Prima notte a Sault Sainte-Marie di là, seconda notte a Sault Sainte-Marie di qua. Tradotto, significa che all’epoca della Nouvelle-France la città era una sola, ma all’inizio dell’Ottocento, con la definizione del confine tra Stati Uniti e Canada, venne divisa in due, e il fiume divenne la linea di confine. Oggi, per distinguere le due città, si deve specificare MI per Michigan oppure ON per Ontario.
In questo giorno di riposo, la tappa è cortissima, una breve pedalata di 9 chilometri, solo per attraversare l’International Bridge.
Manuela: Anche le bici pagano il pedaggio su questo stretto ponte, ma in cambio hanno il privilegio di pedalare in mezzo alla corsia, come un’auto… Come si sente un ciclista quando rallenta il traffico a pieno diritto? Per una volta, super felice! Ho anche il tempo di ammirare il paesaggio.



Dopo una breve coda alla frontiera canadese, la poliziotta ci controlla i passaporti con un sorriso – ci parla in francese vedendo che siamo québécois – e conclude con una battuta:
– Immagino che non abbiate fatto acquisti con quei pochi bagagli.
Bentornati a casa!
Manuela: Sault Sainte Marie non è una città particolarmente attraente, è molto industriale, con uno snodo ferroviario e un porto vicino al centro. Facciamo una passeggiata sul lungofiume, tra qualche angolo storico legato alle First Nations e ai primi europei arrivati qui. Visitiamo anche il Canadian Bushplane Heritage Centre, il museo degli aerei che combattono gli incendi boschivi. Proprio in tema, vista la situazione qui vicino.
La cosa più curiosa sono le Canada Geese, vere padrone della città, attraversano tranquille le strade e schittano ovunque, un vero campo minato!





E il giorno dopo? Si torna sulla Trans-Canada, il traffico è elevato, la corsia di emergenza non esiste o è spesso ridotta a 40 cm, compresa la rumble strips (la banda rumorosa che segnala il cambio di corsia) e il panorama sempre monotono e noioso.
Manuela: Costeggiamo il Lago Huron, tra piccole baie e bei scorci sull’acqua, ma noi siamo troppo occupati a sopravvivere; un occhio alle buche dell’asfalto e l’altro allo specchietto, pronti a buttarci sulla banchina sterrata appena arriva un’auto o un camion. Il nostro ricordo di questa tratta sarà più il rumore del traffico che la bellezza del lago.
Sudbury? Rivaluto tutte le altre città dei Grandi Laghi. Ciminiere, fabbriche di nichel, un enorme snodo ferroviario, e un centro con tantissime persone senza fissa dimora o intossicate e accampamenti. E proprio di fronte, sul Ramsey Lake, isole private con ville da sogno: un contrasto notevole.



Trascorriamo una tranquilla notte a North Bay in una famiglia Warmshowers e arriviamo a Mattawa, un paesino sulla Rivière Outaouais che ci divide dalla nostra provincia; dopo quasi cinque mesi di assenza, il Québec è a meno di un chilometro da noi, ma non è ancora il momento di pedalare sulle strada di casa.
Verso sera riceviamo un messaggio da Béatrice, la giovane ciclista conosciuta a Winnipeg a casa di Dan e Viola. Prima ci chiede dove siamo, forse aspettandosi di trovarci più indietro, dato che eravamo partiti il giorno successivo al suo e avevamo scelto un itinerario meno diretto, in seguito ci racconta di essersi separata dall’amica Mia per motivi logistici e di sentirsi stressata a pedalare da sola sull’orribile Hwy 17. Ci dice che vorrebbe prendere un autobus e raggiungerci per pedalare con noi per un paio di giorni.







Detto, fatto, e l’indomani si riparte in tre. La sera facciamo sosta da un Warmshowers che ospita tutto il team e ci vizia con birra e bibite fresche all’arrivo, salmone al BBQ con tortellini accompagnati da un buon bicchiere di vino a cena, oltre alla colazione del mattino seguente. Grazie Aubrey per il servizio a cinque stelle!
Manuela: A North Bay la maggior parte del traffico si dirige a sud, verso Toronto, mentre noi continuiamo verso est, quasi nel silenzio. Riusciamo anche a percorrere qualche chilometro su una bella strada di campagna, in solitudine. Ci fa molto piacere rivedere Béatrice! Tutti e tre, con i giubbotti riflettenti e le luci delle bici accese, facciamo “massa” e ci sentiamo più tranquilli. Il paesaggio è decisamente più piacevole rispetto ai giorni scorsi, mosso da tanti saliscendi. Finalmente raggiungiamo l’Algonquin Trail, dove pedaliamo tranquilli su un sentiero sterrato in perfette condizioni. Che pace, per un po’ le nostre orecchie non dovranno più sentire il rumore di motori!
È a Pembroke che salutiamo Béa, dopo i 50 km di oggi, percorsi al freddo e sotto una forte pioggia. Lei vuole proseguire ancora un po’ e si fermerà in un campeggio in campagna. Noi abbiamo bisogno di un letto all’asciutto e questo è l’ultimo albergo decente in zona (non siamo schizzinosi, ma alcuni posti sono davvero indecenti e pieni di cimici).
Manuela: Mi dispiace lasciare Béa, ma le nostre ossa rischierebbero di arrugginirsi in tenda con questo tempo. Beata gioventù e maledetta artrosi! Speriamo che le abbia fatto piacere la compagnia di questi due vecchi! Da qui il percorso segue strade sicure e piste ciclabili, quindi ci sentiamo tranquilli a separarci. Dopo un paio d’ore riceviamo sul cellulare un’allerta tornado e, da mamma chioccia, le scrivo subito. Per fortuna è già arrivata a destinazione ed è al sicuro, mi sarei sentita in colpa se si fosse trovata da sola in pericolo.
Con una lunga pedalata attraverso la campagna, arriviamo alle porte di Ottawa – la nostra capitale federale – che abbiamo visitato più volte in passato. La mattina seguente ci dirigiamo verso il punto simbolico della fiamma davanti al palazzo del parlamento. Passammo da questo posto il giorno del mio compleanno di cinque anni fa, ero appena andato in pensione ed eravamo al nostro secondo viaggio in bicicletta.






Oggi, dopo 5 anni, provo un’emozione diversa perché arrivando qui abbiamo completato il giro del Nord America, circa 20.000 km in 250 giorni tra vento e strada…
Usciamo dalla capitale e telefoniamo a un hotel a circa 50 km dall’isola di Montréal. La sorpresa è che ci rispondono in francese e, nonostante siamo ancora in Ontario, scopriremo che nel paesino di Alfred l’80% degli abitanti è francofono ed è fiero di mantenere la lingua dei propri antenati.
Domani entreremo in Québec, casetta nostra si avvicina sempre più.
Manuela: Riconosco queste strade e, pedalando verso casa, cresce l’euforia per il rientro, ma anche una certa malinconia, un altro capitolo si chiude. So già che la strada mi mancherà, con le sue scoperte, l’adrenalina e quella sana tensione dell’ignoto; una volta rientrata ritroverò comfort, affetti cari e sicurezza, ma anche una vita più normale e prevedibile. Per adesso mi godo un po’ di quest’aria familiare e il piacere di parlare francese senza dover più pensare in un’altra lingua. Cervello in modalità risparmio energetico!
