Profumo di casa!
Il “confine” tra l’Ontario e il Québec è a soli 50 km. Seguendo tranquille strade di campagna, ci arriviamo rapidamente, poi alcune piste ciclabili e due ponti ci portano sull’isola di Montréal. Seguiamo quindi la strada che costeggia il fiume San Lorenzo e concludiamo la tappa a Pointe-Claire, un elegante quartiere in zona aeroporto, dove passeremo la notte. L’indomani ripartiamo pedalando sulle altre ciclabili cittadine che ci accompagnano verso il Pont Champlain. Attraversiamo questo ponte sul fiume e, in un attimo, ci ritroviamo sulla Rive-Sud, pronti a proseguire il nostro viaggio verso casa.
Sul Pont Champlain, nel punto più alto, abbiamo una vista perfetta sul profilo — o meglio, per dirlo in italiano moderno, sulla skyline — dei grattacieli del centro città. È una Montréal molto cambiata rispetto a vent’anni fa, quando ci stabilimmo qui. All’epoca, ricordo che durante il corso per i nuovi immigrati ci avevano detto che un vero Montréalais conosce il nome di ogni “tour”… li imparammo tutti, fortunatamente all’epoca ce n’erano molte meno di adesso.






Arrivati dall’altra parte del ponte, abbandoniamo la strada lungo il fiume e, invece di prendere la via più breve verso casa, puntiamo a est, verso Granby. Se per i turisti la città è conosciuta soprattutto per il suo grande zoo, noi ci andiamo per tutt’altro motivo, rivedere Krishna. L’avevamo conosciuta un paio d’anni fa come ospite Warmshowers e da allora siamo rimasti in contatto. È stato un piacere ritrovarla e conoscere il suo compagno Louis David e la vera padrona di casa, la piccola Anna.
Manuela: Si dice che rifare sempre le stesse strade possano annoiare, ma quando si è in viaggio da tanti mesi, tornare su quelle che già si conoscono è rassicurante e piacevole, proprio come ritrovare persone che non si vedevano da tempo. Le gambe oggi non girano, sono stanca, pedalo piano con la scusa di voler guardarmi attorno. Quante mega-ville in questo quartiere, a ovest della metropoli! Case da milioni, con vista spettacolare sul fiume. Peccato che ogni due minuti ti passi un aereo sopra la testa, tanto basso da poter distinguere il logo della compagnia sul timone.
Durante la cena arriva un messaggio. Béa, la ciclista con cui abbiamo pedalato qualche giorno fa, ci invita a casa dei suoi genitori, a Sherbrooke, offrendoci ospitalità e un BBQ per la serata. Sarà una deviazione di 110 km, ma come si fa a dire di no a un invito del genere? Mi sento facilmente corruttibile! E poi ci fa davvero piacere conoscere i genitori di questa giovane adorabile. La sua famiglia è accogliente e gentilissima, ci sentiamo subito come di casa. A tavola, suo papà, appassionato di vino, aprirà una bottiglia di Brunello di Montalcino, uno dei rossi più rinomati d’Italia e uno dei miei preferiti.
Manuela: Quali sono le probabilità di incontrare una persona a migliaia di chilometri da casa, che sta facendo il nostro stesso percorso in bicicletta, scoprire che abita a due passi da casa, farsi invitare dai suoi genitori a 300 km di distanza e scoprire che suo padre era compagno di università di un nostro carissimo amico? Il caso fa giri strani! Grazie mille per la magnifica serata, ho ritrovato l’energia per pedalare fino a casa.
Purtroppo, dopo Sherbrooke, il ritorno sulla nostra strada ci obbligherà ad affrontare continui saliscendi, ma saremo sempre su una tranquilla pista ciclabile, niente più stress da traffico. Stiamo puntando verso Richmond, dove vogliamo pernottare al Motel de la Gare. È la terza volta che ci fermiamo in questo piccolo albergo di una quindicina di camere, tutte pulitissime e rinnovate, con prezzi davvero abbordabili. Il proprietario, Vincent, è una persona squisita. A chi dovesse passare da queste parti consigliamo davvero una sosta.
Manuela: Dopo aver salutato Béa e i suoi genitori, ho continuato a pensare a nostra figlia, che è quasi sua coetanea. Ho proprio voglia di riabbracciarla al più presto. Arrivati a Richmond, ho pensato ancora più intensamente a lei quando ci siamo ritrovati in mezzo a un’esposizione di auto lungo la via centrale del paesino. Nostra figlia, che adora le auto, si sarebbe divertita un sacco.






Due anni fa avevamo percorso gli ultimi 160 km che ci separano da casa in una sola tappa. Ce la faremo anche domani o ce la prenderemo comoda? Oggi una fastidiosa pioggerellina ci accompagna per buona parte della mattina, bagnandoci, ma non sarà questa la notizia del giorno.
Dopo 20 km il telefono suona.
— Buongiorno, sono Vincent.
Non lo lascio nemmeno continuare e gli chiedo subito cosa abbiamo dimenticato.
Questa volta la colpevole è la moglie di El Tonto, la famosissima La Tonta. Durante la sua ispezione pre-partenza, ha lasciato il cellulare sul letto.
Stanchezza? A El Tonto questa scusa non interessa, oggi si è guadagnato un credito per le sue solite dimenticanze!






Niente tappa lunga fino a casa, ancora una notte sulla strada e finalmente vediamo in lontananza il Pont de Québec. Un boulevard, una salita, svolta a destra e svolta a sinistra. Siamo a casa!
Manuela: Ricevo un messaggio da mio cugino Marco, ingegnere e persona molto pragmatica: «So che siete finalmente arrivati a casa. Sicuramente è un’emozione parte del viaggio anche il tornare a rivedere Lucrezia, dormire nel proprio letto, usare il proprio wc!!!» SÌÌÌÌ! Sentimenti ed emozioni a parte, la cosa concreta che più mi è mancata è stata proprio dormire nel mio letto comodo, tra lenzuola profumate, e non dover più nascondermi dietro a un cespuglio o mettermi in posizione Wi-Fi per poter andare in bagno.
Non potevo trovare frase più poetica per concludere il resoconto di questo viaggio! Ma vi assicuro che, dopo mesi di vita da nomadi, alla fine sono proprio solo le comodità più basilari a mancare. I tanti disagi non sono ciò che ricordiamo, perché sono ampiamente compensati dal piacere di vivere viaggiando. 😉

La morale del viaggio
Sono partito dal Perù con il morale sotto i piedi o, meglio, sotto le ruote, deluso per non essere riuscito a realizzare il mio sogno. La Trans Canada mi ha tirato fuori dalla mia crisi mistico-esistenziale? Assolutamente no! Non so perché, ma dopo più di cinquemila chilometri di strade che non mi sono piaciute più di tanto, mi sono ritrovato anche con un mal di chiappe puntuale, ogni giorno, dopo le prime ore di pedalata e di ore in sella ne abbiamo fatte circa trecento!
Consiglierei ad altri la Trans Canada? No, in Nord America ci sono itinerari molto più interessanti, la vedrei solamente come prestazione sportiva, un coast-to-coast.
Avrò qualcosa di positivo da ricordare? Certamente! Le persone incontrate, come in ogni viaggio sono sempre il più bel ricordo: i Warmshowers Ann e famiglia di Vancouver, BC; Dean di Princeton, BC; Eliot di HK/Toronto e Jeff dello stato di Washington incontrati a Christina Lake e con i quali abbiamo percorso la tappa più bella dell’intero viaggio; i Warmshowers Rick and Sue di Kootenay, BC ; la famiglia di Ramona del Montel Lodge di Kootenay Lake che ci ha offerto una fantastica cena a base di crostacei; i Warmshowers Tara and Andrew di Cranbrook, BC; Charlie di Rivière du Loup e David di Londra con cui abbiamo bevuto un paio di buone birre a Winnipeg; i Warmshowers Viola e Dan di Winnipeg, MB; le giovani québécoises Mia e Béa incontrate a Winnipeg; lo sconosciuto in Michigan che ci ha offerto un passaggio con il suo pickup durante il temporale; i Warmshowers Isobel, Ben e il piccolo Elliot di North Bay, ON; il Warmshowers Aubrey di Deep River, ON; Krishna e la sua famiglia di Granby, QC; i genitori di Béa a Sherbrooke, QC che ci hanno viziati con BBQ e Brunello; infine Vincent il proprietario del Motel de la Gare che ha riportato il telefono a La Tonta.
Un’altra cosa che mi farà comunque ricordare con piacere la Trans Canada nonostante le rumble strips, il traffico e la noia delle Prairies è che con questo percorso abbiamo terminato il periplo del Nord America, iniziato 5 anni fa con il nostro primo viaggio in bicicletta. Avrò così la possibilità di terminare un nuovo libro (che ho già cominciato a scrivere).
Manuela: È difficile aggiungere qualcosa a quello che ha scritto Franz, perché condividiamo lo stesso pensiero. Non volevo rientrare a casa con l’amaro in bocca dopo il fallimento della Perù Divide, così ho proposto a mio marito di pedalare sulla Trans Canada, per ripartire con una nota positiva… oppure, a dire il vero, era un modo per punirlo, visto quanto ero arrabbiata con lui per aver mollato in Perù! 😜
Poi, però, il destino ha fatto la sua parte, facendogli soffrire le pene dell’inferno sulla sella… Poveretto! Con tutto quello che ha patito, direi che ha spurgato proprio tutto. 😂 La noia delle strade monotone che ho dovuto purgare io, al confronto, non era nulla!
E poi c’è sempre il nostro patto, quello che vale soprattutto quando uno dei due attraversa un momento difficile: ci si supporta e ci si sopporta e se non ci si diverte più, si cambia tipo di viaggio, senza rimproveri né rimorsi… qualche borbottamento, però, è concesso!

E poi? Vorrei terminare questo ultimo articolo “transcanadese” con una mia libera interpretazione del celeberrimo monologo di Rutger Hauer tratto da un ultra-celeberrimo film:
Ho visto cose che la maggior parte degli esseri umani può solo immaginare.
Ho visto valanghe sulle Alpi, la spiritualità del Potala e il cielo stellato sul Salar de Uyuni.
Ho visto fulmini balenare a pochi metri da me sulle strade del Canada.
Tutti quei momenti non potrò mai dimenticarli, sono impressi nella mia memoria.
Non è ancora tempo di morire, ma forse è tempo di cambiare modo di viaggiare?
Bye et à la prochaine!
