Siamo una coppia italo-canadese appassionata di sport all'aria aperta. In passato abbiamo praticato attività come l'alpinismo, lo sci e il ciclismo. Dal 2021 siamo in pensione e abbiamo deciso di trascorrere il nostro tempo libero girando il mondo in bicicletta, unendo le nostre passioni per i viaggi, la natura, la fotografia e la scoperta di nuove culture.
Questo articolo è destinato a Debs e Tom, due inglesi “diversamente giovani” che stanno facendo il giro del mondo.
Questa è la storia di una coppia di inglesi che abbiamo conosciuto inizialmente tramite i loro video YouTube e poi chattando nei gruppi WhatsApp utilizzati dai ciclisti giramondo. C’è un dettaglio che ci rende particolarmente “più vicini” a loro, hanno più o meno la nostra età! Di seguito, la loro presentazione. Speriamo un giorno di poterci incontrare non solo virtualmente, ma di persona sulla strada. Auguri per la vostra continuazione
Deb e Tom Mutton
Sono Debs, ho 62 anni e per 38 anni ho gestito un negozio di biciclette a Scarborough, in Gran Bretagna; io sono Tom, ho 54 anni e ho collaborato con il governo locale e con enti di beneficenza nel settore ambientale. Quando ci siamo incontrati nel 2009, Debs era un’appassionata di mountain bike, aveva gareggiato e fondato un club locale, e Tom era un ultra runner. Tom ha fatto correre Debs e Debs ha fatto fare a Tom mountain bike. La nostra lista dei desideri per il nuovo anno includeva l’idea di fare un lungo giro in bicicletta e nel 2021 siamo partiti per un primo vero tour: girare il mondo usando solo le nostre bici, naturalmente senza considerare imbarcazioni o aerei se non ci fosse stata altra scelta. La nostra casa è stata affittata, i nostri beni della “vita normale” sono spariti, ora ci siamo solo noi, le nostre borse, le bici e la strada!
Da Arequipa a Puno in Perù (Giorni 1.011-1.015) – ancora la nostra strada preferita del viaggio. Remota, bellissima, impegnativa, gratificante.
Peggior giornata
Partenza da Siviglia, Spagna (Giorno 132) – vento contrario, ghiaia instabile e un paesaggio desolato, concluso con un wild camp a bordo strada, tra i rifiuti.
Peggior grattacapo
Problema con il nastro paranipple. Dopo aver sostituito alcuni raggi, non sapevamo che i cerchi Andra funzionano solo con il nastro paranipple in stoffa ad alta pressione Schwalbe. Qualsiasi altro nastro provoca forature e spesso danni irreparabili alle camere d’aria. Ci sono volute settimane, numerose camere d’aria e diverse visite ai negozi di bici prima di capirlo. Un vero incubo!
Errore più grande
In Perù, avremmo dovuto passare prima dal fornello a benzina alle bombole a gas. Il nostro fornello a benzina (Primus Omnifuel) ha iniziato a dare problemi fino a smettere di funzionare del tutto, lasciandoci senza un mezzo per cucinare sulle Ande.
Sorpresa più piacevole
La gioia di pedalare con altri ciclisti incontrati sulla strada.
Modelli di bici
Thorn Nomad Mk3 e Oxford Bike Works Tour, entrambi con speedhub Rohloff.
Modifiche
Aumento della larghezza degli pneumatici e rimozione dei parafanghi. Saldatura di una piastra extra sul telaio per rinforzare gli attacchi del porta borraccia.
Avremmo voluto installare
Freni a disco invece di quelli sui cerchi, per evitare l’usura dei cerchi delle ruote.
Pneumatici generalmente usati
Schwalbe Marathon Tour Plus 28×1.75 con camere d’aria Schwalbe Air Plus.
Configurazione dei bagagli
Tante borse Ortlieb.
Felici di aver portato
Sedie Helinox.
Avremmo voluto portare
Guanti più caldi in alcuni momenti.
Avremmo voluto NON portare
Abbiamo eliminato i piatti il secondo giorno.
Incidenti
Alcuni momenti pericolosi con il traffico negli Stati Uniti e vicino a un canyon in Perù, ma niente di grave.
Problemi alla bici
Nastro del cerchione, usura dei cerchi, attacchi del porta borraccia che hanno richiesto rinforzi.
Comprereste la stessa bici di nuovo?
Sì.
Un consiglio per chi vuole iniziare il cicloturismo
Non rimandare. C’è un solo modo di viaggiare in bici: il tuo. Non preoccuparti troppo di confrontarti con gli altri.
Filosofia di viaggio
Il destino, per quanto imprevedibile, alla fine si prenderà cura di te.
Dopo le balene ritorniamo nel deserto e dal Pacifico ci ridirigiamo verso il Mar di Cortez.
4-5 marzo – Villa Alberto Andrés Al varado Arámburu e San Ignacio Per molti semplicemente Vizcaíno. Potrei descrivere le due giornate dopo Guerrero Negro semplicemente con la definizione geometrica del segmento: “In geometria un segmento è una parte di retta compresa tra due punti, detti estremi”. Nel nostro caso, siamo partiti dal punto A (Guerrero Negro) e siamo arrivati al punto B (Vizcaíno), dopo 75 km praticamente sempre su un rettilineo.
Il villaggio avrà 10 case, il traffico è inesistente, ma il passaggio pedonale c’è
Abbiamo dormito e poi abbiamo ricominciato la mattina successiva praticamente sempre nello stesso modo, arrivando a San Ignacio.
Solo 626 e la Baja è finita
Nella seconda cittadina però l’ambiente era diverso. San Ignacio è in una bella oasi verde (era da tempo che avevamo dimenticato cosa fosse l’erba). C’è un laghetto ed una vecchia missione gesuita, la chiesa è povera, ma i giardini di cactus sono interessanti.
Abbronzatura da ciclista
Arrivati nella piazzetta di fronte alla chiesa, vediamo una bicicletta appoggiata alla vetrina di un caffè e la riconosciamo; è quella di Lee, abbiamo nuovamente raggiunto il nostro amico coreano, che sta montando il suo video di viaggio comodamente seduto in un luogo fresco che offre anche un buona connessione Internet. Scambiamo idee ciclistiche e scopriamo che il suo progetto è di viaggiare per una decina di anni.
La missione gesuita di San Ignacio
Tornati alla Casa del ciclista incontriamo Tom, un giovane americano di 62 anni che sta percorrendo la Baja Divide, il percorso da Nord a Sud che passa nelle montagne, praticamente sempre sulla sterrato. Ascoltiamo con interesse il suo racconto, ripromettendoci di percorrere il suo itinerario nelle prossima vita, per ora i basta ed avanza quello che stiamo facendo.
La Casa del Ciclista di San Ignacio
Arriva anche una giovane coppia russa con la quale conversiamo a lungo facendo tardi per andare “in branda”. I due hanno una mentalità molto diversa da ciò che ci potremmo aspettare leggendo le notizie che i nostri giornali occidentali riportano. Poco prima di addormentarmi, penso a quanto ci disse un ciclista della Florida: “Che tristezza non poter viaggiare liberamente solo a causa del proprio passaporto”. Questi due russi ne sono l’ennesima conferma.
E a volte ci sono delle belle discese
Oggi pedalando ho riascoltato Another Brick in the Wall, Part II” dei Pink Floyd. Molti riferimenti a ciò che sta succedendo intorno a noi.
6 marzo – Santa Rosalía Deserto a parte pensavamo che tornati sul mare ci fosse un bel panorama, invece, fatta l’ultima curva prima di entrare in città, cominciamo con mezzo chilometro di discarica puzzolente, poi è la volta di una miniera con relative fabbriche dalle strutture arrugginite che ci accompagnano fino al centro. Facciamo una piccola spesa e poi trovato l’albergo ci piazziamo sul letto a cazzeggiare fino allora delle nanne.
La chiesa di Eiffel
Il nostro amico di ieri, proprietario della casa del ciclista e di mestiere pescatore, ci ha raccontato che i dazi USA sul Messico nel caso del pesce si sono riversati non sui grossisti, ma su coloro che passano la vita in mare per pochi spiccioli. Oggi gli dedico Il pescatore di Fabrizio de Andrè.
7 marzo – Mulegé Prima di uscire dalla cittadina di Santa Rosalia, ci sono due tappe obbligatorie, una è una piccola chiesa progettata da Gustave Eiffel, carina, ma niente di particolare, la seconda una famosa Panadería.
Panadería El Boleo
La chiesetta è carina, ma niente di più direi che la classica architettura messicana sarebbe pi;u consona al paesaggio. La panadería ha degli ottimi dolci (che naturalmente saranno acquistati per la nostra pausa di metà mattina), ma il pane non ha nulla a che vedere con ciò che mangiavamo a casa(per chi non lo sapesse, noi ci approvvigioniamo nella migliore panetteria artigianale della Vielle Capitale 😇).
L’ultima discesa verso Mulegé
Oggi tappa corta, il solito su e giù qualche bello scorcio, un paio di salite e siamo a Mulegé. All’entrata del nostro albergo osserviamo una fantastica buganville porpora in piena fioritura. Sono le 14 e la giornata è finita.
Hotel Hacienda
E la musica del giorno è dedicata ad un gruppo della mia adolescenza, nonché al mio Alter Ego, Corazon espinado di Santana
8 marzo – Truck stop El Rosarito
Muri di Mulegé Dove siamo?
Oggi il menù ciclistico prevede una pedalata 140 km per arrivare a Loreto e dormire in un letto oppure 70 km e fermarsi ad un truck stop lungo la strada. Ci sono inoltre 1.000 m di dislivello positivo che metteranno alla prova il nostro allenamento.
Camping al Restaurante Las Palmas, la nostra tendina è in fondo tra palme e cactus
Per chiudere la relazione tecnica della giornata, diciamo che tutto è filato liscio. Le gambe cominciano a girare e le chiappe ad indurirsi. A Pantanina-Manuela bisogna aggiungere il soprannome di Chili impossibile starle dietro in salita.
Verso Loreto
Storielle del giorno. Abitualmente, su Google Maps, noi diamo il nostro giudizio sui luoghi visitati, come ci piace leggere le opinioni di chi è passato prima anche noi facciamo il nostro dovere per la comunità dei viaggiatori dicendo se il posto è buono oppure da evitare. Ieri sera , per la prima volta dopo oltre 300 commenti, scrivo il mio prima di lasciare l’albergo. Questa mattina, la signora della reception mi dice che il proprietario dell’hotel la ha chiamata alle 5 per dire che un cliente si era lamentato della doccia senza soffione. Si è scusata dicendomi che sono i clienti che rubano e che, qualche giorno prima, qualcuno aveva rubato addirittura un porta rotoli della carta igienica. Sorrido dicendole che anche negli alberghi da centinaia di USD c’è chi ruba, non sono solo i messicani. Verso la fine della nostra tappa siamo in sosta frutta, si avvicina un’auto chiedendoci se tutto va bene. Rispondiamo positivamente e la signora Lizette ci dice che anche loro sono ciclisti, abitano a Ensenada, e sono nel gruppo Warm Showers… Mi viene in mente che in novembre, cercando alloggio in quella città avevo scritto anche a loro. Il nostro mondo ciclistico è piccolo!
Cosa dire del panorama di oggi? Rispondo con una banalità: un’immagine vale mille parole, guardate le prossime foto. Abbiamo pedalato sul più bel tratto percorso sulla Baja fino ad oggi.
Questa mattina ho letto che il Pentagono USA ha eliminato dai siti Internet militari migliaia di fotografie con donne, afroamericani e, ciliegina sulla torta, anche la fotografia del bombardiere che sganciò la bomba su Hiroshima, perché il nome del bombardiere era Enola Gay (Per chi non lo sapesse la signora Enola era la mamma del pilota)! Bisogna oscurare ogni libertà raggiunta. Quindi la canzone del giorno è Enola Gay dei Orchestral Manoeuvres in the Dark. Viva Orwel, viva l’inquisizione, viva il ritorno al Medioevo.
9 marzo – Loreto Il ristorante Las Palmas, dove abbiamo campeggiato ieri è stata un’ottima scelta. Situati in un’oasi nel nulla, abbiamo cenato con uova e wurstel, bevuto un caffè ed una birra, usufruito del loro Internet, il tutto per una cifra irrisoria.
Un bel posto, meglio di qualsiasi hotel. L’unico neo è che la famiglia accanto possiede un gallo che ha cominciato a cantare alle 5:30. Fu***.
Sulla strada niente di difficile, siamo a Loreto, sul mare, e domani giornata di riposo. Ancora 350 km e saremo a La Paz da dove si dovrà decidere cosa fare per le prossime 2-3 settimane prima di trasferirci in…
Da San Felipe continuiamo verso Sud e raggiungiamo Guerrero Negro dopo lunghe tappe di oltre 100 km.
Ci concediamo un giorno di pausa a San Felipe. Questa città turistica offre una breve passeggiata lungomare con negozietti di souvenirs e ristoranti con vista sul faro storico e lungo la baia una lunghissima striscia di sabbia dorata che attira gli amanti della vita da spiaggia.
L’immagine di copertina è dedicata a Bikerando, l’azienda italiana che produce il Biri, il nostro fantastico supporto da bici. Ciclisti viaggiatori, fateci un pensierino!
26 febbraio – Puertecitos Partiamo molto presto da San Felipe per “cuocerci al sole” un po’ meno che nei giorni scorsi. Appena fuori città, siamo abbordati da una coppia in bicicletta, Martha e Hector di Mexicali che ci danno informazioni dettagliate sul percorso fino a La Paz. Prendiamo nota e ricominciamo la nostra discesa a Sud. Lungo la strada iniziano a spuntare enormi cactus, i Cardon o cactus elefante, eccoci all’inizio della Valle de Los Gigantes. A Delicia, un piccolo borgo di un centinaio di persone, ci beviamo una bibita chiacchiarando con la signora del mini market per capire come si vive in un posto così isolato: “….tutti pescatori, ma abbiamo anche la scuola…”. Traffico inesistente, solo qualche camion e alcuni camper con targhe straniere che principalmente vanno verso nord. Arriviamo a Puertecitos nel primo pomeriggio. Il villaggio è strano, un centinaio di costruzioni in tutto, incrociamo qualche gringo sulla porta della sua villetta,le altre case sono fatiscenti e niente più. La baia però è molto carina e noi dormiamo in mezzo al paesino in un campeggio sulla spiaggia , con tanto di tettoia privata, elettricità e ristorante. Ci dicono sicurissimo c’é un cancello con guardia all’inizio e alla fine del paese, chiuso alle 10 di sera, aperto alle 7 del mattino. Musica del giorno: Pedalando in questo deserto, tra le decine di brani che ascolto passa “Where the streets have no name” degli U2. Grande gruppo, grande canzone.
In uscita da San Felipe
Manuela: Martha e Hector ci hanno dato indirizzi preziosi, devo cancellare dalla mia testa le parole che continuavano a ripetere “thought, very hard,very steep”, meglio concentrarsi sul panorama e sui maestosi cactus centenari che decorano il bordo strada e ti fanno sentire piccolo piccolo.
La costa del Mar de Cortez
27 febbraio – Rancho Grande (Isla Luis Gonzaga) E siamo ai 1.000km fatti! La bellezza del cicloturismo nel deserto: quando parti alle 7 del mattino fa freddo (oggi attorno ai 10℃), dalle 10 di mattina al tramonto si crepa di caldo.
In uscita da Puertecitos
Lungo la MEX 5, a distanze di chilometri una dall’altra, stradine sterrate, spesso chiuse da cancelli, conducono al mare, e in lontananza, vicino alla spiaggia, si intravede una fila di case. Sono terreni acquistati principalmente da americani che vi costruiscono seconde case in mezzo al nulla. La strada di oggi è abbastanza pianeggiante, probabilmente la meno impegnativa da quando siamo ripartiti da Tijuana.
Verso Rancho Grande
Arriviamo a Rancho Grande, una stazione di servizio con 3-4 costruzioni e un minimarket che funge da reception per il campeggio. Dopo circa un chilometro e mezzo lungo una pista per aerei in terra battuta, raggiungiamo il posto che ci è stato assegnato, situato in riva al mare. Occuperemo una palapas, perfetta per ripararci dal forte vento. Sul retro un bidone con dell’acqua per lavarci ed in lontananza un bagno chimico. I nostri vicini sono canadesi e viaggiano su un bel truck-camper. Il loro spirito compassionevole li spinge ad offrirci una bottiglietta di acqua fresca alla mia astemia consorte ed una fantastica birra gelata al sottoscritto.
Il nostro posto tenda sul mare, in una palapas.
A nanna alle 19:30. Si, avete letto bene, vogliamo svegliarci alle 5 ed essere in strada per le 6:30 per pedalare qualche ora al fresco. Musica del giorno: Dedicata ai giramondo, Vagabon di Misterwives.
Manuela: Il contrasto dei colori di questa regione mi affascina: terra rosso mattone, sabbia dorata, qualche arbusto beige, rocce nere, mare e cielo azzurro intenso. Ancora tanti sali e scendi, ma oggi Eolo è gentile con noi e ci toglie qualche chilo dalla bici
28 febbraio – Punta Prieta Il profilo altimetrico della giornata odierna sembra semplice: sali per quaranta chilometri, segui il falsopiano per una ventina, scendi per altri sessanta in leggera pendenza. Le salite saranno reali, le discese un po’ meno. Il tutto è condito con una temperatura di 32 ℃ ed un vento perennemente contrario che secca la gola.
Alba a Rancho Grande
Il panorama di oggi è per me piuttosto monotono, l’unica nota degna di nota è una scenetta al ristorante sull’incrocio tra MEX 1 e MEX 5. Arriva un enorme camper overlander, sulle fiancate i nomi di alcuni sponsor ed il faccione di un uomo barbuto. Scende un over 50 brizzolato e… barbuto, entra e chiede il menu al banco. Lo segue una giovanissima donna, si scambiano due parole, entrambi usufruiscono del bagno, leggono e rileggono il menu per una decina di minuti e se ne vanno senza ordinare nulla. Prima di partire abbandonano due grossi sacchi di immondizia. Il nostro commento, espresso con il gergo appreso dalla mia Princess: “Il pète plus haut que son cul!” (espressione francese popolare per descrivere una persona dall’ego smisurato e spesso arrogante). Arrancando controvento raggiungiamo l’Hotel y Restaurante Melany, un truck stop aperto 24 ore. Prendiamo una delle quattro stanze, cena al ristorante e nanne subito dopo in previsione dei tanti chilometri di domani. Musica del giorno: Oggi ho ascoltato un album di Cœur de pirate e Undone mi ha ricordato il viaggio familiare in Alaska di 10 anni fa: 16.000 km che non dimenticheremo mai.
Manuela: Eolo oggi ha ripreso ciò che ci ha regalato ieri, vento contro tutto il giorno, come trasformare una tappa con leggere discese in una salita continua di 120km! Sguardo fisso sul grafico delle pendenze sognando la fine, mentre Francesco si lamenta più delle sue piaghe sul fondo schiena che della fatica.Attraversiamo la Valle dei Cirios, mi consolo osservando questi strani alberi altissimi simili a una candela, con un tronco coperto da rami spinosi.
Ciclista nel deserto
1 marzo – Guerrero Negro Hector ci disse: “Vedrete, sarà una tappa facile”. In effetti lo sarebbe, ma ci sono i 120 km di ieri nelle gambe, soprattutto nelle chiappe, ed un bel pezzo di strada “grattata” in previsione delle futura asfaltatura. Arriviamo a Jesus Maria per uno spuntino e pedaliamo gli ultimi 40 km con un vento quasi perfetto che ci fa andare ad una buona andatura. Nella seconda parte della giornata eravamo persi nel nulla; la striscia di asfalto ed intorno a noi solo deserto, piatto, arido, desolato, inabitato, non si vedevano nemmeno le montagne in lontananza. La desolazione assoluta.
Parallelo 28 e lo scheletro di una balena
Musica del giorno: Mentre pedalavamo da una delle mie playlist ho ascoltato Wheels on dust di Charlie Jefferson, un titolo che si addice perfettamente all’ambiente.
Manuela: come vincere la noia di giornate come questa? spegnere il cervello, inserire il pilota automatico, chiedersi perchè si ha scelto questo sport e rimandare a domani la risposta dopo una bella doccia e un’ abbondante mangiata.
2-3 marzo – Guerrero Negro Ma chi ha detto che le giornate di riposo devono essere limitate a 24 ore? Arrivando in paese decidiamo che un giorno sarà dedicato all’osservazione delle balene ed un altro al dolce fare niente.
Facendo la spesa in un minimarket, la cassiera chiede ad alta voce se c’è qualcuno che parla inglese, vediamo un ragazzo asiatico che, con il cellulare mostra un’immagine, sta cercando del gas per il fornelletto. Ho un flash! Tre settimane fa il nostro amico Edward di Ensenada, mi scrive chiedendo se può regalare ad un ciclista coreano una delle due cartucce di gas che avevo lasciato a casa sua. Oggi, più di venti giorni dopo, lo abbiamo incontrato per caso! Questa è una delle cose che ci fa amare il nostro modo di viaggiare: gli incontri con le persone. La cosa più bella, come dicono molti, è il viaggio, non la meta.
Lee Haedong in viaggio dall’Alaska alla Tierra del Fuego
Il giorno dell’uscita nella laguna per osservare le balene grigie, il vento forte ci rovina in parte la giornata, lo spettacolo però è indimenticabile. Si parte dalla cittadina e si attraversano delle immense saline fino ad un microscopico pontile dal quale ci si imbarca. La nostra guida ci spiega che la salina è nata negli anni ’50, occupa 1.500 persone ed è considerata la più grande salina del mondo estendendosi su 33.000 Ha e producendo circa 7 milioni di tonnellate di sale all’anno. Dopo una breve navigazione si cominciano a cercare gli sbuffi delle balene ed in effetti sono molte, mai vista una simile densità di questi cetacei come in questo posto. Una delle balene passa addirittura sotto la nostra barca. Peccato che il vento le innervosisca, perché spesso la loro curiosità le fa uscire dall’acqua per farsi accarezzare.
La nostra giornata “acquatica” si conclude con un passaggio in una delle tante taquerie che si trovano sulla strada per assaggiare un taco al pastor (carne di maiale cotta come il kebab libanese).
Manuela: la laguna Ojo de Liebre è un posto magico dove le balene grigie vengono ad accoppiarsi e a partorire per 3 mesi all’anno prima di ritornare nelle acque fredde dell’Artico. Su una piccola barca 8 persone sono state sballottate sulle onde in mezzo a decine di questi enormi mammiferi; per fortuna non abbiamo fatto la fine di Pinocchio, è stata un’emozione unica.
Ricominciamo a pedalare. Abbandonati i -30 C di Québec, arriviamo ai +30 della Baja California.
Rientrati a casa in Québec a metà dicembre, abbiamo iniziato subito il nostro programma di ristrutturazione fisica: un’ ora di spinning a buon ritmo seguita da una seduta con pesi per cinque giorni alla settimana, senza contare il tempo speso a spalare la neve, scesa in abbondanza. E per il benessere mentale, ci siamo goduti la compagnia della famiglia e di cari amici. Dopo 46 giorni di allenamento, più di 200 km di camminate in città (la figlia si è tenuta la nostra auto), spesso con temperature inferiori ai -30° C, ci sentiamo finalmente pronti a riprendere la strada. Non siamo ancora al top della forma, ma più preparati rispetto alla precedente partenza. La lezione da trarre: l’entusiasmo non sempre può compensare la mancanza di preparazione. Il commento di Manuela: “Forse a 20 anni, ma a più di 60 non c’ è storia!”
In queste lunghe giornate invernali, ho anche trascorso molto tempo a leggere e in un’intervista ad un alpinista famoso, mi sono trovato in sintonia con un passaggio interessante : “Il concetto della rinuncia non va abbinato al concetto di fallimento – spiega Simone Moro – perché per un alpinista il fallimento può toglierti la vita: ecco allora come ho capito che devi saperti fermare al momento giusto, perché in realtà la rinuncia è solo la posticipazione del successo. Dobbiamo imparare a concederci dei tentativi per i nostri obiettivi, riuscendo ad accettare questi fallimenti come un passaggio necessario nel riuscire ad alzare sempre più l’asticella.” (Fonte: Incontri di pensiero 2016, Brescia, Italia).
Detto questo, più motivati che mai, il 19 febbraio arriviamo a San Diego, il pomeriggio stesso recuperiamo le nostre amate biciclette ed il 20 mattina siamo nuovamente alla frontiera USA-Messico per ritornare sulla BAJA CALIFORNIA. Il nostro motto, d’ora in poi dovrà essere una citazione attribuita al Mahatma Gandhi: “La forza non deriva dalla capacità fisica. Deriva da una volontà indomabile.“.
Canzone del giorno: Leaving on a Jet Plane di John Denver. Lui lascia la sua bella, io ho lasciato la mia Princess. Per questo viaggio ho deciso di creare un lista di brani ispirati dai fatti della giornata che aggiornerò man mano. Chi volesse ascoltarla, si trova su Spotify a questo indirizzo: Spotify – Pedaleando América Latina
Per chi non dovesse credere che in Canada c’è tanta neve
20 febbraio – Prima tappa: Rosarito Pensavamo che passando da Tijuana, il ritorno a Ensenada fosse più facile, ma forse sarebbe stato meglio rifare la strada dalla città di Tecate. Avendo già il visto, l’attraversamento della frontiera è stato rapido, trovare la giusta via nel caos di questa città frontaliera, un po’ meno.
La frontiera tra Chula Vista e Tijuana
Finalmente sulla MEX 1, purtroppo molto trafficata e con pendenze “importanti” arriviamo velocemente a Rosarito da Ix Chel che ci offre il suo giardino per montare la tenda nonostante la sua assenza. Si ritorna sulla strada, la canzone del giorno non può essere che Roadhouse Blues di The Doors.
Manuela: Il caos di Tijuana mi preoccupava un po’, ma la mattina presto le strade erano semideserte, i festaioli erano ancora a dormire. L’ansia è stata affrontare certe salite a picco per uscire dalla città, che fatica!
Non pensavamo di dover filtrare l’acqua anche in città, grazie a Cnoc Outdoor per averci regalato le sacche.
21 febbraio – Ensenada Un po’ di salite, ma anche la seconda giornata è finita. Duro ricominciare con questi carichi, ma come dice il proverbio: Hai voluto la bicicletta? Pedala. In ogni caso il panorama sul Pacifico tra La Mision e El Sauzal era veramente da cartolina.
Comodo belvedere sul PacificoWelcome to BajaLa costa prima di El Sauzal
Arrivati dal nostro amico Edward, l’accoglienza è stata come sempre eccellente. Non dormiremo da lui, ma in un’altra sua casa che è in attesa di ristrutturazione. Prima di uscire tutti e tre al ristorante, visitiamo il cantiere della clinica che sta costruendo per le tre figlie: una dietologa, una parodontista e una cuoca-amministratrice. Poi a nanna con le galline…nel senso letterale della parola (vedi immagine seguente). La musica del giorno l’ho aggiunta solo perchè mi piaceva: First Aid Kit – When I grow up
Che si capiscano?
22 febbraio – Ojos Negros L’obiettivo dei prossimi giorni è quello di attraversare le montagne per andare dal Pacifico al Golfo di California. Uscire da Ensenada con il traffico mattutino non è piacevole, in più oggi prevediamo una tappa di soli 40 km, ma con oltre 1.000 metri di dislivello e, tanto per essere monotoni, anche le bici pesano più di 40 kg… Tre lunghe salite e finalmente qualche chilometro in discesa alla fine della giornata. Poco primo del bivio per il paese, dobbiamo superare un posto di blocco dell’esercito che ferma ogni auto. Sulla strada avremo incrociato una cinquantina di veicoli militari con soldati seduti nel cassone o in piedi impugnando un mitragliatore. La loro presenza deve inquietare o rassicurare? Parlando con molti messicani sembra che oramai l’esercito faccia parte del panorama, prendiamola anche noi filosoficamente. Musica del giorno? Troppo impegnato a spingere sui pedali, niente musica oggi.
Manuela: lungo la strada a decorare questo paesaggio arido e brullo, una serie di santelle, poi varie croci di chi non ha avuto fortuna passando da qui. In cima ad una estenuante salita, una Madonna su un enorme roccia, sarà una visione dovuta alla fatica o solo un disegno?
Le montagne desertiche dietro Ensenada
23 febbraio – Lazaro Cardénas Per evitare un po’ di caldo, ci si sveglia molto presto. Si passa dai 5 gradi alle 7 di mattina ai 30 di mezzogiorno e la notte in camera dormiamo ben coperti.
Ojos NegrosNell montagne della BajaVerso Lazaro Cardénas
A metà della tappa di oggi, vorremmo fermarci per una pausa di ristoro nel paesino di Heroes de la Independencia. Siamo fermi in una piazzola con il cellulare in mano ed un pickup si ferma accanto a noi: “Tutto bene?” Alla guida un giovane di una trentina d’anni, gli rispondiamo affermativamente e gli diciamo che stavamo cercando dove andare a prendere una bibita fresca e lui ci regala una bottiglia di Gatorade augurandoci Suerte! E riparte. Ricordo che Suzie (ciao Suzie spero che tu ci legga) un’inglese incrociata più di tre anni fa sulla Pacific Coast disse non si sarebbe mai immaginata la gentilezza dei messicani, oggi ne abbiamo avuto l’ennesima conferma. Per la musica del giorno direi che si addice egregiamente il Main Title Theme del film Pat Garret and Billy the Kid di Bob Dylan.
24 febbraio – San Felipe Nonostante oggi ci siano circa 120 km, la tappa non sarà delle più faticose. Si parte con una decina di chilometri in salita, poi venti in discesa, un’altra decina in leggera salita e trenta altri in discesa. Una pacchia? Ogni tanto ci vuole.
Sosta lungo la strada per passare ad una tenuta più leggera per la temperatura.
Quando arriviamo all’incrocio con la strada costiera lungo il Golfo di California, nuovo posto di blocco militare, si gira verso sud per altri 30 km, siamo sul mare, domani giornata di riposo.
Tra i pezzi che ho ascoltato in questi 120 km di deserto mi è piaciuto Oats in the Water di Ben Howard. Questi primi 400 km sono stati un po’ faticosi, ma la forma sta ricominciando a tornare. Vorrei ringraziare Suzie e Edwin di Londra che ci hanno fornito le tracce GPS del loro viaggio dall’Artico all’Antartico, che ci hanno risparmiato molto tempo in pianificazione. Grazie S&E. Manuela: Che caldo soffocante!Discesa, evviva la discesa, anche se si deve ancora pedalare a causa del forte vento contrario. Come divorare a cena un intero pollo arrosto senza nessuna fatica!
Il prossimo libro sull’America Latina sarà scritto con una penna made in Italy di marca AURORA
Per parlare della passione per la scrittura che mi accompagna da anni, vorrei iniziare sottolineando che, nonostante abbia trascorso gran parte della mia vita lavorativa davanti allo schermo di un computer, conservo ancora l’abitudine di annotare il mio diario di viaggio con carta e penna, all’antica.
Patagonia argentina, Laguna del Desierto – Il momento “Caro diario”
Iniziamo, dunque, parlando del mio cheapeskine, la carta su cui scrivo.
Alcuni di voi ricorderanno come il taccuino Moleskine sia diventato famoso grazie a scrittori del calibro di Bruce Chatwin e Luis Sepúlveda, che lo utilizzavano per raccogliere i loro appunti. Poco prima della partenza per un viaggio, mi recai in un negozio per acquistarne uno, ma sulla mensola, accanto al celebre quaderno, ne vidi un altro. Era lì, solitario sullo scaffale, vicino al suo più famoso “parente”. Aveva ottima carta, ma un’orribile copertina rosa porcellino con fiori dorati e un prezzo ridicolmente basso. Mia figlia Lucrezia, che mi accompagnava, non appena lo vide, scoppiò a ridere e disse: “Dovresti assolutamente comprarlo, è così kitsch, la mamma ti sgriderà!”. Non ci pensai due volte e lo acquistai immediatamente, sapendo che avrei fatto ridere mia moglie. Così nacque il mio cheapeskine. In fondo, è meglio un buon contenuto o un bel contenitore?
Dalla superficie della carta al segno lasciato dall’inchiostro.
La mia prima vera penna fu una stilografica Aurora, ricevuta in regalo nel 1968 in occasione della mia prima comunione. Qualche anno dopo, nel cassetto della mia scrivania, si aggiunse una roller verde, sempre della stessa marca, che nel mondo della scrittura è sinonimo di qualità artigianale e design italiano. Infine, una penna a sfera color argento, elegante, dono di un amico come augurio per il mio trasferimento in Canada.
Considerando che il nostro viaggio in America Latina sarà molto lungo e rappresenterà l’occasione per raccogliere molti pensieri di viaggio, tempo fa decisi di contattare l’azienda italiana per chiedere se fossero interessati a inserire, tra i loro “Autografi famosi”, anche quello di uno scrittore meno “famoso”, ma affezionato cliente da oltre 50 anni.
Dal 2025, anno nuovo, Aurora nuova
Arriviamo al presente, mentre mi trovo in aeroporto a Toronto in attesa della coincidenza per la California, scopro un messaggio in segreteria: una voce italiana mi comunica che l’azienda Aurora ha apprezzato la mia richiesta e desidera regalarmi una delle loro penne, che potrà accompagnarmi nel mio nuovo periplo in bicicletta. Dopo circa 500 km di pedalata, un intoppo mi ha costretto a tornare a casa per un breve periodo e questo rientro inaspettato è diventato l’occasione perfetta per ripartire con la nuova penna appena arrivata dall’Italia.
La mia nuova Aurora sarà accuratamente sistemata nella borsa della mia bicicletta, diretta in Baja California verso la fine di febbraio. Non avrà una vita facile, ma spero che possa essere protagonista di avventure memorabili. So che potrei perderla o rovinarla; se dovesse succedere, avrà una fine degna: in viaggio, anziché ad impolverarsi in un cassetto a casa.
Sono molto orgoglioso di aver ricevuto questo regalo e spero di essere un buon esempio per gli amanti della scrittura su carta. Allo stesso tempo, desidero dimostrare che tradizione e modernità possono convivere, dato che i miei taccuini non sono solo strumenti di scrittura, ma anche la base per il nostro blog e altri contenuti digitali.
Da oltre 100 anni…
Un ultimo consiglio per chi leggerà questo articolo: siamo sotto Natale, e spesso ci si affanna a cercare regali che finiscono per essere inutili. Perché non considerare, invece, una bella penna made in Italy? Sul loro sito ne troverete per ogni budget e, chissà, potreste persino ispirare qualcuno a riscoprire il piacere della scrittura a mano, lontano dalla tastiera.
Dopo un bell’inizio messicano lungo la “Ruta del vino”, la giornata di riposo a Ensenada, mi fa riflettere sulle mie condizioni fisiche. Mettiamo le bici in un deposito e rientriamo temporaneamente a casa per sistemare la carrozzeria, non quella della bici, ma la mia.
3 dicembre – Guadalupe Dopo una notte, letteralmente accampati in casa della nostra ospite, inizia la nostra prima giornata messicana. Oggi sono previste un paio di salite, ma niente di faticoso come ieri, e per finire una lunga discesa verso Guadalupe. Poco prima della cittadina passiamo sotto un grande cartello che annuncia l’ingresso alla “Ruta del vino”, sulle colline vasti vigneti e alcune cantine con nomi italianeggianti: “Cetto”, “Trentino”, ecc. Arriviamo in un campeggio, bagni puliti e doccia calda. Questa sera il nostro vicino è un ciclista tedesco , arrivato da Tijuana e diretto a Città del Messico, poche parole è un tipo solitario. Canzone del giorno: Olalla di Blanco White, ascoltandola durante la discesa verso il campeggio ho pensato che si adattasse molto bene all’ambiente circostante.
Manuela: Partiamo da Tecate e la prima missione del giorno è quella di cercare una carta telefonica, dopo 2 tentativi è cosa fatta. Ormai l’uso del cellulare è indispensabile: sicurezza, contatti con altri ciclisti-viaggiatori, cercare dove dormire, etc. Pedaliamo tra colline coltivate a vigneti e oliveti, cantine modernissime in un paesaggio inaspettato. Che freddo appena cala il sole! Inaspettato anche questo.
Camping Rancho Sordo Muto
4 dicembre – Ensenada Notte freschina. Appena arriva il sole la temperatura si alza velocemente, anche se l’essere in maniche corte non è sempre piacevolissimo.
Uscendo dalla Ruta del vino
Ancora vigneti quasi fino all’oceano, poi un immenso deposito di container di cui una buona parte portano la scritta MSC, l’aziendina di trasporti marittimi dell’italiano Aponte. Si segue la costa e si comincia a pedalare in direzione di Ensenada. In periferia della città troviamo la classica scritta multicolore che abbiamo già visto nelle fotografie di altri cicloviaggiatori.
Ensenada
Decidiamo di fermarci qui a pranzare, seduti su una panchina. Di fronte a noi l’Oceano Pacifico, le cui onde si “frangono” sulla costa… sarebbe tutto molto poetico, se non fosse che dietro di noi c’è una lunghissima fila di camion diretti alle gru del porto per ripartire con i loro container di merce appena sbarcata. Non si può avere tutto dalla vita.
Ci dirigiamo verso l’indirizzo dell’officina di Edward il nostro ospite trovato grazie alla rete WhatsApp di cicloviaggiatori messicani. Un gruppo fantastico di persone che condividono la nostra passione e aiutano chi sta pedalando nel paese. Appena chiesto se qualcuno fosse disponibile ad ospitarci nella città, abbiamo ricevuto la risposta del nostro anfitrione. Ciclista, mio coetaneo, Edward è un laureato in biologia, ma ha scelto di fare il gommista per riuscire a pagare l’università alle tre figlie. Vive dietro la sua officina ed è una delle persone più generose che abbiamo mai incontrato nei nostri viaggi. Ci lascia a disposizione la sua casa, mentre lui continua con il lavoro, la sera noi saremo di servizio in cucina per fargli gustare qualcosa di italiano. Durante la cena ci scambieremo opinioni sui suoi vicini del Nord (parte della sua famiglia vive negli USA), sul modo di concepire i valori familiari e su tante altre banalità della vita di tutti i giorni. Grazie Edward per l’ospitalità, e grazie a tutti i messicani della “RACmx GENERAL”, appena fatta la mia richiesta per Ensenada, ho già ricevuto anche un invito da un altro ciclista di una città più a Sud, vitto e alloggio garantiti.
Canzone del giorno: Immigrant Song dei Led Zeppelin è la canzone che uso come suoneria abbinata al contatto telefonico della mia Princess. Sono solo un decina di giorni che siamo partiti, ma mi manca già tanto. Non sarà facile potersi incontrare, lei ha i suoi impegni di studio e lavoro e non sa quando potrà raggiungerci.
Manuela: La generosità e l’accoglienza di certe persone mi stupisce in ogni viaggio. Grazie Edward per averci aperto le porte della tua casa, per aver arricchito la nostra cultura parlandoci del tuo paese. Ti auguriamo lunghe pedalate e di poter trascorrere tanto tempo in compagnia della tua bellissima famiglia.
6 dicembre – Houston we have had a problem Non so se tutti quelli che ci leggono conoscono la vicenda di Gianmarco Tamberi, altista medaglia d’oro uscente e grande favorito alle olimpiadi di Parigi. L’atleta italiano, preparatosi a lungo per quella competizione, arrivò nella capitale francese e si ammalò buttando via anni di allenamento. Non mi voglio paragonare ad un campione del mondo, forse voglio solo darmi una scusa, ma oggi saremmo dovuti ripartire e non è andata così. Dovevamo iniziare ad affrontare un lungo tratto difficile nel deserto, dove il corpo e la testa devono funzionare perfettamente. Dopo alcune notti insonni, fisicamente doloranti e pensierose, non me la sono sentita.
Questa rinuncia non la ritengo una sconfitta (Simone Moro).
La decisione è stata dura, erano mesi che ci preparavamo, ma oggi ho detto al nostro amico Edward che saremmo rientrati. Senza pensarci due volte, lui ha chiuso l’officina e si è offerto di portarci in auto al confine di Tijuana da cui siamo rientrati in USA. Grazie ancora Edward per l’ospitalità e per il servizio taxi. Che coloro che parlano male dei messicani dicendo che sfruttano la benevolenza dei loro vicini a Nord, riflettano ed imparino il significato di altruismo.
Edward, il nostro amico messicano
Dopo un’ora di autostrada siamo al confine e salutiamo Edward. Ci mettiamo in coda dietro la lunga fila di chi attraversa a piedi. Ci vorranno due ore, gente che si saluta, venditori ambulanti, mendicanti e, sicuramente, affaristi senza scrupoli; riflettendo alla situazione, mi sembra di fare parte dei servi della gleba che andavano al castello del feudatario per servirlo (e lo dico con un gran rispetto dei messicani con cui ho passato bellissime giornate).
Oggi la canzone del giorno è una scelta facile: Welcome to Tijuana di Manu Chao.
Lo storage in cui abbiamo parcheggiato le nostre bici. See you soon
Manuela: Un lungo viaggio in bici è un’avventura che ti fa scoprire i tuoi limiti. Non siamo persone che amano prendere rischi inutili, quindi anche se questo era un progetto che organizzavamo da tanto, non tutti gli astri erano allineati. Da ex-alpinista, preferisco dire che non sempre quando si parte per un 8.000 si arriva in vetta. A volte al campo base, il destino ci manda un segnale che fa capire che è meglio ritornare a casa e riprovarci. A casa faremo una revisione completa della “carrozzeria” e non mi riferisco a quella della bici, ma a quella fisica di Francesco ultimamente trascurata per motivi vari.Per motivi famigliari, negli ultimi mesi non ci eravamo allenati come avremmo dovuto. L’abbiamo pagata… ci è mancato fiato, testa e grinta. Quindi, amici, ricordate: tra un impegno e l’altro, trovate sempre il tempo per pedalare !
Comunque, la storia non finisce qui. Un paio di mesi a casa per rimettersi in forma e si riparte, le nostre bici ci aspettano in California.
Gli ultimi giorni sulla costa USA e l’arrivo a Tecate; un piccolo incidente che ritarda di un giorno il passaggio della frontiera, ma che ci fa gustare un ottimo Riesling di Dulzura
26 novembre – Los Angeles Dove eravamo rimasti? In attesa di un volo per Los Angeles, punto di inizio del nostro viaggio. Come è andata? Tutto è filato liscio, l’unico neo la lunga attesa per la navetta dell’hotel.
Manuela: viaggiare con delle biciclette come bagaglio è sempre stressante e quando all’arrivo vedi i tuoi scatoloni spuntare sul nastro bagagli ti sembra di aver vinto al lotto.
27 novembre – Long Beach Sveglia all’alba per preparare tutto ed usciti dalla camera alle 11, giusto all’ora limite per il checkout.
La nostra camera durante la fase di assemblaggio bici
La giornata di oggi non sarà un granché, dobbiamo attraversare LA che ha un’area metropolitana con una superficie simile alla Lombardia, sul nostro percorso non ci saranno scorci stile lago di Como o vigneti franciacortini, qui passiamo vicini ad una raffineria Chevron e ad un pedone mezzo suonato che attraversando la strada sembra voglia sparare alle auto ferme al semaforo, nelle sue mani una pistola, vera o falsa non lo capiamo, ma aumentiamo l’andatura per precauzione.
Pausa pranzo da Costco
Perché abbiamo pubblicato questa fotografia? Per chi non lo conoscesse, Costco è un supermercato americano che offre prodotti a prezzi concorrenziali. Nel 1985 uno dei cofondatori, nonché CEO introdusse l’hot dog a 1,50$, sono passati 39 anni ed ancora oggi lo si può acquistare, di buona qualità e con bevanda inclusa allo stesso identico prezzo. Si narra che il CEO minacciò di morte il suo successore se avesse osato aumentarlo. Durante il nostro itinerario verso Long Beach siamo passati davanti ad un supermercato Costco verso l’ora di pranzo e la tentazione è stata forte. Oltre all’ hotdog, abbiamo acquistato, al folle prezzo di 1,99$ anche un trancio di pizza che sarà il nostro pranzo “da strada” per domani.
Essendo patito di musica, viaggio con un mini speaker sul manubrio e spesso le note mi accompagnano durante le lunghissime pedalate. Per questo viaggio ho deciso di creare un lista di brani ispirati dai fatti della giornata e che verrà aggiornata man mano. Chi volesse ascoltare, può trovare la lista su Spotify a questo indirizzo: Spotify – Pedaleando América Latina
La canzone di oggi non potevo che dedicarla al mio Alter ego che mi accompagna durante questo viaggio. Il brano è Con te partirò di Andrea Bocelli.
Manuela:Montaggio e assetto delle biciclette come nei team trucks del Giro d’Italia. In circa 4 ore abbiamo rimontato i nostri mezzi di locomozione, organizzato e caricato i bagagli. Troppo pesanti ! nei prossimi giorni in modo maniacale dovrò trovare il modo di rosicchiare del peso. Nei 40 km di strada fatti attraversando Los Angeles abbiamo avuto uno scorcio dell’America in accelerato: bel quartiere residenziale con centro commerciale alla moda, quartiere popolare con vari fast food, quartiere povero con mucchi di sporco, barboni accampati in tende e roulotte, zona industriale con raffineria immensa e per finire il pazzo con la pistola. Welcome in LA!
28 novembre – Dana Point Finalmente il nostro itinerario si avvicina alla spiaggia già costeggiata due anni fa quando percorremmo la Pacific Coast da Seattle.
Strani tacchini nel giorno del Thanksgiving
Dopo una trentina di chilometri piacevolmente piatti la seconda parte della giornata sarà con dei continui su e giù sulla US-1, spiagge con surfer a destra e belle ville a sinistra, un paio di Ferrari che ci superano con grandi accelerate e piano piano arriviamo a destinazione.
Cicliste sulla Pacific Coast
Alla reception del campeggio dello State park ci dicono che non ci sono posti liberi, ma impietosendo l’impiegato ci propone di entrare e di chiedere ai campground hosts che forse ci sistemeranno. Nessuno dei responsabili è presente in questo giorno di festa, ma una signora ci propone di sistemarci sul suo sito. Il problema di dove dormire è risolto. La signora è gentilissima, ex militare di servizio in Germania durante Deserto Storm, poi casalinga, mamma di sei figli, è malata, non ha un’assicurazione medica e vive in tenda perché è ciò che può permettersi pagando le cure. Oggi festeggia il Thanksgiving in campeggio da sola. Ciò che ci racconta è molto triste, ma sembra una della mille storie viste nei film di Hollywood. Le proponiamo di pagarle una parte della tariffa giornaliera e, sentendo che le piace il vino, le propongo di acquistare una bottiglia. Al ritorno dal liquor store le mostro la bottiglia che appoggio sul tavolo, pensando che la berremo in compagnia. Ebbene no! Quando la tipa finisce di lavare le sue stoviglie, si prende il vino e se lo porta in tenda. Canzoni del giorno: The Doors – People are strange.
Manuela: pensavo di aver dimenticato questo pezzo di strada ed invece pedalando i ricordi affiorano, l’unica differenza è che oggi non fa caldo ed è Thanksgiving. C’è in giro un sacco di gente ed i tacchini si mescolano a surfisti muscolosi che si dirigono in spiaggia. Chi cavalca le onde e chi cavalca la bici…e chi si ritrova da solo, ammalato, senza soldi, ma che ha la gentilezza di condividere la sua piazzola con degli sconosciuti….bevendosi da solo un buon pinot grigio!
29 novembre – Encinitas In questa stagione fa buio molto presto e noi siamo obbligati a seguire il ritmo della luce. Andiamo a dormire prima delle galline ed io mi sveglio quindi prestissimo. Fuori è freschino, 10 gradi, con calma preparo la bici, faccio colazione e poi chiamo madame che non so come riesce ancora a dormire.
Deviazione sulla IS5
Oggi la tappa prevede i trenta famigerati chilometri sulla Interstate 5, un’autostrada a quattro corsie trafficatissima. Come stranieri non possiamo attraversare la base dei Marines di Camp Pendleton e questa è l’unica strada fattibile. La shoulder è larghissima e possiamo pedalare in sicurezza. In una rest area siamo interrogati da un simpatico signore di origine salvadoregna che vuole sapere tutto del viaggio. Vuole filmarci, commentando in spagnolo, per mandare il video alla famiglia. Ci dice che potremo attraversare il suo paese in sicurezza. Piantiamo la nostra tenda nel medesimo sito dedicato agli Hikers & Bikers in cui sostammo due anni fa.
Manuela: Occhi a terra per schivare i vari detriti sparsi nella corsia di emergenza del pezzo di autostrada che siamo obbligati a fare. Preferirei tenere lo sguardo verso destra dove il colore blu dell’ oceano si incontra con il bianco della sabbia. La nostra piazzola in campeggio è vicino alla spiaggia esattamente di piedi della famosa statua del Magic Carpet Ride, ma i surfisti incrociati oggi sulla strada erano molto più carini 😉.
30 novembre – San Diego Canzone del giorno: Beach Boys – Surfin’ USA. Bellissimo sorgere del sole, raccatto le mie cose dalla tenda, inizio a preparare le borse e la colazione e vedo un surfista che si dirige verso la spiaggia, non sono nemmeno le sette, ci sono forse 10 gradi, ma sono pazzi ‘sti qua? Poi qualcuno mi farà notare che quaranta anni fa c’erano altri pazzi che partivano alle 4 di mattina per andare a fare sci-alpinismo… Oups…
Surfisti in attesa della prima onda del giorno – ore 6:45
Lungo le spiagge ci sono decine di auto parcheggiate di gente che sta andando verso l’oceano con la propria tavola o sta già rientrando.
Dopo Encinitas le ultime belle spiagge della California
E finalmente uno lo cucchiamo in azione
Finite le spiagge, un po’ di salita per arrivare a San Diego dove costeggiamo il porto fino a Chula Vista, la bike lane passa proprio vicino all’aeroporto. Per finire la giornata una ventina di km in salita sulle colline dietro la città verso la US -94 che ci porterà all’albergo dell’ultima notte in USA.
Manuela: Persone di ogni età, che già al mattino presto sono a bordo strada, pronte a infilarsi la muta e tuffarsi in acqua in attesa dell’onda perfetta. Come in Italia, dove i genitori ti spingono a calciare un pallone non appena inizi a camminare, in Canada ti mettono i pattini ai piedi, e in California ti fanno salire su una tavola da surf. Domani ci aspetta una lunghissima salita per attraversare le colline che ci condurranno in Messico. Le bici sono stracariche: altro che alleggerirle, noi continuiamo ad aggiungere peso, per fortuna non abbiamo una bilancia, in certi casi meglio vivere nell’ignoranza.
All’inizio della pista dell’aeroporto di San Diego
1 dicembre – San Diego Dopo una riposante notte in un bell’albergo sulle colline di San Diego, siamo pronti per affrontare le cinque salite previste di cui due impegnative. Alla fine della terza, mi ritrovo con la ruota posteriore a terra. Gli imperforabili Schwalbe hanno già fatto cilecca? Comincio a tribolare per smontare la ruota posteriore che con lo speedhub non è un’operazione delle più semplici poichè è la prima volta che mi succede e sono incavolato. Durante il rimontaggio sbagliamo qualche cosa e ripartendo non posso utilizzare tutte le velocità. La decisione è di ritornare a San Diego e risolvere il problema non a bordo strada. Dopo pochi chilometri, vedo un signore vicino al suo pickup nel cortile di una cantina, mi fermo e chiedo se potrebbe portarci in città, siamo disposti a pagargli il disturbo. Il tipo è il proprietario di un’azienda vitivinicola di 32 Ha e si offre di farci da tassista fino all’albergo che abbiamo prenotato, ma non finisce qui. Durante l’attesa, la responsabile dell’accoglienza, ci offre un eccellente Riesling da loro prodotto. Durante il ritorno a valle si parla di vino e di vigne e così, la giornata che era cominciata male, finisce con una bella chiacchierata con delle gentilissime persone. Grazie ai proprietari di Valentina VIneyards, chi passera da qui si fermi a bere il loro Riesling è ottimo! La canzone del giorno non poteva che essere: Barbera e Champagne di Giorgio Gaber
Manuela: Bastano pochi chilometri nell’entroterra per ritrovarsi in un paesaggio selvaggio e arido, dove si alternano zone coltivate e aree ricoperte da bassi cespugli. Tra queste cime rocciose sale la strada tortuosa e ripida. Tutto procede senza intoppi fino a quando sento una serie di insulti alle mie spalle. Torniamo in città per sistemare ciò che non siamo riusciti a fare correttamente sul ciglio della strada. Non si trattava nemmeno di una foratura (le Schwalbe non ci hanno tradito) ma solo di una valvola difettosa della camera d’aria. Punti positivi: abbiamo imparato a smontare e rimontare una ruota con lo speedhub. Francesco ha anche bevuto un bicchiere di eccellente vino bianco. Punti negativi: domani la salita sarà ancora più lunga.
2 dicembre – Tecate
Ricominciamo a salire da Chula Vista, ma dopo circa 30 km mi ritrovo di nuovo la ruota a terra. Ieri, vedendo la valvola storta pensavo fosse stata la causa del problema ed invece una graffetta aveva passato lo pneumatico. Questa volta spero di aver risolto il tutto.
Mortacci sua
Arriviamo al confine nella città di Tecate. L’ accoglienza del funzionario che ci rilascia il visto è cordiale, scambia battute con noi e con un paio di timbri siamo autorizzati a restare 180 giorni in Messico. Questa notte dormiremo da Adriana una signora che ci affitta una camera, indirizzo trovato su iOverlander. Sistemazione molto spartana, ma per gente che prevede di dormire tra i cactus del deserto, più che sufficiente. Entrando in Messico mi è venuta in mente un canzone del gruppo IntiIllimani : Nuestro México, febrero 23, che va ad aggiungersi alla mia lista da viaggio.
Manuela: Ben due camere d’aria nello sporco prima di trovare una graffetta gigante “mimetizzata” nello pneumatico. Tutto un esercizio di esperienza e zenitude. E per completare la giornata, tutta in salita, troviamo un posto dove dormire nella via più ripida e nel punto più alto della città di Tecate. Domani inizieremo in discesa.
Una nuova avventura sta per cominciare, oggi 26 novembre 2024 siamo diretti a Los Angeles California per cominciare il nostro tour “PEDALEANDO AMÉRICA LATINA” .Se volete più informazioni leggete l’articolo sul blog.
Voglio vedere il mondo. Seguire una mappa fino ai suoi confini e continuare. Lasciar che la curiosità sia la mia guida. Dormire sotto stelle sconosciute e lasciare che il viaggio si sveli davanti a me.
Questo era il motto di Iohan Gueorguiev, The bike wanderer, uno dei primi cicloviaggiatori che documentò le sue avventure pubblicando dei video su YouTube. Nonostante la sua morte prematura, Iohan è ancora oggi un simbolo per la comunità dei viaggiatori su due ruote ed un’ ispirazione anche per noi.
Aeroporto di Québec – 26 novembre 2024
Finalmente, eccoci pronti per l’inizio di una nuova avventura. Siamo in viaggio verso Los Angeles (California) per iniziare quello che sarà il congiungimento di due itinerari : due anni fa percorremmo la costa ovest degli USA e l’anno scorso la strada \che da Puerto Montt in Cile ci portò alla Fin del Mundo a Ushuaia in Argentina.
Unire l’estremo Nord e l’estremo Sud delle Americhe è un’idea che abbiamo in testa da tempo. Il nostro attuale progetto ci porterà prima lungo la Baja California, poi sempre in Messico sulla parte continentale, seguiranno Guatemala, El Salvador, Honduras, Nicaragua, Costa Rica e Panama. Dopo l’America Centrale, vorremmo spostarci in quella Meridionale per attraversare Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia, Argentina e Cile. L’obiettivo è di recuperare il dollaro perso in una scommessa con la padrona dell’hostal di Puerto Montt dove alloggiammo al km zero della Carretera Austral (potete conoscere l’oggetto della scommessa nel nostro libro in vendita su tutti i siti Amazon sia in italiano che in francese).
Il viaggio sarà lungo, circa 15.000 km con ostacoli geografici, meteorologici e politici, speriamo non fisici. Per questi ultimi ci affidiamo a quanto ci disse il grande alpinista Andrea Sarchi: Sono uno spirito giovane in un vecchio chassis. Per il resto, siamo persone prudenti, viaggiamo da svariati anni in giro per il mondo e con solo qualche disavventura da turista fai-da-te.
Quanto durerà il viaggio? Sinceramente non lo sappiamo, prenderemo il tempo necessario per pedalare, visitare e goderci la vita; riportando il motto di qualcuno molto amato in America Latina: siamo realisti, esigiamo l’impossibile.
Prendiamo l’occasione per ringraziare le aziende che ci hanno aiutato con del materiale:
Big Agnes produttore della tenda, del materassino e di capi di abbigliamento che useremo. Cnoc Outdoor che ci ha offerto le sacche per l’acqua. Graphissimo che ci ha fornito i nostri biglietti da visita e rifatto il logo professionalmente. Olight che illuminerà la strada nel caso ci capitasse di pedalare in condizioni di scarsa visibilità. OneUp per i pedali. NordVPN che ci permetterà di navigare su Internet in sicurezza. Voile Straps per le sue fantastiche ed indistruttibili cinghie per fissare qualsiasi cosa sulle nostre bici.
And Now go sleep in the dirt! (Ci scusiamo con i proprietari dello slogan, ma è troppo in tema e non abbiamo resistito ad usarlo. Big Agnes dixit).
Grazie a tutti per il supporto, seguiteci sul blog e scriveteci, ci terrete compagnia.
Et finalement, nous y sommes arrivés ! Le livre, déjà publié en italien, est maintenant disponible en français. Pour la version papier, on peut l’acheter sur tous les sites d’Amazon où on trouve également la version Kindle: À VÉLO JUSQU’À LA FIN DEL MUNDO. Pour ceux qui préfèrent lire en format “epub”, le livre est disponible sur Google Books. Bien que le livre soit principalement destiné aux passionnés de cyclotourisme, il saura également susciter l’intérêt de tous ceux qui ont un esprit d’aventure et qui aiment voyager. Une bonne idée pour un cadeau de Noël.
Naturalmente chi vorrà comperare la versione italiana, anche quella sarà sempre disponibile sui medesimi siti.
Non siamo ancora ripartiti, però chi non avesse letto il nostro resoconto sul viaggio nel Golfo di San Lorenzo può comperare il numero di settembre della rivista Cicloturismo.
Ed anche una piccola pubblicità del nostro libro sul viaggio in Patagonia
Dopo agosto, anche questo mese la rivista Cicloturismo ha pubblicato un nostro articolo e si parlerà del nostro viaggio nel Golfo di San Lorenzo.
Il ponte della Confederazione che porta sulla Prince Edward Island
Ci sarà anche un riferimento al libro pubblicato questa estate che è possibile ordinare su Amazon (tutti i siti Amazon vanno bene, dal .it al .fr al .jp) così con le prossime royalties invece di un semplice Big Mac da McDonald’s potremo andare a farci una pizza (non pretendiamo Bottura per adesso). Il libro non è dedicato solo ai ciclisti, ma anche a chiunque ami viaggiare.
A breve, oltre alla versione italiana, ci sarà anche quella in francese.