Quando si pensa all’Alberta, vengono in mente le montagne da spot pubblicitario del turismo canadese, ma quelle sono a Nord, molto più a Nord.
Noi attraverseremo questa provincia nel Sud per poco meno di 400 km e in un paesaggio completamente diverso. Dopo le Rockies, la strada scende gradualmente verso i 700–800 metri, tra ondulazioni continue e praterie immense, con fattorie isolate, mandrie al pascolo e la lunga linea dritta della Hwy 1, la Trans-Canada. I veri protagonisti saranno vento e pioggia e, se non saranno favorevoli, ci faranno rimpiangere in fretta le montagne appena lasciate.
25 giugno / 1 luglio – Crowsnest Pass/Saskatchewan
In programma c’era una notte in campeggio, ma l’acquazzone che vedevamo in lontananza, ci ha dato la scusa per dormire anche questa notte in un letto d’hotel (e non che la cosa mi dispiaccia…). Foto di rito al cartello di benvenuto in Alberta e poi via più veloci della luce o, meglio, più veloci del temporale che si avvicina.

La salita al passo non è stata difficile e il panorama ci ricordava le Alpi. Con il superamento della Continental Divide, oltre all’acqua dei fiumi, anche noi cominciamo a scendere a Est. Domani si vedrà se sarà vero.
Se ieri sera abbiamo evitato per un pelo un acquazzone, oggi ripartiamo con nuvole non rassicuranti, la cosa positiva è che il profilo altimetro favorisce la velocità.


L’Alberta, possiede una delle maggiori riserve mondiali di petrolio, ma continuando sulla Hwy 3 attraversiamo parchi eolici e impianti fotovoltaici, forse anche qui cominciano a pensare che il futuro non sia solo “fossile”? Tralasciando pensieri filosofico-sociali, lasciamo sulla sinistra la deviazione verso il
Head-Smashed-In Buffalo Jump World Heritage Site. Un sito valorizzato dall’UNESCO per ricordare quando in epoche non troppo lontane, i cacciatori delle First Nations, spingevano verso una falesia le mandrie di bisonti per ucciderli.






Manuela: O visitare il piccolo museo del forte a destinazione o una deviazione di 40 km su sterrato in leggera salita per il sito-museo dei bisonti?
Pigrizia vs cultura: 1–0
Arrivati a Fort Macleod, Manuela vuole visitare il museo ricavato in un vecchio forte della Gendarmerie Royal di Canada (la famosa Royal Canadian Mounted Police o Giubbe Rosse, per gli italiani). La storia narrata sui vari pannelli è interessante, ma come Québécois francofono mi ha piuttosto irritato trovare solo descrizioni in inglese, dato che questa è un’istituzione federale quindi mantenuta con le tasse di tutti i Canadesi.






Manuela: Uscendo da Fernie, per l’ultima volta ammiriamo le pareti rocciose e le fitte foreste della BC. Continuo a sperare di vedere un alce che si abbevera nel fiume, ma anche oggi niente. Non avrò questo regalo, ma a pochi chilometri dal confine con l’Alberta trovo a terra una targa automobilistica per la mia collezione 🥰. A Sparwood ci fermiamo per un caffè e, da perfetti rimbambiti, ripartiamo senza fotografare il Terex Titan, per anni il più grande camion da miniera del mondo. Siamo in una zona dove ancora oggi si estrae carbone e i pannelli lungo la strada raccontano la dura vita dei minatori di ieri e di oggi. Noi abbiamo una vita più facile, speriamo solo di salvarci dall’acquazzone e di non farci divorare dalle zanzare che ci tormentano. Poco dopo attraversiamo il Frank Slide, la strada passa ancora tra l’immenso ammasso di rocce della frana del 1903 che sommerse gran parte del paesino. Gli unici a salvarsi furono i lavoratori che si trovavano nella miniera.
Tapponi di oltre 100 km per altri due giorni, ma la meteo non sarà dalla nostra parte. La mattina della tappa più lunga, ci svegliamo con la conferma che i 115 km previsti saranno umidi. Dopo soli pochi minuti di pedalata – fortunatamente oggi è domenica e il traffico è ridotto – comincia a piovere e sarà così fino all’arrivo. Sosta uno a 30 chilometri e siamo già bagnati, sosta due a 60 chilometri, sempre più bagnati, il vento fortunatamente soffia nella buona direzione, la media a 90 km è di 24,5 km/h, non male per le nostre bici pesanti e sotto la pioggia. Purtroppo faremo gli ultimi chilometri più lentamente a causa del forte vento laterale, vedo rivoli di acqua che scendono dal cappuccio della giacca direttamente sugli occhiali, per fortuna non fa freddo 12-14° C.
Arriviamo in vista dell’albergo a Medicine Hat, sono solo le 13 e il check-in è previsto per le 15 , ma il receptionist – impietosito? – decide di darci subito la camera. Questa sera cena con quello che abbiamo in borsa, domani niente sveglia.
Manuela: quando il cielo è nero e le previsioni alla TV dicono “Allerta pioggia molto forte, possibili allagamenti delle strade”, i ciclisti normali cosa fanno? Si girano nel letto e continuano a dormire, mentre noi partiamo per una giornata di 115 km. Abbiamo dell’ottimo abbigliamento antipioggia, ma credo non concepito per il diluvio universale! Siamo arrivati fradici e le bici lavate come in un carwash. Cosa positiva, pur di arrivare il prima possibile e riscaldarci le ossa, abbiamo pedalato senza lunghe soste, concedendoci solo qualche pit stop per un po’ di broda calda.
Analizzando i vari programmi meteorologici decidiamo di aggiungere un secondo giorno di riposo per avere più chances di sole nelle prossime 3-4 tappe e ripartire anche ben riposati da Medicine Hat per dirigerci verso il confine con la prossima provincia.

Prima di imboccare la Trans Canada, deviazione “zanzarosa” per una fotografia al più grande tepee del mondo il Tepee Samis, alto 65 m e costruito per le olimpiadi di Calgary del 1988. Poi si parte veramente, ci sono le Prairies di Saskatchewan e il Manitoba da attraversare per circa 1.800 km prima di arrivare a Thunder Bay sulle rive dei Grandi Laghi, le prossime 3-4 settimane sarnno molto lunghe e noiose.
Manuela: Si dice che Medicine Hat sia una delle città più soleggiate e “desertiche” del Canada; per confermare questa fama, naturalmente, ha piovuto per due giorni. Fortunatamente anni fa e avevamo già visitato Medalta, l’antica fabbrica di ceramica attiva dall’inizio del Novecento, e il museo dedicato ai Blackfoot, dove si racconta anche l’origine del nome della città, legato al copricapo tradizionale dei loro guaritori spirituali. Usciamo dall’albergo solo per fare la spesa. Ogni tanto il totale ozio è un’eccellente attività fisica e mentale, me lo dice spesso il nostro caro amico Denis… e se lo dice uno psichiatra, bisogna fidarsi!
