CANADA – Les Prairies

Saskatchewan e Manitoba non crediamo siano le province canadesi più conosciute fuori dal nostro paese. In genere, si dice che debbano essere attraversate almeno una volta nella vita. Noi lo avevamo fatto undici anni fa e avevamo detto: “Mai più”. Rieccoci qui è sicuramente non con i mezzi più veloci.

1 / 10 luglio – Saskatchewan

Dopo un’interminabile giornata sotto il diluvio e due giorni di riposo a Medicine Hat, la città che deve il suo nome a una leggenda sul cappello di uno sciamano dei Piedi Neri, ripartiamo verso Est entrando nelle vaste pianure delle Prairies, il cuore del Canada.

La prima provincia che attraverseremo è il Saskatchewan (in lingua Cree: “fiume che scorre rapidamente”), conosciuto come Land of Living Skies (“la terra dei cieli viventi”) per i suoi infiniti orizzonti. È il principale produttore canadese di grano duro e quando la produzione italiana scarseggia, questo grano arriva anche nelle riserve dei pastifici nazionali.

L’altra grande produzione di queste regioni è la canola (Canadian Oil Low Acid) una variante della colza che permette di produrre l’olio alimentare più usato in Nord America. Le immense macchie gialle che vediamo ai lati della strada ci allietano la vista in queste interminabili e noiose giornate.

Inizio comunicato “saccente” – Prima del “sentito dire” sui social: la canola non è tossica e il suo olio, dal gusto neutro, è anche una buona fonte di grassi insaturi. (Da italiani noi preferiamo usare altri tipi di olio) – Fine comunicato “saccente”.

Manuela: Ci siamo! Questa parte del Canada è temuta da molti ciclisti e non per le salite o gli incontri con i grizzly, ma per il vento, i temporali, il caldo e soprattutto la noia. Insieme, il territorio del Saskatchewan e del Manitoba è grande quanto il Perù e oltre quattro volte l’Italia; attraversarlo lungo la via più breve significa pedalare per circa 1.600 km in mezzo alla campagna e su lunghi rettilinei interminabili.

Cominciamo a pedalare sulla corsia di emergenza della Hwy 1 e la nostra speranza è quella di un po’ di vento alle spalle per farci aumentare l’andatura. Le giornate sono interminabili. A Regina – la capitale provinciale – faremo una giornata di riposo, ma non è una bella città, niente tour turistici; in un viaggio passato, avevamo già visitato l’unica cosa interessante: la casa del Governatore generale del sovrano d’Inghilterra.

Manuela: Giallo a sinistra, verde a destra e una lunga striscia d’asfalto in mezzo. Per arrivare a Winnipeg ci aspettano ancora circa 750 km: pedaliamo a testa bassa sulla Hwy 1, accompagnati dal rumore di auto, camion e dei treni merci che attraversano le praterie.
Partiamo presto ogni mattina perché il caldo è intenso… tranne una volta: i due geni hanno montato la tenda senza tendere il telo — tanto c’è il sole — e il temporale notturno ci ha bagnato tutto. Per fortuna il vento caldo del mattino ha asciugato ogni cosa in un’ora.

Per evitare per un po’ la rumorosa TransCanada, decidiamo di ripartire su strade secondarie per circa una settimana, qualcuno ci aveva consigliato di stare a Sud, noi abbiamo optato per il Nord.

La prima tappa sarà Fort Qu’Appelle, dove dormiremo in riva al lago nello stesso campeggio comunale in cui sostammo in una precedente attraversata. Proviamo entrambi a pagare sul sito della municipalità, ma i nostri cellulari si bloccano. Chiediamo come fare a una signora vicino all’area tende, che ci dice di non preoccuparci perché gli incaricati passano tutti i giorni a riscuotere il dovuto.

L’indomani, le bici sono pronte, ma nessuno si è visto. Ripartiamo — proprio come undici anni fa — Fort Qu’Appelle ci ha ospitato gratuitamente. Merci, thank you, grazie.

La giornata è dura, dopo soli venti chilometri io ricomincio a soffrire per il mio sopra-sella che mi infastidisce da Vancouver. Oggi è veramente infernale, la sera sono esausto, psicologicamente scoraggiato e l’unica soluzione a cui penso è quella di rientrare a Regina e terminare qui il viaggio. C’è chi dice che la notte porti consiglio, proviamo con una diagnosi aiutati da ChatGpt e la mattina decido di continuare, forse andrà meglio.

Manuela: Gli avvisi meteo parlano di caldo intenso, forti temporali e possibili tornado. Siamo ricoperti di punture di zanzare e tafani e, in più, Franz ha un’irritazione e dolori al fondoschiena, come un brufolo può rovinarti un viaggio 🤭🤬 Cosa altro?
Si consiglia di attraversare il Canada da Ovest a Est per avere il vento delle Prairies alle spalle… ma, per noi, sarà vento contrario per un’intera settimana. Come conforto, cerchiamo di abbandonare i campeggi e dormire nei motel di campagna, tutti fuori dal tempo, alcuni ben tenuti, altri decisamente vissuti, frequentati da viaggiatori di passaggio con stivaloni e pick-up. Quasi sempre costruiti accanto alla ferrovia, i treni merci passano tutta la notte, ma noi dormiamo come sassi.

Cosa dire di questo tratto di strada? Piatto, con colture tutte uguali e nubi di zanzare e tafani pronti ad assalirci a ogni sosta (in un mese siamo già al terzo spray repellente). Un tratto decisamente di una noia mortale.

Due cose però le possiamo scrivere, atrimenti anche il blog rischia i diventare noioso come il panorama.

Viviamo in Nord America da ventuno anni e in ogni stazione di servizio, anche nei luoghi più sperduti, abbiamo sempre trovato un caffè o almeno una tazza di “acqua marrone” (il nostro vecchio amico Kader lo chiama pisse de chevreuil tanto per rendere l’idea), sappiamo che non è come quello italiano, ma qui di Espresso non c’è nemmeno il treno! Qui in Saskatchewan, abbiamo trovato l’eccezione alla regola : in una piccola stazione di servizio ci hanno risposto: “Lo facciamo solo in inverno”.

Secondo aneddoto: il rispetto dei ciclisti. Non c’è stato un solo veicolo che non ci abbia superato mantenendo almeno tre metri di distanza e rallentando; quando non era possibile occupare l’altra corsia, gli automobilisti aspettavano pazientemente il momento giusto per farlo. Il Saskatchewan conquista il primo posto per cortesia.

Meditate, guidatori italiani, meditate.

Manuela: Franz brontola per il dolore al fondoschiena, io mi gratto le decine di punture di zanzara. Odori di campagna non sempre piacevoli e caldo afoso. Siamo stati fortunati a scegliere questo itinerario a Nord, abbiamo evitato le strade allagate e i violenti acquazzoni trovati da altri ciclisti più a Sud. Vento a parte, ci è andata bene. Anche i rari motel sperduti sono accettabili… a qualcuno farebbero inorridire, ma siamo molto adattabili quando si tratta di non montare la tenda sotto i 40° C.

10/14 luglio – Shoal Lake/Winnipeg

Siamo entrati in Manitoba. Differenze? Nessuna, a parte le targhe delle auto. Ritroviamo il verde dei campi, il giallo della canola e le immancabili zanzare. L’unica novità è il caldo: sempre più intenso. Cerchiamo di partire presto, ma alle 7 del mattino ci sono già temperature elevate e arriviamo a destinazione completamente fradici di sudore. Le tappe sono sempre oltre i 100 km perché tra un paesino e l’altro ci sono solo fattorie o coltivazioni. Nelle rarissime stazioni di servizio dove facciamo pausa, niente caffè, solo Gatorade, bibite fredde, granite e gelati.

Manuela: Avete mai incrociato in un distributore di benzina due ciclisti dopo 90 km di vento contrario o laterale, sotto un caldo disgustoso con 36°C, percepiti 47°C per l’umidità? Non è un bello spettacolo!  Nell’unico ristoro della tappa, che non era ancora finita, ci siamo gettati su tutto ciò che era commestibile e freddo.

Siamo a Shoal Lake, dirigendoci verso la camera dell’ennesimo motel, vediamo una e-bike, è quella di Robert Fletcher, 83 anni (https://octoodyssey.com/). Sta facendo la TransCanada dopo essersi fatto registrare nel Guinnes dei primati per aver compiuto, sempre in e-bike, la mitica A2A (Alaska to Argentina) fino a Panama. Naturalmente, ci fermiamo a parlare con lui e la moglie di origine colombiana, che gli fa da supporto seguendolo in auto. Una bella coppia che oggi vive in Costa Rica e con la quale passeremo la serata; avrò anche l’occasione di rinfrescare lo spagnolo con la simpatica signora Gloria. Loro prenderanno un’altra strada meno isolata, ma li ritroveremo con piacere anche due giorni dopo insieme a altre loro due amiche cicliste “non più giovani” Bernice e Johan.

In Canada anche i macchinisti dei treni ti salutano

Nella città di Winnipeg ci sistemiamo in una casa nel quartiere francofono di Saint Boniface. Il nostro programma è di restare qui due-tre giorni per riposarci e fare manutenzione alla bici di Manuela che deve cambiare la catena. Ci incontriamo per una birra o due o tre, con una coppia di viaggiatori conosciuta ieri. David un terapeuta londoniano che è anche un sarto di grandissima classe e esperto ciclo viaggiatore. Con lui c’è Charles, un giovanissimo diciannovenne di Rimouski che è alla sua prima esperienza, complimenti a Charlie che è da quando aveva una decina di anni che sognava di partire in bicicletta ispirato dal suo idolo dell’epoca.

L’ indomani ci concediamo una parentesi culturale visitando la casa di Gabrielle Roy, una delle nostre autrici preferite. Scopriamo la vita della scrittrice canadese e il contesto storico e locale del periodo in cui visse. Una visita davvero interessante.

Manuela: A differenza di Regina, Winnipeg è una città molto piacevole, con un’architettura interessante, ampi spazi verdi e panorami suggestivi alla confluenza del Red River e dell’Assiniboine. Ogni tanto fa bene allo spirito e al cervello fare attività diverse dal pedalare… e per l’olfatto, fare una lavatrice!

Nel pomeriggio ci trasferiamo a casa di Violet e Dan, due ospiti Warmshowers che vivono in un bellissimo quartiere affacciato sul fiume. Qui conosciamo Mia e Béatrice, due giovani cicliste québécoises che stanno percorrendo il nostro stesso itinerario. Scopriamo che una di loro abita addirittura a due passi da casa nostra.

Manuela: Le prodezze di El tonto in vacanza. Il genio decide di seguire una ciclabile in città, passando sotto un ponte lungo il fiume… Risultato: impantanati, ruote bloccate dal fango, lerci fino all’inverosimile e costretti a finire in un car wash. @#%&! a chi diceva: “Dai, si passa, non vedi che è secco!”.

Domani sarebbe la partenza dalla capitale del Manitoba, ma la pioggia che continua fino a mezzogiorno, la gentilezza e l’ accoglienza dei due ospiti, ci convince a restare un’altra notte all’asciutto. Le ragazze partono oggi sotto l’acqua, beata gioventù.

Manuela: Ci fa sempre piacere incontrare persone nuove e gli ultimi incontri sono stati molto gradevoli. Chi è giovane o meno giovane, chi pedala per un sogno, chi per passione, chi per mettersi alla prova o per sostenere una causa, sulle due ruote siamo tutti uguali, semplicemente cicloviaggiatori.

Ripartiamo sotto il sole e con una brezza nella giusta direzione che ci fa arrivare velocemente al pannello del centro longitudinale del Canada. Abbiamo percorso circa 2.500 km da Vancouver e ce ne restano altrettanti per arrivare a Québec.

Le ultime notizie ci informano che il Nord dei Grandi Laghi è difficile da percorrere a causa degli incendi, ci dirigiamo quindi verso Sud, domani si entra negli USA, la via più breve per tornare a casa passa da qui.

Manuela: Evviva, le Prairies sono finite!!! Iniziavo a non farcela più. Per passare il tempo mi sono messa a contare gli animali morti sul bordo della strada in ordine di quantità: tanti uccelli, farfalle, cani della prateria, rane, serpenti, anatre, puzzole, procioni, cervi, istrici, un gallo, un gatto, un lupo e un orso… ma nessuna nuova targa.

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Autore: SOS - Vivere viaggiando

Siamo una coppia italo-canadese appassionata di sport all'aria aperta. In passato abbiamo praticato attività come l'alpinismo, lo sci e il ciclismo. Dal 2021 siamo in pensione e abbiamo deciso di trascorrere il nostro tempo libero girando il mondo in bicicletta, unendo le nostre passioni per i viaggi, la natura, la fotografia e la scoperta di nuove culture.

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