17 gennaio – giorno 6 – LA JUNTA
Meteo: ☀️10-30 gradi
Distanza: 38 km (339)
Dislivello: 505 m (4.086)
Ripio: 0 R (83)
Traccia: https://ridewithgps.com/trips/146085663
Oggi sveglia alle 6:45, apro gli occhi mezz’ora prima della sveglia, ma mi giro dall’altra parte e mi riaddormento come un sasso subito dopo. Oggi impieghiamo un po’ più di due ore per partire, al posto dell’abituale ora e mezza. Siamo un po’ stanchi, 4 mesi fa, sulla Pacific Coast avevamo cominciato ad ingranare molto più velocemente, ma quella, in confronto al nostro attuale viaggio, era una passeggiata. Oggi tappa corta, solo una quarantina di km, poiché ho proposto a Manuela di dormire in un letto per fare una mezza giornata di riposo e rilassarci un po’.

Alla fine di una delle poche salite odierne, ci fermiamo davanti ad una casa, dove una signora ha piazzato un rimorchio, che usa per preparare caffè e sandwich. Ha un frigo, un bollitore per l’acqua, Nescafé e tutto ciò che serve per proporre ai viandanti una piacevole sosta all’ombra della tettoia costruita in parte. Mentre noi prendiamo il nostro caffè lei sparisce e, quando ripartiamo, vediamo che è tornata nel giardino di casa a stendere il bucato. Questo ci fa dedurre che i clienti non siano molti e la casa deve continuare ad essere gestita.
Arriviamo a La Junta, villaggetto carino e troviamo velocemente una camera nell’hostal Tia Lety. La casa sarebbe anche carina se fosse tenuta con più amore, ma il giardino sgarrupato, pieno di carabattole e una proprietaria piuttosto scorbutica abbassano la qualità del posto. Vedendo una lavatrice, chiediamo se è possibile lavare dei vestiti, ma quando ci dice il prezzo assurdo, decidiamo di arrangiarci lavandoli a mano e stendendoli al sole ed al vento, in un paio d’ore il nostro guardaroba è tutto quasi pulito, quasi profumato e asciutto.

Completiamo la nostra piccola ribellione mangiando in camera anche se sarebbe vietato. Segue un pisolino ristoratore e poi l’uscita per la spesa. La sera ceniamo in un ristorante e vi ritroviamo i due svizzeri con il camper incontrati dopo il campeggio di Lago Rio Negro. Uno dei due è più scoraggiato che mai dato che non hanno ancora risolto i problemi meccanici, ci dice che sarà l’ultimo viaggio della sua vita in camper, il suo amico la prende più con filosofia ridendo della sfortuna che si accanisce contro di loro. La serata passa piacevolmente in loro compagnia e rientreremo solo alle 22. Ancora una volta gli incontri sulla Carretera confermano quello che oramai è il piacevole complemento ai viaggi in bicicletta: l’incontro con le persone.
18 gennaio – giorno 7 – Coordinate 44.55687S, 72.47754W
Meteo: ☀️6-30 gradi (anche più per me)
Distanza: 80 km (419)
Dislivello: 960 m (5.016)
Ripio: 15 R (98)
Traccia: https://ridewithgps.com/trips/146085622
Sveglia con comodo, colazione all’hostal e con gli affettati che ci vengono serviti in abbondanza prepariamo un paio di panini utili per il pranzo. Fin dalla partenza Manuela continua a lamentarsi del proprio deragliatore, comunque a mezzogiorno arriviamo a Puyuhuapi dove incontriamo la coppia franco-belga. Pranziamo in riva al fiordo mentre la temperatura continua a salire.

Quando riprendiamo pedaliamo per un po’ arrivando ad un campeggio con cabañas, ma è veramente presto, poi arriviamo ad un altro spot suggerito su Facebook da un noto cicloviaggiatore veneto dove si dice si possano anche avvistare dei delfini, lo stesso posto è segnalato anche su OsmAnd, ma sono solo le 15 ed allora continuiamo. Altro spot segnalato da iOverlander, non male, ma ancora presto. Saranno le 17:30 quando vediamo un buco negli alberi e poco lontano un bel torrente.

Il sito è ben nascosto e dalla strada non si vede nulla, ci sistemiamo in uno spiazzo sul quale qualcuno ha costruito un riparo per il sole con un paio di enormi foglione e cominciamo a sistemarci per passare la notte. A turno andiamo al torrente a lavarci e, data la poca corrente e la profondità inesistente, l’acqua non è nemmeno fredda, dopo una giornata come quella di oggi, direi che è piacevole rinfrescarci anche in questo modo rudimentale.
Non passa un’ora che spuntano un paio di ciclisti sicuramente lì per il nostro stesso motivo, loro però decidono di girare a sinistra e spariscono dietro la vegetazione, li vedremo dopo un po’ in ammollo come noi nel torrente, anche se piuttosto lontani li riconosciamo: è la coppia franco-belga. Noi continuiamo con la cena, il solito dopocena e finalmente, verso le 20 montiamo la tenda. Sono solo le 21 quando ci infiliamo nei sacchi letto e come al solito io dopo qualche minuto, passo già in un’altra galassia.
La notte, mi capita di dover uscire dalla tenda ed alzando gli occhi non posso che restare impressionato per la magnifica vista delle stelle. Se non fosse che sono poco vestito ed ho molto sonno starei qui fuori con il naso all’insù molto più a lungo; grazie alla mancanza della luna e di qualsiasi inquinamento luminoso, le stelle sono uno spettacolo fantastico, questa è un’altra delle cose che ci fanno amare il viaggiare in questo modo.
Disquisizioni filosofiche – Il campeggio libero
Come insegna il buonsenso e le esperienze di tanti altri viaggiatori, quando si ha una strana sensazione e non ci si sente in sicurezza nel posto trovato per pernottare, è già un indizio che è meglio cercare altrove. Sperduti nel nulla o in posti più frequentati, certi o con qualche dubbio, è sempre meglio aspettare l’ultimo minuto per montare la tenda ed essere estremamente discreti. Sulla Carretera Austral non abbiamo mai sentito di incidenti avvenuti a chi campeggia in questo modo, ma è sempre prudente rispettare le regole da “Manuale delle giovani marmotte” e ascoltare i suggerimenti di altri ciclisti.
19 gennaio – giorno 8 – VILLA AMENGUAL
Meteo: ☀️ 12-46 gradi (sul Garmin)
Distanza: 51 km (470)
Dislivello: 1105 m (6.121)
Ripio: 12 R (110)
Traccia: https://ridewithgps.com/trips/146085694
Alla partenza, la temperatura si sta già alzando. Ieri la scelta di avanzare così tanto sulla strada era anche per poter affrontare un’altra delle parti toste della Carretera al mattino presto con meno chilometri nelle gambe. Il primo scoglio di oggi, dopo 12 km di ripio discreto, è la Cuesta Quelat, 10 km di salita piuttosto ripida con 16 tornanti. La cosa positiva è che non fa ancora caldo e tafani o coliguachos sono ancora quasi tutti a riposo. In cima alla cuesta incontriamo un cantiere dei lavori di pavimentazione ed abbandoniamo il ripio fino a destinazione.

Piano piano arriviamo alla seconda difficoltà della giornata, la salita che porta al Paso Moraga, la salita è più corta della precedente, ma il Garmin segna 46 gradi centigradi! La temperatura sarà anche sfalsata dal colore nero nel GPS e delle borse nere, ma sull’asfalto, con il sole che ci colpisce la zucca e quei maledetti insetti che ci volano intorno come gli indiani che accerchiano un campo di pionieri nei film sul vecchio West, la salita è estenuante e prima di andare a cercare un posto per dormire, ci fermiamo in un minimarket trovato all’inizio del villaggio per scolarci una bibita fresca.

Il primo posto in cui andiamo a cercare da dormire è pieno, ma la proprietaria ci riferisce all’hostal El Michay, gestito da una sua amica. Per cenare invece decidiamo di ascoltare il consiglio della signora del minimarket e ci dirigiamo a piedi quasi un chilometro fuori dal villaggio. Al ristorante La casona nel Bosque, mangiamo molto bene e, parlando con il proprietario, scopriamo che da lui avremmo speso poco di più per delle magnifiche camere con bagno privato. Vabbè siamo o non siamo gente che dorme sotto i ponti?

Ritornati all’hostal salutiamo un gruppo di chiassosi europei che viaggiano con al seguito un furgoncino che gli trasporta bagagli ed eventualmente anche loro stessi sui tratti meno interessanti o troppo faticosi. Oggi indosso una maglietta regalatami molti anni fa dal titolare di un negozio di sport, la loro guida mi fissa, guarda la t-shirt, si avvicina chiedendomi se sono di Brescia. Il tipo, nonostante un forte accento spagnolo, parla perfettamente italiano, è argentino ma ha vissuto per anni proprio nella mia città di nascita, rifornendosi di materiale sportivo nello stesso negozio. Cominciamo a parlare e scopro che ha fatto fantastici giri in bici portandosi addirittura la propria bici in vetta all’Aconcagua. Discussioni inutili su viaggi e modi di fare del cicloturismo, sicuramente non ci incroceremo più dato che i suoi “atleti” viaggiano a velocità che noi non possiamo permetterci con i nostri muli da soma…Mentre io parlo con lui, Manuela si intrattiene con tre giovani parigini che sono in anno sabbatico e percorrono anche loro la stessa mitica strada.
Disquisizioni filosofiche – La pavimentazione della Carretera Austral
Una riflessione sulla Carretera di oggi e quella di “una volta” (costruita dal 1976 al 1996, ultimi 100 km nel 2000): oggi per metà è pavimentata… non è più come quella di tanti anni fa quando era sterrata dall’inizio alla fine.
A chi fa certe considerazioni vorrei dire che è vero che magari chi la fece subito dopo l’inaugurazione fece più fatica di noi, ma vorrei dire ai viaggiatori critici e nostalgici del tempo che fu, che non sono certamente più fighi di quando Livingstone scoprì le cascate Vittoria o ancora prima di Marco Polo quando partì per l’Oriente. La pavimentazione della Carretera Austral è una normale evoluzione di una regione in cui vivono migliaia di persone che magari sono stanche di andare dal punto A al punto B della loro regione respirando polvere ad ogni metro e pagando costi elevati per ricevere merce. Noi siamo qui nel 2023 e percorrere questa strada con la metà della distanza su sterrato, spesso con washboard o calamina per dirla come i locali, non è come pedalare sulla ciclabile dietro casa. Ad ogni epoca le proprie sfide.


























