Southern Tier – Da Duncan a Radium Springs – Day 16/20

5 APRILE – LORDSBURG
Distanza: 59 Km (1178)
Dislivello: 279 (9407)
Meteo:☀️

Dopo colazione nella nostra camera ci ritroviamo pronto un caffè offerto dal proprietario. Durante i preparativi si parla ancora, lo invitiamo a Québec e chiediamo, visto il buddismo della moglie e molte opere ispirate al Tibet che vediamo ovunque nella sua casa, se sia mai stato in Tibet.
No, è la risposta; colgo l’occasione di fare una battuta su un americano che visita la Cina e sui rapporti USA-Cina. Suo commento è molto chiaro e dovrebbe far riflettere molti filo-americani: “Gli USA, attaccano la Cina per screditarla senza pensare a tutto ciò che noi abbiamo fatto nel mondo. I cinesi hanno fatto cose estremamente negative, ma non sono peggio di noi.
Partiamo verso LORDSBURG, dopo una decina di chilometri si entra in New Mexico e si avanza l’orologio di un’ora.

Confine Arizona – New Mexico

Fa molto freddo ed in tutti i 60 km, non troveremo un solo riparo per mangiare; c’è un leggero vento da dietro ed è molto freddo, nonostante i 20°.
La cittadina fa schifo, spesa al supermercato e passiamo la notte in una cabin di un campeggio Koa. Noi arriviamo presto in campeggio, poi piano piano arrivano i grandi RV con targhe diverse da NM e stati limitrofi. Come vicini, abbiamo una giovane famiglia del Québec ed un furgone UHAUL. Di fronte un’auto in cui dormiranno due donne ed un cane. Sono turisti? Sono un trasferimento, in genere nel Nord America UHAUL=moving e qui siamo in un posto sperduto vicino alla I-10.
Ci viene in mente una frase di Terzani sugli americani ed i pick-up letta nel magnifico libro “Un altro giro di giostra”: Quel furgoncino col cassone posteriore aperto, che vedevo davanti a ogni casa, divenne per me, il simbolo dell’America in cui nessuno vive nel posto in cui è nato o muore nel posto dove è vissuto, in cui tutti sono indipendenti e sconosciuti in mezzo ad altri indipendenti e sconosciuti coi quali, per un breve periodo di tempo, giocano ad essere in grande intimità.

6 APRILE – SILVER CITY
Distanza: 78 Km (1256)
Dislivello: 1256 (10663)
Meteo: ☀️

Bello dormire nelle capanne KOA con il riscaldamento, acceso un’ora di notte e poi in continuazione dalle 7, quando mi sono svegliato e fuori ci sono -2°.
Partiamo, ripercorrendo i 5 km che portano alla US90. Ieri avevamo deviato arrivando da Duncan, oggi continueremo verso destra; superiamo una ragazza a piedi che sicuramente è sulla Continental Divide. I primi 30 km sono in continua leggera salita ma non c’è vento per fortuna. Superato il primo passo, si va su e giù fino a destinazione.

Passaggio sulla Continental Divide
Crediamo che la catena abbia bisogno di essere leggermente regolata
Sui muri del nostro motel, un avviso rassicurante

7 APRILE – SILVER CITY

Giornata di riposo, sola spesa a piedi da Walmart e giro in bici nel centro città per cercare un regalino alla nostra princess.
Siamo al supermercato, quando una signora sui 35-40 anni ci chiede, in italiano con un forte accento inglese, se siamo italiani. Ci dice che stava facendo la spesa con sua madre che le ha detto di aver sentito parlare italiano. Ci dice di averci riconosciuti subito, dato che eravamo gli unici due magri!
Ci racconta che il marito, di origine venezuelana è un border patrol. Ci dice del muro che, secondo loro, non serve a bloccare le persone, mai i mezzi che i trafficanti di persone usano per trasportarli. Lamenta che l’attuale amministrazione oggi controlla più gli agenti che questi i clandestini. Vive qui da 10 anni è originaria di Gallarate ed è l’unica italiana della regione, aveva quasi le lacrime agli occhi quando ci ha salutato.

8 APRILE – HILLSBORO
Distanza: 88 Km (1355)
Dislivello: 1427 (12209)
Meteo: ☀️

25 km dopo SILVER CITY passiamo dalla Chino mine, un’immensa miniera di rame a cielo aperto (la terza al mondo).

I camion della Chino Mine
e le ruote dei camion della Chino Mine

Continuiamo con il solito su e giù e poi un paio di salite di 11+11 km pedalate in totale solitudine a causa della chiusura della strada che porta all’EMORY PASS (2.500 m), la cima Coppi del nostro viaggio che alcuni cicloturisti evitano per non fare la salita. Attorno a noi ancora qualche macchia di neve, alcuni cervi dalle enormi orecchie che pascolano dietro una curva e scappano appena arriviamo. In cima, la fatica di 22 km di salita è ripagata da una magnifica discesa di 27 km fino a HILLSBORO.

L’Emory Pass

Arrivati nel villaggio, mentre stiamo pensando a dove dormire, si ferma accanto a noi un pickup, il guidatore con una T-shirt stampata con il faccione di Trump, ci fa le solite domande: dove andiamo, da dove veniamo, cosa cerchiamo. Poi ci dice che 50 metri più avanti c’è il parchetto del villaggio in cui si può piantare la tenda liberamente, ci sono i bagni pubblici e l’acqua corrente. La scelta è fatta, questa notte dormiremo lì.
Andiamo a verificare il posto e poi torniamo indietro per bere qualcosa di fresco al Black Range Wineyards (Peccato che un paio di mesi dopo abbiamo scoperto che è stato chiuso). Parlando con il proprietario del locale, ci viene detto che il luogo in cui dormiremo è tranquillo e sicuro, ma di fare attenzione che a volte ci sono dei maialini selvatici che potrebbero rovistare nel cibo se non lo teniamo in tenda.

Strani permessi di lavoro durante la fine ‘800

9 APRILE – RADIUM SPRINGS
Distanza: 119 Km (1473)
Dislivello: 573 (12782)
Meteo: ☀️

Come suggeritoci dal proprietario dei cavalli vicini al nostro “campeggio”, facciamo la deviazione e, fino all’incrocio con la NM-26, incrociamo solo una decina di auto.
Passiamo dalla città fantasma di Lake Valley, sul cartellone esplicativo una scritta: “Da ricchi alle rovine“. Durante la febbre dell’oro, qui c’erano circa 4.000 abitanti, poi tutti spariti.
Continuiamo fino all’incrocio con la NM-26 sperando di trovare qualcosa di fresco da bere, purtroppo il distributore-bar è chiuso. Pranziamo all’ombra e ripartiamo verso HATCH, un paesino che si considera la capitale del peperoncino ed in cui troviamo aperto solo un Dollar General, quindi dovremo continuare per altri 30 km, fino a RADIUM SPRINGS.

Peperoncini rossi a iosa

Alle porte del paese, c’è un RV Park, ma continuiamo per qualche chilometro fino al CACTUS PATCH CAMPGROUND, il Ranger ci manda via perché è pieno. Già altri cicloturisti avevano messo la tenda nel parco giochi, ma lui rifiuta di darci il minimo spazio. La prima volta che ci capita una cosa del genere, durante la Pacific Coast, mai nessun parco avrebbe rifiutato un ciclista, ma qui, evidentemente, c’è un’altra mentalità.
Per fortuna l’RV park che avevamo visto arrivando ci ospita e ci ritroviamo anche una bella laundry gratuita.
Oggi sono cotto.

Souther Tier – Da Phoenix a Duncan – Day 11/15

31 MARZO – USERY MOUNTAIN REGIONAL PARK
Distanza: 69 Km (738)
Dislivello: 348 (5191)
Meteo: ☀️

L’uscita dalla città è meno problematica dell’attraversamento di Sun City, in effetti Phoenix ha molte ciclabili; il Gran Canal Cape ci porta verso TEMPE, dove inizia il Second Stage della ACA, poi ad ogni deviazione un’ottima bike lane. Praticamente abbiamo fatto tutti i 70 km in sicurezza.
L’unico commento che mi viene su Phoenix è che la trovo insipida. I quartieri attraversati sono bellini e non si vede un centro direzionale, come generalmente è facile trovare nelle città americane. Riusciamo a vedere qualche cosa di diverso dalle centinaia di villette tutte simili verso l’aeroporto, poi, passata MESA, si comincia a salire verso nord e si torna nel deserto; qui vediamo molti saguari e altri cactus. Carino il parco in cui ci fermeremo per la notte, con acqua, elettricità, piazzole grandi e distanziate.

Il campeggio dello Usery Mountain R.P.

1 APRILE – TONTO BASIN
Distanza: 103 Km (841)
Dislivello: 1618 (6809)
Meteo: ☀️

Ieri notte freddo e quindi mal di ginocchia al risveglio; fino alle due del mattino, due coglioni con musica alta hanno disturbato mezzo campeggio.
Si parte sulla Usery Park Road e con una bella bike lane e molti ciclisti; dopo qualche chilometro giriamo su la Bush Highway e cominciano le moto o, meglio, le Harley, siamo ad un livello di 50 e 50 con le auto. Poi entriamo nella US 87 che sarà tutta in salita per una quarantina di chilometri. Siamo in piena fioritura del deserto uno spettacolo che dura solamente qualche giorno a primavera.

La fioritura del deserto in Arizona

Quasi in cima troviamo per terra una decina di macchinine ancora inscatolate e che raccattiamo come dei barboni, alcune le regaleremo al primo bambino che incontreremo, le più belle le porteremo a casa alla nostra bambina di 20 anni appassionata di auto…come se il peso dei bagagli non fosse già abbastanza!
Oggi non abbiamo terminato la tappa che i tre litri di acqua finiscono; fortunatamente a SUNFLOWER, quasi in cima alla salita, una possibilità di rifornimento.
Arriviamo al nostro bivio ed entriamo sulla US188, dopo pochissimi chilometri dovrebbe esserci il JACKS CORNER RV PARK, chiediamo di installarci con la tenda, ma l’unico posto che ci offrono è vicino ai gabinetti ed alle casse di birra. Di fronte, vediamo delle roulottes e dei grossi camper, ma essendo un posto privato ci consigliano di andare poco lontano in wild camping; stiamo decidendo di seguire il consiglio, ma quando vediamo uscire da una roulotte un tipo con la pistola al fianco. Giriamo le bici e cambiamo direzione.

Cavalcata nel deserto

Anche oggi, durante la nostra pausa pranzo, siamo vicini ad un sentiero, arriva un gruppo a cavallo che segue un sentiero, tre di loro sono armati. Come si dice da queste parti: God, Country and Gun!
Torniamo al bar dell’RV Park e prendiamo qualcosa da bere per decidere il da farsi, dei bikers attaccano bottone con i due ciclisti stranieri e ci dicono che a 15 km c’è un motel. Decidiamo quindi di continuare, siamo al tramonto, il sole sta scomparendo rapidamente dietro i monti e fa freschino.
Arriviamo rapidamente al PUMPKIN LODGE dove troviamo un gestore gentile, ma un cesso di posto che non vale il prezzo pagato; almeno al bar di fronte si può cenare con un ottimo hamburger.
Oggi faceva molto caldo, per fortuna ventilato e con poco traffico.

2 APRILE – GLOBE
Distanza: 98 Km (939)
Dislivello:1163 (7972)
Meteo:☀️

Questa mattina una piacevole pedalata ci fa passare dal LAGO ROOSEVELT dove saremmo arrivati facendo la US88 in mezzo alle montagne.

Nel deserto dell’Arizona

Poco dopo il bivio c’è un locale molto carino dove facciamo sosta attirati dalla possibilità di un caffé caldo e dove ci pelano per due caffè e due fette di torta (almeno erano buone).
Anche oggi salita in autostrada, poi durante la discesa prima di GLOBE, usciamo sulla sinistra come ci indica il Garmin e ci fermiamo a bere qualcosa di fresco in un bar “Bikers welcome”. In fondo anche noi siamo “bikers” anche se il nostro motore è muscolare…

Bikers Welcome

Si ricomincia in salita e si entra in GLOBE, su una brutta US 60 senza shoulder (la corsia di emergenza che usano tutti i cliclisti in mancanza di ciclabile) e con molto traffico. Attraversiamo la città per andare per cercare per dormire all’RV Park dell’APACHE GOLD CASINO & RESORT, come suggerito da due ciclisti incrociati oggi durante la salitona di 10 km, loro avevano dormito qui la notte precedente.
Arriviamo al distributore che fa da reception, all’ingresso c’è appeso un cartello “Vietato l’ingresso se armati”. Il tipo, un nativo freddo e distaccato, ci fa pagare e ci indica dove andare. Il bagni sono orribili e sporchissimi, nella doccia c’è un deposito di bottiglie, non ci sono appendiabiti. Le toilettes delle donne sono senza carta, quelle degli uomini hanno pavimento colloso ed un lavandino senza acqua. Il posto per le tende è un cacatoio per cani.
Almeno una scenetta simpatica. Uscendo dal distributore una signora si avvicina a Manuela e vuole offrirle 30 $ …perché anche suo figlio ha girato in bici e sa che è dura… Oggi andremo a nanna senza lavarci, ma come dice la pubblicità: “Se non c’è acqua, c’è Fresh and Clean”.

3 APRILE – SAFFORD
Distanza: 114 Km (1053)
Dislivello:601 (8573)
Meteo: ☀️

Notte difficile, fredda, peggio perché non lavati. Volevamo andare a fare colazione su un tavolino dei posti per roulotte, ma la preparo fuori dalla tenda dato che Manuela è in crisi di freddo, per partire presto ci siamo svegliati prima delle 7.
Oggi la tappa sarà molto lunga, con un paio di salite, ma niente di ripido e tutto su e giù fino a SAFFORD. Ci fermiamo per la seconda colazione in un supermercato di PERIDOT dopo un’ora e mezza di strada. Sosta pranzo a BYLAS in una rest-area, vicino a un distributore e con una bella tettoia coperta che ci ripara dal sole, dato che la temperatura ha già superato abbondantemente i 30°.
Dopo pranzo, continuiamo fino a PIMA dove una serie di cartelli pubblicitari di TAYLOR FREEZE ci obbligano a prendere un gelato. Mancano una quindicina di chilometri per SAFFORD dove dormiremo all’hotel ECONOMY INN. Grande sorpresa di questa sera: c’è anche la lavatrice a gettoni e si lava tutta la biancheria.

4 APRILE – DUNCAN
Distanza: 66 Km (1119)
Dislivello: 555 (9128)
Meteo: ☀️

Passiamo a fare un po’ di spesa prima di partire e poi direzione DUNCAN a meno di 70 km. Per fortuna il vento oggi sarà quasi sempre di spalle, la strada piuttosto piatta, + o – 1% e si pedala bene, a volte anche intorno ai 30 km/h.
Il deserto oggi cambia vegetazione, finiti i saguari cominciano altri tipi di cactus con il ciuffo, oltre ai soliti prickly pears (Fichi d’India). Salite lievi, poco traffico, l’unico lato negativo di oggi è il vento freddo.
Ci fermiamo verso le 10:30 per pausa frutta dietro a un historical marker, unico riparo di tutta la giornata.

Nulla davanti, nulla dietro, nulla destra, nulla a sinistra, l’unico riparo per una pausa

A 15 minuti dalla fine c’è il punto più alto a 1347 m, quasi tutta discesa fino a Duncan.

L’hotel Simpson di Duncan

Dormiremo al SIMPSON HOTEL, la facciata è da vecchio film americano, quando entriamo troviamo l’interno di una casa della East Coast. Il proprietario è un personaggio simpatico e colto, un americano atipico, la moglie è buddista e lavora a Hollywood, lui è un artista del legno e materiali plastici. Costruisce di tutto, ci mostra il suo giardino e le sue opere, una bravura mozzafiato. Coltissimo, spara citazioni latine su Marco Aurelio e ragionamenti da intellettuale, l’esatto contrario di ciò che abbiamo trovato fino ad oggi.
Ceniamo in un ristorante locale mediocre, guardando la fauna americana e pensando al nostro ospite di questa sera.
Pianifichiamo la prossima giornata direzione LORDSBURG poi SILVER CITY con un day off, poi EMORY PASS, HILLSBORO, LAS CRUCES, e finalmente il Texas. Fuori fa freddo.

Souther Tier – Da Palo Verde a Phoenix – Day 7/10

27 MARZO – QUARTZSITE
Distanza: 77 Km (436)
Dislivello: 450 (3825)
Meteo: ☀️20-25 vento freddo

Questa mattina Manu mi chiede più tempo per uscire dal sacco letto, perché ho russato tutta notte e si parte con calma. Il sole è anche caldo, ma il vento dal Nord è freddo e si sta bene con il maglione. Non essendoci il blocco sanitario in campeggio, per problemi fisiologici, la notte ci si è arrangiati sperando di non dover andare al distributore… sempre che fosse aperto.
Questa mattina si pedala in mezzo a una zona irrigata e coltivata, crediamo, a foraggio e cavoli. A BLYTHE sosta ancora una volta da McDonald’s per il pranzo, la città è piuttosto brutta.


Appena fuori si passa il Colorado River e si entra in Arizona. Finita l’irrigazione ricomincia il deserto; dopo un breve tratto si è obbligati ad entrare in autostrada, la I-10, che seguiamo fino all’uscita 11 per continuare poi su una strada parallela che attraversa un’area BLM con parecchi camper e roulotte che campeggiano nel deserto.
Noi continuiamo fino a QUARTZSITE che non sembra nemmeno una città, ma un ammasso di RV Park che si susseguono uno dopo l’altro. Il primo ci accetterebbe, ma non ha docce, mentre quello subito dopo il Q VIEW RV PARK ci offre un posto per 15 $. Titolare gentilissima, confermiamo e ripartiamo per fare la spesa un chilometro più avanti.

28 MARZO – SALOME
Distanza: 64 Km (500)
Dislivello: 520 (4345)
Meteo: ☀️

Alla partenza c’è già una buona temperatura ed il vento è freddo come sempre quando soffia da Nord. Appena fuori dalla città siamo obbligati ad entrare nella I-10 che seguiremo fino all’uscita 11 per continuare a pedalare sulla più tranquilla US60 che seguiremo fino a destinazione.
Quartzsite è citata addirittura su Wikipedia alla voce Snowbirds (Gli snowbirds sono i turisti invernali provenienti da Canada e stati del nord, che migrano nei deserti del Sud degli USA per evitare i lunghi inverni), per dire che vista dall’alto in inverno è completamente bianca per i tetti degli RV, mentre in estate cambia colore tornando al suo classico beige-deserto. Dai personaggi che abbiamo incontrato ieri sera, secondo noi, è anche una colonia di ex-hippies.
Pedalando nel deserto passiamo piccole località, più o meno abbandonate, in ognuna c’è uno o più RV Park aperti e pieni o chiusi ed abbandonati. A BRENDA ci fermiamo in un market-ristorante, una vecchia zia mi accoglie al banco del caffè tra un honey e l’altro. L’altra zia, alla cassa, mi fa pagare salutandomi con un sweety.
Beviamo il nostro caffè, sotto il portico accanto a un armadio per le consegne Amazon: Ordini sul tuo computer, recuperi qui con il tuo barcode. Ogni modo è valido per aumentare il fatturato di Amazon.
Finalmente si arriva a SALOME, un altro piccolo ammasso di case con un campeggio KOA e un RV Park più due motel. Noi dormiamo al STANFORD INN visto su una recensione, non è male; vicino c’è un bar per cenare.

Tramonto a Salome

29 MARZO – WICKEMBURG
Distanza: 87 Km (587)
Dislivello: 312 (4657)
Meteo: 🌤️20-28

Oggi è una tappa che forse sarà la più pallosa di tre anni di viaggio. Una salitella continua tra 0 e 1% per 50 chilometri ambiente desertico, anche se con un po’ di verde. Da quando siamo partiti non abbiamo mai visto animali selvatici, a parte delle lepri nel campeggio di Ocotillo, purtroppo il primo che vediamo oggi è un coyote morto in parte alla strada.

Campi di pecan

Tanti cespugli, pochi alberi, un saguaro qua e là; a metà strada ci fermiamo a AGUILA, il caffè della stazione di servizio è forse il peggiore tra decine e decine di caffè presi in viaggio.

Pannelli stradali a Wickemburg

Ad una quindicina di chilometri dalla fine inizia finalmente una bella pendenza negativa tra 0 e -3%. Sosta da Safeway per la spesa e campeggio al AZTEC RV PARK. La ACA diceva che non accettava tende da un anno ma chiamando ci rispondono affermativamente. Bel posto tenda se solo fosse un po’ più protetto, siamo vicini all’ingresso per stare sull’erba, ma per la misera tariffa richiesta ai ciclisti non ci si lamenta abbiamo delle fantastiche docce ed un tavolo con ombrellone per cenare comodamente.

Note sugli americani 1. Ieri sera vado al bar a prendere una birra e una Coca Cola. La cameriera mi mette del ghiaccio nel bicchiere della Coca (circa una pinta), le chiedo “No Ice”, la signora toglie il ghiaccio e aggiunge Coca Cola fino all’orlo, pago e le dico che vorrei portarlo in camera. La signora me lo travasa in un bicchiere di plastica ancora più grande, circa una volta e mezza, poi riempie ulteriormente il bicchiere di plastica con un’altra Coca Cola. No comment, il prezzo è sempre lo stesso, ma un vero americano non può vivere senza ghiaccio.
Nota sugli americani 2. Viaggiamo su strade statali e Interstate da 9 giorni e la sporcizia che vediamo in parte è vergognosa. Pneumatici a pezzi o quasi, bottiglie intere o a pezzi, bicchieri a centinaia, tricicli, paraurti o fanali rotti, pezzi di cinghie di trasmissione, elastici e sacchetti di plastica. E questo sarebbe un paese civile?

30 MARZO – PHOENIX
Distanza: 82 Km (669)
Dislivello: 186 (4843)
Meteo: ☀️

Questa mattina pedaliamo sulla US 60 con relativo traffico e rumore, sono circa 45 km, per fortuna tra 0 e -1% e riusciamo a tenere una buona media.
Dalla partenza al bivio per Sun City, un rettilineo unico, deserto con un po’ di erbetta, qualche vacca al pascolo in un punto e molti saguari. Per fortuna la velocità e l’asfalto sono migliori di quelli di ieri, altrimenti sarebbe la terza giornata pallosa.

Lungo i canali di Phoenix

Entrando in SUN CITY costeggiamo il muro di cinta di una zona residenziale, non c’è bike lane, ma tre corsie per le auto. Arrivando però al Canal Bike Trail possiamo percorrere per gli ultimi 10-15 km in sicurezza lungo dei canali. Unico inconveniente qualche barbone e, vicino a un sottopasso, uno scambio di sostanze di dubbia provenienza fra tre persone.
Il nostro HOTEL SONESTA SIMPLY SUITES è proprio sulla I-17.  Domani dovremmo uscire da questa città che avrei evitato volentieri.

Southern Tier – Da Pine Valley a Palo Verde – Day 4/6

24 MARZO – OCOTILLO
Distanza: 77 Km (182)
Dislivello: 770 (2586)
Meteo: ☀️

Fa freddo, ma almeno è sereno. Cominciamo a salire per raggiungere il punto più alto, a circa 1300 m. All’inizio della discesa incrociamo due inglesi che arrivano da Austin; soliti convenevoli, scambio info sui percorsi già fatti, loro questa sera saranno a San Diego e ci regalano il loro gas, un classico scambio tra ciclisti alla fine di un tour.
Cominciamo a scendere ed a una sosta abbigliamento siamo raggiunti da un’altra coppia; questa coppia arriva dal Minnesota, qualche battuta e li lasciamo indietro.

La strada verso Jacumba

Quasi alla fine della salita successiva, facciamo sosta-caffè ad un distributore di benzina-casinò, poi affrontiamo una leggera discesa fino a JACUMBA, un villaggetto proprio sotto il muro di confine con il Messico. Qui pausa pranzo, poi lieve salita di un paio di chilometri e grandissima discesa di 20 km al 3-6% con buona parte fatta in autostrada.

Il muro al confine con il Messico a pochi chilometri da Jacumba

Ad un paio di chilometri da OCOTILLO ci sarebbe anche l’uscita obbligatoria per le bici (Calexico), facciamo finta di non vederla, facciamo un altro miglio ed usciamo finalmente a OCOTILLO. Minuscolo agglomerato di case nel deserto circondato da pale eoliche.

Tramonto nel deserto a Ocotillo

Dormiremo al JACKSONS HIGHWAY RV PARK, dove per ai ciclisti è richiesta solo un’offerta libera, c’è elettricità, sala con frigo e fornelli, un’ottima sistemazione che compensa il costo degli alberghi in cui siamo stati nei giorni scorsi.
Per la cena ci dirigiamo al posto in cui fanno “I miglior burgers della valle”, ma quando arriviamo, poco prima delle 19 il locale è già chiuso.
Al ritorno un tizio in quad si ferma e ci chiede se siamo i due “by bike”, discussioni sul posto, sul freddo e la neve del Canada.

25 MARZO – BRAWLEY
Distanza: 66 Km (248)
Dislivello: 85 (2671)
Meteo: ☀️15-25

Appena fuori Ocotillo la strada diventa orribile, peggior strada mai percorsa dopo Haiti! L’inizio è in pieno deserto, per fortuna la tappa di oggi è totalmente piatta. Finalmente, per la prima volta riesco a partire con i bermuda, in parte a noi, gente che fa motocross a velocità folle, altri passano in quad.


Dopo una ventina di chilometri passiamo vicino a un’enorme fabbrica di gesso; ancora qualche chilometro e passiamo in parte ad una prigione. Poi cominciano i terreni coltivati ed arriviamo a EL CENTRO.
Sosta pranzo da McDo, facile, economico e rapido. Si riparte su un asfalto migliore ed arriviamo a BRAWLEY. Oggi spesa da Walmart e notte al TOWNHOUSE INN & SUITES.
Non abbiamo nessuna voglia di pedalare fino a GLAMIS o di fare 10+10 km fuori strada per un campeggio; ancora una notte comoda.

26 MARZO – PALO VERDE
Distanza: 111 Km (359)
Dislivello: 704 (3375)
Meteo: ☀️20-30 vento fresco

Lasciamo Brawley ed entriamo in una zona irrigata, quindi coltivata con monocolture fino all’orizzonte. Poi, dopo poco più di 20 km, si arriva ad un canale e si passa immediatamente nel deserto.
Siamo in mezzo alle dune di sabbia del IMPERIAL SAND DUNE, un posto pieno di OHV (Off Highway Vehicle) guidati da maniaci dei veicoli per questo genere di divertimento. Il deserto di sabbia dura circa 20 km, vediamo decine di camper con annesso garage, è il posto in cui ci saremmo fermati ieri a dormire se avessimo avuto la forza (o la voglia?) di arrivare qui.
Ci fermiamo a mangiare a GLAMIS, 45 km dall’inizio. C’è un negozietto, prendiamo qualcosa da loro e mangiamo all’esterno, ciacolando con una copia di “OHVisti”. Ci dicono che nei periodi di vacanza è impossibile camminare a Glamis da quante persone ci sono.
Ripartiamo e si entra in un deserto non più sabbioso, ma di terra e sassi, qualche cactus ed una miniera d’oro che costeggiamo per chilometri.
Non fa caldo nonostante il sole, il vento fresco ci fa pedalare bene.


Oggi proviamo finalmente il pannello solare pedalando, ottimo acquisto, 30% in 40 minuti.
In tutta la giornata non abbiamo visto 50 metri di strada puliti, ovunque rifiuti buttati dal finestrino.
Arriviamo a PALO VERDE a 7 km dal paesino c’è un BLM, ma non abbiamo abbastanza acqua per poterci fermare qui in campeggio libero; quindi, continuiamo all’entrata del paese facendo sosta ad un distributore Chevron per una Coca Cola e la mia birra da cena.
Di fronte c’è il mobile home park TAMARISK. Accettano anche tende (invisibile disegnino di una bici su un cartello all’angolo della recinzione) chiediamo al proprietario che ci illustra il sito, posto carino sul canale con tavolo ed elettricità. Il problema è che i cessi sarebbero, secondo il tizio, in ristrutturazione e per liquidare il problema ci dice che possiamo andare da Holly alla gas station… Senza altra alternativa, stiamo qui, faremo i nostri bisogni da Holly🤦‍♂️. Il veterano lavora da lei due volte alla settimana, ci dice, quindi nessun problema.
Ceniamo con panino per non sprecare troppa acqua potabile presa da una tank vicina ad una roulotte.
Un paio di bandiere Trump 2024 per corredare il già misero posto.

Southern Tier – Da San Diego a Pine Valley – Day 1/3

21 MARZO – SAN DIEGO
Distanza: 29 Km (29)
Dislivello: 161 (161)
Meteo: 🌦️

Finiamo di montare e preparare le bici nella camera del nostro hotel, poi usciamo per la spesa. Passiamo da T-Mobile per comprare una SIM card americana, quindi da DICK’S, un negozio di outdoor per il gas, e finalmente facciamo la spesa da RALPHS; essere nel regno dei centri commerciali questa volta ha il suo lato positivo, riusciamo a fare tutto pedalando pochi chilometri.
Dopo le formalità di inizio viaggio, ci dirigiamo su una ciclabile che porta verso l’oceano per partire da un chilometro zero come l’anno scorso al ponte di St. Augustine in Florida.

Verso la spiaggia di San Diego

Siamo sulla OCEAN BEACH ATHLETIC AREA, foto di rito e partenza verso MISSION VALLEY per trovare un hotel meno caro di quelli in centro città. Pedaliamo prima su ciclabile, poi sempre su bike lane (le corsie dedicate alle bici) fino al DAYS INN DI MISSION VALLEY e ceniamo al Del’s Hideout, un posto da barbecue. Oggi abbiamo visto più auto dalla spiaggia all’hotel che in tutto il viaggio in Sud America :-(.
Qui il traffico non mi ha disturbato come sulla Ruta 3 alla fine della Terra del Fuoco, ma mi dava fastidio in generale. Capisco sempre più Jaime, il giornalista cileno che avevamo conosciuto sulla Carretera e che si è ritirato nel suo Rifugio Chinook. Domani vedremo di fare qualche chilometro in più per allontanarci da San Diego ed entrare un po’ di più nella natura.
La sera diluvia, bella lavata per i 50 metri da fare tra hotel e ristorante.

22 MARZO – ALPINE
Distanza: 50 Km (79)
Dislivello: 966 (1127)
Meteo: 🌥️

Questa mattina non piove e c’è un po’ più di sole. La partenza non è delle migliori, pedalare con il traffico è mentalmente difficile, anche se avremo una bike lane tutto il giorno.
Dopo un po’ entriamo nel MISSION TRAIL REGIONAL PARK, sarà l’unico bello spot di tutta la giornata.
Oggi non ho fatto nemmeno una foto. Cosa dobbiamo fotografare? Centri commerciali? Per arrivare a dove dormiremo passiamo dal CASINÒ OUTLET VIEJAS che dovrebbe essere una gestione dei nativi americani; poi, poco dopo, si gira a sinistra per l’unico campeggio della zona, il MA TAR AWA VIEJAS. L’accoglienza è ottima, il posto tenda è vicino al blocco sanitario (in condizioni di igiene discutibili, ma almeno con acqua calda).
Posto tenda per ciclisti gratis, il campeggio ha un negozietto e così posso cenare con una birra.
Fa piuttosto freddo e per questa notte e domani è prevista pioggia.

23 MARZO – PINE VALLEY
Distanza: 26 Km (105) 
Dislivello: 689 (1816)
Meteo: 🌥️

Piovuto di notte, colazione sulla panchina delle toilette, perché è meglio qui che sotto un albero che gocciola e con un tavolo bagnato, quando partiamo ricomincia a piovere.
Abbiamo circa 3-4 km in piano prima che cominci a piovere piuttosto forte, finisca l’asfalto e cominci la salita. Non siamo sul ripio cileno, ma la strada sterrata è molto bagnata e le gomme da 40 mm sono meno stabili di quelle da 58; se fosse secco sarebbe una favola. Ci supera un tizio di corsa, che vergogna!
A DESCANSO, dopo 7 km di salita, ci fermiamo in un supermercatino per un caffè caldo, fa freddo, siamo tra i 5 e i 7 ° e siamo bagnati.
Where are you from? Not a good day to ride by bicycle! Stay safe! Sono le parole del proprietario quando andiamo a pagare.
Come disse qualcuno, gli americani sono sempre gentili, ma fatti sempre vedere ed annunciati quando entri in una proprietà privata.

La salita da Alpine a Descanso

Continua a piovere e a PINE VALLEY Manu mi chiede se sono d’accordo di fermarci qui. Sono solo le 13, abbiamo fatto solo 25 km, ma diciamo: Basta!
Non siamo in gara, non ci insegue nessuno. Troviamo il motel PINE INN. Non è male, ma non offrono nulla, niente caffè, niente appendini, nemmeno un gancio sul muro e noi ci adattiamo come sempre con il nostro cordino per stendere la roba bagnata.
Pomeriggio a pianificare le prossime tappe, quindi passiamo al market per comprare una pasta con polpettine per Manuela e due mini-pizze per me. Cottura al microonde in camera e chissenefrega del ristorante!
Domani non sembra debba piovere, speriamo, la meteo iniziale di questo viaggio fa c***are.

La nostra camera a Pine Valley

E adesso? …Southern Tier…

Siamo tornati a casa dalla Fin del mundo il 26 febbraio, guardando l’inverno da casa nostra non è come quando nostra figlia era piccola e ci accontentavamo di una settimana negli All Inclusive dei Caraibi, questa volta abbiamo appena terminato uno dei più bei viaggi della nostra vita e vorremmo già ripartire.

Un’offerta inaspettata di un ottimo prezzo per un biglietto aereo da Montréal a San Diego, ci obbliga a lavare le nostre bici in cantina, inscatolarle e rimontarle all’interno dell’aeroporto della città californiana per affrontare la seconda parte del Southern Tier e completare il nostro coast-to-coast USA iniziato l’anno scorso da Orlando (FL) ed interrotto a Houston (TX) per ripartire con nostra figlia verso il Perù.

Tierra del Fuego – 18/26 febbraio –  Da TOLHIUN a USHUAÏA…e Québec

18 febbraio – giorno 37 – USHUAIA

Meteo: 🌦️
Distanza: 104 (2.420)
Dislivello: 1.147 (25.279)
Ripio: 0 (768)

Visto il cielo uggioso, Manuela vorrebbe rimanere nel letto, a fatica si alza e si prepara per la colazione. Abbiamo fatto più di 2.300 km senza una sola foratura, ma dopo nemmeno 10 km dalla partenza, la mia gomma posteriore è a terra, per fortuna ha appena smesso di piovigginare ed in una ventina di minuti riusciamo a ripartire.

L’unica foratura del viaggio a 90 km dalla fine

Prima della salita al Paso Garibaldi, ultimo colle prima di arrivare a Ushuaia, ci fermiamo in un locale sulle rive del Lago Escondido per il consueto caffè con dolce di metà mattina. Nell’entrare la visione di un cordero che sta abbrustolendo sul classico BBQ patagonico; metterlo a cuocere vicino all’entrata del locale è una violenza psicologica nei confronti di due poveri ciclisti perennemente affamati.

BBQ

Chiacchierando con la proprietaria, potremmo piantare gratuitamente la tenda nel giardino ed assaporarci un bel piatto di carne per la cena, ma oggi non siamo propensi a dormire per terra all’umido, quindi paghiamo, salutiamo e rimontiamo in sella. I tornanti verso il passo non sono difficili come avevamo sentito dire ed arriviamo rapidamente alla brutta costruzione del mirador che offre una incredibile vista sul lago che abbiamo appena costeggiato. Grande discesa ininterrotta di 7-8 km e poi altri 20 km di mini salite e lunghe discese, la Tierra del Fuego ha voluto farci questo regalo per l’ultimo tratto di strada da percorrere.

Lago Escondido

Nel tardo pomeriggio eccoci all’ingresso di Ushuaia, appoggiamo le bici al muro della colonna con il nome della città, sosta obbligatoria per la foto ricordo.

Arrivati ad Ushuaia

Dopo 36 giorni siamo arrivati alla Fin del Mundo. La seconda foto sarà davanti al famoso cartello ufficiale “Fin del Mundo”, una consuetudine per i turisti che arrivano qui. Altra tappa di rito passare all’ufficio turistico per farsi timbrare il passaporto, come dei bambini scegliamo tra il timbro con i pinguini o con il nome della città.

Ed anche noi siamo arrivati!!!

Disquisizioni filosofiche – Garibaldi a Ushuaia?

Che ci fa un Paso Garibaldi alla fine del mondo? Non si tratta del “nostro” Giuseppe nazionale, ma bensì Luis Garibaldi Honte, colui che trovò il passaggio per poter costruire la strada. L’aneddoto è facilmente reperibile su internet.

Mirador al Paso Garibaldi

19 febbraio – Ushuaia

Dopo una laboriosa ricerca, troviamo un bilocale carino e pulitissimo al Rincon del Beagle, corredato anche di lavatrice per eliminare lo sgradevole odore di vissuto, nostro compagno di viaggio fisso, un vero lusso. Riusciremo anche ad organizzare una cena “a casa nostra” con Carlo e Fabio. Grazie all’abilità culinaria di Fabio, condivideremo un eccellente spaghetti aglio, olio e peperoncino.
Domani andremo alla fine della Ruta 3, dopodomani viaggio in bus, poi giornata di sosta a Punta Arenas, volo su Santiago e finalmente volo a casa via Houston, Toronto. Sarà un ritorno piuttosto lungo e tortuoso, ma in compagnia di magnifici ricordi.

20 febbraio – Ushuaia

Meteo: ⛅
Distanza: 51 (2.475)
Dislivello: 719 (25.998)
Ripio: 40 (808)

Questo viaggio non poteva considerarsi terminato senza aver visitato il Parque Tierra del Fuego ed un luogo che Manuela sognava dall’epoca delle scuole elementari. Usciti dalla città con le bici scariche dopo circa 10 km arriviamo all’ingresso del parco. Il guardiaparco controlla il biglietto, verifica che abbiamo il casco (obbligatorio all’ interno del parco) e ci chiede se siamo italiani: “Siiii” e lui ci racconta che ha vissuto per anni vicino a Bergamo. Quando ce ne andiamo, ci saluta esclamando un bel “Pota!”
Pedalando su un bel ripio (porca zozza, solo alla fine lo troviamo bello?) arriviamo fino alla Bahía Lapataia, poi l’Ensenada Zaratiegui dove si trova un ufficio del Correo Argentino, la Unidad Postal del Fin del Mundo. Purtroppo è chiuso causa festività, ma Manuela può finalmente fare la foto che aveva visto sul suo sussidiario delle elementari quando si promise che un giorno sarebbe andata in quel posto: il suo sogno è stato esaudito.

L’ufficio postale più a Sud del mondo

Per evitare ai frequentatori del campo da golf più a sud del mondo di respirare troppa polvere, alcuni chilometri di ripio sono stati bagnati. Questa gentilezza fatta ad alcuni, è sinonimo di fango per altri e ci ritroviamo le bici completamente inzaccherate. La fortuna vuole che una coppia sta lavando le proprie auto con un’idropulitrice davanti a casa loro. Manuela mi provoca dicendo che se fosse sfrontata come suo marito chiederebbe ai due di poter lavare i nostri preziosi mezzi. Detto, fatto! La gentilezza di queste persone è tale che la risposta è affermativa e noi ripartiamo con le biciclette pulite. L’operazione sarà un’idea eccellente, poiché un solerte agente dei servizi doganali canadesi qualche giorno dopo ci fermerà per controllare se le nostre biciclette hanno residui di terra sulle ruote. Sapesse che avventure hanno vissuto queste biciclette…

21-26 febbraio – USHUAIA – QUÉBEC

E con oggi si comincia la fase di rientro. Un’ ultima passeggiata in centro per trovare un paio di souvenir per la nostra Princess, una visita da Carlo e Fabio per un brindisi, anche se siamo d’accordo che li raggiungeremo nel loro hostal di Punta Arenas il giorno successivo.
Neza e Stephan ci invitano a prendere un caffè, ci raccontano del loro tentativo di raggiungere Ushuaia da Rio Grande seguendo una strada alternativa più “wild” rispetto alla Ruta 3; il tentativo è fallito, la polizia li ha mandati indietro a causa di lavori sulla strada.

…E non è finita qui…

Varie

Cose positive

  • La Carretera Austral, magnifica e varia dall’inizio alla fine, con i suoi colori, il cielo stellato, la flora e la fauna, le montagne ed i corsi d’acqua, ed in particolare la Laguna del desierto
  • I ciclisti che abbiamo incontrato: Mirna e Juan (argentini), i tre parigini di cui non abbiamo il nome, Nicolas e Morgan di Parigi, Neza (slovena) e Stephan (tedesco), Carlo (fiorentino) e Fabio (leccese), Stein (belga), Yvonne e la sua amica (olandesi), Christian (cileno), Marcelo ed il suo amico (cileni di Santiago), i cinque bolzanini ed i quattro spagnoli.
  • Gli “albergatori” di Villa Tehuelches, Jaime il giornalista e i padroni dell’hostal di Tolhouin, nonché i primi Patricia e José di Puerto Montt.
  • La gentilezza del popolo cileno e argentino.
  • La ruta 7 tra El Cerrito e Tapi Aike i 70 km “più peggio” della nostra vita.
  • Il vento in coda che ci spinge anche in salita.

Cose negative

  • La megera che non ci ha venduto le uova con 50 galline che razzolavano davanti a casa.
  • La ruta 7 tra El Cerrito e Tapi Aike i 70 km “più peggio” della nostra vita.
  • Il vento contro a El Calafate che ci ha obbligato ad imbrogliare per 10 km facendo autostop.
  • Il traffico della ruta 3, dopo un mese di quasi silenzio non siamo più abituati al casino delle auto.

Tierra del Fuego – 14/17 febbraio –  Da PUNTA ARENAS a TOLHIUN

14 febbraio – giorno 33 – PORVENIR

Meteo: 🌦️
Distanza: 11 (1.980)
Dislivello: 16 (22.223)
Ripio: 0 (682)

Dopo soli 5-6 km arriviamo al molo di Tres Puentes da dove partono i traghetti che attraversano i 40 km di stretto. Per pedoni e biciclette non c’è bisogno di prenotazione ed acquistati i biglietti in pochi minuti saliamo a bordo. Sulle poltrone del salone passeggeri ecco ritrovati Carlo, Fabio ed anche Neza con Stephan. La traversata dura un paio di ore per entrare finalmente nella parte finale del nostro viaggio: la Tierra del Fuego.

Verso lo stretto di Magellano

Siamo a Porvenir, come scendiamo siamo accolti dal solito vento contrario e partiamo alla ricerca di un posto per passare la notte. C’è chi ha già prenotato e chi, come noi, comincia dal primo hostal trovato su Google Map, ci fermiamo all’Hospedaje Shinka e c’è una camera libera, come al solito gente gentilissima che ti fa sentire a casa.

Oggi sarebbe di riposo perché domani si ripartirà per affrontare gli ultimi 450 km. Dopo una lunga passeggiata fotografica, ci tocca una seconda lunga camminata alla ricerca del ristorante; dopo un paio di posti con “speciale serata San Valentino”, un posto completo, uno che non troviamo e un altro chiuso, arriviamo al Ristorante Puerto Montt. Il posto è al completo, ma chi vediamo? Carlo e Fabio che ci invitano al loro tavolo per farci passare una piacevole serata in compagnia e salvandoci così da un frustrante ritorno in camera senza cena. Buon San Valentino!

15 febbraio – giorno 34 – PASO SAN SEBASTIAN

Meteo: ☁️🌤️
Distanza: 138 (2.118)
Dislivello: 1.016 (23.239)
Ripio: 86 (768)

Brutto risveglio, più che stanchezza fisica è stanchezza psicologica e voglia di starsene a letto fino a tardi, sono già 36 giorni che siamo in giro e forse avremmo bisogno di una vera pausa relax più lunga. Fuori fa freddo, ci saranno circa 5° ed il cielo è grigio, molto grigio, pioggia in vista?

Sulla Bahia Inútil

Usciti dal paese, non c’è proprio più nulla, dopo 12 km arriviamo sul ripio, che proprio non ci mancava e che ci accompagnerà fino al bivio per il Parque Pingüino Rey. Pedaliamo svogliatamente, siamo superati prima da Carlo e Fabio e poi da Neza e Stephan. Dopo una trentina di chilometri comincia a piovere, io e Manuela saremo gli unici a vestirsi, gli altri quattro non conoscono la nostra tattica scaramantica, quando noi ci vestiamo per un temporale incerto, smette subito di piovere, infatti  porteremo fortuna al gruppo: il sole ci accompagnerà fino a tardo pomeriggio quando potremo osservare un magnifico tramonto. Siamo sulla Bahia Inútil, il panorama è come un dipinto a pastello con i colori delle nuvole, cielo, acqua e terra. Sulla riva in lontananza si scorgono delle baracche di pescatori semi-diroccate, vediamo le bici sloveno-tedesce appoggiate ad una di queste, ogni coppia segue il suo ritmo, le sue pause ed ha il suo modo per appropriarsi del paesaggio.

In lontananza un autobus sgangherato parcheggiato vicino a delle baracche in lamiera, ci sono già le bici di Carlo e Fabio che ci fanno segno di fermarci; nell’autobus vediamo pile di vestiti ben piegati ed accatastati sui sedili, altri sedili sono pieni di libri. Vicino al posto del guidatore c’è una cucina a gas e, per terra, due sacchi di cibo per gatti. È il bus-casa di Carlos, un pescatore di 73 anni che vive qui in solitudine. Carlos offre a tutti un caffè e dei crackers, nella zona non mi sembra di aver visto molte sorgenti d’acqua, quindi non bisognerà essere troppo schizzinosi. Con fierezza ci mostra anche un enorme salmone appena pescato.
Quando ripartiamo e chiediamo cosa gli dobbiamo, non vuole assolutamente essere pagato e la cosa ci imbarazza, ma ricordando un racconto di altri cicloturisti, gli offriamo le nostre due banane. Vivendo ad una cinquantina di chilometri dal primo centro abitato, immaginiamo che per lui sia difficile procurarsi frutta fresca. Inizialmente rifiuta perché non vuole farci restare senza, ma con un’innocente bugia, dicendo che ne abbiamo altre, le accetta con un grande sorriso. Si dovrebbe riflettere su come certa gente che non ha nulla, sia più generosa di chi ha tutto.

Quando arriviamo ad un bivio verso i 50 km, vediamo in lontananza Neza e Stephan che stanno ripartendo salutandoci e ci diamo il cambio nel rifugio per una veloce pausa rifornimento di energia. Il ripio peggiora, ma il vento comincia ad aumentare ed essere nella direzione giusta. Al km 98 da un lato ricomincia la strada pavimentata e dall’altro la strada che si dirige verso ua pinguinera. Nel solito rifugio al bivio riecco Neza e Stephan che stanno decidendo se girare a destra o andare diritti verso la frontiera di Paso San Sebastián. Visitare la pinguinera sarebbe bello, ma dopo una veloce ricerca su Internet, scopriamo che l’ingresso è solo su prenotazione e che il posto chiude tra non molto, vogliamo rischiare?

Fermate d’autobus, protezione anti-vento e pioggia, sala da pranzo viandanti…

Le due signore vorrebbero dormire qui e riprovare la visita ai pinguini domani mattina, i due maschietti vorrebbero approfittare del vento portante e percorrere gli ultimi 40 km di strada asfaltata prima del buio. L’ idea di dormire in un bel letto sognando i pinguini sta facendo breccia nella volontà delle due ribelli, si riparte, con il vento che ci regala un’ottima andatura per arrivare alla frontiera cilena nei pressi della quale c’è l’Hostaria la Frontera. Qui le camere sono spartane, con bagno in comune, la corrente elettrica è accesa solo dalle 19 alle 23, ma dormire in un vero letto è sempre meglio che dormire in un rifugio sulla strada.

Verso San Sebastián

Verso le 22 siamo quasi tra le braccia di Morfeo quando sentiamo le voci familiari di Carlo e Fabio che, lottando contro il vento e le recinzioni, erano andati fino alla pinguinera. Non avendo trovato un posto idoneo per dormire e riflettendo su dove fermarsi sono arrivati qui.

Disquisizioni filosofiche – Gli shelter sulla strada

Una nota di disgusto su questi rifugi e sulle persone che li vandalizzano. Per motivi di sicurezza, ogni tot chilometri, il governo ha costruito a bordo strada delle baracche costituite da una sola stanzina con una panca, una finestra, riparato dalla vista un WC secco ed un piccolo soppalco che potrebbe ospitare 2-4 sacchi letto. Viaggiando nella desolazione della Patagonia, questi rifugi sono provvidenziali per chi vuole fare una pausa, preso dal maltempo o semplicemente per passarci la notte. Invece cosa succede? Che spesso alcuni incivili spaccano i vetri, lasciano sacchetti di immondizia per non dire i propri bisogni intestinali. Alcuni rifugi diventano impraticabili.

16 febbraio – giorno 35 – RIO GRANDE

Meteo: 🌤️
Distanza: 94 (2.212)
Dislivello: 277 (23.516)
Ripio: 0 (768)

Giornata fresca, ma che inizia senza una nuvola in cielo, appena fuori dall’albergo ci si deve fermare alla dogana cilena per avere il timbro di uscita dal paese, una sola domanda: “Bicicletas?”
Nostra risposta: “Si”.
Il doganiere: “Pasa. Suerte!”

Pedaliamo nella solita prateria, immensa, recintata, bella, desolata; una volpe ci guarda da bordo strada, centinaia di pecore alzano lo sguardo quando passiamo e poi continuano a brucare, sembra far parte del paesaggio. Arriviamo alla frontiera argentina e passati i controlli, subito una sosta al caffè vicino e nell’ arco di pochi minuti ci troviamo sia con Neza e Stephan, che con Carlo e Fabio. Si approfitta del WiFi per trovare una sistemazione per la notte.

La ruta 3 per Rio Grande in compagnia

Stranamente, Carlo e Fabio restano indietro fino a quando siamo raggiunti da un solitario Carlo che ci spiega che Fabio non si sente bene e un pickup della Polizia gentilmente gli ha dato un passaggio fino a Rio Grande. Pedaliamo un po’ con Carlo, poi ognuno riprende i propri ritmi di soste per mangiare o per incontri casuali con gente del posto, e lo rivedremo ad una quindicina di chilometri dall’arrivo.

Il vento è contrario, non molto forte, ma comunque estremamente fastidioso. Quando ci immettiamo sulla Ruta 3, la strada che collega Buenos Aires a Ushuaia, il traffico di camion aumenta ed il paesaggio cambia, in peggio direi. Nonostante ogni tanto si intraveda l’oceano, incrociamo gli ingressi ai pozzi petroliferi e agli impianti di estrazione del gas, purtroppo in Patagonia non ci sono solo le immagini da cartolina dei giorni scorsi. Ci dirigiamo all’Echo Hotel, quando il concetto di ecologico significa ” molto di base”, ma per una notte e per due ciclisti stanchi va sempre bene, la mattina successiva ci ritroveremo per colazione una montagna di gustosissimi croissants. La chicca della serata è l’ennesima avventura con la rubinetteria del sud America; Manuela inizia a farsi la doccia, ma dopo 2-3 minuti di acqua calda nemmeno l’ombra, la cosa è sospetta, vado alla reception e chiedo delucidazioni, la risposta è semplice: “Andiamo subito a connetterla”.
Domani penultima tappa, non dovrebbe essere difficile nonostante i 110 km, sempre che il vento non ci si metta di mezzo.

17 febbraio – giorno 36 – TOLHUIN

Meteo: 🌦️
Distanza: 108 (2.320)
Dislivello: 616 (24.132)
Ripio: 0 (768)

Usciamo dalla città, Rio Grande è stato un posto da dimenticare, una grande zona industriale con qualche brutto quartiere residenziale, in grande contrasto a ciò a cui ci eravamo abituati abbiamo nelle settimane precedenti. Sempre sulla Ruta 3 si continua verso sud, il panorama è ritornato solitario e naturale con abbondanza di guanachi e pecore da entrambi i lati della strada quasi in piano. Alcuni rapaci appollaiati sulle recinzioni ci osservano. Oggi incrociamo solo un giovane ciclista sudamericano diretto in Messico, vuole fare un selfie assieme a noi che ci invierà la sera stessa come ricordo.

Dopo 40 km piatti si comincia con qualche salitella, poi tanti su e giù ed alla fine saranno altri 600 metri di dislivello da aggiungere al totale, il bisogno di smettere di pedalare si sente sempre di più. Quando mancano una ventina di chilometri, anche il sole si fa rivedere, purtroppo non scalda molto e la temperatura resta sempre freddina. Anche per oggi è fatta.

Dormiamo all’Hostel Kau Karskam, abbiamo una bellissima camera da sei persone solo per noi, il bagno è comune, ma c’è solo un’altra cliente. I proprietari sono persone squisite, ancora una volta abbiamo fatto centro con una sistemazione da 5 stelle.

Clienti del Hostel Kau Karskam

Si discute di tutto, Manuela passa un po’ di tempo con loro figlio che sta partendo per Buenos Aires iscritto allo stesso suo programma universitario, io mi intrattengo con la madre. Anche se si parla di banalità è sempre piacevole parlare con persone dal cuore d’oro, di cultura e di ampie vedute. Verso le 21:45 noi saliamo in camera mentre loro si preparano per la cena. Oggi pomeriggio abbiamo visitato la Panaderia La Union, luogo mitico per i viaggiatori, il proprietario, appassionato ciclista ha sempre ospitato i cicloturisti nel retro-bottega e per chi fosse interessato un letto lo si può ancora trovare, per gli altri resta il gusto di una deliziosa sosta zuccherata.

Tierra del Fuego – 11/13 febbraio –  Da VILLA CERRO CASTILLO a PUNTA ARENAS

11 febbraio – giorno 30 – PUERTO NATALES

Meteo: ⛅ 10°
Distanza: 61 (1.724)
Dislivello: 415 (20.656)
Ripio: 0 (682)

Dopo un buona colazione in cui mangiamo tutto ciò che riusciamo a fagocitare, lasciamo l’albergo salutando la Miss Simpatia alla reception che non è in grado di ricambiare i saluti nemmeno con un falso sorriso. Strano posto, con persone scorbutiche e snob, probabilmente si sentono superiori agli altri avendo clientela danarosa e non solo di poveri ciclisti.

Superato con dispiacere il bivio per le Torres del Paine, anche Manuela si deve arrendere al cattivo tempo e rinunciare alla foto in bici davanti alle torri. Continuando verso sud, ci imbattiamo in un gregge di pecore che blocca la strada e che si dirige in direzione opposta alla nostra, sosta obbligatoria.

Sono scene che oramai si vedono solamente in posti come questo, l’ultimo gregge visto i Italia penso sia stato durante la mia lontana infanzia. La cosa divertente di queste immagini un po’ anacronistiche è la modernità applicata a delle attività antiche e non più comuni come il lavoro dei pastori. Oggi ci passano vicino due ragazzi ed una ragazza a cavallo, vestiti da veri cow-boy, ma con dei giubbotti riflettenti come quelli dei cantieri stradali, uno sta parlando ad un cellulare ed un altro in un walkie-talkie, il gregge è seguito da un pickup e non più da un vecchio carro dei film western, ma il top sono i soliti, intelligentissimi cani pastore.

Ad un fischio del conducente del pickup, cinque cani arrivano di corsa ed uno dopo l’altro saltano nel cassone, solo l’ultimo ha bisogno di essere sollecitato più volte dal suo padrone che alla fine gli porge il piede a mo’ di gradino e lo solleva delicatamente, tutto senza violenza o parole forti. Forse il cane è solo stanco o troppo vecchio per salire con un solo balzo come gli altri, tma tramite questo gesto si percepisce la relazione di fiducia e rispetto tra il pastore ed il cane, ancora oggi fondamentale per questo lavoro. Guardando il cane ed i cavalli penso ai racconti di Coloane su queste regioni, capitoli interi dedicati ai cavalli ed ai cani pastore, magnifici.

Dopo la pausa bucolica, continuiamo verso Puerto Natales, fermandoci all’ingresso della città per un’altra foto di rito, alle dita che sporgono dalla terra, in lontananza il Monte Balmaceda con un ghiacciaio che scende fino a livello del mare, rendendo il panorama sempre più unico. Oggi dormiremo al Hostal Nancy, abbastanza centrale ed accogliente, è il clou della stagione turistica ed è difficile trovare una camera disponibile senza prenotazione. Usciamo per una passeggiata, un po’ di spesa, un caffè con un qualcosa di dolce. Passando in parte ad una pizzeria, leggiamo le note su Google Map e scopriamo che il proprietario è napoletano, il forno è a legna e quindi anche per la cena il locale è già deciso.

11 febbraio – giorno 31 – VILLA TEHUELCHES

Meteo: 🌦️ 10°
Distanza: 146 (1.869)
Dislivello: 1.042 (21.698)
Ripio: 0 (682)

Appena immessi sulla strada per Punta Arenas cominciamo con il ritornello della giornata: aria frizzante, vento e salite leggere, ma presenti su tutto il percorso. Dopo pochi chilometri siamo superati da Neza e Stephan che, come al solito, con il loro ritmo veloce spariscono dalla nostra vista in pochi minuti.

Neza e Stephan

Li ritroviamo verso il trentesimo chilometro quando arriva la pioggia che ci obbliga ad indossare sovra-pantaloni e giacca impermeabile; salvati appena in tempo, comincia a piovere abbondantemente. Altra sosta per spogliarci alla fine del temporale ed un piacevole venticello che ci dà una bella spinta da dietro. Oggi non ci saranno molti punti di ristoro, all’Hotel Rubens ci fermiamo per una birra ed un panino; simpatica la scritta appesa vicino all’ingresso di questo posto costruito nel nulla: Aquí abrimos cuando llegamos y cerramos cuando nos vamos. Si usted viene y no estamos es que no nos encontramos. Gracias. (Qui apriamo quando arriviamo e chiudiamo quando partiamo. Se vieni e noi non ci siamo, vuol dire che non ci incontreremo. Grazie).

Il benvenuto all’hotel Rubens

Arriviamo a Morro Chico altra località in mezzo al nulla, più che altro il nome dato ad un incrocio stradale ed un gruppo di forse 5 case con un distributore di benzina. Qui c’è l’unico caffè-ristorante nel quale entriamo per una seconda pausa caffè, chi vi troviamo? Neza e Stephan, che, come ci vedono, con un gran sorriso ci dicono: “Eravamo certi che nell’ arco di dieci minuti sarebbero arrivati anche gli italiani”. È da Tapi Aike che noi e loro ci rincorriamo ai pochi punti di sosta reperibili; altro arrivo è quello di Christian, il cileno solitario che avevamo conosciuto a Laguna del Desierto e poi incrociato oggi mentre pranzava comodamente seduto in una fermata d’autobus. Questo è il cicloturismo dei grandi itinerari, che ti fa apprezzare ogni piccolo incontro.
Si riparte, prima Neza e Stephan, poi noi e quindi sarà la volta di Christian. Purtroppo, a breve una grande curva a destra con netto cambio di direzione ci farà pedalare gli ultimi 50 chilometri con vento laterale; fortunatamente le pendenze dell’ultima parte della giornata non superano mai il 4%. Arrivati quasi a destinazione, vediamo due biciclette per terra e due individui sdraiati in una piazzola di sosta, sono ancora Neza e Stephan che per ripararsi dal vento, si sono messi al riparo di un minuscolo rialzo del terreno che non supera i 40 cm.

Ogni riparo è buono per una sosta senza vento

Pausa cioccolato e pausa vento anche per noi, oggi i chilometri saranno 146 e sarà la tappa più lunga del nostro viaggio.

Incontri patagonici

Villa Tehuelches, un villaggetto di 150 abitanti, è la meta finale per oggi. Al bivio usciamo e ci fermiamo alla prima casa a chiedere dove si possa trovare un alloggio “Qui!”, ci risponde la padrona di casa. Oggi saremo ospiti di una coppia che ha deciso di aprire un B&B direttamente in casa propria, la nostra camera avrà accesso dalla loro sala, la loro camera accanto alla cucina ed il bagno sarà in comune. Un’accoglienza più famigliare di questa è impossibile averla, magari poca privacy, però tanta gentilezza da parte di questi fuegini.

Hostal Tierra de Tehuelches

Questa sera, ceneremo sul tavolo della cucina e sarà l’ennesima piacevole serata in compagnia di gente gentilissima che fa di tutto per farti stare bene. Discuteremo delle solite storie della vita, noi gli facciamo molte domande perché siamo curiosi di come passano le giornate nel sud del mondo persi nel nulla. Il marito, oggi in pensione, era barman su navi da crociera e quindi la conversazione è più facile potendo usare un po’ di inglese. È anche un eccellente falegname e sta costruendo delle cabañas in fondo al giardino per migliorare il servizio di ospitalità. Offriranno anche uno spazio tenda rustico a Neza e Stephan, giusto sotto la finestra della nostra camera. La nostra sosta nell’hostal Tierra de Tehuelches sarà un altro dei molti bei ricordi della Patagonia.

12 febbraio – giorno 32 – PUNTA ARENAS

Meteo: ☁️
Distanza: 100 (1.969)
Dislivello: 509 (22.207)
Ripio: 0 (682)

Mentre facciamo colazione con il nostro ospite (la moglie sta ancora dormendo) verso le 8 continuiamo le discussioni inutili sulla vita in Patagonia. La nostra curiosità è volta ai pecorari: cosa fanno durante l’anno? In gennaio devono tosare tutte le pecore, poi a turno nei mesi seguenti, per evitare malattie, si taglia la lana solo intorno agli occhi, poi quella del posteriore, poi si pulisce in mezzo alle zampe. Dove sono, che non li vediamo mai? Non li vediamo semplicemente perché ogni estancia ha migliaia di ettari di pascolo e loro girano a radunare le pecore per i lavori da eseguire.

Cominciando il va e vieni dalla camera per preparare le bici, parliamo con Neza che ci dice di essere stanca, ma quando i due partono spariscono come dei razzi e li incroceremo più tardi alla sosta caffè nell’unico distributore di Los latas. Sembra che tutti e quattro facciamo apposta, ma se su 100 km di strada, la possibile sosta è un solo distributore a metà strada e la velocità dei ciclisti è abbastanza simile, la casualità non è proprio tale. Seconda parte del percorso con pendenze lievi (max 3%), siamo ancora stanchi da ieri e fare 100 km dopo averne percorsi 150 il giorno precedente, non è facile.


Ci avviciniamo a Punta Arenas, una città di circa 130.000 abitanti, già ad una trentina di chilometri dalla città entriamo nella zona industriale, i capannoni si infittiscono ed il traffico aumenta. È più di un mese che pedaliamo quasi nel silenzio assoluto e questo traffico, pur essendo ben lontano da quello della Milano – Bergamo, ci infastidisce.

Arriviamo finalmente all’Hostal Victoria, posto piacevole, cucina a disposizione, vicino a ristoranti e supermercato; tutto quello che ci serve, anche se la città è tutt’altro che bella. Considerando le future tappe che saranno molto probabilmente non facili, decidiamo di attraversare lo stretto di Magellano domani mattina, sbarcare a Porvenir, la prima cittadina in Terra del Fuoco, e non fare nulla per potersi riposare.


Tierra del Fuego – 8/10 febbraio –  Da EL CALAFATE a VILLA CERRO CASTILLO

8 febbraio – giorno 27 – EL CERRITO

Meteo: ⛅
Distanza: 95 (1.540)
Dislivello: 1.017 (19.565)
Ripio: 0 (609)

Partenza alle 8 con vento laterale. Dopo una ventina di chilometri il primo incontro della giornata è con un camminatore solitario che sta andando a Buenos Aires…auguri y suerte
Arriviamo al già conosciuto incrocio per El Chaltén e ci immettiamo sulla Ruta 40 in direzione sud, il vento sta già aumentando, ma è sempre molto pedalabile.

Sulla Cuesta de Miguez

Il paesaggio è desertico, il traffico ridotto, non fa caldo e stiamo benissimo. Dopo 50 km comincia la Cuesta de Miguez, una salita di circa 10 km, con pendenze massime del 9% e media sul 3-5%, il vento fortunatamente lo abbiamo a ore 8.

Arrivati agevolmente in cima, fatichiamo non poco a restare in piedi per fare una fotografia, le raffiche sono talmente intense che abbiamo problemi di equilibrio, Manuela se ne va immediatamente dopo aver rischiato di cadere almeno 2-3 volte. Girando sull’ultimo tornante ci ritroviamo con un vento fortissimo alle spalle, comincia una leggera discesa in un ambiente desertico e ci sono più guanachi che auto. Scopriamo il piacere della bicicletta eolica: siamo su una pendenza che varia dallo 0% al -2%, ci basta sollevare i piedi da terra che il vento ci spinge a velocità variabili tra i 30 ed i 50 km/h, superiamo i 20 km/h anche sulle brevi salite!

Verso El Cerrito

È quasi mezzogiorno, vorremmo mangiare, ma fino ad ora non abbiamo trovato alcun riparo; sulla sinistra scorgiamo un cancello, un pickup parcheggiato vicino ad una baracca da cantiere, ci fermiamo e chiediamo se possiamo restare a ridosso del muro sottovento. Gli operai ci invitano ad entrare, ci offrono tavolo, sedie ed acqua. Appena sentono la parola caffè, ci accendono il fornello e ci offrono due tazze di Nescafé caldo, un vero servizio a cinque stelle. I due ci raccontano che sono di guardia all’ingresso di un impianto per l’estrazione del gas; fanno turni di guardia di 12 ore a testa per 14 giorni consecutivi, poi 7 giorni di riposo a casa. Che vita! Quando ce ne andiamo, ci sentiamo in dovere di regalare qualche cosa, sarà una confezione di biscotti Oreo, almeno avranno un dolce diverso per la cena.
Uscendo dalla baracca avevamo dimenticato l’effetto vento, Manuela quasi si schianta a causa di una folata. Saliamo in bici e appena tornati sull’asfalto, alziamo i piedi e via a 30 km/h di media senza una sola pedalata. Arriviamo velocemente a El Cerrito un incrocio tra la Ruta 40 e la Ruta 7, suoniamo alla porta del fabbricato appartenente alla AGVP (Administración General De Vialidad Provincial) per chiedere dove poter mettere la tenda e un po’ di acqua potabile, un operaio ci rifornisce del necessario. Siamo i primi ad arrivare nel magnifico “posto tenda dietro un muro” ed avremo la fortuna di scegliere la zona più riparata, il lusso di oggi è che avremo anche il WiFi gratuito.

El Cerrito

Non abbiamo ancora finito di montare la tenda che arriva un romano in compagnia di due francesi, poi sarà la volta di un ciclista solitario che arriva dall’isola di Jersey e quindi di una coppia europea sulla trentina. Per fortuna siamo stati veloci, la scelta del vecchio rompiballe che vuole partire presto si è rivelata azzeccata.  Cena con noodles cinesi ed un mezzo pacchetto di biscotti, quasi da ristorante 3 Stelle Michelin.

9 febbraio – giorno 28 – TAPI AIKE

Meteo: ☀️ 5 – 25°
Distanza: 65 (1.605)
Dislivello: 311 (19.876)
Ripio: 65 (674)

Oggi la sveglia suona alle 5, all’apertura della tenda ci accoglie una magnifica alba. Vista l’ora decidiamo di spostarci sotto il portico dell’AGVP per non disturbare i nostri vicini e sfruttare lo sfiato d’aria calda di una stufa per scaldarci.
Per la tappa di oggi dobbiamo scegliere tra la Ruta 7 totalmente in ripio e con commenti poco rassicuranti oppure un giro di 150 km verso Esperanza fattibile in due tappe.
Oggi ci sentiamo coraggiosi e optiamo per l’avventura sul ripio, quando partiamo alle 6:45 il tempo è magnifico e l’aria frizzante. Superiamo la classica griglia anti-passaggio bestiame in parte alla quale dei simpaticoni hanno fissato un fantoccio, una sorta di zombie-lebbroso che ci guarda da dietro un paio di occhiali da sole arancio. Inizia la lunga giornata verso Tapi Aike, dopo lo zombie ed il deserto che si presenta davanti a noi, ci manca solo un cartello : Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate.

L’inizio della Ruta 7

Il sole sta sorgendo, la luce è fantastica, il ripio sembra discreto e continuiamo a pensare che forse i commenti siano vecchi e la strada sia stata migliorata. Vero che siamo in leggerissima discesa, ma riusciamo comunque a restare tra i 15 ed i 20 km/h, dov’è il problema? Per fortuna non abbiamo fatto il giro lungo… sarà vero?

Il nulla


Mentre gongoliamo come due idioti, ecco che la festa finisce, dopo solamente dieci chilometri si comincia con una discesa che facciamo a meno 10 km/h per evitare di distruggere bici, bagagli e ciclisti. Siamo su una striscia di terra, mista a ghiaia e sassi della dimensione di palline da tennis, una strada impedalabile, siamo partiti circa un mese fa, abbiamo trovato ripio in condizioni da discrete a brutte, ma oggi stiamo percorrendo il peggior tratto di strada della nostra vita, la nostra media è scesa a 8-10 km/h. A fine giornata saremo sempre sicuri che ne valesse la pena passare su questa orribile e schifosa parte di strada?

Alla fine, quando arriveremo sull’asfalto, avremo contato nove veicoli in una sessantina di chilometri, avremo visto un panorama magnifico, pedalato a pochi metri da guanachi e nandù e, poco prima di Tapi Aike, potremo osservare un laghetto pieno di fenicotteri rosa.

Se fossimo passati da Esperanza tutto ciò non l’avremmo sicuramente visto. Credo che la scelta sia stata quella giusta, nonostante i 65 km percorsi in quasi 7 ore.

Arriviamo così ad un’altra stazione AGVP che divide il fabbricato con una stazione di Polizia, il custode ci accompagna dietro e ci indica il posto in cui montare la tenda, ancora una volta siamo i primi ed abbiamo il diritto alla prima scelta. Questo posto è un po’ meno sgarrupato di quello della scorsa notte, ma sempre pieno di rottami e schifezze varie. Appena installati arriva una coppia, francese-messicana e, subito dopo, i due trentenni tedesco-sloveni Stephan e Neza.
Non avevo capito bene quanto ci dicesse il custode dell’AGVP, che parlava con uno spagnolo molto stretto, magrazie alla spiegazione del ragazzo tedesco vengo a sapere che la Polizia ci permette di usare il loro cucinino con lavandino con acqua corrente e cucina a gas.

La cucina del posto di Polizia argentina a Tapi Aike

Avviso subito Manuela e prendiamo tutte le nostre carabattole dirigendoci in questo magnifico luogo da favola, meglio che trovarsi nella cucina di Bottura. Possiamo quindi preparare la nostra cenetta a base di pasta in bianco nell’intimità di un cucinino ben riscaldato al posto di Polizia di Tapi Aike, Provincia di Santa Cruz – Argentina. Possiamo anche lavarci denti e faccia tranquillamente e con acqua calda, un lusso da cinque stelle totalmente gratuito.

10 febbraio – giorno 29 – VILLA CERRO CASTILLO

Meteo: ⛅
Distanza: 58 (1.663)
Dislivello: 365 (20.241)
Ripio: 8 (682)

Oggi, la fortuna di fare colazione al caldo della cucina permette a Manu di riavviare il motore un po’ più agevolmente e senza troppi improperi. Alle 8 siamo in strada ed il vento tira abbastanza dalla parte giusta, siamo sulla Ruta 40 per una quarantina di chilometri e non ci sembra vero, dopo lo schifo di ieri.

Non ci facciamo imbrogliare dal primo bivio che ci indica il GPS e che allungherebbe la parte di ripio, preferiamo qualche chilometro in più sulla 40, ma avremo più strada asfaltata. Al secondo bivio, giriamo a destra su una strada sterrata e, dopo 6-7 km, arriviamo alla dogana argentina dove troviamo una fila piuttosto lunga all’ufficio passaporti. Naturalmente, due ciclisti puzzolenti e impolverati sono oggetto di curiosità per i turisti che arrivano dal Cile o vi devono entrare; le solite domande, le solite risposte, qualcuno scatta foto alle nostre bici. Pedaliamo ancora per qualche chilometro e finalmente il cartello BIENVENIDOS A CHILE ci accoglie con una magnifica strada pavimentata di fresco che ci accompagna fino alla dogana cilena distante solo qualche minuto.

Villa Cerro Castillo

Timbro del passaporto allo sportello della Polizia, sosta infinita allo sportello della dogana, con una zia truccatissima con unghie che quasi le impediscono di scrivere per dichiarare le nostre biciclette (marca, colore, diametro ruote, ecc.). Vedo arrivare Stephan dal secondo doganiere che se ne va rapidamente, avrà trovato un funzionario meno zelante che non gli ha passato allo scan le borse della bici.

Prima di tornare in Cile, non avevamo pensato ai controlli del ministero dell’agricoltura e quindi per non buttali nella spazzatura, ci dobbiamo mangiare carote, mela e pesca: niente prodotti alimentari freschi tra Argentina e Cile. Finalmente liberi, entriamo in paese a cercare un alloggio; Villa Cerro Castillo non offre molto, questo paesino è un posto di passaggio per entrare nel parco Torres del Paine, ma per dei cicloturusti una tappa per la notte e per il rifornimento cibo. O andiamo ad accamparci ancora nel nulla oppure dobbiamo accettare di pagare una bella cifra in uno dei due soli hotel, scegliamo quello più in centro l’Hotel ovejero patagonico. Al nostro arrivo chi troviamo comodamente seduto nelle poltrone della hall a bersi una birra? Neza e Stephan che pernotteranno anche loro qui. L’hotel è molto caro per gli standard di spesa trovati fino ad oggi, ma almeno è molto bello ed offre un buon servizio. I titolari sono anche i padroni di un negozio di souvenir che fa anche da Casa de cambio e naturalmente ci giocano molto sul tasso della valuta straniera, la mancanza di concorrenza e la vicinanza del conosciutissimo parco permettono questa mafia di bassa lega. Dovremmo restare tre giorni nella zona del Paine, ma il meteo non promette nulla di buono: pioggia garantita sempre! Io dico chiaramente che non ho voglia di passare tre giorni senza vedere nulla, dormire in campeggio sotto l’ acqua e pedalare sul ripio infangandoci dalla testa ai piedi, Manuela è più dell’idea di rischiarla. Il mio ricordo del giro fatto sotto le Torri venticinque anni fa mi basta, ma non voglio essere quello che rovina sempre tutto, in fondo di acqua ne abbiamo già presa e, sicuramente ne prenderemo ancora, lascio quindi a lei la decisione finale.