E si ricomincia in America del Sud, Colombia

Siamo in Sud-America, il primo paese è la Colombia. Arriviamo nella capitale e facciamo i turisti, poi si risale in sella e si prosegue verso Sud.

26 marzo – Bogotà
Dopo un consulto familiare ed una valutazione sulle opzioni logistiche, abbiamo deciso di inscatolare tutto e accellerare l’arrivo in Sud America, per trovarci sulle Ande nella stagione ideale. Il resto del Messico e gli Stati dell’America Centrale ci rivedranno quando farà meno caldo, sperando che le nostre ossa sopravviveranno alle alte quote.
I nostri ospiti Liliana e Paco ci hanno ancora una volta viziato, prima ci fanno trovare davanti alla porta due scatole per le bici, poi ci organizzano il trasporto alla stazione degli autobus con un loro pickup. Nel pomeriggio lasciamo Xalisco e a mezzanotte dall’aeroporto di Guadalajara decolliamo per Bogotá, la capitale della Colombia.
Sì, lo sappiamo, certi paesi non hanno una buona reputazione ed il primo commento che abbiamo ricevuto: “…il Messico è pericoloso e la Colombia ancora di più….”. Per cercare di tranquillizzare amici e parenti, possiamo dire che per viaggiare in Colombia si devono rispettare alcune regole e prendere alcune precauzioni. Certo, tutto può succedere, il tasso di criminalità è alto, ma abbiamo una rete di ciclisti locali che ci tiene aggiornati e, come abbiamo sempre fatto, non andiamo a cercare guai.
Alle 9:30 arriviamo a Bogotà, tutto è stato facile e veloce, sia l’immigrazione che il ritiro dei bagagli. Un appunto per i viaggiatori: se voleste venire in Colombia ricordatevi che bisogna compilare un modulo in linea ed avere un biglietto aereo di ritorno (anche per coloro che usciranno via terra, ma esiste un sistema diverso).
Il taxi che avevamo prenotato ci preleva e ci porta al nostro albergo in un quartiere che sembra tranquillo. Trascorriamo il pomeriggio rimontando le biciclette e ricontattiamo il ciclista che ci aveva invitato a passare qualche giorno a casa sua.
Manuela: viaggiare in un paese nuovo è sempre un’incognita, viaggiare con delle biciclette come bagaglio è stressante, sapere di arrivare in una città dove molti quartieri sono inaccessibili ai turisti aggiunge ancora più tensione. In poche ore, dover capire gli usi e i costumi di un paese per non fare errori nelle prime ore rende il tutto ancora più complesso…Insomma, giornatina mentalmente difficile, condita da 24 ore senza dormire. Un grazie infinito ai nostri ospiti messicani che ci hanno facilitato la prima parte del trasferimento.

27 marzo – Bogotà
Ci dirigiamo verso la strada indicataci, la città finora non ci entusiasma molto. Il traffico è intenso, tuttavia ci sono molte ciclabili. Negli attraversamenti, bisogna essere decisi, ma le auto generalmente si fermano. Incontriamo Camilo, il nostro ospite, conosciuto tramite la rete WhatsApp dei ciclisti in Colombia organizzata dal sito Vibico.org. Camilo ci precede ed arriviamo al gruppo di case popolari dove abita. L’appartamento, che condivide con un altro ragazzo, ha tutto ciò che ci serve, ci offre una delle camere dove trascorreremo le prossime tre notti. La sera ci darà indicazioni sul percorso di 800 km che ci porterà al confine con l’Ecuador, rivelandoci dettagli che solo un ciclista del posto conosce: per uscire da Bogotá, prendi questa strada invece di quella, passando per la città di…; al bivio, gira a sinistra e visita il deserto di…; quando arriverai a…, continua verso…. Dopo aver fatto la spesa accompagnati da Camillo, ceniamo in compagnia gustando il pollo arrosto appena acquistato e poi a nanna.
Manuela: che traffico, che caos! Auto, moto, biciclette, bicitaxi, autobus , tutti a velocità pazzesca ed in aggiunta i pedoni. Per fortuna ci sono delle ciclabili, anche se il loro tracciato è alquanto discutibile. Lo stress diminuisce quando, grazie alle indicazioni di Camilo, iniziamo a capire meglio come funziona questa città immensa. Meglio smettere di cercare informazioni su Internet, si leggono solo commenti negativi, mentre i primi approcci con la gente del posto sono cordiali e di grande gentilezza. Che freddo appena scende il sole e che umidità ! Ovvio: piove quasi tutti i giorni e siamo a 2.582 mt di altitudine.

28 marzo – Bogotà
Partenza in compagnia di Camilo per visitare il centro città e uno dei luoghi che sognavo da tempo. Ci immettiamo su una ciclabile trafficatissima, dopo qualche chilometro, con bicilette che ci superano a destra e a sinistra, passiamo accanto ad una decina di negozi di biciclette in sequenza. Questo non deve sembrare strano, la Colombia ha una tradizione ciclistica notevole, è di queste parti un certo Nairo Quintana che ha vinto un Giro, una Vuelta ed ha tre podi al Tour de France. Parcheggiamo le bici nella Biblioteca Luis Ángel Arango (una delle più importanti di tutta l’America Latina), dove in passato Camilo lavorò come restauratore di quotidiani antichi. Subito di fronte c’è il Museo Botero, essendo statale l’ingresso è gratuito; qui si trova una collezione dell’artista colombiano morto recentemente, che non ha paragoni.
Visitando le varie sale, scopriamo che oltre alle opere di Botero, ci sono anche capolavori di artisti del calibro di Picasso, Klimt, Degas, Matisse, Monet, Dalì, Mirò e gli italiani Manzù e De Chirico.


Una visita rapida al Museo Casa de la Moneda, dedicato alla storia monetaria e della numismatica del paese, per poi dirigerci a piedi verso il Museo del Oro. La Colombia, infatti, è stata uno dei paesi sfruttati dall’impero spagnolo nella ricerca dell’oro. Come ordine di grandezza possiamo dire che di bacheche simili a quella della foto seguente, ce ne saranno state oltre un centinaio.


La piccola nota sportiva: quando passiamo da un piano all’altro, salendo velocemente le scale, la differenza di quota si fa sentire considerando che solo 2 giorni fa eravamo a livello del mare. All’uscita, l’acquazzone è finito e ritorniamo a casa, zizzagando nel solito traffico caotico per usare un eufemismo.
Dopo questa prima giornata, devo dire che Bogotà non mi ha convinto. Ciò che mi ha davvero affascinato sono i tre musei visitati. Solo per loro, mi sento di consigliare a chiunque stia programmando un viaggio in queste zone di fare una tappa a Bogotá per visitarli.
Manuela: Primo test di guida di bicicletta nel traffico caotico di questa città durante l’ora di punta mattinale: superato, siamo sopravvissuti ! Passando vicino ad alcuni quartieri off-limits, capiamo il perchè. Il più temibile è separato dalla zona più turistica solo da una strada, e il nome parla da sé: la Caldera del Diablo. I musei… WOW ! Botero è stupendo, interessante anche quello della Moneda (in memoria di mio papà) e inaspettatamente affascinante quello dell’Oro con una incredibile collezione di oreficeria e oggetti in ceramica, pietra, conchiglia, osso e tessuti provenienti da diverse culture indigene, risalenti a prima dell’arrivo degli europei. Testato anche il caffè colombiano, squisito! Che dire della città in generale? Le mie impressioni sono ancora contrastanti… a seguire…

29 marzo – Bogotá
Oggi, da turisti solitari, abbiamo preso la linea di bus super efficente (Nota per gli amici di Québec: bus moderni, alimentazione a gas, tre vagoni, corsie preferenziali. E noi aspettiamo ancora da anni un tramway) per ritornare nel quartiere la Candelaria da dove inizia la salita per la collina di Monserrate a 3.200 m.
È sabato e c’è tanta gente, turisti, sportivi e pellegrini che salgono fino al Santuario per assistere alla messa o per vedere la città dall’alto o per fare un’attività sportiva percorrendo il ripido sentiro. La scelta per noi è facile, salita e discesa in funicolare, giornata relax. La vista dall’alto è spettacolare, da un lato la città e dall’altro montagne verdi, facciamo un giro a piedi tra i piccoli ristorantini e negozietti arroccati accanto al santuario, qualche foto d’obbligo e riscendiamo.


Pausa caffè in centro e rientriamo a casa per la spesa ed i preparativi della partenza. Domani si comincia la Colombia ciclistica, ci aspettano 800 km di vegetazione tropicale, deserto, pioggia e montagne che superano i tremila metri.
Suerte!
Manuela: già oggi la città mi sembra diversa, più piacevole. Mi sto abituando al rumore di questa megalopoli che accompagna ogni ora del giorno e della notte. Il dedalo delle vie del centro è delizioso, così come l’idea di mescolarsi con le numerose persone: giovani, anziani, famiglie con bambini che trascorrono insieme il sabato, salendo sulla montagna che domina la città. Vivrei in una città come Bogotà? Mai, ma merita certamente una visita.

Musica del giorno. Who wants yo live Forever dei Queen. Il rapporto “filosofico” del brano del giorno è solamente nel titolo. Ricordo bene le scene del film Highlander in cui questo brano faceva da sottofondo. Si potrebbe dire che quando si viaggia come facciamo noi, incontrando persone piacevoli e visitando luoghi sempre diversi, forse l’immortalità dell’Highlander sarebbe una cosa positiva.

30 marzo – Fusagasugà
Il meteo sarà orribile per i prossimi 2-3 giorni, ma alle 7:15 partiamo per la nostra prima tappa colombiana. Camilo oggi ci accompagna su una parte del tragitto, la prima città che attraverseremo, Soachà, ha una reputazione piuttosto negativa. La nota positiva è che oggi è domenica, molte strade sono chiuse al traffico e trasformate in ciclabili, c’è molta polizia in giro e, come dice Camilo, i delinquenti a quest’ora dormono.
Grazie alla nostra guida riusciamo ad uscire dalla città evitando molti tratti di strada trafficata e superando rapidamente il tratto più pericoloso. Dopo qualche salitella in una zona agricola tra colline verdissime, arriviamo al punto deciso per dividerci. Camilo è stato un eccellente incontro, grazie a lui abbiamo girato il centro della capitale senza perdere tempo ed abbiamo evitato i quartieri “delicati” di Bogotà e dintorni. Speriamo di continuare a fare questi incontri. Grazie Camilo!

Camilo, Fabio e i due ciclisti italiani

Cominciamo la discesa ed i due furbi che hanno ottimi pantaloni da pioggia, non li indossano prendendosi un acquazzone per qualche chilometro. Ci ripariamo sotto il portico di un negozio per aspettare che finisca il peggio e ricominciamo; la discesa fino alla prossima città sarebbe molto piacevole, peccato essere inzuppati come il classico pulcino.
Una considerazione sulla passione ciclistica colombiana, mai viste in vita nostra così tante bici sulla strada, impossibile contarle erano centinaia.
Manuela: sapendo di dover attraversare una delle cittadine piu pericolose della Colombia ero preoccupata, grazie Camilo per aver pedalato con noi! e che fortuna averlo fatto di domenica, incredibile quante persone si mettono in bici sulle strade, anche sotto la pioggia torrenziale, tutti fuori! Che contrasto, girato l’angolo e tutto diventa verde, coltivazioni di fragole a perdita d’occhio e baracchini che vendono bicchieri di panna con fragole fresche. Ma chi riesce a fermarsi, oggi pedalata con doccia inclusa nel prezzo!


Quale poteva essere la canzone del giorno, se non Who’ll Stop the Rain dei Creedence Clearwater Revival?

31 marzo – El Espinal
Passare il pomeriggio sul letto a scrivere diario e blog, pianificare le due prossime tappe, chattare con qualcuno lontano, anche questo è il piacere del cicloturismo. Alzarsi sudaticci, indossare le scarpe e le calze ancora umide, bere acqua a colazione e sapere che anche oggi prenderemo tanta pioggia ti fa sognare per qualche istante un all inclusive ai Caraibi.

Camera di ciclisti bagnati

Poi ci si rassegna e si parte. Il caffè lo beviamo in un baretto in periferia e, subito dopo inizia una lunga discesa di oltre 20 km in autostrada: asfalto nuovo e pendenze piacevoli. Il sogno di ogni ciclista!

Rio Sumapaz

Vediamo due altri ciclisti che stanno riparando una foratura. Ci fermiamo per chiedere se va tutto bene e conosciamo Oswaldo che sta pedalando con suo padre di 73 anni (che a detta del figlio va più di lui). Ci chiede da dove veniamo e scopriamo che Oswaldo vive a Toronto. Discutiamo sull’orribile freddo canadese ed io ribatto con commenti sul caldo-umido colombiano.

Oswaldo colombiano di Toronto

A fine mattinata arriva il consueto acquazzone che questa volta non ci sorprende. Calziamo i sandali e mettiamo le nostre scarpe ancora umide nelle borse. Peccato che l’immersione di ieri ed il caldo umido di questa mattina abbiano creato un puzzo di cadavere che infesterà la nostra camera per tutto il pomeriggio. Speriamo di risvegliarci domattina e non morire nel sonno soffocati.
Manuela: Oggi Giove ha deciso che una lavata non sarebbe stata sufficiente, così, appena dopo la prima, quando iniziavamo a sperare di arrivare a destinazione quasi asciutti, è arrivato il secondo temporale. Arriviamo fradici, sporchi e puzzolenti come un cane bagnato a El Espinal. Si dice che le prime persone che abitarono la zona trovarono un paesaggio arido e ricoperto di piante spinose…arido ???? ma se qui c’è un umidità assurda !

Per la musica del giorno non avevo molte difficoltà, con il primo tuono ho scelto una delle mie canzoni preferite del gruppo The Doors, Riders on the storm.

Peccato che non lo abbiano inventato prima

L’articolo di oggi è dedicato ai cicloviaggiatori, quindi chiediamo scusa “ai non addetti”. Consideratelo come una pausa pubblicitaria.

Domanda: Perché un cicloviaggiatore dovrebbe acquistare un gadget come il Biri, quando esistono i classici cavalletti che tutti conosciamo fin dalla nostra prima biciclettina?
Risposta: Perché il Biri è semplicemente una soluzione migliore, e i motivi non mancano.

Durante i nostri viaggi ci capitava spesso di dover parcheggiare la bici in assenza di muri, pali o alberi a cui appoggiarla. Senza cavalletto, finivamo per metterla a terra, una soluzione tutt’altro che ideale o pratica.
Poi vedemmo un famoso cicloviaggiatore italiano con un bastone di legno al seguito e copiammo subito l’idea, anche se non era un’alternativa perfetta. Tempo dopo, incontrammo un americano che usava un bastone pieghevole in metallo, ma a nostro avviso aveva il difetto di essere pesante e poco versatile, perchè con altezza fissa.
Facendo qualche ricerca su internet, siamo capitati quasi per caso sul BIRI, è stata come una piccola rivelazione così abbiamo deciso di contattare direttamente il produttore per avere più informazioni.

L’azienda italiana Bikerando ha ideato un “cavalletto telescopico” che rispondeva perfettamente a tutte le nostre esigenze e ci ha offerto un paio di esemplari da portare con noi nel nostro viaggio in Sud America.
Di seguito riportiamo le schede tecniche dei due modelli disponibili, così come presentate sul sito del produttore.

Il BIRI Pro è dotato di un sistema di bloccaggio chiamato Light Lock System, che garantisce una sicurezza e una robustezza senza precedenti. Grazie a questo sistema, non ci sarà più il rischio di vedere la propria bici a terra, anche in caso di vento o di terreno irregolare.
Questo cavalletto in carbonio è perfetto per ciclo viaggiatori e bikepackers, ma anche per ciclisti urbani che vogliono parcheggiare la propria bici in modo sicuro e comodo. Il BIRI Pro è leggero e facile da trasportare, e si adatta a qualsiasi tipo di bici, dalle gravel alle mountain bike ed anche le e-bike.

Il BIRI Advanced in alluminio aeronautico è un prodotto innovativo e rivoluzionario nel mondo delle biciclette. Si tratta del primo cavalletto per bici al mondo telescopico e portatile, che si adatta a tutte le bici, di qualunque peso e dimensione. È un brevetto italiano, fabbricato in Italia con i migliori materiali in commercio.
Il BIRI Advanced è dotato di un sistema di bloccaggio chiamato Light Lock System, che garantisce una sicurezza e una robustezza senza precedenti. Grazie a questo sistema, non ci sarà più il rischio di vedere la propria bici a terra, anche in caso di vento o di terreno irregolare. Questo cavalletto in alluminio aeronautico è perfetto per ciclo viaggiatori e bikepackers, ma anche per ciclisti urbani che vogliono parcheggiare la propria bici in modo sicuro e comodo. Il BIRI Advanced è leggero e facile da trasportare, e si adatta a qualsiasi tipo di bici, dalle gravel alle mountain bike ed anche le e-bike.

 BIRI PROBIRI ADVANCED
PESO130 gr170 gr
LUNGHEZZA CHIUSO50 cm
LUNGHEZZA MAX110 cm
MATERIALECarbonio al 90%Alluminio Aeronautico Verniciato Nero
DIAMETRO1,8 cm
CAPACITA’ DI CARICO100 kgfino a 60 kg

Nella confezione l’azienda offre un supporto in plastica per fissarlo al telaio, noi preferiamo metterlo sotto il manubrio per poterlo estrarre velocemente in caso di bisogno, inoltre il nostro telaio è già completamente occupato dagli strap della frame bag.


Ora veniamo al motivo per cui abbiamo abbandonato del tutto l’idea di usare un cavalletto classico, singolo o doppio: spesso non è abbastanza robusto per sostenere una bici carica ed il suo peso va dai 150 grammi a più di 500. Inoltre, potrebbe non essere compatibile con una nuova bici, risulta scomodo da spostare da un telaio all’altro in caso di bisogno e, cosa più importante, è poco stabile su terreni irregolari a causa del baricentro troppo basso.

Il BIRI, al contrario, è telescopico e regolabile, leggero e poco ingombrante, caratteristiche importanti quando si viaggia con una minuziosa gestione del carico.
Oltre all’eccellente stabilità che ci ha subito convinti, dopo lunghi mesi di viaggio nelle Americhe abbiamo scoperto anche un uso alternativo e inaspettato di questo gadget. In zone dove è comune incontrare cani aggressivi (un vero incubo per i cicloviaggiatori e lo scriviamo pensando a un paio di spaventi e un attacco da parte di un pitbull), il BIRI, tenuto a portata di mano sulla borsa da manubrio, può essere sfilato rapidamente per difendersi. Siamo amanti degli animali e crediamo che non si debba mai far loro del male; per esperienza, spesso basta un semplice gesto senza nemmeno sfiorarli. Il BIRI non è nato per questo, ma in certe situazioni può davvero tornare utile. Tanti viaggiatori sanno di cosa stiamo parlando per esperienze vissute, meglio della pietra invisibile.

Che altro dire? A noi è piaciuto dalla prima sosta e dopo cinque mesi ed oltre 6.500 km di uso continuo, ci sentiamo di dire che è una eccellente scelta per tutti i cicloviaggiatori e lo consigliamo a tutti. È il più piacevole peso che carichiamo sulla nostra bici, senza rimpianti.


Goodbye Hotel California

Attraversato il Mar de Cortez, cominciamo subito a dirigerci verso Sud per raggiungere Puerto Vallarta e….

18-19 marzo – Partenza da La Paz e arrivo a El Rosario
Il nostro titolo è una licenza poetica per presentare il brano del giorno, la famosissima Hotel California degli Eagles. Per la cronaca, il gruppo ha più volte detto che tale albergo non esiste; il loro brano è pieno di riferimenti a chi ama un altro genere di viaggio. Lo abbiamo usato perché abbiamo dormito per tre notti proprio all’hotel California.


Dopo aver atteso per tre giorni il traghetto che ci porterà a Mazatlán, nel primo pomeriggio lasciamo la Pension California per dirigerci al porto, pedalando lungo la costa che dal Malecón continua verso Sud per una ventina di chilometri.
Parcheggiamo le biciclette sul secondo ponte e saliamo nella zona poltrone, dove ci sistemiamo nei posti assegnati, pronti a trascorrere le prossime 17 ore! Piano piano la saletta si riempie: famiglie con bambini, coppie, ma la maggior parte sono gli autisti dei camion che vengono parcheggiati nei ponti sottostanti con una precisione da gioco del Tetris.


Alle televisioni vengono trasmessi due film che sembra nessuno guardi, si sentono video ad alto volume da diversi cellulari e tutti parlano ad alta voce. Per poter leggere tranquillamente Manuela si mette i tappi ed io gli auricolari con la musica (qui l’uso di questi arcani strumenti è praticamente sconosciuto). La cena è compresa nel prezzo del biglietto; non ci aspettavamo niente di memorabile, ma da ciclisti sempre affamati, apprezziamo tutto ciò che è commestibile.
Verso le dieci le luci vengono spente e scopriamo di viaggiare con una banda di russatori assatanati, che passeranno l’intera notte (uno si sveglierà 10 minuti prima dell’attracco) a rumoreggiare, superando in decibel il rumore di un gruppo di boscaioli con le loro motoseghe al massimo dei giri.

Condomini da crociera

Notte quasi insonne a parte, verso le 10 siamo in sella e ricominciamo a pedalare. Passiamo a fianco del terminal crociere, dove al di sopra dei tetti degli uffici si vedono un paio di condomini galleggianti.
Il traffico di Mazatlán è caotico, usciamo velocemente dalla città lungo una superstrada a 4 vie, rumorosa e trafficata, ma con una larghissima corsia di emergenza che ci fa sentire al sicuro. Purtroppo quando la MEX 15 diventa 15D e cioè autopista a pagamento, noi restiamo sulla strada vecchia con la temperatura che sale fino a 39° C ed un traffico non proprio cortese.

Incontro in autostrada

Ieri sera/notte ho terminato la rilettura di un grandissimo libro di Walter Bonatti, I giorni grandi. Lo avevo già letto una quarantina di anni fa, ma oggi dopo più di mezzo secolo (ammazza quanto sso vecchio) dalla pubblicazione, vi ho trovato riflessioni attualissime, sulla ricerca dell’essere invece che dell’apparire e sulla falsità del modo di vivere di molte persone troppo legate al materialismo… E dire che fu pubblicato nel 1971.
E tra i brani che sono passati ieri sera, ho ascoltato Stairway to haven dei Led Zeppelin . Anche in questa canzone ci sono riferimenti a chi ricerca solamente le cose materiali.

Manuela: ¡Adiós Baja California! Ho passato anni a dormire nelle camerate dei rifugi con gente che russava, ma mai, e dico mai, mi è capitato di sentire una concentrazione di russamenti di tale volume e intensità. La tentazione, nel cuore della notte, di gridare ‘Bastaaaaa! Adesso sono io che vi tengo svegli!’ è stata fortissima!

Camera caotica dei ciclisti con pizza sul letto, la cena è pronta!

20 marzo – Acaponeta
Inizio con la canzone del giorno, che dedico al nostro grande amico Boné, da decenni padovano di adozione ma originario del quartiere di Centocelle a Roma. Quando, un mese fa, noi partimmo da Québec era il suo compleanno e ci dimenticammo di fargli gli auguri, quindi, ‘Auguri Boné!’ Spero che la canzone ti piaccia: Roma capoccia di Antonello Venditti.


Ieri sera eravamo cotti, abbiamo cenato in camera, preparato le borse e siamo andati a dormire verso le 20:30 con l’intenzione di partire molto presto per evitare un po’ il caldo. Oggi, dopo un paio di “peli” fatti da due autobus, abbiamo visto l’entrata dell’autopista 15D e non ci abbiamo pensato due volte. Asfalto bello, corsia di emergenza larghissima e poco traffico (le autostrade a pagamento sono care in Messico). Niente possibilità di acquistare bevande fresche in qualche paesino, ma in cambio la sicurezza; la tappa è stata noiosa, però alle 13 eravamo a destinazione ed interi. Domani si ripete.

Manuela: campi di alberi di mango a perdita d’occhio, penso alla mia bambina ormai grande e lontana che adora questo frutto. Lucrezia, non è stagione, gli alberi sono in fiore, ti aspetterò per farne una bella scorpacciata. La cittadina di Acaponeta ci accoglie con opere d’arte lungo la strada e, nella piazza, principale una quantità incredibile di uccelli ha trovato rifugio tra i magnifici Ficus Benjamina che circondano questo luogo, assordante il cinguettio. Canti, musiche, prove di danza, baracchini che vendono tacos, la chiesa aperta con la messa in corso, gente di tutte le età che chiacchiera seduta sulle panchine della piazza… uno scorcio di vita autentica.


21 marzo – Tijuanita (Ruiz)
Ancora una volta, anticipiamo la sveglia per evitare la calura tropicale e poco dopo le 6:30 siamo già in sella. Si ritorna in autostrada ed avvicinandosi al Pacifico ci ritroviamo immersi in una nebbiolina che ci ricorda la Pianura Padana, l’umidità è insopportabile, la temperatura di 18C sarebbe ideale, ma . Un paio di salitelle, una riasfaltatura, poco traffico, principalmente di camion, nulla di interessante.

Nebbia in Val Padana

Arriviamo a destinazione a fine mattinata, avremo più ore di riposo in vista del tappone di montagna di domani. Ci fermiamo in un piccolo hotel appena fuori dall’autostrada, vicino c’è un ristorante ed un supermercato, per oggi è tutto quello che chiediamo.

Manuela: Chiamo tappe come queste di trasferimento”, una strada e un panorama senza infamia e senza lode. Solo un dettaglio tiene vivo il mio cervello: il peperone verde! È da giorni che, a bordo strada, vediamo sparsi qua e là dei peperoni verdi. Siamo in una zona agricola, quindi la logica suggerisce che qualcuno, nel trasporto, li abbia persi. Ma il mio animo da bambina mi fa pensare alla fiaba di Charles Perrault: il Pollicino messicano, per tornare a casa, non usa briciole di pane, ma peperoni verdi!

Brano del giorno: Settanta chilometri di piattume, permettono di ascoltare molta musica e riflettere. Ho ascoltato un vecchio brano di attualità nonostante sia uscito nel 1985  Russian di Sting. Cercate le parole delle canzone, nulla di nuovo dopo 40 anni.  Una volta, il filosofo Gian Battista Vico parlava di “Corsi e ricorsi storici” per periodi ciclici di crescita e decadenza delle civiltà; oggi, purtroppo, ci si è dimenticati di ciò che successe in Germania nel ’33 ed in Italia nel ’22, non è bastata quello che i nostri padri hanno vissuto dal ’39 al ’45, dobbiamo ripeterci.
E noi dovremmo essere l’animale più intelligente?

Ruiz molte donne usano vestiti tradizionali Huichol

22 marzo – Xalisco (Tepic)
Siamo in viaggio da più di un mese, pedaliamo, incontriamo nuove persone, mangiamo, dormiamo… e ricominciamo.
In italiano moderno, stiamo vivendo come in un “road movie”. Non ci servono borsette di Gucci, parrucchiere (io nemmeno prima🙂), auto e tante cose della vita stanziale. Stiamo bene? Siamo felici? Direi proprio di sì. Ci manca qualcosa? Sì, molto raramente, qualche comfort materiale, ma ciò che ci manca di più è la presenza di certe persone.
Questi sono alcuni pensieri di un ciclo-viaggiatore un po’ stanco, in attesa del giorno dopo: chi ha voglia di ascoltarsi un bel brano, oggi consiglio Society di Eddie Vedder e consiglio anche di leggere il libro di John Krakauer “Into the Wild” che narra la storia di Chris McCandless, per chi non ama i libri c’è anche il bel film omonimo (Eddie Vedder scrisse le canzoni del film).

Chilometri percorsi: 66; Dislivello in salita: 1359 m; Temperatura massima raggiunta: 38,1 C.
Partenza piacevole alle 6 del mattino con un aria fresca che accompagna i primi facili 20 km, poi iniziano le danze, cominciamo a salire e non smetteremo più per 40 km ininterrotti, una media dal 4 al 6% continui, siamo sempre in autostrada per pedalare in sicurezza, i camion ci superano sempre molto cortesemente spostandosi a sinistra. La cosa peggiore è stato il caldo, il clima è tropicale, avere molto più verde serve a poco, FA CALDISSIMO!!!

Il profilo della nostra seconda salita

Quando arriviamo a Xalisco, ci attende il nostro ospite Warmshawers, si chiama Paco, un mio omonimo; abbiamo a disposizione un bellissimo monolocale che affitta ai turisti e che offre ai cicloturisti. La sera usciamo a cena accompagnati da sua moglie Liliana, anche lei ciclista.
Giornata faticosa e come diceva la mia gentil consorte nei sui compiti delle elementari: ‘Stanchi, ma soddisfatti, anche oggi abbiamo passato una bella giornata’.

Manuela: ieri sera la breve passeggiata nel paesino di Ruiz ci ha fatto scoprire che qui, giovani e vecchi, portano ancora con orgoglio i tradizionali vestiti Huichol. Che belle le loro borse artigianali, vere opere d’arte! Per arrivre a Tepic, credevamo scioglierci: Francesco sembrava appena uscito da una doccia. Caldo, asfalto nero, salita e umidità creano un connubio esplosivo.

23-25 marzo – Xalisco (Tepic)
Liliana e Paco ci hanno ospitati per  tre giorni ed oggi si riparte. Dopo averci suggerito un itinerario per Puerto Vallarta, prediamo una decisione diversa ed apportiamo al nostro programma un piccolo cambiamento.

Conto Instagram di Voile Straps (@voilestraps)

Cosa succederà è deducibile dalla precedente foto, i dettagli nel prossimo articolo.
Sicuramente vogliamo dire che Liliana e Paco hanno confermato quello che da più di un mese osserviamo in tutto il popolo messicano: la loro ospitalità è fuori dal normale, indescrivibile. Domenica scorsa siamo stati invitati per un pranzo-merenda-cena a casa loro; eravamo a tavola con i loro familiari ed amici, abbiamo mangiato delle costate superlative cotte al BBQ (abbiamo evitato le salse, che un non messicano potrebbe utilizzare solo come carburante per una Formula 1). Abbiamo trascorso un eccellente pomeriggio come se facessimo parte della loro famiglia.
Speriamo un giorno di poter contraccambiare l’ospitalità.

GRAZIE LILIANA E PACO!

Baja California ✅ check

Siamo arrivati alla fine del nostro itinerario sulla Bja California. Domani prenderemo il traghetto per continuare verso Puerto Vallarta.

10-11 marzo
A Loreto volevamo fermarci solo un giorno per riposare e invece no! Dopo una tranquilla colazione nel giardinetto della Posada, ci mettiamo a lavare le bici, la mia da qualche giorno cigola. Smontando la ruota posteriore, mi accorgo che la vite tendi-cavo del Rolhoff si è rotta. Come dice il proverbio: “La fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo!”; portiamo con noi molti pezzi di ricambio, ma questo non era nella lista.
Il proprietario dell’albergo, un ex ciclista della mia età, si offre di accompagnarmi in auto da un suo amico, un ottimo meccanico che ha un negozio di biciclette. Purtroppo oggi è molto occupato, ma ci diamo appuntamento per domattina.

Una vite da meno di un Euro di valore…

Guardiamo insieme un video, piazziamo la bici sul treppiede ed il meccanico-chirurgo comincia a operare ! Manny, altro mio coetaneo, ha già visto questo tipo di cambio, ma non ci ha mai messo le mani; la sua lunga esperienza si nota e nonostante il pezzo sostituito non sia uguale all’originale, tutto è funzionante. Ora siamo più tranquilli. (Bicitaller Manny).
Stiamo pedalando quasi arrivati all’ hotel quando qualcuno grida dietro di noi: “Ehi, Italians!”. È Tom, l’americano di Tucson incontrato alcuni giorni fa, che ha appena concluso una sezione della Baja Divide. Ci diamo appuntamento per festeggiare il suo rientro a casa bevendo un’ottima birra IPA e finiamo la giornata chiacchierando di bici e di passioni comuni quali l’arrampicata. Scopriamo che questo giovincello (anche lui over 60) in passato ha scalato in solitaria il Denali e la leggendaria Salathé Wall su El Capitan, una delle grandi vie della Yosemite Valley.
Nonostante la sfortuna, anche oggi è stata un’eccellente giornata. Un grazie particolare va a Manny, l’esperto meccanico ed a Felipe, il proprietario della Posada San Martin che non solo ci ha dato l’indicazione, ma che ci ha anche caricato la bici rotta sulla sua auto e fatto da taxi fino al negozio.
I Messicani si sono dimostrati ancora una volta persone sempre pronte ad aiutarti…
Manuela: la legge di Murphy ha colpito ! ovviamente si rompe proprio uno dei pochi pezzi di cui non abbiamo il ricambio, e questa vite è difficile da trovare nella misura giusta. Speriamo che la riparazione, eseguita come un’opera d’arte da Manny, regga. Loreto è un piccolo angolo di paradiso, peccato non essercelo goduto al meglio, con la giusta serenità.

La musica del giorno non la volevo suggerire nelle giornate di pausa, ma, pensando al mio guaio, vada per: Troubles di Drew Holcomb & The Neighbors

12 marzo – Restaurante El Parguito
Aspettiamo le 8:00 per salutare il gentilissimo Felipe e poi via, oggi sarà un tappa breve, ma intesa: solo una sessantina di chilometri con un bel salitone di dieci al 4-7 %. Restando nei commenti tecnici: sole cuocente e durante la salita temperatura a 32° C.

Verso El Parguito


Cosa è successo oggi? Arriviamo ad un mirador sul mare e qui la vergogna della nostra vita. Come al solito, tra turisti educati ci si scambia il favore di farsi una foto ricordo, la coppia di oggi sono due messicani sulla sessantina, lei vive a Tijuana, lui in Nevada. Foto di qui e foto di là, senza e con noi mentre ci chiede informazioni sul nostro viaggio. Mentre stiamo risalendo in bicicletta, lui ci mette in mano 500 pesos dicendo di andare a mangiare alla loro salute.


Noi proviamo a rifiutare, ma è impossibile non ne vogliono sapere. Comunque, non preoccupatevi, domani saremo da Padre Hugo ed abbiamo deciso di offrire quei soldi a qualche opera pia. Nota: 500 pesos corrispondono a circa 25 Euro.
Alla fine della salita, nel nulla assoluto, arriviamo al ristorante El Parguito verso le due e decidiamo di fermarci qui, montiamo la tenda sotto il porticato del ristorante e dopo aver cenato (200 pesos in due) ci infiliamo nei nostri sacchi letto.
Manuela: in viaggio è già la seconda volta che ci offrono dei soldi, eppure non mi sembra di avere l’aspetto cosi trasandato ! A Loreto avevamo anche lavato i vestiti, profumavamo di lavanda ! Grazie signori, i vostri soldi finiranno in buone mani ed onoreremo la vostra generosità.
Sonaglio a vento fatto con le conchiglie che decori il portico, questa notte con il vento hai rotto proprio le @%$#@%$#

La sera ristorante, la notte posto tenda.

Alle 18 il ristorante chiude (siamo su una strada nel deserto, non a Portofino), il sole è calato, tutto e buio. Due cani ci fanno compagnia, direi che Hi ho nobody’s home di David Bearwald con in più la fantastica voce di LP.

Verso Cd. Insurgentes

13 marzo – Ciudad Constitution
Mettere la tenda sul pavimento in cemento è stata un’ottima idea ed i muri ci hanno protetto dal vento forte. Oggi sarebbe una tappa da sogno, quasi esclusivamente con pendenze negative, peccato che ci svegliamo con un bel vento contrario che, anche se non a livello di quelli già incontrati in Patagonia, ci obbliga ad uno sforzo maggiore.

La bella valle che porta a Loreto

L’ambiente di oggi è molto bello, nonostante si sia sempre in mezzo a sabbia, cactus e sassi.

Abitanti del deserto, i Caracara

Passiamo da Ciudad Insurgentes, sosta pranzo con alette di pollo piccanti, curva di 90 a sinistra e finalmente il vento è nella buona direzione.
Ci prendiamo delle grandi nubi di sabbia, passiamo chilometrici campi di pannelli solari e la nostra media passa da 12-16 km/h in discesa a 20-30 km/h in piano. Ogni tanto dei cani partono di corsa nella nostra direzione abbaiando. Semplicemente fermandoci, ma con lo spray anti-cane in mano, i perros perdono interesse, una volta gridiamo talmente forte che il botolo si spaventa e fa dietro-front.
Nel primo pomeriggio arriviamo a destinazione. Oggi saremo ospiti di Padre Hugo Chavira, il sacerdote del Santuario di Nuestra Señora de Guadalupe. Padre Hugo è un’istituzione tra i ciclisti, offre ospitalità a chiunque passi da queste parti e, come già ci avevano detto nel nostro gruppo WhatsApp dei cicloviaggiatori messicani, il suo servizio è a cinque stelle. Una delle prime cose che facciamo e di offrire i 500 pesos ricevuti come offerta per la sua chiesa, così la nostra morale è in pace.
Manuela: ieri tanta fatica per superare le montagne, una notte difficile tra cani che abbaiavano, camion che facevano rombare il motore e vento che scuoteva gli scacciapensieri di conchiglie, fino a quando Francesco, in un raptus notturno, non li ha imbavagliati con un cordino.
Partenza al mattino convinta di affrontare 65 km di discesa ed invece li si fa tutti controvento pedalando con fatica e mangiando sabbia. Pranzo con ali di pollo divorate in piedi sulla soglia del supermercato… forse c’era un perché al fatto che ieri ci hanno regalato dei soldi per mangiare.

Cominciando la discesa, ho pensato che Through the Dark di Alexi Murdoch fosse l’ideale come musica del giorno. Il testo non è sicuramente legato alla nostra tappa, ma il ritmo si addiceva molto al momento.

14 marzo – Las Pocitas
Padre Hugo ci ha sorpreso ancora una volta ieri sera: dopo aver adempiuto ai suoi doveri sacerdotali, ci ha invitati a cena in un bel ristorante, ma le sorprese non sono finite lì. Ci salutiamo con l’intento di ritrovarci in cucina la mattina seguente per condividere un caffè prima della partenza, ma il suo senso dell’ospitalità non si è fermato qui. Quando entriamo in cucina, la tavola è piena di dolci: “…sai Padre Hugo, come italiani siamo abituati a mangiare dolce a colazione, domani ci basterà il caffè, noi abbiamo pane e marmellata…”
Il caffè è già pronto e bollente, preparato prima che lui andasse a celebrare la prima messa della giornata.

Denis, Padre Alberto, Manuela, Padre Hugo e yo


Manuela: Se il buon giorno si vede dal mattino, oggi è una giornata risplendente! Ieri sera ho cenato divinamente, ho dormito come un angioletto e questa mattina una gentile signora mi ha insegnato a fare le tortillas.
Inoltre, ho ricevuto in regalo una bandiera del Messico e dei braccialetti in legno. Senza considerare le credenze di ciascuno di noi, l’ospitalità è una virtù del cuore, dell’anima o come insegna il Vangelo: “Perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto” (Matteo 25:34-35).
Grazie di tutto a Padre Hugo, Padre Alberto e al seminarista Denis.

Il brano che che è sembrato più consono oggi è Confutatis tratto dal Requiem di Wolfgang Amadeus Mozart. Che si rifletta su quei “ladroni” di Messicani (come li definisce qualcuno al Nord del Messico), questa è l’accoglienza che riceviamo nelle loro case. Aggiungo che la chiesa ieri aveva le porte spalancate ed abbiamo visto gironzolare più di un barbone nelle vicinanze. Amen!

Un centinaio di chilometri sul piatto e con un buon vento alle spalle ed arriviamo a destinazione quasi riposati. Niente altro da raccontare sulla giornata. Arriviamo alla chiesa dedicata a San Antonio de Padua e suoniamo a Padre Berny che ci offre una stanzetta.
Entrando in cortile troviamo un gruppo di militari del Genio dell’esercito, stanno costruendo una strada e loro pernottano qui. Questa notte saremo sicuramente al sicuro.
Manuela: se sulla bici avessi il pilota automatico, il manubrio sarebbe rimasto immobile tutto il giorno: todo recto, señora ! Gli unici zigzag sono per evitare i crateri nell’asfalto o i cani che partono all’attacco, la tecnica di chi abbaia più forte oggi ha funzionato: ringhio più forte io !

Santelle e … galline

15 marzo – La Paz
Oggi ci aspetta un’altra lunga tappa per arrivare a La Paz, con un totale di 111 chilometri e circa 700 metri di dislivello in salita. Nelle ultime tre giornate abbiamo percorso un po’ più di 300 km, e i due giorni che prevedevano lunghe discese sono stati con forte vento contrario. Ma alla fine, anche il buon Fantozzi con la sua fedele Pina (per i non italiani, Fantozzi è un celebre attore comico italiano, noto per la sua infinita serie di sfortune e disgrazie, simboleggia la lotta della persona mediocre contro le assurdità della vita) è arrivato a La Paz, la Baja California per noi è finita. Ora ci cercheremo un albergo e martedì prossimo prenderemo un traghetto per raggiungere il Messico continentale. Manuela: questa notte le mie amiche ormai inseparabili Arthrosie e Arthry mi hanno tenuta sveglia, ma vediamo chi è più testarda! Oggi non riuscirete a fermarmi, mi meriterò qualche giorno di riposo in attesa del traghetto e mi consolerò con tanti gelati.
Nel frattempo, dimenticando che la bici pesa quasi quanto lei, spostandola per fare una foto, la stordita si è impressa i pin del pedale sullo stinco, un vero tatuaggio da ciclista ! “Mamma mia, che dolore forte!”

E finalmente a La Paz

Questa mattina uscendo dalla camera, i soldati del genio stavano ascoltando musica facendo colazione. Una canzone iniziava con…
Proscedentes de colombia
Una avioneta llegaba
Una pista clandestina
Que hisieron en las montañas… Colombia? Montañas? Avioneta?
Ritmo latino, canzone su Messico e Colombia. Non potevo fare altro che sceglierla con musica del giorno: El aquila real del Grupo laberinto.

Le tre fotografie seguenti sono state pubblicate sul conto Instagram di Bikerando che ci ha regalato il Biri. Il nostro supporto che consigliamo a tutti. Grazie Roberto Adami!

Il riassunto della nostra Baja California – Considerando la nostra partenza da L.A., i dati tecnici:
  • Chilometri percorsi: 2.000.
  • Metri di dislivello: 17.000.
  • Giorni fino a La Paz 38, di cui 26 in bicicletta.
  • Notti: Albergo 24, Ospiti 6, Campeggio 8. Dormire in albergo in Messico attira molto visti i prezzi. Le nostre artrosi e artrite ringraziano.
  • Qualcuno, voleva contare le santelle e le croci lungo la strada… Ha perso il conto dopo pochi chilometri.

PRO
– Il Messicani, un fantastico popolo. Gentili, cordiali ed altruisti. Speriamo di non dover cambiare idea sulla parte continentale.
– Le immagini da cartolina delle spiagge lungo la strada. La magia della varietà di cactus che crescono nel deserto.
– Gli automobilisti, ma soprattutto i camionisti. Nella Baja ( a nord) direi di essermi sentito in sicurezza al 99% (per i camion al 100%). Nella Baja Sur, la percentuale scende a circa il 60-70%, un po’ troppa gente impaziente.
– Il cibo ! come soddisfare la fame atavica di ogni ciclista anche con un budget limitato.
CONTRO
– L’immondizia sul bordo della strada, arbusti e cactus magnifici ma ricoperti di sacchetti di plastica.
– Un po’ troppo deserto per i miei gusti di italo-canadese abituato a montagne e freddo.
– Troppi cani lasciati liberi che anche se non hanno mai raggiunto i nostri polpacci ci hanno spesso fatto accelerare il nostro ritmo cardiaco.

Suggerirei questo itinerario? Sicuramente sì, ma a chi si sente in forma direi di seguire la Baja Divide, un itinerario off road per uomini e donne veri 😁 e soprattutto bici con bagagli super minimalisti e ruote adatte.

Debs and Tom

Questo articolo è destinato a Debs e Tom, due inglesi “diversamente giovani” che stanno facendo il giro del mondo.

Questa è la storia di una coppia di inglesi che abbiamo conosciuto inizialmente tramite i loro video YouTube e poi chattando nei gruppi WhatsApp utilizzati dai ciclisti giramondo. C’è un dettaglio che ci rende particolarmente “più vicini” a loro, hanno più o meno la nostra età! Di seguito, la loro presentazione.
Speriamo un giorno di poterci incontrare non solo virtualmente, ma di persona sulla strada. Auguri per la vostra continuazione

Deb e Tom Mutton

Sono Debs, ho 62 anni e per 38 anni ho gestito un negozio di biciclette a Scarborough, in Gran Bretagna; io sono Tom, ho 54 anni e ho collaborato con il governo locale e con enti di beneficenza nel settore ambientale. Quando ci siamo incontrati nel 2009, Debs era un’appassionata di mountain bike, aveva gareggiato e fondato un club locale, e Tom era un ultra runner. Tom ha fatto correre Debs e Debs ha fatto fare a Tom mountain bike. La nostra lista dei desideri per il nuovo anno includeva l’idea di fare un lungo giro in bicicletta e nel 2021 siamo partiti per un primo vero tour: girare il mondo usando solo le nostre bici, naturalmente senza considerare imbarcazioni o aerei se non ci fosse stata altra scelta. La nostra casa è stata affittata, i nostri beni della “vita normale” sono spariti, ora ci siamo solo noi, le nostre borse, le bici e la strada!

Blog: https://www.debsandtom.com/
Instagram: https://www.instagram.com/debsandtom/
YouTube: https://www.youtube.com/channel/UCNu10xJEJIj4aY5RrMd1nyA/videos

Gli abbiamo posto alcune domande per conoscerli meglio e sapere come è andata fino ad oggi.

NomeDebs e Tom Mutton
NazionalitàBritannici
Anno di nascita1962 e 1970
OccupazioneCiclisti!
Sito webdebsandtom.com
Miglior viaggio in biciGiro del mondo
Durata del viaggio3,5 anni (n.d.r. marzo 2025)
Numero di partecipanti2
Distanza totale percorsa37.000 km
Giornata più lunga222 km
Miglior giornataDa Arequipa a Puno in Perù (Giorni 1.011-1.015) – ancora la nostra strada preferita del viaggio. Remota, bellissima, impegnativa, gratificante.
Peggior giornataPartenza da Siviglia, Spagna (Giorno 132) – vento contrario, ghiaia instabile e un paesaggio desolato, concluso con un wild camp a bordo strada, tra i rifiuti.
Peggior grattacapoProblema con il nastro paranipple. Dopo aver sostituito alcuni raggi, non sapevamo che i cerchi Andra funzionano solo con il nastro paranipple in stoffa ad alta pressione Schwalbe. Qualsiasi altro nastro provoca forature e spesso danni irreparabili alle camere d’aria. Ci sono volute settimane, numerose camere d’aria e diverse visite ai negozi di bici prima di capirlo. Un vero incubo!
Errore più grandeIn Perù, avremmo dovuto passare prima dal fornello a benzina alle bombole a gas. Il nostro fornello a benzina (Primus Omnifuel) ha iniziato a dare problemi fino a smettere di funzionare del tutto, lasciandoci senza un mezzo per cucinare sulle Ande.
Sorpresa più piacevoleLa gioia di pedalare con altri ciclisti incontrati sulla strada.
Modelli di biciThorn Nomad Mk3 e Oxford Bike Works Tour, entrambi con speedhub Rohloff.
ModificheAumento della larghezza degli pneumatici e rimozione dei parafanghi. Saldatura di una piastra extra sul telaio per rinforzare gli attacchi del porta borraccia.
Avremmo voluto installareFreni a disco invece di quelli sui cerchi, per evitare l’usura dei cerchi delle ruote.
Pneumatici generalmente usatiSchwalbe Marathon Tour Plus 28×1.75 con camere d’aria Schwalbe Air Plus.
Configurazione dei bagagliTante borse Ortlieb.
Felici di aver portatoSedie Helinox.
Avremmo voluto portareGuanti più caldi in alcuni momenti.
Avremmo voluto NON portareAbbiamo eliminato i piatti il secondo giorno.
IncidentiAlcuni momenti pericolosi con il traffico negli Stati Uniti e vicino a un canyon in Perù, ma niente di grave.
Problemi alla biciNastro del cerchione, usura dei cerchi, attacchi del porta borraccia che hanno richiesto rinforzi.
Comprereste la stessa bici di nuovo?Sì.
Un consiglio per chi vuole iniziare il cicloturismoNon rimandare.
C’è un solo modo di viaggiare in bici: il tuo. Non preoccuparti troppo di confrontarti con gli altri.
Filosofia di viaggioIl destino, per quanto imprevedibile, alla fine si prenderà cura di te.
Destinazioni consigliatePerù, Repubblica d’Irlanda, Baja California.

 

Sempre nel deserto

Dopo le balene ritorniamo nel deserto e dal Pacifico ci ridirigiamo verso il Mar di Cortez.

4-5 marzo – Villa Alberto Andrés Al varado Arámburu e San Ignacio
Per molti semplicemente Vizcaíno.  Potrei descrivere le due giornate dopo Guerrero Negro semplicemente con la definizione geometrica del segmento: “In geometria un segmento è una parte di retta compresa tra due punti, detti estremi”. Nel nostro caso, siamo partiti dal punto A (Guerrero Negro) e siamo arrivati al punto B (Vizcaíno), dopo 75 km praticamente sempre su un rettilineo.

Il villaggio avrà 10 case, il traffico è inesistente, ma il passaggio pedonale c’è

Abbiamo dormito e poi abbiamo ricominciato la mattina successiva praticamente sempre nello stesso modo, arrivando a San Ignacio.

Solo 626 e la Baja è finita

Nella seconda cittadina però l’ambiente era diverso. San Ignacio è in una bella oasi verde (era da tempo che avevamo dimenticato cosa fosse l’erba). C’è un laghetto ed una vecchia missione gesuita, la chiesa è povera, ma i giardini di cactus sono interessanti.

Abbronzatura da ciclista

Arrivati nella piazzetta di fronte alla chiesa, vediamo una bicicletta appoggiata alla vetrina di un caffè e la riconosciamo; è quella di Lee, abbiamo nuovamente raggiunto il nostro amico coreano, che sta montando il suo video di viaggio comodamente seduto in un luogo fresco che offre anche un buona connessione Internet. Scambiamo idee ciclistiche e scopriamo che il suo progetto è di viaggiare per una decina di anni.

La missione gesuita di San Ignacio

Tornati alla Casa del ciclista incontriamo Tom, un giovane americano di 62 anni che sta percorrendo la Baja Divide, il percorso da Nord a Sud che passa nelle montagne, praticamente sempre sulla sterrato. Ascoltiamo con interesse il suo racconto, ripromettendoci di percorrere il suo itinerario nelle prossima vita, per ora i basta ed avanza quello che stiamo facendo.

La Casa del Ciclista di San Ignacio

Arriva anche una giovane coppia russa con la quale conversiamo a lungo facendo tardi per andare “in branda”. I due hanno una mentalità molto diversa da ciò che ci potremmo aspettare leggendo le notizie che i nostri giornali occidentali riportano.
Poco prima di addormentarmi, penso a quanto ci disse un ciclista della Florida: “Che tristezza non poter viaggiare liberamente solo a causa del proprio passaporto”. Questi due russi ne sono l’ennesima conferma.

E a volte ci sono delle belle discese

Oggi pedalando ho riascoltato Another Brick in the Wall, Part II” dei Pink Floyd. Molti riferimenti a ciò che sta succedendo intorno a noi.

6 marzo – Santa Rosalía
Deserto a parte pensavamo che tornati sul mare ci fosse un bel panorama, invece, fatta l’ultima curva prima di entrare in città, cominciamo con mezzo chilometro di discarica puzzolente, poi è la volta di una miniera con relative fabbriche dalle strutture arrugginite che ci accompagnano fino al centro. Facciamo una piccola spesa e poi trovato l’albergo ci piazziamo sul letto a cazzeggiare fino allora delle nanne.

La chiesa di Eiffel

Il nostro amico di ieri, proprietario della casa del ciclista e di mestiere pescatore, ci ha raccontato che i dazi USA sul Messico nel caso del pesce si sono riversati non sui grossisti, ma su coloro che passano la vita in mare per pochi spiccioli. Oggi gli dedico Il pescatore di Fabrizio de Andrè.

7 marzo – Mulegé
Prima di uscire dalla cittadina di Santa Rosalia, ci sono due tappe obbligatorie, una è una piccola chiesa progettata da Gustave Eiffel, carina, ma niente di particolare, la seconda una famosa Panadería.

Panadería El Boleo

La chiesetta è carina, ma niente di più direi che la classica architettura messicana sarebbe pi;u consona al paesaggio. La panadería ha degli ottimi dolci (che naturalmente saranno acquistati per la nostra pausa di metà mattina), ma il pane non ha nulla a che vedere con ciò che mangiavamo a casa(per chi non lo sapesse, noi ci approvvigioniamo nella migliore panetteria artigianale della Vielle Capitale 😇).

L’ultima discesa verso Mulegé

Oggi tappa corta, il solito su e giù qualche bello scorcio, un paio di salite e siamo a Mulegé. All’entrata del nostro albergo osserviamo una fantastica buganville porpora in piena fioritura. Sono le 14 e la giornata è finita.

Hotel Hacienda

E la musica del giorno è dedicata ad un gruppo della mia adolescenza, nonché al mio Alter Ego, Corazon espinado di Santana

8 marzo – Truck stop El Rosarito

Muri di Mulegé
Dove siamo?

Oggi il menù ciclistico prevede una pedalata 140 km per arrivare a Loreto e dormire in un letto oppure 70 km e fermarsi ad un truck stop lungo la strada. Ci sono inoltre 1.000 m di dislivello positivo che metteranno alla prova il nostro allenamento.

Camping al Restaurante Las Palmas, la nostra tendina è in fondo tra palme e cactus

Per chiudere la relazione tecnica della giornata, diciamo che tutto è filato liscio. Le gambe cominciano a girare e le chiappe ad indurirsi. A Pantanina-Manuela bisogna aggiungere il soprannome di Chili impossibile starle dietro in salita.

Verso Loreto

Storielle del giorno. Abitualmente, su Google Maps, noi diamo il nostro giudizio sui luoghi visitati, come ci piace leggere le opinioni di chi è passato prima anche noi facciamo il nostro dovere per la comunità dei viaggiatori dicendo se il posto è buono oppure da evitare. Ieri sera , per la prima volta dopo oltre 300 commenti, scrivo il mio prima di lasciare l’albergo. Questa mattina, la signora della reception mi dice che il proprietario dell’hotel la ha chiamata alle 5 per dire che un cliente si era lamentato della doccia senza soffione. Si è scusata dicendomi che sono i clienti che rubano e che, qualche giorno prima, qualcuno aveva rubato addirittura un porta rotoli della carta igienica. Sorrido dicendole che anche negli alberghi da centinaia di USD c’è chi ruba, non sono solo i messicani.
Verso la fine della nostra tappa siamo in sosta frutta, si avvicina un’auto chiedendoci se tutto va bene. Rispondiamo positivamente e la signora Lizette ci dice che anche loro sono ciclisti, abitano a Ensenada, e sono nel gruppo Warm Showers… Mi viene in mente che in novembre, cercando alloggio in quella città avevo scritto anche a loro. Il nostro mondo ciclistico è piccolo!

Cosa dire del panorama di oggi? Rispondo con una banalità: un’immagine vale mille parole, guardate le prossime foto. Abbiamo pedalato sul più bel tratto percorso sulla Baja fino ad oggi.


Questa mattina ho letto che il Pentagono USA ha eliminato dai siti Internet militari migliaia di fotografie con donne, afroamericani e, ciliegina sulla torta, anche la fotografia del bombardiere che sganciò la bomba su Hiroshima, perché il nome del bombardiere era Enola Gay (Per chi non lo sapesse la signora Enola era la mamma del pilota)! Bisogna oscurare ogni libertà raggiunta. Quindi la canzone del giorno è Enola Gay dei Orchestral Manoeuvres in the Dark. Viva Orwel, viva l’inquisizione, viva il ritorno al Medioevo.

9 marzo – Loreto
Il ristorante Las Palmas, dove abbiamo campeggiato ieri è stata un’ottima scelta. Situati in un’oasi nel nulla, abbiamo cenato con uova e wurstel, bevuto un caffè ed una birra, usufruito del loro Internet, il tutto per una cifra irrisoria.

Un bel posto, meglio di qualsiasi hotel. L’unico neo è che la famiglia accanto possiede un gallo che ha cominciato a cantare alle 5:30. Fu***.

Sulla strada niente di difficile, siamo a Loreto, sul mare, e domani giornata di riposo. Ancora 350 km e saremo a La Paz da dove si dovrà decidere cosa fare per le prossime 2-3 settimane prima di trasferirci in…

Per arrivare in Baya California Sur…

Da San Felipe continuiamo verso Sud e raggiungiamo Guerrero Negro dopo lunghe tappe di oltre 100 km.

Ci concediamo un giorno di pausa a San Felipe. Questa città turistica offre una breve passeggiata lungomare con negozietti di souvenirs e ristoranti con vista sul faro storico e lungo la baia una lunghissima striscia di sabbia dorata che attira gli amanti della vita da spiaggia.

L’immagine di copertina è dedicata a Bikerando, l’azienda italiana che produce il Biri, il nostro fantastico supporto da bici.
Ciclisti viaggiatori, fateci un pensierino!

26 febbraio – Puertecitos
Partiamo molto presto da San Felipe per “cuocerci al sole” un po’ meno che nei giorni scorsi. Appena fuori città, siamo abbordati da una coppia in bicicletta, Martha e Hector di Mexicali che ci danno informazioni dettagliate sul percorso fino a La Paz. Prendiamo nota e ricominciamo la nostra discesa a Sud.
Lungo la strada iniziano a spuntare enormi cactus, i Cardon o cactus elefante, eccoci all’inizio della Valle de Los Gigantes. A Delicia, un piccolo borgo di un centinaio di persone, ci beviamo una bibita chiacchiarando con la signora del mini market per capire come si vive in un posto così isolato: “….tutti pescatori, ma abbiamo anche la scuola…”. Traffico inesistente, solo qualche camion e alcuni camper con targhe straniere che principalmente vanno verso nord. Arriviamo a Puertecitos nel primo pomeriggio. Il villaggio è strano, un centinaio di costruzioni in tutto, incrociamo qualche gringo sulla porta della sua villetta,le altre case sono fatiscenti e niente più. La baia però è molto carina e noi dormiamo in mezzo al paesino in un campeggio sulla spiaggia , con tanto di tettoia privata, elettricità e ristorante. Ci dicono sicurissimo c’é un cancello con guardia all’inizio e alla fine del paese, chiuso alle 10 di sera, aperto alle 7 del mattino.
Musica del giorno: Pedalando in questo deserto, tra le decine di brani che ascolto passa “Where the streets have no name” degli U2. Grande gruppo, grande canzone.

In uscita da San Felipe

Manuela: Martha e Hector ci hanno dato indirizzi preziosi, devo cancellare dalla mia testa le parole che continuavano a ripetere “thought, very hard,very steep”, meglio concentrarsi sul panorama e sui maestosi cactus centenari che decorano il bordo strada e ti fanno sentire piccolo piccolo.

La costa del Mar de Cortez

27 febbraio – Rancho Grande (Isla Luis Gonzaga)
E siamo ai 1.000km fatti!
La bellezza del cicloturismo nel deserto: quando parti alle 7 del mattino fa freddo (oggi attorno ai 10℃), dalle 10 di mattina al tramonto si crepa di caldo.

In uscita da Puertecitos

Lungo la MEX 5, a distanze di chilometri una dall’altra, stradine sterrate, spesso chiuse da cancelli, conducono al mare, e in lontananza, vicino alla spiaggia, si intravede una fila di case. Sono terreni acquistati principalmente da americani che vi costruiscono seconde case in mezzo al nulla. La strada di oggi è abbastanza pianeggiante, probabilmente la meno impegnativa da quando siamo ripartiti da Tijuana.

Verso Rancho Grande

Arriviamo a Rancho Grande, una stazione di servizio con 3-4 costruzioni e un minimarket che funge da reception per il campeggio. Dopo circa un chilometro e mezzo lungo una pista per aerei in terra battuta, raggiungiamo il posto che ci è stato assegnato, situato in riva al mare. Occuperemo una palapas, perfetta per ripararci dal forte vento. Sul retro un bidone con dell’acqua per lavarci ed in lontananza un bagno chimico. I nostri vicini sono canadesi e viaggiano su un bel truck-camper. Il loro spirito compassionevole li spinge ad offrirci una bottiglietta di acqua fresca alla mia astemia consorte ed una fantastica birra gelata al sottoscritto.

Il nostro posto tenda sul mare, in una palapas.


A nanna alle 19:30. Si, avete letto bene, vogliamo svegliarci alle 5 ed essere in strada per le 6:30 per pedalare qualche ora al fresco.
Musica del giorno: Dedicata ai giramondo, Vagabon di Misterwives.

Manuela: Il contrasto dei colori di questa regione mi affascina: terra rosso mattone, sabbia dorata, qualche arbusto beige, rocce nere, mare e cielo azzurro intenso. Ancora tanti sali e scendi, ma oggi Eolo è gentile con noi e ci toglie qualche chilo dalla bici

28 febbraio – Punta Prieta
Il profilo altimetrico della giornata odierna sembra semplice: sali per quaranta chilometri, segui il falsopiano per una ventina, scendi per altri sessanta in leggera pendenza. Le salite saranno reali, le discese un po’ meno. Il tutto è condito con una temperatura di 32 ℃ ed un vento perennemente contrario che secca la gola.

Alba a Rancho Grande


Il panorama di oggi è per me piuttosto monotono, l’unica nota degna di nota è una scenetta al ristorante sull’incrocio tra MEX 1 e MEX 5. Arriva un enorme camper overlander, sulle fiancate i nomi di alcuni sponsor ed il faccione di un uomo barbuto. Scende un over 50 brizzolato e… barbuto, entra e chiede il menu al banco. Lo segue una giovanissima donna, si scambiano due parole, entrambi usufruiscono del bagno, leggono e rileggono il menu per una decina di minuti e se ne vanno senza ordinare nulla. Prima di partire abbandonano due grossi sacchi di immondizia. Il nostro commento, espresso con il gergo appreso dalla mia Princess: “Il pète plus haut que son cul!” (espressione francese popolare per descrivere una persona dall’ego smisurato e spesso arrogante).
Arrancando controvento raggiungiamo l’Hotel y Restaurante Melany, un truck stop aperto 24 ore. Prendiamo una delle quattro stanze, cena al ristorante e nanne subito dopo in previsione dei tanti chilometri di domani.
Musica del giorno: Oggi ho ascoltato un album di Cœur de pirate e Undone mi ha ricordato il viaggio familiare in Alaska di 10 anni fa: 16.000 km che non dimenticheremo mai.

Manuela: Eolo oggi ha ripreso ciò che ci ha regalato ieri, vento contro tutto il giorno, come trasformare una tappa con leggere discese in una salita continua di 120km! Sguardo fisso sul grafico delle pendenze sognando la fine, mentre Francesco si lamenta più delle sue piaghe sul fondo schiena che della fatica. Attraversiamo la Valle dei Cirios, mi consolo osservando questi strani alberi altissimi simili a una candela, con un tronco coperto da rami spinosi.

Ciclista nel deserto

1 marzo – Guerrero Negro
Hector ci disse: “Vedrete, sarà una tappa facile”. In effetti lo sarebbe, ma ci sono i 120 km di ieri nelle gambe, soprattutto nelle chiappe, ed un bel pezzo di strada “grattata” in previsione delle futura asfaltatura. Arriviamo a Jesus Maria per uno spuntino e pedaliamo gli ultimi 40 km con un vento quasi perfetto che ci fa andare ad una buona andatura.
Nella seconda parte della giornata eravamo persi nel nulla; la striscia di asfalto ed intorno a noi solo deserto, piatto, arido, desolato, inabitato, non si vedevano nemmeno le montagne in lontananza. La desolazione assoluta.

Parallelo 28 e lo scheletro di una balena

Musica del giorno: Mentre pedalavamo da una delle mie playlist ho ascoltato Wheels on dust di Charlie Jefferson, un titolo che si addice perfettamente all’ambiente.

Manuela: come vincere la noia di giornate come questa? spegnere il cervello, inserire il pilota automatico, chiedersi perchè si ha scelto questo sport e rimandare a domani la risposta dopo una bella doccia e un’ abbondante mangiata.

2-3 marzo – Guerrero Negro
Ma chi ha detto che le giornate di riposo devono essere limitate a 24 ore? Arrivando in paese decidiamo che un giorno sarà dedicato all’osservazione delle balene ed un altro al dolce fare niente.

Facendo la spesa in un minimarket, la cassiera chiede ad alta voce se c’è qualcuno che parla inglese, vediamo un ragazzo asiatico che, con il cellulare mostra un’immagine, sta cercando del gas per il fornelletto.
Ho un flash!
Tre settimane fa il nostro amico Edward di Ensenada, mi scrive chiedendo se può regalare ad un ciclista coreano una delle due cartucce di gas che avevo lasciato a casa sua. Oggi, più di venti giorni dopo, lo abbiamo incontrato per caso! Questa è una delle cose che ci fa amare il nostro modo di viaggiare: gli incontri con le persone. La cosa più bella, come dicono molti, è il viaggio, non la meta.

Lee Haedong in viaggio dall’Alaska alla Tierra del Fuego

Il giorno dell’uscita nella laguna per osservare le balene grigie, il vento forte ci rovina in parte la giornata, lo spettacolo però è indimenticabile.
Si parte dalla cittadina e si attraversano delle immense saline fino ad un microscopico pontile dal quale ci si imbarca. La nostra guida ci spiega che la salina è nata negli anni ’50, occupa 1.500 persone ed è considerata la più grande salina del mondo estendendosi su 33.000 Ha e producendo circa 7 milioni di tonnellate di sale all’anno.
Dopo una breve navigazione si cominciano a cercare gli sbuffi delle balene ed in effetti sono molte, mai vista una simile densità di questi cetacei come in questo posto. Una delle balene passa addirittura sotto la nostra barca. Peccato che il vento le innervosisca, perché spesso la loro curiosità le fa uscire dall’acqua per farsi accarezzare.


La nostra giornata “acquatica” si conclude con un passaggio in una delle tante taquerie che si trovano sulla strada per assaggiare un taco al pastor (carne di maiale cotta come il kebab libanese).

Manuela: la laguna Ojo de Liebre è un posto magico dove le balene grigie vengono ad accoppiarsi e a partorire per 3 mesi all’anno prima di ritornare nelle acque fredde dell’Artico. Su una piccola barca 8 persone sono state sballottate sulle onde in mezzo a decine di questi enormi mammiferi; per fortuna non abbiamo fatto la fine di Pinocchio, è stata un’emozione unica.

Dove eravamo rimasti?

Ricominciamo a pedalare. Abbandonati i -30 C di Québec, arriviamo ai +30 della Baja California.

Rientrati a casa in Québec a metà dicembre, abbiamo iniziato subito il nostro programma di ristrutturazione fisica: un’ ora di spinning a buon ritmo seguita da una seduta con pesi per cinque giorni alla settimana, senza contare il tempo speso a spalare la neve, scesa in abbondanza. E per il benessere mentale, ci siamo goduti la compagnia della famiglia e di cari amici. Dopo 46 giorni di allenamento, più di 200 km di camminate in città (la figlia si è tenuta la nostra auto), spesso con temperature inferiori ai -30° C, ci sentiamo finalmente pronti a riprendere la strada. Non siamo ancora al top della forma, ma più preparati rispetto alla precedente partenza. La lezione da trarre: l’entusiasmo non sempre può compensare la mancanza di preparazione. Il commento di Manuela: “Forse a 20 anni, ma a più di 60 non c’ è storia!”

In queste lunghe giornate invernali, ho anche trascorso molto tempo a leggere e in un’intervista ad un alpinista famoso, mi sono trovato in sintonia con un passaggio interessante : “Il concetto della rinuncia non va abbinato al concetto di fallimento – spiega Simone Moro – perché per un alpinista il fallimento può toglierti la vita: ecco allora come ho capito che devi saperti fermare al momento giusto, perché in realtà la rinuncia è solo la posticipazione del successo. Dobbiamo imparare a concederci dei tentativi per i nostri obiettivi, riuscendo ad accettare questi fallimenti come un passaggio necessario nel riuscire ad alzare sempre più l’asticella.” (Fonte: Incontri di pensiero 2016, Brescia, Italia).

Detto questo, più motivati che mai, il 19 febbraio arriviamo a San Diego, il pomeriggio stesso recuperiamo le nostre amate biciclette ed il 20 mattina siamo nuovamente alla frontiera USA-Messico per ritornare sulla BAJA CALIFORNIA.
Il nostro motto, d’ora in poi dovrà essere una citazione attribuita al Mahatma Gandhi: “La forza non deriva dalla capacità fisica. Deriva da una volontà indomabile.“.

Canzone del giorno: Leaving on a Jet Plane di John Denver. Lui lascia la sua bella, io ho lasciato la mia Princess.
Per questo viaggio ho deciso di creare un lista di brani ispirati dai fatti della giornata che aggiornerò man mano. Chi volesse ascoltarla, si trova su Spotify a questo indirizzo: Spotify – Pedaleando América Latina

Per chi non dovesse credere che in Canada c’è tanta neve

20 febbraio – Prima tappa: Rosarito
Pensavamo che passando da Tijuana, il ritorno a Ensenada fosse più facile, ma forse sarebbe stato meglio rifare la strada dalla città di Tecate. Avendo già il visto, l’attraversamento della frontiera è stato rapido, trovare la giusta via nel caos di questa città frontaliera, un po’ meno.

La frontiera tra Chula Vista e Tijuana

Finalmente sulla MEX 1, purtroppo molto trafficata e con pendenze “importanti” arriviamo velocemente a Rosarito da Ix Chel che ci offre il suo giardino per montare la tenda nonostante la sua assenza.
Si ritorna sulla strada, la canzone del giorno non può essere che Roadhouse Blues di The Doors.

Manuela: Il caos di Tijuana mi preoccupava un po’, ma la mattina presto le strade erano semideserte, i festaioli erano ancora a dormire. L’ansia è stata affrontare certe salite a picco per uscire dalla città, che fatica!

Non pensavamo di dover filtrare l’acqua anche in città, grazie a Cnoc Outdoor per averci regalato le sacche.

21 febbraio – Ensenada
Un po’ di salite, ma anche la seconda giornata è finita. Duro ricominciare con questi carichi, ma come dice il proverbio: Hai voluto la bicicletta? Pedala. In ogni caso il panorama sul Pacifico tra La Mision e El Sauzal era veramente da cartolina.


Arrivati dal nostro amico Edward, l’accoglienza è stata come sempre eccellente. Non dormiremo da lui, ma in un’altra sua casa che è in attesa di ristrutturazione. Prima di uscire tutti e tre al ristorante, visitiamo il cantiere della clinica che sta costruendo per le tre figlie: una dietologa, una parodontista e una cuoca-amministratrice. Poi a nanna con le galline…nel senso letterale della parola (vedi immagine seguente).
La musica del giorno l’ho aggiunta solo perchè mi piaceva: First Aid Kit – When I grow up

Che si capiscano?

22 febbraio – Ojos Negros
L’obiettivo dei prossimi giorni è quello di attraversare le montagne per andare dal Pacifico al Golfo di California. Uscire da Ensenada con il traffico mattutino non è piacevole, in più oggi prevediamo una tappa di soli 40 km, ma con oltre 1.000 metri di dislivello e, tanto per essere monotoni, anche le bici pesano più di 40 kg…
Tre lunghe salite e finalmente qualche chilometro in discesa alla fine della giornata. Poco primo del bivio per il paese, dobbiamo superare un posto di blocco dell’esercito che ferma ogni auto. Sulla strada avremo incrociato una cinquantina di veicoli militari con soldati seduti nel cassone o in piedi impugnando un mitragliatore. La loro presenza deve inquietare o rassicurare? Parlando con molti messicani sembra che oramai l’esercito faccia parte del panorama, prendiamola anche noi filosoficamente.
Musica del giorno? Troppo impegnato a spingere sui pedali, niente musica oggi.

Manuela: lungo la strada a decorare questo paesaggio arido e brullo, una serie di santelle, poi varie croci di chi non ha avuto fortuna passando da qui. In cima ad una estenuante salita, una Madonna su un enorme roccia, sarà una visione dovuta alla fatica o solo un disegno?

Le montagne desertiche dietro Ensenada

23 febbraio – Lazaro Cardénas
Per evitare un po’ di caldo, ci si sveglia molto presto. Si passa dai 5 gradi alle 7 di mattina ai 30 di mezzogiorno e la notte in camera dormiamo ben coperti.


A metà della tappa di oggi, vorremmo fermarci per una pausa di ristoro nel paesino di Heroes de la Independencia. Siamo fermi in una piazzola con il cellulare in mano ed un pickup si ferma accanto a noi: “Tutto bene?” Alla guida un giovane di una trentina d’anni, gli rispondiamo affermativamente e gli diciamo che stavamo cercando dove andare a prendere una bibita fresca e lui ci regala una bottiglia di Gatorade augurandoci Suerte! E riparte.
Ricordo che Suzie (ciao Suzie spero che tu ci legga) un’inglese incrociata più di tre anni fa sulla Pacific Coast disse non si sarebbe mai immaginata la gentilezza dei messicani, oggi ne abbiamo avuto l’ennesima conferma.
Per la musica del giorno direi che si addice egregiamente il Main Title Theme del film Pat Garret and Billy the Kid di Bob Dylan.

24 febbraio – San Felipe
Nonostante oggi ci siano circa 120 km, la tappa non sarà delle più faticose. Si parte con una decina di chilometri in salita, poi venti in discesa, un’altra decina in leggera salita e trenta altri in discesa. Una pacchia? Ogni tanto ci vuole.

Sosta lungo la strada per passare ad una tenuta più leggera per la temperatura.

Quando arriviamo all’incrocio con la strada costiera lungo il Golfo di California, nuovo posto di blocco militare, si gira verso sud per altri 30 km, siamo sul mare, domani giornata di riposo.


Tra i pezzi che ho ascoltato in questi 120 km di deserto mi è piaciuto Oats in the Water di Ben Howard.
Questi primi 400 km sono stati un po’ faticosi, ma la forma sta ricominciando a tornare. Vorrei ringraziare Suzie e Edwin di Londra che ci hanno fornito le tracce GPS del loro viaggio dall’Artico all’Antartico, che ci hanno risparmiato molto tempo in pianificazione. Grazie S&E.
Manuela: Che caldo soffocante! Discesa, evviva la discesa, anche se si deve ancora pedalare a causa del forte vento contrario. Come divorare a cena un intero pollo arrosto senza nessuna fatica!

AURORA – Il piacere di scrivere a mano

Il prossimo libro sull’America Latina sarà scritto con una penna made in Italy di marca AURORA

Per parlare della passione per la scrittura che mi accompagna da anni, vorrei iniziare sottolineando che, nonostante abbia trascorso gran parte della mia vita lavorativa davanti allo schermo di un computer, conservo ancora l’abitudine di annotare il mio diario di viaggio con carta e penna, all’antica.

Patagonia argentina, Laguna del Desierto – Il momento “Caro diario”

Iniziamo, dunque, parlando del mio cheapeskine, la carta su cui scrivo.

Alcuni di voi ricorderanno come il taccuino Moleskine sia diventato famoso grazie a scrittori del calibro di Bruce Chatwin e Luis Sepúlveda, che lo utilizzavano per raccogliere i loro appunti. Poco prima della partenza per un viaggio, mi recai in un negozio per acquistarne uno, ma sulla mensola, accanto al celebre quaderno, ne vidi un altro. Era lì, solitario sullo scaffale, vicino al suo più famoso “parente”. Aveva ottima carta, ma un’orribile copertina rosa porcellino con fiori dorati e un prezzo ridicolmente basso. Mia figlia Lucrezia, che mi accompagnava, non appena lo vide, scoppiò a ridere e disse: “Dovresti assolutamente comprarlo, è così kitsch, la mamma ti sgriderà!”.
Non ci pensai due volte e lo acquistai immediatamente, sapendo che avrei fatto ridere mia moglie. Così nacque il mio cheapeskine. In fondo, è meglio un buon contenuto o un bel contenitore?

Dalla superficie della carta al segno lasciato dall’inchiostro.

La mia prima vera penna fu una stilografica Aurora, ricevuta in regalo nel 1968 in occasione della mia prima comunione. Qualche anno dopo, nel cassetto della mia scrivania, si aggiunse una roller verde, sempre della stessa marca, che nel mondo della scrittura è sinonimo di qualità artigianale e design italiano. Infine, una penna a sfera color argento, elegante, dono di un amico come augurio per il mio trasferimento in Canada.

Considerando che il nostro viaggio in America Latina sarà molto lungo e rappresenterà l’occasione per raccogliere molti pensieri di viaggio, tempo fa decisi di contattare l’azienda italiana per chiedere se fossero interessati a inserire, tra i loro “Autografi famosi”, anche quello di uno scrittore meno “famoso”, ma affezionato cliente da oltre 50 anni.

Dal 2025, anno nuovo, Aurora nuova

Arriviamo al presente, mentre mi trovo in aeroporto a Toronto in attesa della coincidenza per la California, scopro un messaggio in segreteria: una voce italiana mi comunica che l’azienda Aurora ha apprezzato la mia richiesta e desidera regalarmi una delle loro penne, che potrà accompagnarmi nel mio nuovo periplo in bicicletta. Dopo circa 500 km di pedalata, un intoppo mi ha costretto a tornare a casa per un breve periodo e questo rientro inaspettato è diventato l’occasione perfetta per ripartire con la nuova penna appena arrivata dall’Italia.

La mia nuova Aurora sarà accuratamente sistemata nella borsa della mia bicicletta, diretta in Baja California verso la fine di febbraio. Non avrà una vita facile, ma spero che possa essere protagonista di avventure memorabili. So che potrei perderla o rovinarla; se dovesse succedere, avrà una fine degna: in viaggio, anziché ad impolverarsi in un cassetto a casa.

Sono molto orgoglioso di aver ricevuto questo regalo e spero di essere un buon esempio per gli amanti della scrittura su carta. Allo stesso tempo, desidero dimostrare che tradizione e modernità possono convivere, dato che i miei taccuini non sono solo strumenti di scrittura, ma anche la base per il nostro blog e altri contenuti digitali.

Da oltre 100 anni…

Un ultimo consiglio per chi leggerà questo articolo: siamo sotto Natale, e spesso ci si affanna a cercare regali che finiscono per essere inutili. Perché non considerare, invece, una bella penna made in Italy? Sul loro sito ne troverete per ogni budget e, chissà, potreste persino ispirare qualcuno a riscoprire il piacere della scrittura a mano, lontano dalla tastiera.

Houston we have had a problem

Dopo un bell’inizio messicano lungo la “Ruta del vino”, la giornata di riposo a Ensenada, mi fa riflettere sulle mie condizioni fisiche. Mettiamo le bici in un deposito e rientriamo temporaneamente a casa per sistemare la carrozzeria, non quella della bici, ma la mia.

3 dicembre – Guadalupe
Dopo una notte, letteralmente accampati in casa della nostra ospite, inizia la nostra prima giornata messicana. Oggi sono previste un paio di salite, ma niente di faticoso come ieri, e per finire una lunga discesa verso Guadalupe. Poco prima della cittadina passiamo sotto un grande cartello che annuncia l’ingresso alla “Ruta del vino”, sulle colline vasti vigneti e alcune cantine con nomi italianeggianti: “Cetto”, “Trentino”, ecc.
Arriviamo in un campeggio, bagni puliti e doccia calda. Questa sera il nostro vicino è un ciclista tedesco , arrivato da Tijuana e diretto a Città del Messico, poche parole è un tipo solitario.
Canzone del giorno: Olalla di Blanco White, ascoltandola durante la discesa verso il campeggio ho pensato che si adattasse molto bene all’ambiente circostante.

Manuela: Partiamo da Tecate e la prima missione del giorno è quella di cercare una carta telefonica, dopo 2 tentativi è cosa fatta. Ormai l’uso del cellulare è indispensabile:  sicurezza, contatti con altri ciclisti-viaggiatori, cercare dove dormire, etc. Pedaliamo tra colline coltivate a vigneti e oliveti, cantine modernissime in un paesaggio inaspettato. Che freddo appena cala il sole! Inaspettato anche questo.

Camping Rancho Sordo Muto

4 dicembre – Ensenada
Notte freschina. Appena arriva il sole la temperatura si alza velocemente, anche se l’essere in maniche corte non è sempre piacevolissimo.

Uscendo dalla Ruta del vino

Ancora vigneti quasi fino all’oceano, poi un immenso deposito di container di cui una buona parte portano la scritta MSC, l’aziendina di trasporti marittimi dell’italiano Aponte.
Si segue la costa e si comincia a pedalare in direzione di Ensenada. In periferia della città troviamo la classica scritta multicolore che abbiamo già visto nelle fotografie di altri cicloviaggiatori.

Ensenada

Decidiamo di fermarci qui a pranzare, seduti su una panchina. Di fronte a noi l’Oceano Pacifico, le cui onde si “frangono” sulla costa… sarebbe tutto molto poetico, se non fosse che dietro di noi c’è una lunghissima fila di camion diretti alle gru del porto per ripartire con i loro container di merce appena sbarcata. Non si può avere tutto dalla vita.

Ci dirigiamo verso l’indirizzo dell’officina di Edward il nostro ospite trovato grazie alla rete WhatsApp di cicloviaggiatori messicani. Un gruppo fantastico di persone che condividono la nostra passione e aiutano chi sta pedalando nel paese. Appena chiesto se qualcuno fosse disponibile ad ospitarci nella città, abbiamo ricevuto la risposta del nostro anfitrione. Ciclista, mio coetaneo, Edward è un laureato in biologia, ma ha scelto di fare il gommista per riuscire a pagare l’università alle tre figlie. Vive dietro la sua officina ed è una delle persone più generose che abbiamo mai incontrato nei nostri viaggi.
Ci lascia a disposizione la sua casa, mentre lui continua con il lavoro, la sera noi saremo di servizio in cucina per fargli gustare qualcosa di italiano. Durante la cena ci scambieremo opinioni sui suoi vicini del Nord (parte della sua famiglia vive negli USA), sul modo di concepire i valori familiari e su tante altre banalità della vita di tutti i giorni. Grazie Edward per l’ospitalità, e grazie a tutti i messicani della “RACmx GENERAL”, appena fatta la mia richiesta per Ensenada, ho già ricevuto anche un invito da un altro ciclista di una città più a Sud, vitto e alloggio garantiti.

Canzone del giorno: Immigrant Song dei Led Zeppelin è la canzone che uso come suoneria abbinata al contatto telefonico della mia Princess. Sono solo un decina di giorni che siamo partiti, ma mi manca già tanto. Non sarà facile potersi incontrare, lei ha i suoi impegni di studio e lavoro e non sa quando potrà raggiungerci.

Manuela: La generosità e l’accoglienza di certe persone mi stupisce in ogni viaggio. Grazie Edward per averci aperto le porte della tua casa, per aver arricchito la nostra cultura parlandoci del tuo paese. Ti auguriamo lunghe pedalate e di poter trascorrere tanto tempo in compagnia della tua bellissima famiglia.

6 dicembre – Houston we have had a problem
Non so se tutti quelli che ci leggono conoscono la vicenda di Gianmarco Tamberi, altista medaglia d’oro uscente e grande favorito alle olimpiadi di Parigi. L’atleta italiano, preparatosi a lungo per quella competizione, arrivò nella capitale francese e si ammalò buttando via anni di allenamento. Non mi voglio paragonare ad un campione del mondo, forse voglio solo darmi una scusa, ma oggi saremmo dovuti ripartire e non è andata così. Dovevamo iniziare ad affrontare un lungo tratto difficile nel deserto, dove il corpo e la testa devono funzionare perfettamente. Dopo alcune notti insonni, fisicamente doloranti e pensierose, non me la sono sentita.

Questa rinuncia non la ritengo una sconfitta (Simone Moro).

La decisione è stata dura, erano mesi che ci preparavamo, ma oggi ho detto al nostro amico Edward che saremmo rientrati. Senza pensarci due volte, lui ha chiuso l’officina e si è offerto di portarci in auto al confine di Tijuana da cui siamo rientrati in USA. Grazie  ancora Edward per l’ospitalità e per il servizio taxi.
Che coloro che parlano male dei messicani dicendo che sfruttano la benevolenza dei loro vicini a Nord, riflettano ed imparino il significato di altruismo.

Edward, il nostro amico messicano

Dopo un’ora di autostrada siamo al confine e salutiamo Edward. Ci mettiamo in coda dietro la lunga fila di chi attraversa a piedi. Ci vorranno due ore, gente che si saluta, venditori ambulanti, mendicanti e, sicuramente, affaristi senza scrupoli; riflettendo alla situazione, mi sembra di fare parte dei servi della gleba che andavano al castello del feudatario per servirlo (e lo dico con un gran rispetto dei messicani con cui ho passato bellissime giornate).

Oggi la canzone del giorno è una scelta facile: Welcome to Tijuana di Manu Chao.

Lo storage in cui abbiamo parcheggiato le nostre bici. See you soon

Manuela: Un lungo viaggio in bici è un’avventura che ti fa scoprire i tuoi limiti. Non siamo persone che amano prendere rischi inutili, quindi anche se questo era un progetto che organizzavamo da tanto, non tutti gli astri erano allineati.
Da ex-alpinista, preferisco dire che non sempre quando si parte per un 8.000 si arriva in vetta. A volte al campo base, il destino ci manda un segnale che fa capire che è meglio ritornare a casa e riprovarci. A casa faremo una revisione completa della “carrozzeria” e non mi riferisco a quella della bici, ma a quella fisica di Francesco ultimamente trascurata per motivi vari. Per motivi famigliari, negli ultimi mesi non ci eravamo allenati come avremmo dovuto. L’abbiamo pagata… ci è mancato fiato, testa e grinta. Quindi, amici, ricordate: tra un impegno e l’altro, trovate sempre il tempo per pedalare !

Comunque, la storia non finisce qui. Un paio di mesi a casa per rimettersi in forma e si riparte, le nostre bici ci aspettano in California.