ITALIA – Le bellezze del tacco

Dalla costa del Gargano fino al Salento, tra antichi ulivi, trulli, città bianche e cibo delizioso. Nella testa tante idee per pedalare su nuove strade… o vecchie sfide.

1/16 maggio – La Puglia

Finalmente entriamo nella settima e ultima provincia italiana del nostro giro in Italia.

Trascorriamo un giorno intero di “Dolce fare niente” a Lesina, un tranquillo paesino sull’omonimo lago, all’inizio del Gargano. Passeggiando per il centro, io e Manuela, ci guardiamo sorridendo perché non riusciamo a capire una sola parola di quello che dicono le persone. È certo che anche loro direbbero la stessa cosa se ci ascoltassero parlare in dialetto bresciano, questo è il bello dell’Italia: ogni città una lingua completamente diversa.

Cerchiamo di pedalare lungo strade secondarie, sgarrupate e senza traffico in mezzo a campi coltivati fino a Peschici.  Il giorno dopo affrontiamo quella che sarà l’unica tappa dura sulle rive dell’Adriatico. Le salite sono lunghe e ripide, siamo forse noi troppo fiacchi? Qualunque sia la risposta, siamo contenti di essere qui.

Manuela: Su un sentiero incrociamo i cartelli della Via Francigena. Peccato aver dimenticato a casa il passaporto del pellegrino: avremmo potuto aggiungere nuovi timbri a quelli già raccolti fino a Roma. Da qui a Santa Maria di Leuca seguiremo ancora il suo percorso.

Sulla strada per Mattinata abbiamo visto scorci da cartolina: Vieste e la Baia delle Zagare per fare due nomi, ma tante altre calette fenomenali. E la cena non sarà da meno; tra fritto misto di pesce e guazzetto con polpo abbiamo fatto fatica a rientrare in albergo.

Manuela: “Peschici, le case bianche arroccate sulla scogliera, che luogo romantico e pittoresco”. Chiamo mia mamma perché ho dei vaghi ricordi di un’estate in famiglia: “Avevi 18 mesi, ti ricordi solo perché hai visto tante volte le fotografie e tutte le volte che si nominava la Puglia dicevo che era stata una vacanza terribile, da incubo! ” …ahahah...

Con l’arrivo a Margherita di Savoia le vere salite sono già finite. Cerchiamo di scappare dai nuvoloni neri e dalla pioggia, ma non possiamo perderci una sosta in un caseificio per acquistare delle mozzarelle di bufala freschissime.

Manuela: Il Gargano merita la strada tortuosa che ci siamo fatti per visitarlo, da un lato il mare con acqua cristallina con il profumo di salsedine e dall’altro il bosco umbro, fitto, ombroso dall’odore di muschio e funghi. In piena stagione dicono che sia affollatissimo e che i prezzi siano alle stelle, noi ce lo godiamo nella tranquillità della bassa stagione, unica pecca: niente tuffi nel mare!

La bontà della bufala

A Manfredonia ci fermiamo a chiacchierare con un giovane che lavora come ingegnere su piattaforme off-shore e che sogna di viaggiare in bici. Ci dice che quando propone agli amici di partire con lui, gli viene risposto: “Non sei povero, perché dovresti girare in bicicletta?”.

Ripensiamo a lui quando, arrivati al B&B, il proprietario — con borsello Louis Vuitton — alla richiesta di un buon ristorante ci indirizza verso un bar che fa panini e, per la spesa, ci consiglia il supermercato “più economico”. Queste parole ci confermano il binomio inevitabile: ciclo-viaggiatore uguale pezzente.

Non ragioniam di lor ma guarda e passa…

Prima di arrivare a Bari, sosta a Trani per visitare la bella cattedrale romanica del 1200 e il castello Svevo.

Da giorni notavo una certa disinvoltura verso le basilari regole stradali, ma oggi il mio cervello ha fatto un altro “click”: quasi nessuno usa la cintura di sicurezza e molti guidano con il cellulare in mano. Una scelta che riguarda uomini e donne, e che non ha nulla a che vedere né con la virilità né con facili stereotipi geografici.

Manuela: Tra saline un po’ trascurate, discariche e zone industriali dove si lavora la pietra calcarea locale, l’ingresso a Trani non è dei più scenografici. Poi tutto cambia in meglio: vicoli di case bianche in pietra, il castello e la suggestiva “cattedrale sul mare” in una posizione davvero eccezionale. Uhaooo!

Nella scelta di cosa visitare e cosa no, non ci fermiamo a Bari, facciamo solo in modo di superare questa città indenni. Attraversandola ci guardiamo attorno e preferiamo fermarci per la notte in periferia in un posticino sulla costa: bello, ben gestito e tranquillo.

Passiamo da Poligliano a mare, dove nacque Domenico Modugno, foto accanto alla statua e, già che ci siamo, pausa pranzo sulle panchine panoramiche vicino alla scogliera. Qui siamo allietati dai turisti ben vestiti che si fanno selfie con labbra a culo di gallina e/o gambetta tesa per snellire la figura…

Manuela: Quando arriviamo in luoghi super turistici, tra persone eleganti e vetrine irresistibili, mi viene una voglia di indossare una gonna, truccarmi e sistemarmi i capelli. Ma dura cinque minuti, in sella alla mia bici mi diverto troppo.
L’unica vera tentazione è vedere cose meravigliose nelle vetrine, voler comprare tutto e non poterlo fare. Il cicloturismo è uno sport anti-shopping.

Dopo Monopoli – no, il famoso gioco non c’entra nulla con questa città – inizia una bella salitona che ci porta a Alberobello, siamo nella regione dei trulli. La giornata piovosa ci fa scegliere di prendere qui la giornata di riposo settimanale. Chi ce lo fa fare di bagnarci? Rimaniamo comodamente alloggiati in un bel trullo ristrutturato in gentile compagnia di due sorelle francesi (Marie, nous l’avons finalement publié 😉) con le quali condividiamo lo spazio cucina e chiacchierate sulla vita.

Manuela: I trulli, patrimonio UNESCO: bellissimi. Ad Alberobello c’è gente ovunque, educata e molta no, casinista e poca no. Per il nostro modo di viaggiare, troppa confusione. Avremmo dovuto visitarli alle cinque del mattino per goderceli con più calma. Anche questa tappa però è fatta, e siamo felici di tornare nella campagna del Salento, tra gli oliveti secolari, terra dei nonni materni di Francesco.

Inizia per noi un bel tratto della “Ciclovia dell’acquedotto pugliese”, passiamo accanto a un cartello dichiarante un finanziamento dell’UE per svariati milioni. Quello che constatiamo è un bel lavoro di recupero che ha dato ottimi risultati. Il posto è molto frequentato e incontriamo anche Beth e Mike, una giovane coppia di pensionati americani che sta attraversando l’Europa. Abitano nello stato di New York, a poche ore di auto da noi, ci scambiamo qualche informazione sulla strada e qualche commento sulla maleducazione degli automobilisti italiani.

E a tal proposito, oggi sentiamo passare la sirena di un’ambulanza, giriamo la curva e vediamo un’auto schiantata contro un muretto. Un poliziotto dice all’altro:”…era senza cintura e stava telefonando…”. Servono commenti? No!

Arriviamo in salita nel centro storico di Ostuni, anche questo invaso da turisti. Dopo una breve visita ritorniamo sulla costa, per diversi chilometri sempre con lo sguardo verso il mare, spiagge rocciose, faraglioni, scogliere e varie grotte. È a Otranto che oltre alla pausa caffè, dopo aver girovagato nel centro, ci concediamo una piacevole sosta per il pranzo in una friggitoria: pesce fritto sublime!

Manuela: ci vorrebbero svariate settimane per visitare tutte le bellezze pugliesi e assaggiare le prelibatezze della cucina locale. Seguiamo i consigli di Natalie e Chantal, due care amiche québécoises che conoscono meglio di me questa regione, quasi me ne vergogno… grazie per i vostri preziosi consigli.

All’uscita dalla visita della cattedrale, ricca di mosaici e sculture, ci aspetta una sorpresa, ritroviamo infatti Franco, il ciclo-viaggiatore di Vancouver incontrato tempo fa tra Ortona e Vasto.

Lungo gli ultimi chilometri prima dell’ultima notte sull’Adriatico, ci fermiamo a mangiare un frutto sulla costa vicino a una delle svariate torri storiche (XV-XVI secolo) di avvistamento. Cercando il segnale telefonico, ci accorgiamo che oltre ai fornitori italiani, ci viene proposto un gestore albanese. In questo punto il canale d’Otranto è largo circa 75 km e in certe giornate è possibile vedere le montagne di quel paese. Curiosità geografica 🙂.

E dopo 24 tappe i due arrivarono a Santa Maria di Leuca. Come leggiamo su un’iscrizione alla base di un monumento siamo arrivati a: de finibus terrae.

Manuela: Giro di boa, passiamo dalla costa adriatica a quella ionica, venendo verso sud abbiamo avuto sempre il vento contrario da Venezia, adesso ancora contrario andando a nord, la legge di Murphy o del ciclista?

Vento dello Jonio

Ci fermiamo a Gallipoli per un cappuccino con pasticciotto, nel suo affascinante centro storico sull’isola. Poi tappa obbligatoria nel paese di Alezio per rendere omaggio ai miei nonni materni, ricordo ancora quando ci spedivano al nord cassette di arance e frise di orzo.

Manuela: A testa bassa nell’entroterra per raggiungere Lecce, il paesaggio non è stimolante o noi non siamo ricettivi. Siamo ormai concentrati a organizzare i prossimi mesi e i grandi trasferimenti con i mezzi pubblici e gli aerei sono spesso problematici e stressanti. Lecce è una città molto piacevole e dall’architettura affascinante, i giorni passati qui ci permettono di calmare i nostri animi e pianificare il futuro.

La morale del nostro viaggio sulla costa adriatica è la conferma di quanto sostengo da sempre: l’Italia – senza paura di essere sciovinista – è il più bel paese del mondo. In 1.500 km possiamo vedere il Monte Bianco, le Dolomiti, città come Venezia, Firenze e Roma, il mare della Sardegna, della Sicilia e del Gargano, storia, cultura, design e gastronomia, ma… c’è sempre un ma!
Gli italiani non sono sempre le persone migliori nel valorizzare il proprio paese e nell’accogliere bene i turisti.

Come ciclista: purtroppo in questi 1.600 km, gli unici guidatori che ci hanno rispettato avevano targhe D, CH o NL. In un paese dove il ciclismo è uno sport di grande tradizione, che tristezza! Dato che siamo passati dalla tomba del sommo poeta, citerei questo passaggio della Divina commedia: “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza“.

Per noi, l’avventura italiana è finita, continuiamo verso nuove destinazioni.

PRO
– Fino al Gargano abbiamo trovato circa l’80% del tracciato su ciclabile.
-Il bidet! Gli stranieri non posso capire quanto sia comodo.
– L’ospitalità degli albergatori, abbiamo sempre incontrato persone piacevoli.
-La varietà nella tradizione culinaria, si mangia bene ovunque.
– Ogni pochi chilometri un qualcosa da visitare.
CONTRO
-Lo schifo dei rifiuti lungo la strada. Ci sembravi di essere sulle strade di alcuni paesi del terzo mondo.
– Gli automobilisti… Inutile dire il perché.


– I pochi campeggi aperti fuori stagione sono costosissimi, poco meno di un hotel.

– Per un ciclista che cerca di ritornare nel peso forma, impossibile, troppe tentazioni gastronomiche.

ITALIA – E dopo Venezia iniziamo la Ciclovia Adriatica

Dalla Laguna veneziana percorriamo la costa fino all’inizio del tacco. Siamo a mille chilometri pedalati e la penisola per noi è quasi terminata.

21/24 aprile – Da Chioggia a Pesaro, la Romagna delle spiagge

La BI6, Ciclovia Adriatica, parte da Trieste. Noi la abbiamo raggiunta a Jesolo (Venezia) e la seguiremo fino a Santa Maria di Leuca, alla punta del tacco dello stivale.

Da Chioggia, piacevole città lagunare, entriamo nel Parco del delta del Po. Percorriamo stradine sterrate con un continuo zigzagare tra canali, argini, lagune, fino a ritrovarci bloccati sulla sponda di un canale con, a soli 200 metri, Porto Levante. Scopriamo che il mini-traghetto è in funzione dal venerdì alla domenica, anche se i cartelli ufficiali danno indicazioni diverse.

Torniamo indietro per alcuni chilometri, imbocchiamo la Romea – una delle strade statali più trafficate e pericolose d’Italia – e dopo altri chilometri tra il rumore continuo del traffico, rientriamo sul percorso ciclabile dove saremmo arrivati con 5 minuti di barca.

Sosta notturna in un piccolo albergo nella campagna rodigina e poi si prosegue tra le varie ramificazioni del delta. Anche oggi ci aspetta una lunga deviazione a causa di un ponte inagibile, ci consoliamo ammirando dei gruppi di fenicotteri rosa.

Altro pezzo di Romea per raggiungere le Valli di Comacchio. I vecchi argini sono stati consolidati per costruire una ciclabile spettacolare, si pedala su una striscia di terra circondati da acqua: l’anello di Magnavacca.

A fine tappa i chilometri saranno novanta e da domani si comincerà sulla riviera romagnola: il mare alla portata di tutti ovvero la democratizzazione della spiaggia.

Manuela: tutti gi studenti italiani hanno visto almeno una foto di questo delta nei libri di geografia. Io penso alle nuvole di zanzare che mi assalgono appena mi fermo… chissà in estate!

La riviera romagnola

Terminato il delta, si entra a Ravenna con una deviazione obbligata per vedere la tomba di Dante Alighieri. Per quanto la maggior parte degli studenti italiani non lo ami, nessuno potrà mai negare che il sommo poeta sia stato il padre della nostra lingua e che abbia scritto uno dei capolavori della letteratura mondiale. Pablo Neruda incorniciò nella sua casa di Isla Negra in Cile dei versi di Dante e un collegio universitario di La Habana a Cuba gli dedicò una statua in bronzo come uno dei Padri delle lingue.

Manuela: Onoriamo uno dei simboli della cultura italiana. La Divina Commedia è un incubo per gli studenti, quasi come una gita scolastica qui. Noi ci divertiamo a osservare i loro sguardi persi, sembrano tutti in punizione… mentre alle insegnanti offriamo un bonus per il Paradiso.

Dopo la visita del centro storico di Ravenna, cominciamo a pedalare sulla costa della Romagna, una spiaggia di sabbia fine a perdita d’occhio. Non sappiamo quanti siano gli alberghi su questo tratto di mare Adriatico, ma c’è ne sono veramente molti! Dormiamo in un paio di pensioni dai prezzi veramente economici e veniamo sempre accolti con sorrisi e gentilezza. 

Ci fermiamo a scattare un paio di foto ricordo in uno dei circa mille stabilimenti balneari in cui gli “addetti ai lavori” stanno iniziando a preparare la spiaggia per la nuova stagione estiva.

Le distanze tra gli ombrelli sono minime, ridendo pensiamo che se ti sta antipatico il tuo vicino sei rovinato per l’intera vacanza.  In estate, personalmente, non riuscirei a stare in questi posti nemmeno una settimana!

Manuela: mi è difficile immaginare il caos di gente su queste spiagge, sono contenta di vederle fuori stagione. Anche se è ancora tutto quasi chiuso i vecchi “vitelloni” sono già all’attacco sfoggiando “Speedo” rosa e panterati, con una pancia da piadina ben farcita.

Una sosta è però doverosa. A Cesenatico ci fermiamo per una foto ricordo davanti al monumento dedicato a un mito nato in questa cittadina: il Pirata Marco Pantani. Uno dei pochi ciclisti della storia capace di vincere Giro e Tour nello stesso anno.

Manuela: io che adoro pedalare in salita e che vengo soprannominata dal marito “pantanina”, dovevo farmi fotografare davanti alla sua statua. Qui sarà tutto piatto, ma i tornanti sul San Bartolo sono un buon allenamento; mannaggia alle bici cariche, mi sarei divertita di più su una bella due ruote super leggera in carbonio come quelle che mi hanno superato alla grande.

Dopo Cattolica, entriamo nella quarta regione: le Marche. Affrontiamo la prima vera salita, passiamo il piccolo paesino di Fiorenzuola di Focara e poi scendiamo a Pesaro dove passeremo il fine settimana ospiti del cugino di Manuela e della sua simpaticissima famiglia.

25/26 aprile – Pesaro

Lungo fine settimana di riposo… Ma anche all’ingrasso. Nel fine settimana siamo viziati da Marco e Ilaria e ci ritroviamo a fare gli “zii” ai loro tre figli Giovanni, Adele e Livia. Passeggiata nel centro storico davanti alla casa natale del compositore Gioacchino Rossini, passaggio davanti alla palla dello scultore Arnaldo Pomodoro, cena a base di pesce in casa. Giretto nell’entroterra pesarese e cena in trattoria dai nonni. Ritorno a Fiorenzuola e pranzo al ristorante…

Grazie della vostra ospitalità cari cugini, abbiamo passato due giorni stupendi… ma la linea…

Manuela: Quanto sono felice di aver trascorso questi giorni da mio cugino, sua moglie e i loro tre fantastici bambini. Vivendo a 6.000 km di distanza ci si vede raramente, ma i ricordi della nostra infanzia sono indelebili e gli insegnamenti dei nostri padri idem. Spero di rivedervi presto in Canada.

27/30 aprile – Verso la Puglia

Ad Ancona affrontiamo la nostra seconda salita degna di questo nome. Subito dopo il centro storico si comincia a spingere e così sarà fino a fine giornata. L’ingresso nel capoluogo non è molto piacevole: strada trafficata e senza ciclabile, una raffineria, il porto, la stazione. Un peccato perché il piccolo centro storico sarebbe anche interessante. La domanda è questa: esiste una città italiana con un centro storico brutto?

Magnifica vista del mare in cima al Monte Conero e poi sosta notturna in un minuscolo paesino. Controlliamo cosa ci resta in borsa e decidiamo, per pigrizia, di non uscire a cena. Questa sera si ozia in camera.

Manuela: lungo la costa molti grandi immobili abbandonati, sono tutte ex-colonie dove generazioni di bambini venivano spediti in vacanza. Perché non ristrutturarli, ma continuare a distruggere territorio con nuove costruzioni? Quanto sono belle le spiagge che si vedono dalla strada che sale sul Conero, qui verrei volentieri in estate a fare un tuffo.

Si riscende a livello del mare. La costa comincia ad offrire dei panorami più vari. Sarà però da Ortona a Vasto che potremo percorrere una delle più belle ciclabili su cui abbiamo pedalato. Pavimentazione perfetta, in riva al mare, gallerie della vecchia ferrovia perfettamente illuminate. Una giornata ideale che è iniziata incontrando Franco, un ciclista settantenne di Vancouver. Restando in tema canadese la seconda colazione l’avevamo fatta nella piazza di Ortona dedicata proprio ai caduti canadesi della II guerra mondiale.

Prima di affrontare il corto sterrato di Punta Ardeci, viviamo una breve avventura con quattro giovani ciclisti per attraversare una frana che ha distrutto una parte della ciclabile. Tutto bene grazie alla collaborazione di tutti, solo qualche sbucciatura e molto fango sui pantaloni e sulle scarpe. Purtroppo, nuova sosta anticipata il giorno successivo a causa dell’inagibilità di un ponte.

Manuela: da giovane visitai tanto l’Italia con i miei genitori ma non ricordavo questa regione, bellissima! una strada solo pedonale o ciclabile, come sfondo solo il rumore del mare con vista su piccole spiagge e sulle antiche costruzioni dei pescatori qui chiamate trabocchi. Che bella giornata, tranne questi maledetti ponti che ci perseguitano!

Finalmente vediamo il cartello stradale che ci avvisa che siamo in Puglia, l’ultima delle sette regioni che attraverseremo durante la nostra discesa nel Meridione italiano.

La costa dei trabocchi
e una delle gallerie

ITALIA – Direzione Est

Ripartiamo da Brescia per pedalare fino a Venezia e cominciare un viaggio sulle orme del suo più illustre cittadino.

A metà marzo lasciavamo un Québec (Canada) molto freddo e innevato per volare verso Est, prima tappa l’Italia.

A Brescia diamo in custodia alla nostra famiglia bagagli e biciclette. Dopo un breve saluto riprendiamo un aereo verso Catania per visitare la Sicilia in compagnia di nostra figlia. Apprezziamo il piacere di fare i turisti automuniti per due settimane, approfittando dei paesaggi e della gastronomia di questa isola. Al rientro ci aspettano amici di gioventù e famigliari che non vediamo da tanto tempo. Meglio ripartire velocemente perché siamo “all’ingrasso” e rischiamo di non riuscire più a pedalare!

Il programma di questo nuovo lungo tour ciclistico prevederebbe di andare verso Est, sempre più a Est. Nel frattempo, qualcuno ha pensato bene di giocare alla guerra e metterci dei missili tra le ruote. Per ora la nostra prima destinazione è il Sud Italia, poi si vedrà.

Manuela: Grazie per l’ospitalità a mamma & boyfriend, sorella/cognato & nipoti, zii e amici, ci manchereteUna lacrimuccia anche per nostra figlia che rientra a casa, ma qualcuno dovrà pur lavorare per pagarci la pensione 😉.
Una mia cara amica d’infanzia ci ha chiesto di incontrare i suoi studenti per parlare di cicloturismo. Grazie Raffy per questo bell’inizio di viaggio, i tuoi studenti sono super!

Partenza da Chiari

14 / 20 aprile – Brescia, Verona, Padova, Venezia

Attraversando la provincia di Brescia, la prima tappa è un vigneto nel quale, 45 anni fa, trascorsi moltissime ore lavorando come viticoltore e alla cui piantumazione partecipai personalmente.

Dopo la sosta “nostalgica” siamo invitati a prendere un caffè da quella che ancora oggi considero una seconda mamma: la mia ex-bambinaia Ernesta.

Si rimonta in sella e, continuando tra le viti della Franciacorta che iniziano a riempirsi di foglie, arriviamo nel centro storico della città di Brescia.

Brescia non è conosciuta turisticamente quanto altri celebri capoluoghi italiani, ma merita una sosta per chiunque ami l’arte e la storia. Il centro storico conserva eleganti palazzi, un interessante duomo romanico, importanti rovine romane e musei di grande interesse.

Manuela: pedalare sulle strade dove ho trascorso la mia infanzia è una sensazione stranissima, un misto tra nostalgia e riscoperta. È su queste strade che ho imparato a pedalare e sulle quali già da adolescente sognavo di esplorare il mondo  sulla mia bici Bianchi colore beige.

Una prima tappa sul lago di Garda e un  appuntamento con Robi Abrami – l’inventore del cavalletto Biri (@bikerando_official_) – in Piazza Bra a Verona. Con lui arriveremo poi a Soave per la sosta notturna e una piacevole cena in compagnia discorrendo di viaggi, sogni e incontri.

Nuova provincia per salutare dei cari amici. A Padova dormiremo, mangeremo e berremo da Mara, Alessandro, Alice, e i gatti Pepe & Kumo. Alessandro, grande fotografo, anche lui ciclista, è stato uno dei nostri storici compagni di viaggio. Ci accompagna pedalando fino a Dolo, poi lui rientrerà per evitare la pioggia.

Manuela: che fatica i primi giorni sulla sella dopo 4 mesi di pausa. Ho mangiato troppi  cannoli e cassate in Sicilia? e forse caricato male la bici? #$@!&…dopo 200 km scopro che la mia ruota dietro era frenata !!

Con il nostro amico Alessandro

Raggiunto il Lido di Jesolo, attraverso belle ciclabili affacciate sulla laguna, possiamo vedere negli specchi d’acqua moltissimi fenicotteri e cigni. Qui c’è la pace assoluta e la pedalata è sempre tranquilla.

Da Punta Sabbioni ci trasferiamo sul Lido di Venezia con un traghetto e da lontano possiamo ammirare i palazzi storici di Piazza San Marco. L’avventura del primo traghetto è particolare e mi ha confermato la fama dei veneziani di non essere molto cortesi. Alla biglietteria una sgarbatissima, nonché antipatica impiegata, infastidita dalle mie domande, mi zittisce un paio di volte perché non vuole ripetere. Mi scuso, volevo solo pagare il biglietto e sapere gli orari! 

Capisco che Venezia sia soffocata dal turismo di massa, ma è anche grazie ai visitatori se la città continua oggi a vivere e prosperare.

Al primo traghetto siamo arrivati poco prima di due coppie di austriaci. La regola dice che è discrezione del personale di bordo fare salire le bici e solo fino ad un massimo di 4. Il traghetto è vuoto, ma l’inflessibile controllore lascia a terra le due bici di troppo.

Nei due traghetti successivi ci sono molti posti disponibili e arriviamo così a Chioggia senza intoppi. La laguna è finita e ci dirigiamo verso il parco della foce del fiume Po.

La prima settimana del nuovo viaggio è terminata, finalmente siamo riusciti a visitare le isole della laguna veneta e lo abbiamo fatto con le nostre bici.  Avremmo voluto scattare una fotografia davanti alla cattedrale di Piazza San Marco, ma purtroppo per i “velocipedi” (perché la burocrazia non le chiama semplicemente “biciclette”?) non è consentito l’accesso in città. Nella città più spettacolare del mondo non abbiamo incontrato solo persone sgarbate, ma anche gente simpatica e gentile: il signore di Gallipoli alla reception dell’hotel del Lido, la signora vicentina che ci ha offerto un caffè prima di partire, i ragazzi del bar Cuore di Pellestrina.

A volte basta un sorriso e un grazie per allietare la giornata di tutti.

Manuela: Nonna Elena, mi avresti detto che ero matta a voler pedalare tra i vicoli e canali della tua adorata Venezia! Ma dovevamo partire da qui, per seguire le tracce di Marco Polo.