12 gennaio – giorno 1 – CONTAO
Meteo: 🌬️20
Distanza: 60 km (60)
Dislivello: 697 m (697)
Ripio: 0 R (0)
Traccia: https://ridewithgps.com/trips/146085722
Sveglia ore 7, colazione, carico bagagli e partenza alle 9 come le signore avevano detto, naturalmente pago il mio debito di gioco anche se malignamente potrei dire di aver fatto un buon investimento per poter partire un po’ prima. Juan e Miriam, i due argentini sono in strada con noi e ci scattano la foto della partenza.

Con qualche fatica di orientamento in un dedalo di viuzze in salita, arriviamo al Mirador Manuel Montt dove scattiamo la foto di rito al chilometro 0 della Ruta 7, la famosissima Carretera Austral!

Discesa rapida per una seconda foto alla scultura Sentados frente al mar. Non stiamo a sindacare sulla bellezza di quest’opera alta sei metri e che rappresenta due innamorati seduti sul lungomare di Puerto Montt; però sono simbolici, saranno un ricordo e, come fanno altri turisti, anche noi chiediamo a qualcuno di fotografarci.

Visto, piaciuto e via. Dopo poco nuova sosta e nuova foto, questa volta siamo al chilometro 0 “tecnico” con il cartello stradale.

Finalmente la vera partenza, una ciclabile ci fa uscire dalla città al sicuro dal traffico facendoci pedalare a fianco della famosa, mitica, ambita, sognata Ruta 7; non ci sembra vero, ma dopo tre anni di attesa causa Covid, finalmente siamo qui con le nostre bici cariche di cibo e cose varie per affrontare in ogni condizione i prossimi 1247 km.
Passano solo pochi minuti e vediamo una coppia di persone che ci sta fotografando, vabbè noi ciclisti viaggiatori siamo sempre oggetto di curiosità, ma qui penso che ne vedano spesso di biciclette con le borse. Quando li raggiungiamo scopriamo che sono i nostri amici argentini Juan e Mirna che stanno passeggiando sul lungo mare per rilassarsi dopo la fine del viaggio che li ha portati qui da Bariloche. Salutiamo ancora una volta e via. Alla fine della città finisce anche la ciclabile, proprio in parte ad un negozio di bici gestito da un giovane che ci lascia verificare, gratuitamente e con un “Buona fortuna! “, la pressione delle nostre gomme con una pompa un po’ più professionale della nostra portatile.
Si riparte ed ora siamo proprio soli, traffico a parte che in questo primo pezzo sembra piuttosto sostenuto; iniziamo con delle salite fino al 12% che si fanno sentire. Manuela è stanca, lei non si è più allenata dall’ultima uscita a Quebec ad inizio novembre; io ho subito un’operazione a fine novembre, ma per fortuna ho ricominciato a fare un po’ di vogatore un mesetto fa. Oggi per la foto del chilometro zero avevamo una salita al 18%, quella era tecnicamente infattibile con i nostri mezzi da 35 chili, ma qui cominciare con queste botte non è il massimo della felicità.


Il panorama per adesso è carino ma niente di speciale, a volte siamo vicino al mare e vediamo immensi impianti di allevamento del salmone, il Cile ne è il maggiore produttore al mondo; quando si vuole produrre pensando solo al profitto la natura ne subisce le conseguenze e questi allevamenti intensivi purtroppo stanno distruggendo il fondale ovunque vengno installati.

In cima ad una salita, ci fermiamo ad una fermata d’autobus per pranzare ed incrociamo una coppia di giovani di una ventina d’anni stracarichi. L’occhio va alla bici di lei, una bella Bianchi, ma con i copertoni molto stretti, dove andranno? Faranno la Carretera? Con quei copertoncini così stretti, la vedo dura, però non sono affari nostri e quindi continuando a mangiare senza fare le comari su cose che non ci riguardano, finiamo la nostra pausa e ci rimettiamo in sella. Poco prima della partenza una tipa solitaria ci sorpassa come un razzo, “mazza che velocità quella” se continua così sarà alla fine in pochi giorni.

Manuela soffre le ripartenze dopo le lunghe pause, io soffro se non mangio regolarmente, ma i due vecchi arrivano finalmente alla prima barcaza, il ferry che in circa 30 minuti ci fa attraversare il fiordo di Reloncavi regalandoci anche una pausa. Sulla barcaza una giovane famiglia di brasiliani di Porto Alegre ci chiede informazioni sul nostro viaggio. Io, usando il mio limitatissimo spagnolo, mi intrattengo con Flavio Bassani, il cui nome non lascia dubbi sulle origini; Manuela viene placcata da loro figlio di quattro anni che vuole giocare con queste strane persone che viaggiano senza auto. Flavio, in un misto di portoghese e spagnolo, mi fa l’interrogatorio e ci chiede di essere aggiornato via WhatsApp sul nostro avanzare verso sud. Veloce scambio di numeri di telefono e quando attracchiamo il loro bambino si mette a piangere perché “i nonni” se ne vanno.

Dopo altri 10 km decidiamo di fermarci nel primo hostal che troviamo sulla strada dormiremo così all’Hostal Reloncavi. Altro trattamento da signori e per questa prima serata ci concediamo anche il ristorante, avremo 2500 km per fare i duri e domani è un altro giorno…
Disquisizioni filosofiche
Le indicazioni del chilometraggio sulla Ruta 7. Abbiamo visto di tutto: una numerazione progressiva, una numerazione decrescente, la sparizione dei cartelli chilometrici. Noi sappiamo di essere partiti a Puerto Montt al chilometro zero ed essere arrivati a Villa O’Higgins al chilometro 1.247. Questo è l’importante.
Gli incontri con gli altri ciclisti. Inizialmente pensavamo che chiunque si incontrasse a Puerto Montt su una bici con bagagli fosse diretto 1.247 km più a sud, invece parlando con le varie persone, abbiamo scoperto una cosa normale, che non ci sono solo “Carreteristi”, ma anche gente del posto che si fa due-tre-quattro giorni di bicicletta nella regione. Come è ovvio che sia.
13 gennaio – giorno 2 – HORNOPIRÉN
Meteo: 🌧️15-20 gradi
Distanza: 76 km (136)
Dislivello: 660 m (1.357)
Ripio: 46 R (46)
Traccia: https://ridewithgps.com/trips/146085669
Partiamo da Contao con la decisione di fare la strada costiera e non la Carretera per evitare una salita definita da tutti impegnativa. Scamonamento sì, ma con i suoi buoni motivi, la strada sarà molto più panoramica e più lunga di 30 km rispetto al percorso originale.

Poco dopo la partenza comincia a piovere, riparati nella solita fermata di autobus mettiamo pantaloni impermeabili e giacca parapioggia e quando siamo pronti smette di piovere. Durante le operazioni di copertura antipioggia, mi cade il mio cavo di sicurezza della bici in mezzo all’erba alta ed io me ne accorgo solo a fine giornata. Oggi, pedalando, osservavo i diversi falchetti che si sbafano un animale morto o che erano appollaiati sui paletti delle recinzioni a bordo strada, ne ho visti tre in meno di cento metri e ho riflettuto sul fatto che qui siano incontri normali, mentre nei nostri paesi oramai sono cosa rara, da osservare a centinaia di metri con potenti obiettivi.
Un’altra riflessione della mia prima giornata sulla Carretera Austral è stata che qui quasi ogni automobilista, camionista o motociclista ci salutava. Il cicloturismo sarà anche di moda, ma solo qualche mese fa eravamo sulla Pacific Coast e ricevere un saluto spontaneo era quasi impossibile. Cosa si può dedurre? Ognuno frà la sua analisi…
Dopo una quindicina di km, vediamo un “autogrill”. Fuori da una casa, una signora ha preparato un baracchino, messo un tavolo con due sedie e ci propone: sandwich, tè e caffè (Nescafé naturalmente). Vista l’ora optiamo per il caffè, lei accende il bollitore e ci chiede se vogliamo taza o tazón. Quando ci serve, ci chiede il nome, ci dà un bacio sulla guancia, ci dice il proprio nome e poi ci chiede di fare una foto assieme. Cute ci direbbe la nostra bimba.
Ripartenza e poco dopo sarà il battesimo del ripio. Siamo al chilometro 19,50 della nostra giornata e lasceremo ‘sta m***a dopo 46 lunghi chilometri. Strada magnifica, nonostante il mio fondoschiena che risente dei sobbalzi causati dallo sterrato di pessima qualità e dal fatto che oggi non ho messo le mutande con il fondello imbottito.

Lungo la strada possiamo osservare dei piccoli cantieri navali in cui si costruiscono barche da pesca in legno. Nel cortile di uno di questi cantieri ci fermiamo ad osservare un vecchio mastro d’ascia che sta preparando del fasciame partendo da un grosso tronco ed usando solamente una motosega (dovremmo chiamare questo signore mastro di motosega, ma non sarebbe più così poetico), altro che macchinari moderni, questo tipo è un mito.


I chilometri passano lentamente, Manuela si sente ancora poco in forma ed io in salita muoio ad ogni cambio di pendenza, ma almeno stiamo generalmente bene e siamo felici di essere qui. Oramai l’allenamento che avevamo dopo la Pacific Coast è solo un lontano ricordo; essere di nuovo sulla strada però ci rigenera psicologicamente, se fosse per me ci starei per i prossimi anni o fino a quando le mie povere ginocchia reggeranno…
Ritorniamo finalmente sulla vera Ruta 7, facciamo una breve pausa pranzo vicino a due ragazze argentine che sono dirette a nord e mentre mangiamo c’è un solitario che passa velocemente nella nostra stessa direzione. Finalmente, la pena del ripio per oggi è finita e quando, questa sera, scaricheremo i dati del nostro GPS, vedremo che abbiamo tenuto una media di poco più di 13 km/h.
Arriviamo a Hornopirén, prendiamo una camera in un albergo sulla strada principale (l’Albergo Entre Montañas), vicino al centro e, mentre portiamo le borse in camera, una signora che noi definiamo “cittadina” dal modo di vestirsi e di esprimersi, ci chiede come mai oggi ha visto sulla strada così tanti ciclisti stracarichi; la spiegazione è molto semplice siamo tutti intenzionati ad arrivare a Villa O’Higgins, situata un migliaio di chilometri più a sud. Complimenti e wow, si sprecano.
Prima di cenare, usciamo per verificare l’orario della barcaza; con sorpresa scopriamo che quella di domani è già piena. Compriamo i biglietti per il giorno successivo, ma l’impiegato, dapprima un po’ brusco nei modi, perché è l’ora di chiusura, ci suggerisce di presentarci ugualmente all’imbarco poiché spesso le bici le lasciano salire anche con traghetto pieno. Un po’ rassicurati andiamo a cercare un posto per cenare e ci fermiamo in un posto che sembra una fiera alimentare trovando delle eccellenti empanadas ripiene di molluschi, che ci fanno dimenticare gli sballottolamenti di oggi. Torniamo alla nostra camera e facendoci la doccia notiamo ciò che sarà una costante in molti posti: nei bagni non ci sono ganci per gli abiti, il rubinetto della calda è al posto della fredda e l’acqua calda passa improvvisamente da bollente a gelida. Per il resto, sono solo due giorni che pedaliamo e siamo felici come dei bambini in una pasticceria senza la mamma che controlla.
Disquisizioni filosofiche – Il ripio e la calamina
C’era una volta… – Lo sterrato! – diranno subito i miei piccoli ciclisti da gravel. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta il ripio. (Liberamente ispirato dal libro “Le avventure di Pinocchio”).
Chi arriva sulla Carretera Austral fa subito conoscenza del ripio, che non è un semplice sterrato, ma un ammasso di ghiaia che ha una qualità da mediocre a pessima, spesso si trovano pietre dalle dimensioni di palline da tennis. A volte, il ripio è accompagnato dalla sua amica calamina, planche à laver per i francofoni e washboard per gli anglofoni.
La calamina è una serie di avvallamenti perpendicolari al senso di marcia, a distanza spesso regolare di più o meno 30-50 cm e che a noi ciclisti, quando la percorriamo, spacca polsi, chiappe e cervicale.
Questi sono i compagni di gioco di chi percorre la Carretera Austral; nel gennaio 2023 circa il 50 % della Ruta 7 era in ripio e calamina.


