11 febbraio – giorno 30 – PUERTO NATALES
Meteo: ⛅ 10°
Distanza: 61 (1.724)
Dislivello: 415 (20.656)
Ripio: 0 (682)
Dopo un buona colazione in cui mangiamo tutto ciò che riusciamo a fagocitare, lasciamo l’albergo salutando la Miss Simpatia alla reception che non è in grado di ricambiare i saluti nemmeno con un falso sorriso. Strano posto, con persone scorbutiche e snob, probabilmente si sentono superiori agli altri avendo clientela danarosa e non solo di poveri ciclisti.

Superato con dispiacere il bivio per le Torres del Paine, anche Manuela si deve arrendere al cattivo tempo e rinunciare alla foto in bici davanti alle torri. Continuando verso sud, ci imbattiamo in un gregge di pecore che blocca la strada e che si dirige in direzione opposta alla nostra, sosta obbligatoria.

Sono scene che oramai si vedono solamente in posti come questo, l’ultimo gregge visto i Italia penso sia stato durante la mia lontana infanzia. La cosa divertente di queste immagini un po’ anacronistiche è la modernità applicata a delle attività antiche e non più comuni come il lavoro dei pastori. Oggi ci passano vicino due ragazzi ed una ragazza a cavallo, vestiti da veri cow-boy, ma con dei giubbotti riflettenti come quelli dei cantieri stradali, uno sta parlando ad un cellulare ed un altro in un walkie-talkie, il gregge è seguito da un pickup e non più da un vecchio carro dei film western, ma il top sono i soliti, intelligentissimi cani pastore.

Ad un fischio del conducente del pickup, cinque cani arrivano di corsa ed uno dopo l’altro saltano nel cassone, solo l’ultimo ha bisogno di essere sollecitato più volte dal suo padrone che alla fine gli porge il piede a mo’ di gradino e lo solleva delicatamente, tutto senza violenza o parole forti. Forse il cane è solo stanco o troppo vecchio per salire con un solo balzo come gli altri, tma tramite questo gesto si percepisce la relazione di fiducia e rispetto tra il pastore ed il cane, ancora oggi fondamentale per questo lavoro. Guardando il cane ed i cavalli penso ai racconti di Coloane su queste regioni, capitoli interi dedicati ai cavalli ed ai cani pastore, magnifici.

Dopo la pausa bucolica, continuiamo verso Puerto Natales, fermandoci all’ingresso della città per un’altra foto di rito, alle dita che sporgono dalla terra, in lontananza il Monte Balmaceda con un ghiacciaio che scende fino a livello del mare, rendendo il panorama sempre più unico. Oggi dormiremo al Hostal Nancy, abbastanza centrale ed accogliente, è il clou della stagione turistica ed è difficile trovare una camera disponibile senza prenotazione. Usciamo per una passeggiata, un po’ di spesa, un caffè con un qualcosa di dolce. Passando in parte ad una pizzeria, leggiamo le note su Google Map e scopriamo che il proprietario è napoletano, il forno è a legna e quindi anche per la cena il locale è già deciso.





11 febbraio – giorno 31 – VILLA TEHUELCHES
Meteo: 🌦️ 10°
Distanza: 146 (1.869)
Dislivello: 1.042 (21.698)
Ripio: 0 (682)
Appena immessi sulla strada per Punta Arenas cominciamo con il ritornello della giornata: aria frizzante, vento e salite leggere, ma presenti su tutto il percorso. Dopo pochi chilometri siamo superati da Neza e Stephan che, come al solito, con il loro ritmo veloce spariscono dalla nostra vista in pochi minuti.

Li ritroviamo verso il trentesimo chilometro quando arriva la pioggia che ci obbliga ad indossare sovra-pantaloni e giacca impermeabile; salvati appena in tempo, comincia a piovere abbondantemente. Altra sosta per spogliarci alla fine del temporale ed un piacevole venticello che ci dà una bella spinta da dietro. Oggi non ci saranno molti punti di ristoro, all’Hotel Rubens ci fermiamo per una birra ed un panino; simpatica la scritta appesa vicino all’ingresso di questo posto costruito nel nulla: Aquí abrimos cuando llegamos y cerramos cuando nos vamos. Si usted viene y no estamos es que no nos encontramos. Gracias. (Qui apriamo quando arriviamo e chiudiamo quando partiamo. Se vieni e noi non ci siamo, vuol dire che non ci incontreremo. Grazie).

Arriviamo a Morro Chico altra località in mezzo al nulla, più che altro il nome dato ad un incrocio stradale ed un gruppo di forse 5 case con un distributore di benzina. Qui c’è l’unico caffè-ristorante nel quale entriamo per una seconda pausa caffè, chi vi troviamo? Neza e Stephan, che, come ci vedono, con un gran sorriso ci dicono: “Eravamo certi che nell’ arco di dieci minuti sarebbero arrivati anche gli italiani”. È da Tapi Aike che noi e loro ci rincorriamo ai pochi punti di sosta reperibili; altro arrivo è quello di Christian, il cileno solitario che avevamo conosciuto a Laguna del Desierto e poi incrociato oggi mentre pranzava comodamente seduto in una fermata d’autobus. Questo è il cicloturismo dei grandi itinerari, che ti fa apprezzare ogni piccolo incontro.
Si riparte, prima Neza e Stephan, poi noi e quindi sarà la volta di Christian. Purtroppo, a breve una grande curva a destra con netto cambio di direzione ci farà pedalare gli ultimi 50 chilometri con vento laterale; fortunatamente le pendenze dell’ultima parte della giornata non superano mai il 4%. Arrivati quasi a destinazione, vediamo due biciclette per terra e due individui sdraiati in una piazzola di sosta, sono ancora Neza e Stephan che per ripararsi dal vento, si sono messi al riparo di un minuscolo rialzo del terreno che non supera i 40 cm.

Pausa cioccolato e pausa vento anche per noi, oggi i chilometri saranno 146 e sarà la tappa più lunga del nostro viaggio.

Villa Tehuelches, un villaggetto di 150 abitanti, è la meta finale per oggi. Al bivio usciamo e ci fermiamo alla prima casa a chiedere dove si possa trovare un alloggio “Qui!”, ci risponde la padrona di casa. Oggi saremo ospiti di una coppia che ha deciso di aprire un B&B direttamente in casa propria, la nostra camera avrà accesso dalla loro sala, la loro camera accanto alla cucina ed il bagno sarà in comune. Un’accoglienza più famigliare di questa è impossibile averla, magari poca privacy, però tanta gentilezza da parte di questi fuegini.

Questa sera, ceneremo sul tavolo della cucina e sarà l’ennesima piacevole serata in compagnia di gente gentilissima che fa di tutto per farti stare bene. Discuteremo delle solite storie della vita, noi gli facciamo molte domande perché siamo curiosi di come passano le giornate nel sud del mondo persi nel nulla. Il marito, oggi in pensione, era barman su navi da crociera e quindi la conversazione è più facile potendo usare un po’ di inglese. È anche un eccellente falegname e sta costruendo delle cabañas in fondo al giardino per migliorare il servizio di ospitalità. Offriranno anche uno spazio tenda rustico a Neza e Stephan, giusto sotto la finestra della nostra camera. La nostra sosta nell’hostal Tierra de Tehuelches sarà un altro dei molti bei ricordi della Patagonia.
12 febbraio – giorno 32 – PUNTA ARENAS
Meteo: ☁️
Distanza: 100 (1.969)
Dislivello: 509 (22.207)
Ripio: 0 (682)
Mentre facciamo colazione con il nostro ospite (la moglie sta ancora dormendo) verso le 8 continuiamo le discussioni inutili sulla vita in Patagonia. La nostra curiosità è volta ai pecorari: cosa fanno durante l’anno? In gennaio devono tosare tutte le pecore, poi a turno nei mesi seguenti, per evitare malattie, si taglia la lana solo intorno agli occhi, poi quella del posteriore, poi si pulisce in mezzo alle zampe. Dove sono, che non li vediamo mai? Non li vediamo semplicemente perché ogni estancia ha migliaia di ettari di pascolo e loro girano a radunare le pecore per i lavori da eseguire.

Cominciando il va e vieni dalla camera per preparare le bici, parliamo con Neza che ci dice di essere stanca, ma quando i due partono spariscono come dei razzi e li incroceremo più tardi alla sosta caffè nell’unico distributore di Los latas. Sembra che tutti e quattro facciamo apposta, ma se su 100 km di strada, la possibile sosta è un solo distributore a metà strada e la velocità dei ciclisti è abbastanza simile, la casualità non è proprio tale. Seconda parte del percorso con pendenze lievi (max 3%), siamo ancora stanchi da ieri e fare 100 km dopo averne percorsi 150 il giorno precedente, non è facile.
Ci avviciniamo a Punta Arenas, una città di circa 130.000 abitanti, già ad una trentina di chilometri dalla città entriamo nella zona industriale, i capannoni si infittiscono ed il traffico aumenta. È più di un mese che pedaliamo quasi nel silenzio assoluto e questo traffico, pur essendo ben lontano da quello della Milano – Bergamo, ci infastidisce.



Arriviamo finalmente all’Hostal Victoria, posto piacevole, cucina a disposizione, vicino a ristoranti e supermercato; tutto quello che ci serve, anche se la città è tutt’altro che bella. Considerando le future tappe che saranno molto probabilmente non facili, decidiamo di attraversare lo stretto di Magellano domani mattina, sbarcare a Porvenir, la prima cittadina in Terra del Fuoco, e non fare nulla per potersi riposare.









































































































