VOILE – Le cinghie versatili per il cicloturismo

Che si viaggi con le classiche borse agganciate al portapacchi o in bikepacking, si ha sempre bisogno di “agganciare” con sicurezza qualche cosa. Noi avevamo iniziato a viaggiare con cinghie recuperate dal nostro vecchio materiale da montagna, poi abbiamo scoperto questo marchio americano ed abbiamo aggiornato il nostro corredo.
Il nome è francofono, ma l’azienda è nata e risiede in uno degli stati più “MTB” del mondo : lo Utah! Per la cronaca, il nome non si pronuncia vuàl, ma vò-lay e questo è il link al loro sito: https://www.voile.com/. Come ciclista, tralascio tutta la gamma dei loro prodotti per lo sci e voglio solo elogiare le famose cinghie estremamente polivalenti e perfette anche per il cicloturismo.


Ne esistono di svariate misure per legare oggetti con circonferenza da 2,5 cm a 75,5 cm circa , la robustezza della fascia (poliuretano UV resistente) è a prova di qualsiasi sollecitazione ed hanno fibbie in nylon o alluminio. Da notare che si possono anche agganciare tra di loro per aumentarne la lunghezza utile. L’aggancio/sgancio e la regolazione della lunghezza sono facili e rapidissimi e, cosa che non guasta, non scivolano, non reagiscono agli sbalzi di temperatura estremi, durano nel tempo e sono anche ben colorate.

In fondo alle borse ne abbiamo sempre un paio di scorta, sono leggere, poco ingombranti e durante un lungo viaggio, capita spesso di dover agganciare una carico supplementare come un bottiglione d’acqua, una borsa della spesa, delle scarpe bagnate, od un avanzo di pizza…

Pagina Instagram dell’azienda con una delle nostre bici sul traghetto per il New Jersey

Nelle foto seguenti qualche uso delle nostre Voile.

BROOKS – Un altro caso di pessimo servizio alla clientela

Quando acquistammo le nostre bici da viaggio, decidemmo di scegliere solo prodotti di qualità ed arrivati alla scelta della sella decidemmo per il marchio Brooks, probabilmente la sella più utilizzata al mondo dai cicloviaggiatori.

Manuela usa una B17 Short della quale è contentissima; onestamente dico che, da quando ha completato il rodaggio, non usa nemmeno i pantaloncini imbottiti. Io comprai una B17 Carved (quella con il taglio centrale come suggerito ai maschietti), non fui così fortunato e qui comincia la mia storia.

Non sono mai stato contentissimo della mia scelta, ho impiegato molti chilometri prima di rodarla, ma i problemi sono arrivati più o meno dopo 10.000 km. Tornato a casa da un viaggio, noto che la parte destra è meno affossata di quella sinistra, con evidenti scompensi di postura durante la pedalata (sarò io storto? Assolutamente no, il mio fisioterapista mi ha confermato che sono diritto). Scrivo a Brooks, dicendo da subito che ho sempre seguito i loro suggerimenti di manutenzione, l’azienda mi risponde suggerendo di modificare il modo di usare i lacci e di fare due giri di 360° della vite tensionatrice. Eseguo, faccio altri 1.000 km e nulla è cambiato, riscrivo e loro mi dicono di fare altri due giri da 360°. Risultato? Nulla. Riscrivo per la terza volta e non mi rispondono più. Ci riprovo dopo un altro viaggio di 700 km e loro mi dicono che dalle nuove fotografie inviate non risultano anomalie. Questo va e vieni è durato quasi 10 mesi.


Non demordo e provo con l’azienda italiana proprietaria del marchio, la Selle Royal. La loro risposta è molto semplice:

  • Nelle fotografie (fatte in casa con un cellulare ed una livella) non si riscontrano difetti.
  • La tua manutenzione non è corretta. Come fanno a dirlo???. Ho sempre tirato i lacci, girato la vite, usato il loro grasso e coperta in caso di umidità. Cosa fare di più??? Avrei dovuto farlo in presenza di un notaio?
  • Con un giro di parole, mi fanno capire che forse la mia scelta di sella è sbagliata. Ho sbagliato a scegliere una B17 Carved perché peso 82 kg? Mi sembra abbastanza standard per un uomo e sul loro sito non esiste alcuna indicazione sul limite di peso come invece è fatto su altri siti come Selle Anatomica.
  • Poi mi dicono: “Brooks offre la possibilità di estendere la garanzia standard delle selle in cuoio a dieci anni totali per difetti tecnici o mal funzionamenti, ma non copre i reclami per mancato comfort o la necessità di provare un modello diverso.” Praticamente, diciamo che ti diamo 10 anni di garanzia, ma se possiamo trovare una scusa per evitare di accontentarti la utilizzeremo per risparmiare. Io non recrimino il comfort, ma che la pelle della sella ha ceduto in maniera anomala e prematuramente, dopo solo un anno di uso.

La mia morale è la seguente.

La B17 Brooks è un’ottima sella, ma purtroppo si deve sperare che non succeda nulla o che il danno (come spezzarla in due) sia evidente perché altrimenti loro se ne fregano altamente.

Forse sarò stato abituato troppo bene dal servizio clienti nord-americano, poiché le rare volte che ho segnalato un minimo problema ad un mio acquisto sono stato subito ascoltato con la sostituzione del prodotto. Forse alla Brooks ed alle Selle Royal non interessa il passa parola dei clienti scontenti.

Per la cronaca io ho speso circa 150 euro per la mia sella e posso permettermi di comprarne un’altra, ma sicuramente non sarà più una Brooks, ci sono altri produttori ottimamente quotati che offrono selle in cuoio. Tra essi c’è l’americana Selle Anatomica (https://selleanatomica.com/collections/saddles-1) e la francese Berthoud (https://berthoudcycles.fr/fr/content/17-les-selles). Selle che a detta di molte recensioni non richiedono lunghi periodi di rodaggio come per le Brooks e che hanno un servizio alla clientela efficente.

Come diceva un grande umorista canadese: “Anche se sei piccolo puoi essere molto fastidioso, prova a dormire in una tenda con dentro una zanzara”.

Louisa e Tobi

Tempo fa, capitammo sul canale YouTube di una coppia di giovani tedeschi in viaggio da parecchio tempo. Partiti da casa loro scesero fino in Turchia in bici, attraversarono l’Atlantico e ricominciarono a pedalare in USA più o meno lungo il Southern Tier, si diressero a Sud fino a Ushuaia, poi fu la volta dell’Australia ed oggi sono in Asia. Stanno filmando il viaggio e pubblicano regolarmente le loro storie. Dopo aver visionato i video, li abbiamo contattati per conoscere qualche cosa del loro modo di viaggiare.

Quella che segue è la presentazione copiata dal loro sito Web:

Siamo Louisa & Tobi, una coppia tedesca, e stiamo facendo il giro del mondo in bicicletta!
Viaggiare sul nostro pianeta è stato per noi un sogno che si è avverato, soprattutto in bicicletta. Andiamo piano, ma riusciamo comunque ad attraversare i continenti e a percepire ogni piccolo cambiamento geografico e culturale lungo il percorso.
Siamo in viaggio da due anni e mezzo e abbiamo visto più di 25 Paesi diversi in cinque continenti… e stiamo ancora andando forte! Attualmente ci troviamo nel Sud-Est asiatico e abbiamo in programma di tornare in Europa attraverso l’Asia centrale nel 2024.

Sito: https://www.louisaandtobi.com/
YouTube: https://www.youtube.com/@louisaandtobi
Instagram:  https://www.instagram.com/louisaandtobi/

Gli abbiamo posto alcune domande per conoscerli meglio e sapere come è andata fino ad oggi.

NomeLouisa e Tobi
NazionalitàTedesca
Anno di nascitaLouisa: 1996 Tobi: 1995
ImpiegoViaggiatori a tempo pieno
Sito Webhttps://www.louisaandtobi.com/
Più bel viaggio in biciTutto il nostro viaggio in bicicletta intorno al mondo
Durata del viaggioViaggiamo dal 30 giugno 2021
Persone nel gruppo2
Distanza totalePiù di 35.000 km
Giorno più lungo185 km
Giorno più belloDifficile sceglierne uno, ce n’erano così tanti! La nostra sfida più grande è stata pedalare fino a 5.800 m.s.l.m. però, anche il tour di 900 km attraverso il caldo e remoto Outback dell’Australia Occidentale
Giorno peggiorePurtroppo, ci sono state anche delle giornate brutte (cosa normalissima in un viaggio così lungo), forse il primo Natale lontano da casa è stato emotivamente il più duro
Più grande mal di testaVulcano Chimborazo in Ecuador, la prima volta in alta quota (4 800 m.s.l.), ma senza acclimatazione adeguata
Il più grande erroreTrascorrere troppo poco tempo in alcuni paesi a causa di una pianificazione troppo lontana nel tempo (ad esempio, il Messico).
Una piacevole sorpresaEl Salvador è stato un paese molto più bello di quanto ci aspettassimo: Paesaggi bellissimi, gente fantastica, buon cibo!
Modello di biciLouisa: Hercules Superior 25CrMo4 Frame
Tobi: Wheeler 8700 Trekking 25CrMo4 Frame
ModificheTroppe per elencarle qui
PneumaticiSchwalbe Marathon Plus Tour 40-47/622
Setup bagaglioTouring Setup con 6 borse, 2 borse da manubrio e 1 borsa rack pack in totale
Sei contento di aver portatoLe nostre sedie da campeggio
Avrei voluto portareAvevamo tutto ciò che ci serviva
Vorrei non aver portatoCi siamo liberati di tutto ciò che non volevamo più portare con noi
IncidentiQuattro minori in tutto, niente di serio
Problemi con la biciRottura di un cerchio in Perù (Louisa)
Rottura del mozzo posteriore in Australia (Tobi)
Stessa bici in futuro?Per questo tipo di viaggio sicuramente, semplice è meglio secondo noi
Qualche consiglio per un nuovo cicloturistaNon mettere troppa roba in valigia e non pianificare troppo in anticipo
Filosofia della stradaSemplice è meglio e mai senza i nostri caschi

 

Mavic – Un esempio di pessimo servizio alla clientela!

Non sempre si possono elogiare i fornitori.

All’ acquisto delle nostre due biciclette da viaggio il negoziante ci montò due set di ruote con cerchi in alluminio Mavic XC 421.
Purtroppo, dopo circa un anno e 7.000 km, uno dei quattro cerchi si fessurò. Scrivemmo alla Mavic Canada, che ci riconobbe la garanzia e ci inviò rapidamente, e senza alcuna spesa, il cerchio in sostituzione.
Dovendo ordinare altri due set di ruote con misura diversa, visto l’eccellente servizio post-vendita, decidemmo di restare sullo stesso marchio; quindi, ordinammo altri quattro cerchi, i Mavic XM 624.
La sorpresa arriva poche settimane fa. Anche i cerchi XC 421 della seconda bici sono fessurati.
Vado sul sito dell’azienda per ricontrollare la durata della garanzia e, come ricordavo, a piena pagina per i cerchi in alluminio si legge a grandi caratteri che la garanzia è di tre anni. Ho la fattura in mano e, di conseguenza, scrivo al supporto.


La loro risposta è la seguente: “Per avere i tre anni di garanzia bisogna registrare i cerchi entro due mesi dall’acquisto”.
In effetti se si scorre la pagina molto più in basso, un piccolo asterisco informa che bisogna registrarsi per avere i 3 anni, in caso contrario sono solo 2.


È vero, non lo ho fatto, ma è la prima volta nella mia vita che un’azienda rifiuta una garanzia per una simile banalità. Quasi più nessuno chiede di registrarsi per una garanzia ed in caso di problemi è sufficiente la prova d’acquisto. Inoltre il mio problema è avvenuto qualche mese dopo i due anni, non a tre anni meno un giorno!  E su 4 cerchi tutti fessurati, sarà un caso o posso anche sospettare un problema di qualità?
Si sa che oggi è meglio avere un cliente soddisfatto che fa buona pubblicità, piuttosto che un cliente che ti manda a quel paese. Per Mavic non è così.

Io non ho registrato il prodotto, io non ho diritto all’estensione della garanzia.

La morale è la seguente. Io posso permettermi di cambiare cerchio a mie spese e lo ho già fatto, ma non comprerò più un solo prodotto Mavic e ne parlerò in termini non proprio positivi ogni volta che ne avrò la possibilità.

La rivista Cicloturismo pubblica un articolo sul nostro ultimo viaggio

Nel numero di dicembre 2023, la rivista Cicloturismo (https://www.quicicloturismo.it/2023/11/29/la-francigena-e-poi-il-tonale/) pubblica un articolo sul nostro viaggio in Italia.

Un viaggio particolare per visitare le bellezze del nostro territorio. Dalla Ciclovia dell’Oglio fino a Roma attraverso la storica Via Francigena. Dalla Capitale, poi, si risale verso Nord fino ai tornanti del passo alpino. Un’avventura insolita (ma bellissima) che adesso vi raccontiamo

L’unione del Frigidolfo e del Narcanello a Ponte di Legno

Inutile dire che se comperate la loro rivista, loro ne pubblicheranno altre e noi continueremo a scrivere per loro😉.

Un eccellente marchio di luci per bici

In cerca di una coppia di luci per bicicletta adatte alle nostre necessità di ciclisti e cicloviaggiatori, dopo qualche ricerca su Internet, tempo fa abbiamo comprato ed iniziato ad utilizzare i prodotti della marca Olight.
Quali sono, secondo noi, i parametri da controllare quando si acquista una luce?

  • Una buona potenza in lumen;
  • Una buona durata della batteria;
  • Un buon rapporto qualità-prezzo.

I nostri primi acquisti furono la Olight RN400, una luce anteriore sufficientemente potente e, come luce posteriore, la SEEMEE 30 LED, molto piccola, con un’eccellente autonomia ed un prezzo competitivo. Queste luci ci hanno accompagnato in vari viaggi in Nord e Sud America ed in Europa e sono anche sempre attaccate alle nostre bici da strada per i giri urbani. Nel pacchetto del primo ordine ricevemmo un simpatico regalo, la 3E EOS, una torcia portachiavi che ha trovato il suo utilizzo come “lampadario” nella nostra tenda; circa 6 cm di lunghezza, meno di 20 g, 90 lumen, un bel gadget da tenere come luce di soccorso.
L’azienda Olight ha 16 sedi in giro per il mondo, ha ottenuto le più importanti certificazioni di qualità e abbiamo appurato personalmente che ha un ottimo servizio alla clientela ed un servizio di spedizione sempre molto rapido. Da clienti molto soddisfatti e con un passato professionale da “tecnici” di prodotti sportivi d’alta gamma, quest’anno abbiamo deciso di proporre all’azienda una collaborazione. Raccogliendo positivamente la nostra richiesta, la Olight ci ha inviato una luce anteriore ed una posteriore, rispettivamente la RN2000 e la RN120.

RN 2000

La RN2000 è dotata di due LED per una potenza massima di 2000 lumen. Cosa si può dire di questo “mostro” di potenza? Queste le caratteristiche tecniche principali:

  • 2000 lumen (molte lampade dei fari anabbaglianti di un’auto hanno spesso una potenza inferiore);
  • Durata massima 17 ore (naturalmente non al massimo della potenza 😉);
  • Ricarica USC-C;

Tra le altre caratteristiche innovative:

  • Un sensore di luce integrato che passa automaticamente ad un’impostazione più luminosa quando si entra in un tunnel;
  • Un telecomando wireless, per le funzioni di accensione/spegnimento e di cambio modalità al manubrio, posizionabile anche lontano dalla lampada per gestire meglio le varie funzioni;
  • Alimentata da due batterie integrate con una capacità fino a 6700 mAh;
  • Porta USB-C integrata che consente di ricaricare la batteria o alimentare il computer da bici, smartphone o altri dispositivi mentre si è in movimento;
  • Impermeabilità IPX6;
  • Corpo in alluminio;
  • Facile da montare e smontare: supporto universale Garmin stile quarto di giro. Adatto per manubri da 28 mm, 31,8 mm e 35 mm.
Contenuto della confezione

La RN2000, un supporto a fascetta con attacco Garmin ed un supporto con attacco GoPro, il telecomando, un piccolo velcro per fissare il telecomando, un cavetto USB-C per la ricarica, tre fascette di differente lunghezza con una chiave a brugola per il supporto.

Il nostro giudizio dopo il test.

Abbiamo provato la RN2000 in aperta campagna ed in una zona completamente buia. Le immagini seguenti sono state fatte a circa 5-10-15 metri, il soggetto è perfettamente visibile. Cosa dire della potenza? Un’auto ad oltre cento metri ci ha lampeggiato chiedendo di “abbassare” il faro, direi che questo segnale ci ha fatto capire quanto questa luce sia potente.

RN120

La RN120 è una lampada posteriore da 120 lumen. Queste le caratteristiche tecniche principali:

  • Ricaricabile con USB
  • Visibilità a 260 ° e fino a 1500 metri,
  • È possibile montarla sotto la sella e su diversi reggisella.
  • Durata massima della batteria: 20 ore

Con un doppio clic si modifica la modalità. Con un clic, si passa dalla modalità fissa a quella lampeggiante; la sua funzione di memoria permette di riaccenderla come durante l’ultimo utilizzo.

Contenuto della confezione

La RN120, un supporto a fascetta, un supporto “sottosella” con due fascette a strap per una maggiore sicurezza, un cavetto USB.

Il nostro giudizio dopo il test

Ottima visibilità anche da lontano e molto comodo l’aggancio sottosella. Visibile anche da una grande distanza.

Il nostro giudizio dopo il test.

Il nostro primo test è stato fatto di sera in città e quindi con un po’ di disturbi “luminosi”, ma come si può vedere nelle immagini seguenti, il risultato è ottimo, la potenza di questa luce è perfetta per essere visti anche a grande distanza. I ganci per montarla sono facili da istallare e molto stabili (vengono fornite anche due fascette a strap per essere sicuri di non perdere nulla).
Per motivi di sicurezza noi abbiamo l’abitudine di utilizzare la luce posteriore sempre, anche in pieno giorno in modalità lampeggiante.

Conclusioni

Ad oggi abbiamo provato le nostre nuove luci girando per la campagna bresciana, ma le prime impressioni sono più che ottime. Optare per una luce potente è un’ottima scelta, spendere qualcosina di più per la propria sicurezza è un buon investimento, soprattutto in un paese come l’Italia in cui gli automobilisti non prestano molta attenzione a chi viaggia in bicicletta.
Le due luci RN2000 e RN120 che useremo fin dal prossimo viaggio rispondono perfettamente alle nostre esigenze in termini di potenza, durata ed accessori per fissarle alle bici in diversi modi.

Disquisizioni filosofiche – Gli “amici” della strada

Da quando abbiamo cominciato a viaggiare in bici, abbiamo stilato la nostra personale categorizzazione degli “amici”, un modo per occupare la mente durante le lunghe pedalate.

Amici di primo livello. Li incroci mentre pedali, saluti e continui, ti fermi a parlare con loro, scambi opinioni e suggerimenti. Condividi posti tenda, pasti e giornate avventurose sulla strada. Sono cicloturisti come noi.

Amici di secondo livello. Li vedi in bici, ma hanno un non so che di strano. Guardano in basso, sono stracarichi o non sempre salutano. Alcuni li vedi gridare insulti alla loro bicicletta nel parcheggio di un parco giochi. Possono avere anche una Surly Long Haul pneumatici nuovi e borse Ortlieb, ma c’è un non so che di strano che ti fa dubitare della provenienza legale del mezzo. Barboni più ricchi.

Amici di terzo livello. Viaggiano a bordo strada con carrelli della spesa, trolley o carrettini per bambini pieni di masserizie. A volte, mentre ti stai addormentando nel campeggio di un parco senti la voce del ranger che dice: Per questa notte puoi dormire qui, ma in quella tenda ci sono due turisti e guai a te se ti avvicini. Barboni meno ricchi.

Cosa abbiamo in comune ? Condividiamo la strada.

Riflessioni pedalando nella solitudine

Dopo due settimane che pedalavo nel deserto tra New Mexico e Texas, scrissi ad una coppia di amici che ero veramente stufo di quella monotonia grigio-marrone; mi risposero che forse un italiano ed il deserto non sono compatibili. Ricordai che ero appena stato nella Terra del Fuoco, altro posto di steppe e aree semi-deserticche e non avevo avuto la stessa sensazione, perché?
Riflettendo ho provato ad analizzare i due ambienti come viaggiatore. Quando viaggiavamo verso la fin del mundo ogni due o tre ore incrociavamo la stradina di ingresso ad un’estancia e, in lontananza, si scorgeva una macchia di vegetazione che indicava l’esistenza di un’abitazione; al cancello, nove volte su dieci, c’era un riparo più o meno grande, più o meno in buono stato, più o meno pulito, nel quale ogni viandante poteva ripararsi dal sole, dalla pioggia, dal vento.
In Texas?  Notice: Private property, no trepassing!
In Terra del Fuoco, quando arrivavamo in un hostal od in qualsiasi altro posto, ci accoglieva un sorriso, mangiavamo in cucina con i proprietari, discorrevamo di qualsiasi cosa con i commensali di un ristorante, eravamo persone tra le persone.
In Texas? Quando entri in un distributore a comperare un caffè, il proprietario con la pistola al cinturone come Tex Willer, ti chiede con tono non proprio amicale da dove vieni, dove vai e ti fa notare che hai uno strano accento.
In Terra del Fuoco quando ci fermavamo a mangiare il nostro panino seduti in un riparo sulla strada, chi passava, anche se era la polizia, ci salutava cordialmente.
In Texas? Quando mangi un panino seduto su un guardrail in mezzo al deserto e passa il Border Patrol, ti viene chiesto se va tutto bene… grazie… ma ti viene anche fatto un mezzo interrogatorio da dove vieni e dove vai, etc…
In Terra del Fuoco, quando ti fermi a guardare cosa ci faccia un autobus in mezzo al nulla, scopri che è l’abitazione di un vecchio pescatore settantenne che offre un caffè a chi si ferma da lui a scambiare quattro parole, rifiuta di essere pagato e si vergogna a ricevere in compenso due banane “perché potrebbero servirti”.
In Texas? Fuori da un ranch trovi un cartello con scritto: We don’t call 911. This property is protected by second amendment oppure si avvisano i fedeli che in chiesa non è consentito portare armi oppure si scrivono cartelli del tipo: Country, God and Gun.
Forse sono queste le piccole cose che fanno trovare lungo il passaggio nel deserto meridionale degli USA e invece ti fanno trovare la motivazione per continuare a pedalare controvento nell’inospitale Tierra del Fuego.