¡Bienvenidos a México!

Gli ultimi giorni sulla costa USA e l’arrivo a Tecate; un piccolo incidente che ritarda di un giorno il passaggio della frontiera, ma che ci fa gustare un ottimo Riesling di Dulzura

26 novembre – Los Angeles
Dove eravamo rimasti? In attesa di un volo per Los Angeles, punto di inizio del nostro viaggio. Come è andata? Tutto è filato liscio, l’unico neo la lunga attesa per la navetta dell’hotel.

Manuela: viaggiare con delle biciclette come bagaglio  è sempre stressante e quando all’arrivo vedi i tuoi scatoloni spuntare sul nastro bagagli ti sembra di aver vinto al lotto.

27 novembre – Long Beach
Sveglia all’alba per preparare tutto ed usciti dalla camera alle 11, giusto all’ora limite per il checkout.

La nostra camera durante la fase di assemblaggio bici

La giornata di oggi non sarà un granché, dobbiamo attraversare LA che ha un’area metropolitana con una superficie simile alla Lombardia, sul nostro percorso non ci saranno scorci stile lago di Como o vigneti franciacortini, qui passiamo vicini ad una raffineria Chevron e ad un pedone mezzo suonato che attraversando la strada sembra voglia sparare alle auto ferme al semaforo, nelle sue mani una pistola, vera o falsa non lo capiamo, ma aumentiamo l’andatura per precauzione.

Pausa pranzo da Costco

Perché abbiamo pubblicato questa fotografia?
Per chi non lo conoscesse, Costco è un supermercato americano che offre prodotti a prezzi concorrenziali. Nel 1985 uno dei cofondatori, nonché CEO introdusse l’hot dog a 1,50$, sono passati 39 anni ed ancora oggi lo si può acquistare, di buona qualità e con bevanda inclusa allo stesso identico prezzo. Si narra che il CEO minacciò di morte il suo successore se avesse osato aumentarlo.
Durante il nostro itinerario verso Long Beach siamo passati davanti ad un supermercato Costco verso l’ora di pranzo e la tentazione è stata forte. Oltre all’ hotdog, abbiamo acquistato, al folle prezzo di 1,99$ anche un trancio di pizza che sarà il nostro pranzo “da strada” per domani.

Essendo patito di musica, viaggio con un mini speaker sul manubrio e spesso le note mi accompagnano durante le lunghissime pedalate. Per questo viaggio ho deciso di creare un lista di brani ispirati dai fatti della giornata e che verrà aggiornata man mano. Chi volesse ascoltare, può trovare la lista su Spotify a questo indirizzo: Spotify – Pedaleando América Latina

La canzone di oggi non potevo che dedicarla al mio Alter ego che mi accompagna durante questo viaggio. Il brano è Con te partirò di Andrea Bocelli.

Manuela: Montaggio e assetto delle biciclette come nei team trucks del Giro d’Italia. In circa 4 ore abbiamo rimontato i nostri mezzi di locomozione, organizzato e caricato i bagagli. Troppo pesanti ! nei prossimi giorni in  modo maniacale dovrò trovare il modo di rosicchiare del peso. Nei 40 km di strada fatti attraversando Los Angeles abbiamo avuto uno scorcio dell’America in accelerato: bel quartiere residenziale con centro commerciale alla moda, quartiere popolare con vari fast food, quartiere povero con mucchi di sporco, barboni accampati in tende e roulotte, zona industriale con raffineria immensa e per finire il pazzo con la pistola. Welcome in LA!

28 novembre – Dana Point
Finalmente il nostro itinerario si avvicina alla spiaggia già costeggiata due anni fa quando percorremmo la Pacific Coast da Seattle.

Strani tacchini nel giorno del Thanksgiving

Dopo una trentina di chilometri piacevolmente piatti la seconda parte della giornata sarà con dei continui su e giù sulla US-1,  spiagge con surfer a destra e belle ville a sinistra, un paio di Ferrari che ci superano con grandi accelerate e piano piano arriviamo a destinazione.

Cicliste sulla Pacific Coast

Alla reception del campeggio dello State park ci dicono che non ci sono posti liberi, ma impietosendo l’impiegato ci propone di entrare e di chiedere ai campground hosts che forse ci sistemeranno.  Nessuno dei responsabili è presente in questo giorno di festa, ma una signora ci propone di sistemarci sul suo sito. Il problema di dove dormire è risolto.
La signora è gentilissima, ex militare di servizio in Germania durante Deserto Storm, poi casalinga, mamma di sei figli, è malata, non ha un’assicurazione medica e vive in tenda perché è ciò che può permettersi pagando le cure. Oggi festeggia il Thanksgiving in campeggio da sola. Ciò che ci racconta è molto triste, ma sembra una della mille storie viste nei film di Hollywood. Le proponiamo di pagarle una parte della tariffa giornaliera e, sentendo che le piace il vino, le propongo di acquistare una bottiglia. Al ritorno dal liquor store  le mostro la bottiglia che appoggio sul tavolo, pensando che la berremo in compagnia. Ebbene no! Quando la tipa finisce di lavare le sue stoviglie, si prende il vino e se lo porta in tenda.
Canzoni del giorno: The Doors – People are strange.

Manuela: pensavo di aver dimenticato questo pezzo di strada ed invece pedalando i ricordi affiorano, l’unica differenza è che oggi non fa caldo ed è Thanksgiving. C’è in giro un sacco di gente ed i tacchini si mescolano a surfisti muscolosi che si dirigono in spiaggia. Chi cavalca le onde e chi cavalca la bici…e chi si ritrova da solo, ammalato, senza soldi, ma che ha la gentilezza di condividere la sua piazzola con degli sconosciuti….bevendosi da solo un buon pinot grigio!

29 novembre – Encinitas
In questa stagione fa buio molto presto e noi siamo obbligati a seguire il ritmo della luce. Andiamo a dormire prima delle galline ed io mi sveglio quindi prestissimo.
Fuori è freschino, 10 gradi, con calma preparo la bici, faccio colazione e poi chiamo madame che non so come riesce ancora a dormire.

Deviazione sulla IS5

Oggi la tappa prevede i trenta famigerati chilometri sulla Interstate 5, un’autostrada a quattro corsie trafficatissima. Come stranieri non possiamo attraversare la base dei Marines di Camp Pendleton e questa è l’unica strada fattibile. La shoulder è larghissima e possiamo pedalare in sicurezza. In una rest area siamo interrogati da un simpatico signore di origine salvadoregna che vuole sapere tutto del viaggio. Vuole filmarci, commentando in spagnolo, per mandare il video alla famiglia. Ci dice che potremo attraversare il suo paese in sicurezza. Piantiamo la nostra tenda nel medesimo sito  dedicato agli Hikers & Bikers in cui sostammo due anni fa.

Manuela: Occhi a terra per schivare i vari detriti  sparsi nella corsia di emergenza del pezzo di autostrada che siamo obbligati a fare. Preferirei tenere lo sguardo verso destra dove il colore blu dell’ oceano si incontra con il bianco della sabbia. La nostra piazzola in campeggio è vicino alla spiaggia esattamente di piedi della famosa statua del Magic Carpet Ride, ma i surfisti incrociati oggi sulla strada erano molto più carini 😉.

30 novembre – San Diego
Canzone del giorno: Beach Boys – Surfin’ USA.
Bellissimo sorgere del sole, raccatto le mie cose dalla tenda, inizio a preparare le borse e la colazione e vedo un surfista che si dirige verso la spiaggia, non sono nemmeno le sette, ci sono forse 10 gradi, ma sono pazzi ‘sti qua? Poi qualcuno mi farà notare che quaranta anni fa c’erano altri pazzi che partivano alle 4 di mattina per andare a fare sci-alpinismo… Oups…

Surfisti in attesa della prima onda del giorno – ore 6:45

Lungo le spiagge ci sono decine di auto parcheggiate di gente che sta andando verso l’oceano con la propria tavola o sta già rientrando.

Dopo Encinitas le ultime belle spiagge della California
E finalmente uno lo cucchiamo in azione

Finite le spiagge, un po’ di salita per arrivare a San Diego dove costeggiamo il porto fino a Chula Vista, la bike lane passa proprio vicino all’aeroporto. Per finire la giornata una ventina di km in salita sulle colline dietro la città verso la US -94 che ci porterà all’albergo dell’ultima notte in USA.

Manuela: Persone di ogni età, che già al mattino presto sono a bordo strada, pronte a infilarsi la muta e tuffarsi in acqua in attesa dell’onda perfetta. Come in Italia, dove i genitori ti spingono a calciare un pallone non appena inizi a camminare, in Canada ti mettono i pattini ai piedi, e in California ti fanno salire su una tavola da surf. Domani ci aspetta una lunghissima salita per attraversare le colline che ci condurranno in Messico. Le bici sono stracariche: altro che alleggerirle, noi continuiamo ad aggiungere peso, per fortuna non abbiamo una bilancia, in certi casi meglio vivere nell’ignoranza.

All’inizio della pista dell’aeroporto di San Diego

1 dicembre – San Diego
Dopo una riposante notte in un bell’albergo sulle colline di San Diego, siamo pronti per affrontare le cinque salite previste di cui due impegnative. Alla fine della terza, mi ritrovo con la ruota posteriore a terra. Gli imperforabili Schwalbe hanno già fatto cilecca? Comincio a tribolare per smontare la ruota posteriore che con lo speedhub non è un’operazione delle più semplici poichè è la prima volta che mi succede e sono incavolato. Durante il rimontaggio sbagliamo qualche cosa e ripartendo non posso utilizzare tutte le velocità. La decisione è di ritornare a San Diego e risolvere il problema non a bordo strada.
Dopo pochi chilometri, vedo un signore vicino al suo pickup nel cortile di una cantina, mi fermo e chiedo se potrebbe portarci in città, siamo disposti a pagargli il disturbo.
Il tipo è il proprietario di un’azienda vitivinicola di 32 Ha e si offre di farci da tassista fino all’albergo che abbiamo prenotato, ma non finisce qui. Durante l’attesa, la responsabile dell’accoglienza, ci offre un eccellente Riesling da loro prodotto. Durante il ritorno a valle si parla di vino e di vigne e così, la giornata che era cominciata male, finisce con una bella chiacchierata con delle gentilissime persone.
Grazie ai proprietari di Valentina VIneyards, chi passera da qui si fermi a bere il loro Riesling è ottimo!
La canzone del giorno non poteva che essere: Barbera e Champagne di Giorgio Gaber

Manuela: Bastano pochi chilometri nell’entroterra per ritrovarsi in un paesaggio selvaggio e arido, dove si alternano zone coltivate e aree ricoperte da bassi cespugli. Tra queste cime rocciose sale la strada tortuosa e ripida. Tutto procede senza intoppi fino a quando sento una serie di insulti alle mie spalle. Torniamo in città per sistemare ciò che non siamo riusciti a fare correttamente sul ciglio della strada. Non si trattava nemmeno di una foratura (le Schwalbe non ci hanno tradito) ma solo di una valvola difettosa della camera d’aria. Punti positivi: abbiamo imparato a smontare e rimontare una ruota con lo speedhub. Francesco ha anche bevuto un bicchiere di eccellente vino bianco. Punti negativi: domani la salita sarà ancora più lunga.

2 dicembre – Tecate

Ricominciamo a salire da Chula Vista, ma dopo circa 30 km mi ritrovo di nuovo la ruota a terra. Ieri, vedendo la valvola storta pensavo fosse stata la causa del problema ed invece una graffetta aveva passato lo pneumatico. Questa volta spero di aver risolto il tutto.

Mortacci sua

Arriviamo al confine nella città di Tecate. L’ accoglienza del funzionario che ci rilascia il visto è cordiale, scambia battute con noi e con un paio di timbri siamo autorizzati a restare 180 giorni in Messico.
Questa notte dormiremo da Adriana una signora che ci affitta una camera, indirizzo trovato su iOverlander. Sistemazione molto spartana, ma per gente che prevede di dormire tra i cactus del deserto, più che sufficiente.
Entrando in Messico mi è venuta in mente un canzone del gruppo Inti Illimani : Nuestro México, febrero 23, che va ad aggiungersi alla mia lista da viaggio.

Manuela: Ben due camere d’aria nello sporco prima di trovare una graffetta gigante “mimetizzata” nello pneumatico. Tutto un esercizio di esperienza e zenitude. E per completare la giornata, tutta in salita, troviamo un posto dove dormire nella via più ripida e nel punto più alto della città di Tecate. Domani inizieremo in discesa.

Ritorno a casa

21 maggio – Granby, QC

Ieri quando la Princess ci ha lasciati, saremmo voluti restare a lungo a leggere un libro sulle nostre seggioline da campeggio, ma la miriade di zanzare ci ha obbligati a entrare in tenda alle 20:30, di conseguenza a nanna presto.

Oggi prendiamo la strada verso Granby, una tappa corta su strade di campagna e ciclabili, i profumi nell’ aria ci confermano che stanno concimando i terreni. Saremo ospitati da Kryshna, una ciclista-professoressa che, con grande pazienza ed entusiasmo, insegna il francese (ma in pratica a leggere e a scrivere) ai rifugiati che arrivano da vari paesi del mondo, proprio quei poveretti che fuggono da guerre e regimi totalitari.

Ristoranti del Québec

Domani prevista acqua e dopodomani peggio, speriamo di non rientrare a casa con le branchie.

22 maggio – Richmond, QC

Alle 7:30 siamo sulla strada con un bella giornata soleggiata, mannaggia ai meteorologi! Poco dopo Granby entriamo nel parco della Yamaska che per i ciclisti che vogliono solamente attraversarlo è completamente gratuito. Paesaggio silvestre e sentiero all’ ombra, ma nessun incontro faunistico, solo un leprotto che ha saltellato tra le felci appena ci ha visti.

Pausa colazione nel Parco della Yamaska

Il primo dei tre giorni a rischio pioggia, ci farà arrivare a destinazione bagnati, ma di sudore. Prima metà della tappa su ciclabile fino a Roxton Falls. Sosta per la spesa e poi continuiamo in mezzo alla campagna su dei ranghi sterrati, speravamo nel profumo dei lilla in fiore, ma gli odori sono meno poetici.

55 anni e non sentirli

Questa sera dormiremo in un alberghetto ricavato in una vecchia stazione ferroviaria, già utilizzato tre anni fa durante il nostro viaggio verso Niagara Falls. Prima del bacio della buona notte, lancio un’idea: se facessimo una sola tappa di 160 km ed arrivassimo a casa con un giorno di anticipo? ….e speriamo che  le previsioni meteo di domani siano ancora sbagliate.

23 maggio – Québec

Al risveglio il vento è dalla nostra parte, l’asfalto è bagnato, ma il cielo grigio non sembra minaccioso, forse ci va bene anche oggi. Conosciamo questo percorso, tutta ciclabile con circa 110 km di pietrisco e poi asfalto, possibile sosta a metà strada in albergo o campeggio, partiamo con l’idea che decideremo il da farsi secondo l’andamento della giornata. Dopo poche pedalate sento che le mie gambe non girano molto efficacemente, mi sento fiacco, Manuela invece è in forma. A mezzogiorno, pranziamo con la pizza fredda di ieri sera e ripartiamo, inizio a stare meglio; dopo 80 km arriviamo a Plessisville, è presto e decidiamo di non fermarci qui per la notte e continuare, il vento è aumentato ed il cielo è quasi azzurro.
Poco dopo le sei di sera siamo seduti sui gradini di casa e la nostra vicina ci scatta la fotografia finale. Scaricando i dati su Strava, scopriamo che in certi tratti abbiamo fatto migliori performances che 2 anni fa con la bici da strada, vento a favore o ormai siamo delle macchine da guerra?…qualcuno dice che dopo 50 giorni la voglia di dormire nel nostro letto può fare miracoli.

Verso casa
All’inizio della passerella sul ponte di Québec
Casa!

La morale della favola

Siamo partiti da Key West il 4 aprile e siamo rientrati a casa il 23 maggio.

  • Durata del viaggio: 50 giorni
  • Riposo: 2 giorni completi e qualche mezza giornata
  • Km percorsi: 3.775 (più qualcuno perso…)
  • Dislivello: 12.061 metri (5.873 nei primi 2.700 km; 6.188 nei successivi 1.000)
  • Tappa più lunga: 157 km (Richmond – Casa)
  • Tappa più corta: 20 (Manhattan)
  • Maggiore salita: 1.233 (Ticonderoga, NY – Peru, NY)
  • 2 giornate di pioggia
  • Temperatura minima: 9° (Poughkeepsie, NY)
  • Temperatura massima oltre i 30° (Richmond, QC)
  • Ponti attraversati: abbiamo perso il conto!
  • Animali morti a bordo strada: tantissimi ogni giorno e di genere diverso, dal coccodrillo all’armadillo fino allo scoiattolo.

Cosa ci è piaciuto di meno?
Itinerario abbastanza monotono, alcune strade sulla costa sono troppo trafficate, forse il percorso suggerito dall’ACA che è all’interno, spesso in zone di campagna, segue strade più tranquille, ma in questo caso si perdono i bei paesaggi sulla costa. La poca disponibilità di campeggi che accettano le tende ed i prezzi per una piazzola che sono cari quasi quanto andare in un motel.

Cosa ci è piaciuto di più?
Con questo viaggio sulla costa Est possiamo dire di aver completato il periplo degli USA, iniziato 9 anni fa con un lungo giro in camper, continuato in bicicletta sul Southern Tier e sulla Pacific Coast.
È stato splendido partire ad aprile da casa, quando nel nostro giardino c’era ancora la neve, arrivare in Florida al caldo e pedalare in maglietta fino a New York City su un percorso con pochissima salita. I luoghi paesaggisticamente più belli che abbiamo attraversato sono i ponti delle isole Keys, gli Outer Banks ed i primi tre giorni sull’Empire State Trail. Tuttavia, ciò che abbiamo amato di più e che ci resterà nel cuore per sempre è stata l’esperienza con la rete Warm Showers. Abbiamo conosciuto persone fantastiche, con mentalità aperta, cordiali, generose e interessanti, che ci hanno offerto una prospettiva diversa della società americana. Grazie per averci aperto le vostre case: Jeff, Jean-Marc, Stephen, Dan, Fred e Renée, Robert, Patrick, Zander e Kai, Eric, Nicholas e Dawn, Diane, Mark e Carol, Sandra e Tom, Pam, Becky, Kryshna.

3.800 km sulla costa Est

Ed ora?

Abbiamo un piccolo progetto in testa, ma non è ancora il momento di annunciarlo, diciamo solamente che i chilometri saranno di più, i dislivelli maggiori, le comodità minori ed a volte, crediamo, il traffico ci mancherà…

Empire State Trail 2024

10 maggio – New York City

Oggi iniziamo l’Empire State Trail che dall’isola di Manhattan ci porterà fino al confine canadese 600 km più a Nord. Prima di infilarci l’abbigliamento antipioggia, approfittiamo di un’abbondante colazione che comprende dei croissants caldi, una delizia!

Ci prendiamo la prima lavata per arrivare al porto di Belford da dove partirà il traghetto per Manhattan. Ci mescoliamo ai pendolari e ci sistemiamo nelle prime poltrone lasciando le bici sul ponte.

Il ponte di Verrazzano
Miss Liberty ci accoglie

Tra pioggia e forti onde, le nostre biciclette si prenderanno una bella lavata, mentre noi, all’ asciutto, ci mettiamo a leggere il giornale sul cellulare. Ad entrambi viene la nausea nonostante non sia la prima volta che ci ritroviamo sballottati in mare, sarà che abbiamo mangiato croissants e waffles come se non ci fosse un domani?

Dopo 40 minuti, attracco al Pier 11 vicino a Wall Street e messi i piedi a terra ci riprendiamo un po’. Ci incamminiamo verso il famoso toro per la foto di rito.

Il toro di Wall street davanti…
…e dietro, sperando ci porti fortuna.

Continuiamo verso lo storico Battery Park sulla punta di Manhattan per cercare l’ufficiale chilometro zero dell’Empire State Trail.

La strada verso casa
Il World Trade Center

La ciclabile lungo la sponda del fiume Hudson qui a Manhattan è veramente ben progettata, speriamo che lo sia fino in Canada. Passiamo vicino al World Trade Center eretto sul sito delle Torri Gemelle dopo il 9/11, poi cerchiamo un luogo per scaldarci con un caffè. Dopo un primo tentativo fallito al Pier 57, dove non ci è permesso entrare con le bici, optiamo per il bar del terminal del ferry sulla W 39th street.

Poi svoltiamo a destra per arrivare sulla famosa Fifth Avenue perché qualcuno vuole rendere omaggio ad Audrey Hepburn con una foto davanti al negozio di Tiffany.  Più modestamente, io scelgo come altra tappa un punto del Central Park per rifare la fotografia scattata 13 anni fa con la nostra Princess accanto alla statua dell’eroico cane Balto, protagonista di uno dei suoi film preferiti da bambina.

Colazione da Tiffany
Balto, simbolo di resistenza, fedeltà e intelligenza.

Percorriamo tutta la ciclabile dentro Central Park da Sud a Nord, è un venerdì pomeriggio e malgrado il tempo freddo e umido c’è parecchia gente. Sosta pranzo tipica ad uno dei carretti ambulanti che vendono hotdog e pretzel, oggi non facciamo mancare nulla ai nostri stomaci.

A poche strade da qui abitano i nostri gentilissimi ospiti Warmshowers, Sandra e Tom.  Trascorriamo una piacevole serata con loro e alcuni loro amici nel quartiere di Chelsea. Dopo una cena veloce, assistiamo ad una proiezione di documentari d’avventura per sostenere un’associazione che promuove gli sport outdoor tra i giovani meno fortunati.

11 maggio – Mahopac, NY

Ieri sera siamo tornati a casa più tardi del solito, quindi questa mattina è stato difficile svegliarsi. Per fortuna abbiamo iniziato la giornata pedalando in compagnia di Sandra e Tom che, da esperti locali, ci hanno riportato sulla ciclabile dell’EST con pochi zig-zag.

George Washington Bridge

Passato l’ultimo ponte nel punto più a nord di Manhattan, torniamo sulla terraferma. Attraversiamo il Bronx passando vicini ad una moltitudine di lava-auto improvvisati che lavorano occupando i parcheggi su un lato della strada mentre sull’ altro una lunghissima fila di diplomandi della Columbus University vestiti con toga e tocco azzurri .

Lungo le strade di New York
Empire State Trail

Tom e Sandra ci salutano, loro andranno a fare un po’ di canoa e noi ricominciamo a pedalare soli. Il tracciato della ciclabile rimane perfetto e segue una linea ferroviaria dismessa tra quartieri residenziali, boschi e laghetti.  Incrociamo un gruppo di una quindicina di ciclisti che si sta dirigendo a ovest verso il campeggio del Croton Park. Ci invitano ad andare con loro, ma preferiamo avanzare verso nord visto che le previsioni meteo dei prossimi giorni non sono rassicuranti. L’ aria è fresca e stasera, per la prima volta dall’inizio del viaggio, accenderemo il riscaldamento in albergo, non siamo più nel profondo Sud.

12 maggio – Poughkeepsie, NY

Si prevedeva pioggia lungo tutto il percorso ed invece la nostra bardatura impermeabile, indossata in camera, ha un valore scaramantico e ci permette di arrivare a destinazione senza aver preso una sola goccia di acqua; la temperatura è scesa a 9°, leggermente più bassa di quella della Florida 🫢.

Al terzo giorno sull’Empire State Trail, confermiamo anche oggi la bellezza dell’itinerario. Pedalare senza auto, senza dover pensare alla direzione da seguire, praticamente da soli nel silenzio dei boschi, è veramente rilassante.

13 maggio – Hudson, NY

Dopo il cielo grigio-nero di ieri, la giornata si preannuncia soleggiata. Meglio così visto che sono previsti più di 100 km.

Passato un ponte sul fiume Hudson a Poughkeepsie, continuiamo sulla ciclabile, adesso sterrata, fino a Kingston.

l’Hudson da Poughkeepsie

Se prima si pedalava sul percorso di una ferrovia in disuso, adesso siamo su stradine di campagna. L’EST è sempre ben segnalato, ma le pendenze sono variabili ed ogni tanto ci ritroviamo su salitelle a cui non eravamo più abituati.

Ancora un lungo ponte sull’Hudson
La campagna dello stato di New York

A fine giornata il dislivello si avvicinerà agli 800 metri dati da un continuo su e giù che ci ha portato ad una piccola cittadina omonima del fiume. La persona di Warm Showers che doveva ospitarci non sì è più fatta sentire quindi cerchiamo un albergo, nessun campeggio in zona. Oggi abbiamo passato i 3.000 km, il confine si avvicina!

14 maggio – Clifton Park

Il percorso si fa oramai più accidentato, finito il piattume della costa, siamo negli Adirondack, quindi una salita dietro l’altra. In piena campagna, si vedono parecchie Canada Goose con prole, forse hanno deciso di passare l’estate qui e non volare a Nord, anche le oche non rispettano più la loro natura!  Uno di noi due ha dei problemi con il cambio e non si sta godendo la pedalata, forse le bici sono talmente sporche che si stanno ribellando.

Albany, la capitale dello stato di New York

Pranziamo in un parco cittadino della città di Albany, ci eravamo passati anni fa e non ci attira l’ idea di trascorre il resto della giornata nella capitale, preferiamo continuare ancora un po’.  A metà pomeriggio usciamo dall’EST per una decina di chilometri alla ricerca di un alloggio. Oggi siamo scesi a -300 km dal confine…

15 maggio – Glens Falls

Che commento fare alla giornata di oggi? Da dimenticare!! Pioggia dal primo all’ultimo chilometro, abbiamo pedalato a testa bassa aspettando solamente che la tappa finisse. Non abbiamo seguito l’itinerario ufficiale del Trail che rimaneva sempre sul bordo del Hudson river, ma preso strade secondarie asfaltate per arrivare a destinazione il più presto possibile. La zona di Saratoga sarebbe stata molto bella sotto il sole, si scorgono numerose fattorie che allevano cavalli e fuori dalle case al posto del nano da giardino, la statua di un fantino. Poco dopo mezzogiorno siamo a Glens Falls.

Dobbiamo aspettare le 15 prima di andare a casa di Pam, ospite Warm Showers. Per fortuna passiamo vicino ad un bar-grill e ci sbafiamo un ottimo hamburger con patatine. Quando ci spogliamo per sederci al nostro tavolo abbiamo la conferma di ciò che sentivamo sulla nostra pelle: le nostre belle giacche in Gore-Tex non sono più impermeabili. Malediciamo Millet e Mammut, considerati ottimi marchi, in più quella di Manu è anche nuova.

Pam è una signora adorabile, altruista, appassionata escursionista, ha fatto le 46 cime degli Adirondack sia in estate che in inverno. Le fa piacere accogliere ciclisti di ogni parte del mondo, in questa zona dove non ci sono strutture per turisti.

16 maggio – Ticonderoga, NY

La fiducia nel prossimo di certe persone è qualcosa che oggi è molto difficile da immaginare. Pam va a lavorare alle 6:30 e noi siamo pronti per andarcene alla stessa ora, ma lei insiste per farci partire con più calma ed in più ci regala un intero squisito strudel di mele. Salutati i suoi 4 gatti, chiuderemo la porta di casa.

Vicino al Lac Champlain

Questa mattina il cielo sembra sereno quindi rientriamo sull’EST abbandonato ieri. Siamo sempre in campagna non lontano da una ferrovia attiva e lungo il Canale Champlain. É anche grazie a questo canale che si potrebbe andare in barca da Montréal a New York senza mai entrare nell’oceano Atlantico.

Sullo sfondo la prigione di Comstock

Oggi avremo una giornatina da quasi 100 km, con delle belle salite e fatta senza mai fermarsi perché il cielo diventa poco rassicurante, vogliamo evitare la doccia fredda di ieri. Attraversiamo dei paesini con case una più scalcagnata dell’altra, tante abbandonate, che desolazione! Una sola costruzione imponente, una prigione di alta sicurezza che può accoglie circa 1700 carcerati.

Arriviamo al nostro albergo con la ferma intenzione di non fare nulla per tutto il pomeriggio.

17 aprile – Peru, NY

Cominciamo con: alle 10 vogliamo prenotare uno dei tre posti al campeggio di Noblewood Park, ma è inagibile; poi passiamo ad una host WS che ci offriva un posto tenda nel suo giardino, ma che non risponde più; poi un altro WS che dice essere vicino all’EST, ma che mandandoci l’indirizzo scopriamo lontano in mezzo al nulla… e si continua a pedalare verso Nord. Proviamo un altro campeggio, chiuso, poi un altro ancora e terminiamo così anche l’ultima delle 23 salite segnalate sul Garmin da Manhattan al confine.  Incrociamo un ragazzo di Quebec che sta pedalando nel senso inverso in direzione di Vancouver, ci dice si aver dormito nascosto su una spiaggia…sarà questa la nostra ultima opzione?

A 10 km da un ennesimo potenziale campeggio, passiamo davanti ad un motel che ci appare come una oasi nel deserto, decidiamo di concludere qui la giornata. Il The Shamrock Inn e un bel motel appena rinnovato e i due “simpatici ciclisti” che arrivano da Key West ricevono anche in regalo due ottime birre IPA freschissime, 2 banane e dei biscotti al cioccolato.

Il primo cartello indicante una città canadese, il confine si avvicina

Cena con quello che abbiamo in borsa e serata a leggere stravaccati sul letto dopo 92 km e 1300 metri di dislivello durante una caldissima giornata di metà maggio. Per fortuna che il programma della giornata doveva essere una tappa corta di 50km, campeggio e relax per affrontare le salite riposati.

18 maggio – Rouses Point

Oggi non metto la sveglia per lasciar dormire la mia gentil consorte un po’ di più e partiamo con molta calma alle 9 e mezza. A metà mattina siamo a Plattsburgh per la pausa caffè e vediamo un tavolo da picnic proprio in parte alla strada. Scopriamo di essere al Plattsburgh Air Force Base Museum, una vecchia base dell’USAF. Come ci sediamo per il caffè, siamo avvicinati da un paio di veterani che scopriamo essere direttamente collegati ai due aerei in mostra, uno è stato il pilota di entrambi i velivoli e l’altro l’addetto al vano bombe.

Il Col. Joe McNichols vicino al suo F111
La medaglia commemorativa regalataci dal colonnello
Sui due lati della medaglia i due aerei da lui pilotati
Il B47 e l’F111 illustrati dal Chief Master Sergeant Walt Kotzur

Con le spiegazioni dei veterani, abbiamo un’immagine di come era la loro vita tra Vietnam, guerra fredda ed altri fatti storici. Passiamo quindi al museo dove troviamo Larry che ci illustra la storia della base di Plattsburgh dalla nascita, alla fine del ‘700 come forte inglese, fino ai silos dei missili strategici Atlas ed alla pista di riserva per lo Shuttle della NASA. Dopo poco ci raggiunge nuovamente il Col. McNichols per un piccolo show con la nuova allieva Top Gun Manuela.

La nuova recluta dell’US Air Force al posto di pilotaggio del B47
Felice come una Pasqua
Top Gun o Top…Gin

Ringraziamo Larry, Walt e Joe per l’interessante visita e ripartiamo, oggi finisce il nostro tour sull’EST, campeggeremo nel giardino di Becky, la nostra WS odierna.

Becky ha una bella casa storica che sta ristrutturando a 100 metri dal Lac Champlain e a qualche minuto in bici dal confine canadese. Lasceremo a domani la nostra foto ufficiale e restiamo a parlare con Becky sotto il suo portico. Cena preparata dagli italiani e poi a nanna nella nostra tenda.

19 maggio – Venise-en-Québec

Questa mattina Becky ci accompagna con il suo adorabile Border Collie fino al cartello ufficiale del punto più a Nord dell’EST davanti al quale ci scatterà la nostra foto di fine Trail. Baci ed abbracci e l’augurio di reincontrarci, magari a Québec, poi noi ripartiamo verso la frontiera.

19 maggio ore 9:45 l’Empire State Trail è terminato

Abbiamo appuntamento nel primo pomeriggio con la nostra Princess a Venise-en-Québec che verrà a passare una giornata con i genitori. Attraversiamo il ponte che ci porta in Vermont, poi pochi chilometri e finalmente la bandiera canadese al posto di frontiera.  Ci aspetta un giorno di relax e dopodomani inizieranno le ultime tappe verso casa.

USA East Coast – 7

6 maggio – Cap May, NJ

Si comincia subito con una pista ciclopedonale lungo la spiaggia, che nel pomeriggio e nei giorni festivi è vietata alle bici, è facile immaginare quale caos ci sarebbe in questa zona molto turistica. Ben presto usciamo sulla US-1 e troviamo una larga bike lane (corsia ciclabile) che ci permette di uscire dalla città in sicurezza.

Ci mancano ancora tre stati

Per attraversare la Baia del Delaware ed arrivare in New Jersey, dobbiamo prendere un traghetto per circa un’ora e mezza. Ci fermiamo a comprare una buona bottiglia di vino da offrire agli ospiti di questa sera e, già che ci siamo, una mini di rum per il sottoscritto che si è trattenuto fino ad oggi.

Arrivati al traghetto, scopriamo che non è consentito imbarcare alcolici (probabilmente le armi sì) e l’addetto ai biglietti ci chiede di aprire le borse per un controllo. Incrociamo le dita e cominciamo da quella che non contiene le bottiglie; il solerte funzionario non guarda il resto, avrà deciso che gli sportivi non bevono alcolici, ci dice che tutto è ok e che le bici salgono per prime. Bottiglie salve. Mavaff*** sembra di essere ancora all’epoca del proibizionismo.

Due stati in un solo giorno

Scesi dal traghetto dopo soli 6 chilometri siamo a casa di Mark e Carol che ci ospiteranno per la notte. Chiacchierando in cucina davanti all’ottima cena, Carol ci parla di uno strano tipo arrivato da loro tempo fa, viaggiava con una maschera da sci come occhiali ed una tuta bianca. Ci mostra una fotografia e lo riconosciamo subito, è lo stesso personaggio incontrato da noi nell’agosto 2022 in uno sperduto paesino della California. 350 milioni di abitanti, un paese grande come l’Europa ed abbiamo incrociato la stessa persona sulla costa opposta degli USA.

7 maggio –  Absecon, NJ

Questa notte è piovuto, quindi è meglio aspettare qualche raggio di sole prima di metterci in strada. Dopo aver salutato i nostri ospiti e coccolato i tre bellissimi cani della famiglia, ci dirigiamo subito verso una  pista ciclabile. “Seguitela e puntate sempre verso nord paralleli alla US-9 per 80 miglia, non vi sbaglierete”, suggerisce Mark. Concatenando una serie di piste ciclabili lontane dal traffico, attraversiamo dei piccoli comuni tutti simili uno all’altro, con quartieri residenziali non lussuosi ma ben curati ed immersi nel verde. Nei giardini ci sono tantissime azalee in piena fioritura, incrociamo qualche leprotto e un enorme serpente nero.

Pausa pranzo prima di attraversare l’ennesimo ponte.

Oggi tappa corta per motivi logistici di possibilità di alloggio, non ci lamentiamo, ogni tanto ci vuole.

8 maggio – Seaside Park, NJ

Creando l’itinerario di oggi sul navigatore e App varie, i nostri dispositivi ci suggerivano un giro lunghissimo, ma visto che ultimamente si sbagliavano spesso, noi decidiamo di seguire la strada più diretta. La US-9 in questa zona è senza traffico e ci dovrebbe far arrivare a destinazione in poche ore. A pochi chilometri, ecco la sorpresa! Navigatori vs. ciclisti, 1-0.  Siamo obbligati a cercare un’alternativa autorizzata alle bici che non posso passare sul Mullica River Bridge, quindi inizia una bella variante che porterà l’odometro a superare abbondantemente i cento chilometri.

Warthon State Forest
Durante l’impollinazione di oggi

Pedalando nella Warthon State Forest sui lunghi rettilinei della pineta guardiamo la foschia in lontananza, ma dopo un po’ ci accorgiamo che non è foschia ma polline. Arriveremo a fine giornata ricoperti da una fine polvere gialla. Questa sera ci consoliamo con un buon hamburger in uno dei pochi ristoranti aperti di Seaside Park, una località marittima che nella stagione morta è di una tristezza deprimente.

Ore 19 lungo la passeggiata lungomare
La passeggiata dopocena

9 maggio – Middletown, NJ

Oggi è l’ultima tappa in New Jersey e non possiamo lamentarci né della strada, né del panorama. Cominciamo subito riattraversando la zona turistica della cittadina e non possiamo fare altro che confermare il nostro pensiero di ieri: i posti di mare estremamente turistici in estate, sono tristemente deprimenti fuori stagione.

Soste pranzo a bordo strada

Più ci avviciniamo a destinazione, più aumentano le belle casette. La nostra analisi immobiliare è che dall’altra parte della baia c’è New York e queste sono le seconde case sulla spiaggia. Sosta pranzo su una panchina e poi arriviamo a Highlands, NJ la visibilità non è il massimo ma il profilo è inconfondibile il World Trade Center e gli altri grattacieli sono di fronte a noi.

New York City

Anche se uffialmente il nostro East Coast Tour finirà domani all’imbarco del traghetto per Manhattan, possiamo dire di avercela fatta.

35 giorni, 2.800 km, 8 stati; da domani direzione Canada lungo l’Empire State Trail, non è ancora finita.

USA East Coast – 6

2 maggio – Virginia Beach

Dopo solo un chilometro dal campeggio, entriamo in Virginia e siamo al nostro quinto stato.

2212 km

Incontriamo due cicliste locali che ci suggeriscono un itinerario in campagna lontano dal traffico delle highway. Nei canali accanto alla strada si scorgono tartarughe di varie dimensioni, ma altrettante spiaccicate sull’ asfalto. Arriviamo velocemente in città, località turistica e conosciuta anche per la più grande base aeronavale del mondo. Facciamo un po’ di chilometri sulla ciclabile lungomare, all’ombra di una fila ininterrotta di alberghi e sopra la nostra testa il rumore continuo dei caccia. Gli ultimi chilometri saranno fatti sul sentiero che attraversa il First Landing State Park, una oasi urbana. A pochi passi dalla spiaggia, eccoci a casa di Diane che ci ospiterà per ben due notti permettendoci una giornata di riposo.

Diane ci ha lasciato le indicazioni per entrare in casa, lei è in giro in bici e tornerà domani. Ci stupisce sempre l’incredibile spirito di accoglienza e la fiducia dei nostri ospiti Warm Showers.

3 maggio – Virginia Beach

Dopo un mese di viaggio, finalmente, ci prendiamo una vera giornata senza bici. La mattina ce ne stiamo un paio di ore in spiaggia con un bel sole ed un venticello piacevole.

Verso la spiaggia con attrezzatura d’ordinanza
Vita da pensionati

Tornando a casa passismo da un negozio di bici per comprare lo sgrassatore per pulire la nostra catena che è in uno stato pietoso e chiedo anche se hanno uno spray anti-cane per rimpiazzare quello che Air Canada mi ha sequestrato (ammesso dalla TSA, ma a Quebec hanno deciso altrimenti).

Nel pomeriggio arriva la nostra padrona di casa che accompagneremo allo zoo cittadino per la serata Bike Night. Diane è responsabile dell’organismo Spinclusion, un’associazione che porta a passeggio anziani e handicappati su biciclette adattate.

I due anziani allo zoo con Diane

Putroppo il tepore della mattina è sparito e questo pomeriggio siamo passati a 14 gradi, un gelo! Tornati a casa, cena con scambio culturale di ottimi ravioli all’ italiana in cambio di un paio di birre IPA artigianali.

4 maggio – Onley, VA

Indossati maglioncino e giacchetta che terremo per tutto il giorno, ci dirigiamo verso il casello del ponte-tunnel che attraversa la Chesapeake Bay. Attendiamo il nostro autista che carica le bici su un pickup, e dopo 40 minuti e circa 28 km, ci porta dall’altra parte della baia pagando una miseria. Servizio ottimo!”

Pedalando lungo una strada di campagna vicino a un gruppo di case, un grosso cane parte improvvisamente all’attacco senza abbaiare. Il provvidenziale acquisto di ieri viene messo alla prova: Manuela impugna il suo clacson da nautica da oltre 100 decibel, mentre io utilizzo il mio nuovo repellente per cani. Senza rallentare, aspettiamo che il cane si avvicini a un paio di metri e come veri snipers entrambi colpiamo,  annientando il nemico. I nostri polpacci sono salvi e il cane non subirà conseguenze grazie allo spray specificamente approvato dai veterinari.

Come dice la pubblicità: Usato dai postini del U.S. Postal Service da più di 30 anni

Il vento continua a soffiare forte e sarà contrario per l’intera giornata, rendendo difficile trovare la motivazione per pedalare, soprattutto considerando che il paesaggio circostante non offre molta ispirazione. Attraversiamo una zona rurale, con una serie di piccoli paesini anonimi che si sono sviluppati lungo una ferrovia ormai in disuso. Dopo una ventina di chilometri sulla US-13, con qualche veicolo che ci sorpassa troppo da vicino, raggiungiamo il nostro albergo. È una tappa qualunque, tra quelle da dimenticare, avventura “canina” a parte.

5 maggio – Ocean City, MD

Cielo molto grigio, ma la temperatura è più accettabile rispetto a ieri. Iniziamo a pedalare in campagna su stradine sperdute, incrociando pochissime auto. Il paesaggio è diverso da quello dei giorni scorsi lungo la costa, qui attraversiamo campi coltivati e qualche fattoria. In generale la zona sembra piuttosto povera con tante case mobili e altre abitazioni talmente sgarrupate che sembrerebbero abbandonate.

Passiamo il confine con il Maryland su una stradina quindi niente cartello di benvenuto nel nuovo stato, ma solo una riga bianca a terra ed il cambio del colore dell’ asfalto. Arriviamo a Pocomoke City e, considerando che oggi è domenica, ci arrischiamo a prendere la hwy US-113. Saggia decisione, asfalto bello, shoulder di oltre 3 metri e venti chilometri in meno. Oggi un po’ più di 100 km, zero traffico, nessun inseguimento di cani e domani si ritorna sul mare.

Welcome yo Maryland

USA East Coast – 5

24 aprile – Carolina Beach State Park

Oggi tappa corta con un eccellente temperatura per pedalare. Per arrivare al traghetto di Cape Fear (forse qualcuno ha visto il thriller del 1991 con Robert De Niro, Nick Nolte, Jessica Lange, la casa dell’avvocato era proprio qui) ci sono circa 50 km, alla partenza incontriamo Mike un ciclista di St. Louis che va come un treno, facciamo la traversata di mezz’ora assieme e poi lui parte per Wilmington, mentre noi ci fermiamo dopo soli 15 km in un bel campeggio di un parco statale.

25 aprile – Surf City, NC

Torna il caldo, il vento contro ed un bel pezzo di strada trafficata. Attraversiamo  Wilmington, una città portuale di circa 100mila abitanti. Seguiamo il percorso suggerito per le bici che zigzaga tra quartieri molto diversi : nuovissimi, decisamente poveri, con belle case storiche e una zona industriale vicino al fiume Cap Fear. Faremo più chilometri, ma è il solo modo per evitare il più possibile la solita US-17. Questo pomeriggio siamo contenti di attraversare l’ennesimo ponte che ci porta sulla Topsail Island nella località turistica di Surf city, perché usciamo dal casino della hwy e saremo ospiti di Eric, un insegnante di inglese gentilissimo, che ci accoglie nella suo appartamento con vista oceano. Una bella serata trascorsa a chiacchierare del più e del meno e cena con ravioli all’astice made in Italy by Rana.

26 aprile – Carteret, NC

Come d’accordo, Eric ci mette alla porta alle 7 di mattina e cominciamo a pedalare con 14° ed un cielo grigio; fortunatamente, dopo meno di 20 km ci fermiamo dal solito McDonald’s per un caffè caldo.

Oggi passeremo vicino al Camp Lejeune, un’immensa base (una volta e mezza Milano) del corpo dei Marines; non potendo attraversarla dovremo farne il giro su un tratto di pista ciclabile. Jacksonville è una città che dipende economicamente dalla presenza dei militari, a volte fino a 100.000 persone. Lungo la strada ci fermiamo al memoriale dedicato ai caduti della II guerra mondiale e del Vietnam, impressionante il muro di vetro con incisi i nomi dei caduti.

Questa notte alloggeremo in un hotel vicino al ponte che domani ci porterà sull’ Emerald Isle, un bel posto di mare dove avevamo trascorso le vacanze in camper qualche anno fa con la nostra allora bimba.

27 aprile – Otway, NC

Emerald Isle, è una striscia di terra parallela alla costa, una lunga ininterrotta spiaggia di sabbia dal lato dell’oceano. La ciclabile di una trentina di chilometri passa a lato della strada principale, ma noi preferiamo passare dalla strada che permette l’accesso al mare. A destra e a sinistra una serie di casette, villette e condomini. Belle, brutte, nuove e vecche, sono quasi tutte residenze per le vacanze, quelle sulla destra hanno spesso accesso privato diretto al mare. La costa Est degli USA è totalmente sabbiosa dalla Florida a New York dove si può trovare finalmente qualche scogliera, come la riviera adriatica per circa 2.500 km.

Spiagge a Emerald Isle

Finita l’isola ci aspettano tre ponti, il secondo veramente stretto (sarebbe consigliabile farlo a piedi sul piccolo marciapiedi). Prima di arrivare al traghetto per le Outer Banks, questa notte sosta in un campeggio a metà strada. La vecchia megera, che al telefono sembrava un uomo, ci accoglie con sigaretta in bocca e ci chiede 30 $ in contanti, naturalmente senza fattura, i cessi sono un vero cesso, sporchi e vecchi. La zona è invasa da micro moscerini e zanzare che ci mangeranno vivi.

28 aprile – Cedar Island

Abbandoniamo con piacere l’ignobile campeggio e partiamo in direzione del prossimo che sarà accanto alla partenza del traghetto di domani. Oggi siamo su un tratto di strada per noi tra i più belli fatti fino ad ora in questo giro; a destra e sinistra acqua, sterpaglie e traffico quasi nullo dato che ci sono solo tre traghetti al giorno e la strada finisce al pontile. Questa zona è scarsamente popolata e molte case sono anche state abbandonate dopo un uragano molto distruttivo nel 2011. Dove potersi sedere un po’ all’ ombra per bere il nostro thermos di caffè? Sui gradini di una chiesa Battista.

Cedar Island

Siamo quasi al campeggio e c’è un piccolo incidente. Per chi non conoscesse il video “Do veto ‘more” ne consiglio la visione è molto eloquente.

‘more si è distratta…
…e l’impronta è stata fatta

Comunque, l’unica ferita è stata all’orgoglio ed un polso indolenzito.

29 aprile – Waves, NC

Oggi il traghetto parte alle 7:30 quindi ci si sveglia presto per poter smontare la tenda,  preparare un thermos di caffè per fare colazione durante le oltre due ore di navigazione  e presentarci all’ imbarco in tempo.

Traghetto verso Ocracoke

Arrivati ad Ocracoke sosta per rifocillarsi in un mini‐supermercato e poi ripartiamo alla ricerca di una panca all’ombra per pranzare prima di riprendere un secondo traghetto. La panca la troviamo ancora dietro una chiesa Battista,  poi via in direzione del farò di Cape Hatteras per la foto di rito della mia collezionista di fari.

Peccato che oggi non si possa vere nulla dato che la struttura è nascosta dalle impalcature dei lavori di restauro.

Continuiamo a pedalare su queste strisce di terra o meglio lunghe barriere di dune di sabbia circondate dall’ oceano dove le case sono tutte costruite su piloni. Arriviamo allo stesso campeggio di 10 anni fa, la proprietaria di oltre settant’anni è sempre la stessa, ma noi siamo attrezzati diversamente… le foto del prima e dopo spiegheranno tutto.

Volevamo fare una giornata di riposo, ma il vento ci spinge (nel senso letterario della parola) a continuare, quindi domani niente cazzeggio ed ancora in sella.

30 aprile – Point Harbor, NC

Il vento è diminuito, ma ancora presente; oggi saranno 75 km ed il caldo è tornato. Arriviamo a destinazione abbastanza lessati, dopo aver attraversato ponti lunghissimi e mangiato un po’ di sabbia. Questa sera saremo ospiti di Nicholas e Dawn (Warm Showers) che ci fanno piantare la tenda nel loro grande giardino affacciato sulla laguna Currituck Sound III. Ci verrà servita anche un’ ottima cena sulla terrazza di casa. La giornata di oggi ci fa apprezzare ancora di più la scelta di aver voluto pedalare sugli Outerbanks e non all’interno. Per domani si deciderà cosa fare, la truppa ha bisogno di riposare.

1 maggio – Knotts Island

Dopo una buona colazione preparataci dai nostri ospiti, partiamo per Knotts Island. Ieri sera abbiamo avuto il piacere di conoscere un’altra coppia di persone molto ospitali  con i quali abbiamo chiacchierato sul modo di vivere, sulla mentalità del volersi arricchire ad ogni costo, sulla famiglia ed i viaggi. Riconfermato che la comunità dei ciclisti-viaggiatori è veramente diversa, più aperta alla diversità, allo scambio di idee e con meno paranoie.

Ciclisticamente, la tappa di oggi era abbastanza noiosa, in parte su una highway trafficata. Per fortuna tappa corta, con una sosta intermedia per aspettare l’ennesimo traghetto e con sprint finale di 15 chilometri per riuscire a montare la tenda scappando da un temporale; siamo riusciti a non bagnarci.

Il traghetto per Knotts Island
…ed il campeggio

USA East Coast – 4

20 aprile – Charleston

Dopo un pomeriggio di riposo ed una notte in un buon letto, si riparte per un centinaio di km, praticamente sempre sulla US-17. Ci avevano detto che era trafficata, ma non c’è alternativa. In effetti la giornata non sarà piacevole, per il traffico o per il nulla?

La US-17, un corridoio di asfalto e niente altro

Una ventina di chilometri con poco traffico, poi altri 20, 30, 40 con molto traffico. Superiamo un pickup della manutenzione strade, un ragazzo ci urla: Attenti al traffico… e agli alligatori.  Sarà la solita battuta per i turisti, ma dopo qualche chilometro passiamo accanto ad un piccolo alligatore di una sessantina di centimetri spiaccicato da un’auto, troppo pericoloso fermarsi a fotografarlo, dovete crederci sulla parola. Stiamo pedalando a fianco di immense paludi, quindi speriamo non ne escano altri.

Arriviamo a Charleston e ci dirigiamo alla marina, il nostro cortese ospite è un ingegnere originario della città di Québec che da anni ha deciso di abbandonare il Canada e adesso vive sulla sua barca a vela di 15 metri. Discutendo del più e del meno con lui, scopriamo un’altra chicca sulla cultura media degli statunitensi. Il nostro top fino ad oggi era un’intervista fatta a degli studenti di Harvard che non sapevano quale fosse la capitale del Canada. Quando un vicino di casa ha saputo da dove veniva, ha chiesto a Patrick se il Canada fosse a Nord o a Sud… per fortuna che gli USA sono un paese con solo 2 confini…no comment.

Una tipica single house di Charleston, SC

Usciamo a cena facendo una lunga passeggiata nel centro storico con Patrick che ci fa da guida turistica nella holy city.

21 aprile – Georgetown, SC

Dopo aver passato la notte cullati nella cabina della barca, ci svegliamo con un bel cielo grigio che ci preannuncia una giornata umida. Riattraversiamo il centro storico di Charleston con le belle case dall’architettura e colori particolari, prima di affrontare una bella salita sul ponte Arthur Ravenel dal quale possiamo ammirare la penisola della città. Una deviazione in un quartiere residenziale ci fa evitare il traffico della US-17 per una ventina di chilometri e poi con un leggero vento contrario e la pioggia arriviamo a a Georgetown dopo 112 km.

Arthur Ravenel Jr. Bridge

Qualche riflessione sulle strade della Carolina del Sud: si vedono quasi più chiese che stazioni di servizio (…God, Country, Guns…), le strade sono molto poco bike friendly, il poco rispetto per l’attuale presidente Biden sempre preso in giro nei numerosi cartelli pubblicitari pro Trump, come un furgone decorato con una grande foto di Biden vicino a quella di un teschio.

22 aprile – Myrtle Beach

È piovuto tutta la notte e questa mattina usciamo dalla camera con 14°, c’è chi si mette i pantaloni lunghi, ma entrambi partiamo con la giacca antivento.

Pubblicità politica USA ovunque

Dopo aver superato un ponte cercando di restare in piedi a causa di un vento di intensità patagonica, procediamo sulla US-17 Business, spesso su piste ciclabili e su strade residenziali, una giornata tranquilla dopo molto tempo malgrado il vento contrario. Pausa pranzo sulla spiaggia con power-nap (una pennichella in italiano antico) e poi ci dirigiamo verso Myrtle Beach a casa della premurosa famiglia che ci ospiterà questa sera. Il bel quartiere residenziale in cui vivono ha tutti nomi di vie di località italiane. Loro vivono in Lazio, siamo passati da Montalcino, Lombardia, Viareggio, Tuscany, Grosseto…ci sentiamo a casa!

C’è sempre qualche *** che approfitta degli indifesi che dormono
Surfside Beach

23 aprile – Shallotte, NC

Bella serata a casa di Zander e Kai, una coppia adorabile che ci ospita con Archie, il loro bimbo di 18 mesi e 2 bei gattoni. Cena preparata da Manu e un bottiglia di vino Malbec da bere in compagnia. Riceviamo nuovi punti di vista sulla vita e la politica in USA e nel resto del mondo, parliamo di figli e figlie.

Abitanti di Myrtle Beach

Oggi i chilometri non sono molti, la prima trentina sono pedalati in quartieri residenziali, quasi tutti costruiti su vecchi terreni da golf (sport molto praticato da queste parti), poi qualche chilometro sulla solita highway 17 per biforcare su strade secondarie che attraversano varie località com il nome “…Beach“, ma non vedremo mai l’oceano, solo tanti laghetti ed il conosciuto canale Intracoastal Waterway.

Siamo al supermercato e stiamo mettendo la spesa nelle borse, l’addetto ai carrelli ci chiede se stiamo facendo un lungo viaggio e vuole dettagli sul percorso. Ad ogni frase esclama “Siete fantastici”, poi, come se fosse un’ evidenza, ci chiede se siamo armati e rispondendogli negativamente, ci dice di stare attenti perché “…gli americani sono pazzi…io oggi non ho la mia arma perché sono al lavoro, ma quando viaggio porto sempre la mia P38 o la calibro 9”. Comunque, Stay safe e…Amen!

Ed oggi siamo entrati in North Carolina.

USA East Coast – 3

13 aprile- St. Augustine

Gli incontri Warm showers si stanno rivelando, come speravamo, un modo piacevole per conoscere meglio la cultura e le abitudini di un paese. Dobbiamo ammettere che all’inizio eravamo un po’ scettici sull’efficacia del “sistema” di questa ONG, ma fino ad oggi abbiamo fatto belle esperienze come il nostro host di ieri con il quale abbiamo potuto chiacchierare, nonostante i suoi impegni personali, nel suo gradevole giardino.

Tomoca State Park

Il percorso di oggi sarà in parte lo stesso di due anni fa per il Southern Tier, con una bella variante suggeritaci da Stephen, il passaggio dal Tomoca State Park, una trentina di km tranquilli in una fitta foresta di querce e camerus. Poche auto ed un tunnel verde fino alla FL100 che ci riporta sulla A1A in riva al mare.

Da qui riconosciamo alcuni scorci fino a St. Augustine Beach, stessa spiaggia, stesso mare e notte anche nello stesso hotel.  Domani passaggio dal Bridge of Lions che ci darà accesso alla più vecchia città americana.

No comment…

14 aprile – Jacksonville, FL

Il centro storico di St.Augustine è caratteristico, ben mantenuto nella sua architettura spagnola, giriamo tra i vicoletti la mattina presto quando non è ancora invaso dai turisti domenicali. Poi si pedala quasi sempre sul A1A, la shoulder è buona e non ci sono pericoli. Rispetto ai giorni precedenti, la sabbia delle spiagge è più fine e grigia. Oggi faremo sosta caffè e pranzo in due parcheggi di accesso alle spiagge, qui sono quasi sempre dotati di WC, tettoie con tavoli per riposare all’ombra.

La tappa odierna finirà a casa di Dan, un host WS, orgoglioso delle sue origini italiane, chef e maestro birraio, che ha lavorato in un ristorante “stellato” di Washington DC. In gioventù ha attraversato in maniera avventurosa e poco ortodossa il Nord America e vissuto vari anni in Europa. Nessuno stress per Manuela che ha cucinato una pasta alla carbonara allo chef.

Dan

15 aprile Kingsland, GA

Dopo pochi chilometri un po’ troppo trafficati arriviamo al traghetto di Mayport, solo qualche minuto per attraversare la foce del fiume St. Johns, il fiume più lungo della Florida. I nostri amici pellicani ci osservano dal molo e non sembrano infastiditi dal va e vieni delle barche.

Mayport

Il Little Talbot State Park lo attraversiamo su ciclabile, poi è la volta di Fernandina Beach, che è nella lista delle più belle zone della Florida.

Little Talbot State Park

Un fu** you rivoltoci da due giovani su un pickup perché abbiamo rallentato la loro corsa di qualche secondo visto che la strada in brevissimo tratto non aveva la corsia di emergenza. Pausa pranzo all’ombra di una tettoia di una chiesa presbiteriana; siamo in mezzo al nulla, bisogna ingegnarsi. Oggi l’umidità ci fa veramente faticare, ma quasi a destinazione superiamo il confine tra Florida e Georgia prima di arrivare in campeggio.

Notte al fresco con moscerini e zanzare che ci tormentano fin dall’inizio.

16 aprile – Darien, GA

Come mettiamo il naso fuori dalla tenda, ricominciamo a scacciare moscerini e zanzare. Ritorniamo sulla US -17 e pedaliamo per circa 30 km su un rettilineo. La classica strada che vorresti dimenticare, unico punto positivo gli alberi alla nostra destra che ci regalano una bella ombra.  Fino a qui, questa parte della Georgia è piuttosto monotona dal punto di vista paesaggistico, possiamo dire un enorme acquitrino.

Arriviamo a Darien dove siamo ospiti WS nella casa isolata nel bosco di Fred e Renée con i quali andremo a cena in un ristorante che offre una menù a base di pesce locale: gamberetti e granchio. Nel canale sotto la terrazza vediamo due occhi spuntare dall’acqua, aspettiamo un paio di minuti e “l’amico” si mostra meglio: il nostro primo coccodrillo!

17 aprile – Savannah, GA

Nonostante il cielo sia velato fa già caldissimo e non è piacevole pedalare. Attraversando un ponte per superare l’ennesimo stagno-fiume-canale, ci viene in mente quanto Fred ci ha raccontato dell’ inseguimento di un ladro da parte della Polizia locale. Arrivato ad un posto di blocco, il ladro abbandona l’auto e si mette a correre verso l’entroterra. La polizia invece di inseguirlo, si siede commentando: In meno di un’ora sarà di ritorno, ci penseranno i coccodrilli od i serpenti o gli insetti”. Il ladro  è  riapparso dopo nemmeno 15 minuti! Pensiamo anche a quello che accadeva agli schiavi che cercavano la libertà fuggendo…

I chilometri passano, e dalla mia lista di canzoni del giorno parte “L’Amérique pleuredel gruppo québécois “Les cowboys frigants“. Proprio mentre siamo vicini ad un’uscita della Interstate ninety-five non possiamo fare altro che condividere il testo della canzone. Continuiamo verso nord, il caldo, il traffico e le punture di zanzare non aiutano, ci compriamo due piatti surgelati e ci chiudiamo nella camera di un hotel lungo la strada a dormire.

18 aprile – Savannah

Dobbiamo affrontare circa 30 chilometri di strade molto trafficate per raggiungere il centro della città di Savannah. In periferia la città è abbastanza squallida,  attraversiamo quartieri molto poveri prima di arrivare nel centro storico. Passiamo il pomeriggio a scoprire le caratteristiche stradine acciottolate, le belle e signorili case storiche, la passeggiata lungo il river ed approfittiamo delle panchine nelle piazzette ombreggiate dalle maestose querce coperte di muschio. Che delusione hanno tolto la panchina di Foresta Gump…ma noi abbiamo fatto ugualmente la foto. 

La chiesa di San Giovanni Battista

Alle 17 siamo da Robert, fotografo professionista, un WS che vive in centro in una classica vecchia casa. Ancora un’ottima accoglienza e ci troviamo anche la cena pronta a base di tacos.  La serata finisce come al solito con scambi di opinioni su paesi visitati e progetti futuri.

19 aprile – Yamassee, SC

Su consiglio di Robert prendiamo il traghetto che ci porta fuori città evitando un  trafficatissimo ponte e poi ci dirigiamo sulla US-17, unica strada oltre alla highway US-95.

Su traghetto
Talmadge Memorial Bridge

Ci ritroviamo in una zona di lavori stradali senza shoulder e piuttosto trafficata, la classica strada che noi definiamo: Ti ho amato tanto e ricordati, non fiori ma opere di bene. Fortunatamente, dopo circa 20 km, la maggior parte del traffico passa sulla US-95 e noi continuiamo sulla stessa strada fino a destinazione, monotona, ma questa volta con pochissimo traffico. Quando ci fermiamo al cartello del confine di stato della Carolina del sud sembra di essere in un forno talmente fa caldo. Ls solita breve sosta in un piccolo supermercato in cui si parla esclusivamente spagnolo e poi è la volta dell’hotel, nessun campeggio in vista per tende anche da queste parti.

E due fatti!
Cartellone pubblicitario nella Bible Belt

USA East Coast – 2

7 aprile – Hollywood, FL

Dopo una abbondante colazione in albergo, con l’addetta al servizio che parlava solo in spagnolo, si parte verso Miami Beach. Inizialmente pedaliamo sul Dade Trail che corre vicino ad una strada preferenziale per gli autobus. La lingua che sentiamo parlare agli incroci è sempre lo spagnolo, come anche in spagnolo sono le pubblicità sui cartelloni a bordo strada. Piccola considerazione su chi vorrebbe rispedire a casa tutti i latini, ma chi pulirebbe le case, le camere degli alberghi, chi taglierebbe l’erba o raccoglierebbe le famose arance della Florida?

Welcome to Miami

Arriviamo ai grattacieli di Miami, oggi è domenica e non c’è traffico, possiamo quindi goderci il paesaggio urbano e pedalare con il naso all’ in sù per osservare l’architettura di questa città dove tutto è a dismisura.

L’ architettura è carina e ricercata, ma se non ci fosse l’accesso al mare anche Miami sarebbe simile ad altre città USA. Dopo aver attraversato l’ennesimo ponte con vista su file di immensi e lussuosissimi yacht ci ritroviamo a Miami Beach. Per km zigzaghiamo tra bici e pedoni sul sentiero perfettamente pavimentato lungo la spiaggia. Qui non si sente più parlare lo spagnolo ma spesso l’italiano. Perché ci domandiamo? Ovvio! Perché venire qui è trendy, ci viene anche il Fedez…

Le spiagge di Miami Beach

Le Ferrari, Maserati, Rolls Royce e Bentley si sprecano, come anche l’esposizione di chirurgie estetiche non sempre discrete e della pacchianeria all’ennesima potenza. Noi invece, dopo essere passati sotto una, due, tre Trump Tower, giriamo a sinistra ed arriviamo da Jeff il nostro primo Warm Showers. Jeff affitta le camere di casa sua e dorme in una tenda in giardino. Cena italiana preparata dalla mia dolce metà, grandi ciacole di viaggio e questa sera dormiremo nel suo capanno adibito a sala musicale e garage per bici. Niente cinque stelle per noi ma un incontro che solo chi viaggia come noi può fare. Grazie Jeff, speriamo che le nostre strade si incrocino ancora e che tu possa continuare a vivere nel modo che preferisci. Sei una persona unica.

Jeff

8 aprile – Lake Worth, FL

Dopo un’ottima notte si riparte verso quella che sarà la nostra seconda destinazione Warm Showers: Lake Worth.

La giornata comincia con dei giri poco interessanti per evitare l’aeroporto di Fort Lauderdale e poi si arriva in una Rimini con dei casermoni stile HLM della periferia Parigina. La situazione però cambia velocemente con il riapparire sulla strada delle esclusive supercar. Scopriamo che il nostro Palladio aveva lavorato anche in Florida, passiamo in parte a ville con colonne doriche, con stili da Via col vento, neo-classiche o neo-kitsch. L’elogio all’opulenza e, spesso, al cattivo gusto, la perfezione dei giardini ci affascinano quanto ci fanno sorridere le parti di finta erba a bordo strada.

Arriviamo a casa di Jean-Marc, un belga che vive qui da una trentina di anni. Ex-triatleta, gestore di appartamenti, manager IT, inventore di gadget da corsa (Fitly) e di curiosissimi estintori personalizzati, geniale! Oltre ad offrirci una comoda notte in casa, con sorpresa ci viene anche preparata una eccellente cena a cui seguirà un’abbondante colazione. Senza dimenticare la piacevole conversazione che ci ha fatto andare a dormire a ore non consone per dei cicloviaggiatori affaticati.

9 aprile – Stuart, FL

Lasciato anche il nostro premuroso ospite, oggi è la volta delle ville di West Palm Beach e poi di Jupiter Island, ancora più ricche di quelle di ieri e del passaggio davanti all’ingresso di Mar-a-Lago. Girando l’occhio verso una immensa proprietà rosa dove sventola un’ altrettanto immensa bandiera americana ci diciamo che è la classica pacchianata, e solo dopo pochi kilometri durante una sosta ci viene in mente che JM ci aveva detto che saremmo passati davanti alla casa di Donny proprio oggi. Indovina che cosa era la casa kitsch? Mar-a-Lago!

Non ragioniamo di lor, ma guarda e passa, diceva qualcuno. Noi ci facciamo la pausa pranzo vicino ad una bella spiaggia, peccato non poter rinfrescarci tuffandosi in acqua, da quando siamo partiti sventola sempre bandiera rossa. Riusciamo anche ad incontrare i nostri amici di Québec, Louise e Paul, che sono qui in vacanza. Un bel modo per terminare una bella giornata.

Pausa pranzo all’ombra

Negli ultimi due giorni abbiamo pedalato lungo le spiagge e i quartieri più esclusivi della Florida, il panorama? Bellino, ma facendo il verso ad un vecchio ritornello che sentivamo ogni volta che obbligavamo nostra figlia “la Princess” a camminare nei boschi vicino a casa (betulle e abeti, abeti e betulle… Rocce) qui potremmo dire: palme e sabbia, sabbia e palme… Bentley! Per i nostri gusti, niente a che vedere con le spiagge ben più selvagge della California.

10 aprile – Melbourne, FL

Risveglio con un bel vento sostenuto e finalmente da dietro, la gioia massima per ogni ciclista.

Pellicano

Raggiungeremo la destinazione di oggi dopo 126 km a 23 kmh di media. Le gambe vanno bene, le chiappe molto male…e lo sguardo sempre girato a destra verso le spiagge e l’oceano. Si segue sempre la strada A1A che passa sulla serie di isole parallele alla terra ferma, l’unico dislivello sono il su e giù dei ponti.

Bellezze in spiaggia

Panorama simile a quello dei giorni passati.

11 aprile – Titusville

Oggi richiedo una tappa corta, sono diversi giorni che pedaliamo, sono un po’ stanco e nel pomeriggio Windy prevede un temporale (che in effetti accadrà).

Anche oggi il canale che ci divide dall’ oceano è un susseguirsi di belle case, alcune moderne altre storiche, ognuna con il suo molo privato. Essendo però meno sontuose di quelle dei giorni precedenti, fuori a tagliare l’erba, meno verde e  non perfetta, non ci sono numerosi operai ma il proprietario.

Tappa non molto entusiasmante, capita sempre in un lungo viaggio, non lamentiamoci.

13 aprile – Port Orange

Due anni fa avevamo dormito in un campeggio di questa cittadina, quest’anno sarà a casa di Stephen, un altro Warm Showers. Quando lo contattiamo ci risponde che arriverà dopo di noi, ma che la porta di casa sarà aperta, le lenzuola cambiate ed il frigo pieno. Fate come a casa vostra.

Ed in effetti così sarà, bisogna dire che la fiducia di certe persone è notevole. Peccato che il mondo non sia così ovunque, si vivrebbe meglio e con più rispetto.

Ciclisticamente gli 80 km di oggi sono stati i migliori dall’inizio del viaggio, tre quarti della giornata li abbiamo passati su una ciclabile utilizzata in parte anche due anni fa all’inizio del nostro Southern Tier. Panorama monotono, ma molti incontri “animaleschi” e lontani dal brusio del traffico.

USA East Coast – 1

2-3 aprile

Québec – Key West

Ore 3:30 un solerte funzionario della sicurezza aeroportuale mi sequestra lo spray anti-cane dalla scatola-valigia. Lo spray è approvato dalla TSA ma non da Air-Canada che nel suo regolamento dice di seguire le regole della TSA…mistero….

Ore 7:05 Volo Quebec – Montreal – Fort Lauderdale, FL.

Ore 14:00 usciamo dal parcheggio del noleggio auto con il nostro Dodge Ram Laramie 3.6 l, per la prima volta seduti su un immenso truck.  Oggi non dovremo litigare per caricare in auto le scatole delle bici e partire in direzione di Key West, il punto più meridionale degli Stati Uniti.
L’idea per il nostro primo tour del 2024 è quella di raggiungere il confine canadese restando il più possibile sulla costa atlantica. Dove effettivamente arriveremo non lo sappiamo, speriamo molto a Nord rispetto al punto di partenza, non facciamo programmi per scaramanzia. Conosciamo solo la data limite, il 10 giugno quando arriverà a casa il nostro grande amico di scalata Alberto che è iscritto alla Ultra Trail Gaspesia e quindi dovremo organizzare l’accoglienza con conigliette e limousine come da lui richiesto.

Da dopodomani si comincia a pedalare.

Come è piccolina la Madame

4 aprile – Marathon, FL

Ieri pomeriggio, dopo una fila di mezz’ora abbiamo fatto la foto d’obbligo al punto più a Sud degli USA. Poi siamo passati vicino alla casa di Hemingway, molto carina, ma con una lunga fila per entrarvi, ci accontentiamo della vista del giardino e dei muri da fuori.

E si ricomincia…

Durante la notte nel campeggio con piazzola a bordo oceano, ci siamo beccati un bel temporale con un fulmine caduto non molto lontano da noi. Partenza con calma verso Nord lungo la unica e sola strada principale US1, a volte si esce dalla corsia di emergenza su una ciclabile che corre a lato e di qualità più o meno buona.

Per questa notte abbiamo trovato un motel vecchiotto, ma molto pulito, nessun campeggio accetta le tende. Prezzi da 4 stelle, ma bisogna accettarli visto il livello turistico della regione. Il tipo di clientela delle Keys non arriva in bicicletta ma atterra negli hangar della MILION AIR!

5 aprile – Key Largo, FL

Per fortuna siamo a livello del mare e la costa Est è completamente piatta, l’unica difficoltà è il vento che come al solito è sostenuto e contrario. I tre mesi di inverno dopo Cuba non hanno aiutato.

Uno dei tanti ponti delle Keys

La strada delle Keys è lunga all’incirca 200 km, domani torneremo “sul continente”. Cosa dire del posto? Carino, ma niente più visto dalla terra ferma, di sicuro è un’ altra cosa se visitato in barca o per chi adora la pesca. A bordo strada, nei giardini delle case e nei vari porticcioli di vedono enormi motoscafi e file di canne da pesca di tutte le dimensioni. Molto scenici alcuni scorci con l’acqua turchese, ma anche tanti vecchi ponti abbandonati o file di piloni elettrici in mezzo al mare. Vero che per certe amministrazioni il rispetto per l’ambiente non fa parte delle priorità, ma…

Il bagno è un opzione

6 aprile – Miami, FL

Al bivio della US 1 noi teniamo la destra e cominciamo a pedalare finalmente nel silenzio, siamo in un parco su una striscia di terra, ma il mare si vede raramente. Dopo una trentina di chilometri, piccola sosta snack e durante la pausa arriva un gruppo di una cinquantina di ciclisti latini accompagnati da un’auto apri strada ed un furgone scopa. Anche loro si fermano nella stessa piazzola e possiamo ammirare la fauna. Pinarello, Wilier, BMC… senza considerare i completini alla moda di Rapha e Maap, sembra di essere nella Via Monte Napoleone della bici.

Un nuovo amico a Islamorada

Si riparte, passiamo il cartello di uscita dalle Keys ed entriamo nell’area metropolitana di Miami. I quartieri sono piuttosto popolari, la lingua che sentiamo alle fermate d’autobus è lo spagnolo, ma noi seguendo il Dade Trail arriviamo velocemente in albergo evitando il traffico di questa città. La camera e molto spaziosa e per cena decidiamo di comprarci un buon pollo allo spiedo da consumare con un ottima birra IPA.