo per cercarci un ristorante. Questa volta torneremo alle origini, ci dirigiamo a El Horno, per mangiare una pizza cotta con un forno a legna. Il gusto non sarà come quello a cui siamo abituati, ma gli ingredienti sono naturali ed il risultato è più che eccellente. Scoprendo che siamo italiani, il padrone del locale ci offre anche delle buone banane flambées.

Manuela: sulla strada, all’ingresso di ogni paesino è comune trovare cappelle, statue o monumenti che rappresentano figure storiche, culturali o religiose significative per la comunità locale. Mi diverto a immaginare cosa rappresenterà il prossimo paese. Dopo una bella e lunga discesa con le mani incollate sui freni, cosa può aspettarsi un ciclista? Salitaaaaa ! guardando il profilo altimetrico del nostro percorso in Ecuador, credo che sarà il nostro destino per svariate settimane.
La città di Ibarra è davvero graziosa, così come la casa tipica di Elaine, che ci accoglie con grande gentilezza insieme alla sua cara mamma e ai suoi tre cani.


25 aprile – Otavalo
Oltre i confini italiani, è stata recentemente resa famosa dalla serie televisiva “La casa de papel”, ma in Italia ha sempre avuto un significato diverso. Oggi, nel giorno in cui si celebra l’ottantesimo anniversario della fine della Seconda guerra mondiale, ascolto “Bella ciao“: una canzone simbolo della nostra storia e della resistenza.

Questa mattina Elaine ci prepara la colazione e abbiamo il piacere di gustare dei pancakes con sciroppo d’acero, una delizia che ci fa ricordare il nostro Québec da cui proviene il 75% della produzione mondiale.
Di cosa si parla attorno a una tavola di ciclisti? Di viaggi in bicicletta, ovviamente. Però non siamo così monotoni. Elaine, con entusiasmo e orgoglio, ci racconta i suoi programmi di volontariato per aiutare i bambini disabili a migliorare la loro vita quotidiana, anche attraverso l’apprendimento dell’uso della bicicletta. Le proponiamo di mettersi in contatto con una nostra conoscente di Virginia Beach, impegnata in un’attività simile, e Aurelio decide di restare qualche giorno in più per offrire il suo aiuto e la sua esperienza. Ripartiamo quindi da soli: la tappa di oggi è breve, appena 25 chilometri fino a Otavalo, città famosa per il suo mercato artigianale. Siamo ospitati da Papito Papito, un motociclista viaggiatore che oltre a noi accoglie Leo, un altro motociclista argentino che sta viaggiando su una particolarissima moto. Leo e Papito ci suggeriranno le migliori strade da percorrere in Argentina.

Manuela: Non smetteremo mai di ripeterlo, le persone che incontriamo in questi viaggi rendono ogni luogo unico, la gentilezza e l’ospitalità delle persone ci sorprendono ogni volta. Come fare per non acquistare nulla visitando un immenso mercato dell’artigianato ? Viaggiare in bicicletta dove tutto è ridotto all’essenziale.


26-27 Aprile – Caluqui
Siamo diretti al villaggio dove la nostra Princess aveva trascorso un paio di settimane facendo volontariato quando frequentava il college, un’esperienza che è rimasta tra i suoi ricordi più belli. Ad accoglierci troviamo Bryan, uno dei figli di Elvia, una signora che oltre a lavorare per sostenere la sua famiglia, ha dedicato molto tempo all’organizzazione di viaggi per i giovani delle scuole del Québec. Ci viene offerto di dormire in una camera con vista sul lago San Pablo, poi visitiamo il villaggio e, la sera, siamo invitati a casa loro per la cena. Già sapevamo che questa gente (sia colombiana che ecuadoregna) era generosa ed altruista, ma ogni volta siamo colpiti per ciò che riceviamo.


Descrivere dettagliatamente in un blog queste persone e la loro vita non sempre facile, sarebbe troppo lungo, quindi ci limitiamo a ringraziarle ed a augurargli il meglio per i loro progetti futuri.

Manuela: ho capito perchè mia figlia si era innamorata di questo villaggio e della sua gente. Abbiamo assistito a una partita di calcio, impastato e cotto il pane, dato da mangiare a maiali, polli e porcellini d’India e visitato le serre di rose. Nel villaggio, dove vivono circa 300 famiglie, una ventina di piccole imprese coltivano rose (rosse, gialle, rosa e bianche) per il mercato nordamericano. Ogni rosa a gambo lungo viene venduta a soli 8 centesimi di dollaro, e in meno di 15 giorni finisce in un bouquet a New York, venduta a minimo 2 dollari cadauna. È un lavoro duro e meticoloso, 12 ore al giorno tra cura delle piante, potatura e imballaggio per un misero salario mensile.

La musica del giorno è Longuita nella versione di Apu. A mio parere è una delle più belle musiche andine, ma negli ultimi tre giorni ci ha asfissiato. Alle 5 del mattino il camion che vende bombole del gas passa nelle vie suonando questa musica per farsi riconoscere, non ne potevamo più.

28 aprile – Ascazubi
Al risveglio piove, alla partenza piove, all’arrivo smette di piovere. La sfortuna colpisce ancora!

Serre di rosai

La valle che percorriamo sembrerebbe carina, però le nuvole basse impediscono di vedere il panorama.

Incontri di viaggio: comitato ti accoglienza all’inizio di un paese.

La sosta pranzo (senza pranzo) di oggi la facciamo proprio alla latitudine zero; Il luogo non è particolarmente valorizzato, ma dopo una tisana calda per riprenderci dal freddo, ritroviamo le energie per scattare la foto di rito.


Ancora un piccolo sforzo e finalmente arriviamo a destinazione, per la seconda volta siamo ospiti dei bomberos che ci offrono una camera, una cucina e la doccia calda. Usciamo a comprare qualcosa per la cena ed al ritorno, vediamo una bicicletta fermarsi al cancello. È Laura, un’inglese che avevamo superato prima di arrivare a Ibarra e che oggi dormirà con noi.

Manuela: Quanta acqua, ancora pioggia, Resisteremo o prima o poi cederemo alla tentazione di caricare le bici su un autobus? A nord di Quito c’è la famosa Ciudad Mitad del Mundo, con un monumento imponente a segnare l’equatore… peccato che non sia proprio nel punto giusto! È stato costruito lì più per motivi turistici che geografici. Noi invece la foto l’abbiamo fatta sul vero Equatore—latitudine zero precisa, parola di GPS!

29 aprile – Sangolqui
La giornata di oggi non è niente di speciale; chilometri, salite e discese e come sempre un po’ di pioggia. Il maltempo ci sta rovinando la bellezza di queste montagne.

Manuela: una giornata di semplice transito, senza infamia né lode. Ci siamo premiati con una notte in un grazioso alberghetto e un pranzo luculliano (le porzioni sono da lottatore di sumo): pollo arrosto, patate, riso, fagioli e una zuppa con zampe di gallina e verdure. Come si dice da queste parti, un almuerzo completo.


30 aprile – Latacunga
In Scozia avevo sentito un proverbio: “Quando la mattina ti alzi, apri la finestra e vedi il sole, chiudila e riaprila, vedrai che piove”.
Da Bogotà a oggi è piovuto tutti i giorni, a volte su di noi, a volte di notte, a volte appena partiti o appena arrivati.
Cominciamo a pedalare su una lunghissima salita di una quarantina di chilometri, a 5 km dal colle da cui dovremmo divallare comincia a piovere, siamo a 3.500 metri di quota e ci sono circa 11 C, ci ripariamo appena in tempo sotto la tettoia di un ristorante. Decidiamo di aspettare per vedere se smette, ma la pioggia si trasforma in acquazzone e, per non ripartire, chiediamo ai proprietari due caffè. Purtroppo, abbiamo un solo biglietto da 20 $ e loro non hanno il resto:”Bevetevi il caffè, non c’è problema”.
Ci sentiamo un po’ in imbarazzo e cerchiamo qualcosa per contraccambiare, ieri avevamo comprato un pacco di pasta e glielo offriamo; così, per una volta, cambieranno menu mangiando pasta invece del solito riso bollito. Il resto della strada sarà sotto l’acqua che prenderemo dal cielo e dalle auto che ci superano.

Per democrazia colloco anche gli ecuadoregni al primo posto della mia personale classifica dei peggiori conduttori. Persone gentilissime nella vita, anche loro diventano degli **** con un volante tra le mani (mi astengo da scrivere ulteriori commenti).
Per chi fosse curioso:
PEGGIORI CONDUTTORI NEI CONFRONTI DI UN CICLISTA:
1 Colombiani e Ecuadoregni
2 Italiani
3 Cileni
4 Canadesi del Quebec
MIGLIORI
1 In assoluto i camionisti messicani
2 Canadesi delle province atlantiche
3 Statunitensi (Texani a parte)


Le nostre tenute da pioggia fortunatamente funzionano, anche se ci sentiremo addosso un’umidità oscena fino al momento di chiudere gli occhi. Domani è un altro giorno, la battuta non è: “Pioverà?”, ma: “Quanta ne prenderemo?”

Manuela: No comment ! Oggi sarebbero solo parolacce, preferisco astenermi. Nessuna deviazione per vedere il Cotopaxi da vicino, rimaniamo sulla strada principale sperando di non annegare. Latacunga ci sembra una cittadina piacevole, con alcune case antiche costruite in pietra pomice. Ma non ci fermiamo a visitare nulla, questa sera pensiamo solo a scaldarci e rifocillarci.

1-2 maggio – Ambato
Dopo la giornata di ieri, la voglia di ripartire è poca. Ma il dovere chiama (la tappa è per fortuna abbastanza breve) e ci rimettiamo in strada. Miracolo: arriviamo ad Ambato senza prendere pioggia!
La stanchezza si fa sentire, ma è soprattutto il maltempo a pesare sull’umore. Un’altra cinquantina di chilometri sull’odometro verso il sud e domani riposo totale… sempre che Manuela non mi faccia camminare chilometri per visitare la città.

Manuela: Siamo stanchi del rumore del traffico sulla Panamericana e, visto che il tempo sembra reggere, ci spostiamo su una strada parallela, ottima scelta! Attraversiamo il cantone di Salcedo, conosciuto per la coltivazione dei fiori e per il suo gelato tipico multistrato alla frutta. Una serie di bancarelle a bordo strada vendono entrambi. Nonostante io sia un vero gelato addicted, oggi proprio non ne ho voglia, ho ancora freddo da ieri.