5 ottobre – San Pedro de Atacama
Oggi avremo una giornata lunga. Partiamo prima dell’alba per vedere i geyser Sol de mañana al sorgere del sole, quando le fumate di vapore dall’odore sulfureo sono più sceniche a causa dello sbalzo di temperatura.

Si prosegue con le piscine termali, e la temeraria Lucrezia si tuffa in acqua alle sei del mattino sfidando la temperatura. Noi genitori, invece, resistiamo alla tentazione (tentazione? Ma mi faccia il piacere) di infilarci il costume a 4.900 metri di quota, con temperature glaciali, non vogliamo rischiare di grippare definitivamente le nostre vecchie giunture.

Dopo una abbondante colazione con pancakes e caffè caldo, si prosegue con la visita della laguna Bianca e poi Verde. Alghe, riflessi, metalli contenuti determinano il colore dell’acqua e quindi il nome, questo è quello che ci spiega Sergio, la nostra guida e autista. Dopo pochi chilometri, raggiungiamo il deserto Salvator Dalì, in lontananza un masso qui e là creano uno scenario molto particolare.

Il giro in auto finisce vicino ad un fabbricato poco dopo la dogana boliviana. Salutiamo Sergio e risaliamo sulle biciclette per affrontare i 5 km di salita che ci separano dall’hangar della dogana cilena di Hito Cajón. L’immigrazione passa velocemente dopo un rapido controllo dei bagagli (vietato cibo fresco, peggio che negli US, 😉). Arrivati sulla strada asfaltata ci lanciamo in una lunghissima (30 km) e gelida discesa che ci porterà dagli oltre 4.600 m della frontiera ai 2.400 m di San Pedro de Atacama. Domani riposo e un po’ di manutenzione alle bici.
Manuela: Anche se la zona delle lagune è turistica, i luoghi sono talmente vasti che ogni auto segue una pista diversa lasciando dietro di sé una nuvola di polvere per poi ritrovarsi nei punti di maggior interesse. Vicuñas, fenicotteri, cincillà, gli animali che vivono in questo ambiente ostile dove non c’è nulla mi affascinano, rimarrei ad osservarli e fotografarli per ore. Alla fine ho preso positivamente i due giorni senza bicicletta, mi sono goduta i paesaggi senza morire di freddo, di fatica e di fame per parecchi giorni. Viste le condizioni della strada figlia e marito mi avrebbero maledetto se li avessi forzati a pedalare o meglio a spingere la bici tra la sabbia….ed anche la mia artrosi ringrazia.



Al di là del significato politico, il gruppo Inti Illimani era composto da grandi musicisti, come mi confermò un amico giornalista cileno. Gli I.I. erano in Italia quando avvenne il colpo di stato nel loro paese e vi rimasero in esilio per anni. Un tributo ai miei idoli di gioventù per l’ingresso nel loro paese : Cancion del poder popular.
6-10 ottobre – Da Calama a Antofagasta
La pigrizia è la madre dei vizi… Da Pepe, un meccanico di biciclette che ci ha cambiato le pastiglie dei freni e presso il quale abbiamo incontrato per la terza volta il fortissimo Taka, si parla del percorso fino al Pacifico e delle varie possibilità di alloggio lungo l’itinerario.

Il nostro ospite, esperto ciclista, ci sconsiglia di perdere tempo pedalando i 35 km di salita per uscire dalla città, ci dice che arriveremmo in cima troppo tardi per poter affrontare i restanti 70 km con un fortissimo vento frontale e rischiare di non arrivare prima del buio a Calama (città con alta criminalità). La migliore soluzione sarebbe di farci accompagnare al passo e fare solamente il lungo tratto in discesa.



E così sarà! I primi venti chilometri scorrono in fretta, facciamo la consueta pausa mate e poco dopo ci attende il famigerato vento contrario. Siamo ancora in leggera discesa, ma ora per avanzare bisogna spingere sui pedali con un certo sforzo.
La città di Calama è piuttosto grigia e sciatta: città essenzialmente a servizio dell’industria mineraria, circondata dal deserto e vicina al gigantesco bacino estrattivo di Chuquicamata, una delle miniere a cielo aperto di rame più grandi del mondo e con gravi conseguenze ambientali. Prima di trovare una camera dove dormire facciamo la spesa in un grande supermercato chiamato Lider (catena comprata da Walmart) …un barattolo di Nutella e una bottiglia di buon vino si ritrovano nella nostra borsa.
Manuela: in un’ ora siamo passati dal vento gelido dei 4.900 m di quota all’aria calda dei 2.400 m di San Pedro de Atacama, una discesa spettacolare verso un nuovo mondo. Mangiando una fetta di pizza mentre cambiamo i freni nell’atelier di Pepe in compagnia del simpaticissimo Taka, tutto diventa chiaro anche per Lucrezia: “Mamma adesso capisco perché dite sempre che i cicloviaggiatori sono una grande famiglia, la democrazia della bicicletta, questi momenti sono indimenticabili e speciali quanto i più magnifici paesaggi”.
Il problema di questa regione del Cile è che siamo vicini a delle immense miniere e gli alloggi tutti occupati dai minatori. Dormire in tenda nel nulla nascosti da una duna di sabbia lontano dalla strada potrebbe essere un’opzione, ma in questi giorni il vento è fortissimo ed i posti dove ripararsi sono rarissimi, le piazze dei due paesotti sulla strada? Ci dicono di evitare, la criminalità da queste parti è alta.

A Sierra Gorda veniamo “salvati” dal direttore della scuola, che ci lascia montare la tenda nel cortile di casa sua. Alejandro ci spiega che quasi tutte le case private affittano camere ai minatori, i prezzi sono liberi e il reddito esentasse.
Le aziende preferiscono affittare a qualsiasi prezzo piuttosto che costruire alloggi propri; detrarre le spese è più vantaggioso e, con l’andamento altalenante del lavoro, evitano di ritrovarsi con costi fissi e immobili vuoti.
Chi affitta può guadagnare fino a 4.000 USD al mese netti, un reddito molto alto per il Cile. Il rovescio della medaglia? Trovare un letto da turisti è quasi impossibile, e un materasso con lenzuola sporche può costare quanto una camera in un quattro stelle.



Altra giornata nel deserto, altro vento a sfavore ed arriviamo nel paesino di minatori di Baquedano, poi sarà il passaggio del Tropico del Capricorno e la discesa ad Antofagasta. Gli ultimi chilometri saranno con un fortissimo vento frontale che ci farà penare per raggiungere la città.
Nei tre di deserto di cow boy non ce n’erano, ma l’ambiente poteva suggerire Ghost Riders in the Sky di Jonny Cash
È il fine settimana ed ancora una volta abbiamo qualche difficoltà a trovare un posto decente dove dormire nel quartiere consigliatoci da Pepe.
Manuela: Nei momenti in cui si dà tutto per scontato – “Ma chi vuoi che ci sia da queste parti? Su Google Maps ci sono tanti alloggi, troveremo facilmente dove mangiare e dormire…” – è la realtà a riportarci con i piedi per terra. Ci si scontra con il vuoto, ma poi basta l’ospitalità e la generosità di alcune persone per scaldare il cuore.
Il deserto regala paesaggi affascinanti, ma dubito che i minatori che lavorano qui, in una delle aree con i più alti tassi di malattie legate all’inquinamento in Sud America, la vedano allo stesso modo.Nei loro volti si legge la fatica di una vita dura, lontana dalle famiglie e in condizioni spesso insalubri.
Antofagasta è una città sul Pacifico, piuttosto brutta, ci hanno detto di evitare la zona Nord perché pericolosa. Fortunatamente non siamo qui per distendere gli asciugamani sulla spiaggia (orribile e sporca), ma solo di passaggio. Tra pochi giorni Lucrezia prenderà l’aereo per rientrare in Canada e dobbiamo cercare un autobus per arrivare a Santiago.
Le sue vacanze sono finite, il dovere la chiama ed i suoi genitori dovranno continuare da soli verso la destinazione finale.
Manuela: Antofagasta, località turistica di grandi alberghi sulla spiaggia, ci rilasseremo in piscina …ahahahah…che delusione, l’ unica cosa bella si questa città sono i leoni marini super puzzolenti e divertentissimi che si spiaggiano nel porto ed invadono marciapiedi e ciclabili. Strafoghiamoci nel vassoio di dolci della pasticceria di fronte la nostro alloggio, la mia golosità senza fondo sarà appagata…ed evviva le empanadas !
Siamo ancora molto lontani da Santiago dove Lucrezia tra pochi giorni ha il suo volo di ritorno a casa. Copriremo questa distanza, come già previsto, in autobus. Non è la prima volta che veniamo in Cile ed è sempre stato facile caricare le biciclette sui grandi autobus di linea, non questa volta!!! Qui i minatori hanno la priorità assoluta e visto che viaggiano sempre con grandi bagagli anche se noi prenotiamo e paghiamo per dei bagagli XL, al momento dell’ imbarco veniamo rifiutati. Alle 3 di notte finalmente riusciamo a salire su un autobus dove passeremo la notte dormendo come angioletti fino a Viña del Mar.





Manuela: Abbiamo visto il deserto di Atacama fiorito. Il nostro caro amico Benoît ci aveva mandato un articolo di un giornale canadese su questo raro fenomeno naturale.
Peccato non essere riusciti a pedalare tra i fiori, erano sbocciati oltre 1.000 km più a Sud di Antofagasta, ma li abbiamo ammirati per diversi chilometri dal finestrino dell’autobus. Uhaoooo! Il deserto si è trasformato in un tappeto di fiori colorati rosa e viola!
Che graziosa Viña del Mar! Una passeggiata sulla spiaggia, due cene luculliane e gli ultimi giorni in totale relax con nostra figlia.
Buon rientro a casa Lucrezia… e mi raccomando: non divorare in aereo tutto il “meglio del supermercato cileno” che hai comprato per far assaggiare a Gabriel.
















































