CILE – Dalla cima dei vulcani alla costa del Pacifico

5 ottobre – San Pedro de Atacama

Oggi avremo una giornata lunga. Partiamo prima dell’alba per vedere i geyser Sol de mañana al sorgere del sole, quando le fumate di vapore dall’odore sulfureo sono più sceniche a causa dello sbalzo di temperatura.

Si prosegue con le piscine termali, e la temeraria Lucrezia si tuffa in acqua alle sei del mattino sfidando la temperatura. Noi genitori, invece, resistiamo alla tentazione (tentazione? Ma mi faccia il piacere) di infilarci il costume a 4.900 metri di quota, con temperature glaciali, non vogliamo rischiare di grippare definitivamente le nostre vecchie giunture.

Dopo una abbondante colazione con pancakes e caffè caldo, si prosegue con la visita della laguna Bianca e poi Verde. Alghe, riflessi, metalli contenuti determinano il colore dell’acqua e quindi il nome, questo è quello che ci spiega Sergio, la nostra guida e autista. Dopo pochi chilometri, raggiungiamo il deserto Salvator Dalì, in lontananza un masso qui e là creano uno scenario molto particolare.

Deserto Salvator Dalì

Il giro in auto finisce vicino ad un fabbricato poco dopo la dogana boliviana. Salutiamo Sergio e risaliamo sulle biciclette per affrontare i 5 km di salita che ci separano dall’hangar della dogana cilena di Hito Cajón. L’immigrazione passa velocemente dopo un rapido controllo dei bagagli (vietato cibo fresco, peggio che negli US, 😉). Arrivati sulla strada asfaltata ci lanciamo in una lunghissima (30 km) e gelida discesa che ci porterà dagli oltre 4.600 m della frontiera ai 2.400 m di San Pedro de Atacama. Domani riposo e un po’ di manutenzione alle bici.

Manuela: Anche se la zona delle lagune è turistica, i luoghi sono talmente vasti che ogni auto segue una pista diversa lasciando dietro di sé una nuvola di polvere per poi ritrovarsi nei punti di maggior interesse. Vicuñas, fenicotteri, cincillà, gli animali che vivono in questo ambiente ostile dove non c’è nulla mi affascinano, rimarrei ad osservarli e fotografarli per ore. Alla fine ho preso positivamente i due giorni senza bicicletta, mi sono goduta i paesaggi senza morire di freddo, di fatica e di fame per parecchi giorni. Viste le condizioni della strada figlia e marito mi avrebbero maledetto se li avessi forzati a pedalare o meglio a spingere la bici tra la sabbia….ed anche la mia artrosi ringrazia.

Al di là del significato politico, il gruppo Inti Illimani era composto da grandi musicisti, come mi confermò un amico giornalista cileno. Gli I.I. erano in Italia quando avvenne il colpo di stato nel loro paese e vi rimasero in esilio per anni. Un tributo ai miei idoli di gioventù per l’ingresso nel loro paese : Cancion del poder popular.

6-10 ottobre – Da Calama a Antofagasta

La pigrizia è la madre dei vizi… Da Pepe, un meccanico di biciclette che ci ha cambiato le pastiglie dei freni e presso il quale abbiamo incontrato per la terza volta il fortissimo Taka, si parla del percorso fino al Pacifico e delle varie possibilità di alloggio lungo l’itinerario.

Da Pepe in compagnia di Taka from Japan.

Il nostro ospite, esperto ciclista, ci sconsiglia di perdere tempo pedalando i 35 km di salita per uscire dalla città, ci dice che arriveremmo in cima troppo tardi per poter affrontare i restanti 70 km con un fortissimo vento frontale e rischiare di non arrivare prima del buio a Calama (città con alta criminalità). La migliore soluzione sarebbe di farci accompagnare al passo e fare solamente il lungo tratto in discesa.

E così sarà! I primi venti chilometri scorrono in fretta, facciamo la consueta pausa mate e poco dopo ci attende il famigerato vento contrario. Siamo ancora in leggera discesa, ma ora per avanzare bisogna spingere sui pedali con un certo sforzo.
La città di Calama è piuttosto grigia e sciatta: città essenzialmente a servizio dell’industria mineraria, circondata dal deserto e vicina al gigantesco bacino estrattivo di Chuquicamata, una delle miniere a cielo aperto di rame più grandi del mondo e con gravi conseguenze ambientali. Prima di trovare una camera dove dormire facciamo la spesa in un grande supermercato chiamato Lider (catena comprata da Walmart) …un barattolo di Nutella e una bottiglia di buon vino si ritrovano nella nostra borsa.

Manuela: in un’ ora siamo passati dal vento gelido dei 4.900 m di quota all’aria calda dei 2.400 m di San Pedro de Atacama, una discesa spettacolare verso un nuovo mondo. Mangiando una fetta di pizza mentre cambiamo i freni nell’atelier di Pepe in compagnia del simpaticissimo Taka, tutto diventa chiaro anche per Lucrezia: “Mamma adesso capisco perché dite sempre che i cicloviaggiatori sono una grande famiglia, la democrazia della bicicletta, questi momenti sono indimenticabili e speciali quanto i più magnifici paesaggi”.

Il problema di questa regione del Cile è che siamo vicini a delle immense miniere e gli alloggi tutti occupati dai minatori. Dormire in tenda nel nulla nascosti da una duna di sabbia lontano dalla strada potrebbe essere un’opzione, ma in questi giorni il vento è fortissimo ed i posti dove ripararsi sono rarissimi, le piazze dei due paesotti sulla strada? Ci dicono di evitare, la criminalità da queste parti è alta.

A Sierra Gorda veniamo “salvati” dal direttore della scuola, che ci lascia montare la tenda nel cortile di casa sua. Alejandro ci spiega che quasi tutte le case private affittano camere ai minatori, i prezzi sono liberi e il reddito esentasse.
Le aziende preferiscono affittare a qualsiasi prezzo piuttosto che costruire alloggi propri; detrarre le spese è più vantaggioso e, con l’andamento altalenante del lavoro, evitano di ritrovarsi con costi fissi e immobili vuoti.
Chi affitta può guadagnare fino a 4.000 USD al mese netti, un reddito molto alto per il Cile. Il rovescio della medaglia? Trovare un letto da turisti è quasi impossibile, e un materasso con lenzuola sporche può costare quanto una camera in un quattro stelle.

Altra giornata nel deserto, altro vento a sfavore ed arriviamo nel paesino di minatori di Baquedano, poi sarà il passaggio del Tropico del Capricorno e la discesa ad Antofagasta. Gli ultimi chilometri saranno con un fortissimo vento frontale che ci farà penare per raggiungere la città.

Nei tre di deserto di cow boy non ce n’erano, ma l’ambiente poteva suggerire Ghost Riders in the Sky di Jonny Cash

È il fine settimana ed ancora una volta abbiamo qualche difficoltà a trovare un posto decente dove dormire nel quartiere consigliatoci da Pepe.

Manuela: Nei momenti in cui si dà tutto per scontato – “Ma chi vuoi che ci sia da queste parti? Su Google Maps ci sono tanti alloggi, troveremo facilmente dove mangiare e dormire…” – è la realtà a riportarci con i piedi per terra. Ci si scontra con il vuoto, ma poi basta l’ospitalità e la generosità di alcune persone per scaldare il cuore.
Il deserto regala paesaggi affascinanti, ma dubito che i minatori che lavorano qui, in una delle aree con i più alti tassi di malattie legate all’inquinamento in Sud America, la vedano allo stesso modo.Nei loro volti si legge la fatica di una vita dura, lontana dalle famiglie e in condizioni spesso insalubri.

Antofagasta è una città sul Pacifico, piuttosto brutta, ci hanno detto di evitare la zona Nord perché pericolosa. Fortunatamente non siamo qui per distendere gli asciugamani sulla spiaggia (orribile e sporca), ma solo di passaggio. Tra pochi giorni Lucrezia prenderà l’aereo per rientrare in Canada e dobbiamo cercare un autobus per arrivare a Santiago.

Abitanti di Antofagasta

Le sue vacanze sono finite, il dovere la chiama ed i suoi genitori dovranno continuare da soli verso la destinazione finale.

Manuela: Antofagasta, località turistica di grandi alberghi sulla spiaggia, ci rilasseremo in piscina …ahahahah…che delusione, l’ unica cosa bella si questa città sono i leoni marini super puzzolenti e divertentissimi che si spiaggiano nel porto ed invadono marciapiedi e ciclabili. Strafoghiamoci nel vassoio di dolci della pasticceria di fronte la nostro alloggio, la mia golosità senza fondo sarà appagata…ed evviva le empanadas ! 

Siamo ancora molto lontani da Santiago dove Lucrezia tra pochi giorni ha il suo volo di ritorno a casa. Copriremo questa distanza, come già previsto, in autobus.  Non è la prima volta che veniamo in Cile ed è sempre stato facile caricare le biciclette sui grandi autobus di linea, non questa volta!!! Qui i minatori hanno la priorità assoluta e visto che viaggiano sempre con grandi bagagli anche se noi prenotiamo e paghiamo per dei bagagli XL, al momento dell’ imbarco veniamo rifiutati. Alle 3 di notte finalmente riusciamo a salire su un autobus dove passeremo la notte dormendo come angioletti fino a Viña del Mar.

Manuela: Abbiamo visto il deserto di Atacama fiorito. Il nostro caro amico Benoît ci aveva mandato un articolo di un giornale canadese su questo raro fenomeno naturale.
Peccato non essere riusciti a pedalare tra i fiori, erano sbocciati oltre 1.000 km più a Sud di Antofagasta, ma li abbiamo ammirati per diversi chilometri dal finestrino dell’autobus. Uhaoooo! Il deserto si è trasformato in un tappeto di fiori colorati rosa e viola!
Che graziosa Viña del Mar! Una passeggiata sulla spiaggia, due cene luculliane e gli ultimi giorni in totale relax con nostra figlia.
Buon rientro a casa Lucrezia… e mi raccomando: non divorare in aereo tutto il “meglio del supermercato cileno” che hai comprato per far assaggiare a Gabriel.

Deserto di Atacama in fiore
Ritorno a casa per la Princess

BOLIVIA – On the road again

Due mesi di riposo a casa, la Princess rientra dalle vacanze e riparte con i genitori.
Continuiamo verso Sud.

13-15 settembre – Partenza per La Paz
Nel primo pomeriggio i nostri due autisti, Gabriel e Paul-André, ci accompagnano all’aeroporto di Québec da dove partiremo in direzione di Newark – Houston – Bogotà – La Paz.

Si riparte

Ci aspetta un viaggio lunghissimo: 43 ore tra attese su scomode poltroncine d’aeroporto e quattro voli che ci riporteranno in America Latina.

Prima tappa Newark
Che gli occhiali aumentino il buio?

Questa volta viaggiamo con la Princess, e scema nostra figlia ha scelto questo viaggio come regalo di laurea… o forse il vero regalo ce lo fa lei, trascorrendo diverse settimane in famiglia. Brava, Lucri!

Arrivati nel cortile di Eliana e Marcelo, i nostri ospiti Warmshowers a La Paz, ci accoglie una sorpresa: Diana e Didier stanno preparando le loro bici per ripartire. Li avevamo conosciuti 3 mesi fa a Caraz, in Perù — una giovane coppia colombiana che viaggia con il loro cane Thor. Sapevamo che in questo periodo sarebbero potuti essere da queste parti, ma ritrovarli è stato comunque un momento speciale. Buona continuazione per Tuyo cruzando fronteras.

Famiglia Cavalli, Diana, Eliana con il suo cane Miski, Didier e il cane viaggiatore Thor

La nostra prima operazione dopo i saluti è quella di buttarci sul letto per dormire in posizione orizzontale, siamo veramente stanchissimi e domani ci aspetta il montaggio delle biciclette.

Diana

Nel primo pomeriggio, una famiglia di svizzeri passa a recuperare le nostre scatole delle biciclette per rientrare in Europa e per ringraziarci ci offrono un vassoio di  empanadas, molto apprezzate. La sera usciamo a cena con Mateja, una ciclista slovena che viaggia in solitaria conociuta in un gruppo WhatsApp di ciclisti viaggiatori.

Durante il nostro soggiorno a La Paz decidiamo di esplorarla dall’alto, salendo sul Teleférico: la rete di cabinovie più lunga del mondo, che collega gran parte della capitale più alta del pianeta.


La Paz, capitale della Bolivia, è la tipica città sudamericana: caotica! Camminare per le sue ripide strade è ancora più faticoso del solito, complice l’altitudine — siamo a 3.650 metri. Per fortuna alloggiamo nel pieno centro e abbiamo tutto a portata di mano.

Trascorriamo la serata in compagnia dei nostri ospiti, Eliana e Marcelo, chiacchierando sulla vita nei rispettivi Paesi: Bolivia, Italia e Canada.
La mattina seguente, Lucri si sveglia con un forte raffreddore e decidiamo di restare un giorno in più, per darle il tempo di riprendersi.

Ho cercato qualcosa di che si addicesse alla giornata di oggi: On the road again di Willie Nelson.
On the road again (Nuovamente sulla strada)
Goin’ places that I’ve never been (Andando in posti dove non sono mai stato)
Seein’ things that I may never see again (Vedendo cose che probabilmente non rivedrò più)
And I can’t wait to get on the road again (E non vedo l’ora di tornare sulla strada)

Manuela: Non vedevo l’ora di ripartire e continuare a pedalare attraverso l’America Latina e farlo insieme a nostra figlia renderà tutto ancora più magico.
Un grazie anche a Gabriel, che si prenderà cura della casa e aspetterà pazientemente il ritorno di Lucri.

Non sapevo bene cosa aspettarmi da La Paz, ma è stata una piacevole sorpresa: vista dall’alto è una distesa di edifici in mattoni rossi, un labirinto di strade trafficate e rumorose che può incutere un po’ di timore… ma nel complesso è una città affascinante.

19 settembre – El Tholar

Mi sto facendo aiutare da Marcelo a sistemare il freno posteriore di Lucrezia e lui si accorge che c’è un raggio rotto. Non possiamo certo partire con questo problema, ma Marcelo mi dice di non preoccuparmi.

Il giorno seguente mi ritrovo la riparazione fatta e a metà mattina possiamo incamminarci verso la linea Morada del Teleferico. Un paio di chilometri, una faticosa salita delle scale con la bici e finalmente siamo in strada.

La Ruta 1 è trafficatissima, ma c’è una buona corsia di emergenza che ci permette di pedalare in sicurezza. Oggi saranno solamente cinquanta chilometri, ma Lucrezia sta finendo il suo raffreddore, io lo sto cominciando e facciamo fatica a pedalare. Essere a quattromila metri con scarso allenamento e zero acclimatamento non aiuta. Speriamo che domani vada meglio.

20-22 settembre – Oruro

Saranno solamente 30 km oggi, io sono proprio senza fiato quando arriviamo a Patacamaya. Il panorama è identico a ieri e l’alloggio in cui ci sistemeremo è probabilmente il più sporco in cui abbiamo dormito nell’intero viaggio.

Assaggio di ripio per Lucrezia

Qui ritroviamo Mateja conosciuta a La Paz qualche giorno fa. Lei è arrivata qui in una sola tappa.

Dopo una notte piuttosto difficile a causa dell’acclimatamento, ci dirigiamo a Konani, passeremo una nuova notte in una camera doppia con vista sul… cesso. Probabilmente, non è stata mai pulita da quando l’anno terminata.

Alloggi da ciclista viaggiatore

La tappa per arrivare a Oruro mi ha sfiancato, mentre madre e figlia vanno a meraviglia.

Ma a 23 anni si è ancora nel<adolescenza?

Scelta facile oggi: Hoedown Throwdown di Miley Cyrus

Manuela: aass

24-26 settembre – Da Oruro al cratere Jayu Khota

Più scendiamo a Sud più il pedaggio è affascinante. Passa il tempo, passano i chilometri, le chiappe di Lucri continuano a fare male a causa della sella non adatta. Prima della città di Poopo, siamo raggiunti da una scheggia in bicicletta, è Takashi, il ragazzo giapponese conosciuto a Caraz.

Saluti, foto ricordo e lui sparisce come un fulmine.

Non voglio essere cattivo, ma anche qui notiamo una limitatezza di pensiero come in Perù. Questo blog non è la sede corretta per disquisizioni socioculturali, ma invece di offrire solamente calcio, hockey o programmi pareti, i governi dovrebbero preoccuparsi di più del miglioramento sociale della popolazione, come diceva qualcuno: Meglio un politico ladro e capace, che un onesto incapace. Oggi si vedono sempre di più governanti ladri ed incapaci. Amen.

Il giorno del mio sessantacinquesimo ompleanno, ho come regalo una bella foratura verso mezzogiorno. Riparato il problema. Continuiamo a pedalare fino al cratere.

Sarà la nostra prima notte in tenda. Ambiente da sogno, siamo soli, davanti a noi il cratere con un piccolo laghetto. Le nostre tende sono montate dietro ad un muretto che ci proteggerà dal vento che, immancabile, sale ogni sera. Cena in tenda e nanne.

Durante la notte ho i miei due-tre tacchi di cefalea a grappolo, che immancabile, è ritornata dopo quattro anni. Sono al settimo ciclo e qusta volta me lo sorbirò senza medicine.

Il Salar si avvicina, pranzo a Salinas Garcí Mendoza e poi si ricomincia in direzione di Jirira, la strada prevede la fine dell’asfalto, dei tratti di sabbia ed il ripio, lo sterrato che può divenire l’incubo del ciclista in Sud-America.

Domani si entre nel Salar de Uyuni, finalmente lo pedalare mo anche noi.

Il raffreddore e la poca acclimazione bloccano la mia fantasia musicale, nel pomeriggio però un venticello frontale mi consiglia Ride like the wind di Christopher Chross

Sempre nel deserto

Dopo le balene ritorniamo nel deserto e dal Pacifico ci ridirigiamo verso il Mar di Cortez.

4-5 marzo – Villa Alberto Andrés Al varado Arámburu e San Ignacio
Per molti semplicemente Vizcaíno.  Potrei descrivere le due giornate dopo Guerrero Negro semplicemente con la definizione geometrica del segmento: “In geometria un segmento è una parte di retta compresa tra due punti, detti estremi”. Nel nostro caso, siamo partiti dal punto A (Guerrero Negro) e siamo arrivati al punto B (Vizcaíno), dopo 75 km praticamente sempre su un rettilineo.

Il villaggio avrà 10 case, il traffico è inesistente, ma il passaggio pedonale c’è

Abbiamo dormito e poi abbiamo ricominciato la mattina successiva praticamente sempre nello stesso modo, arrivando a San Ignacio.

Solo 626 e la Baja è finita

Nella seconda cittadina però l’ambiente era diverso. San Ignacio è in una bella oasi verde (era da tempo che avevamo dimenticato cosa fosse l’erba). C’è un laghetto ed una vecchia missione gesuita, la chiesa è povera, ma i giardini di cactus sono interessanti.

Abbronzatura da ciclista

Arrivati nella piazzetta di fronte alla chiesa, vediamo una bicicletta appoggiata alla vetrina di un caffè e la riconosciamo; è quella di Lee, abbiamo nuovamente raggiunto il nostro amico coreano, che sta montando il suo video di viaggio comodamente seduto in un luogo fresco che offre anche un buona connessione Internet. Scambiamo idee ciclistiche e scopriamo che il suo progetto è di viaggiare per una decina di anni.

La missione gesuita di San Ignacio

Tornati alla Casa del ciclista incontriamo Tom, un giovane americano di 62 anni che sta percorrendo la Baja Divide, il percorso da Nord a Sud che passa nelle montagne, praticamente sempre sulla sterrato. Ascoltiamo con interesse il suo racconto, ripromettendoci di percorrere il suo itinerario nelle prossima vita, per ora i basta ed avanza quello che stiamo facendo.

La Casa del Ciclista di San Ignacio

Arriva anche una giovane coppia russa con la quale conversiamo a lungo facendo tardi per andare “in branda”. I due hanno una mentalità molto diversa da ciò che ci potremmo aspettare leggendo le notizie che i nostri giornali occidentali riportano.
Poco prima di addormentarmi, penso a quanto ci disse un ciclista della Florida: “Che tristezza non poter viaggiare liberamente solo a causa del proprio passaporto”. Questi due russi ne sono l’ennesima conferma.

E a volte ci sono delle belle discese

Oggi pedalando ho riascoltato Another Brick in the Wall, Part II” dei Pink Floyd. Molti riferimenti a ciò che sta succedendo intorno a noi.

6 marzo – Santa Rosalía
Deserto a parte pensavamo che tornati sul mare ci fosse un bel panorama, invece, fatta l’ultima curva prima di entrare in città, cominciamo con mezzo chilometro di discarica puzzolente, poi è la volta di una miniera con relative fabbriche dalle strutture arrugginite che ci accompagnano fino al centro. Facciamo una piccola spesa e poi trovato l’albergo ci piazziamo sul letto a cazzeggiare fino allora delle nanne.

La chiesa di Eiffel

Il nostro amico di ieri, proprietario della casa del ciclista e di mestiere pescatore, ci ha raccontato che i dazi USA sul Messico nel caso del pesce si sono riversati non sui grossisti, ma su coloro che passano la vita in mare per pochi spiccioli. Oggi gli dedico Il pescatore di Fabrizio de Andrè.

7 marzo – Mulegé
Prima di uscire dalla cittadina di Santa Rosalia, ci sono due tappe obbligatorie, una è una piccola chiesa progettata da Gustave Eiffel, carina, ma niente di particolare, la seconda una famosa Panadería.

Panadería El Boleo

La chiesetta è carina, ma niente di più direi che la classica architettura messicana sarebbe pi;u consona al paesaggio. La panadería ha degli ottimi dolci (che naturalmente saranno acquistati per la nostra pausa di metà mattina), ma il pane non ha nulla a che vedere con ciò che mangiavamo a casa(per chi non lo sapesse, noi ci approvvigioniamo nella migliore panetteria artigianale della Vielle Capitale 😇).

L’ultima discesa verso Mulegé

Oggi tappa corta, il solito su e giù qualche bello scorcio, un paio di salite e siamo a Mulegé. All’entrata del nostro albergo osserviamo una fantastica buganville porpora in piena fioritura. Sono le 14 e la giornata è finita.

Hotel Hacienda

E la musica del giorno è dedicata ad un gruppo della mia adolescenza, nonché al mio Alter Ego, Corazon espinado di Santana

8 marzo – Truck stop El Rosarito

Muri di Mulegé
Dove siamo?

Oggi il menù ciclistico prevede una pedalata 140 km per arrivare a Loreto e dormire in un letto oppure 70 km e fermarsi ad un truck stop lungo la strada. Ci sono inoltre 1.000 m di dislivello positivo che metteranno alla prova il nostro allenamento.

Camping al Restaurante Las Palmas, la nostra tendina è in fondo tra palme e cactus

Per chiudere la relazione tecnica della giornata, diciamo che tutto è filato liscio. Le gambe cominciano a girare e le chiappe ad indurirsi. A Pantanina-Manuela bisogna aggiungere il soprannome di Chili impossibile starle dietro in salita.

Verso Loreto

Storielle del giorno. Abitualmente, su Google Maps, noi diamo il nostro giudizio sui luoghi visitati, come ci piace leggere le opinioni di chi è passato prima anche noi facciamo il nostro dovere per la comunità dei viaggiatori dicendo se il posto è buono oppure da evitare. Ieri sera , per la prima volta dopo oltre 300 commenti, scrivo il mio prima di lasciare l’albergo. Questa mattina, la signora della reception mi dice che il proprietario dell’hotel la ha chiamata alle 5 per dire che un cliente si era lamentato della doccia senza soffione. Si è scusata dicendomi che sono i clienti che rubano e che, qualche giorno prima, qualcuno aveva rubato addirittura un porta rotoli della carta igienica. Sorrido dicendole che anche negli alberghi da centinaia di USD c’è chi ruba, non sono solo i messicani.
Verso la fine della nostra tappa siamo in sosta frutta, si avvicina un’auto chiedendoci se tutto va bene. Rispondiamo positivamente e la signora Lizette ci dice che anche loro sono ciclisti, abitano a Ensenada, e sono nel gruppo Warm Showers… Mi viene in mente che in novembre, cercando alloggio in quella città avevo scritto anche a loro. Il nostro mondo ciclistico è piccolo!

Cosa dire del panorama di oggi? Rispondo con una banalità: un’immagine vale mille parole, guardate le prossime foto. Abbiamo pedalato sul più bel tratto percorso sulla Baja fino ad oggi.


Questa mattina ho letto che il Pentagono USA ha eliminato dai siti Internet militari migliaia di fotografie con donne, afroamericani e, ciliegina sulla torta, anche la fotografia del bombardiere che sganciò la bomba su Hiroshima, perché il nome del bombardiere era Enola Gay (Per chi non lo sapesse la signora Enola era la mamma del pilota)! Bisogna oscurare ogni libertà raggiunta. Quindi la canzone del giorno è Enola Gay dei Orchestral Manoeuvres in the Dark. Viva Orwel, viva l’inquisizione, viva il ritorno al Medioevo.

9 marzo – Loreto
Il ristorante Las Palmas, dove abbiamo campeggiato ieri è stata un’ottima scelta. Situati in un’oasi nel nulla, abbiamo cenato con uova e wurstel, bevuto un caffè ed una birra, usufruito del loro Internet, il tutto per una cifra irrisoria.

Un bel posto, meglio di qualsiasi hotel. L’unico neo è che la famiglia accanto possiede un gallo che ha cominciato a cantare alle 5:30. Fu***.

Sulla strada niente di difficile, siamo a Loreto, sul mare, e domani giornata di riposo. Ancora 350 km e saremo a La Paz da dove si dovrà decidere cosa fare per le prossime 2-3 settimane prima di trasferirci in…